Atto immorale
(Versione ridotta)

di leonardo maffi

Versione 2.10-0.2 del 28 Novembre 2002.
Parole chiave: avventura marina, violenza e sangue, morale, Chakasa.
Nota: per stampare in maniera compatta questo testo su carta si consiglia di aprirlo in Word, salvarlo in Rtf, ricaricarlo e sostituire i paragrafi: ^p con a capo+Tab: ^l^t


Includendo l'equipaggio, a bordo siamo ventidue persone. Sono l'unico morfo di questa piccola crociera-rivisitazione storica. Questa è l'accurata ricostruzione di una piccola nave del 1950 circa, e le cose aggiornate sono pochissime.

Entro nel bar di bordo e ordino una cioccolata calda, nel mentre mi guardo in giro, c'è un odore strano... Ah, è un biobot che non avevo visto. Ha vagamente l'aspetto di una grossa rana zebrata lunga quindici centimetri, anche se in realtà è più affine ad una lumaca a cui siano state date quattro zampe; è un robot biologico piuttosto semplice.

Raccoglie gli scarti organici dal pavimento con la bocca priva di denti, ma non può mangiarli, può solo accumularli per poi andare a rigettarli in qualche contenitore nascosto dietro il bancone. È del tutto privo di apparato digerente e di organi riproduttivi, ha un sistema immunitario molto semplice, e al posto dell'apparato digerente ha solo un sacchetto di tessuto connettivo che va riempito periodicamente di acqua con sciolti dentro glucosio e sali minerali. È a sangue freddo e ha un metabolismo molto lento; i suoi scarti metabolici finiscono in un altro sacchetto interno che va svuotato, o forse lo svuota da solo, insieme allo sporco che raccoglie. Ha un occhio solo piuttosto semplice, bargigli tattili intorno alla pseudo-bocca, e ha un sistema nervoso complesso più o meno quanto quello di una mosca. Probabilmente questo tipo è capace solo di raccogliere sporco dal pavimento, di tenersi pulito, e di evitare di far inciampare le persone. I biobot come questi durano solo qualche mese, al massimo un anno circa, ma farli sviluppare nelle vasche costa pochissimo, valgono più o meno quanto il loro peso in patate. Oltretutto il progetto di questo modello è probabilmente di pubblico dominio o GNU, e costa veramente quanto qualche patata idroponica.

Finita la cioccolata mi sposto a poppa. Ha! C'è il bambino che gioca da solo con un videogioco nel suo oculare. È biondo e avrà circa cinque anni. Mi sdraio non troppo lontano da lui e osservo il mare in silenzio.

"Cosa sei?", chiede.

"Ciao, sono un Chakasa di prima generazione, mi chiamo Cuordoro, e tu?"

Mi guarda affascinato, "Sono un omosap! Avevo visto quelli come te solo nel gioco 'Wild Survivors'. Mi chiamo Mirko e sono in gita. Sei una pulitrice della nave?"

"No, ho pagato il biglietto come voi. Non mi avevi ancora visto perché sono salito poco prima di voi."

Mi avvicina lentamente la mano, gli sorrido e socchiudo gli occhi, trova il coraggio e mi carezza la groppa. Per il momento sembra aver dimenticato il suo gioco. Ho conosciuto umani che anche se sono abituati ai morfi impiegano minuti per trovare il coraggio di sfiorarmi, la vista di una leonessa molto grande color crema li inquieta. Mi carezza anche sopra la testa e tra le antenne, è un po' umiliante, per i miei istinti carezzare sopra la testa significa assumere un atteggiamento di superiorità, ma lo lascio fare perché è solo un bambino. E comunque ricevere carezze è piacevole, tutto sta nel riuscire ad apprezzare i lati positivi delle cose.

Mi tocca un'antenna e poi si allontana quasi di corsa.

È un periodo strano, sulla Terra iniziano a cadere sciami di meteoriti, e anche se la gran parte verrà deviata o distrutta, alcuni probabilmente cadranno e il pianeta ne verrà rovinato. Il risultato è che molte persone si comportano in maniera molto strana, cercano di godersi il più possibile il tempo che pensano gli resti da vivere. Alcune persone non credono molto nelle comunità fortificate.

* * *

È notte, sono a prua a godermi gli odori e la vista dell'Oceano Atlantico. Il cielo è ancora stellato e ci sono molte strie di polvere e piccoli frammenti meteoritici, se non sapessi che cosa significa potrei dire che è molto bello.

Gli orecchini mi segnalano un bollettino urgente, lo apro nel campo visivo, siano dentro una zona rossa! Una grossa meteora è stata scoperta troppo tardi e non sono riusciti a deviarla usando i metodi lenti e dolci, per cui hanno dovuto deviarla con metodi più brutali, e questo l'ha fatta frammentare. Nella prossima mezz'ora alcuni frammenti ci cadranno intorno. La nave è appena partita a tutta forza, ma sulla mappa la zona rossa ha un'ampiezza enorme e stimo che non faremo in tempo ad allontanarci.

Dopo circa sedici minuti inizia ad alzarsi un po' di nebbia, in cielo ho visto anche delle grosse strie, e ho microvisto forti lampi. Un bagliore molto più forte attira la mia attenzione verso l'alto... AH!

BANCRACH!!

Centrati!

Swosh! BOOOM! BRUUMMMMM!

Era un meteorite lento!

"Agrrrr!" L'onda d'urto e l'acqua sollevata dall'impatto mi hanno gettato fuori bordo. Sono rimasta appesa alla ringhiera solo per la coda! La nave beccheggia e rolla forte, ma con un colpo di coda e di giunto mi tiro su e torno a bordo e pianto gli artigli nel ponte.

