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Tre semestri all'università di Chashanna, Asgrow (2)


2

La camera di Thuien Twony era lunga e stretta, e aveva due finestre, una quella che Creyna aveva visto arrivando in Vicolo Galeata, e l'altra che dava sulla baia e sul mare. Era una camera spoglia, essenziale: ma non c'era niente di spartano lì dentro, niente che ricordasse a Creyna la sua infanzia in una camera piccola e buia che puzzava di muffa, il letto a castello che divideva con sua sorella. Lì il letto, sotto la finestra che dava sulla baia, aveva un copriletto bianco, a strisce di velluto morbide, e il cuscino era sodo ma non duro. C'erano una scrivania e la libreria che Creyna aveva già notato; due scaffali paralleli correvano sull'altra parete, ed erano anche questi carichi di libri, libri piccoli di carta leggera, rilegati male ma con copertine a colori vivaci - molto diversi tanto dai volumi lussuosi e ben rilegati del Centro che dai fascicoli di stampati tenuti assieme con una spirale di plastica che erano quello che passava per libri sulla Cirte: ma a Creyna questo, almeno, appariva familiare. Per tutta la durata della guerra aveva letto quasi solo libri come questi, stampati sulle Fernys o sulle Siiti, o anche sul Centro, ma fuori dall'Università: colorati ed effimeri, di non gran valore, di non grande serietà. Ma Creyna li rispettava, ora. Avevano reso la sua vita sopportabile a Mishishima. Romanzi, insomma: romanzi gialli, romanzi gotici, romanzi di spionaggio e di guerra, romanzi rosa e...

"Oh, signora," mormorò Creyna passando in rassegna i titoli sullo scaffale più basso. Distolse gli occhi, arrossendo.

"Quanti anni ha... ehm... la sorella... la..."

"Tua sorella," finì Mirae. "Dovrai abituartici. Non usate la forma familiare del say sulla Cirte? Con i genitori userete il voi, immagino, ma non hai fratelli o sorelle?"

"Una gemella," disse Creyna. "Non ho i genitori."

"Mi dispiace."

Creyna sembrò sul punto di aggiungere qualcosa, ma non lo fece. Scosse la testa e tastò il rigonfiamento rigido del simbolo della Cirte nel taschino.

"Comunque, Thuien ha quattordici anni. Perché?"

"Non èun po' giovane per leggere queste... queste cose? Questi libri?"

Mirae seguì la direzione dell'indice di Creyna, che per conto suo teneva lo sguardo accuratamente distolto.

"Oh, no, direi che quella èl'età migliore per i romanzi erotici. E' allora che serve. Non hai mai letto della pornografia Esterna?"

"Non ho mai letto pornografia di nessun tipo."

"Be', certo, la produzione galattica èmolto scadente. Sei sicuro che ti bastino le coperte?"

Ancora imbarazzato, Creyna annuì, distrattamente.

"Tua... Thuien Twony non sarà seccata? Dove dormirà?"

"No," disse con indifferenza Mirae. "Di questi tempi, non ha problemi a trovare da dormire fuori. Non ti preoccupare. Hai qualcosa da metterti che non sia quella?"

"L'uniforme?"

"Puoi tenerla se preferisci, ma non ti renderà popolare."

Creyna guardò fuori dalla finestra. Si sentiva improvvisamente molto depresso. Aveva passato dieci anni a combattere in nome di Tyros solo per sentirsi dire che l'uniforme non lo avrebbe reso popolare?

"Capisco," disse. "Cercherò di andare a comprare qualcosa... i negozi sono aperti oggi?"

Mirae scosse la testa. "Nessuno ti darà niente se vai in giro vestito così. Sei un estraneo, la città non ha obblighi verso di te. Non ti hanno detto che non esiste compravendita sui Pianeti Esterni?"

"Mi hanno detto che non esiste denaro, ma non mi hanno spiegato come funzionano le cose."

