Atto immorale

di leonardo maffi

Versione 2.15 del 14 gennaio 2003.
Parole chiave: avventura marina, violenza e sangue, morale, Chakasa.
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Mrrrrrrrr... mi stiro e apro gli occhi. Non sono abituato a dormire così tanto. La cabina è molto stretta, il letto basta a malapena per un umano e devo dormire sul pavimento. Mi alzo, faccio una piccola toeletta, pulisco gli ocelli, mi lecco le braccia, e riesco a spazzolarmi anche le schiene e gli addomi. Prendo l'orecchino, cerco la posizione giusta allo specchio, poi chiudo gli occhi...

Ahi! Ho trafitto la cartilagine dell'orecchio con lo spillone dell'orecchino. Sono tra i pochi chakasa ad usare orecchini di questo tipo, quelli a clip evitano di doversi bucare l'orecchio ogni volta che li si indossa, ma si perdono più facilmente. Lo spillone è di metallo e la sua superficie è coperta da molecole che non vengono attaccate dai miei naniti, lo stesso rivestimento dell'ID che porto impiantato sotto l'ascella. Attendo che il nanosistema faccia crescere una nanofibra per interfacciarsi con la ricetrasmittente satellitare contenuta nell'orecchino. Uso un orecchino che mi costringe a bucarmi la pelle proprio per poter stabilire questo collegamento.

Mi si forma un'immagine nel campo visivo... il logo della Globalcomm, sono collegato.

"NanoIA, contatto con Yuri."

In sovraimpressione mi appare il logo di attesa. Qui posso avere un po' di privacy, in queste cabine non ci sono nanocamere del Controllo Planetario.

Ecco Yuri, un umano maschio che si è fatto impiantare una criniera colorata al posto dei capelli, è un filo-morfo, e adesso ha delle occhiaie notevoli, "Ciao, ti senti pronto per l'esame?"

"No. Ma è normale, non mi sono mai sentito pronto per un esame in vita mia."

"Complimenti. -- Qui sento un po' la tua mancanza..."

Il mio nanosistema decodifica le immagini inviate dal suo telefono e me le mostra nel campo visivo, ma lui può solo sentirmi. Potrei usare un software che permette ai naniti di rivelare i movimenti della mia faccia e di inviargli delle immagini sintetizzate del mio volto, ma costa soldi, e preferisco alterare meno possibile il mio nanosistema.

"Amici a bordo ne hai fatti?"

"Nisba, pochi giovani e per ora si tengono tutti a distanza."

"Ci sono morfi?"

"Includendo l'equipaggio a bordo siamo in ventidue. Sono l'unico morfo", di questa piccola crociera-rivisitazione storica, "A parte qualche omosap leggermente modificato o con qualche impianto, c'è solo un marinaio umano lievemente morfizzato, forse discendente da un ex-soldato o soldatessa delle Geneguerre."

"Mi perderò il tuo prossimo estro. Fortunato chi ti sarà vicino."

"Forse non troverò nessuna persona adatta. -- Sei ancora geloso?"

"Sì. Un po', è normale, ma lasciamo perdere. Non vedo l'ora di rivederti."

Dopo poco ci salutiamo. Mi metto un top non troppo casto, infilo i guampi, cioè i guanti da mampe, mi metto una goccia di profumo fatto in casa, prendo la borsa ed esco dalla cabina per fare quattro passi. È la prima vera vacanza che faccio in vita mia, e non sono per niente abituata a questa mancanza di cose da fare. Ad ogni passo il mio cervello analizza e classifica ogni rumore, odore o possibile pericolo, ma qui non ci sono abbastanza stimoli, mi sento quasi in deprivazione sensoriale, ma visto dove mi trovo ho intenzione di evitare la VR più a lungo possibile.

Passeggio per il corridoio, alla mia destra c'è l'oceano. Alla mia sinistra ci sono alcune cabine, il mio nanosistema è programmato per cancellare i display pubblicitari che ci sono sulla nave, sovrapponendogli in tempo reale un'immagine neutra di metallo o legno.

Una piccola folata mi permette di fiutare un buon corpodore, una giovane omosap in salute che indossa scarpe aperte e ha piedi asciutti. Gonfio il sutorace, la giovane umana si ferma ad osservarmi, indossa sandali, è una quadrumane, ha piedi modificati con alluci parzialmente opponibili e dita allungate per renderli prensili. Mi fissa quasi. Come mi ha consigliato Yuri lascio passare qualche istante, in modo che il mio magnetismo animale faccia il suo effetto... spero di averne almeno un po', ah!

Inclino la testa di lato, "Hai degli impianti da ripresa? Vuoi che mi metta in posa?"

"Oh, scusami."

"Non mi dispiace che mi guardi", mi inchino leggermente, "Mi chiamo Chakasa Cuordoro figlio di Ramanuka Seconda, e tu?"

"Ramanuka la tigre?"

"Sì, sono sua nipote", e non ho un vero padre. Mi guarda un momento stupita, poi capisce.

"Scusami!", mi offre la mano, "Sono Simona!"

Queste presentazioni sono un retaggio del passato, quando non ci si scambiava i dati con gli ID. Gli stringo la mano, il mio orecchino registra i dati personali emessi dal suo impianto ID, e nel mentre chino il capo e le antenne per fiutargli la mano e memorizzare per sempre il suo corpodore. Il mio nanosistema registra la firma vocale e l'immagine 3D della sua testa in un database. Credo sia un Proteo, coloro che sono a favore delle modifiche al corpo. Lavora in una stazione orbitale, e si è fatta modificare i piedi perché in microgravità è piuttosto utile avere quattro arti prensili. La prensilità dei piedi è grezza, perché devono essere adatti anche per camminare sulla terra, anche se peggio di prima. Gli omosap hanno già la cablatura nervosa e gli istinti da primate per usare i piedi in questo modo, devono solo farli sviluppare. Ha quattro arti prensili come noi, ma ha due arti in meno ed è molto più leggera di me, il che in varie situazioni è un grande vantaggio. Ha capelli castani chiari piuttosto voluminosi, e anche se sembra molto giovane ha già trentasei anni, deve aver già fatto delle cure antimatusa. Ha anche un leggero odore seminale proprio, in una omosap è insolito.

Abbassa lo sguardo tra le mie zampe mediane, dove vede i miei seni, "Sono una chakasa Sfinge di prima generazione, una variante coi seni sul giutorace, siamo ancora molto poche", del tipo Sfinge a seni bassi siamo solo in otto, "Sono un herm."

"Lo so. Pure io", dice, poi sorride mostrando i denti, che hanno un insolito riflesso polarizzato, forse sono coperti da una patina protettiva.

Mi tocco il naso per indicare che il mio fiuto me l'aveva già detto, "Forse qui siamo gli unici due herm", le dico. Nel mentre mi appoggio alla balaustra, e Simona mi viene accanto, "È molto che sei un herm? Se mi è permesso chiederlo."

"Il vero herm qui solo tu... Fino a otto mesi fa ero una donna, uso ancora il mio vecchio nome femminile. Oltre a farmi crescere gli organi maschili mi hanno messo un impianto cerebrale che mi da' anche gli istinti maschili, ma non li ho ancora integrati del tutto nella mia personalità."

È aperta quasi come un chaka, "Potrei chiederti cosa ti ha spinto a diventarlo?"

"Ero lesbica, io e la mia compagna volevamo un figlio...", dice.

Annuisco, "Hai altri partner?"

"Altri due; sono poliamorosa", dice sorridendo.

Ow, complimenti. Anche se vorrò farlo mi serviranno anni per imparare a gestire tre partner, per adesso credo che impazzirei semplicemente.

Mi carezza un po' la groppa e poi mi mette un braccio intorno al collo. Rimaniamo alcuni minuti in silenzio ad osservare il mare. Forse ho trovato una nuova amica. Non immaginavo che esistessero umani così aperti e amichevoli. Dopo alcuni minuti ci salutiamo, avrei voluto conoscerla un po' meglio e darle almeno un bacio, comunque ho i suoi dati e qui non ci possiamo perdere di vista; ci conosceremo meglio. Forse mi aiuterà a spegnere il prossimo calore. Un omosap herm, sarà memorabile...

* * *

Sopra il portello c'è scritto che è vietato l'ingresso ai non addetti, ma non posso resistere alla curiosità, non toccherò nulla. La sala motori è un luogo affascinante. Gli odori dei grassi minerali sono nauseanti, ma ho chiuso il naso, trattengo il respiro, e per quanto possibile cerco di ignorare l'olfatto antennale. Ho una strana sensazione alla fronte, avvicino per qualche secondo l'organo dosimetrico della fronte ad una paratia... Sì, alcune di queste vecchie lamiere d'acciaio sono contaminate e sono leggermente radioattive, ma non a livelli pericolosi. Osservo i condotti, mi sposto e termovedo alcune superfici del motore. Il calore vi disegna sopra delle forme mutevoli e molto interessanti, che rivelano i pregi e i difetti dell'antico progetto di questa macchina termica, un vero motore a combustione interna. Non ho molte altre occasioni per osservare motori del genere in funzione. Dovrebbero organizzare una gita in sala macchine, sarebbe molto istruttiva, ma gli altri sembrano interessati ad altro. C'è qualcuno, ma non posso nascondermi, e non ho intenzione di farlo.

"Chi sei?"

"Mi chiamo -"

"Fuori di qui! Non puoi stare in sala macchine!"

"Mi scusi."

Esco e mi allontano. Sono di umore basso, salgo le scale, arrivo in seconda coperta ed entro nel bar, quasi vuoto. Ordino una cioccolata calda al distributore, ma termovedo che è bollente, per cui aspetto un po' che diventi bevibile, non ho fretta.

C'è un odore strano... Ah, ecco un biobot che non avevo visto. [1] Ha vagamente l'aspetto di una grossa rana zebrata lunga quindici centimetri, anche se in realtà è più affine ad una lumaca a cui siano state date quattro zampe; è un robot biologico piuttosto semplice. Raccoglie gli scarti organici dal pavimento con la bocca priva di denti, ma non può mangiarli, può solo accumularli per poi andare a rigettarli in qualche contenitore nascosto dietro il bancone. È del tutto privo di apparato digerente e di organi riproduttivi, ha un sistema immunitario molto semplice, e al posto dell'apparato digerente ha solo un sacchetto di tessuto connettivo che va riempito periodicamente di acqua con sciolti dentro glucosio e sali minerali. È a sangue freddo e ha un metabolismo molto lento; i suoi scarti metabolici finiscono in un altro sacchetto interno che va svuotato, o forse lo svuota da solo, insieme allo sporco che raccoglie. Ha un occhio solo piuttosto semplice, bargigli tattili intorno alla pseudo-bocca, e ha un sistema nervoso complesso più o meno quanto quello di una mosca. Probabilmente questo tipo è capace solo di raccogliere sporco dal pavimento, di tenersi pulito, e di evitare di far inciampare le persone. I biobot come questi durano solo qualche mese, al massimo un anno circa, ma farli crescere nelle vasche costa pochissimo, più o meno quanto le patate. Oltretutto il progetto di questo modello è probabilmente di pubblico dominio o comunitario, e costa veramente quanto qualche patata idroponica.

La cioccolata colturale mi ha tirato un po' su il morale, mi sposto a poppa. Ha! C'è il bambino che gesticola nell'aria, sta giocando da solo con un videogioco che vede nel suo oculare. È biondo e avrà circa cinque anni. Credo sia un omosap puro. Mi sdraio non troppo lontano da lui e osservo il mare in silenzio.

"Cosa sei?!" dice all'improvviso il bambino, e mi viene ad osservare più da vicino.

"Ciao, sono un chakasa, mi chiamo Cuordoro, e tu?"

Si toglie l'oculare e mi guarda affascinato, "Sono un umano! Mi chiamo Mirko. Avevo visto quelli come te solo nel gioco 'Wild Survivors'. Pulisci la nave?"

"No, ho pagato il biglietto come voi. Non mi avevi ancora visto perché sono salito poco prima di voi."

Mi avvicina lentamente la mano, gli sorrido e socchiudo gli occhi, trova il coraggio e mi carezza la groppa. Per il momento sembra aver dimenticato il suo gioco. Ho conosciuto umani che anche se sono abituati ai morfi impiegano minuti prima di trovare il coraggio di sfiorarmi, la vista di una leonessa molto grande color crema li inquieta. E l'aspetto vagamente alieno delle mie antenne non aiuta, devo tenerle ripiegate. Mi carezza anche sopra la testa e tra le antenne, è un po' umiliante, per i miei istinti ricevere carezze sopra la testa significa assumere un atteggiamento di inferiorità, ma lo lascio fare, è solo un bambino. E comunque ricevere carezze è piacevole, tutto sta nel riuscire ad apprezzare i lati positivi delle cose.

Le sue orecchie hanno meno circonvoluzioni del normale, forse è semplicemente una piccola malformazione spontanea non curata, ma oggigiorno è più probabilmente un effetto collaterale di qualche modifica genetica prenatale richiesta dai suoi genitori. Forse gli hanno incrementato qualche capacità mentale, o gli hanno modificato gli istinti connessi con l'alimentazione, in modo che gli venga spontaneo mantenere una dieta più corretta, evitando troppi grassi, zuccheri e sali, e apprezzare di più le fibre e la soia. In certe comunità sociali è una modifica quasi di moda.

