Bruno Valle intervista Franco Ricciardiello

NEWsf n. 3, gennaio 1989

 

BV - Tu hai sostituito Giampiero Prassi alla direzione di TD.S., come mai questo improvviso cambiamento di guardia?

FR - Non si è trattato di un regolamento di conti,  se è questo che. vuoi sapere; semplicemente, Prassi ha iniziato una nuova attività come  tipografo a Vercelli (tra l'altro.  sarà lui  a curare  la stampa delle attività cooperative d'ora in poi)  che gli  assorbirà  praticamente  tutto il  tempo  libero.  La  mia candidatura  è scattata principalmente  per  l'indisponibilità altrui,  oltre che per i frequenti contatti che  mantengo con Prassi, rimasto comunque il centro nevralgico della cooperativa. Inoltre, non è stato proprio un cambio improvviso: devi tenere anche conto che l'ultimo numero curato da Prassi è stato il 5, essendo il seguente (quello con i finalisti del Terre del Sogno) dattiloscritto e assemblato da Tumelero.

 

BV - Ogni investitura comporta un discorso programmatico; parlaci dei tuoi progetti per T.D.S.

FR - Sul numero 7. in distribuzione in questi giorni, sono già presenti alcune novità minori ma significative: ogni racconto è preceduto da una breve presentazione, con un minimo di critica, e finalmente due righe biografiche e una bibliografia completa dell'autore. Nella rubrica di recensioni delle riviste e fanzines abbiamo già messo fine alle semplici citazioni per fare in poche pagine un discorso qualitativo, un po' come quello che sta facendo Santoni su Intercom; se la tal rivista non mi piace e pubblica racconti apparentemente solo per tenere buoni gli abbonati, perché non dirlo? Per continuare con le novità minori, porremo fine alla rubrica di poesia; ad ogni racconto sarà abbinato un solo illustratore; per ciò che riguarda l'armonia interna del singolo numero, avremo in linea di massima quattro racconti: uno straniero (abbiamo già pubblicato traduzioni da USA, URSS Gran Bretagna e Argentina, e sul numero 7 c'è un pezzo di una scrittrice finlandese), più tre italiani, dei quali uno decisamente corposo, ben sviluppato dal punto di vista della trama (sul n. 7 quello di Perello, un secondo più breve e, se  vogliamo definirlo cosi, meno impegnativo (nell'esempio di sopra, quello di Sturm) e un terzo che è un po' una proposta personale del sottoscritto  (è il caso di D’Amico). Farò anche in modo che almeno uno dei quattro racconti sia firmato da una donna, benché arrivi sempre più materiale femminile di ottima qualità.

Ciò per quanto attiene alle novità spicciole, ma tu mi  hai domandato un discorso programmatico: vedrò di delinearti almeno quanto mi è chiaro sinora. Innanzitutto, il fine ultimo dovrà essere  il supporto a un futuro mercato della letteratura del fantastico in Italia; perciò lancio di nuovi autori, tribuna di sperimentazione  per quelli già più conosciuti, scambio di opinìoni  nel fandomm contrappeso per tutte quelle iniziative editoriali che nel nostro ambiente hanno operato una scelta di campo per il fantasy, il ramo conservatore e reazionario del nostro schieramento. Ciò che posso assicurarti è che su T.D.S. non avrà spazio quella narrativa che soddisfa ciò che  Mariella Bernacchi ha definito su Intercom l'”estasi rigenerante della fede nel sacro”. Mi hai capito: buona parte della narrativa che  si pubblica sulle riviste amatoriali in Italia è spazzatura, dunque perché non fare una scelta chiara come quella di Tavosanis nell'editoriale di BIade Runner e dire ”pubblichiamo FS tecnologica, sociale, speculativa, utopica e niente fantasy, guerre stellari e masturbazioni fantaintimiste”. Guarda cosa stanno facendo Malaguti e Aldani con Futuro Europa: perché non dovremo tenergli dietro anche noi per supportarli e far conoscere al nostro  pubblico  tutta quella narrativa  che altrimenti non lo raggiungerebbe mai perché non è scritta in inglese?

 

BV - L'Editoriale Ambra non si identifica con la sola rivista che dirigi. Che novità  ci sono sul fronte delle  edizioni in volume?

