PAOLO ARESI, IL GIORNO DELLA SFIDA
recensione di Silvio Sosio
Il giorno della sfida- 246 pagg. - Editrice Nord, Cosmo Argento - L. 20000
Davvero un grande libro, questo Giorno della sfida di Paolo Aresi. Un autore che abbiamo imparato ad apprezzare sia per il suo precedente romanzo uscito sempre nella Cosmo Argento, sia per i racconti che lo hanno portato anche a vincere un'edizione del Premio Courmayeur. Il libro ricorda molto, soprattutto nello spirito, uno dei migliori libri di Robert Heinlein, L'uomo che vendette la luna. L'ambientazione è in un futuro prossimo, fra una decina d'anni. Inquinamento, crisi economica, disoccupazione rendono il mondo invivibile, ma c'è di peggio: sembra essere del tutto morta la speranza, la voglia di cambiare. Un uomo, a capo di un grande impero economico, decide di giocarsi tutto rispolverando un vecchio sogno dimenticato da decenni: la conquista dello spazio. E lancia un progetto per inviare una spedizione su Marte. Aresi comincia affascinando il lettore con una piccola storia dell'astronautica, raccontata attraverso i protagonisti. Poche pagine, che già sanno trasmettere al lettore quell'entusiasmo che tutto il libro riesce a profondere a piene mani, contrastandolo con la disperazione di un mondo esterno che purtroppo appare una evoluzione molto probabile dell'attuale. La storia viene poi seguita attraverso alcuni personaggi situati a vari livelli, dal capo del progetto O'Neill all'ultimo operaio ex barbone. E non manca un mistero finale che lascia il lettore non semplicemente con la voglia di un seguito, quanto piuttosto con la voglia che i fatti narrati si realizzassero davvero, e la speranza di vedere, entro la propria vita, un'astronave con uomini a bordo scendere sul pianeta rosso. (dalla recensione di Silvio Sosio)

Oberon, l'avamposto fra i ghiacci
Una bella illustrazione di Michael Wheelan per la copertina di questo primo
romanzo di Paolo Aresi. La vicenda. Un uomo solo governa la stazione spaziale su
Titano, satellite di Saturno. Un uomo che avverte il peso della solitudine,
dell'essere "più isolato di Robinson Crusoe", nella morsa del gelo e del buio
della periferia del Sistema Solare. Ad aggravare la
situazione avviene un fatto incredibile: la Terra scompare dal cielo di Titano,
tutti i contatti si interrompono. E, intanto, su Oberon, satellite di Urano, si
trova in segreto una base russa, guidata dal robot Tovarisc, che disobbedisce
alle ferree programmazioni e crea un suo piccolo simile. Perché? Che cosa sta
accadendo alla periferia del Sistema Solare?

PIANETA ITALIA
Antologia degli scrittori italiani di fantascienza,
contiene un racconto di Paolo Aresi, "Il dio di sabbia".
PAOLO ARESI, TOSHI SI SVEGLIA NEL CUORE DELLA NOTTE

Toshi si sveglia nel cuore della notte
Edito da Granata Press di Bologna e oggi introvabile il romanzo aveva riscosso
un lusinghiero successo di critica al suo apparire, nel 1995. Laura Grimaldi,
nota scrittrice, per tanti anni responsabile de Il Giallo Mondadori e di Urania,
lo ha definito: "Un'opera che appassiona e fa pensare". La struttura del romanzo
è originale. Una storia principale, la vita, le crisi, i rovelli del
protagonista, nella quale si innestano dei racconti che il protagonista trova
scritti nel suo computer. Ma egli non ne è l'autore. Chi scrive questi racconti?
Perché? In che modo? Che legame hanno, in realtà, con la vita del protagonista?
Sono messaggi provenienti da un altro mondo?