Mi tolgo una scheggia metallica dal giufianco vicino ad un spiracolo; è piccola e non è un problema.

"FIIIIIIII Falla nello scafo. Siamo stati colpiti da un meteorite. Indossate i giubbotti ed evacuate la barca. Ripeto, mantenete la calma, indossate le vesti termiche, i giubbotti salvagente ed evacuate la barca nelle scialuppe."

"Ahhh! Ihhh!"

Varie persone non riescono a mantenere la calma. Le scialuppe vengono calate, o gettate in acqua, ma non c'è tempo, stiamo affondando troppo in fretta... il colpo e l'onda d'urto dell'acqua ci hanno quasi spezzato in due.

Grounk! BROOOUNK! Grounk!

Non ce la faranno a raggiungere tutti le scialuppe! La nave si sta spezzando in due! La chiglia si inclina, mi tengo al corrimano, devo raggiungere una scialuppa...

No. I progettisti mi hanno chiesto di fare il possibile per mettere in buona luce la mia specie. Sono forte, e devo aiutare gli altri.

L'acqua sale... alcune persone si buttano in mare... adesso quello che mi hanno chiesto i progettisti non importa, voglio aiutarli. Mi tengo al corrimano, salto su una fune e ci cammino sopra in equilibrio.

"NanoIA, prepara il corpo per una immersione completa in acqua gelata."

#Roger#, risponde la nanoIA.

Per superare lo squarcio fatto dal meteorite spicco un lungo salto e arrivo nella zona delle cabine. Ci sono molti rumori, ma devo filtrarli via, "Aiutooooo! Ahhh!"

"Arrivo!", credo sia Mirko.

La porta di ferro è deformata e si è bloccata. Dall'oblò non posso passare, forse lui potrebbe passarci ma probabilmente ora è troppo spaventato per fare quello che gli dico... Sì, dai suoi strilli stimo che è probabile. Pianto gli artigli dei piedi nel ponte e spingendo sempre più forte deformo la porta fino a che non riesco a passare. L'acqua è già alta, mi immergo, non ci sono più luci, nuoto nel buio e raggiungo il bambino, sott'acqua posso termovederlo facilmente, sta cercando di rimanere a galla nella bolla d'aria rimasta nella sua cabina. In mezzo al caos non riesco a termovedere suo padre.

Emergo e mi porto una mano all'orecchio dolorante, qualcosa che non avevo percepito mi ha strappato via l'orecchino.

"Sono il gattone! Stai bene?"

"Sì!"

"Per salvarti devi nuotare sott'acqua e trattenere il respiro, va bene!? Devi toglierti il giubbetto galleggiante, altrimenti non possiamo andare sotto", glielo sfilo, "Non nuotare e risparmia il fiato, penso a tutto io. Prendi un bel respiro... così."

Devo ricordarmi che lui può trattenere il respiro solo un minuto o due. Lo raccolgo con un braccio, lo stringo al sutorace, faccio partire un conto alla rovescia e mi immergo, passo la porta trovando la corrente con le vibrisse, e lo porto fuori.

Quando riemergiamo sembra svenuto; forse è stato lo shock o forse è stata l'acqua gelida. Comunque credo che abbia tenuto la bocca chiusa. Nuoto e cerco di tenerlo fuori dell'acqua il più possibile. L'idea che possa morire in poco tempo anche solo per il freddo mi da' la nausea.

Ci sono degli omosap morti, nuoto per allontanarmi altrimenti verremo risucchiati dalla nave che affonda.

La piccola nave è già quasi affondata e non ci sono più scialuppe disponibili. Si sta alzando la nebbia, ma a distanza termovedo qualcosa, devono essere le persone a bordo delle scialuppe.

"FIIIIIiiiIr!! EhirrrRR!", fischio e chiamo per farmi sentire, nuoto più velocemente possibile, ma sembra che non mi sentano. Devo nuotare rimanendo sempre in superficie per non far raffreddare troppo Mirko. Siamo nei guai, se non trovo presto una scialuppa Mirko morirà e avrò problemi anch'io. Ho le mani e le zampe gelate e meno sensibili, un orecchio un po' strappato, e mi accorgo solo ora di aver perso un po' di sangue dalle mani, mi sono ferita quando ho deformato quel maledetto portello. Nuoto velocemente per altri secondi, Mirko è leggermente meno freddo e sembra che possa svegliarsi. Ogni tanto accosto le mie labbra alle sue e gli soffio un po' d'aria calda nei polmoni. Vista la temperatura dell'acqua e le dimensioni del bambino la mia nanoIA stima che lui possa resistere solo un'ora o due prima di morire di ipotermia. Spero di poter rivedere Yuri.

Lo rivedrò anche a costo di nuotare fino alla riva più vicina. C'è nebbia fitta, ma termovedo qualcosa, una scialuppa!

Click! Clickclikclikckckckckck!

Ecovedo che è un canottino tondo di gomma. Mi avvicino... "Prendete il bambino!"

"Cosa?!", dice qualcuno, che mi punta sul muso una piccola luce abbagliante. Gli passo Mirko che si sta riprendendo, poi mi danno una mano per iniziare ad issarmi dentro la piccola scialuppa.

"La felinoide! Non c'entri! Siamo troppi!" dice qualcuna spingendomi, ma continuo a salire, "Se sali ci metti tutti in pericolo!"

Qualcuno solleva qualcosa per colpirmi!