FR - Nessuna novità, purtroppo.  Abbiamo dovuto fare una scelta: se continuare a pubblicare volumi singoli o se includerli come numeri dì T.D.S. Il vantaggio delle edizioni in volume è i  prestigio che deriva agli autori e alla casa editrice, la possibilità del mercato delle librerie: figurati che La rocca dei Celti, il primo romanzo da noi pubblicato. è comparso alla Fiera internazionale del Libro di Torino,  e non c'era neppure l'Editrice Nord. Lo svantaggio è che gli investimenti rientrano molto più tardi che non da T.D.S. Cosi, se pubblicheremo in volume Corpi di Ricambio un gioiello di antologia  dell'argentino Sergio Gaut vel Hartman, una pietra miliare del discorso qualitativo cui accennavo  prima, dovremo ripiegare la pubblicazione di due romanzi, uno di Gloria Barberi e l'altro di Mario Leoncinì, come numeri della rivista.

 

BV - Ma Ambra è anche MIXED e CIRCOLO PICKWICK…

FR - I rispettivi direttori potrebbero dirti qualcosa in merito. Posso solo dirti che Mixed (musica e cultura giovanile) cambierà pelle, diventerà più fanzine e meno rivista, mentre al contrario CIRCOLO PlCKWICK (la rivista antientropica di cultura d'avanguardia e arti figurative) aumenterà la  qualità di stampa, ancora oltre l'ottimo livello del numero 5.

 

BV - Silvio Sosio, riprendendo le uscite di LA SPADA SPEZZATA nel marzo scorso, anticipava che presto dietro alla sua pubblicazione ci sarebbe stata l'Editoriale Ambra. Poi cos 'è successo?

FR - Le cose non stavano precisamente in questi termini. La Spada Spezzata deve ancora uscire con un numero per completare l'abbonamento;

Sosio e Prassi avevano concordato di pubblicare materiale ancora non edito su un numero speciale di T.D.S. che sarebbe andato a tutti gli abbonati delle due riviste, con indennizzo per i lettori di entrambe, in modo che l'eredità di LSS non andasse dispersa. Siccome era Prassi a condurre la trattativa, non saprei dirti al momento a che punto siamo, salvo il rimpianto per l'iniziativa editoriale di Sosio che pare proprio debba scomparire.

 

BV - Un anno fa veniva annunciato l’imminente passaggio di T.D.S. alla periodicità bimestrale. La realtà è stata piuttosto diversa. Di quale variabile non si era tenuto conto?

FR - Dell'aumento dei costi di produzione nel passaggio a rivista e della pigrizia dei nostri abbonati, che al 50% non hanno ancora rinnovato. Lo sforzo per la stampa del n. 6 (speciale Terre del Sogno) è stato ingente, e ci siamo trovati sbilanciati: così i prossimi numeri usciranno in formato minore e con meno pagine, anche se il numero di caratteri tipografici aumenterà addirittura; questo per economizzare sulle spese di stampa.

 

BV - Vuoi fare un bilancio degli esiti sinora avuti dalla vostra avventura editoriale? Pensi  ci sia uno spazio reale su questo  terreno per le micro-iniziative? E’ praticabile la strada della distribuzione in edicola? T.D.S. non è più una fanzine: è valso la pena lo sforzo profuso in questo salto di qualità?

FR - Quattro domande in una, mi rendi la  vita difficile. Dunque... diciamo che sicuramente lo spazio per le iniziative minori esiste, basta non confondersi con le  grandi case editrici: che senso ha se l'Editoriale Ambra pubblica racconti britannici o statunitensi di autori famosi? Mentre invece se facciamo conoscere un minimo di letteratura fantastica cilena o tedesca o polacca è ben diverso, per non parlare degli italiani. La distribuzione in edicola non è praticabile al nostro livello, i grossisti pretendono un certo aggio e  la rivista si confonde letteralmente nella marea di carta stampata: nella distribuzione sperimentale che abbiamo tentato nel Piemonte orientale i risultati non sono stati proporzionali allo sforzo, e inoltre il pubblico contattato non è di qualità nel senso di partecipazione. Per ciò che attiene a T.D.S. in senso stretto, il salto qualitativo è stato solo nella  veste grafica e nella distribuzione, per i contenuti a mio parere siamo ancora al livello di prima, e questo non mi sta bene; se pretendiamo una certa risposta dai lettori, dobbiamo anche  essere in grado di dare dal punto di vista qualitativo: ne è riprova l'impegno che stiano profondendo per seguire personalmente i nostri abbonati che ci mandano racconti, per consigliarli (o sconsigliarli), anche se non tutti la prendono bene; quasi prende più tempo selezionare il materiale che curare la pubblicazione.

