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di Roberto Chiavini e Gian Filippo Pizzo



 
 
 

EYMERICH, FANTASTICO INQUISITORE

Al personaggio di Eymerich abbiamo dedicato un articolo all'interno del dossier sull 'Inquisizione nel GdM dell'ottobre 1997, seguito da due box apparsi rispettivamente sui fascicoli del Giornale del gennaio e dell'aprile 1998. L'articolo e il primo dei riquadri sono ospitati nella pagina ufficiale del Valerio Evangelisti Fan Club alla quale rinviamo, chiarendo per correttezza che si tratta dell'articolo nella forma e nella dimensione in cui era stato redatto, mentre la versione pubblicata è stata tagliata.
Ecco qui di seguito il secondo dei box, seguito da un'intervista ad Evangelisti e da una recensione de L'ombra dell'Inquisitore apparse nel settembre 1999.

IL DOPPIO MEDIOEVO DI EYMERICH

Per la terza volta, nel giro di pochi mesi, ci capita di parlare dell'Inquisitore Nicolau Eymerich, il personaggio di Valerio Evangelisti al quale avevamo dedicato un articolo nell'inserto sull'inquisizione del GdM di ottobre scorso: è che le trame di Evangelisti sono talmente ricche da contenere diversi spunti e da poter rientrare in diversi argomenti.

Nel caso odierno non si tratta solo del fatto che Eymerich sia un temibile esponente della Santa Inquisizione, che agisce in pieno Medioevo (nella seconda metà del 1300) per stroncare con forza e crudeltà tutte quelle che egli ritiene manifestazioni diaboliche ed eretiche (e che fanno rientrare i romanzi in un particolare genere di narrativa gotica). Si tratta anche del fatto che le parti ambientate nel futuro dei romanzi di Evangelisti (il quale usa un'avvincente stile narrativo che alterna l'ambientazione medioevale a quella contemporanea e a quella futuristica) descrivono una sorta di medioevo prossimo, conseguente alla caduta della civiltà a causa dell'epidemia mondiale di anemia falciforme descritta in La carne e il sangue di Eymerich. (Tale ambientazione ritorna anche in alcuni racconti al di fuori del ciclo su Eymerich.)

Dei cinque libri fin'ora apparsi solo due sono facilmente reperibili, entrambi presso Mondadori: Il mistero dell'inquisitore Eymerich e l'ultimissimo Cherudeck: un'avventura dell'inquisitore Eymerich (Superblues, L. 30.000). Quest'ultimo è il più atipo della serie, decisamente il più tenebroso e terrificante (ma anche il meno chiaro), diviso tra il solito caso di eresia medievale (stavolta lo spiritualismo) ed una misteriosa cittadina friulana contemporanea, ponte di passaggio tra il nostro mondo ed una sorta di universo parallelo che potrebbe anche essere l'Inferno. O, quanto meno, un inferno creato al di fuori dal tempo proprio da Eymerich.

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A colloquio con l’autore dell’acclamato ciclo dell’Inquisitore Eymerich e del più recente Magus, biografia fantastica di Nostradamus
 
 

INTERVISTA CON VALERIO EVANGELISTI

di Gian Filippo Pizzo & Roberto Chiavini

La prima domanda è: come si sente un autore a descrivere un personaggio malvagio come Eymerich? Non sarebbe stato più gratificante inventare un "buono", un personaggio solare, positivo, come tanti della narrativa popolare? Aggiungo una cosa: anche tanti altri autori di celebri cattivi gli contrappongono un buono, anche se destinato alla sconfitta (ad esempio Fantomas e l'ispettore Juve), invece nei tuoi romanzi di buoni proprio non ce n'è (al massimo ci sono degli innocenti).

Il gioco perverso che faccio con i lettori, e anche con me stesso, è quello di spingerli a identificarsi, anche senza volere, con un personaggio che è l'incarnazione stessa dell'intolleranza. Non, dunque, limitarsi a leggere le sue avventure, ma divenire lui! Questo è molto più gratificante, secondo la mia esperienza, che mettere in scena un protagonista positivo: solletica istinti ferini che tutti ci portiamo dentro, permettendo di liberarli senza remore morali. Io scrivo storie volutamente ambigue, in cui la distinzione tra bene e male è incerta e sfumata. Cerco così di alludere a una società che, a mio giudizio, si è incamminata sulla stessa china.