"GRRRR!", gliela strappo di mano, mostro i denti, resisto alla tentazione di gettare via l'ascia e salgo cautamente a bordo. Se rimango in acqua rischio di morire in poco tempo. Le vite della maggioranza forse sarebbero più importanti della mia, ma per ora non ho intenzione di sacrificarmi. In effetti siamo sovraccarichi, devo spostarmi in modo da ristabilire l'equilibrio al meglio possibile.

Dentro c'erano già tre omosap, un marinaio grasso, una giovane donna sulla trentina, e una bambina di circa 3.5 anni di vita. Dal loro corpodore capisco che sono madre e figlia, ma Mirko non è suo figlio.

Mi avvicino al piccolo umano e blocco le mani alla donna che gli sta massaggiando le estremità.

"Lascialo!", dice e cerca di spingermi via.

Alla luce della torcia le sue estremità sono quasi cianotiche, gli apro la bocca per poter termovedere dentro, "Respiro e battito ci sono, ma è in ipotermia, e se lo massaggia gli fa del male. Va isolato, e se possibile scaldato dall'interno." [1]

"Come fai a saperlo?!"

"Dentro di me ho un sistema medicale che contiene anche tutta l'anatomia umana. Mi è stato dato per potervi aiutare meglio. Mentre mi curo toglietegli gli abiti."

Passo la spugna al marinaio, "Potrebbe togliere più acqua possibile dal fondo del canotto?", ma lui non si muove. Forse si sente dominante e non gradisce che un morfo gli dica che fare. Adesso i rapporti di dominanza da pongide sarebbero fuoriluogo, ma è meglio che stia zitto, gli omosap hanno vari istinti meno forti dei nostri, ma spesso non sanno gestirli. O forse sono io che li noto troppo perché sono un po' diversi dai miei.

Il sistema esperto medicale del mio nanosistema è antico, del 2200 circa, l'hanno inserito perché ha i diritti di copyright decaduti. La mia nanoIA mi mostra l'algoritmo per il trattamento dell'ipotermia negli omosap.

Nel frattempo la donna ha spogliato il bambino. Immergo la punta della coda in acqua e la Accendo, poi con le mampe incarto Mirko in un grande foglio di plastica riflettente, facendo attenzione che mantenga la posizione orizzontale. Gli metto una mano dietro la nuca, appoggio le labbra sulle sue e gli soffio aria calda nei polmoni. La donna mi lascia fare, anche se ha un'espressione vagamente disgustata. Posso sentire il rumore del suo cuore, il battito è un po' irregolare.

Dopo sei minuti posso già spegnere la coda, ma continuo a riempirgli i polmoni di alito caldo, inizia a tremare di nuovo. Dopo quattordici minuti Mirko sembra iniziare a riprendersi, la temperatura interna si è alzata abbastanza e ora sta meglio.

"Aeeeee!" Gli orecchi mi schizzano all'indietro, Mirko si è svegliato e si è messo a piangere, più forte di quanto immaginassi.

"Ora lasciamelo", La donna mi scansa con un braccio e me lo allontana, "Quelli come voi non sono adatti a tenere un bambino, siete creature sporche."

Questo è offensivo, ma ci sono quasi abituata, molti omosap pensano che noi Chaka siamo 'sporchi' solo perché siamo un po' più sessuofili di loro. La donna tratta il bambino come se fosse suo figlio... capisco che prova un forte istinto materno e lo lascio alle sue cure. Il bambino continua a piangere ma apprezza l'abbraccio caldo della donna. Vorrei abbracciarlo anch'io...

* * *

Dopo un po' ci convinciamo di essere soli. Abbiamo parlato di varie cose, il marinaio dice che sulla barca non hanno fatto in tempo a dare l'allarme radio. Ma immagino che siamo scomparsi dai radar marittimi, e presto dovrebbero arrivare i soccorsi volanti. La donna ha apprezzato che io abbia salvato il bambino, gli ho raccontato come è andata, ma mi hanno fatto capire chiaramente che non apprezzano il mio peso su questa scialuppa. Oltretutto il marinaio continua a chiamarmi sinth, forse è uno specista.

La mia enciclopedia dice che la superficie esterna del telo del canotto è microrugosa [2] per farci condensare la brina sopra, che cola in una sacca. Comunque abbiamo anche un distillatore e un dissalatore. Per calcolare la nostra posizione uso l'orologio precisissimo dei naniti, le stelle e il mio senso magnetico. Nel nanosistema ho mappe topografiche di tutto il pianeta.

Forse i soccorsi ritardano per colpa delle correnti forti che ci sono in questa zona, però i satelliti dovrebbero poter capire la configurazione delle correnti e i mezzi volanti potrebbero seguirle. Sulla scialuppa abbiamo un segnalatore radio d'emergenza, che sostengono sia acceso, ha la spia di trasmissione accesa.

"Sta trasmettendo?", mi chiede la donna.

"Non lo so; forse no, mi sembra che non emetta microonde e non si scaldi."

"Ma quelle che hai sulla testa non sono antenne radio?"

"Sì, ma avere delle bioantenne non mi rende magicamente sensibile a tutte le frequenze. Non posso ricevere una frequenza così elevata."

Mi danno quasi l'ordine di stare sveglio a fare la guardia per vedere se c'è qualcosa galleggiante, comunque sono d'accordo e non protesto. L'unica cosa che riesco a trovare e raccogliere è un grosso barattolo di cera nera.

Per loro di notte fa molto freddo, e di tanto in tanto entrano folate di acqua molto fredda. Si stringono tutti sotto i teli, e i due adulti si siedono schiena contro schiena per disperdere meno calore. Verso le tre di mattina si decidono ad accettare anche il contatto col mio corpo.