 

BV - Prassi affermava di puntare molto sulla massiccia pubblicizzazione della rivista in ambiti non specializzati. Credi si possa sollevare così 1’interesse per la sf? Non pensi che, con l’attuale inflazione di carta stampata, il potenziale lettore in effetti non presti alcuna attenzione ad  una possibile nuova proposta?

FR - Sono sempre stato in disaccordo con Prassi su questo punto. Secondo me  la migliore pubblicità è la qualità, la professionalità che offri. Guadagniamo molti più abbonati con un concorso letterario che con la pubblicità tramite opuscoli. Senza contare che spesso il contatto tra FS e mainstream produce solo gli insignificanti risultati che abbiano  potuto notare sul volume dei finalisti al II Montepulciano, dove accanto ai nomi soliti del fandom (Pestriniero, Catani e Ragone, Tonani, Piegai, Saccarola) leggiamo racconti veramente ridicoli e superficiali rispetto al livello che hanno raggiunto i  semiprofessionisti nostrani, ma che pure devono essere piaciuti a questi signori della giuria, tutti provenienti dalla cultura  Ufficiale. Segno forse che il Fantastico italiano è più avanzato?

 

BV - Nella redazione di T.D.S. figurano pure persone che non risiedono nella zona di Vercelli: Tinivella, Bonati, Santoni, D'Onofrio. A che titolo questi sono 'Redattori', come si svolge il vostro lavoro redazionale?

FR - Claudio Tinivella è redattore a pieno titolo, perché pur abitando in provincia di Pavia si trova vicino a Vercelli, non molto più distante del sottoscritto. Santoni è il nostro aggancio con il mondo anglosassone, ci procura traduzioni, interviste e recensioni, e il suo rapporto, benché a distanza, risulta comunque stretto. Bonati si occupa dell'Italia e D'Onofrio del cinema, ma non hanno mai veramente partecipato a un lavoro redazionale. Ad ogni modo, dal numero 7 fra i nomi che hai citato sarà accreditato in copertina solo Tinivella.

Il lavoro di redazione si svolge in questo modo: i racconti sono visionati dai redattori, Perello. Prassi, Ricciardiello, Tinivella, Tumelero, che assegnano un voto. Articoli e recensioni sono scelti dal direttore. le illustrazioni visionate da Prassi e scelte da me. Non esiste una riunione preventiva di redazione, solo a posteriori per criticare le scelte, procedura che ho intenzione di sviluppare ad ogni modo.

 

BV - Parlaci della Rassegna Letteraria 'Finzioni' voluta da Ambra. A quando risultati e antologia?

FR – Il termine di presentazione delle opere è in scadenza in questi giorni, anche Urania ha pubblicato il bando di concorso, e sappiamo che buona parte dei partecipanti si fa viva all'ultimo momento; la premiazione si terrà in data da stabilirsi presso l'Università Popolare di Vercelli. Ci terrei a che per l'occasione fosse già pronta l'antologia dei finalisti, vedremo di fare il possibile.

 

BV - Parliamo di Ricciardiello scrittore. Le tue opere compaiono sempre più di frequente su molte riviste italiane. Sei un autore emergente?  na giovane promessa? Un fantascientista rampante?