Mi tocca un'antenna e poi si allontana quasi di corsa.

Questa è l'accurata ricostruzione di una piccola nave del 1950 circa, e le cose aggiornate sono pochissime. Non è stata sicuramente adattata per tauri, ieri per entrare nella doccia ho dovuto fare del contorsionismo.

È un periodo strano, sui pianeti interni del sistema solare iniziano a cadere molti meteoriti, e anche se la gran parte verrà deviata o distrutta, alcuni riescono a passare e alla lunga il pianeta ne verrà rovinato. Le persone lo sanno, non credono molto nelle comunità fortificate, e si comportano in maniera strana, per godersi il più possibile il tempo che pensano gli resti da vivere.

* * *

È notte, sono a prua a godermi gli odori e la vista dell'Oceano. Simona sta facendo una teleolo-cena d'affari con qualcuno in orbita, mi sento un po' solo; per adesso eccetto Simona e Mirko non sono riuscito a fare amicizia con nessun'altra persona, molti sembrano tollerarmi a malapena. L'aria è umida, gli omosap la trovano molto fredda, ma la pelliccia mi isola a sufficienza. Con le antenne mi godo i molti profumi del mare e i vari odori della barca. Gli odori sgradevoli della vernice vecchio stile, delle plastiche, di vari tipi di olio minerale, e quelli migliori di alghe decomposte, del legno marcio, del ferro e dell'ossido di ferro, dell'acqua e dei pesci, della cambusa e degli ultimi tre marinai che sono venuti qui a controllare qualcosa. Concentrandomi percepisco anche le tracce di una coppia di omosap, un maschio e una femmina che probabilmente hanno fatto l'amore qui, credo almeno una quindicina di giorni fa.

I corrimano e altre parti di ferro sono state ridipinte moltissime volte, ai miei occhi la vernice sembra di colore uniforme, ma lo spettrosenso delle antenne rileva molte zone di colore leggermente diverso.

Posso tenere le antenne del tutto aperte in ricezione radio, questo silenzio radio è uno dei motivi per cui ho deciso di fare questa gita, nonostante mi sia costata molto. Il professor Kostenka mi diceva sempre che avere soldi è molto utile, e aveva ragione ad incoraggiarmi a farmeli risparmiare fin da piccola. Adesso lui è vecchio, e mi ha regalato un bel po' dei suoi soldi privati per poter fare questa gita... mi ha sempre voluto bene. È riuscito a rimanere una persona abbastanza compassionevole nonostante abbia seguito da vicino tutta la fase della nostra progettazione. Il cielo è ancora stellato e ci sono molte strie di polvere e piccoli frammenti meteoritici. Alcune piccole meteore esplodono e illuminano l'acqua fino a grande distanza, come se fossero fulmini. Se non sapessi che cosa significa potrei dire che è molto bello. Non è l'attrito che brucia le meteore, ma il calore irradiato dall'onda d'urto, e spesso è lei la più pericolosa.

Gli orecchini mi segnalano un bollettino urgente, gesticolando ai naniti lo apro nel campo visivo, siano dentro una zona rossa! Nel cielo posso vedere sovraimpressi i punti cardinali e le informazioni sulle distribuzioni di probabilità di impatto in questa zona. Hanno scoperto troppo tardi una grossa meteora e non sono riusciti a deviarla usando i metodi lenti e dolci, per cui hanno dovuto deviarla con metodi più brutali, e questi l'hanno fatta frammentare. Nella prossima mezz'ora alcuni piccoli frammenti cadranno nell'area intorno a noi. La nave è appena partita a tutta forza, ma sulla mappa la zona rossa ha un'ampiezza enorme, non faremo in tempo ad allontanarci.

Dopo circa sedici minuti inizia ad alzarsi un po' di nebbia, in cielo ho visto delle grosse strie e ho microvisto forti lampi. Gli omosap a bordo sanno com'è la situazione ma cercano di non pensarci, e sperano in quella che loro chiamano 'fortuna'.

Sento dei deboli click ultrasonici, mi sporgo un po' dalla balaustra, li sta emettendo un delfino, forse una stenella, che rimane quasi immobile nell'onda di prua, è tristemente solo. Sono click ecolocalizzatori, sono sintonizzati su mare libero. Le mie antenne possono in parte decodificarli perché alcuni dei nostri centri nervosi dell'ecovisione sono stati un po' copiati dai loro centri nervosi uditivi. Dev'essere bello essere un delfino e nuotare a quel modo, ma è anche bello avere un cervello consapevole dei rischi che si corrono dal cielo.

Un bagliore molto più forte attira la mia attenzione verso l'alto... AH!

BANCRACH!!

Centrati!

Swosh! BOOOM! BRUUMMMMM!

Un micrometeorite lento!

"Agrrrr!" L'onda d'urto successiva e l'acqua sollevata dall'impatto mi hanno gettato fuori bordo. Sono rimasta appesa alla ringhiera solo per la coda! Ho perso la borsa in mare. La nave beccheggia e rolla forte, ma con un colpo di coda e di giunto mi tiro su e torno a bordo, e pianto gli artigli nel ponte.

Mi tolgo una scheggia metallica dal giufianco vicino ad un spiracolo; è piccola, non è un problema.

"FIIIIIIII Questo è un pericolo nella Realtà. Falla nello scafo. Siamo stati colpiti da un meteorite. Disabilitate le VR, indossate i giubbotti ed evacuate la barca. Ripeto, mantenete la calma, indossate le vesti termiche, i giubbotti salvagente ed evacuate la barca nelle scialuppe. Potete trovare il vostro giubbotto salvagente dietro la porta della vostra cabina. Mantenete la calma e non ingombrate i corridoi."

"Ahhh! Ihhh!"

Com'è tipico per gli omosap alcuni non riescono a mantenere la calma. Le scialuppe vengono calate, o gettate in acqua, ma non c'è tempo, stiamo affondando troppo in fretta... il colpo e l'onda d'urto dell'acqua ci hanno quasi spezzato in due.

Grounk! BROOOUNK! Grounk!

Non ce la faranno a raggiungere tutti le scialuppe! La nave si sta spezzando in due! La chiglia si inclina, mi tengo al corrimano, devo raggiungere una scialuppa... No. I progettisti mi hanno chiesto di fare il possibile per mettere in buona luce la mia nuova specie. Sono forte e devo aiutare gli altri.

L'acqua sale... alcune persone si buttano in mare... adesso quello che mi hanno chiesto i progettisti non conta, voglio aiutarli. Mi tengo al corrimano, salto su una fune e ci cammino sopra in equilibrio, poi salgo su una scaletta a pioli. Per il mio corpo tauro è abbastanza difficile da scalare, devo farlo in pennata, comunque è corta, per cui posso tenermi con le mani e le mampe e lasciar penzolare le zampe posteriori. Se fosse stata più lunga avrei potuto spingermi anche coi piedi posteriori.

"NanoIA, prepara il corpo per una immersione completa in acqua gelata", in questo modo avrò il tempo di adattarmi al freddo e potrò disperdere poco calore fin dall'inizio.

#Roger#, mi risponde la nanoIA nelle orecchie.

Per superare lo squarcio fatto dal meteorite spicco un lungo salto e arrivo nella zona delle cabine. Ci sono molti rumori, ma devo filtrarli via, "Aiutooooo! Ahhh!", credo sia Mirko.

"Arrivo!"

Aiuto due anziani ad uscire e poi torno indietro, la porta di ferro è deformata e si è bloccata. Dall'oblò non posso passare, forse lui potrebbe passarci ma probabilmente ora è troppo spaventato per fare quello che gli dico... Sì, dai suoi strilli stimo che è probabile. Pianto gli artigli dei piedi nel ponte e spingendo sempre più forte deformo la porta fino a che non riesco a passare. L'acqua è già alta, mi immergo, non ci sono più luci, nuoto nel buio e raggiungo il bambino, sott'acqua posso termovederlo facilmente, sta cercando di rimanere a galla nella bolla d'aria rimasta nella sua cabina. In mezzo al caos non riesco a termovedere suo padre. Sott'acqua l'ecovista è meno utilizzabile, i meccanosensori delle mie antenne sono fatti per funzionare in aria.

Emergo e mi porto una mano all'orecchio dolorante, qualcosa che non avevo percepito mi ha strappato via l'orecchino.

"Sono il gattone! Stai bene?"

"Mhi pha mahe la bocca! Aumh!"

Gli passo delicatamente le dita sulla faccia, ha tutti gli incisivi spezzati e un piccolo taglio su un labbro. Questo è molto diverso da un gioco in realtà virtuale. Gli lecco le labbra, "Per salvarti devi nuotare sott'acqua e trattenere il respiro, va bene!?"

"Hìh"

"Devi toglierti il giubbetto galleggiante, altrimenti non possiamo andare sotto", glielo sfilo, "Non nuotare e risparmia il fiato, penso a tutto io. Prendi un bel respiro... così."

Devo ricordarmi che lui può trattenere il respiro solo per un minuto o due. Lo raccolgo con un braccio, lo stringo al sutorace, faccio partire un conto alla rovescia e mi immergo, passo la porta individuando facilmente la corrente con le vibrisse, e lo porto fuori.

Quando riemergiamo sembra svenuto; forse è stato lo shock o forse è stata l'acqua gelida, termovedo che l'acqua è approssimativamente tra i due e i sei gradi centigradi, i naniti mi confermano che è solo a quattro gradi. Comunque credo che abbia tenuto la bocca chiusa. Nuoto e cerco di tenerlo fuori dell'acqua il più possibile. L'idea che possa morire in poco tempo, anche solo per il freddo, mi da' la nausea.

Ci sono degli omosap morti, le mie antenne fiutano qualcosa e mi spingono vagamente a seguire una direzione... Simona! Indossa un giubbetto, ma termovedo che è fredda. L'acqua odora fortemente di sangue umano. Le metto una mano sulla fronte, ha una piccola ferita...

Eh!!? Appena l'ho toccata si è rovesciata, è solo mezzo corpo. Uno squalo molto grande l'ha mangiata dal bacino in giù, forse con un solo morso. Deve essere morta molto in fretta.

Mi dispiace. Riprendo a nuotare per allontanarmi, avrei voluto baciarla, ma adesso è troppo tardi. Adesso devo pensare a salvare noi due.

C'è un secchio galleggiante, lo svuoto e lo rovescio in modo da potermici aggrappare. Con l'acqua a questa temperatura forse sarebbe meglio rimanessi fermo, forse perdo più calore di quanto ne produco nuotando, ma devo allontanarmi altrimenti verremo risucchiati dalla nave che affonda. I naniti mi indicano perfino quanti grammi di grasso sto bruciando al minuto per mantenere costante la temperatura del corpo.

C'è una piccola chiazza di carburante che brucia, metto una mano sulla faccia di Mirko, mi reimmergo e ci passo sotto.

La piccola nave è già quasi affondata e non ci sono più scialuppe disponibili. Si sta alzando la nebbia, ma a distanza termovedo qualcosa, devono essere le persone a bordo delle scialuppe. Con questo freddo i miei termorgani funzionano decisamente meglio del normale.

"FIIIIIiiiIr!! EhirrrRR!", fischio e chiamo per farmi sentire, nuoto più velocemente possibile, ma sembra che non mi sentano. Devo nuotare rimanendo sempre in superficie per non far raffreddare troppo Mirko. Siamo nei guai, se non trovo presto una scialuppa Mirko morirà e avrò problemi anch'io.

Ho le mani e le zampe gelate e meno sensibili, un orecchio un po' strappato, e mi accorgo solo ora di aver perso un po' di sangue dalle mani, mi sono ferita quando ho deformato quel maledetto portello.

Nuoto velocemente per altri secondi, Mirko è leggermente meno freddo e sembra che possa svegliarsi. Ogni tanto accosto le mie labbra alle sue e gli soffio un po' d'aria calda nei polmoni.

Vista la temperatura dell'acqua e le dimensioni del bambino la mia nanoIA stima che possa resistere solo un'ora o due prima di morire di ipotermia. Anch'io ho perso molto calore, ma se necessario potrò Accendere la coda per scaldarmi.

"AAGGRRRRRRRR!!" Mi rallento allo stato di Melassa, veniamo trascinati sotto per due metri e poi scossi violentemente, mi volto di scatto senza lasciare il cucciolo, gli do' delle forti mampate, ringhio sott'acqua e schiaffeggio l'acqua, lo squalo ferito scappa.

Torno a galla, mi fermo e vomito un po' per colpa del dolore, perdo lo Stato di Melassa, ma con uno sforzo riesco ancora a tenere il cucciolo fuori dall'acqua...

Orrhhgg! Mi gira la testa... ho freddo, mi sto indebolendo, il nanosistema è in piena emergenza... non devo svenire... non posso svenire... svenire... Scuoto la testa! "GrrrrowwweRRRRR!", sono un chakasa! Se svengo il cucciolo potrebbe morire e potrei venire morsa di nuovo. Gli squali sono stati attirati dai morti umani e anche dal mio sangue.

