FRANCO RICCIARDIELLO

Mitologie del futuro prossimo

Immagini e lingua nei racconti di J.G.Ballard dal surrealismo allo spazio interno

Introduzione all'intervento del 18 luglio 2001 al festival Invasioni di Cosenza, in occasione del Ballard's Day

 

 

James Graham Ballard è noto al grande pubblico soprattutto come autore di opere lunghe. In realtà, per lo meno fino a quando è rimasto scrittore quasi esclusivamente di science fiction, ha espresso il meglio della propria scrittura nei racconti piuttosto che nei romanzi: è infatti nelle storie di lunghezza limitata che trova il compimento più esemplare la sua poetica dell'inner space, dello spazio interiore, come ambito di indagine letteraria in opposizione all'outer space, lo spazio esterno al sistema solare che era invece lo scenario preferito della fantascienza dell'epoca.

Mediante un breve viaggio in una serie di racconti risalenti agli anni Sessanta ("La prigione di sabbia", "Il giorno senza fine", "I pazzi", "I mille sogni di Stellavista" e il ciclo di Vermilion Sands, "Essi ci guardano dalle torri") è possibile definire i contorni dell'immaginario del primo Ballard: desolati paesaggi dimenticati in anse del tempo, isole di civiltà decaduta, reliquie di un passato tecnologico che ha lasciato cicatrici nella coscienza dei protagonisti. Queste deserted cities of the heart, desolate città del cuore per citare il titolo di un romanzo di John Shirley, diventano lo scenario di storie psicologicamente involute, in cui l'alienità del paesaggio devastato si riflette sulla psiche dei protagonisti. Il punto di vista di Ballard, quasi sempre un maschio inglese della classe media, assume la funzione di un occhio privilegiato le cui percezioni della realtà appaiono incomprensibilmente distorte: in questo ambiente nel quale le frontiere psicologiche fra il sé e gli altri si sbriciolano progressivamente, i personaggi di Ballard entrano in relazione con enigmatiche figure femminili che come buchi neri mentali distorcono lo spazio e il tempo psichici, risucchiando la residua lucidità dell'occhio narrante.

Il fulmineo incipit di questi racconti ci precipita fino dalle primissime parole in medias res, nel cuore di una vicenda nella quale l'Evento che ha prodotto lo straniamento (di solito una catastrofe, dunque un avvenimento pubblico) è già avvenuto; ciò che rimane da descrivere è la catarsi individuale, l'evento privato dei personaggi: un dramma con pochi attori (protagonista, antagonista, deuteragonista) che è la storia vera e propria, alla fine della quale i rapporti di equilibrio risulteranno irrimediabilmente sconvolti.

Ciò che interessa il primo Ballard, in definitiva, è l'impatto del futuro sull'uomo, che del senso del meraviglioso rappresenta il lato oscuro: non per nulla i suoi paesaggi alieni sono debitori, con le loro geometrie di ombre nette nella luce solare, angoli retti, forme stampate sullo sfondo orizzontale di uno scenario desolato, del surrealismo di De Chirico.

< ritorna all'indice saggistica