"Non èsemplice. Forse la cosa migliore èche ti faccia accompagnare da mia sorella, lei ottiene sempre quello che vuole. Hai bisogno di altro?"

Creyna si sedette sul letto. Si sentiva esausto. "Ho un po' di sonno."

Mirae sorrise, e gli diede un colpetto affettuoso su una spalla, sotto il quale Creyna si irrigidì momentaneamente. "Hai ragione. Io sarò in casa quasi tutto il giorno. Scendi se hai bisogno di qualcosa."

Quando fu solo, Creyna si tolse le scarpe e si sdraiò sul letto morbido, bianco, dallo strano odore alieno. Aveva mentito. Era stanco ma sapeva che non sarebbe riuscito a dormire. Fissò il soffitto a lungo, seguendo un piccolo insetto - forse un ragno, ma non riusciva ad esserne sicuro - che andava per i fatti suoi a testa in giù.

Non poteva tornare indietro subito. Anche lasciando perdere i soldi per il viaggio che Vanja gli aveva dato, e anche trascurando il fatto che avrebbe dovuto affrontare l'ira di sua sorella se non avesse seguito i suoi consigli, c'era pur sempre il fatto che aveva supplicato per due ore intere, in ginocchio, prima suo zio e poi suo nonno, il Kilyanna del Clan, per strappargli il permesso di atterrare in questa terra di criminali senza onore. L'orgoglio era un vizio, certo, ma ci voleva comunque una misura di dignità nella vita: dopo averla strappata via a viva forza a tanti prigionieri mishishiti che aveva interrogato, Creyna era giunto ad apprezzare molto seriamente l'importanza della dignità. No. Non poteva tornare a casa prima di almeno sei mesi. E sarebbero stati sei mesi molto duri. Creyna chiuse gli occhi per un attimo. Quando si svegliò faceva molto caldo e di sotto qualcuno stava gridando.

Si alzò a sedere, sentendosi lento e goffo, e cercò qualcosa nella stanza che potesse dirgli l'ora. Finalmente nel cassetto del comodino trovò una sveglia che dava l'ora standard galattica e quella locale. Scoprì che aveva dormito cinque ore, e che a Chashanna era passato il mezzogiorno. Scese dal letto e aprì la porta.

Anche quando non ci pensava, e non faceva alcuno sforzo cosciente, Creyna si muoveva in silenzio. Rimase in ascolto in cima alle scale. Ora la voce che gridava era molto chiara: era la voce armoniosa di Thuien Twony, e parlava in asgro.

"... che cosa è. E' un assassino, e tu lo sai benissimo."

La voce di Mirae, più bassa e calma, rispose: "E' un uomo che era pronto a sacrificare tutto per quello in cui crede. La sua carriera, il suo talento, la sua vita. Tutto quello che aveva. Tu saresti capace di fare altrettanto? Se venisse il giorno in cui..."

"Verrà, Rilea," disse Thuien Twony più piano. "E' questo che tu non capisci. Verrà. Tyros non può tollerare di averci accanto. Se Laney andrà al potere, la prima cosa che farà..."

"Questa èfantapolitica."

"Rilea, ma come fai ad essere così ingenuo! Hai vissuto trent'anni più di me! Quello là sopra ti sembra una solo un tipo bizzarro, vero? Sembra innocuo. Esotico. Ma ce ne sono milioni come lui. Disposti a morire, certo, ma sopratutto a uccidere per quello in cui credono. E quello in cui credono èche noi siamo pericolosi. Quello lo ha già fatto. Viene dritto dritto da Mishishima. Per quanto ne sai tu può avere passato per le armi villaggi interi, può avere violentato e torturato e ucciso, o se non..."

"Questo non lo puoi sapere. Tu hai delle idee romanzesche..."

"... o se non lo ha fatto lui, di certo lo hanno fatto i suoi uomini. Ma non capisci? Quello èuno che dà ordini, che con le parole uccide. Tu non ti rendi conto di chi ti sei tirato in casa. E' un mostro, Rilea. E' un Say. Se glielo ordinassero, potrebbe tagliare la gola a me e a te senza nemmeno fermarsi a pensare, e poi dormirebbe sodo come sta facendo adesso."

