INTRODUZIONE

di Gian Filippo Pizzo

Se non andiamo errati, e se nel frattempo qualcuno - sfruttando l'onda di quella che ormai possiamo considerare l'ultima "moda" cinematografica (o ripresa della medesima dopo i fasti degli anni Ottanta) - non ci ha preceduti, questo è il primo libro che viene pubblicato (e non solo in Italia) sul genere dell'heroic fantasy. Per la verità, esiste un libro dal titolo quasi identico al nostro - Il cinema fantasy di Asciuti ed Esposito, Fanucci Editore - ma, a prescindere dalla data di pubblicazione ormai lontana (1985), quel testo si occupava del fantastico in generale, escludendo solo quelle branche del fantastique già codificate quali fantascienza ed horror, e non "entrando" particolarmente nella accezione da noi considerata.

Il termine "fantasy" è infatti ambiguo, o meglio, è utilizzato in maniera ambigua nel lessico italiano. Da un lato esso è sinonimo di fantasia o fantastico (aggettivo sostantivato), e quindi i recensori cinematografici e i classificatori dei film (soprattutto nelle "civette") tendono ad attribuirlo a tutte le pellicole che sfuggono ad altre classificazioni, in un calderone che comprende il meraviglioso, il surreale, a volte il favolistico, insomma tutto ciò che è "strano". Per carità, non è che si pretenda il rigore teorico di un Todorov: questo è perfettamente lecito e non saremo certamente noi a biasimarlo. Semplicemente, registriamo il fatto.

Dall'altro lato, fantasy indica un genere più preciso, o meglio un sottogenere dell'intera produzione fantastica, del quale più avanti definiremo i contorni. Per adesso sottolineiamo che è usato come contrazione di heroic fantasy, locuzione a volte tradotta come "fantasia eroica" (non ha avuto fortuna un'alternativa probabilmente più significativa: "fantasia epica"), e che in questo senso viene usato dai fruitori di letteratura fantastica, dai giocatori di ruolo, dagli appassionati di fumetti, e anche dai cinefili che distinguono tra fantasy e fantastico (non a caso nel mondo anglosassone si è preso a prestito il francese "fantastique" nel tentativo di distinguere questa dal fantasy).

Dunque noi ci occupiamo di cinema fantasy nel senso di heroic fantasy, e se non abbiamo potuto specificarlo nel titolo per non renderlo troppo pesante, dal sottotitolo questo è chiaro.

Ma cosa è la fantasia eroica, e in cosa si distingue dal fantastico in generale (per meglio dire: quale è la specificazione che l'aggettivo eroico dà alla dimensione fantastica)?

Anche qui, non staremo a fare discorsi complicati (e inutili), magari metodologicamente corretti ma che all'atto pratico non portano da nessuna parte: da cinefili, non possiamo dimenticare mai che il cinema è essenzialmente un'arte visuale, la quale sovente - proprio per le sue caratteristiche intrinseche - sfugge alle definizioni che sono (o possono essere) valide nell'ambito della critica letteraria. Diremo perciò semplicemente quale è la nostra versione, di quali film ci vogliamo occupare.

Il film di partenza è Conan il barbaro* di John Milius. Il regista americano mette in scena un personaggio che ha alle spalle quasi mezzo secolo di fasti letterari, essendo nato negli anni Trenta sulle riviste popolari ed avendo vissuto una seconda stagione di grazia a partire dai prima anni Sessanta, prima con la ristampa riveduta dei racconti originali e subito dopo per essere diventato un fumetto di grande successo. Si tratta dunque di un personaggio già consolidato e che a sua volta diventerà il prototipo delle produzioni successive.