FR - Guarda qua, mi si accappona la pelle a udire queste definizioni, sanno un poco di fanta-yuppie. Scherzo; vedi, io ho quest'idea in mente: più importante del successo è il modo in cui lo si raggiunge. Di racconti ne ho in visione un po' presso tutte le riviste: Yorick a Reggio Emilia, Meltdown a Trento, Follow My Dream a Ancona, anche Nova SF* a Bologna; vedremo cosa si concretizzerà. Idee ne ho ancora tante, sebbene T.D.S. mii tolga parecchio tempo libero; forse è preferibile così, sotto pressione lavoro meglio, e sono meglio pochi racconti di qualità che un'inflazione di materiale su tutte le riviste e a tutti i concorsi. Sono io stesso a operare un primo sfoltimento dei racconti, poi mia moglie, mio fratello e mia sorella che sono veramente implacabili. In questo modo mando in giro solo pezzi che hanno superato il vaglio, in caso contrario non li riscrivo ma li archivio, o comunque li smembro per recuperare idee per altre storie. Lavoro tanto prima ancora d'iniziare a scrivere, frullandomi in mente sette-otto idee;  la trama viene per ultima, è marginale: Tavosanis l'ha compreso bene nella sua rubrica "La matrice indigena" su Intercom. La trama per me è solo il pretesto per legare insieme alcuni avvenimenti (pochi) e molti stati d'animo. Grosso modo distinguo tre modi di scrivere: cerebrale, molto ragionato, distaccato, con giudizi critici e una morale esplicita; epidermico, molto descrittivo, con una trama sviluppata e i personaggi visti sia nel rapporto con gli altri che con se stessi; viscerale infine, ciò che ritengo di scrivere, molto emotivo, in cui il lettore deve immedesimarsi nel protagonista, dove il rapporto con gli avvenimenti e gli altri personaggi è simbolico, la morale implicita, vi sono più digressioni che descrizioni.

 

BV – È il racconto la tua dimensione letteraria favorita? Dopo "La rocca del Celti", pubblicato da Ambra, hai altri progetti nel campo del romanzo?

FR – Il racconto è la mia dimensione abituale, più che favorita. Ti sarai accorto però che raramente scrivo opere brevi, sotto le 40.000 battute intendo dire: il racconto in mano a Malaguti ne ha 120.000, ne ho finito di scrivere un altro di poco più breve. Certo non c'è molto spazio per le opere di lunghezza media, ma ritengo le storie corte più che altro insignificanti, mentre per il romanzo devi cambiare completamente ritmo, devi abituarti a pensare agli avvenimenti più in lungo, non puoi mantenere la tensione del racconto per duecento cartelle: se per il racconto non mi prefisso mai la durata prima di iniziare a scrivere, al contrario per il romanzo stabilisco rigidamente la trama di ogni capitolo e  la sua lunghezza. Ma è una fatica improba se consideri la possibilità che hai di venire pubblicato. Ha ragione Aldani quando scrive che "esiste ancora una prevenzione, dura a morire, e un diverso criterio di valutazione, accomodante e di manica larga quando si tratti di pubblicare un libro americano, rigido e spesso insofferente quando 1'opera sotto esame è italiana".  Così la voglia di scrivere in grande viene meno: se per  “La rocca dei Celti”, 360.000 battute, ho impiegato tre mesi, per quest'altro romanzo che ho in visione presso una casa editrice ho impiegato nove mesi per 440.000 battute. Si tratta di un'opera più ragionata della precedente, ho attinto a tradizioni popolari piemontesi e gaeliche per descrivere un mondo futuro in cui l'arrivo di extraterrestri ha portato involontariamente alla concentrazione del potere planetario nelle mani di un'élite decadente e virtualmente immortale che per governare ha ridotto l'umanità a uno stato semibarbarico. Il romanzo è la storia di una guerra: la guerra personale di un singolo alieno contro gli Stati Uniti d'Amore, la  società oligarchica, e le sue armi sono un ragazzo di poco più di venti anni e una macchina del tempo murata nelle pareti d'una casa di pietra in riva al Baltico.

 

BV - Se non sbaglio una tua storia era in traduzione in Argentina. Come è andata a finire?

FR - Ne so quanto te. Mi era stata richiesta l'autorizzazione alla pubblicazione di “L’eterna estate sul fiordo” su Sinergia, Buenos Aires, ma non ho ricevuto ulteriori notizie. Ho anche in visione “Michela e la bomba al neutrone" presso Cuásar, sempre Buenos Aires, speriamo che questo interscambio Italia-Argentina continui perché non è giusto che da noi si legga solo FS anglosassone tradotta. Se traduci dallo spagnolo o da un'altra lingua neolatina puoi mantenere la stessa sintassi e la costruzione delle frasi, mentre dall'inglese devi stravolgere e il testo perde parecchio. Ma non devo venire a raccontarlo a te: mi pare che al momento in Italia non ci sia nessuno altrettanto impegnato nella divulgazione della FS latinoamericana.

 

Biella, 3 dicembre 1988

 

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