"Thuien, io non ho paura di lui. Noi siamo abbastanza forti da non avere paura nè di lui nè del suo governo. Non abbiamo bisogno di odiarlo. Possiamo permetterci il lusso di rispettarlo, e perfino di cercare di capirlo."

"Verrà il giorno che avremo bisogno di odiarlo."

"La Dea non voglia," mormorò Rilea. Creyna quasi non lo sentì. Per qualche secondo ci fu solo rumore di stoviglie. Poi Mirae aggiunse: "Saremmo già sconfitti allora, te ne rendi conto? Nel momento in cui ci metteremo ad odiare i tyrosiani, non saremo più uomini, saremo Esterni, avremo una patria, dei confini, e un nemico."

"Ce l'abbiamo già un nemico, Rilea. Ce l'hai in casa."

"Thuien, accidenti. E' un uomo. E' un essere umano. E qualunque cosa abbia fatto l'ha pagata, e pagata cara."

Creyna si voltò, ruotando in silenzio sulle punte dei piedi, e rientrò nella camera. Aprì la porta rumorosamente e cominciò a scendere le scale con passo pesante. Mentre scendeva sentì Mirae dire: "No, quello non c'entra affatto," ma la domanda di Thuien che aveva provocato la risposta era caduta nel momento in cui era dentro la camera.

Creyna percorse il corridoio e si trovò sulla soglia della cucina, una stanza piccola e ingombra di mobili, fornelli, piani di lavoro, e macchine poco identificabili. C'era un odore piacevole di cibo, ed entrambi gli Esterni avevano un grembiule addosso.

"Dovevo essere più stanco di quanto pensassi," disse Creyna, in tono disteso. "E' il cambio d'ora. Non so che cosa ne pensate di me, ma ho intenzione di lavorare in cambio della vostra ospitalità." Sorrise. "Non sono centrale, sono cirtiano, sono abituato a lavare i piatti."

Thuien Twony non sembrò particolarmente ammorbidita da questo discorso, ma mantenne un'aria neutra - e poi, a Creyna non importava molto di lei. Era a Mirae che guardava. Non era un uomo che concedeva spesso la sua fiducia e la sua stima, e non sapeva come Mirae era passato sotto la sua guardia. Ma per lui, la stima era autorità, e all'autorità Creyna era devoto, in modo leale e assoluto.

"Sì, lo so," disse Mirae. "Lo so che i Say non hanno preclusione per il lavoro manuale. Siediti. Spero che ti piaccia il pesce. Altrimenti..."

Creyna sorrise di nuovo, ma era un sorriso più privato, questo. Mirae vide qualcosa nei suoi occhi, illuminati dalla luce piena e dolce del mezzogiorno di Chashanna, trasparenti e limpidi e color smeraldo in un bel viso severo, e pensò agli anni di guerra che il Say aveva fatto, e che un bambino Say, allevato per resistere alla fatica, al dolore, al disagio, certo viene educato a mangiare tutto quello che gli mettono davanti. Creyna disse: "Mangio qualunque cosa."

Girò su se stesso con grazia stupefacente, in silenzio, e sparì dalla soglia. Rilea Mirae rimase per qualche secondo immobile, con la pentola di zuppa in mano, e senza più sorridere. Sua sorella disse a bassa voce: "Fa presto ad impadronirsi della situazione, eh?"

Mirae si scosse. Impadronirsi, come dare ordini , sono parole volgari in asgro. "Già," disse.

Mangiarono in silenzio: Creyna era così concentrato sul cibo - gli succedeva, da quando era tornato, che cose semplici come il pane e l'acqua lo commuovessero quasi fino alle lacrime - che non si accorse nemmeno che gli altri due erano in silenzio; e d'altra parte, sulla Cirte si mangiava sempre in silenzio, un silenzio assoluto che non doveva essere rotto nemmeno dal rumore delle posate sul piatto. Ma Thuien Twony e Rilea Mirae lo sentivano, e pesantemente. Non si guardavano.

