Gentilissimo signor

RICCIARDIELLO FRANCO

 

Milano, 10 gennaio 1986

 

Gent.mo Signor Ricciardiello,

 

il Suo romanzo LA ROCCA DEI CELTI è stato oggetto di lunghe riflessioni nella nostra redazione. Da una parte avevamo un'opera di buon stile, ben strutturata e molto pensata. Un'opera di uno scrittore che era senz'altro da incoraggiare. Dall'altra parte ci siamo trovati davanti ad un romanzo che per idee era da scartare, poiché, da questo punto di vista era una lettura destinata a deludere i nostri lettori.

Cerchiamo di chiarire i principali difetti:

Prima di tutto, l'idea base: la fantarcheologia è un tema che offre poche possibilità ed è stato ampiamente sfruttato. Dunque lo spunto fantastico sa di vecchio, di già letto. Perdipiù l'antico e sfruttatissimo paradosso del tempo circolare, dell'uomo che ritorna nel passato a interpretare se stesso è talmente risaputo che nell'esatto momento in cui si rivela che Franco è il clone di Sioraì si rivela anche la conclusione con molto anticipo.

In secondo luogo, pur non volendo essere patiti a oltranza dei colpi di scena, le battaglie e i grandi drammi, un'altra grave carenza del romanzo è rappresentata dall'estrema quotidianità di gran parte del romanzo. Lunghi brani sono infatti dedicati ai rapporti tra Franco e l'Irlanda, alla storia d'amore con Caitlin, al rimpianto per Fionnula e a scene conviviali di folklore irlandese. Poche tracce di "sense of wonder". Insomma, si tratta di una storia gradevole, forse romantica ma molto convenzionale.

Inoltre i riferimenti all'Irlanda sono molto interessanti e siamo stati lieti di leggere informazioni sulla cultura celtica. Ma in più punti si nota con fastidio un affastellarsi di note storiche (e di cronaca) che fanno intuire il desiderio d'inserire nel romanzo tutte le informazioni in possesso dell'autore, anche a rischio di abbandonare il racconto.

In conclusione il romanzo è stato rifiutato, ma con vero rincrescimento, perché, senza tralasciare le ottime capacità da Lei dimostrate nell'approfondimento psicologico, dovrebbe scegliere tematiche più originali e non dimenticare che la parte quotidiana del romanzo non può soffocare e rendere secondari gli spunti fantascientifici.

Siamo comunque certi che in un prossimo futuro sentiremo ancora parlare di Ricciardiello, perché, a parte alcune negatività, che forse abbiamo giudicato troppo severamente, ha dimostrato ottime capacità di narratore.

Con i nostri migliori auguri

EDITRICE NORD

Gianfranco Viviani

 

 

 

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