* * *

È l'alba, i bambini e la ragazza stanno ancora dormendo, sono piuttosto stanco. Posso ocivedere un po' in infrarosso sotto i vestiti della ragazza [3], ha un buon fisico e dei bei seni. L'oceano ora è più calmo, le onde sono molto lunghe e se mi muovo con cautela non corriamo il rischio di imbarcare acqua. Il canotto di tanto in tanto rilascia un po' di liquido galleggiante rilevabile da grande distanza.

"Abbiamo solo otto litri d'acqua potabile e i dissalatori non possono produrne per tutti e cinque", mi dice il marinaio dalla faccia barbosa.

"Potete berla tutta voi, quella prodotta dai dissalatori dovrebbe bastarvi", con una mano raccolgo un po' d'acqua da fuori e la bevo per mostrargli cosa sto dicendo, poi mi indico sotto gli occhi, "qui ci sono delle ghiandole simili a quelle degli uccelli marini, che filtrano il sale in eccesso dal sangue e lo espellono. Possiamo bere acqua di mare a tempo indeterminato."

"Grumf!"

Gli ho appena detto che possono bersi tutta l'acqua dolce, ma non sembra molto contento. Forse è invidioso del mio corpo? Forse si sente inferiore? Mi servirà ancora del tempo per capire a sufficienza gli omosap.

* * *

Alziamo il telo protettivo opaco e la donna e i bambini ci si mettono seduti sotto per ripararsi dal sole. Prendo il barattolo di lucido da scarpe, "Gli ultravioletti solari possono danneggiare i vostri occhi, può risultarvi dannosa anche la luce riflessa; non abbiamo occhiali per cui potete mettere un po' di questa tutta intorno agli occhi. Intorno agli occhi avete tutti la pelle molto chiara, che riflette la luce solare negli occhi. Gli obiettivi grandi all'interno sono neri per lo stesso motivo."

La donna sembra credermi e mette la cera scura intorno agli occhi dei bambini, e poi se la fa mettere dal marinaio, che però rifiuta di farsela mettere.

* * *

Fa sempre più caldo, verso le undici sono quasi stordito, la mia pelliccia mi fornisce energia fotovoltaica, ma se potessi me la toglierei, loro hanno un corpo decisamente più adatto al caldo, ma anche molto sensibile agli ultravioletti.

C'è odore di urina... un bambino non si è trattenuto. La donna li fa urinare entrambi fuori bordo. Poi sporgo la coscia amputata e urino anch'io fuori bordo, mentre tutti mi fissano come se stessi facendo qualcosa di strano. Mah!

La donna forse vuole fare la stessa cosa, ma sembra avere problemi, "Ha bisogno d'aiuto? Posso tenerla per le mani, in questo modo potrà fare quello che deve senza problemi. Non è difficile, davvero."

Ci pensa per un lungo momento, poi annuisce. Le tengo le mani mentre sporge fuori il deretano, e arrossendo in faccia svuota l'intestino.

La giornata passa e hanno già freddo, passano rapidamente dal sopportare il caldo al sopportare il freddo. Anche se mi sarebbe sembrato estremamente improbabile, non ci ha avvistato ancora nessuno. Le mie antenne non hanno percepito nessun segnale radio utile. Mi sono tuffata per pescare, ma non ho trovato pesci, l'umanità ha molto impoverito il mare. Con la camicia del marinaio ho provato anche a raccogliere del plankton, ma è scarso perfino quello. Il lavoro di pompare il dissalatore devo farlo io, ha una lunga leva che serve per ottenere gli 800 psi affinché il filtro osmotico inverso possa funzionare. [4] La sera la donna permette ai bambini di giocare un po' con la mia coda, sembra che si sia un po' addolcita nei miei confronti.

* * *

Il marinaio ha bevuto un sorso d'acqua uscito dal dissalatore osmotico e l'ha sputato subito via.

"Blaaah! Questo dissalatore non va più e il distillatore non produce abbastanza acqua per tutti."

Assaggio qualche goccia dell'acqua del dissalatore, in effetti è salata quasi come quella che ci hanno messo dentro. In breve capiamo che non funziona più e non si può aggiustare. Adesso la situazione è cambiata.

Con passare del tempo il marinaio diventa sempre più nervoso e aggressivo, specialmente coi bambini. Vorrei proteggerli, ma la donna mi tiene ancora a distanza.

Se fossi più intelligente forse riuscirei a migliorare un po' la situazione, ma se i progettisti ci avessero reso molto più intelligenti, ammesso avessero la capacità i soldi e il tempo di farlo, ci avrebbero resi troppo alieni e il resto della società ci avrebbe rifiutato e temuto troppo. Già ora le nostre differenze ci rendono la vita abbastanza difficile, più di quanto non accada ai morfi bipedi. Per una persona la comprensione delle interazioni sociali è basata sulla comprensione della natura umana, se tale natura viene soggetta a cambiamenti significativi, come è avvenuto nella creazione nostra o delle intelligenze artificiali, queste interazioni sociali vengono invase dal dubbio, e la società incontra difficoltà a fidarsi di se stessa.

La donna da' dell'acqua di scorta ad un bambino.

"NO, non dargliela. Dobbiamo risparmiala per almeno un giorno", dice il marinaio.

"Quando si ha sete è meglio bere, a piccoli sorsi. Tenersi la sete per un giorno è inutile, le scorte dureranno complessivamente più o meno lo stesso tempo."

I piccoli piangono sempre più spesso, hanno molta sete e la scorta d'acqua dolce si sta esaurendo. Avrei quasi voglia di mettere del nastro adesivo sulle bocche dei bambini, per evitargli di bere per errore l'acqua salata dal fondo del canotto, e per non fargli perdere troppi liquidi parlando e tenendo la bocca aperta, ma sono quasi sicuro che la donna si opporrebbe.