Quando ebbe finito, Thuien rimase a guardare per un po' il Say che ripuliva con concentrazione quasi feroce il piatto dagli ultimi rimasugli di cibo, con l'aiuto di un pezzo del pane bianco di Chashanna, tanto normale per gli Esterni e tanto diverso dal pane pesante e con la crosta dura che si mangia sulla Cirte - quando si mangia. Alla fine disse: "Se vuoi posso procurarti degli altri vestiti questo pomeriggio. Ma èmeglio che tu non venga, non ti darebbero niente."

Creyna alzò gli occhi, due occhi sorprendentemente chiari. Thuien era sicura che quando era entrato erano di un verde scuro, come fondi spessi di bottiglia, mentre adesso erano diventati del colore dell'acqua bassa sugli scogli, orlati di un colore più intenso. Le si strinse lo stomaco a vederlo, perché sapeva che cosa voleva dire, e aveva sentito parlare di quel tipo di occhi, occhi che vedevano nel buio con le cellule modificate dell'iride, che vedevano in modo più acuto e penetrante quando ce n'era bisogno, quando il loro padrone era all'erta, spaventato, arrabbiato, o semplicemente teso - che vedevano in modo più acuto e penetrante, per combattere meglio. Creyna la stava guardando ora con gli occhi di una creatura letale, di uno degli assassini di Tyros. I suoi stessi occhi, gli occhi di Thuien, arancio carico e frutto di una identica modificazione genetica, non potevano essere più lontani dalla filosofia che aveva creato quegli strumenti di distruzione.

"Così mi ha detto tuo fratello," rispose con voce morbida e cortese. "Ti sarei davvero molto grato."

Thuien annuì, tesa. Suo fratello ora la guardava di nuovo. Si alzò cercando di non andare a sbattere contro le sedie, goffa in presenza di quella creatura di grazia mortale, e passò dietro a Mirae posando un bacio veloce sulla sua fronte. Poi fu fuori dalla porta, dimenticandosi perfino di portare in cucina il piatto in cui aveva mangiato con le posate e i bicchieri. Appena il sole la toccò sentì un brivido profondo venire a galla, come se si dovesse liberare di un gelo di cui non era stata cosciente. Aprì la porta dello sgabuzzino comune accanto a quella di casa, ne tolse una bicicletta che in origine era stata rossa, e che forse lo era ancora, sotto la ruggine e lo sporco, saltò in sella e scomparve con una curva aggraziata alla vista di Mirae, che si era affacciato alla finestra che dava su Vicolo Galeata.

"Non èancora il tuo turno," disse Mirae senza voltarsi quando ebbe visto Thuien sparire, ai timidi rumori di stoviglia che venivano da dietro.

"Non ho altro da fare," disse Creyna in risposta. Si sentiva improvvisamente leggero e allegro. Probabilmente era questione di carboidrati.

"Devi andare in Università," rispose Mirae voltandosi.

Creyna si voltò verso di lui, sorpreso, con i piatti in mano.

"Adesso?"

"Perché no? Ti posso prestare dei vestiti per oggi. Ti andranno un po' stretti, forse, ma meglio di girare per il campus in uniforme."

Creyna rimase immobile, interdetto, e Mirae chiese: "Non avrai paura."

Immediatamente, e sentendosi stupido per la reazione meccanica, Creyna disse: "Chi, io? No. Di cosa dovrei aver paura?"

Mirae annuì. "Ben detto. Vai di sopra. L'unica altra stanza oltre a quella in cui hai dormito èla mia. Scegli qualcosa da metterti e cambiati. Io per oggi mi riservo il privilegio di lavare i piatti e fare la cucina. Preparati spiritualmente."