#Rimozione d'emergenza del nanosigillo: l'autoriproduzione dei naniti è stata riattivata.#

Questo mi aiuterà. I naniti mi stanno anche rilasciando uno stimolante nel cervello. Ora nell'acqua c'è anche l'odore del mio sangue... Se avessi più pratica forse potrei mantenere la Melassa anche in questa situazione.

Uff ufff! Ha!

Sputo e prendo dei respiri affannosi. Dopo circa ottanta secondi l'emorragia cessa o quasi. Un diagramma corporeo nel campo visivo mostra che le estremità recise delle arterie si sono già quasi chiuse, i naniti le hanno strette formando catene come fanno certe formiche per chiudere le foglie, nei prossimi minuti i naniti le salderanno del tutto. Con un solo morso mi ha strappato una zampa sopra il ginocchio. Sono riuscita a rimanere cosciente solo per un baffo.

Riprendo a nuotare lentamente, ma il nanosistema mi indica che ho perso quasi un litro di sangue, oltre a quello che era nella zampa, e mi sento un po' indebolita. La milza è vuota.

Spero di poter rivedere Yuri.

Lo rivedrò anche a costo di nuotare fino alla riva più vicina. C'è nebbia fitta, ma la nebbia è trasparente agli infrarossi e termovedo qualcosa, una scialuppa!

Click! Clickclikclikckckckckck!

Clicco ed ecovedo che è un canottino tondo di gomma. Mi avvicino... "Prendete il cucciolo!"

"Cosa?!", dice qualcuno che mi punta una luce sul muso. Ho gli occhi adattati a livelli di luce stellare e rimango un po' abbagliata. Non ho più l'orecchino e non posso leggere il loro ID.

Gli passo il cucciolo che si sta riprendendo, "È un bambino!", dice qualcuna. Un diagramma disegnato dalla NanoIA indica che probabilmente è la voce di una giovane omosap. Lego il secchio all'esterno del canotto e poi mi danno una mano per iniziare ad issarmi dentro la piccola scialuppa.

"È la felinoide!"

"Già!", sto molto attenta a non bucare il canotto con gli artigli...

"Non c'entri! Siamo troppi!" dice qualcuna spingendomi, ma continuo a salire, "Se sali ci metti tutti in pericolo!"

Qualcuno solleva qualcosa per colpirmi!

"GRRRR!", gliela strappo di mano, mostro le zanne, resisto alla tentazione di gettare via l'ascia e salgo cautamente a bordo. Se rimango in acqua rischio di morire. Le vite della maggioranza forse sarebbero più importanti della mia, ma per ora non ho intenzione di sacrificarmi. In effetti siamo sovraccarichi, devo spostarmi in modo da ristabilire l'equilibrio al meglio possibile.

Scuoto fuoribordo l'acqua rimasta nella mia pelliccia idrorepellente. Dentro c'erano già tre omosap, alla luce della torcia paiono inalterati. C'è un marinaio grasso e moro con l'uniforme, assicurato al canotto con una sottile cima legata in vita, in modo da non perdere il canotto se cade in acqua. Non pare avere impianti attivi d'offesa e non pare pericoloso, non può muoversi troppo in fretta.

Click! CKCKCKKKKKKK!

Clicco, c'è una giovane omosap sulla trentina, credo dai riflessi non potenziati, è ancora spaventata dal ringhio basso che ho fatto prima, e ecovedo che ha una placca sintetica nel cranio delle fronte e basta, e c'è una bambina di circa 3.5 anni di vita. Nessuna delle due sembra pericolosa. Dal loro corpodore simile capisco che sono madre e figlia, ma Mirko non è suo figlio.

È curioso, la situazione d'emergenza mi spinge a ragionare quasi come un'IA-amica usata dai soldati...

Mi avvicino al piccolo umano e blocco le mani alla donna che gli sta massaggiando le estremità.

"Non è un cucciolo, è un bambino! Lascialo!", cerca di spingermi via.

"Lo so. L'ho salvato io", alla luce della torcia le estremità sono quasi cianotiche, gli apro la bocca per poter termovedere dentro, respiro e battito ci sono, "La sua temperatura interna è poco più di trentun gradi, è in ipotermia moderata, e i massaggi gli fanno male. Va isolato e se possibile va scaldato dall'interno." [2]

"Come fai a saperlo?!"

"Dentro ho un sistema medicale che contiene anche tutta l'anatomia umana, mi è stato dato per potervi aiutare meglio. Mentre mi curo toglietegli gli abiti."

Mi lecco un po' l'amputazione e coi denti pareggio un po' la pelliccia e sfilo le schegge del femore spezzato, che getto fuoribordo. Sanguina ancora, ma non molto. Il nanosistema mi sta stimolando una struttura nervosa celebrale, che possiedono anche gli umani, che impedisce al dolore di arrivare alla corteccia cerebrale, e sta riducendo le reazioni del talamo, ma sto piuttosto male e rischio ancora di svenire. Se fossi più esperta credo che potrei controllarlo anche senza bisogno del nanosistema. A fiuto trovo il kit medico e spruzzo della schiuma chirurgica sigillante sulla ferita. Dovrebbe essere molto resistente e favorire la guarigione.

Nel mentre, passo la spugna al marinaio, "Potrebbe togliere più acqua possibile dal fondo del canotto?", ma lui non si muove. Forse si sente dominante e non gradisce che un morfo gli dica che fare. Adesso i rapporti di dominanza da pongide sarebbero fuoriluogo, ma è meglio che stia zitto, gli omosap hanno vari istinti meno forti dei nostri, ma spesso non sanno gestirli. O forse sono io che li noto troppo perché sono un po' diversi dai miei.

Il sistema esperto medicale del mio nanosistema è antico, del 2200 circa, l'hanno inserito perché ha il copyright decaduto ed è gratuito. La mia nanoIA mi mostra l'algoritmo per il trattamento dell'ipotermia nei bambini omosap.

Nel frattempo la donna ha spogliato il bambino. Immergo la punta della coda in acqua e concentrandomi per un momento la Accendo, poi con le mampe incarto Mirko in un grande foglio di plastica riflettente, facendo attenzione a fargli mantenere la posizione orizzontale. Appoggio la fronte sul suo torace e clicco molto forte, per quanto posso ecovedere nei suoi polmoni non c'è quasi acqua. Gli metto una mano dietro la nuca, appoggio le labbra sulle sue e gli soffio aria calda nei polmoni. La donna mi lascia fare, anche se ha un'espressione vagamente disgustata. Posso sentire il rumore del suo cuore, il battito è un po' irregolare.

Dopo sei minuti posso già spegnere la coda, ma continuo a riempirgli i polmoni di alito caldo, inizia a tremare di nuovo. Dopo quattordici minuti sembra iniziare a riprendersi, la temperatura interna ha superato i trentacinque gradi centigradi, ora sta meglio. Posso suturargli la ferita al labbro con della colla chirurgica e coprirgli i denti spezzati con un altro po' di colla, ma mescolata con più catalizzatore in modo che si indurisca di più.

"Aeeeee!" Gli orecchi mi schizzano all'indietro, Mirko si è svegliato e si è messo a piangere, più forte di quanto immaginassi.

"Ora lasciamelo", la donna mi scansa con un braccio e me lo allontana, "Quelli come voi non sono adatti a tenere un bambino, siete creature sporche."

Questo è offensivo, ma ci sono quasi abituata, molti omosap pensano che noi chaka siamo 'sporchi' solo perché siamo un po' meno inibiti di loro. La donna tratta il bambino come se fosse suo figlio... capisco che prova un forte istinto materno e lo lascio alle sue cure. Il bambino continua a piangere ma apprezza l'abbraccio caldo della donna. Vorrei abbracciarlo anch'io...

* * *

Dopo due ore circa ci siamo convinti di essere soli, intorno non ci sono altre scialuppe. La mia mente si è schiarita un po'. Con la spugna ho tolto tutta l'acqua sporca di sangue dal fondo della scialuppa e abbiamo parlato di varie cose, il marinaio si è salvato nuotando nell'acqua gelata per vari minuti grazie soprattutto all'isolamento del suo spesso strato di grasso; e dice che sulla barca non hanno fatto in tempo a dare l'allarme radio. A quanto pare la barca non aveva neppure un'IA di bordo, solo un sistema automatico di guida e controllo. Ma immagino che siamo scomparsi dai radar marittimi, e presto dovrebbero arrivare i soccorsi. In effetti è strano che non siano già arrivati. La donna ha apprezzato che abbia salvato il bambino, ma mi hanno fatto capire che non apprezzano il mio peso in questa scialuppa. Oltretutto al marinaio non piacciono i morfi, e continua a chiamarmi sinth, quasi con disprezzo, forse è uno specista.

Tra le varie cose abbiamo vari cerotti transdermici e disponiamo di due desalinizzatori, uno a distillazione e uno a osmosi inversa. Il canotto ha anche delle pasticche di acetato di rame monoidrato come repellente per squali e delle sostanze chimiche solubili in acqua che possono essere avvistate da lontano. Il coprisole del canotto funge da ulteriore distillatore dell'acqua, e la mia enciclopedia dice che la superficie esterna è microrugosa [3] per farci condensare la brina sopra, che cola in una sacca. Il canotto è intelligente e sa gonfiarsi la notte e sgonfiarsi di giorno in base alla temperatura dell'aria all'interno, in modo mantenere una pressione interna ottimale.

Per calcolare la nostra posizione uso l'orologio precisissimo del mio nanosistema, e non quello meno preciso del mio cervello, e anche le stelle australi, il mio senso magnetico e un grezzo nanoaccelerometro implementato per l'occasione dai naniti. Nel nanosistema ho mappe topografiche di tutto il pianeta, mari inclusi. La scialuppa ha anche un piccolo computer di bordo, ma per ora non ci serve. Forse i soccorsi ritardano per colpa delle correnti forti che ci sono in questa zona, però i satelliti dovrebbero poter capire la configurazione delle correnti e i mezzi di soccorso potrebbero seguirle. Sulla scialuppa abbiamo un segnalatore radio d'emergenza, che sostengono sia acceso.

"Sta trasmettendo?", mi chiede la donna.

"Non lo so; forse no, non emette microonde e non si scalda."

"Ma quelle che hai sulla testa non sono anche antenne radio?"

"Sì, ma avere delle bioantenne non mi rende magicamente sensibile a tutte le frequenze. Non posso ricevere una frequenza così elevata."

I progettisti hanno inserito nel mio nanosistema anche un sistema esperto dedicato alla sopravvivenza in ogni condizione, di chakasa, umani, altri morfi e perfino vari animali non parlanti. Ne consulto alcune parti leggendole negli occhi, specialmente quelle relative alla sopravvivenza in mare. Nella sezione relativa alla gestione dell'acqua nei deserti si parla anche di rabdomanzia, chi l'ha scritto!?

Penso che verremo trovati presto, ma gli istinti e il sistema esperto mi consigliano di essere sempre prudente e giocare d'anticipo, per cui piego i bordi di un altro telo del canotto, in modo che anch'esso possa raccogliere la rugiada.

Anche se sono ferito gravemente mi danno quasi l'ordine di stare sveglio per vedere se c'è qualcosa galleggiante, comunque sono d'accordo e non protesto. Potrò assicurarmi che in acqua non ci siano persone o qualsiasi altro oggetto che potrebbe risultarci utile. Non riusciamo ad avvistare altre scialuppe e nessun morto, ma raccolgo un grosso barattolo mezzo vuoto di cera nera per scarpe, di marca. Dovrei essere in grado di digerirla.

Per gli omosap di notte fa molto freddo, e di tanto in tanto entrano folate di acqua molto fredda. Si stringono tutti sotto i teli, e i due adulti si siedono schiena contro schiena per disperdere meno calore. Verso le tre di mattina si decidono ad accettare anche il contatto col mio corpo.

* * *

È l'alba, i bambini e la ragazza stanno ancora dormendo. Mi sento debole e piuttosto stanco. Posso ocivedere un po' in infrarosso sotto i vestiti della ragazza [4], ha un buon fisico e dei bei seni. L'oceano ora è più calmo, le onde sono molto lunghe e se mi muovo con cautela non corriamo il rischio di imbarcare acqua. Il canotto è abbastanza intelligente, e di tanto in tanto rilascia un po' di liquido galleggiante, rilevabile da grande distanza, che si sparge sulla superficie dell'acqua fino a diventare trasparente, ma vedo che la polarizza per alcuni metri dietro di noi. Però il canotto non ha alcuna buona sorgente d'energia, neppure fotovoltaica, anche se sarebbe stato facile coprire alcune parti di vernice fotoelettrica.

"Abbiamo solo otto litri d'acqua potabile e i dissalatori non possono produrne per tutti e cinque", mi dice il marinaio.

Se serve posso produrre urina molto concentrata e usare per parecchio tempo la sola acqua prodotta dal mio metabolismo, "Potete berla tutta voi, quella prodotta dai dissalatori dovrebbe bastarvi", con una mano raccolgo un po' d'acqua da fuori e la bevo per mostrargli cosa sto dicendo, poi mi indico sotto gli occhi, "Abbiamo delle ghiandole come quelle degli uccelli marini che filtrano il sale in eccesso dal sangue e lo espellono, possiamo bere acqua di mare a tempo indeterminato."

"Grumf!"