Chiarito che non consideriamo certo il film su Conan come paradigmatico dell'intero genere, ma solo come un punto di partenza (sia logico che temporale), ecco in sintesi le sue caratteristiche, che in qualche modo lo sono anche dell'heroic fantasy (chiamata anche Sword & Sorcery, ossia "Spada & Magia", in assonanza con "Cappa e spada"): un eroe forzuto, coraggioso e scaltro, ma non privo di umane debolezze; un'ambientazione in un mondo diverso dal nostro, con caratteristiche che lo fanno assomigliare ad un misto tra il tempo dei barbari, il feudalesimo e il Medioevo (più Alto che Basso); una ricerca (quest) o una missione pericolosa da compiere; la presenza - essenziale e determinante - di elementi magici: maghi e stregoni, filtri e pozioni, amuleti e spade invincibili, mantelli dell'invisibilità, mostri e demoni, creature fiabesche e misteriose, e via dicendo. La (heroic) fantasy può essere "alta" (se, ad esempio, configura un mondo dove la lotta tra Bene e Male è predominante e che può servire da esempio e da stimolo per il "nostro" mondo, come ne Il signore degli anelli*) oppure "popolare" (se è priva di significati moraleggianti e privilegia la pura avventura, come appunto in Conan*) ma questo a noi poco importa, anche perché la traduzione cinematografica sovente attenua le distanze presenti nella narrativa. Quello che ci interessa è che ci siano gli elementi sopra descritti, in misura più o meno predominante e quindi variamente mescolati.

Partendo dunque da Conan è facile trovare sia epigoni più o meno riusciti che esempi differenti che comunque rientrano nel canone. Un caso notevole, che citiamo subito per sgomberare il campo da possibili equivoci, è quello di Harry Potter*, che apparentemente sembra agli antipodi della heroic fantasy. Eppure, anche qui abbiamo un eroe coraggioso anche se non forzuto (è un ragazzo!), una ambientazione se non proprio medioevale comunque simile al Rinascimento Inglese - ancorché "parallela" al nostro universo, elementi magici addirittura a bizzeffe, e una missione da assolvere tra mille pericoli. Tutto da copione!

Ma a questo punto è possibile anche un'altra operazione: risalire all'indietro e rintracciare esempi di (heroic) fantasy precedenti, di film che rispettino in media gli stilemi che abbiamo enunciato anche se allora non esisteva un punto di riferimento. Questa è una operazione comune nell'ambito della critica cinematografica, in cui i "generi" sono sempre stati definiti a posteriori, e d'altra parte le espressioni della cultura popolare (a cui il cinema appartiene) non possono contare su "manifesti" e punti di partenza definiti come succede nella letteratura o nell'arte.

Ecco che allora ci accorgiamo che molti film classificati come storici, peplum, mitologici, in costume, avventurosi, esotici, fantastici tout court e persino fantascientifici o horror, in realtà appartengono proprio alla nostra fantasy. Certo, l'operazione di definizione non è esente da rischi, ma basta un po' di buon senso per risolvere la questione. Tanto per fare qualche esempio, il ciclo di Indiana Jones non rientra nella fantasy come la intendiamo noi perché gli elementi "fantastici" presenti sono piuttosto scarsi, spesso limitati ad una manifestazione di soprannaturale nei finali (di fatto, comunque, proprio perché ci sono, tendono ad inserire questi film nel fantastico in generale). La miriade di pellicole dedicata al Ciclo Arturiano vi rientra soltanto in parte, quando cioè gli elementi fantastici sono predominanti (come in Excalibur*), mentre non ci stanno quelli che affrontano la materia soltanto dal punto di vista dell'avventura, storica o pseudo tale (come I cavalieri della Tavola Rotonda o Il primo cavaliere) o del rapporto amoroso tra Lancillotto e Ginevra. Un ciclo come quello di Guerre stellari*, normalmente considerato di fantascienza, vi rientra quasi appieno: al di là dell'ambientazione futura e spaziale, abbiamo infatti gli eroi, sprazzi di mondi medievaleggianti, la missione da portare a termine e gli elementi "magici" o ultrascientifici (creature misteriose, maestri-stregoni e la "forza"); d'altra parte gli appassionati di letteratura hanno già da tempo coniato le definizioni di space fantasy e science fantasy per indicare quei sottogeneri che stanno proprio al confine tra science fiction spaziale ed (heroic) fantasy.

