L'ACCHIAPPASOGNI

 

(Dreamcatcher, USA 2003, 136’, C)

Regia di Lawrence Kasdan.

Sceneggiatura di William Goldman dal romanzo di Stephen King Dreamcatcher, 2001 (L'acchiappasogni, Sperling & Kupfer, Milano 2001).

Con Morgan Freeman, Thomas Jane, Jason Lee, Damian Lewis, Timothy Olyphant, Tom Sizemore, Donnie Wahlberg.

 

La storia, tanto che nel libro che nel film, racconta di un terrificante tentativo d'invasione aliena che inizia in una foresta del Maine e che non si espande nel resto degli Stati Uniti e, forse, del mondo grazie a quattro uomini che ogni anno si riuniscono in una baita fra i boschi per una rituale caccia al cervo. In quella baita dove ondeggia appeso al soffitto il curioso oggetto che intitola il film... Se lo raccontiamo così schematicamente, L'acchiappasogni sembra quasi un X File dilatato. Ma, come sempre capita quando si scrive di Stephen King al cinema, le definizioni - anche le più felici - rischiano di tradire lo spirito dell’operazione. Per di più in questo caso Lawrence Kasdan e lo sceneggiatore William Goldman (che è anche un notevole scrittore), a differenza di tanti registi precedenti che hanno usato King a loro esclusivo profitto autoriale, paiono non volere assolutamente “tradire” King a cominciare dalle sue ipertrofie contenutistiche, affinché nulla dei tanti percorsi e sottotesti vada perduto nel passaggio dalla pagina scritta allo schermo. Il risultato è una “compressione” assoluta, ai limiti del plausibile, quasi ci servissimo di un riassunto a uso scolastico convinti di accedere al mondo poetico del Re. Il libro L'acchiappasogni, lo ricordiamo, è in parte un ritorno alle origini della narrativa di King (i bambini telepatici, i perdenti, l'emarginazione dell'infanzia diversa) e in parte una parodia di certo cinema televisivo (X Files, appunto...), il tutto in una familiare atmosfera di déjà vu con divagazioni tecniche a incroci già sfruttate in altri romanzi. Più di settecento cartelle in cui King approfondisce capillarmente ogni sfumatura dei protagonisti, soprattutto i quattro “ex perdenti” che hanno ricevuto in gioventù, nella Derry sconvolta dalle scorrerie del malefico clown Pennywise, il dono della telepatia dal piccolo e “differente” Duddits, e che c’illuminano prima sul senso del titolo (che in King spesso è un indizio per nulla chiaro) e poi sulla scoperta che i cinque costituiscono un’unica mente collettiva. Tentare di restringere tutto questo in un film di poco più di due ore è un'illusione. E allora, forse, avrebbe ragione King quando sostiene che il set ideale per una corretta trasposizione dei suoi kolossal cartacei è il miniserial TV laddove le sue titaniche esibizioni possono trovare il loro spazio, quantunque tappezzato di pause per la pubblicità e privo dell'intensità emotiva della parola scritta. In ogni caso la compressione non rende giustizia al libro: nel film, megacontenitore degli incubi dello scrittore, convivono senza problemi di mediazione reciproca vermoni che fuoriescono dagli orifizi umani, alieni "grigi" da rivista che neppure Chris Carter avrebbe osato rappresentare, suggestioni gotiche alla King prima maniera (perché “quel” King è già un classico...) miscelate a intrusioni di raffinato cinema d’autore, quale si dimostra la raffigurazione dell’inconscio di Jonesy, uno degli ex perdenti di Derry.

 

Danilo Arona