Gli ho appena detto che possono bersi tutta l'acqua dolce, ma non sembra molto contento. Forse è invidioso del mio corpo? Si sente inferiore? Mi servirà ancora del tempo per capire a sufficienza gli omosap.

Anche se posso bere acqua di mare non significa che sia il mio gusto preferito. Ma l'oceano Atlantico è meno salato del Mediterraneo, questo è un bel vantaggio.

* * *

Alziamo il telo protettivo opaco e la donna e i bambini ci si mettono seduti sotto per ripararsi dal sole. Stando all'ombra suderanno molto meno, e stando seduti si riscalderanno un po' meno. Stanotte i bambini hanno preso molto freddo e hanno già la gola infiammata, ma il kit medico contiene antinfiammatorio e disinfettanti adatti.

Con un artiglio di un piede posteriore prima ho fatto un buchetto nel canotto, che ho riparato subito. Nella mia borsa avevo delle guaine protettive per coprire gli artigli, ma l'ho persa, per cui mi sono fasciato le dita dei piedi posteriori con della plastica. Alle mampe e alle mani ho maggiore controllo sull'estroflessione degli artigli, e dovrebbero esserci rischi minori. Se avessi più pratica potrei controllarli meglio, certe volte invidio la semplicità dei corpi bipedi.

Prendo il barattolo di lucido da scarpe, "Gli ultravioletti solari danneggiano gli occhi umani, può farvi male anche la luce riflessa. Ma non abbiamo occhiali, per cui potete mettere un po' di questa tutta intorno agli occhi."

"Perché?", chiede la donna.

"Perché intorno agli occhi avete tutti la pelle molto chiara, che riflette la luce solare dentro gli occhi. Gli obiettivi grandi all'interno sono neri per lo stesso motivo. Ho assaggiato questa cera, il mio nanosistema mi dice che non dovrebbe essere dannosa per la vostra pelle."

La donna sembra credermi e mette la cera scura intorno agli occhi dei bambini, e poi se la fa mettere dal marinaio, il quale però poi la rifiuta. Ora hanno una faccia curiosa, ricorda quella di un morfo che conosco...

"Come mai tu non la metti?", mi chiede la donna.

"Non mi serve; di giorno qui tengo calata una quarta palpebra fotocromica che ho dentro ogni occhio", e comunque i naniti rigenerano le retine mantenendole sempre in ottime condizioni.

"Ma vi portate sempre tutto dietro?"

* * *

Passano alcune ore, fa sempre più caldo. Uso della stoffa pescata di notte e un po' di microfilo da pesca per fare dei copricapo per i bambini e per la donna. Verso le undici sono quasi stordito dal caldo, ma rimango sotto il sole un modo che la mia pelliccia mi fornisca un po' di energia raccolta per via fotovoltaica. Se potessi comunque me la toglierei, gli omosap sono creature tropicali e hanno un corpo decisamente più adatto al caldo del nostro. Comunque devono stare più possibile coperti per evitare delle pericolose scottature solari, questi hanno poca melanina e sono delicati. Se fossero bruni sarebbero più protetti.

C'è odore di urina... un bambino non si è trattenuto. La donna li fa urinare entrambi fuori bordo. Asciugo il fondo del canotto, poi sporgo la coscia amputata e urino anch'io fuori bordo, mentre tutti mi fissano come se stessi facendo qualcosa di strano. Mah!

La donna forse vuole fare la stessa cosa, ma sembra avere problemi, "Ha bisogno d'aiuto? Posso tenerla per le mani, così potrà fare quello che deve senza problemi. Non è difficile."

Ci pensa per un molti secondi, poi annuisce. Le tengo le mani mentre sporge fuori il deretano, e arrossendo in faccia svuota l'intestino. Alcuni piccoli pesciolini si raccolgono, sembrano interessati ai suoi escrementi. La mia IA mi disse che potrei mangiarli, il mio apparato digerente più efficiente è capace di estrarvi altre sostanze nutrienti. Le feci e l'urina potrebbero richiamare degli squali, in futuro dobbiamo stare più attenti e lanciarli lontano e in piccole quantità alla volta.

Dopo circa un'ora la bambina inizia ad avere nausea, mal di mare. Prima che vomiti e che perda liquidi e sali, sua madre le da' una pillola, ma dopo pochi minuti la rigetta. Continua ad avere attacchi di vomito, gli do' il consiglio fornito dal mio sistema medicale, di inserirgli una pillola per via rettale in modo che l'assorba attraverso l'intestino, e per un po' pare funzionare. Ho un po' nausea anch'io, il sistema medicale dice che le pillole non servono a molto, e che potrebbe servirci qualche giorno per abituarci al movimento del mare. Sempre che nel frattempo non ci abbiano già trovati.

La giornata passa, è sera. Hanno già freddo, passano dal sopportare il caldo al sopportare il freddo. E l'acqua salata ha già reso quasi inutilizzabile sia le zip che il nanovelcro, e per tenere chiusi i vestiti devono usare delle spille da balia. Da quando siamo qui ho già letto due libri e mezzo del mio nanosistema, il terzo parla della fauna di questi oceani. Gran parte dei pesci che vivono qui li conoscevo quasi solo per nome. I nostri progettisti ci hanno passato nel nanosistema una biblioteca di quasi un milione di libri, e un numero elevatissimo di riviste, non mi mancherà mai da leggere. In corrispondenza del culmine della popolazione omosap vennero scritti molti testi, gran parte dei quali adesso sono gratuiti.

Anche se l'avrei stimato molto improbabile, non ci ha avvistato ancora nessuno. Le mie antenne non hanno percepito nessun segnale radio utile. Ogni tanto emetto degli impulsi radio più intensi possibile, anche se è quasi inutile. Durante la giornata mi sono tuffata due volte per pescare, se ci fossero dei pesci credo che li saprei acchiappare, ma non ne ho trovati, l'umanità ha impoverito molto il mare. Varie popolazioni del pianeta si rivolsero agli oceani come fonte di cibo per superare la fame data dalle Geneguerre, con conseguente impoverimento o estinzione di molte specie viventi marine, che iniziano a ripristinarsi solo ora. Con la camicia del marinaio ho provato anche a raccogliere del plankton, ma con scarso successo.

Anche se ho moltissima fame - per far guarire la coscia mi servono molte proteine - sto quasi senza mangiare, mentre per ora loro mangiano le barrette del cibo di scorta. Sono fatte per lo più di carboidrati in modo da richiedere meno acqua per essere digerite. In compenso il lavoro di pompare il dissalatore devo farlo io, ha una lunga leva che serve per ottenere gli 800 psi necessari a far funzionare il filtro osmotico inverso. [5]

La sera la donna permette ai bambini di giocare un po' con la mia coda, sembra che nei miei confronti si sia un po' addolcita. Poco prima del tramonto mi tuffo per fare un bagno rinfrescante; al ritorno mi avvicino sotto al canotto, spunto silenziosamente e schiaffeggio la superficie dell'acqua con una mano. Mirko sporge la testa per vedere... e gli spruzzo dell'acqua in faccia!

"Ah!"

* * *

"Sprushhh!"

Il marinaio ha bevuto un sorso d'acqua uscito dal dissalatore osmotico e l'ha sputato subito via.

"Blaaah! Questo dissalatore non va più e il distillatore non produce abbastanza acqua per tutti."

Assaggio qualche goccia dell'acqua del dissalatore, in effetti è salata quasi come quella che ci hanno messo dentro. Chi ha progettato questo dissalatore? Facendo una piccola ricerca nel database, la mia nanoIA trova che è un modello ispirato a quelli del 2050 circa, e guardando la data di produzione scopro che questo apparecchio in particolare ha più di un secolo! Non c'è una membrana osmotica di scorta. Chi ha tenuto la manutenzione delle scialuppe di salvataggio!? Adesso la situazione è cambiata.

Con passare del tempo il marinaio diventa sempre più nervoso e aggressivo, specialmente coi bambini. Questo mi scatena sempre più gli istinti protettivi, ma lei sembra volermi ancora tenere a distanza. Probabilmente è colpa del mio aspetto, mi vede come una creatura potenzialmente ferina.

Se fossi più intelligente forse riuscirei a migliorare un po' la situazione, ma se i progettisti ci avessero reso troppo intelligenti, ammesso e non concesso che potessero riuscirci e avessero avuto i soldi e il tempo per farlo, ci avrebbero resi troppo alieni, e il resto della società ci avrebbe temuto e rifiutato troppo. Già ora le nostre differenze fisiche e mentali ci rendono la vita abbastanza difficile, più di quanto non accada ai comuni morfi bipedi.

Per una persona la comprensione delle interazioni sociali è basata almeno in parte sulla comprensione della natura umana; se tale natura viene soggetta a cambiamenti significativi, come è avvenuto nella creazione nostra o delle IA, queste interazioni sociali vengono invase dal dubbio, e la società incontra difficoltà a fidarsi di se stessa. In passato le persone erano tutte della stessa specie, e non c'erano grandi differenze nei corpi, nelle capacità e negli istinti. Se gli embrioni chakasa di una navetta riusciranno a fondare una società su qualche pianeta, allora potranno svilupparsi senza questi problemi di compatibilità col resto della società. Chissà se un giorno l'Arca dei Pellegrini incontrerà una colonia chakasa... Comunque anche gli umani stanno iniziando a trovare modi per tollerare il cambiamento, cinquant'anni fa per una omosap diventare una quadrumane ermafrodita sarebbe sembrato qualcosa di insensato, ma oggi può camminare sul ponte della nave senza attirare troppa attenzione. Cento anni fa agli umani una specie come la mia sarebbe potuta sembrare una pericolosa concorrente o perfino una minaccia, e per alcune persone forse è ancora vero.

La donna da' dell'acqua di scorta a un bambino.

"NO, non dargliela. Dobbiamo risparmiala per almeno un giorno", dice il marinaio.

"Quando si ha sete è meglio bere, a piccoli sorsi", dico, "Tenersi la sete per un giorno è inutile, le scorte dureranno complessivamente più o meno lo stesso tempo."

I piccoli piangono sempre più spesso, hanno molta sete e la scorta d'acqua dolce si sta esaurendo. Mi verrebbe voglia di applicare del nastro adesivo sulle bocche dei bambini, per evitargli di bere per errore l'acqua salata dal fondo del canotto e per non fargli perdere troppi liquidi parlando e tenendo la bocca aperta, ma sono quasi sicuro che la donna si opporrebbe.

"Adesso che l'acqua dolce è insufficiente non dovete più mangiare", dico.

"Nulla?", chiede la donna.

"Niente. Anche se riuscissi a catturare del pesce, il vostro corpo userebbe troppa acqua per digerirne le proteine. Vi ricordo che non dovete bere acqua di mare, altrimenti vi verrà ancora più sete, nefrite, delirio, seguito rapidamente da una morte molto brutta", la crescita della concentrazione di sodio nel sangue porta a ipernatremia, il cervello si rimpicciolisce, e questo causa problemi cognitivi, crisi ipertensive, scompenso cardiaco ed edema polmonare.

"Questo lo sappiamo", dice il marinaio.

"Non bevete neanche urina, perché contiene troppo sale e vi farà venire più sete di quanta ve ne toglie."

"Possiamo mescolare un po' di acqua di mare con l'acqua distillata. Che so, una parte salata e tre distillata. Così avremmo più acqua", dice la donna.

"No, è troppo. Ricordi che poi tutto il sale che beve lo deve espellere. Sia la mia guida interna che il computer del canotto suggeriscono di aggiungere una parte di acqua salata su circa cinquanta di acqua distillata, per rimpiazzare i sali, perché alla lunga bere solo acqua distillata fa male", forse farebbe male anche a me.

Anche se non possono mangiare possono applicare sulla pelle dei cerotti transdermici che passano vitamine e altri micronutrienti direttamente nel sangue, senza far sprecare acqua per la digestione.

Non piove, ogni tanto ci sono solo delle nuvole alte e sottili. Ho costruito un altro distillatore grezzo usando un telo di plastica, ma produce solo circa un paio di bicchieri di acqua distillata al giorno, che anche aggiunta all'altra acqua distillata e alla rugiada non basta per tutti loro. Con questo caldo ogni adulto dovrebbe bere litri d'acqua al giorno.

Il manualetto nel computer del canotto dice che gli umani potrebbero bere gli umori acquosi degli occhi dei pesci e i soli fluidi a basso contenuto salino e proteico vicini alla lisca, tagliando cautamente i pesci in due, ma non gli altri fluidi presenti nei pesci. Però il manuale di sopravvivenza del mio nanosistema dice che in certi casi si è rivelato dannoso perché contengono troppo sale, per cui in generale lo sconsiglia.

Nonostante le offese e gli ordini che ho ricevuto, finora sono stato buono e passivo come un coniglio. Come mi hanno insegnato i creatori, ho attivato il timostato per attenuare l'aggressività a livelli perfino inferiori a quelli di un chakat; in questo modo ho ridotto anche un po' il rischio di bucare il fondo della scialuppa con le mampe, di zero tre circa.

