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Aliene Umanità/intro


Introduzione
di Ade Capone



Questo è il primo, vero libro di narrativa pubblicato da Liberty. Ed è anche il primo libro pubblicato da Andrea Iovinelli. Non so se questa coincidenza significhi qualcosa, ma mi piace pensare di sì. Perché, lo sapete, ho sempre amato lanciare nuovi autori, quando penso che meritino di essere fatti conoscere al pubblico. E Andrea se lo merita. Questo ragazzo romano ha trovato, nella scrittura, la forza per reagire a una vita che per lui non è stata certo facile. Ma non mi soffermerò su questo, perché penso che Iovinelli vada giudicato non per le difficoltà che ha dovuto affrontare, ma solo per ciò che ha saputo creare, attingendo dai suoi sogni, dalle sue fantasie, dalla sua voglia di scrivere. Mi capita spesso di citare una frase di Stephen King: "scrive non chi sa scrivere, ma ha voglia di scrivere". Sacrosanto. E' questo che rende tale un narratore, il resto conta relativamente. Voler scrivere significa attingere dal proprio mondo interiore, passando ore e ore in solitudine a dipingere con le parole mondi lontani, si tratti dei vicoli di New York o di pianeti nello spazio profondo. Volendo scrivere si impara a scrivere. E imparando a scrivere si inizia a descrivere quei mondi, a renderli reali pur nel loro rimanere comunque un'astrazione, a dare emozioni attraverso di essi a gente che nemmeno ti conosce e che potrebbe vivere benissimo anche senza le tue pagine, i tuoi racconti. Ma resta l'illusione che quelle pagine creino un contatto, una comunicazione, un bisogno di ritrovarsi, prima o poi, grazie a un altro libro o a un breve racconto messo online su un sito Internet.

La fantascienza è un genere molto particolare. Ogni tipo di narrativa è metafora, ma nella fantascienza la metafora si fa assoluta, trasfigura ogni elemento del racconto, lo trasporta lontano nel tempo e nello spazio, gioca a nasconderne il legame con la nostra realtà quotidiana e nel contempo lo rende evidente. Iovinelli E' un autore di fantascienza perché è capace di fare questo, e di farlo mentre racconta storie che ti prendono per mano e dall'incipit ti portano fino all'ultima riga. Questa è la cosa fondamentale, per un narratore, che le sue storie incontrino o meno il gusto personale del lettore. Viene istintivo pensare che chi scrive di fantascienza abbia molta più libertà rispetto a chi parla di cose più vicine a noi, ma così non è. Perché anche i mondi più immaginari devono avere una loro credibilità, anche le razze più aliene devono mantenere una loro umanità di fondo. Sono proprio queste, le parole chiave: aliene e umanità. E non a caso, vanno a comporre il titolo di questo libro, a riassumerne il contenuto e lo spirito, ciò che ha dato ad Andrea la voglia di scrivere.

Personalmente, spero che questa non gli venga mai meno, perché tutti noi abbiamo bisogno di chi sa affascinarci con le proprie fantasie, aliene e umane al tempo stesso.

Buona lettura e buona fascinazione, dunque.

   

 









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