PAOLO ARESI, CRONACHE DAL FUTURO

Cronache dal futuro
Un'antologia di autori italiani di fs creata a uso scolastico. I curatori hanno
ritenuto di ospitare anche il racconto di Aresi "Il dio di sabbia" già contenuto
in Pianeta Italia.
FANTASTYKA
Collana di fantascienza edita in Polonia, ha pubblicato nel 1989 il romanzo "Oberon
l'avamposto tra i ghiacci". E' l'unico romanzo di Aresi tradotto all'estero. La
copertina è di Michelangelo Miani noto illustratore che si occupò di
fantascienza soprattutto negli Anni Ottanta. Un racconto è stato poi pubblicato
dalla rivista Portti Science Fiction in Finlandia, il racconto era Dall'Armadio
(Kaapista in finlandese) inedito in Italia.
paolo aresi OLTRE IL PIANETA DEL VENTO

Tenerezza e follia: è il mistero del cosmo
Esce in questi giorni «Oltre il pianeta del vento» di Paolo Aresi vincitore del premio Urania Un romanzo di fantascienza, ricco di azione e suspense, ma anche di intensa poesia
«Oltre il pianeta del
vento» è il titolo del romanzo di Paolo Aresi – inviato de «L'Eco di Bergano» –
che appare domani nelle edicole e nelle librerie. «Oltre il pianeta del vento»
ha vinto nel giugno scorso il premio Urania. Il romanzo appare nella omonima
prestigiosa collana di Mondadori che da cinquantadue anni pubblica questo tipo
di narrativa. Al Caffè Letterario è in programma la presentazione per sabato 13
novembre alle 17.15 a cura di Giuseppe Lippi, responsabile di Urania, e sarà
spunto per un dibattito sul tema della percezione del futuro con Alberto
Castoldi, rettore dell'Università di Bergamo, Ettore Ongis, direttore del nostro
giornale, Gianvito Martino, ricercatore al San Raffaele di Milano, Fabio Cleto,
docente di letteratura anglosassone, Vittorio Curtoni, scrittore.
U n'astronave esplora l'universo, attraversando le dimensioni dello spazio e del
tempo. Si chiama «Leonardo» e si muove grazie alla reazione fra materia e
antimateria, separate da formidabili campi magnetici. «Ma non del tutto. Esiste
un punto di contatto. Lì protoni e antiprotoni si incontrano, si annullano. La
materia che si unisce all'antimateria si annichilisce. Produce un'immane
energia». È questa energia che permette all'astronave e al suo equipaggio
ibernato di viaggiare, senza toccare né lo spazio né il tempo; escono e
rientrano, facendo «perdere coerenza alle particelle, alle funzioni d'onda di
questo spazio, al suo campo di Higgs». Su questa stessa astronave il comandante
Mishimoto ha voluto a tutti i costi un biliardo vero: «Pensava che di finzioni,
interazioni neuroniche, cervelli quantici e virtualità ce ne fossero più che
abbastanza. Così, per il viaggio interstellare, aveva preteso un vero,
ingombrante, pesante biliardo con tanto di stecche».
Non c'è dubbio che il primo, determinante ingrediente, di «Oltre il pianeta del
vento» (collana Urania, Mondadori editore), l'ultimo romanzo di Paolo Aresi
disponibile in questi giorni in edicola e in libreria, sia la «fantascienza»,
nel senso più classico, che comunica sin dall'inizio l'immagine di un'astronave
in partenza da Marte alla ricerca di nuovi mondi possibili per l'umanità. Ma il
secondo, e non meno importante ingrediente del libro, che gli conferisce anzi un
retrogusto caratteristico, è proprio «l'umanità». Sono sempre i sentimenti, gli
affetti, le percezioni interiori a turbare il cuore di questi esploratori degli
spazi interstellari, è sempre il desiderio di conoscenza, di superare le
barriere dell'ignoto, di scoprire il senso ultimo delle cose, a dare slancio a
questi uomini del futuro.
