FRANCO
RICCIARDIELLO
Il
punk e l’arte della manutenzione della motocicletta
Considerando
l’angolo di proiezione delta fra il paraurti della Buick che fermò la corsa
della sua motocicletta lungo la highway 80 e il bersaglio rappresentato dal muro
di cemento armato, Bob Dylan avrebbe dovuto procurarsi una commozione cerebrale
con traumi multipli 79 centimetri prima del punto di caduta. Invece si distaccò
dalla sella e dal manubrio proiettato alla velocità di 55 km/h in direzione del
muro. Non arrivò mai a toccarlo.
Grazie
a numerosi sopralluoghi sul luogo dell’incidente motociclistico, la dottoressa
Berry aveva calcolato con precisione l’angolo di sito, decidendo di sistemare
il nanosmotizzatore 25 cm. prima del muro. Il giorno del prelievo la dottoressa
Berry osservò perciò con trepidazione la traiettoria del proietto Bob Dylan
all’interno dello schermo virtuale fino al momento in cui impattò il
nanosmotizzatore, quindi si sfilò con un rapido gesto circolare della sinistra
gli occhiali seethrough mentre Dylan veniva scomposto a livello molecolare.
“Arriva!”
gridò la dottoressa Berry mentre il corpo si materializzava al terminale del
laboratorio.
Osmosi
inversa attraverso l’angolo di incidenza del tessuto spaziotemporale. Bob
Dylan, staccatosi dalla sella della sua Triumph il 29 luglio del 1966, atterrò
sul materasso di schiuma 1 secondo dopo, esattamente il 19 giugno del 2051.
*
* *
“Cazzo,
ho dimenticato i Ray Ban nella camera del motel,” esclamò Bob Dylan appena
rinvenne, quindi si voltò di fianco per vomitare lontano dal materasso di
schiuma la torta di mele che aveva mangiato a una caffetteria appena fuori
Stroudsburg, PA.
Quando
gli ritornò a fuoco lo sguardo, vide i piedi di due persone schizzati di
materia digerita.
“Ehi,
uomo, stai bene?” domandò un tipo con voce da trippato in piedi accanto al
materasso, le mani nelle tasche di un assurdo chiodo di plastica traslucida
senza maniche.
L’altro
paio di scarpe apparteneva a una donna vestita di bianco, con i capelli raccolti
in una sottile retina di neon. “Sono la dottoressa Berry,” disse “come si
sente? Temo che il passaggio nel nanosmotizzatore sia stato più brusco del
previsto, ma d’altronde un salto di 85 anni è sempre una scommessa.”
“Le
spiace smettere di strizzarmi il sesto senso?” si lamentò Dylan con in bocca
il sapore di un altro rigurgito.
La
dottoressa Berry gli porse un sacchetto di plastica floscia con una cannuccia.
Dylan aspirò il liquido verde, sciacquandosi la cavità orale, poi sputò il
collutorio e frammenti di torta di mele in un sacchetto che sembrava di carta ma
che non si bagnò.
“Ehi,
uomo, te la sei vista brutta” disse in tono comprensivo il tipo nel chiodo di
plastica.
“Dove
si spegne questo deficiente?” disse Dylan rilassandosi a occhi chiusi sul
materasso, “parla come un telefilm di Dean Martin.”
“Ha
avuto un incidente, signor Dylan,” disse la dottoressa Berry, “le abbiamo
salvato la vita, ma per farlo abbiamo dovuto trasportarla nel suo futuro. Mi
sente, signor Dylan?”
Ma
era nuovamente svenuto.
*
* *
Quando
riprese conoscenza la seconda volta, una infermiera dagli occhi rossi stava
cercando di raderlo con un rasoio elettrico sottile come una spatola
rompighiaccio per parabrezza. Era seduto su una poltrona in similpelle che
portava sovrimpressa una veduta delle cascate del Niagara.
“Ehi,
come fa a non avere filo elettrico quel rasoio?” domandò Dylan scostando il
braccio dell’infermiera, “e come fa lei ad avere quelle iridi rosse?”
“Su,
stia bravo” lo redarguì la ragazza sfiorandosi con un dito dietro
l’orecchio destro. Le iridi tornarono colore nocciola “non sono più
abituata a usare questi rasoi, non vorrei irritarle la pelle. Forse mio nonno
saprebbe fare meglio.”
“Ho
avuto un incidente, vero?” domandò Dylan immobile, ricordando quello che gli
aveva detto la donna vestita di bianco mentre lui sveniva di nuovo.
“Diciamo
che la dottoressa Berry ha evitato l’incidente,” rispose l’infermiera
seguendo la curva della sua mandibola “Adesso si sente così male perché è
passato attraverso il nanosmotizzatore. Non voglio spiegarle cosa ha fatto alle
molecole del suo corpo perché preferirei non svenisse di nuovo prima che abbia
finito.”
La
dottoressa Berry comparve da sopra le spalle dell’infermiera, osservandolo con
simpatia. Vorrei uno specchio, pensò Dylan vedendo quanto erano belle le
due donne. “Davvero mi trovo nel futuro?” domandò.
“Nel
suo futuro,” precisò la dottoressa, “ma non si preoccupi, sono qui
per aiutarla. L’impatto sarà il più graduale possibile, almeno se dipenderà
da me.”
Bob
Dylan pensò all’uomo con l’assurdo chiodo trasparente. “Cosa volete da
me?” grugnì, “perché mi avete salvato da quell’incidente? Sarei morto,
non è così?”