"Per essere un anarchico sai dare degli ordini molto decisi, Rilea Mirae," disse Creyna sorridendo, e Mirae pensò che probabilmente la intendeva come una battuta, e non aveva intenzione di offenderlo. Scosse la testa.

"E allora obbedisci, in fondo èquello che sei abituato a fare," rispose, cercando di rendere soffice, in extremis, una frase che gli era sfuggita più brusca di quanto l'altro si meritasse.

Quando uscirono di casa Creyna guardò, sconcertato, Mirae accostare la porta dietro di sé senza chiuderla. Non disse niente, ma Mirae seguì lo sguardo e disse: "Continuano a rubarmi i libri, ma cosa ci posso fare? Non posso tenerli solo per me, in fondo."

"Credevo che non ci fossero ladri a Chashanna," disse Creyna.

"Sì, lo credono in tanti," rispose secco Mirae, troncando il discorso. Creyna si sentì rincuorato.

Passarono per innumerevoli piazze bianche, alcune ripiene di bancarelle con la merce (se così la si poteva chiamare, pensò Creyna) bene in vista, non merce di prima scelta a dire la verità, per quanto poteva vedere, ma abbondante. Abbastanza da sospingere sull'orlo dell'amarezza chi durante il Blocco aveva strappato alla terra gelata della Cirte poche piccole patate, restituendole cadaveri magri e leggeri. Quindi giunsero ad una sezione più antica della città, tutta mattoni color rosso chiaro e pietra bianca che orlava finestre e portici, con piccoli palazzetti eleganti a fiancheggiare le strade, archi a sesto acuto e delicati affreschi in parte lavati via dal tempo. Mirae gli indicava le targhe infisse sotto i portici: Costruito per la città di Chashanna, 2978, da... e una serie di nomi senza ulteriori specificazioni, architetti, muratori, ingegneri accomunati dall'ordine alfabetico. E infine: Archivio pubblico, o: Osservatorio, o anche: Palestra.

"E' rimasto niente di prima della rivoluzione?" chiese Creyna.

"Qui no. Altrove ci sono dei resti molto belli, su a Terakanta, per esempio, oppure a Kaideka. Ma la parte bassa di Chashanna venne distrutta completamente da un maremoto nel 3005, e la rivoluzione èdel 2955, vecchio calendario, il calendario cristiano. Secondo il calendario attuale sarebbe il 167. Qui il calendario cristiano èancora piuttosto usato. Se sei curioso, l'anno corrente èil 5225. Facile e semplice."

"Mh."

"Comunque queste sono tutte opere successive alla rivoluzione. Guarda. Eccola là. Quella èl'opera di cui andiamo più fieri. Lo so che quella del Centro èpiù bella, più monumentale, se non altro, ma ecco..."

"L'Università."

"L'Università di Chashanna. Il cuore dei Pianeti Esterni." Mirae strinse gli occhi, nel sole, e sorrise. "Vengono da tutti i Pianeti Esterni per studiare qui. Anzi," aggiunse lanciando un'occhiata al Say al suo fianco, "vengono persino da fuori."

"Mh," ripeté Creyna, e si fermò a guardare. Dall'alto, adagiato nella piccola conca verso la quale stavano scendendo, il cuore dei Pianeti Esterni non aveva un aspetto particolarmente impressionante. Una serie di edifici lunghi, cortili e chiostri, e una grande costruzione tonda, coperta da una cupola, che era l'unico edificio aggraziato che Creyna vedeva. Era tutto molto piccolo e modesto, simile ai palazzini eretti subito dopo la Rivoluzione dagli architetti-muratori: graziosi, ma di ambizione contenuta. Anzi, in confronto a quelli, l'Università era deludente: probabilmente era stata eretta in fretta. In fretta, pensò Creyna, prima degli archivi pubblici, degli osservatori, delle palestre. Non avevano Palazzi del Governo da costruire, allora, ma forse ne sentivano ancora la mancanza. "Bello," mentì, in tono rapito.