Le loro vite durano ormai fino a duecento anni, nel cervello hanno installato
neurochip che li fanno dialogare direttamente con le macchine, ma per il loro
equilibrio psichico hanno bisogno di ammirare immagini della Terra riprodotte in
un affresco elettronico, di modellare figure di creta, di tenere aggiornato con
una penna antiquata un diario, di distendersi i nervi con una sana e
concretissima partita di biliardo. Che ci sia un fascino particolare in questo
romanzo di Aresi, lo conferma il fatto che il libro si è aggiudicato il
prestigioso Premio Urania lo scorso anno: «La vittoria di “Oltre il pianeta del
vento” – così recita la motivazione – premia un affascinante racconto
d'esplorazione dello spazio e segna il ritorno dei narratori italiani a uno dei
temi fondamentali della fantascienza».
Paolo Aresi accanto al lavoro di giornalista inviato per L'Eco di Bergamo
, ha sempre coltivato la passione per la letteratura e in particolare la
narrativa di fantascienza, passione nata precocemente intorno ai nove anni con
la lettura di un romanzo di Raul Pra, «Dagli abissi alle stelle».
Nel 1987 la prima pubblicazione: l'editrice Nord manda in libreria il romanzo «Oberon,
l'avamposto tra i ghiacci»; nel 1992 la prima vittoria a un concorso con il
conferimento del Premio Courmayeur per il racconto «Stige».
Risultati, insieme all'ultima pubblicazione nella collana Urania della Mondadori,
che Aresi ha raggiunto affinando sempre di più le tecniche di scrittura,
passando dal metodo «artigianale» adottato da ragazzo, quando cercava di
riscrivere a memoria passi dell'autore prediletto, Clifford D. Simak, a tecniche
più strutturate che sono poi confluite nei corsi di scrittura che Aresi ha
cominciato a tenere a Bergamo, a partire dal 1991, nella sede del Caffè
Letterario di via San Bernardino.
Con «Oltre il pianeta del vento», il suo quarto romanzo pubblicato, Aresi
realizza un'opera composita, con una seconda parte costituita per la maggior
parte dal diario scritto dal protagonista, Estevan Flores. Si rintracciano
diversi topoi della letteratura di fantascienza, dal viaggio di
esplorazione, al ritrovamento di misteriosi manufatti, che non possono non
richiamare subito alla memoria il celebre monolite della scena iniziale di
«2001: Odissea nello spazio» di Stanley Kubrick. Niente a che vedere con la
ribellione dei robot nel recente film «Io, robot» tratto dall'omonimo romanzo di
Isaac Asimov, ma anche nel romanzo di Aresi, questi androidi sono soggetti alle
«tre leggi della robotica», e sono simpatici e dotati di sensibilità e pensiero,
come il Sony Totò, che prima di scollegarsi augura la buonanotte. Un romanzo di
fantascienza con le carte in regola, compresa una lotta con un dinosauro,
comprese alcune spiegazioni scientifiche, brevi ma suggestive.
Su tutto domina, anche nella struttura narrativa, l'intuizione di poter
viaggiare non soltanto fra le stelle, ma addirittura nel tempo, spostandosi nel
passato o nel futuro, senza però che l'equipaggio riesca sempre a controllare e
a comprendere davvero la direzione temporale verso la quale l'astronave si è
spostata. Anche in questo caso si tratta di un tema classico della science
fiction , o «sf», come la si abbrevia tra gli addetti ai lavori, perché il
viaggio nel tempo è uno dei temi più sfruttati a partire dal celebre romanzo di
H. G. Wells del 1895, «The Time Machine», che riprende un'idea già anticipata
nell'altrettanto famoso romanzo di Edward Bellamy, «Looking Backward» (1888).