"Per ridurre la perdita d'acqua dovuta al sudore potete inumidire i vestiti in acqua, facendo attenzione a non bagnare il fondo del canotto. La sera non inumiditeli in modo da passare la notte con abiti asciutti. Ogni tanto potete lavarli in acqua per togliere le incrostazioni di sale. Se vedete degli arrossamenti però smettete subito, il sale vi secca la pelle, rischia di rompersi o formare come ustioni o galle, che non dovete bucare per evitare infezioni. Potete usare l'ossido di zinco per proteggere le parti più delicate", comunque il disinfettante non ci mancherà, possiamo produrlo coltivando delle alghe generizzate che stanno crescendo rapidamente in un punto esterno al canotto. Presto cominceranno anche a produrre cibo, carboidrati digeribili crudi.

Farò il possibile per proteggere tutti, chissà cosa penserebbero di me i progettisti e i miei tutori, finora credo di essermi comportato abbastanza bene. Sembra che il marinaio non riesca più a sopportare il pianto dei bambini. La sete sta portando tutti al limite.

* * *

Posso bere l'acqua salata, per cui potrei mangiare, se solo riuscissi a pescare. Il sistema esperto dice che un canotto come questo non fa rumore e quindi non spaventa e non allontana i pesci. Stando attento a non bucare il canotto provo a pescare con la lenza usando come esca dei piccoli pesciolini che ho acchiappato con le mani, di giorno l'ombra del canotto dovrebbe attirare i pesci. Provo anche con dei pezzetti di stoffa cosparsi di aminoacidi, ma non riesco a pescare nulla.

Ho molta fame, per cui anche se è quasi notte mi lego una cima al giunto e mi tuffo con cautela. La supercorda di nanofibra si srotola dal rocchetto, è lunga cento metri ed è spessa meno di un millimetro, ma è estremamente resistente, è fatta di nanotubi di carbonio lunghissimi e intrecciati. Mi allontano di alcune bracciate, prendo dei respiri e mi immergo. Non urino e non evacuo l'intestino per non attirare eventuali squali grandi. Calando le membrane nittitanti trasparenti che fungono da lenti posso vedere nitidamente, l'acqua è fin troppo trasparente, nel blu rischiarato dalla luce lunare ci sono solo delle piccole meduse fosforescenti che assaggio, nonostante i lampi di bruciore alla lingua. Mi perdo un po' nel piacere di nuotare, ma sto attento che la corrente non mi allontani troppo dal canotto. Dopo circa sei minuti e venti riemergo per vedere il canotto, televedo che la donna sembra essersi riaddormenta. Torno sotto e dopo altri dieci minuti riemergo, qui non ci sono pesci, non si vedono neanche degli squali.

Ma sento dei lievi rumori provenire dal canotto lontano più di venti metri. Televedo vagamente che il marinaio si è alzato in piedi e si avvicina ai bambini! Vuole ucciderli per risparmiare acqua?! Torno indietro nuotando più in fretta possibile, non posso tirare il canotto a me. Da quello che il marinaio ha detto finora capisco che pensa che i bambini siano già mezzi morti e che non sopravviveranno comunque, ma consumano l'acqua che potrebbe essere usata dagli adulti più forti...

Con gli ocelli fuori dell'acqua ocivedo che il marinaio cerca di fare del male ad un bambino, ma la donna si è svegliata e gli da' una remata violentissima in testa. Il marinaio cade in acqua, forse l'ha ucciso!

"GrrrrrRRR!", ma sono ancora troppo lontano. Il marinaio ha aspettato che non ci fossi, sapeva che altrimenti sarei intervenuto. Anche se ho solo sedici anni la mia ingenuità non è giustificabile, sono stato più ingenuo di un bambino!

Sono vicino al canotto, giro il marinaio sdraiandolo supino nell'acqua, ha una grossa ferita poco sopra la fronte, gli urlo "COME STAI? Mi senti?", ma non risponde. Ha gli occhi spalancati ma immobili, e anche se è grasso credo che l'acqua gelata gli stia già fermando il cuore. Dovrei riportarlo sul canotto, ma non credo sia il caso.

Devo sbrigarmi, altrimenti sarà troppo tardi. Conosco la rianimazione cardio-polmonare, ma la mia nanoIA mi fa apparire comunque delle scritte e delle immagini sul margine inferiore del campo visivo. Gli apro parte dei vestiti, gli reclino la testa completamente all'indietro, gli apro la bocca e premo la mandibola in alto; controllo, non c'è respirazione spontanea.

"NanoIA, programma di cura per omosap, produzione di adrenalina."

#Roger#, mi risponde la nanoIA.

Con un canino mi buco un dito di una mampa, con un artiglio gli buco la pelle sull'addome e li metto a contatto, il mio sangue viene a contatto col suo. Alcuni naniti entrano nel suo corpo e usano le risorse locali per riprodursi e crescere geometricamente di numero, per poi sintetizzare dell'adrenalina; si autodistruggeranno tra meno di cinque minuti. Nel mentre, con una mano gli ho chiuso il naso e gli soffio due volte nella bocca senza fargli entrare troppa acqua, le vie aeree sono libere. Il grasso lo fa galleggiare anche a polmoni vuoti. Cerco il pomo d'Adamo, sposto le dita lateralmente fino alla fossetta tra il pomo e la muscolatura del collo e premo leggermente per percepire il polso. Devo essere molto delicato per non fargli del male. In dieci secondi capisco che il polso è ancora presente, al minino. Devo massaggiargli il cuore, ma non mi hanno insegnato come farlo in acqua! Gli metto una mampa sotto la schiena, con le dita cerco la zona di compressione, la metà inferiore dello sterno. Dovrò fare con una mano sola, stando attento a comprimere perpendicolarmente e a non premere sulle costole. Comprimo delicatamente il torace per circa quatto centimetri e poi rilascio. Non devo dimenticarmi che gli umani sono molto fragili. Dopo altre quattordici compressioni toraciche gli soffio due volte nei polmoni, poi ricomincio le compressioni; ho regolato il mio metronomo al ritmo di una novantina di compressioni al minuto. Dopo quattro cicli due-quindici controllo il battito, è ancora appena percepibile.

Continuo per alcuni minuti, tenendomi al canotto con la coda prensile. Ocivedo che la donna sta quasi immobile e abbraccia forte i bambini, credo stiano tutti piangendo piano. Dopo sei minuti il battito spontaneo è ancora al minimo e la sua temperatura corporea è calata molto, a questo punto potrò rianimarlo circa allo zero uno di probabilità. Questa rianimazione si è svolta nel peggiore dei luoghi possibili, e anche se riesco a rianimargli il cuore il mio sistema medicale stima che la probabilità che torni ad uno stato cosciente è bassa. Il freddo però dovrebbe avergli abbassato il metabolismo cerebrale, per cui dovrebbe avergli protetto un po' il cervello dai danni. Per cui proseguo per altri due minuti, ma poi mi fermo. Anche se ora si riprendesse risulterebbe probabilmente menomato, adesso è giusto che smetta. Lo abbraccio, gli metto la testa sul torace e lo osservo esalare l'ultimo respiro.

Silenzio. Si muove solo l'acqua.

Piango un po' anch'io... come chakasa voglio aiutare gli umani, ho studiato come comportarmi nei casi d'emergenza, credevo di essere preparato a quasi tutto, ma ho fallito... la vita delle persone è così preziosa, ma anche molto fragile.

"Smith è morto. Non sarebbe stato necessario ucciderlo."

"Era l'unica cosa che potevo fare, cough! Lo capisci, stava per uccidere i bambini!"

La capisco, ma non riesco a condividere. Ma ha ragione? Forse non aveva veramente scelta, poteva solo scegliere tra la vita dei bambini e quella del marinaio. Nella sua situazione avrei pensato anch'io che la vita di mio figlio è più importante, ma prima avrei cercato di disarmarlo. Già, ma lei sapeva di essere più debole di lui, e che forse aveva una sola possibilità...

I bambini sono pallidissimi, terrorizzati e abbracciano la donna. Salgo cautamente a bordo all'estremità dove stava il marinaio, ma con una mano tengo il corpo galleggiante vicino a me. Con gli artigli gli strappo un po' i vestiti e inizio ad issarlo a bordo. Sta già diventando rigido.

"Che fai? Lascialo in mare quel porco, che se lo mangino gli squali!", dice lei.

Qui ci sono pochissimi squali, "Mi dispiace per gli squali, ma sarebbe un enorme spreco di proteine, e io ne ho molto bisogno per rigenerare la coscia."

Per un attimo sembra non capire, poi inorridisce, "Vorresti mangiarlo, animale?!"

"Ormai ho capito che qui non ci sono quasi pesci. L'etica umana vieta di mangiare gli omosap, ma in una situazione come questa mangiare un umano morto per poter dare sostanze al proprio corpo ferito è molto molto meno grave dell'averlo ucciso, per cui lo mangerò. Sei libera di non farlo, ma non potrai impedirmelo."

"Schifosa bestia egoista! Ma non pensi ai bambini? Non possono assistere ad un abominio del genere! Cannibale!"

"Non sono un omosap", e tecnicamente non è cannibalismo; "e comunque lo farei anche se fosse della mia specie, e probabilmente un altro chakasa farebbe la stessa cosa con me. Potrei mangiarlo in mare, ma stimo che sarebbe troppo pericoloso, alla lunga attirerei troppo facilmente eventuali squali, e non ho voglia di venire morsa di nuovo. Per cui lo mangerò qui."

Non potevo rianimarlo sul canotto perché forse mi avresti reso le cose più difficili, ma ora la situazione è diversa.

"Questi bambini sono vegetariani! Nessuno mangia più carne! Vederti sbranare una persona e farla a pezzi li rovinerà per tutta la vita!"

"Non è necessario che i bambini guardino. Se pensi che siano in grado di assistere ad un omicidio ma non possano vedere come sono fatti i loro corpi, allora basta che tu gli tenga gli occhi bendati mentre lo macello. In meno di un'ora dovrei essere riuscito a farlo a pezzi e non sarà più uno spettacolo troppo brutto."

Finisco di issare a bordo il corpo e gli tolgo altri vestiti. Gli svuoto le tasche e butto via il contenuto, ma tengo la stoffa e il suo coltello, potranno risultarci utili.

La donna alza ancora il remo per colpirmi, ma con uno scatto glielo strappo di mano. Sono ancora piuttosto calmo e non gli ho mostrato neppure le zanne, "Io non sono come questo omosap grasso! È inutile che cerchi di farmi del male, sono molto forte. Non voglio farvi del male, voglio proteggervi. Ma ho intenzione di usare questo corpo per alimentare il mio, e non potrai impedirmelo. Avere un chakasa in forze e magari anche integro potrebbe esservi molto utile", siamo state progettate per sopravvivere.

La donna sembra accettare la situazione, e benda i bambini con delle strisce dell'uniforme del marinaio.

"Foglio federe!", protesta Mirko.

"No, devi bendarti! Il gattone farà cose molto brutte ed è meglio che non vediamo nulla. Il gattone non vuole farci del male, basta che stiamo qui", dice lei, poi si benda.

Finisco di svestire il marinaio e apro il suo coltello. Fino a tre minuti fa ho cercato di salvarlo, ma adesso devo guardarlo in modo diverso. Gli taglio la gola, taglio i muscoli e i tendini del collo e separo due vertebre per recidergli la testa. È già quasi in rigor mortis e non esce troppo sangue. La soppeso in mano, un cervello omosap pesa da uno a due chilogrammi ed è nutriente, ma provo un certo disgusto nel pensare di mangiare una testa umana, vorrei scagliarla via lontano. La sollevo in alto e per un attimo sto per lanciarla veramente via, ma qui il pesce è quasi inesistente, e il mio istinto di sopravvivenza è forte. Pressandolo delicatamente tra le mampe schiaccio un po' il cranio, senza farlo esplodere, taglio la cotenna con un artiglio e tolgo dei frammenti della calotta. Taglio le membrane con un artiglio e con le dita raccolgo il cervello. Poi chiudo gli occhi, giro all'indietro le antenne e con un morso gli mangio la faccia, poi lancio via il resto.

Riapro gli occhi e mi lecco le labbra, il sapore è buono, dolciastro e grasso, ma è bastato solo a risvegliarmi la fame. Non credo di aver mai avuto tanta fame.

Anche se l'ho fatto senza guardare, forse in futuro mi verranno comunque degli incubi. Ho parlato e sono stata in compagnia di questo umano fino a poco fa, non era gentile con me, ma non gli avrei mai fatto del male. Era una persona, ma ora devo pensare a questo come ad un corpo, come carne, come proteine utili. Coraggio.

Gli apro l'addome e gli tolgo le interiora, il fegato è gonfio, strappo vari fili sintetici di due vecchi cyberimpianti in disuso che salgono su fino al collo, strappo e getto fuoribordo una protesi a forma di sacchetto morbido, usata probabilmente per sintetizzare qualche medicina o droga direttamente nel corpo. Gli cavo l'ID da un fianco, per sicurezza prima di buttarlo fuori lo schiaccio sotto i denti. Ma poi mi fermo e mi osservo le mani rosse. Cosa sto facendo? È un atto abominevole come dice lei? Sono un essere civile, come posso fare una cosa del genere? A lui il corpo non serve più. Cosa ne penserebbero i miei creatori? Penserebbero che sto facendo qualcosa degno solo di una leonessa, di un animale senza linguaggio; o che al contrario data la situazione sto facendo la migliore cosa possibile, sia per me che per gli altri? Lecco dalle dita il sangue ancora un po' liquido. Non è cattivo, il sapore non è molto diverso da quello dei tessuti colturali di maiale. È la prima volta che faccio una cosa del genere, ma a quanto pare mi riesce abbastanza, in noi so che abbiamo anche gli istinti predatori felini. Mi sto comportando in maniera non troppo diversa dai leoni che mangiano grosse prede negli olofilmati. Come un leone mangiatore di persone.