Più difficile districarsi all'interno di un altro genere, quello mitologico e leggendario. In teoria, se un'opera filmica è la trasposizione di un mito conosciuto (metti, ad esempio, l'Odissea) resta nell'ambito del filone mitologico, mentre se è "inventata" pur ispirandosi ad ambientazioni, situazioni e personaggi mitologici (i vari Ercole e Maciste del cinema italiano degli anni Cinquanta e Sessanta) rientra nella proto fantasy - sempre che siano comunque presenti quegli elementi magici che abbiamo considerato essenziali. E' questo il criterio che abbiamo cercato di seguire, ma non è detto che ci siamo sempre riusciti. Spesso il confine tra storia immaginata e mito classico è labile, e se questo succede per il canone greco-romano, per noi mediterranei il più conosciuto, figuriamoci per quanto riguarda le leggende mediorientali (da Le mille e una notte), per quelle nordiche e per quelle del resto del mondo (in particolare il cinema cinese e giapponese, sempre più presente nel mercato occidentale, e sempre almeno "venato" di fantastico). Nell'incertezza abbiamo preferito un criterio inclusivo, anche per due considerazione, entrambe ovvie. La prima, che miti e leggende sono comunque alla base dell'ispirazione degli scrittori fantasy (Tolkien non avrebbe mai scritto le sue opere se non fosse stato uno studioso del Beowulf e dei poemi norreni). La seconda, che a differenza dei miti greci, molto radicati nella nostra cultura e che noi riconosciamo appunto come "miti", gli altri (scandinavi, irlandesi, arabi, orientali, etc.) ci appaiono più estranei e li leggiamo decisamente come fantasy.

Un genere che abbiamo escluso programmaticamente, perché in effetti sembra entrarci molto poco con il nostro discorso, è quello favolistico, sia per quanto riguarda i classici da Esopo a Perrault ai Grimm, sia per opere più moderne ma ormai considerate classiche (da Alice nel paese delle meraviglie al ciclo del Mago di Oz, da Pinocchio a Peter Pan), anche se qualcuna poteva avere degli elementi in comune con la fantasy. Il fatto è, da una parte, che la fiaba ha un aspetto pedagogico e un sottofondo moralistico - anche se nelle versioni per lo schermo spesso si perdono - che nell'heroic fantasy sono del tutto assenti (Tolkien è etico, non moralistico - ma preferiamo non dilungarci a disquisire della differenza). D'altra parte, da un punto di vista strutturale c'è una differenza notevole: nelle fiabe - che sono situate in un mondo totalmente fantastico - tutto è possibile: Peter Pan può volare, Alice attraversare uno specchio, Pinocchio trasformarsi in un asino, e tutto ciò senza bisogno di spiegazioni (perché, ovviamente, si tratta di allegorie). Nella fantasy vige invece ancora il criterio della verosimiglianza, per quanto allargato alle dimensioni del fantastico: per diventare invisibili ci vuole un anello magico, per trionfare sui nemici occorre una spada fatata, per superare un pericolo bisogna sviluppare un incantesimo: i mondi della fantasy devono comunque obbedire a delle regole.

Anche qui ci possono essere delle eccezioni (un rimaneggiamento in chiave più fantastica di una vecchia favola può configurare un'opera diversa dall'originale) e soprattutto non è del tutto agevole distinguere una "fiaba moderna" da una "fantasy per bambini". Come nel caso del mito, anche qui abbiamo preferito includere piuttosto che escludere, e se qualcuno non è d'accordo gli chiediamo scusa e andiamo avanti.

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Finiamo con qualche nota tecnica di lettura. I film in grassetto sono quelli inerenti al tema in esame (e quelli seguiti dal simbolo "*" rimandano alle relative schede), mentre in corsivo abbiamo indicato i film di genere diverso e quelli inediti in Italia. Sempre in corsivo sono titoli di romanzi, serie televisive, fumetti, giochi.

Gli estensori dei vari capitoli sono indicati nel Sommario, ma ogni singola parte ha beneficiato dell’apporto degli altri autori, che hanno corretto, suggerito e spesso anche integrato il lavoro del redattore. La scelta dei film da citare, la struttura generale del volume e la revisione del tutto sono invece frutto di un lavoro collegiale.

Desideriamo ringraziare innanzi tutto Giuseppe Lippi, che ha gentilmente accettato di fare la prefazione, e soprattutto Andrea Lazzeretti e Luca Somigli, che oltre a redigere alcune schede e ad impreziosire il volume con due validi saggi, ci sono stati vicini sin dall’inizio del lavoro con suggerimenti e consigli e con l’integrazione di alcuni paragrafi.