Gusto dell'avventura e sguardo visionario, suspense da giallo e introspezione
psicologica, brani di descrizioni di azioni concitate e passaggi poetici per
descrivere il difficile risveglio dalle bare del sonno di ibernazione, fino alla
citazione esplicita del primo verso leopardiano dell'idillio «La sera del dì di
festa»: «Dolce e chiara era la notte e senza vento e stelle brillavano a
grappoli sul deserto di quel pianeta che gli astronauti avevano cominciato a
chiamare Ambra».
C'è tutto questo in «Oltre il pianeta del vento», un romanzo che rifiuta ogni
idea catastrofica di distopia, che propone, sin nei nomi dei membri
dell'equipaggio dell'astronave una società compiutamente globalizzata, non
ancora definitivamente in pace, ma sempre più consapevole che immaginare un
futuro possibile, significa immaginarlo senza guerre. Nonostante tutte le
incertezze del mondo esterno, è sempre l'uomo che porta il mistero ultimo dentro
se stesso, sia quando avanza nelle caverne di un pianeta inospitale, sia quando
percorre i tunnel della pancia dell'astronave.
Restano immutati i sentimenti di tenerezza, di nostalgia, di amore, di amicizia,
il senso di sollievo che conosce l'uomo quando sa di fare al meglio il proprio
lavoro, le percezioni fisiche, così marcatamente sottolineate nel romanzo, di
soffocamento, di sete, di fatica al limite della sopportazione.
A dispetto di tutte le programmazioni, di tutti i calcoli avanzatissimi, l'uomo
non ha il controllo perfetto né di quanto accade al di fuori di se stesso, né
del proprio corpo e della propria mente. Non è solo il mistero della morte a
rimanere inafferrabile, anche un semplice mal di denti, con un'ironia che spesso
Aresi lascia che si insinui nella narrazione, può sfuggire agli accuratissimi
controlli medici.
E la domanda ultima, sulla vita eterna, sull'immortalità del corpo e dell'anima,
si proietta misteriosamente tra passato e futuro, in una rivisitazione della
scala infinita sognata da Giacobbe nel libro della Genesi. Non schiere di angeli
la percorrono, nel sogno di Estevan, la scala reca le tracce del passaggio di
schiere di uomini. Angeli, uomini, ma c'è una differenza, sembra suggerire Paolo
Aresi, se proviamo a pensarli tra mille anni?
Maria Tosca Finazzi (da L'eco di Bergamo)
Le prime pagine
del prologo del romanzo....
Come poteva essere, come poteva? Estevan Flores guardò sua moglie, l'abito
bianco, lungo, che le sfiorava i piedi nudi. Gridò: - Come è successo? -
Jeanette deglutì, fissò gli occhi neri di Estevan, non abbassò lo sguardo, ma
avrebbe voluto piangere.
Si sentiva soltanto un ronzio basso nella camera, oltre la vetrata c'era il
minuscolo giardino, si scorgeva il tetto fotovoltaico della casa accanto. Erano
essenziali le abitazioni del Villaggio Scientifico, su Marte. Ma ciascuna era
dotata di un fazzoletto di verde e di grandi vetrate per catturare la luce di un
sole debole, schermato dalle cupole che come trasparenti conchiglie proteggevano
il Villaggio.
Estevan gridò: - Non era nei patti, non era così che doveva andare! - Sentiva la
rabbia nello stomaco, sentiva un nodo forte alla gola e doveva gridare per fare
uscire la voce. Non era così che doveva andare, no. Lei voleva rendergli
impossibile il viaggio. Voleva farlo stare male fino alla fine dei suoi giorni.
Ancora gridò: - Non ne avevi il diritto.
Jeanette disse: - E' qualcosa di bello.
- Non hai pensato a me.
- Ho pensato a te.
Estevan scosse la testa, fissò la moglie. - Hai pensato a me - sussurrò e poi
ebbe un sorriso amaro. Avvertì una leggera vibrazione, guardò il display del
computer da polso che gli comunicava un messaggio del centro controllo. Masticò
aria, mormorò: - Non è vero. Non hai pensato a me. Quando accadrà io sarò lassù,
lontano, troppo lontano!