La
dottoressa Berry sembrò prestare orecchio a una voce che sentiva solo lei.
“Non abbiamo molto tempo,” disse con un sorriso cordiale, “fra 68 ore al
massimo devo riportarla sul sito dell’incidente per evitare complicazioni nel
riallineamento. Pensa di essere in grado di seguirmi?”
Dylan
si passò i polpastrelli sulla guancia perfettamente rasata. “Seguirla dove?”
La
donna fece un gesto a qualcuno che entrò nella stanza passando attraverso
la parete. Reggeva una Fender Stratocaster per il manico. “Devi solo suonare
per noi e qualche altro amico, uomo,” disse il nuovo arrivato, “vedi, qua
nel nostro tempo tu sei come un Dio.”
Dylan
riconobbe l’uomo del chiodo e fece una smorfia. “Ma dove cazzo mi trovo?”
domandò. “Voglio dire, ho capito che mi avete portato nel futuro. Ma
dove siamo? A N.Y.C.?”
“Hmm...”
mormorò la dottoressa Berry mentre l’infermiera lo aiutava a scendere dal
letto e a indossare un paio di blue jeans scoloriti. “Cosa intende per N.Y.C.?”
poi ascoltò di nuovo la voce che sentiva solo lei, e aggiunse: “ah, capisco,
New York City. No, mi rincresce: ci troviamo nella IX Continuità ipercontratta.
Se la sua domanda si riferisce alla ubicazione geografica corrispondente
a New York City, mi dispiace ma ci troviamo nel settore XIII
dell’ellittica.”
Dylan
incrociò gli occhi, nauseato. “Ma che cazz...” borbottò, “volevo dire
un’altra cosa. Dove ci troviamo, negli Stati Uniti? E’ questo il paese di
Abramo Lincoln e della torta di mirtilli?”
L’infermiera
lo aiutò a indossare una giacca di panno nero su una felpa girocollo.
“Stati
Uniti...” meditò la dottoressa Berry “hmm. Se il suo problema è quello
della torta di mirtilli, potrei rivolgermi all’hypermusa della Tradizione
alimentare, senz’altro avrà una ricetta codificata. Potrei farle avere una
torta di mirtilli in una quindicina di minuti, ma devo avvertirla che sarà una
riproduzione nano-bio.”
“Lasciamo
perdere,” borbottò Dylan con un gesto roteante della mano. Afferrò la
Stratocaster per il manico, provando l’accordatura “Sbrighiamoci, non vedo
l’ora che tutto sia finito per tornare a casa.”
“Splendido!”
l’espressione di Kiodo si illuminò. “La gente là fuori non aspetta altro.
Sei grande, uomo!”
Dylan
seguì lui e la dottoressa Berry in una specie di corridoio indefinito, poi
arrivati al centro di un’area delimitata da un cerchio di colore rosa si sentì
sollevare verso l’alto. Proteggendosi il capo con le mani, penetrò attraverso
quello che sembrava il soffitto ritrovandosi sulla pedana di un palcoscenico che
imitava un teatro stile anni ‘30.
Un’autentica
ovazione lo accolse. Dylan si schermò gli occhi perché due proiettori lo
mitragliavano dal soffitto del teatro.
Il
cerchio rosa era scomparso. C’erano altri musicisti intorno a lui, un tipo
seduto a una batteria anni ‘50, un bassista che indossava una T-shirt con la
scritta Fate l’amore non fate la guerra, alle tastiere una bionda
turgida con occhiali a specchio e tre coriste grasse come mamme portoricane del
New Jersey.
Dove
cazzo sono capitato? Pensò Dylan schermandosi gli occhi per vedere il pubblico,
ma c’era una specie di nebbia confusa fra il palcoscenico e la platea.
“Ehi,
uomo, che ne dici di Ballad of a thin man?” gli disse il bassista
“coraggio, sei come un dio per questa gente.”
Dylan
si strinse nelle spalle. Provò un breve arpeggiò sulla Stratocaster, che chissà
come era già collegata ad amplificatori comunque invisibili. Cercò il
microfono mentre i musicisti già si dimenavano sul palco. Il bassista si era
inginocchiato, e suonava ad occhi chiusi come un invasato. La tastierista
pestava sullo strumento in modo indecente, ma incredibilmente le note erano
quelle giuste.
Dylan
si schiarì la gola scoprendo che la propria voce era comunque amplificata.
Entri
nella stanza con la matita nella mano,
vedi
qualcuno nudo e dici Chi è quello? 1
Il
pubblico si mise a urlare, in delirio. Nella nebbia indefinita, Dylan distinse
membra che si sbracciavano. Due minacciose presenze si materializzarono accanto
al bassista, cyborg o robot con grossi elmetti chiodati e canne sottili che
sembravano percorse da una tensione elettrica bluastra.
Ma
qualcosa sta accadendo e tu non sai cosa sia, vero signor Jones? 2
Urla
isteriche salivano dalla platea, ma si mantennero a un livello tollerabile per
tutta la canzone. Sull’ultimo colpo di grancassa, la tastierista gli fece un
cenno di consenso e sillabò le parole Absolutely sweet Marie, poi planò
le mani sui tasti producendo un suono come di armonica a bocca.
La
batteria si mosse subito dietro, e il bassista cominciò a saltare come un
tarantolato tenendo il tempo con le oscillazioni della testa.