Taglio gli intestini, mi sporgo fuori e li svuoto aprendoli longitudinalmente con un artiglio, poi li sciacquo ripetutamente in acqua, li annuso e li assaggio. Mi faccio coraggio, a quanto pare i miei istinti mi suggeriscono di concentrarmi prima sul fegato, che sembra un po' una medusa scura, poi mangio la milza e altri organi interni e finisco gli altri intestini. Nel mangiare il cuore mi copro di grumi di sangue, e sono ancora all'inizio. Attacco i muscoli delle cosce e delle natiche. Mi sforzo di pensare a questo solo come a un corpo, a una pietanza che mi darà la forza di aiutare me stessa e gli altri... Mi stupisco di quanto siano fragili le ossa, riesco a masticare agevolmente anche alcune di quelle grandi. Eppure dall'odore e dalla massa muscolare è evidente che era un marinaio addetto anche a lavori pesanti. Finora non mi ero mai trovata in una situazione di pericolo, non avevo mai fatto nulla di tutto questo, non avevo mai salvato nessuno sott'acqua, ma a quanto pare riesco a fare tutto senza troppo sforzo. Ho la sensazione di essermi avvicinata ai miei limiti solo quando mi sono imposta di rimanere cosciente appena dopo essere stata morsa. Anche se in passato ho fatto parecchi allenamenti, in realtà credo di non aver quasi mai raggiunto i limiti del mio corpo, l'allenatore d'Autodifesa aveva ragione.

In totale mangio più di una ventina di chilogrammi di cibo, tutta la pelle e quasi tutto il grasso sottocutaneo, gli organi interni, i genitali, alcune ossa, più un bel po' di muscoli. La donna vomita un po' due volte, probabilmente per il puzzo di carne, sangue e interiora, ma i bambini non vomitano mai. A me questi odori disgustano, ma mi eccitano anche. Ho scoperto istinti che mi avevano assicurato che possediamo, ma che finora non avevo mai provato e visto all'opera. È la prima volta che macello il corpo di un grosso mammifero, al massimo avevo pulito dei grossi pesci, e un paio di volte qualche pollo, per il resto ho mangiato per lo più soia, pasta di grano e frutta colturale. Anche se dal mio aspetto non sembra sono una creatura onnivora, e di solito sono vegetariano quasi quanto quei bambini, e mi auguro che questa sia la prima e anche l'ultima volta che mangio così.

CrrrroOCK!! Crrraaack!

Afferrandolo con le mampe ho spezzato rumorosamente il bacino in tre parti. Il femore mi si è sbriciolato in una mampa. Fare a pezzi i femori e la spina dorsale è stato più facile di quanto immaginassi, anche un omosap grosso e robusto come questo sembra fatto solo di un mucchio di stecche tenute insieme da sputo e fili di plastica. Noi abbiamo ossa, tendini e muscoli potenziati e irrobustiti rispetto a quelli dei mammiferi comuni, comunque perfino una tigre comune l'avrebbe potuto rompere con una zampata non troppo forte. Ecco perché gli insegnanti mi hanno detto moltissime volte di stare attento a come mi muovo in presenza di umanoidi, potrei rompergli le ossa quasi senza accorgermene. È incredibile che me ne renda conto solo adesso, eppure il mio Yuri non me l'aveva mai detto, anche se più di una volta l'ho visto massaggiarsi dove credevo di averlo solo toccato. So che mi ama, ma avrebbe dovuto mettermi di più in guardia, se gli facessi del male non me lo perdonerei. In futuro farò più attenzione. Butto via solo alcune vertebre, le teste dei femori e degli omeri e un pezzo di bacino. I miei denti non hanno ancora raggiunto il massimo possibile della loro resistenza, e i muscoli delle mascelle non sono allenati, e dopo una stima di probabilità decido che non vale la pena che rischi di danneggiarli masticando anche le ossa più dure, il cibo non manca.

Tutto quello che non getto via e che non mangio subito lo faccio a pezzi piccoli, in modo che non siano più riconoscibili come parti di un corpo umano, ma solo come carne sanguinolenta con qualche osso sporgente. Mani e piedi li mangio, sgranocchiando le ossa. Ho entrambi gli stomaci quasi dolorosamente pieni. Il nanosistema si è occupato di farmi iniziare subito a digerire alla massima velocità possibile.

Adesso sono proprio sazio, mi sciacquo via i grumi di sangue dalla pelliccia del muso, dalle mani, dalle braccia, dalle zampe e dal canotto. Ho cercato di sprecare il meno possibile, non mi piace sprecare il cibo. Il poco sangue finito in acqua potrebbe attirare degli squali o dei barracuda, ammesso che qui ce ne siano ancora. Spero che non si mettano a mordere il canotto! Mi affretto a lavare via il sangue anche dai fianchi del canotto. Poi copro la carne con un telo sintetico opaco, in modo che non si veda nulla.

La donna è rimasta quasi tutto il tempo abbracciata ai bambini, non ha detto nulla e si è mossa poco. Ho cercato di fare in fretta, ma ho impiegato un bel po' di tempo.

"Ho finito, se vuoi puoi toglierti la benda."

I bambini sono rimasti molto tranquilli. È quasi l'alba, ma c'è già un po' di luce. Si toglie la benda e dopo pochi secondi si toglie delle gocce di sangue che le sono schizzate addosso. Poi alza gli occhi, fissa il mucchio coperto dei pezzi di carne che ho ammucchiato e vomita di nuovo fuoribordo, ma ormai ha lo stomaco vuoto. È pallida e credo sia piuttosto debole. Invece io mi sento meglio, sono pieno come un uovo. I miei istinti sociali mi stanno facendo provare un lieve senso di colpa per non aver condiviso il cibo con gli altri compagni del gruppo, ma capisco che non l'avrebbero voluto, specialmente lei.

La donna si riprende e senza dire una parola toglie la benda ai bambini. Anche se lei non se ne è accorta e gli ha tenuto la mani sulla faccia, credo che Mirko abbia sbirciato almeno un paio di volte. Nei videogiochi certe volte ci sono scene sanguinose 3D realistiche come filmati, forse anche stavolta avrà pensato che sia tutta un'illusione?

Per qualche ora rimaniamo in silenzio, io continuo a studiare e digerire. Non mi immergo in acqua per non rischiare che lei butti tutto via.

"Come ti chiami?", chiedo alla donna. Finora non me l'ha ancora detto, ma non mi risponde, sembra troppo disgustata. Spero di non essermi fatto una nemica.

Durante le digestioni faccio anche dei sonnellini, ma appena lo stomaco inferiore si svuota e viene riempito da quello superiore mi ridesto, infilo una mano sotto il telo per prendere dei pezzi che mangio. Lo faccio quasi ininterrottamente, anche per tutta la notte. Entro la mattina successiva ho mangiato più di altri venti chilogrammi di carne e ossa. Li sto digerendo molto in fretta, molto più in fretta di un leone comune, ed evacuo frequentemente fuoribordo. Non ho visto squali. L'orecchio e il giufianco mi sono guariti del tutto e l'amputazione non mi fa più male, la schiuma chirurgica si è staccata perché la nuova pelle si è già coperta di pelliccia fitta e l'osso sta crescendo molto lentamente, il sistema esperto medicale nei naniti stima che serviranno più di quindici giorni perché la zampa ricresca identica a prima, ma il moncherino è così caldo che devo raffreddarlo continuamente con l'acqua. In questo modo guarirà prima del previsto, perché i naniti saranno costretti a rallentare meno per colpa del calore che producono.

Le piccole ferite ci guariscono molto in fretta perché in esse i naniti trasformano localmente le cellule negli altri tipi di cellule necessarie affinché il tessuto sia nuovamente completo, anche se più piccolo, e solo successivamente le cellule si riproducono per rimpiazzare quelle perse. Invece per rigenerare amputazioni come questa ci serve molto tempo perché è proprio necessario che le cellule totipotenti si riproducano alla massima velocità, poi in ogni punto i naniti gli dicono che tipo di cellula diventare per ripristinare un corpo uguale alla corpoimmagine completa immagazzinata nel nanosistema.

Verso metà mattinata la bambina dice che sente del puzzo. In effetti la carne rimasta sotto il sole sta già iniziando a fermentare, comunque in mezzo all'oceano non ci sono mosche.

La sera sono riuscito a finire la carne, ne ho mangiati quasi settanta chilogrammi e il mio peso corporeo è aumentato molto, quasi tutto come grasso. Non credevo di poter mettere su del peso a questa velocità. Guardo nel campo visivo un grafico di alcuni parametri sanguigni, pare che le cellule adipose siano riuscite ad assorbire dal sangue il grasso in eccesso. Pulisco il canotto e il telo lavandoli accuratamente. Dopo qualche ora l'umore della donna sembra lievemente migliorato. Passano altri due giorni, dormo molto poco e sto sempre di guardia per cercare di avvistare mezzi volanti o marini, ma i soccorsi non si vedono ancora.

Sto piuttosto bene, ho riacquistato del tutto le forze perse dopo l'attacco dello squalo, tutta la mia pelliccia si sta scurendo piuttosto in fretta per raccogliere meglio l'energia solare per via fotovoltaica, e il naso e i cuscinetti sulle mani e piedi sono mi sono già diventati del tutto neri perché siano protetti dagli ultravioletti. Ma la donna è quasi febbricitante per la disidratazione e si muove poco, e anche i bambini iniziano a stare male. Ma non posso farci un bel niente, o quasi.

Non ci parliamo quasi mai, ma ora non mi trattengo, "Coraggio, non bisogna mai arrendersi. Farò tutto quello che posso per aiutarvi."

Un "Grumf!" è tutta la risposta che ottengo da lei. In effetti non ci sono molte cose che possiamo fare; ma lei si sta già arrendendo, e per la mia mente chakasa è quasi inconcepibile, siamo fatti per cercare sempre di sopravvivere.

Tra poco più di tre giorni sarò in pieno calore e in condizioni normali avrei bisogno di essere coperta, ma se sarò ancora qui, data la situazione credo che riuscirò a convincere la nano-IA a produrre nel mio corpo le sostanze per attenuare un po' la libido femminile.

Anche se non sta bene, Mirko è molto annoiato e viene ad abbracciarmi. La donna lo trattiene un attimo, poi me lo lascia. Ha un po' di voglia di giocare, lo sollevo in aria e lo faccio quasi volare, ma rischio di sbilanciare il canotto, per cui mi drizzo, me lo metto cavalcioni sopra il collo e gli faccio osservare il tramonto. Pare apprezzare la mia pelliccia, che dal suo colore originario avorio sta diventando sempre più bruna. In realtà i singoli peli non cambiano colore, quelli color crema vengono sostituiti lentamente da peli neri, in grado di assorbire più fotoni e convertirli in elettricità, che viene convertita in glucosio nel bulbo pilifero, poi rilasciato nel sangue.

Mi sdraio un po' per quanto lo permetta lo spazio, e mi metto Mirko sulle pance. Lui risale fino al sutorace, mi carezza con curiosità il lato del muso, e poi mi sussurra in un orecchio, "Grafie per afermi salfato!"

Ahww! "PprrrRRRRrrrRrr!"

Accenno un po' di fusa forti, nella sua semplicità è il più bel ringraziamento che mi sia mai stato fatto, gli carezzo la testa affettuosamente, "Perrrr merr è statorrr un piacererrr."

"Ho fanta fete", dice, tra i suoi denti spezzati.

Però adesso non piange più per la sete, in questi pochi giorni è cresciuto un po', "Lo so. Adesso sto di nuovo bene e ho una piccola sorpresa per te", gli sorrido e gli do' una leccatona sul naso, "Un piccolo segreto", gli strizzo l'occhio. Mi guarda con curiosità coi suoi occhi azzurri e raggrinzisce le labbra bruciate dal sole e dalla disidratazione.

"La tua mamma ti dava il latte al seno?"

Non risponde, forse non lo sa. O forse la domanda l'ha spiazzato.

"Spostati più in basso", gli dico.

Mirko fa come gli dico e si abbassa fino a che la sua testa arriva all'altezza del mio giutorace. Con una antenna piegata all'indietro ocivedo che la donna sembra addormentata.

Mi allungo e metto una mano sotto un seno, "Prova a succhiare qui. È buono", gli bisbiglio.

Strizzo un capezzolo e gli faccio vedere che esce qualche goccia. Dopo un attimo Mirko si getta sul seno e inizia a succhiare con avidità! Ahi! "Piano! Più piano, ecco così."

"Mmrrrr! Sì, così! PrrrrrRRrrrrr!"

Ero così piena che all'inizio il latteacqua è uscito con violenza quasi dolorosa. Il primo latteacqua è quello più dolce e acquoso, e viene seguito dal latteacqua più denso e grasso che assomiglia un poco di più al vero latte, perché mentre si sposta nei dotti raccoglie particelle di grasso.