"Adesso che l'acqua dolce è insufficiente non dovete più mangiare. Anche se riuscissi a catturare del pesce, il vostro corpo userebbe troppa acqua per digerirne le proteine. Vi ricordo che non dovete bere acqua di mare, altrimenti vi verrà ancora più sete e morirete in poco tempo. Non bevete neanche urina, perché contiene troppo sale e vi farà venire più sete di quanta ve ne toglie."

"Possiamo mescolare un po' di acqua di mare con l'acqua distillata. Che so, una parte salata e tre distillata. Così avremmo più acqua", dice la donna.

"No, è troppo. Ricordi che poi tutto il sale che beve lo deve espellere. Meglio aggiungere una parte d'acqua salata su circa cinquanta di acqua dolce, per rimpiazzare i sali, perché alla lunga bere solo acqua distillata fa male."

Usano dei cerotti transdermici che passano vitamine e nutrienti direttamente nel sangue, senza far sprecare acqua per la digestione. Non piove, e l'acqua prodotta dal solo distillatore non basta per tutti loro. Sembra che il marinaio non riesca più a sopportare il pianto dei bambini. La sete sta portando tutti al limite.

* * *

Ho provato a pescare con la lenza per tutto il giorno, ma senza risultati. Ho molta fame, per cui anche se è quasi notte mi lego una cima al giunto e mi tuffo con cautela. La corda di nanofibra si srotola dal rocchetto, è lunga cento metri e spessa meno di un millimetro, ma è estremamente resistente. Mi allontano di alcune bracciate, prendo dei respiri e mi immergo. Sott'acqua posso vedere nitidamente, mi perdo un po' nel piacere di nuotare, ma sto attento che la corrente non mi allontani troppo dal canotto. Dopo qualche minuto riemergo per vedere il canotto, televedo che la donna sembra essersi riaddormenta. Qui non ci sono pesci, neanche squali.

Sento dei lievi rumori provenire dal canotto lontano, il marinaio si è alzato in piedi e si avvicina ai bambini! Vuole ucciderli per risparmiare acqua?! Torno indietro più in fretta possibile.

Da quello che ha detto finora credo che lui pensi che i bambini sono già mezzi morti e che non sopravviveranno comunque, ma consumano l'acqua che potrebbe essere usata dagli adulti più forti.

Ocivedo che il marinaio cerca di fare del male ad un bambino, ma la donna si è svegliata e gli da' una remata violentissima in testa. Cade in acqua!

"GrrrrrRRR!", ma sono ancora troppo lontano. Il marinaio ha aspettato che non fossi presente, sapeva che altrimenti sarei intervenuto. Anche se ho solo sedici anni la mia ingenuità non è giustificabile! Sono vicino al canotto, giro il marinaio, ha una grossa ferita sopra la fronte, "COME STAI? Mi senti?", non risponde. L'acqua gelata credo gli stia già fermando il cuore, dovrei riportarlo sul canotto. Devo sbrigarmi a fargli la rianimazione cardio-polmonare, gli apro i vestiti, gli reclino la testa e gli apro la bocca, non c'è respirazione spontanea. Con un canino mi buco un dito di una mampa, con un artiglio gli buco la pelle sull'addome e li metto a contatto, il mio sangue viene a contatto col suo. Alcuni naniti entrano nel suo corpo, si riproducono e usano le risorse locali per sintetizzare dell'adrenalina; si disattiveranno tra poco più di un minuto. Con una mano gli ho chiuso il naso e gli soffio nella bocca, le vie aeree sono libere. Il polso è ancora presente al minino. Gli metto una mampa sotto la schiena, comprimo il torace e poi rilascio. Dopo altre quattordici compressioni gli soffio due volte nei polmoni, poi ricomincio le compressioni. Dopo quattro cicli due-quindici controllo il battito, è ancora appena percepibile. Continuo per alcuni minuti, la donna sta quasi immobile e abbraccia forte i bambini, credo stiano tutti piangendo piano. Dopo altri sei minuti il battito è ancora al minimo e la sua temperatura corporea è calata molto, a questo punto potrò rianimarlo circa allo zero uno di probabilità. Questa rianimazione si è svolta nel peggiore dei luoghi possibili, e anche se riesco a rianimargli il cuore il mio sistema medicale stima che la probabilità che torni ad uno stato cosciente è bassa. Il freddo però dovrebbe avergli abbassato il metabolismo cerebrale per cui dovrebbe avergli protetto un po' il cervello dai danni. Per cui proseguo per altri due minuti, ma poi mi fermo. Anche se ora si riprendesse risulterebbe probabilmente menomato, adesso è giusto che smetta. Lo osservo esalare l'ultimo respiro. Piango un po' anch'io... come Chakasa voglio aiutare gli umani, ho studiato come comportarmi nei casi d'emergenza, credevo di essere preparato a quasi tutto, ma ho fallito... la vita delle persone è così preziosa, ma anche molto fragile.

"Smith è morto. Non sarebbe stato necessario ucciderlo."

"Era l'unica cosa che potevo fare, cough! Lo capisci, stava per uccidere i bambini!"

La capisco, ma ha ragione? Forse non aveva veramente scelta, poteva solo scegliere tra la vita dei bambini e quella di Smith. Nella sua situazione avrei pensato anch'io che la vita di mio figlio è più importante, ma prima avrei cercato di disarmarlo. Già, ma lei sapeva di essere più debole di lui, e che forse aveva una sola possibilità.