Bene,
il muretto della tua ferrovia sai che io non posso saltarlo
talvolta
diventa così difficile a vedersi 3
I
due robot si muovevano su e giù per il palco, oscillando minacciosamente le
barre elettriche. Dylan li osservò preoccupato, allontanandosi dall’orlo
mentre suonava. Come ho fatto a farmi coinvolgere da questi fascisti?
Pensò.
Con
tutte queste promesse che hai fatto a me,
ma
dove sei stanotte dolce Marie? 4
Il
basso stendeva una trama uniforme sotto l’ordito delle tastiere. Dylan si sentì
coinvolgere, pensò che fosse la migliore amplificazione che avesse mai avuto a
un concerto. Peccato per quei due robot, pensò ancora.
A
un certo punto, mentre stava suonando It’s all over now, baby blue, gli
parve di vedere un movimento come di motocicletta nella platea. Non è
possibile, deve essere la stanchezza, pensò, o forse l’effetto di
qualche farmaco che mi hanno dato dopo l’incidente. Con questa luce negli
occhi non si vede un cazz...
L’aria
si faceva pesante, Il bassista aveva la T-shirt inzuppata di sudore, la
tastierista si era levata la giacca e suonava a seno nudo.
Il
pittore dalle mani vuote che viene dalla tua stessa via
sta
disegnando campioni folli sulle tue lenzuola,
persino
il cielo si accartoccia sotto di te,
ma
adesso è tutto finito, bambina triste
5
Il
batterista cominciò a prendere a calci la grancassa invece di usare il pedale.
Con la coda dell’occhio, Dylan vide che si era infilato le bacchette nelle
orecchie.
Un
robot toccò con l’estremità della canna elettrificata la mano di un ragazzo
che voleva arrampicarsi sul palco, riprecipitandolo in platea. Non è
possibile, pensò Dylan, è un incubo.
Il
pubblico urlava qualcosa, un grido coerente al di sopra dell’ululato isterico.
La tastierista gli si avvicinò con i seni lucidi di sudore. Come fanno ad
avere tutte seni così rotondi, pensò Dylan leccandosi le labbra.
“Vogliono Motorpsycho Nitemare” gli gridò la donna nell’orecchio.
Il
bassista si era infilato la mano nella patta dei calzoni sbottonata, Dylan
temette che tentasse di suonare con il glande. Il batterista si era cacciato le
bacchette fin dentro il cervello e camminava come un automa inciampando nel
piedistallo dei piatti Zildjan.
Dylan
sentì montare la nausea. Stimò di essere morto nell’incidente. Altri ragazzi
cercarono di montare sul palco, ma i robot li ricacciarono indietro senza
sforzo. Dylan credette di sentire odore di carne bruciata.
Piombai sulla fattoria cercando un posto per fermarmi, ero
davvero molto stanco, avevo fatto un lungo lungo viaggio 6
Il
bassista stava cercando di sfasciare lo strumento battendolo sul palco, malgrado
la musica continuasse. Mi hanno ingannato, pensò Dylan, stanno
suonando in playback.
Dovevo
dire qualcosa per colpirlo davvero duramente,
così
gridai “Mi piace Fidel Castro e la sua barba” 7
Dylan
rivide di nuovo, e questa volta davvero, la motocicletta, quando il centauro si
impennò accelerando per balzare sul palco. Un robot tentò di colpirlo con la
bacchetta, ma la moto sbandò sottraendosi e terrorizzando le coriste.
I
musicisti continuarono imperterriti mentre il centauro scorrazzava intorno alla
batteria inseguito dal robot, il bassista cercava di strangolarsi con le corde
di metallo e Dylan cantava sempre meno convinto.
Poi
la situazione degenerò. Altri ragazzi cercarono di invadere il palco, un
secondo tipo in motocicletta investì un robot. I proiettori rotearono impazziti
disperdendo le coriste e abbagliando Dylan, che smise di suonare. C’era una
confusione incredibile mentre la musica andava avanti da sola attaccando con Black
crow blues.
Dylan
si levò la chitarra elettrica dalla tracolla e arretrò verso il fondo del
palco, ma i centauri mossero verso di lui. Il primo lo raggiunse inchiodando la
Sportster a 17 centimetri dalla sua rotula. “Ehi, uomo, monta su: ti portiamo
via dalla pazza folla.”
La
dottoressa Berry e Kiodo si materializzarono al centro del palco, in mezzo al
cerchio rosa dove lui stesso era apparso. I due robot non riuscivano più
a contenere la folla di ragazzine vestite di frange e ragazzi a torso nudo.
Dylan
prese una decisione rapida, balzò dietro al centauro il quale impennò
rischiando di travolgere la tastierista che gli rivolgeva gesti osceni.
Un
attimo prima di tuffarsi in moto in mezzo alla folla come da un trampolino,
Dylan vide la dottoressa Berry che atterrava il secondo centauro spaccandogli
sul naso la Fender Stratocaster.
*
* *
“Ehi,
uomo, sei passato con la ruota sulla mano di quel ragazzo!” strillò
nell’orecchio del centauro Bob Dylan, che stava imparando a parlare come un
qualsiasi stronzo del futuro.
“Qual
è il problema, uomo?” rispose il motociclista schivando un gruppo di punk con
grossi spilloni inchiodati nelle braccia, che si dispersero ululando nella
strada notturna. La moto continuò a sfrecciare a una velocità da suicidio
nelle strane vie della megalopoli del futuro; alzando gli occhi, Dylan non
avrebbe neppure saputo dire se si trovavano in un ambiente chiuso o all’aria
aperta. La strada era tutto un susseguirsi di locali dall’aria equivoca,
sudicia, con insegne luminose fosforescenti che si animavano appena le guardavi.