"Adesso cambia...", gli faccio cambiare seno.

"Che stai facendo!?", mi chiede la donna, con voce leggermente allarmata. Mi volto verso di lei, mentre Mirko si stacca per riprendere fiato.

"Lo squalo mi aveva indebolita, ho perso molto sangue, ma ora sto bene. In condizioni normali e quando non siamo in allattamento i seni chakat e chakasa producono latteacqua, una specie di tonico energetico molto acquoso. Posso fare in modo che non contenga naniti, così è adatto anche per voi."

La donna richiama Mirko a sé, e orecchiando sento che lui le bisbiglia che il mio succo è buonissimo.

Succo?

"Bevendo l'acqua di mare posso produrre latteacqua, non è salato e posso farlo bere ai bambini... Credo di poterne produrre più di un litro e mezzo al giorno. Se vengo tettata con regolarità la produzione potrebbe aumentare un po'", non so quanto, forse dello zero tre.

La donna distoglie lo sguardo, non dice nulla e torna a guardare il mare. Passano tre ore e cinque minuti circa, è il tramonto e la donna da' a sua figlia tutta l'acqua distillata rimasta, ma è troppo poca.

"Ho sete! Mama!", dice la piccola. La mamma la carezza e cerca di farla calmare, ma dopo un po' la lascia andare. L'accolgo tra la braccia e la faccio tettare finché non sta meglio. Per me è estremamente piacevole e la bambina ne aveva bisogno. Gliel'avrei dato anche prima, ha sofferto inutilmente la sete, ma forse ho fatto bene a lasciare che le cose seguissero il suo corso, senza forzare troppo la donna. Lei non mi ringrazia neppure, forse pensa che a sua figlia stia dando da bere il sangue del marinaio...

I cerotti transdermici sono esauriti. Soffrono tutti di stitichezza, ma data la situazione per degli omosap è normale. La notte passa lentamente. Per passare il tempo mi metto a fare delle epitture nel mio campo visivo, il mio nanosistema riesce a percepire molto grezzamente i movimenti che faccio nell'aria con le dita. Se il canotto dovesse affondare non potrei aiutarli, forse potrei salvare solo uno di loro. Potrei nuotare seguendo la corrente, stimo che in circa due settimane arriverei ad una zona piena di coltivazioni marine, e lì dovrei trovare soccorsi. Se incontrassi una brutta tempesta potrei sopravvivere Accendendo la coda, ma forse perderei l'umano che porto con me.

* * *

Ieri notte ho avvistato la stria di un mezzo volante ad alta quota, ho lanciato anche un razzo svegliando tutti, ma credo che non ci abbiano avvistati. Un'ora e mezzo dopo qualcosa ha bucato il canotto, probabilmente un pesce. Mi sono dovuto immergere e ripararlo da sotto, al buio, e oltretutto il canotto è anche piuttosto ecoscuro.

Dopo un altro giorno e mezzo stimo la nostra posizione sulla mappa nautica del mio nanosistema... Oh! Una grossa sorpresa, "Le correnti ci hanno spostato molto... più di quanto credessi possibile. Non troppo lontano da qui dovrebbe esserci una piccola isola galleggiante artificiale, usata come punto di attacco per delle coltivazioni di alghe."

"Dof'è?", chiede Mirko.

"In quella direzione, ma è troppo lontana perché si possa vedere. Cercherò di tirare il canotto fin là."

Gli mostro la rotta sul display del computer del canotto, "A nuoto?! Non puoi farcela", dice la donna scuotendo la testa.

"Ci proverò", mi calo cautamente in acqua, prendo la cima del canotto tra i denti e inizio a nuotare tirandola nella direzione giusta. Ma dopo un po' devo cambiare direzione per compensare le correnti, e devo legarla alla coda perché è troppo sottile e mi taglia le labbra.

* * *

Adesso posso essere finalmente libero di spegnere il timostato. Nuoto e tiro il canotto per circa ventisei ore, passo il tempo leggendo la traduzione di un romanzo di Flaubert, riesco finalmente a trovare un pesce, che catturo e inghiotto intero. Per due volte torno a bordo per dare un po' di latteacqua ai bambini, adesso sua madre ne sembra quasi felice.

Il romanzo era bello, mi ha fatto ridere e piangere due volte, ma credo che non se ne sia accorto nessuno. Contiene molte sottili sfumature del carattere omosap che non capisco ancora del tutto bene, ma sto imparando.

Di tanto in tanto mentre nuoto mi immergo e ruoto su me stessa, perché se avessi degli squali in coda non potrei vederli e percepirli con le vibrisse.

Una volta per colpa di un grosso squalo devo tornare in ritirata al canotto, avrei potuto lottare, ma preferisco evitare di ricevere altri morsi.

La notte, verso le deciore nove e ottantacinque, arriviamo alla piccola isola corallina artificiale galleggiante. Sono abbastanza stanco e ho i muscoli piuttosto indolenziti, ho preteso molto dal mio corpo, mi avvicino alla riva...

"Ahhhrr! Grrrr!"

Dopo un momento di rabbia e dolore lancinante torno abbastanza lucido. Sono stato assalito da una grossa rete-medusa, il freddo e la stanchezza mi hanno reso lento quasi come un omosap, mi ha sparato molto veleno dove non ho pelliccia spessa, brucia come fuoco e mi ha quasi paralizzato. Se fossi un omosap probabilmente sarei morto, ma in un paio di minuti il mio nanosistema neutralizza il veleno, e posso liberarmi stracciandola facilmente con gli artigli. Tra qualche giorno si sarà rigenerata. È uno dei più semplici biobot mai creati ed è usato per la pesca. Cattura pesci, poi con un argano viene sollevata dall'acqua come fosse una rete a paranco, e toccandola con un segnale chimico rilascia i pesci. [6]

Salgo sulla riva sottile, sbriciolandola un po' sotto il mio peso. Seguendo i raggi colorati tracciati nella struttura chiara del corallo mi trascino fino ad una console posta nel centro, apro lo sportello e attivo un allarme.

Dopo meno di trentotto minuti arriva un mezzo volante del soccorso, che rimane sospeso in aria. Con le antenne gli trasmetto di aiutare gli altri, perché forse non possono muoversi. A quanto pare riescono a decodificare il modulo radio che gli ho inviato, e due persone si calano in acqua, e con una barella raccolgono la donna e i bambini. Poi la calano anche per me, mi ci siedo sopra e ci portano tutti via. Durante il volo ci prestano i primi soccorsi; la donna e i bambini non dicono nulla e sembrano a malapena coscienti.

Sulla costa ci stava aspettando il padre di Mirko, uno dei superstiti della nave, vari altri familiari e un giornalista. Le ricerche dei dispersi sono ancora in corso, ma forse saremo gli ultimi ad essere trovati. Gli altri superstiti erano già stati tutti raccolti perché avevano legato insieme le scialuppe evitando di disperdersi come noi.

La donna e i bambini vengono trasportati su delle barelle, li seguo zoppicando a tre zampe. Una giovane donna mi offre perfino una spalla per aiutarmi a camminare; anche se non ne avrei bisogno accetto volentieri, dopo tanto tempo è molto bello ricevere qualche gentilezza. D'istinto vorrei leccargli la faccia, mi trattengo per qualche secondo, ma poi mi lascio andare e lei ne ride senza offendersi.

Veniamo portati in una grande sala dell'infermeria unificata per umani e morfi, e i miei compagni umani vengono curati subito. Dagli odori direi che non viene usata spesso. Ho dato subito notizie di me all'Istituto Novagenetica. La giovane umana sembra apprezzarmi, e io gli do' anche una leccatina alla mano per riconoscenza. In una vasca di metallo mi aiuta a lavarmi via un po' di sale dalla pelliccia, sono vicina al culmine femminile e avrei preferito un maschio, ma apprezzo quello che ho. Lei sembra conoscere la nostra natura sessuofila, e mentre mi insapona il giuaddome nella vasca, sorride di gusto quando vede che le sue carezze mi hanno fatto venire un'erezione. Mrrrr... Comunque sembra che qui non sappiano quasi nulla di come curare un chakasa, infatti si collegano in telemedicina per chiedere informazioni. Noi chaka siamo ancora pochi, e la maggior parte dei medici non sa molto dei nostri corpi. Comunque a parte l'amputazione sto abbastanza bene, e gli spiego che non sento il bisogno di cure, e che ho solo bisogno di dormire.

È la prima volta che sono in un letto per omosap, oltretutto a due piazze, è di tipo attivo ed è comodissimo. Non lontano da me ci sono la donna e i bambini che riposano, sul corpo hanno alcune apparecchiature che non conosco. Via radio la rete interna dell'infermeria mi informa che hanno danni ai reni e alla pelle. Il mio sistema medicale dopo aver analizzato loro referto medico dice che se curati dovrebbero guarire bene. Mirko ha perso solo alcuni denti di latte, non è troppo grave. Forse i bambini dovranno essere seguiti da uno psicologo per un certo periodo, forse anche per colpa di quello che ho fatto io... ma non potevo sapere quanto tempo saremmo rimasti in quel canotto, e ho dovuto pensare all'eventualità peggiore.

Anche se l'infermiera mi ha toccato senza particolari protezioni, aveva solo i guanti, ho ancora un nanosistema illegale capace di autoriprodursi. Per legge i naniti devono essere incapaci di replicarsi, specialmente nell'ambiente naturale esterno e incontrollato, e comunque anche quelli che possono replicarsi non devono evolversi, devono duplicare le informazioni senza fare errori, e devono avere limiti alla proliferazione.

Dopo meno di quaranta minuti arriva un sacchetto pieno di naniti dall'Istituto Novagenetica, me li trasfondono subito nel sangue, e dopo due soli minuti il mio nanosigillo viene ripristinato. Per il momento saranno questi naniti ad aiutarmi a rigenerare la coscia, poi tra un paio di giorni ne prenderò altri. Qui avevano già dei naniti medicali, come quelli che stanno usando per curare la pelle della ragazza, ma il mio nanosistema li attaccherebbe in una reazione nanoimmunitaria, posso usare solo quelli specifici per chakasa.

* * *

È mattina, dalle tende filtra una luce piacevole, l'infermeria è abbastanza tranquilla, mi portano una prima colazione leggera e insipida. Il padre di Mirko ha vegliato su suo figlio tutta la notte. Contatto brevemente Yuri e lo rassicuro dicendogli che sto abbastanza bene e che ci rivedremo presto. Non ha superato l'esame, regolare.

La giovane omosap mi ha lanciato alcune occhiate nervose, è ansiosa, sembra che sia leggermente combattuta.

Adesso Mirko si è svegliato e sta parlando con suo padre. Se li orecchiassi potrei sentire cosa si dicono, ma è giusto che gli lasci la loro privacy, le nanocamereere del Controllo Planetario sono già abbastanza invadenti. Poi il padre di Mirko parla un po' con la donna, e infine a metà mattinata si avvicina al mio letto.

Chino le antenne e la testa, "Mi dispiace di non essere riuscita a salvare sua madre."

"No, per fortuna lei non era a bordo...", fa una pausa, "abbiamo divorziato alcuni anni fa. Adesso Mirko è tutta la famiglia che mi resta. Ti sono infinitamente debitore. Io ripago sempre i miei debiti in maniera tangibile", mi passa un piccolo transatore dal quale mi faccio identificare con un'analisi delle retine e un tocco del naso.

"Ho trasferito sessantamila Globi sul tuo conto", dice, poi torna da suo figlio senza lasciarmi il tempo di ringraziarlo.

Sessantamila! Insieme ai soldi dell'assicurazione del viaggio adesso ho abbastanza soldi per comprarmi un appartamento mio. E posso anche aiutare un'amica antrovolpe cinese. In questo modo potrà pagare il debito innato e diventare una liberta.

Ho contattato l'Istituto Novagenetica, il mio nanosistema gli ha trasmesso le mie condizioni di salute e visto che sto abbastanza bene hanno dato l'autorizzazione a dimettermi appena lo desidero, anche subito. Nel pomeriggio dovrebbe passare a trovarci il Capitano della nave, ma mi alzo, mi spazzolo un po', poi bacio l'infermiera, la carezzo con la coda, ci scambiamo i dati degli ID, la saluto e mi preparo ad andarmene. È una felinofila, e gli piaccio, ci rivedremo molto presto. Mi ha perfino regalato una camicia bianca, che mi sta un po' stretta per colpa dei miei supettorali, ma il tessuto è intelligente e in qualche ora si allargherà.

Mi avvicino al letto di Mirko, ha gli ho occhi chiusi, vorrei baciargli la fronte ma lo saluto solo con un gesto silenzioso e poi ringrazio suo padre con un cenno. Quando sono quasi fuori della porta la donna apre gli occhi e mi fa segno di avvicinarmi.

"Non ho detto a nessuno che hai mangiato un uomo", dice piano.

"E io non ho detto che l'hai ucciso", è stata legittima difesa, o eccesso di legittima difesa? Forse non aveva altra scelta. Per quanto ne sa la polizia unificata il marinaio è affogato durante il naufragio insieme ad altre persone. Mirko forse ha raccontato la verità a suo padre, ma lui è riconoscente anche nei confronti della donna e probabilmente la verità rimarrà nascosta. Sono combattuto, i miei tutori umani mi hanno insegnato il valore della verità, ma stavolta credo che tacerò.

