Tommy Gunn (Leeds, 29/9/1999, vivente) Pseudonimo di John Kenneth Ainsworth. Dopo il liceo presso la scuola pubblica, J.K.A. comincia ad occuparsi di informatica applicata al campo della grafica pubblicitaria. Nel ‘23 esordisce in veste di autore al Symposium International di Linz con un’opera innovativa dal punto di vista della semantica musicale: Ars ‘lektronika, pubblicata con lo pseudonimo di T.G.. La risonanza internazionale dell’opera lo porta alla ribalta. Abbandonato l’insegnamento part-time in un liceo di Bradford, si iscrive a corsi universitari a Glasgow. Il successo delle opere seguenti, da European Future Civil War (2027) a Life Not Be Proud (2031) gli assicura un pubblico internazionale. La seconda fase della sua carriera artistica fiorisce all’ombra della crisi economica e sociale degli anni ‘30. L’opera artistica di T.G. si tinge di toni messianici, le sue performances dal vivo si moltiplicano in Inghilterra mentre diserta le reti degli altri Paesi europei e americani. Nel ‘34, a partire da Moral Majority Strikes Back, la polemica di T.G. si rivolge contro il cd. “fascismo virtuale” o “elettronico”, intendendo come tale l’influenza sociale della politica populista di Clive Winston Bentham. La nuova filosofia nichilista di T.G. ha un’influenza indubitabile su vaste masse di emarginati, specialmente sulla lower middle-class respinta in una progressiva pauperizzazione dalla crisi economica. I famigerati tommyguns, fan di T.G., monopolizzano la cultura proletaria dei nostri anni. In una sorta di ridondanza artistica e sociale, T.G. assume egli stesso atteggiamenti da tommygun: si fa ritrarre durante le performances con armi automatiche, sottoponendo il proprio corpo a mortificazioni farmacologiche (anfetamine, stupefacenti artificiali) e mutilazioni pubbliche (autoamputazione della falange di un dito, aghi di ferro nelle braccia, tentativo di trapanare “dal vivo” la tibia della gamba destra). Attualmente, T.G. possiede un’influenza indiscutibile su enormi masse urbane, soprattutto di giovani disoccupati, in preda a una sorta di isteria collettiva: un contropotere underground che minaccia da vicino la stabilità sociale di una nazione sull’orlo dell’implosione economica.