Mirai sorrise, un sorriso aperto e tenero che fece vergognare per un istante Creyna, ma non per molto: era una menzogna gentile, per un uomo che ne aveva dette così tante di crudeli.

Ripresero a scendere verso l'Università, ma Creyna non riuscì a rendersi conto di quando l'avessero veramente raggiunta, di quando avessero varcato il confine - o forse, anche qui, un confine non c'era. Improvvisamente, quando da diverso tempo Creyna aveva notato che gli edifici attorno a lui avevano qualcosa di diverso da semplici abitazioni, Mirae si fermò davanti ad un muro e gli indicò tre tavole di bronzo infisse nel marmo.

"Eccola qui," disse. "L'Università di Chashanna."

Creyna alzò gli occhi e lesse:

REGOLAMENTO

 

DELLA LIBERA UNIVERSITÀ AUTOGESTITA DI CHASHANNA, ASGROW

 

IL PRESENTE REGOLAMENTO NON DEVE ESSERE CONSIDERATO VINCOLANTE.

Questa Università ha scelto di darsi, all'atto della sua autofondazione, delle regole. Esse non sono intese come vincolanti. Un cittadino libero ètale solo in quanto si sente in diritto di violare le regole, e un cittadino libero èil primo presupposto di questa Università.

IN QUESTA UNIVERSITÀ SI ENTRA QUANDO SI E' IN GRADO DI COMINCIARE AD INSEGNARE, E LA SI LASCIA QUANDO SI RITIENE DI AVERE SMESSO DI IMPARARE.

Si può accedere a questa Università in qualunque momento si ritenga di essere in grado di contribuire all'insegnamento comune. Questa possibilità può consistere anche soltanto, inizialmente, nella disponibilità a ricevere e stimolare i contributi altrui, cioè a imparare. Fino a che persiste la disponibilità ad imparare si può fare parte di questa Università.

IN QUESTA UNIVERSITÀ NON SI VIENE PER STUDIARE MA PER VIVERE.

Un sapere tecnico che non sorga in armonia con l'intera personalità dello studente può essere pericoloso per tutta la comunità, ed ècomunque un sapere che non arricchisce che un aspetto limitato della società. La conoscenza che questa Università vuole creare e trasmettere non può e non deve essere separata e avulsa dalla vita quotidiana individuale e collettiva della società.

QUESTA UNIVERSITÀ NON FORMA LAVORATORI. SONO I LAVORATORI A FORMARE QUESTA UNIVERSITÀ.

Questa Università non vuole fornire conoscenze esclusivamente finalizzate ad applicazioni pratiche, benché tali conoscenze siano una parte imprescindibile del sapere umano. Il lavoro non deve escludere lo studio, né lo studio deve escludere il lavoro.

QUESTA UNIVERSITÀ NON E' CHIUSA AD ALCUNO.

Possono a pieno diritto fare parte di questa Università stranieri, anche ideologicamente distanti dallo spirito che informa questa Università, così come può fare parte di questa Università anche - e sopratutto - chi non ha le qualità di brillantezza o di volontà per eccellere.

LO SCOPO DI QUESTA UNIVERSITÀ ÈSOVVERTIRE IL SAPERE E NON CONFERMARLO.

L'avanzamento della conoscenza umana si ha solo sottoponendo a critica e a smentita ciò che in passato era considerato vero. Perché fare questo sia possibile, ènecessario analizzare con amore ciò che ora èconsiderato vero, perché la verità provvisoria sia più solida; e studiare ciò che in passato era considerato vero, per imparare a dubitare con umiltà.

IN QUESTA UNIVERSITÀ NON CI SONO LEZIONI, MA DIALOGHI.

L'educazione che questa Università provoca non viene infusa dall'alto ma deve sorgere dal basso, come l'organizzazione della comunità universitaria. Alla trasmissione acritica del sapere si preferisce il confronto e la dialettica. Perché ciò sia possibile ènecessario impadronirsi delle opportune tecniche e delle necessarie conoscenze.