I bambini sono terrorizzati, sono pallidissimi e abbracciano la donna. Salgo cautamente a bordo e con una mano tengo il corpo galleggiante vicino a me. Con gli artigli gli strappo un po' i vestiti e inizio ad issarlo a bordo.

"Che fai? Lascialo in mare quel porco, che se lo mangino gli squali!", dice lei.

"Mi dispiace per gli squali, ma sarebbe un enorme spreco di proteine, e io ne ho molto bisogno per rigenerare la coscia."

Per un attimo sembra non capire, poi inorridisce, "Vorresti mangiarlo, animale?!"

"Ormai ho capito che qui non ci sono quasi pesci, e non posso prevedere tra quanto verremo salvati. L'etica umana vieta di mangiare gli omosap, ma in una situazione come questa mangiare un umano morto per poter dare sostanze al proprio corpo è molto molto meno grave dell'averlo ucciso, per cui lo mangerò. Sei libera di non farlo, ma non potrai impedirmelo."

"Schifosa bestia egoista! Ma non pensi ai bambini? Non possono assistere ad un abominio del genere! Cannibale!"

"Forse in questa situazione un altro Chakasa farebbe la stessa cosa col mio corpo. Potrei mangiarlo in mare, ma sarebbe pericoloso, per cui lo mangerò qui."

"Vederti sbranare una persona e farla a pezzi li rovinerà per tutta la vita!"

"Mentre lo faccio a piccoli pezzi puoi tenerli bendati, forse mi basterà un'ora, e dopo non sarà più uno spettacolo troppo brutto."

Finisco di issare a bordo il corpo e gli tolgo altri vestiti. Tengo la stoffa e il suo coltello.

La donna alza ancora il remo per colpirmi, ma con uno scatto glielo strappo di mano. Sono ancora piuttosto calmo e non gli ho mostrato neppure le zanne, "Io non sono come questo omosap grasso! È inutile che cerchi di farmi del male, sono molto forte. Non voglio farvi del male, voglio proteggervi. Ma ho intenzione di usare questo corpo per alimentare il mio, e non potrai impedirmelo. Avere un Chakasa in forze potrebbe esservi molto utile."

La donna sembra accettare la situazione, e benda i bambini con delle strisce dell'uniforme del marinaio.

"Voglio federe!", protesta Mirko.

"No, devi bendarti! Il gattone farà cose molto brutte ed è meglio che non vediamo nulla", dice lei, poi si benda.

Finisco di svestire il marinaio e apro il suo coltello. Fino a tre minuti fa ho cercato di salvarlo, ma adesso devo guardarlo in modo diverso. Gli taglio la gola, poi taglio i muscoli e i tendini del collo, e separo due vertebre per recidergli la testa. È già quasi in rigor mortis e non esce troppo sangue. La soppeso in mano, un cervello omosap è nutriente, ma provo un certo disgusto nel pensare di mangiare una testa umana, vorrei scagliarla via lontano. Ma qui il pesce è quasi inesistente, e il mio istinto di sopravvivenza è forte. Pressandolo delicatamente tra le mampe schiaccio il cranio, taglio la cotenna con un artiglio e tolgo dei frammenti della calotta. Taglio le membrane con un artiglio e con le dita raccolgo il cervello. Chiudo gli occhi, giro all'indietro le antenne e con un morso gli mangio la faccia, poi lancio via il resto. Riapro gli occhi e mi lecco le labbra, il sapore è buono, dolciastro e grasso, ma è bastato solo a risvegliarmi la fame. Anche se l'ho fatto senza guardare, forse in futuro mi verranno comunque degli incubi. Ho parlato e sono stata in compagnia di questo umano fino a poco fa, non era gentile con me, ma non gli avrei mai fatto del male. Era una persona, ma ora devo pensare a questo come ad un corpo, come carne, come proteine utili. Coraggio. Gli apro l'addome e gli tolgo le interiora, strappo vari fili sintetici di due vecchi cyberimpianti in disuso. Ma poi mi fermo e mi osservo le mani rosse. Cosa sto facendo? È un atto abominevole come dice lei? Sono un essere civile, come posso fare una cosa del genere? A lui il corpo non serve più. Cosa ne penserebbero i miei creatori? Penserebbero che sto facendo qualcosa degno solo di una leonessa, di un animale senza linguaggio; o che al contrario data la situazione sto facendo la migliore cosa possibile, sia per me che per gli altri? Lecco dalle dita il sangue ancora un po' liquido. Non è cattivo, il sapore non è molto diverso da quello dei tessuti colturali di maiale. È la prima volta che faccio una cosa del genere, ma a quanto pare mi riesce abbastanza, so di avere anche gli istinti predatori felini. Mi sto comportando in maniera non troppo diversa dai leoni che mangiano grosse prede negli olofilmati. Come un leone mangiatore di persone.

Taglio gli intestini, mi sporgo fuori e li svuoto aprendoli longitudinalmente, poi li sciacquo ripetutamente in acqua, li annuso e li assaggio. Mi faccio coraggio, a quanto pare i miei istinti mi suggeriscono di concentrarmi prima sul fegato, poi mangio la milza e altri organi. Mi copro di grumi di sangue, e sono appena all'inizio. Attacco i muscoli delle cosce, mi sforzo di pensare a questo solo come a un corpo, a una pietanza che mi darà la forza di aiutare me stessa e gli altri... Mi stupisco di quanto siano fragili le ossa, riesco a masticare agevolmente anche alcune di quelle grandi. Finora non mi ero mai trovata in una situazione di pericolo, non avevo mai fatto nulla di tutto questo, non avevo mai salvato nessuno sott'acqua, ma a quanto pare riesco a fare tutto senza troppo sforzo.