Alla sommità degli edifici, una specie di volta del colore di una palla da
bowling nascondeva il cielo, o forse era il cielo.
Il
motociclista strillò oscenità all’indirizzo dei numerosi zombi che
affollavano la strada. Alcuni erano tipi veramente strani: un paio sembravano
prostitute con teste di antilope, e c’erano tizi con proboscidi, altri con
corte corna d’osso ricurvo, tipacci con un collo taurino e la testa a
piramide, altri ancora con due paia di braccia e senza testa.
“Ehi,
qualcuno ci insegue” gridò allora Dylan scorgendo un movimento in fondo alla
via. Il centauro consultò sul manubrio della Sportster uno strumento che
sembrava un televisore delle dimensioni di un paio di pollici.
“E’
quella succhiacapezzoli della tua madrina” disse con disgusto, senza
rallentare “non credevo sapesse tenere il culo in sella.”
Dylan
rifletté sulle parole. “La dottoressa Berry?” disse “faremmo meglio a
farci raggiungere.”
Il
centauro guidò in una gimcana autolesionista in mezzo a chioschi di venditori
di pesce crudo. La dottoressa Berry tenne loro dietro, disperdendo gli sbandati
che già maledicevano la prima motocicletta.
In
centauro di Dylan infilò un quartiere di edilizia industriale in rovina.
Oltrepassarono lunghi casermoni bassi di mattoni scuri, schizzando fango su una
flora cresciuta a forza negli interstizi dell’asfalto. Il cielo aveva ancora
una venatura notturna striata di veleno.
Lanciò
la Sportster su un trampolino, attraversando in volo aereo uno stretto canale di
acqua putrida a una velocità che rischiò di aprire lo sfintere di Dylan, e
penetrò nel capannone di una fabbrica abbandonata attraverso un’alta finestra
di vetri frantumati.
Finalmente
l’autista inchiodò, lasciando una buona percentuale di battistrada sul
cemento. Dylan riaprì gli occhi, trovandosi assediato da un semicerchio di
centauri in sella a moto cromate. Schiarendosi la gola, mollò la presa delle
dita sul chiodo di pelle del centauro.
“Bentornato,
Mean Dean” disse un tizio dagli occhi grandi e bianchi come uova sode, vestito
come Marlon Brando in Fronte del porto.
Il
silenzio scese a fatica quando il motore rallentò e si spense tossendo.
C’erano almeno una ventina di moto, con teppisti vestiti come un film degli
anni ‘50. Le ragazze avevano capelli corti e occhi a specchio, i ragazzi
indossavano giubbotti di pelle e blue jeans scoloriti. Le ragazze portavano
gonne attillate e gambe nude, i ragazzi avevano nei vestiti squarci che
sembravano aperti da un fucile a pompa.
“Mean
Dean ci ha portato un dono dal passato” disse una ragazza con voce da giraffa.
“Vi
ho portato un grande motociclista” ammise il centauro di Dylan, che
evidentemente si chiamava Mean Dean. “I techno lo hanno raccolto in volo
mentre schizzava a testa bassa contro un muro di cemento. Dicono che era un
musicista famoso.”
La
ragazza con gli occhi a specchio rise come un fox-terrier. “Più famoso
di Buzz Trippona?” esclamò. Dylan pensò che era la donna più bella
che avesse mai visto.
“Non
dovresti fare così, Ramona” la rimproverò Mean Dean con sguardo omicida
“quest’uomo sa tenere in mano il manico di una chitarra e suonare
davvero, senza un cultodellapersonalità.”
“Wow!”
lo canzonò Ramona, e poi prestò orecchio a qualcosa che sentiva solo lei
“che bello, ci porti un altro regalo?” disse poi.
Mean
Dean si guardò di scatto alle spalle, verso l’abisso sul canale putrescente.
“E’ una techno” disse eccitato “che spettacolo quando si infilerà con
la faccia nella merda, di sotto.”
Si
avvicinò un rombo di motore che aumentò di intensità. Come tutti, Dylan
rimase ad ascoltare fino a che le ruote girarono a vuoto, poi un bolide schizzò
attraverso la finestra rotta inchiodando a pochi centimetri dalla Sportster.
Mean
Dean lanciò un urlo di rabbia, aspettandosi che gli altri teppisti balzassero
addosso alla dottoressa Berry per immobilizzarla, ma la ragazza chiamata Ramona
li congelò con un riflesso degli occhi a specchio, senza levare le mani strette
a pugno nelle tasche della giacca.
La
dottoressa Berry si passò le dita fra i capelli, riprendendo fiato solo quando
vide Dylan sano e salvo. C’era odore di gomma bruciata, olio surriscaldato e
pesce marcio nel capannone. “Quest’uomo viene via con me” disse la
dottoressa, che indossava occhiali a specchio rotondi.
Ramona
non si curò neanche di risponderle. Tornò verso la propria moto, una Heritage
Softail con rifiniture cromate.
“Mi
spiace,” ghignò Mean Dean, “il tuo uomo ha comprato un biglietto per una
caccia al tesoro” rispose, sicuro dell’appoggio degli altri.
La
dottoressa Berry passò lo sguardo dall’uno all’altro. “Cosa state facendo
qui?” disse con determinazione “questo genere di cose è antietico. Dove
avete rubato questi reperti archeologici?”