Le loro voci si spensero, restarono soltanto il ronzio degli apparati vitali
della casa e i respiri. Non c'erano rumori su Marte, non c'erano automobili, non
c'erano ancora animali, ma soltanto piante e uomini sotto le cupole. E qualche
insetto. Estevan Flores scosse la testa. Disse: - Dove è finita la tua onestà?
- Un bambino è una cosa bella.
- Non lo vedrò mai questo bambino, mai, capisci?
- E' lo stesso qualcosa di bello.
- Anche in questa situazione?
- Sì.
- Perfetto.- Camminò, si fermò davanti allo specchio. - Capisci che non c'è
tempo? Capisci che quando tornerò sarete morti, capisci? Mio figlio sarà morto!
Jeanette deglutì. Non voleva piangere. Disse: - E' una cosa bella di noi che
resterà.
- Dovrei manovrare il tempo, dovrei dirgli di fermarsi e di tornare indietro!
Non si può, non si può, per Dio!
Jeanette guardò l'immagine di Estevan nello specchio e avvertiva una morsa che
gli stringeva lo stomaco.
- Sei stata egoista -mormorò Estevan.
Jeanette abbassò gli occhi, sussurrò: - Tu pensi che una vita abbia senso solo
perché tu possa vederla?
La grande astronave era ormeggiata nelle vicinanze di Deimos, la piccola luna di
Marte usata come base spaziale per assemblare la nave interstellare, per
montarne i motori, i generatori del formidabile campo magnetico in cui
l'antimateria stava sospesa. Estevan Flores la guardava scintillare dalla
superficie della luna, ed era come una splendida stella. Estevan camminava sulla
superficie di quel mondo minuscolo attento a muoversi lentamente poiché la forza
di gravità di quella luna era minima: se avesse spiccato un salto si sarebbe
perso nello spazio. Estevan compiva il giro di quel mondo in un'oretta. Si fermò
a guardare il profilo di una collina alta poche decine di metri, alla sinistra
del suo percorso. Sorrise dentro al casco. Perché no? Si disse. Perché no? Basta
un salto, per un volta soltanto, sarà divertente, con un salto sono in cima alla
collina, così, oplà…
Si piegò leggermente sulle gambe, ma poi si disse che non era il caso, che
quelli del programma di addestramento registravano ogni passo e l'avrebbero
scoperto. E si sarebbero arrabbiati, magari l'avrebbero escluso dalla missione.
Escluso dalla missione che ho sognato per anni, che ho desiderato con tutte le
mie forze. Improvvisamente rivide Jeanette, le sue labbra che si muovevano,
l'annuncio che lo aveva colpito come un'onda del mare, un'onda gigantesca che ti
stordisce e ti trascina giù. Un bambino. Estevan guardò i grappoli di stelle nel
cielo nero sopra la collina e gli tornò la voglia di saltare e piegò le gambe e
scattò in su e fu subito in alto e subito comprese che si allontanava troppo
velocemente. In pochi secondi potè abbracciare con lo sguardo l'intero
satellite, vide Marte color dell'ocra, gigantesco sotto di lui e Deimos si
allontanava ancora e la paura gli prese le mani. Azionò i getti del piccolo
zaino. - Cristo! - gridò nel casco e per un momento l'ansia gli afferrò lo
stomaco. Aveva sbagliato, aveva azionato il motore laterale di destra,
continuava ad allontanarsi, ma aveva cambiato direzione. Cercò di respirare
profondamente, perché doveva calmarsi, non era successo niente di irreparabile,
non ancora. Schiacciò l'altro getto laterale. Le pulsazioni erano cresciute in
maniera eccessiva, non riusciva a mantenere il sangue freddo, in un attimo pensò
che si stava dimostrando inidoneo alla missione...