In totale mangio una ventina di chilogrammi di cibo, la donna vomita un po' due volte, forse per l'odore, ma i bambini non vomitano mai. A me questi odori disgustano, ma mi eccitano anche. Ho scoperto istinti che mi avevano detto che possediamo, ma che finora non avevo mai provato e visto all'opera. È la prima volta che macello il corpo di un grosso mammifero, al massimo avevo pulito dei grossi pesci, e un paio di volte qualche pollo, per il resto ho mangiato per lo più soia e pasta di grano. Di solito sono vegetariano quasi come quei bambini.

CrrrroOCK!! Crrraaack!

Afferrandolo con le mampe ho spezzato il bacino in tre parti. Fare a pezzi i femori e la spina dorsale è stato più facile di quanto immaginassi, anche un omosap grosso e robusto come questo sembra solo un mucchio di stecche tenute insieme da sputo e fili di plastica. Noi abbiamo ossa, tendini e muscoli potenziati e irrobustiti rispetto a quelli dei mammiferi comuni, comunque perfino una tigre comune l'avrebbe potuto rompere con una zampata non troppo forte. Butto via solo alcune ossa più dure. Tutto quello che non getto via e che non mangio subito lo faccio a pezzi piccoli, in modo che non siano più riconoscibili. Ho entrambi gli stomaci quasi dolorosamente pieni. Il nanosistema si è occupato di farmi iniziare subito a digerire alla massima velocità possibile. Mi sciacquo via il sangue dal corpo e dal canotto, poi copro la carne con un telo sintetico opaco, in modo che non si veda nulla. La donna è rimasta quasi tutto il tempo abbracciata ai bambini, non ha detto nulla e si è mossa poco.

"Ho finito, se vuoi puoi toglierti la benda."

I bambini sono rimasti molto tranquilli. È quasi l'alba, si toglie la benda e dopo pochi secondi si toglie le gocce di sangue che le sono schizzate addosso. Poi alza gli occhi, fissa il mucchio coperto dei pezzi di carne che ho ammucchiato in un angolo e vomita di nuovo fuoribordo, ma ormai ha lo stomaco vuoto. I miei istinti mi fanno provare un po' senso di colpa per non aver condiviso il cibo con gli altri compagni, ma capisco che non l'avrebbero voluto. La donna senza dire una parola toglie la benda ai bambini. Per qualche ora rimaniamo in silenzio.

Faccio dei sonnellini, ma appena gli stomaci si svuotano mangio ancora, anche di notte. La mattina successiva ho mangiato più di altri venti chilogrammi di carne e ossa. La sera sono riuscito a finire la carne, e ho messo su molto grasso. Pulisco il canotto e il telo, dopo qualche ora l'umore della donna sembra lievemente migliorato. Passano altri due giorni, dormo molto poco e sto sempre di guardia per cercare di avvistare mezzi volanti o marini, ma i soccorsi non si vedono ancora. Sto bene, ma la donna è quasi febbricitante per la disidratazione e si muove poco, e anche i bambini iniziano a stare male.

"Coraggio, non bisogna mai arrendersi. Farò tutto quello che posso per aiutarvi."

Sembra che lei si stia già arrendendo, per un Chakasa è quasi inconcepibile. Mi sdraio un po', e mi metto Mirko sulle pance. Lui risale fino al sutorace, e mi sussurra in un orecchio, "Grafie per avermi salvato!"

Ahww! "PprrrRRRRrrrRrr!"

Accenno delle fusa, nella sua semplicità è il più bel ringraziamento che mi sia mai stato fatto, gli carezzo la testa affettuosamente, "Perrrr merr è statorrr un piacererrr. Ho una piccola sorpresa per te", gli sorrido e gli do' una leccatona sul naso, "Un piccolo segreto", gli strizzo l'occhio. Mi guarda con curiosità coi suoi occhi azzurri e raggrinzisce le labbra bruciate dal sole e dalla disidratazione.

"Spostati più in basso", gli dico.

Mirko si abbassa, con una antenna ocivedo che la donna sembra addormentata. Metto una mano sotto un seno, "Prova a succhiare qui. È buono", gli bisbiglio.

Strizzo un capezzolo e gli faccio vedere che esce qualche goccia. Dopo un attimo Mirko si getta sul seno e inizia a succhiare con avidità! Ahi! "Piano! Più piano, ecco così. Mmrrrr!"

"Adesso cambia...", gli faccio cambiare seno.

"Che stai facendo!?", mi chiede la donna.

"Ora sto bene, quando non siamo in allattamento i nostri seni producono latteacqua, una specie di tonico energetico molto acquoso. È adatto anche per voi."

La donna richiama Mirko a sé, e orecchiando sento che lui le bisbiglia che il mio succo è buonissimo. Succo?

"Bevendo l'acqua di mare posso produrre latteacqua, non è salato e posso farlo bere ai bambini... Credo di poterne produrre più di un litro e mezzo al giorno, e se vengo tettata regolarmente dovrei produrne anche di più."

La donna distoglie lo sguardo, non dice nulla e torna a guardare il mare. Passano alcune ore, è il tramonto e la donna da' a sua figlia tutta l'acqua distillata rimasta, ma è molto poca.

"Ho sete! Mama!", dice la piccola. La mamma la carezza e cerca di farla calmare, ma dopo un po' la lascia andare. L'accolgo tra la braccia e la faccio tettare finché non sta meglio. Per me è stato estremamente piacevole e la bambina ne aveva bisogno. Gliel'avrei dato anche prima, ha sofferto inutilmente la sete, ma forse ho fatto bene a lasciare che le cose seguissero il suo corso, senza forzare troppo la donna. Lei non mi ringrazia neppure, forse pensa che stia dando da bere a sua figlia il sangue del marinaio...