Perché il gioco riesca, occorre però che Eymerich non sia malvagio fino in fondo. Anzi, non lo definirei "malvagio" per nulla. E' crudele, asociale, capace quasi di tutto, ma non è mai sordido o meschino, né pratica un sadismo gratuito. In un certo senso è un idealista, e anche nelle sue peggiori azioni c'è sempre qualcosa di grande, che fa rimpicciolire i suoi nemici. Fantomas era differente: quasi un'astrazione, il male allo stato puro. Un eroe metafisico. Difficile identificarsi in lui: più facile farlo con Juve o con Fandor. Il fatto è che Fantomas si muove in un contesto in cui le distinzioni etiche conservano un senso. Eymerich, invece, si muove in un mondo svuotato di valori.

Mi scuso per aver usato il termine "malvagio", è stata una semplificazione eccessiva. Ma sono d'accordo con te: Eymerich non è malvagio, è intransigente, intollerante, crudele, introverso, asociale, ma non proprio malvagio. Comunque, la tua risposta mi fa pensare di non aver sbagliato quella volta che ho scritto (sul "Giornale dei Misteri") che i tuoi romanzi piacciono di più per le vicende narrate che per il personaggio in sé stesso.

In un certo senso, Eymerich sarebbe il catalizzatore (come forse sono tutti i grandi protagonisti della letteratura) di istanze diverse, nel tuo caso dal forte contenuto sociale (anche se non immediatamente avvertibile, ad una prima lettura).

Dici bene quando parli di "contenuto sociale". Mi sarei ribellato se tu avessi usato l'espressione "contenuto politico" o "contenuto ideologico". Queste ultime due sfere sono estranee alla mia narrativa e desidero che lo rimangano.

Non ho manifesti da lanciare o soluzioni da proporre. Ma, da uomo del mio tempo che cerca di informarsi, sono consapevole di una serie di tragedie che colpiscono la nostra società, intendendo con "nostra" la società umana. Interi continenti allo sbando, conflitti fondati sull'etnia e sulla razza, un'economia che sembra avere perso la felicità collettiva quale oggetto, lo spettro dell'Aids e la sua manipolazione a fini repressivi.

Considero quasi inevitabile che tutto ciò abbia nelle mie pagine un qualche riflesso, magari in forma metaforica, senza per questo considerarmi né un intellettuale, né un sociologo, né tanto meno un profeta. Eymerich fa da catalizzatore a questi drammi, scoprendone le radici o, in qualche caso, provocandoli consapevolmente. Credo di avere creato un "supereroe" tra i più potenti e invincibili mai concepiti; solo che non incarna il bene, ma agisce come una sorta di cavaliere dell'Apocalisse.

Quindi possiamo concludere che tu hai dedicato la stessa attenzione sia alla caratterizzazione psicologica del personaggio che all'ambientazione delle vicende, al retroterra storico e sociale. Ma come ti è venuta l'idea della dislocazione temporale delle storie, della tripartizione della trama in tre epoche diverse, quella medievale, quella contemporanea e quella futura?

Qui rivelerò un piccolo segreto. Tutti i miei romanzi nascondono strutture tripartite (o quadripartite) non solo nella scansione dei capitoli, ma anche in elementi della trama non facilmente percettibili dal lettore. Le mie storie sono infarcite di simboli e di archetipi, tratti dall'immaginario medioevale, che credo in grado di parlare direttamente alla sfera inconscia di chi legge. L'architettura calibrata della narrazione è uno di questi elementi.

Ma non voglio dilungarmi su questo punto, di difficile comprensione. Dirò solo che le avventure medioevali di Eymerich non troverebbero, nel tempo in cui si svolgono, una soluzione razionale. La dislocazione temporale è dunque necessaria per fornire agli enigmi una spiegazione non metafisica. Anche se poi il sospetto che la risposta vera fosse quella irrazionale permane, e inquieta.