“Smettila
di scoreggiare” rispose Ramona minacciandola con un dito “costruiamo da noi
i nostri motori, e attenta come parli perché qualcuno di questi ragazzi
potrebbe proporti per qualche incantevole tortura.”
La
dottoressa Berry si bilanciò sulla Electra Glide, con i piedi a terra.
“Recupero dell’attività artigianale. Siete dei craftpunk. Reazionari
asociali.”
“Basta
così!” la interruppe Ramona “buttatela di sotto e pisciatele addosso.”
Dylan
si domandò se fosse un modo di dire, perché nessuno sembrò prenderla alla
lettera. Ramona gli si avvicinò tanto che gli parve di sentire il profumo di
lillà dei suoi seni. “Ti darò il mio motore, uomo” gli disse a voce bassa
“Mean Dean dice che sai guidare. Ora faremo una caccia al tesoro come quelle
di una volta: scegli una donna per il tuo equipaggio.”
Dylan,
che fino a quel momento aveva cercato di nascondersi dietro la schiena di Mean
Dean, si schiarì la gola ancora seduto in sella alla Sportster. “Eeehh... mi
sento... come dire?”
“Opera
una scelta razionale” disse Ramona tirando giù la cerniera laterale della
giacca mentre le altre ragazze si affollavano intorno, “ne va della tua
sopravvivenza.”
“Scelta
razionale?” la motteggiò Dylan, “ti spiace dirmi cosa c’è di razionale
in tutto questo? Dimmi la verità, si tratta di uno scherzo? Scommetto che è un
programma televisivo.”
Ramona
si sfilò la giacca rimanendo a seno nudo davanti a lui. In un fruscio di stoffa
e plastica, anche tutte le altre si scoprirono i seni. “Una scelta razionale”
insisté Ramona “chi vuoi nel tuo equipaggio?”
Dylan
sentì girare il capo. Al posto dei capezzoli, Ramona portava incastonate nei
seni due schegge di bachelite affollate di transistor. La ragazza dietro di lei
aveva una ragnatela di cotone che sembrava lavorata ad uncinetto, una terza
aveva due dischi piatti di vetro trasparente in cui nuotava qualcosa di
indefinibile.
“Scegli
l’equipaggio” lo incitò Mean Dean, scrollando la moto per farlo scendere.
Dylan
riempì i polmoni di aria, si strinse la mano sinistra alla congiunzione fra
pollice ed indice per cacciare un’emicrania da stress e si sforzò di non
vomitare.
“Un
momento!” intervenne la dottoressa Berry “diamogli tutte le possibilità di
scelta” Così dicendo si sbottonò la blusa della tuta, scoprendosi il seno.
“Non
è valido...” sibilò Ramona fra i denti, ma Mean Dean batté le mani per
applaudire. “Adesso devi scegliere, uomo” disse.
La
dottoressa Berry aveva seni rotondi e pesanti come bombe a mano, con areole
dall’apparenza molto materna. Bob Dylan si sentì ipnotizzare da quei due
occhi di boa constrictor.
“Uaùuuuu!”
strillò Mean Dean rimettendo in moto la Sportster. La dottoressa Berry si
riabbottonò la tuta di lavoro bianca e arretrò sulla sella della Electra Glide
per fare posto a Dylan, che montò con una discreta incertezza afferrando a due
mani il manubrio. Un’altra ragazza prese posto dietro Mean Dean, e un uomo salì
con Ramona. Dylan notò subito la bizzarria del contachilometri, che portava
sovrascritti con una calligrafia fosforescente alcuni commenti in francese:
partendo da Arret, alla velocità minima, passava attraverso Ville,
Route, Autoroute e Circuit per terminare, alla velocità massima, con
Prison.
Improvvisamente
l’acustica del capannone si saturò del rombo di decine di motori, e i
centauri cominciarono a disegnare cerchi ed ellissi con i pneumatici sul
cemento. Uno alla volta, accelerarono in un rumore spaventoso verso il fondo
dell’officina. Sterzavano poco prima di un cumulo di laterizi abbandonati,
sfrecciavano per tutta la lunghezza del locale e schizzavano fuori dall’uscita
in impennata.
La
dottoressa Berry infilò un dito in un rene di Dylan. “Sbrigati, vagli dietro.
La nostra unica speranza di farcela è batterli nella caccia al tesoro.”
“Non
poteva lasciare che mi sfracellassi su quel muro?” disse Dylan a denti
stretti, dando gas e sentendo che la Electra Glide reagiva con prontezza. Mean
Dean e Ramona rimasero indietro per controllarli.
Dylan
provò i freni, poi accelerò rapidamente verso l’uscita provando una stretta
agli intestini per la velocità. Si infilò dietro un centauro, sparandosi come
un proiettile fuori dal capannone mentre il contachilometri si posizionava su Autoroute.
Ramona
si affiancò alla Electra Glide, estrasse qualcosa dalla tasca del chiodo e la
consegnò alla dottoressa Berry che si sporse sulla sella per prenderla. Dylan
pensò ai transistor cuciti al centro dei suoi seni.
“Prima
prova” disse Ramona “una proboscide di trasformato.“
Dylan
vide che Ramona aveva ricevuto una specie di coltello con una lama di ceramica
affilatissima. Ramona li superò, tenendo dietro agli altri che riattraversavano
la fognatura a cielo aperto su un ponte di resina trasparente affumicato
dall’inquinamento e dagli agenti atmosferici.
