FRANCO RICCIARDIELLO

Il cyberpunk

 

 

Il movimento cyberpunk ha sfondato i muri del ghetto. Per la fantascienza, la conquista di una stabile dignità nell'universo della letteratura era impensabile; e poi, improvvisamente, il presente della tecnologia e la visione del futuro tecnologico hanno cominciato a coincidere. L'invenzione del ciberspazio di William Gibson ha collimato con l'allucinazione consensuale della realtà virtuale, e tutte le barriere si sono abbattute quasi simultaneamente. Poiché la rivoluzione estetica era stata anticipata da Blade Runner, P.K.Dick, il demiurgo dell'inconsistenza del reale, ha sostituito nell'immaginario collettivo Asimov, il buon dottore dell'ottimismo scientista. Se oggi la fantascienza si pubblica anche fuori dalle collane specializzate attirando l'attenzione della critica, se è entrata di diritto nei programmi di studio delle università, tutto è avvenuto grazie al cyberpunk. Prima degli anni Ottanta sembrava che il fantasy fosse destinato a soppiantare la science fiction nel gusto dei lettori: il cyberpunk ha eretto un argine, riportando la scienza al centro dell'interesse della narrativa non-mimetica, l'influsso della tecnologia sul futuro dell'uomo al centro dell'immaginario del futuro. Il fantasy è una rivolta reazionaria nei confronti della modernità, il cyberpunk ci aiuta a accettare la modernità trascinandoci per i capelli nell'occhio del ciclone postmoderno. Dopo di esso la fantascienza non è più la stessa: come già accadde dopo la new wave, la fantascienza è scesa sulla terra, e qualsiasi sguardo sul futuro non potrà più prescindere dalle fantasie di Gibson, Sterling, Stephenson e tutti i loro compagni di viaggio.

 

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