NON C'E' SCIENZA SENZA COSCIENZA.

Questa Università respinge ogni netta e precisa suddivisione fra discipline scientifico-tecniche e discipline letterario-umanistiche. Questa Università ritiene indispensabile che chi si dedica alla speculazione sia fornito di conoscenza pratica e che chi si dedica alla prassi sia adeguatamente fornito di spirito critico. Inoltre èdiritto di tutti, a parere di questa Università, godere dei diversi frutti dell'animo umano, ed essere messi in grado di apprezzarli.

L'UNIVERSITÀ E' PARTE DELLA CITTÀ DI CHASHANNA.

L'Università non potrebbe né vorrebbe esistere senza la città di Chashanna; l'una deve essere aperta all'altra. L'Università come sede dell'elaborazione, della trasmissione e della custodia del sapere, èla memoria della città, la sua coscienza e la sua difesa. I suoi studenti sono anche fisicamente cittadini di Chashanna, e sono chiamati a lavorare per la città, anche se non nativi.

L'UNIVERSITÀ DI CHASHANNA E' FATTA SIA DI PIETRE CHE DI PERSONE.

Per il funzionamento dell'Università ènecessario tanto il lavoro intellettuale che quello manuale. Gli studenti sono chiamati in quanto studenti e in quanto cittadini tanto all'uno che all'altro.

L'UNIVERSITÀ PERMETTE LA PROPRIA SOVVERSIONE.

Benché la violazione di tutte le regole di cui sopra trasformi l'Università di Chashanna nel suo opposto antitetico, tuttavia lo spirito critico che l'Università incoraggia si può e si deve rivolgere anche contro sé stessa, e quindi contro il presente regolamento.

 

SCRITTO DAL COMITATO DI FONDAZIONE DELLA NUOVA UNIVERSITÀ AUTOGESTITA DI CHASHANNA, ASGROW,

 

DIECI DEL QUARTO MESE, 2958

Per un po', dopo avere terminato di leggere, Creyna rimase con gli occhi alzati verso le piastre di bronzo, sentendosi leggermente turbato. Non dall'avere riconosciuto il nemico - la licenza, il disordine e l'instabilità e una certa pigrizia implicita che offendeva il suo animo severo, rigoroso, laborioso di Say - ma per una strana sensazione di assonanza. Con poche modifiche, il linguaggio di questo manifesto del sapere anarchico sarebbe potuto diventare il decalogo della Cirte: "La Cirte èl'insieme dei lavoratori", "Nessuna creatura èal di fuori della preoccupazione della Cirte", "Scopo della Cirte ècreare un ordine nuovo e non conservare il vecchio" (benché, come gli spiegava il suo tutore da bambino, questa massima non fosse da prendere alla lettera), e, per quanto rovesciato, "Qui non ci sono dialoghi, qui si impartiscono lezioni", che aveva sentito fino alla nausea... ma "Non c'è scienza senza coscienza" non era altro che una sentenza di Hanvard, benché, naturalmente, Hanvard, l'Ultima Imperatrice, fosse vissuta diversi secoli dopo l'estensione di quel regolamento. Non che ci fosse niente di troppo strano: in fondo, Pianeti Esterni e Cirte avevano una storia comune, e tuttora erano più vicini, nonostante le loro profonde differenze, che tanti altri popoli che componevano la Federazione di Tyros. Non strano, quindi: ma pur sempre inquietante.

"Sembra quasi..." cominciò Creyna, voltandosi verso Mirae.

Ma Mirae era scomparso.

[Piccola nota: questa roba nasce dall'avere frequentato alcuni seminari autogestiti sulla progettazione di un'Università ideale durante l'occupazione della Facoltà di Lettere e Filosofia di Padova nel 1985. Il regolamento della Università di Chashanna vi sembrava pura fantascienza?]

© Copyright Anna Feruglio Dal Dan.