Una tecnofavola

di leonardo maffi

Versione 0.3 del 4 Novembre 2003

 

C'era una volta una minuscola navetta automatica spedita dalla Terra, contenente solo embrioni di chakasa, uguale a quella spedita verso il pianeta Sava. Questo era un bel pianeta, ricco di vegetazione, cieli chiari e aria con la giusta quantità d'ossigeno, una gravità abbastanza simile a quella terrestre, acqua in abbondanza, non c'erano radiazioni ostili, piogge di meterore, i mari erano ricchi di vita, e flora e fauna non erano troppo ostili, era un luogo molto diverso da Sava. Durante l'avvicinamento al pianeta, la navetta scelse un punto dal clima temperato, e atterrò in verticale in una specie di savana erbosa. Per farlo usò tutto il carburante, ma questo era previsto. Già qualche giorno dopo alcuni animali vennero a curiosare, ma la navetta era illesa, e gli animali non costituivano un pericolo. La navetta si mise subito a costruire una serra. I laboriosi robottini a forma di granchio spianarono il terreno, e ne raccolsero molto; la navetta riuscì a cuocerlo formando pareti di argilla schiumosa cotta ad alta temperatura, leggera e resistente. La semplice ma affidabile IA della sonda poteva controllare anche di un robot più grande, col quale poteva spostare rocce e oggetti pesanti. Sul tetto mise delle lastre trasparenti che facevano parte della dotazione, e costruì undici uteri-incubatrice artificiali, in effetti rese più ampi e completi quelli che aveva già a disposizione. Assorbiva l'acqua dall'aria facendola condensare, e produceva l'energia con un reattore a fusione nucleare alimentato da una scorta di deuterio. Comunque poteva elettrolizzare l'acqua raccolta dall'aria, ed estrarne idrogeno e deuterio, che erano sufficienti per alimentare il reattore a tempo indeterminato. Quanto tutto fu pronto, la navetta aveva costruito gli uteri-incubatrice e una grande serra di 60 metri quadri e più, tolse gli embrioni dalla criogenesi, e li mise negli uteri artificiali. Lo scongelamento andò bene e tutti gli embrioni iniziarono a crescere. Gli forniva sali minerali presi dalla scorta, ma altri ne avrebbe potuti facilmente estrarre dal terreno. Il glucosio e molecole più complesse venivano sintetizzate da molecole più semplici trovate nella scorta, nel terreno o nell'aria, oppure venivano direttamente tratte dalla scorta. Tutto andò bene, e tutti gli undici feti chakasa della prima generazione arrivarono rapidamente ad uno stadio di sviluppo tale che poterono essere tolti dagli uteri-incubatrice, in pratica era la loro nascita. Gli uteri vennero demoliti, il metallo se necessario fuso, per costruire varie altre cose utili. Ai cuccioli, ciascuno col suo nome, venne dato inizialmente cibo liofilizzato di scorta, ma nel frattempo la navetta aveva iniziato a produrre latte colturale, e tessuti animali e vegetali colturali. Attraverso il robot faceva del suo meglio per comportarsi come una balia, e cercava di controllare i gattini che come tutti i chakasa sono molto attivi ed energici. La vita nella piccola serra non era facile, ma i gattini chakasa sono robusti, e riuscirono a sopravvivere tutti. La sonda proiettava anche molte immagini 3D interettive e non, che spiegavano ai gattini molte cose, li istruivano, li intrattenevano, li facevano giocare, gli insegnavano a cacciare i piccoli robogranchi. Anche se non potevano ancora capire gran parte di tali nozioni, le menti dei chakasa non dimenticavano le informazioni, e le avrebbero utilizzate da adulti, anche mettendole in dubbio. Dopo pochi mesi, nonostante la resistenza delle pareti, un gattone aprì un varco nella serra e in poco tempo tutti i gattoni erano fuori. Comunque tornavano sempre periodicamente dentro a mangiare il cibo offerto dalla navetta, a vedere i filmati 3D, e a giocare coi giochi. I gattoni erano prudenti e guardinghi, crescevano in fretta, la fauna locale era abbastanza agguerrita, ma loro si proteggevano l'un l'altro come sorelli, e riuscirono tutti a sopravvivere. Nonostante l'auto-manutenzione, e la manutenzione tenuta dai robogranchi, il robot si ruppe in modo non riparabile dopo alcuni mesi; comunque questo non fu grave, ormai aveva svolto con successo tutti i suoi compiti principali. I robogranchi mantennero efficiente il più a lungo possibile quel che restava della navetta, ma alla fine dopo circa due anni e mezzo dalla caduta, i sistemi della navetta cominciavano a malfunzionare. La navetta disponeva di semi di vario tipo, e alcuni robogranchi avevano cercato fin dall'inizio di piantarli, ma i batteri locali danneggiavano le radici, e le piantine non riuscivano a crescere. Sfortunatamente tutta la vita di quel bel pianeta era basata su molecole enantiomorfe a quelle terrestri, cioè speculari, per cui quasi nulla poteva essere assimilato dagli organismi terrestri. Circa tre anni dall'atterraggio i sistemi di produzione del cibo colturale della navetta smisero di funzionare, e pochi mesi dopo tutti i gattoni chakasa erano morti d'inedia.

Fine della tecnofavola.
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Nota:la situazione potrebbe non essere questa, dato che nelle condriti carbonacee (un titpo di meteoriti) si trovano spesso solo aminoacidi identici (con la stessa chiralità) a quelli terrestri. Si veda ad esempio: Engel, Michael H. and Macko, S. A., 1997, "Isotopic evidence for extraterrestrial non-racemic amino acids in the Murchison meteorite", Nature, 389, 265-268. Michael Engel <ab1635@ou.edu>

"Una tecnofavola" (c) 2003 leonardo maffi.
"Chapel", specie "chakasa", personaggio Padre Giona, Pianeta Sava (c) leonardo maffi e Alessio "Scale" Scalerandi.
Personaggi chakasa Fuocoblu, Sasha, IA Chandra (c) leonardo maffi.

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