Sentì
che la dottoressa Berry dietro di lui si bilanciava con attenzione per evitare
di essergli d’impaccio. La testa della colonna di motociclisti rientrò nelle
strade di negozi luminosi, affollati da una pseudoumanità più solitaria delle
monadi di Leibniz.
“Tieniti
forte” gridò Dylan voltando il capo “ora ce la svignamo. Spero tu conosca
la strada.”
La
dottoressa Berry gli afferrò la giacca all’altezza dello sterno. “Non
farlo!” gli intimò “hanno un laser, ci friggerebbero prima di raggiungere
l’angolo della strada.”
I
primi della fila inchiodarono intorno a un branco di esseri davanti a un negozio
la cui insegna diceva FOTTETEVI, Dylan scartò fermandosi subito dietro
al gruppo. Il contachilometri precipitò su Arret. Parecchi equipaggi
erano già scesi mentre i centauri giravano in cerchio intorno alle vittime.
Dylan sentì un vuoto quando la dottoressa Berry balzò a terra correndo verso
la mischia, la lama di ceramica in mano e gli occhi nascosti dalle lenti a
specchio.
Mean
Dean lo seguiva a distanza ravvicinata. Dylan si domandò se fosse lui a portare
il laser, quando la dottoressa Berry ritornò stringendo nell’altra mano
qualcosa che sembrava un pezzo di carne insanguinato. “Abbiamo il primo
reperto” disse senza trionfalismo.
“Che
cazz...” esclamò Dylan “non mi dica che ha mutilato uno di quegli
uomini...”
“Non
fare il moralista” lo redarguì la donna montando in sella dietro di lui con
la proboscide che sgocciolava sangue lungo la manica della sua tuta bianca
“entro pochi giorni quel tizio avrà una faccia nuova, pagherà
l’assicurazione. Sbrigati, guarda che stanno ripartendo.”
Dylan
accelerò fino a Route, tallonato da Ramona. Due o tre trasformati con la
faccia piena di sangue strisciavano lungo il muro per sfuggire ai cacciatori.
Il
cielo si riempì della sagoma fosforescente di un velivolo. Dylan schizzò via
guidando la Electra Glide lungo le vetrine mentre i centauri si sparpagliavano.
Il velivolo illuminò la strada con proiettori di luce mentre il contachilometri
raggiungeva la scritta Circuit. “Volta a destra!” strillò la
dottoressa Berry nel suo orecchio, e nell’inclinare la moto per la curva Dylan
distinse dietro di sé Ramona e Mean Dean.
All’improvviso
il piano della strada precipitò sotto il suolo; si ritrovò in un tunnel
sotterraneo dove file di derelitti dormivano avvolti in stracci e coperte. Dylan
li schivò senza decelerare, ma sentì le urla di quelli investiti dagli altri
centauri. “Non fare mosse azzardate” gridò la dottoressa al suo orecchio
“ne va della nostra incolumità.”
Attraversarono
la stazione sotterranea di qualche mezzo di trasporto, terrorizzando i
passeggeri. Un tubo simile a una colossale lattina di bibita si materializzò
nello spazio fra tre binari trasparenti, vomitando un carico di passeggeri che
si dispersero verso le uscite. Ramona fece cenno di seguirla, e arrampicandosi
su un tappeto mobile in salita si ritrovarono in superficie.
“Seconda
prova” disse Mean Dean affiancandosi “un’ambra marziana da un negozio di
Aranjuez.“
“Per
la miseria!” esclamò Dylan irritato “abbiamo quell’astronave sulle nostre
tracce, e ancora si preoccupano di questa cazzata della caccia al tesoro!”
Altri
centauri li raggiunsero, ma mentre si apprestavano ad uscire dalla stazione,
sbaragliando i passeggeri, un gruppo di uomini vestiti come astronauti e armati
di tubi flessibili irruppe dalla strada.
Un
centauro urlò e piegò di lato il motore, inchiodando, ma scivolò sul
pavimento di resina trasparente in cui erano incorporati quelli che sembravano
mattoni dell’età industriale. Urtò con la ruota anteriore l’angolo di una
vetrata e rimase sbalzato di sella, andò a sbattere contro un distributore di
profilattici mentre la moto strusciava per decine di metri sul pavimento della
stazione, alzando una fontana di scintille alta due metri.
Dylan
posò un piede in terra per svoltare più dolcemente a U, aiutato
dall’equilibrio della dottoressa Berry, ma uno dei poliziotti in tuta
integrale gli puntò contro il flessibile e sparò uno schizzo tubolare di
schiuma compressa che sfondò una vetrata.
“Ehi,
siamo amici!” strillò Bob Dylan agitando le braccia “questi cornuti
mi hanno rapito, chiedete alla dottoressa Berry!”
Ma
il poliziotto aggiustò la mira e questa volta la schiuma tubolare arrivò davvero
vicino alla Electra Glide. La dottoressa Berry si aggiustò gli occhiali sul
naso e gli infilò un dito nell’intersezione fra la mascella e il collo.
“Vedi di filare. Quelli sono della Secur, prima ti cementificano nella schiuma
a presa rapida e poi verificano la tua identità.”
Dylan
non se lo fece ripetere due volte. Accelerò per raggiungere Mean Dean che gli
faceva cenni dal fondo della stazione. Una nuova, colossale lattina si
materializzò al centro dei binari, e senza attendere che i passeggeri
scendessero Ramona impennò la Heritage Softail entrando fra le porte aperte.
