FRANCO RICCIARDIELLO

L'ingegneria genetica

Intercom n.

 

 

L’acceso dibattito etico che si svilupperà nei prossimi anni a proposito di ingegneria genetica ha soltanto un altro precedente nella storia della scienza moderna: l’energia nucleare. È ipotizzabile una accanita contrapposizione anche senza ammettere necessariamente un impiego militare delle biotecnologie. Infatti, già oggi solleva polemiche un presupposto filosofico, più che epistemologico: ammesso che la scienza ne abbia la possibilità, è lecito che l’uomo intervenga sulla natura biologica dell’umano? La risposta più sbagliata potrebbe essere quella dei fanatici anti abortisti negli USA, che cercano di terrorizzare utilizzando persino l’omicidio i medici che praticano interruzioni di gravidanza. Sul versante “possibilista”, una proliferazione incontrollata degli esperimenti non faciliterebbe il dibattito.

La questione sarebbe molto più semplice se i probabili sviluppi dell’ingegneria genetica non facessero presagire una rivoluzione scientifica di proporzioni mondiali. Il Rinascimento rappresentò una rivoluzione soprattutto epistemologica, un cambio di mentalità che comportò la separazione delle discipline scientifiche da quelle umanistiche, la nascita della Scienza come autonoma dalla filosofia; la cosiddetta seconda rivoluzione, iniziata negli ultimi decenni dell’Ottocento, fu soprattutto una gigantesca espansione tecnologica, che nel XX secolo ebbe pesanti risvolti sulla percezione del corpo e della natura da parte degli esseri umani. Sulla scorta di questa espansione esponenziale delle applicazioni tecnologiche, si pensò di recente che la nuova frontiera dell’umanità sarebbe stata la conquista dello spazio, che portò alla miniaturizzazione della tecnologia e infine all’informatizzazione.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, gli scrittori di sf si lanciarono nelle più ardite speculazioni spaziali, tanto che per lungo tempo la letteratura di fantascienza - complice il cinema degli effetti speciali - fu confusa con l’avventura spaziale.

Ma se è estremamente difficile prevedere gli sviluppi della tecnologia nei prossimi anni, è virtualmente impossibile ipotizzare cosa succederà fra più di mezzo secolo: esaurite le illusioni stellari, dalla metà degli anni Ottanta la fantascienza ha cominciato a rivolgersi, più realisticamente, all’influsso della tecnologia sull’uomo, precedendo in questo la ricerca scientifica.

La rivoluzione prossima ventura, l’ingegneria genetica, è destinata a ridefinire la nostra percezione del corpo, a confondere i confini dell’organico e dell’inorganico, a produrre tali e tante trasformazioni nell’organismo umano da rendere probabilmente inapplicabili, da qui a un secolo, le nostre definizioni di “umano”.

La scoperta del funzionamento delle proteine e la capacità di riprodurlo apre una varietà quasi infinita di scenari, narrativamente interessanti, per un certo vero anche eticamente delicati: tuttavia, il momento ideale per esplorare le implicazioni etiche di una scoperta scientifica è quando la sua tecnologia è giovane. I lettori di fantascienza sanno che la loro letteratura favorita è assolutamente preparata a speculare sulle implicazioni epistemologiche della scienza. La sf ha già dimostrato di esserne in grado, (1990) a partire da “Il mondo nuovo” (Brave new world, 1932) di Aldous Huxley, fino a “Jurassic Park” di Michael Crichton, di guardare con occhio maturo – preoccupato o meno – alla manipolazione genetica, e cito solo alcuni esempi: “Oltre l’orizzonte” (Beyond this horizon, 1942) di Robert Heinlein, “L’alveare di Hellstrom” (Hellstrom’s hive, 1972) di Frank Herbert, infine il recente ribofunk, sottogenere inventato da Paul Di Filippo. Recentemente, un nuovo impulso alla ricerca scientifica (e all’immaginario di genere) è stato dato dai progressi sulla via della clonazione di forme di vita superiore. Ci auguriamo che la science fiction possa contribuire con maturità al dibattito.

 

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