Esattamente come io voglio che accada.

La struttura elementare, e quasi meccanica, dei romanzi di Eymerich, cela un calcolo molto complesso. Altrimenti non mi divertirei tanto a scriverli.

Questo mi costringerà a rileggermi tutti i tuoi romanzi, alla ricerca di elementi che prima non avevo notato! A proposito, la recente edizione in un volume omnibus dei primi tre libri [con il titolo cumulativo L'ombra di Eymerich, N.d.C.] è uguale all'originale o hai riscritto delle parti? E come mai in appendice c'è un racconto estraneo al ciclo di Eymerich, quando se ne poteva mettere uno della serie?

Due dei romanzi, Nicolas Eymerich, inquisitore e Le catene di Eymerich, hanno subito rimaneggiamenti: considerevoli nel primo caso (il romanzo ha adesso una cinquantina di pagine in più), meno rilevanti nel secondo (ho per esempio ritoccato la descrizione del castello di Ussel, che nel frattempo ho visitato, mentre quando scrissi la mia storia non era aperto al pubblico). Ne Il corpo e il sangue di Eymerich mi sono limitato a mascherare i nomi di certi personaggi che credevo morti, e che invece sono vivi e vegeti (come i militanti dell'OAS), e a effettuare qualche correzione grammaticale.

Il racconto O Gorica tu sei maledetta non è avulso dal ciclo di Eymerich, ma si riallaccia a certe sue storie parallele alla principale. I Poliploidi figurano in Le catene, così come la RACHE. Certi personaggi minori ritornano in altri romanzi (per esempio Picatrix – scala per l’inferno).

Considerazione un po' malinconica: la Mondadori ha stampato de L'ombra di Eymerich appena 5.000 copie, col risultato che è andato esaurito in un mese. Non hanno valutato l'attesa che c'era per la ristampa dei miei primi tre romanzi, né le dimensioni reali del mio pubblico, che è quattro o cinque volte più folto.

So benissimo che il racconto fa parte lo stesso del ciclo, ma mi sembrava fosse meglio mettere un racconto con protagonista Eymerich, oppure la tua "Vita di Eymerich". Visto che hai affrontato l'argomento, puoi darci qualche dato sul successo dei tuoi libri (e di te personalmente), che mi pare sia notevole anche in Francia? E' vero che si parla di un film?

I miei romanzi sono in corso di traduzione in vari paesi europei, e in Francia i primi due sono usciti già da quasi un anno, mentre il terzo è stato pubblicato all'inizio dell'anno in corso. Il successo è stato davvero inaspettato: più di 60 testate hanno lodato i miei romanzi, e un quotidiano belga mi ha addirittura dedicato un riquadro della prima pagina! Ho ricevuto i premi più prestigiosi della fantascienza francofona: il "Grand Prix de l' Imaginaire" e il "Prix Tour Eiffel". Sarò ospite d'onore, assieme a Robert Silverberg e a Norman Spinrad, delle "Galaxiales", la convention della fantascienza francese a Nancy. Il quotidiano "Le Monde", che mi ha già dedicato due articoli e due interviste, mi ha chiesto un racconto che sarà pubblicato nel corso dell'estate. Ma sarebbe impossibile elencare tutti i riconoscimenti ottenuti oltralpe.

[A questo punto Valerio, richiesto di accennare al suo successo in Italia, preferisce sorvolare e noi dobbiamo rispettare la sua riservatezza. Possiamo però dire che i suoi romanzi pubblicati su Urania hanno venduto più di tutti gli altri, compresi quelli americani, e che la risonanza che ha avuto sulla stampa è stata vasta, tanto da interessare persino un quotidiano come "Il Sole 24 ore".]

Quanto al film, ho ceduto i diritti del mio personaggio a un'importante casa produttrice romana. Ci sono stati dei ritardi dovuti alla variabilità degli assetti della Rai, co-finanziatrice del film, ma ora la situazione si è sbloccata. Altri produttori francesi e tedeschi hanno chiesto di associarsi. Ma non seguo direttamente la faccenda.