Ci
fu un fuggi fuggi generale. Dylan frenò calcolando la distanza, e si ritrovò
all’interno del vagone prima che le porte si richiudessero. “Ehi, uomo!”
esclamò Mean Dean indirizzandogli un gesto osceno “guidi davvero come
un dio!”
Dylan
guardò fuori dal finestrino. La stazione era scomparsa, si trovavano in un
continuum lattiginoso ma non si percepiva movimento. “Lascia stare Dio”
rispose Dylan nervoso “non hai rispetto per Lui?”
Mean
Dean sghignazzò, incredulo. “E poi?” disse “dovrei onorare anche Pallade
Atena?”
Le
porte si riaprirono, i passeggeri che tentavano di salire alla nuova stazione
rimasero esterrefatti. Ramona gli si avventò addosso in impennata, seguita
dagli altri. Bruciarono la distanza per l’uscita e si ritrovarono in una nuova
strada, presumibilmente all’aperto.
Dylan
si accorse subito che avevano raggiunto una zona completamente diversa dalla
precedente. “Questo deve essere l’equivalente di un quartiere in, non
è vero?” disse voltato a mezzo verso la passeggera “di quanto ci siamo
spostati in quei pochi secondi di viaggio nella lattina? Un miglio?”
La
dottoressa Berry si morse le labbra, pensierosa. “Lattina?” rispose “un
miglio? Hmm, a giudicare dall’architettura ci troviamo nella XIII continuità
orizzontale dell’Efficacia Distensiva, direi che abbiamo percorso una distanza
equivalente a 16.000 delle miglia del suo tempo.”
Dylan
sbandò, colto di sprovvista. “Sedicimila miglia? Ma ha idea di quanto
siano 16.000 miglia?”
E
in quel momento un’ombra si materializzò nel cielo. Dylan non fece in tempo
ad alzare gli occhi che una raggiera di spruzzi tubolari di schiuma scese dal
veicolo della Secur, travolgendo la Heritage Softail di Ramona e colpendo la
Electra Glide proprio sul serbatoio. Dylan non si accorse di cadere, ma sentì
la pressione della schiuma sul fianco e sul collo e si domandò se fosse
anestetica perché sentiva di perdere conoscenza.
*
* *
“Chi
si rivede” disse l’infermiera “devo proprio dire che era più bello
l’altra volta, malgrado quella barba rasata male.”
Dylan
emerse dall’incoscienza, vagamente consapevole della pressione esercitata sul
suo organismo fino a poco prima dalla schiuma solidificata. Si domandò se con
il calco del suo corpo avrebbero fatto un monumento.
“Non
tema, l’hanno riportata al laboratorio. La dottoressa Berry si è già
ripresa, vuole assistere al concerto.”
“Oh,
no....” si lamentò Dylan con voce gutturale “non vorrà dire che avete
intenzione di farmi suonare di nuovo...”
“Cosa
crede, che siamo un’opera di beneficenza?” domandò l’infermiera
aiutandolo a rimettersi in piedi “Fra poche ore dovremo riportarla al sito di
prelievo, e non si può dire che la registrazione del concerto di ieri sia un
evento memorabile.”
Dylan
pensò che non aveva mangiato nulla dal suo arrivo in quel futuro demente. “Mi
lasci schiarire le idee. Ci vorrebbe una birra fredda.”
“Birra?”
disse la ragazza “vuole che mi procuri la ricetta presso l’hypermusa della
Tradizione alimentare?”
Dylan
fece un gesto di diniego. “Non se ne parla nemmeno. Mi chiami la dottoressa
Berry, voglio la sua assicurazione che dopo il concerto mi riporterete al luogo
dell’incidente, lasciando che mi spiaccichi sull’highway 80. Meglio di
questo incubo fascista.“
L’infermiera
rise. “Non faccia lo stronzo. Ecco la dottoressa.”
La
donna sembrava in perfetta forma, come se invece che nella schiuma antisommossa
fosse rimasta imprigionata in una maschera rigenerante. “Come si sente?”
domandò “sono felice che sia ritornato in forma. Non vedo l’ora di
assistere al concerto.”
Dylan
aveva un’altra opinione rispetto alla propria forma fisica, ma non replicò.
Ricomparve l’uomo con il chiodo trasparente e un sorriso a metà fra il
preoccupato e il cordiale. “Si torna in prima linea, uomo?” disse
tendendogli la Fender Stratocaster.
“Ficcati
il manico su per il culo” rispose Dylan in yiddish con un sorriso a 32
denti, ma l’altro non capì. Lo scortarono al cerchio elevatore rosa, e
rimasero con lui fino al palcoscenico.
Questa
volta sembrava uno studio televisivo. Una colossale gigantografia che
riproduceva la copertina di Bringin’ it all back home riempiva tutta la
parete alle sue spalle. I musicisti erano i medesimi della volta precedente,
forse i soli che fossero rimasti in grado di interagire con
i finti strumenti del XX secolo.
“Ehi,
è bello averti di nuovo fra noi, uomo!” lo salutò il bassista con un sorriso
sfuocato. Indossava una T-shirt più corta dell’ombelico con una scritta del
tipo “The Clash - London Calling”.
Appena
i proiettori di luce si accesero, la folla scoppiò in delirio. Dylan si domandò
se fossero persone reali o semplici proiezioni tridimensionali ad uso della
registrazione. La dottoressa Berry si ritirò verso il fondo della sala,
attraversando la gigantografia murale per uscire. Kiodo invece si avvicinò a
quella che sembrava una cordicella di sciacquone per un cesso e la strattonò,
obbedendo a una coreografia prestabilita.