Attendo alcuni secondi mentre mi guarda in silenzio, "Andreana", dice.

"Ti chiami Andreana?", chiedo.

Annuisce, "Non pensavo potessi nuotare tanto."

"Ho ancora tutti i muscoli indolenziti...", rispondo.

"Ti ringrazio per averci salvato."

Sorrido con la faccia e con la postura della coda, "Grazie", mi regala il coltello del marinaio, che ha il suo nome inciso sopra ed è meglio che non lo veda nessuno; poi ci salutiamo con un gesto della mano e delle antenne.

Esco camminando su tre zampe e aiutandomi con la coda, ma senza protesi o stampelle.

* * *

Dopo alcuni giorni Mirko ha mostrato di parlare poco, l'esperienza l'ha segnato. Così sono tornato da lui, la mia vista credo che l'aiuti un po', per alcune settimane riesce a parlare bene solo in mia presenza.

Dopo quell'esperienza non mangiai carne per più di due settimane. A distanza di un anno ho perso i contatti con la donna, ma ogni tanto Mirko e suo padre mi contattano e ci vediamo. Prima del naufragio non ci conoscevamo, ma adesso considero Mirko come un fratellino; un'esperienza del genere è capace di stringere i legami tra le persone. Anche se è solo un bambino di poco più di sei anni è voluto diventare ufficialmente mio Compagno di Cuore, e mi ha promesso che quando sarà maturo mi chiederà di diventare suo Compagno di Tana. Chissà se lo farà, ma in tal caso credo che accetterò.

Col tempo ho fatto buona conoscenza anche con suo padre, mi ha raccontato che a tre settimane dal concepimento di Mirko le simulazioni morfogenetiche stabilirono che il feto avrebbe sviluppato delle malformazioni al talamo, nel cervello. Così lui e sua moglie decisero di sottoporlo a cura genetica. Lei voleva solo la cura, mentre lui insistette molto per 'dargli il meglio possibile'. Alla fine sua moglie accettò e gli fecero fare varie piccole modifiche genetiche, non solo per correggere il difetto, ma ad esempio anche per potenziare la sua memoria a breve termine. Purtroppo il trattamento fallì in parte, e Mirko nacque con un talamo normale ma con dei lievi problemi cognitivi. Dopo un'operazione chirurgica, delle cure e un'istruzione specifica ha recuperato, e adesso è diventato praticamente normale, ma sua madre non ha mai perdonato il marito, e per questo divorziarono.

Guardando il grasso che ho messo su e da una analisi del sangue si sono accorti che ho assunto decine di chilogrammi di carne grassa in pochi giorni. Anche se alcune volte ho avuto la forte tentazione di raccontare tutto al mio buon tutore, alla fine ho deciso di non dire nulla, sia per coprire la donna, sia me stesso.

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Riferimenti bibliografici e note:

Questo racconto è stato ispirato da una scena iniziale del film sentimentale e sciropposo "Laguna blu" (1980, regia Randal Kleiser, ispirato al romanzo del 1903 di Henry De Vere Stacpoole), che ho deciso di far sviluppare in modo diverso.
Ho fatto il possibile per garantire la massima accuratezza riguardo l'algoritmo per il trattamento dell'ipotermia, della rianimazione cardio-polmonare, e della gestione della sete in mare, ma suggerisco di non prendere questo testo come riferimento. Su Internet esistono molti documenti al riguardo, ma non sempre sono accurati, talvolta sono pericolosamente errati (in particolare per quanto riguarda la gestione dell'acqua in mare).
Questa è una storia inventata, ma è ispirata ad eventi avvenuti realmente. Ad esempio nel 1972 un aereo contente una squadra di rugby cadde sulle Ande e in tredici morirono nell'impatto. I sopravvissuti non hanno ricevuto soccorsi per 70 giorni, e alla fine, dopo molti giorni, per non morire di fame sono stati costretti a mangiare i morti.
Da questa vicenda è stato tratto un film e anche un romanzo - cronaca: "Tabù: la vera storia dei sopravvissuti delle Ande", Piers Paul Read, Terza edizione Milano, Sperling & Kupfer, 1989, 356 pagine; titolo originale "Alive".
Si veda anche: www.angelfire.com/al2/alivebookreview/


[1] I "biobot" sono mi sono stati inizialmente ispirati dal romanzo "Incontro con Rama", di Arthur C. Clarke, che poi ho sviluppato.

[2] Quale che sia l'entità dell'ipotermia, il riscaldamento deve essere sempre graduale e deve avvenire dall'interno verso l'esterno. Infatti mettere la vittima in un bagno o doccia molto calde ha come effetto quello di fargli abbassare ancora di più la temperatura interna. Questo perché la pelle viene ingannata a credere che la crisi di freddo sia finita, e segnala al cervello di ricominciare a far circolare nelle estremità il sangue molto raffreddato. Questo sangue freddo e acido ritorna direttamente nel cuore e può produrre un un rapido arresto cardiaco. Per colpa di questo fenomeno sono morte numerose vittime che erano state "salvate". In generale chi si occupa di aiutare delle vittime in difficoltà deve stare molto attento a non andare contro le naturali difese dell'organismo, ma a lavorare insieme ad esse. Infatti i nostri corpi non sono stati progettati in funzione di un possibile aiuto medico dall'esterno. Altro caso affine è stata la scoperta che i soldati con grosse ferite, anche interne, avevano più probabilità di sopravvivenza se rimanevano privi di assistenza medica per alcune ore. Infatti inizialmente c'era l'uso di fargli subito trasfusioni di liquidi e sangue, e questa pressione di liquido può avere l'effetto di riaprire le emorragie.

[3] Tale superficie è ispirata al funzionamento della superficie della schiena di un coleottero del deserto, lo Stenocara. Tale superficie è coperta di noduli rotondi di 10 micron ordinati in uno pattern esagonale. L'intera schiena del coleottero è coperta di grandi protuberanze. Tutta la superficie della schiena del coloeottero è coperta dei piccoli noduli, eccetto che le cime delle protuberanze. I noduli sono coperti di cera, mentre le cime delle protuberanze sono prive di cera. Le superficie dei noduli ricoperta di cera è alquanto idrorepellente, mentre la superficie priva di noduli e cera è igroscopica. La combinazione delle due superfici spiega la capacità di questo insetto di vivere estraendo acqua dalla nebbie del deserto del Namib.


Stenocara
(Immagine usata senza permesso)

Si veda:
www.nature.com/nsu/011101/011101-14.html
www.newscientist.com/news/print.jsp?id=ns99991508
Articolo originale: "Water capture by a desert beetle", Andrew R. Parker e Chris R. Lawrence <andrew.parker@zoo.ox.ac.uk>,Nature 414, 33 - 34 (2001); doi:10.1038/35102108
(www.nature.com/doifinder/10.1038/35102108)

[4] Gli ocelli Chakasa, tra le altre cose, possono "ocivedere" anche in banda infrarosso ottico. Questo gli permette di vedere sotto i vestiti sottili, specialmente costumi di tessuto sintetico, di vedere gli occhi attraverso occhiali o vetri scuri, e le facce nascoste dal trucco. Anche i sensori ottici CCD delle comuni telecamere sono sensibili a tale banda, ma dietro l'obiettivo hanno un apposito filtro che elimina tale banda luminosa. Se si riesce a togliere tale filtro, e filtrare la luce visibile in modo che al sensore CCD possano arrivare esclusivamente gli infrarossi, si possono ad esempio ottenere delle immagini della biancheria indossata dalle persone (Parole chiave per motori di ricerca: xray nightshot).


(Nessuna di queste immagini è stata usata con permesso)

[5] Questi apparecchi esistono già oggi, come il "PUR Manual Survivor 06 Watermaker", che pesa poco più di un chilogrammo e può produrre quasi un litro di acqua dolce all'ora. Si basa sul principio dell'osmosi inversa (reverse osmosis), ma richiede una pressione molto alta per produrre acqua dolce dall'acqua di mare.

[6] L'isola corallina galleggiante artificiale e la rete-medusa sono tratte dal romanzo "Distress" di Greg Egan.


Glossario minimo

Per maggiori informazioni si chieda all'autore o si veda www.fantascienza.net/sfpeople/leonardo/ch

Aerogel = una sostanza molto leggera ed isolante (che esiste realmente).
Antennale = relativo alle antenne.
Antimatusa = anti invecchiamento.
Autoriproduzione = i naniti contenuti nei Chakasa terrestri per sicurezza sono normalmente incapaci di autoriprodursi.
Bioantenne = antenne radio costituite di organi biologici.
Biobot = "robot biologico".
Chaka = Chakat o Chakasa
Chakasa = specie artificiale tauroforme sessuofila creata a partire dai Chakat. I Chakasa-sfinge ne sono una variante, e hanno i seni sul torace inferiore invece che superiore (si veda www.fantascienza.net/sfpeople/leonardo/ch).
Chakat = specie artificiale taurofelina sessuofila con zampe mediane e coda prensili (si veda: www.chakatsden.com).
Clicco = emettere un click ultrasonico per mezzo della raganella rigida presente nel palato.
Corpodore = odore corporeo personale, di solito riferito ad una persona. Simile ad "usta" usato per gli animali.
Deciore = ore decimali. Un giorno è fatto di dieci ore, ciascuna di cento minuti, ciascuno di cento secondi.
Dosimetrico = simile al tesserino posseduto oggi dai radiologi che gli serve per misurare l'esposizione ai raggi X.
Ecovisione = visione tramite impulsi ultrasonici.
Epitture = pitture elettroniche, cioè disegno in computergrafica fatto "negli occhi" del Chakasa.
Fotocromica = che si scurisce in presenza di luce forte (come oggi fanno certi occhiali).
Geneguerre = Guerre Genetiche Mondiali, che sono terminate da molto tempo e hanno influenzato moltissimo la cultura e l'ecologia planetaria.
Generizzate = ottenute o alterate per mezzo di ingegneria genetica.
Giufianco = fianco inferiore. (lo stesso vale per sucuore = cuore superiore)
Guampi = guanti per le mampe, che lasciano scoperte le estremità delle dita, utili per mantenerle morbide e non sporcarle troppo nel camminare.
Herm = ermafrodita.
Latteacqua = liquido molto acquoso prodotto dai seni Chaka quando non allattano.
Mampa = estremità semiprensile degli arti mediani.
Mampata = colpo con una mampa.
Microvedere = "vedere" (molto grezzamente) in banda microonde. È un senso
Morfizzato = reso con vari mezzi un po' simile ad un animale antropomorfo.
Morfo = umano o animale morfizzato. Si tratta talvolta di una specie del tutto distinta.
Morfogenetiche = relative alla "nascita della forma" (embriologica).
Nanofibra = fibra nanomolecolare (buckytube).
NanoIA = intelligenza artificiale molto grezza implementata dal nanosistema dei Chakasa.
Nanosigillo = impedisce ai naniti Chakasa di autoriprodursi (per motivi di sicurezza).
Nanosistema = sistema hardware/software di naniti in un corpo (di solito Chakasa).
Nanovelcro = velcro molecolare. Simile a superfici collose asciutte e che possono essere staccate e riattaccate moltissime volte.
Novagenetica = istituto che ha creato i Chaka.
Ocivedere = vedere con gli ocelli posti sulle estremità delle antenne Chakasa.
Olofilmati = filmati olografici.
Omosap = Homo sapiens.
Poliamorosa = l'avere relazioni e famiglie poliamorose, composte di più partner (è un termine che esiste anche oggi).
Sinth = termine dispregiativo, spesso sinonimo di morfo di origine per lo più animale.
Specista = colui/colei che esprime giudizi di valore basandosi su differenze di specie. Simile a razzista.
Spiracolo = aperture alla base del giutorace Chakasa, permettono di far entrare aria nei giupolmoni.
Tauro = creatura tauroforme, cioè come un centauro, cioè con sei arti di cui quattro a terra.
Teleolo = simile a televisione, ma con immagini olografiche.
Televedo = ocivista a risoluzione spaziale più elevata (ottenuta con metodi speciali).
Termorgani = organi sensibili agli infrarossi termici che realizzano la termovisione.
Termovedere = vista in banda infrarosso termico.
Timostato = un software standard dei nanosistemi Chakasa. Serve per "equalizzare l'umore", cioè per modificare ad esempio il livello di aggressività o per smussarne le punte più estreme, eccetera. Per un Chakasa non è piacevole attivarlo, ma talvolta è utile.
Transatore = piccolo apparecchio per effettuare pagamenti e versamenti di soldi. Usa molti modi diversi per riconoscere le persone.


"Atto immorale" © 2002 leonardo maffi.
Specie Chakasa © 2000-2002 leonardo maffi e Alessio "Scale" Scalerandi.
Specie Chakasa basata sui Chakat ideati da Bernard Doove (www.chakatsden.com).
Ringraziamenti: a Isis, Bernardo "BJ the Farer" Chiti, Alessio "Scale" Scalerandi, Fabio Crosara e Giuseppe De Micheli per i loro consigli e correzioni.

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