Sul versante cinema, curiosamente, sono molto richiesto come attore. Ho partecipato a un cortometraggio, Le jour des corbeaux, che la tv francese ha replicato ben sette volte, e l'estate prossima girerò in veste di protagoista il lungometraggio Midi-Minuit, prodotto per il grande schermo da una casa parigina.

Questa dell'attore è nuova! Puoi dirci (brevemente perché è l'ultima domanda) come è nata? Avevi esperienze di recitazione?

Non avevo esperienze di recitazione. L'editor francese dei miei romanzi è anche regista cinematografico. Ha trovato il mio viso adatto per il grande schermo, e mi ha coinvolto. Tutto ciò mi diverte molto, però mi ci dedico solo nella misura in cui non va a scapito della mia attività principale.

Bene, Valerio. Solo un'ultimissima cosa, ma prima consentici di ringraziarti (anche a nome dei nostri lettori) per la tua disponibilità e per aver risposto puntualmente ed esaurientemente, ma anche in modo da alimentare la curiosità dei lettori. La domanda si riallaccia ad una tua risposta di prima ed è questa: dopo 6 romanzi pubblicati, più quelli che devono apparire, più i racconti e le antologie, ti diverti ancora a scrivere?

Sì. Chi non si diverte, è meglio che smetta di scrivere, perché di sicuro nemmeno i suoi lettori si divertiranno.

(BOX)____________________________________________________

La presente intervista è stata raccolta a marzo a Piacenza, in occasione della presentazione dell’opera di Evangelisti presso una libreria della città, ma appare soltanto ora a causa della precedentemente definita programmazione del nostro Giornale.

Nel frattempo l’Autore, abbandonando momentaneamente il suo ciclo preferito, ha dato alle stampe la trilogia di Magus dedicata a Nostradamus e composta dai romanzi Il libro segreto, L’anello del demone e Il ritorno di Ulrico.

Ricordiamo che oltre ai romanzi citati nell’articolo, Evangelisti ha pubblicato anche Cherudeck e Il mistero dell’Inquisitore Eymerick (già apparso a puntate su "Il Venerdì di Repubblica" e sceneggiato per RadioRai), sempre per Mondadori.

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Valerio Evangelisti, L'ombra di Eymerich (Mondadori, "I massimi della fantascienza", introduzione di Ernesto G. Laura, p. 462, L. 30.000

Bentornato, Inquisitore Eymerich!
Potrà sembrare indelicato dare il bentornato ad uno dei personaggi più perfidi di tutta la letteratura popolare, quel Nicolau Eymerch Inquisitore del Regno di Aragona a cui abbiamo già dedicato un articolo sul GdM dell'ottobre 1997. Ma, in realtà, l'appellativo è rivolto ai primi tre romanzi di questo personaggio, finalmente ripubblicati in un unico volume. Perché la notorietà del suo autore, Valerio Evangelisti, ha cominciato ad uscire dall'ambiente fantascientifico a partire dal quarto romanzo, pubblicato, come i successivi, in collane librarie, mentre i precedenti erano apparsi solo in edicola e quindi non erano facilmente reperibili. Benissimo ha quindi fatto la Mondadori a ripubblicarli, permettendo così a chi li avesse persi di recuperarli: e, credetemi, ne vale la pena.

Per chi poi volesse leggere qualcosa d'altro di Evangelisti, non completamente legato al ciclo di Eymerich, ci sono una antologia di racconti apparsa presso Einaudi, Metallo urlante, e soprattutto Magus: il libro segreto (Mondadori), che interesserà certamente i nostri lettori: è la storia romanzata (con molta fantasia) di Nostradamus.

Ripeto: vale la pena leggere le opere di Valerio Evangelisti. E se non credete a me, fidatevi dei nostri cugini francesi, che stanno riempiendo il nostro autore di premi: ultimo il prestigioso (e ben remunerato) Tour Eiffel!

Gian Filippo Pizzo


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ULTIMO AGGIORNAMENTO: settembre 1999