Con
raccapriccio di Dylan, due corpi precipitarono da soffitto legati per i piedi.
Quando la corda si esaurì, rimbalzarono diverse volte avvoltolandosi su se
stessi e tornando a svolgendosi. Impietrito per il terrore, stringendosi alla
Stratocaster, Dylan riconobbe i corpi senza vita di Ramona e Mean Dean, nudi e
insanguinati come se fossero stati sottoposti a torture bestiali.
La
folla si era improvvisamente azzittita dopo l’urlo di eccitazione, quando i
corpi erano precipitati verso il pavimento. Dopo qualche secondo di silenzio
assoluto, mentre la macabra impiccagione si stabilizzava, un applauso salì di
intensità, mischiandosi a grida isteriche di giubilo, poi un battere di piedi
cadenzato conquistò il ritmo della folla.
Dylan
rimase incredulo a osservare i corpi senza vita dei due teppisti. Il mondo
nuovo.
“Ehi,
uomo” disse il bassista “che ne diresti di Sad eyed lady of the Lowlands
tanto per cominciare?”
Dylan
deglutì, accorgendosi di avere trattenuto il respiro. Gli spettatori battevano
mani e piedi a ritmo, Mean Dean gocciolava sangue sul pavimento dello studio di
registrazione.
Dylan
mosse un passo verso il pubblico, allacciandosi a tracolla la Stratocaster.
“Questa la faccio da solo” sussurrò, ma l’amplificazione riportò
fedelmente le sue parole provocando un silenzio di attesa. I musicisti si
ritirarono dietro gli strumenti, lasciandolo faccia a faccia con il pubblico.
Dylan
si avvicinò al centro esatto dello studio di registrazione nel silenzio più
assoluto.
Dylan
posò le dita della sinistra sul manico della chitarra nel silenzio più
assoluto.
Dylan
sfilò il plettro dalle corde con le dita della destra nel silenzio più
assoluto.
Dylan
cominciò a suonare la chitarra nel silenzio più assoluto.
Ramona,
avvicinati, chiudi dolcemente i tuoi occhi di acqua
i
dolori della tua tristezza passeranno e si risveglieranno i sensi.
I
fiori di città, malgrado siano come il respiro, diventano talvolta come la
morte,
e
non c’è senso nel cercare di comprendere chi muore,
anche
se non riesco a spiegarlo in rima.8
Il
pubblico rimase in silenzio, nel buio, osservando le dita di Bob Dylan sulla
tastiera della chitarra. Qualcuno accese una piccola luce.
Posso
vedere che ti hanno confusa
nutrendoti
la mente
con
l’inutile schiuma delle bocche 9
Molti
altri accesero piccole luci, che si riflessero sulla pelle torturata di Ramona.
Molte
volte ti ho sentita dire
che
non sei migliore di nessuno
e
che nessuno è migliore di te: se davvero lo credi,
sai
che non hai nulla da vincere e nulla da perdere. 10
Qualcuno
nel pubblico si era alzato in piedi. Dylan vide con la coda dell’occhio che i
musicisti si erano defilati, mentre i consueti robot si mantenevano lontani,
nascosti alla vista degli spettatori.
Rimarrei
a parlarti per sempre
ma
ben presto le mie parole si trasformerebbero in un suono senza significato,
perché
in fondo al mio cuore so che non c’è aiuto che io possa darti.
Tutto
passa, tutto cambia, fa’ semplicemente ciò che pensi di dover fare,
e
un giorno bambina, chissà, verrò
da te e sarò in lacrime. 11
1
“You
walk into the room with your pencil in your hand, you see somebody naked and you
say Who is that man?” [Ballad of a thin man]
2
“But something is happening here and you don’t know what it is, do you
Mister Jones?” [Ballad of a thin man]
3
“Well, your railroad gate you know I just can’t jump it, sometimes it gets
so hard to see” [Absolutely sweet Marie]
4
“...with all these promises you left for me, but where are you tonight, sweet
Marie?” [Absolutely sweet Marie]
5
“The empty handed painter from your street is drawing crazy patterns on your
sheets, the sky too is folding under you, and it’s all over now, baby blue”
[It’s all over now, baby blue]
6
“I pounded on a
farmhouse looking for a place to stay, I was mighty mighty tired, I had come a
long, long way” [Motorpsycho nitemare]
7
“I had to say something
to strike him very weird, so I yelled out “I like Fidel Castro and his beard””
[Motorpsycho nitemare]
8
Ramona come closer, shut
softly you watery eyes,the pangs of you sadness will pass as your senses will
rise. The flowers of the city though breathlike get deathlike sometimes, and
there’s no use in trying to deal with the dying though I cannot explain that
in lines. [To Ramona}
9
I can see that you head
has been twisted and fed with worthless foam from the mouth
[To Ramona}
10
I’ve heard you say many times that you’re better than no one and no one is
better than you, if you really believe that, you know you have nothing to win
and nothing to lose [To Ramona}
11
I’d forever talk to you but soon my words would turn into a meaningless ring,
for deep in my heart I know tere’s no help I can bring. Everything passes,
everything changes, just do what you think you should do, and someday maybe, who
knows baby, I’ll come and be crying to you
[To Ramona}
Franco
Ricciardiello
Scritto
nell'aprile 1995
Pubblicazioni:
"Intercom"
n. 148/149, Terni 1999
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