I cerotti transdermici sono esauriti.

* * *

Vedo un mezzo volante ad alta quota, lancio un razzo svegliando tutti. Dopo meno di trentotto minuti arriva un mezzo volante del soccorso, che rimane sospeso in aria ad una certa distanza. Con le antenne gli trasmetto di aiutare gli altri, che forse non possono muoversi. Ci raccolgono con delle barelle e ci portano via. Sulla costa ci stava aspettando il padre di Mirko, e vari altri familiari. Veniamo portati in una grande sala dell'infermeria unificata per umani e morfi, e i miei compagni umani vengono curati subito. Gli spiego che ho solo bisogno di dormire.

* * *

È mattina, dalle tende filtra una luce piacevole. A metà mattinata il padre di Mirko mi ringrazia versando moltissimi soldi sul mio conto. L'Istituto Novagenetica, ha dato l'autorizzazione a dimettermi appena lo desidero. Mi spazzolo un po' e mi preparo ad andarmene.

Mi avvicino al letto di Mirko, ha gli ho occhi chiusi, vorrei baciargli la fronte ma lo saluto solo con un gesto silenzioso e poi ringrazio suo padre con un cenno. Quando sono quasi fuori della porta la donna apre gli occhi e mi fa segno di avvicinarmi.

"Non ho detto a nessuno che hai mangiato un uomo", dice piano.

"E io non ho detto che l'hai ucciso", è stata legittima difesa, o eccesso di legittima difesa? Forse non aveva altra scelta. Per quanto ne sa la polizia unificata, il marinaio è affogato durante il naufragio insieme ad altre persone. Mirko forse ha raccontato la verità a suo padre, ma lui è riconoscente anche nei confronti della donna e probabilmente la verità rimarrà nascosta. Sono combattuto, i miei tutori umani mi hanno insegnato il valore della verità, ma stavolta credo che tacerò.

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Note

Nel 1972 un aereo contente una squadra di rugby cadde sulle Ande e in tredici morirono nell'impatto. I sopravvissuti non hanno ricevuto soccorsi per 70 giorni, e alla fine, dopo molti giorni, per non morire di fame sono stati costretti a mangiare i morti. Da questa vicenda è stato tratto un film e anche un romanzo - cronaca: "Tabù: la vera storia dei sopravvissuti delle Ande", Piers Paul Read, Terza edizione Milano, Sperling & Kupfer, 1989, 356 pagine; titolo originale "Alive".


[1] Quale che sia l'entità dell'ipotermia, il riscaldamento deve essere sempre graduale e deve avvenire dall'interno verso l'esterno. Infatti mettere la vittima in un bagno o doccia molto calde ha come effetto quello di fargli abbassare ancora di più la temperatura interna. Questo perché la pelle viene ingannata a credere che la crisi di freddo sia finita, e segnala al cervello di ricominciare a far circolare nelle estremità il sangue molto raffreddato. Questo sangue freddo e acido ritorna direttamente nel cuore e può produrre un un rapido arresto cardiaco. Per colpa di questo fenomeno sono morte numerose vittime che erano state "salvate". In generale chi si occupa di aiutare delle vittime in difficoltà deve stare molto attento a non andare contro le naturali difese dell'organismo, ma a lavorare insieme ad esse. Infatti i nostri corpi non sono stati progettati in funzione di un possibile aiuto medico dall'esterno. Altro caso affine è stata la scoperta che i soldati con grosse ferite, anche interne, avevano più probabilità di sopravvivenza se rimanevano privi di assistenza medica per alcune ore. Infatti inizialmente c'era l'uso di fargli subito trasfusioni di liquidi e sangue, e questa pressione di liquido può avere l'effetto di riaprire le emorragie.

[2] Tale superficie è ispirata al funzionamento della superficie della schiena di un coleottero del deserto, lo Stenocara. Tale superficie è coperta di noduli rotondi di 10 micron ordinati in uno pattern esagonale. L'intera schiena del coleottero è coperta di grandi protuberanze. Tutta la superficie della schiena del coloeottero è coperta dei piccoli noduli, eccetto che le cime delle protuberanze. I noduli sono coperti di cera, mentre le cime delle protuberanze sono prive di cera. Le superficie dei noduli ricoperta di cera è alquanto idrorepellente, mentre la superficie priva di noduli e cera è igroscopica. La combinazione delle due superfici spiega la capacità di questo insetto di vivere estraendo acqua dalla nebbie del deserto del Namib. Si veda: "Water capture by a desert beetle", Andrew R. Parker e Chris R. Lawrence <andrew.parker@zoo.ox.ac.uk>, Nature 414, 33 - 34 (2001); doi:10.1038/35102108 (www.nature.com/doifinder/10.1038/35102108)

[3] Gli ocelli Chakasa, tra le altre cose, possono "ocivedere" anche in banda infrarosso ottico. Questo gli permette di vedere sotto i vestiti sottili, specialmente costumi di tessuto sintetico, di vedere gli occhi attraverso occhiali o vetri scuri, e le facce nascoste dal trucco. Anche i sensori ottici CCD delle comuni telecamere sono sensibili a tale banda, ma dietro l'obiettivo hanno un apposito filtro che elimina tale banda luminosa. Se si riesce a togliere tale filtro, e filtrare la luce visibile in modo che al sensore CCD possano arrivare esclusivamente gli infrarossi, si possono ad esempio ottenere delle immagini della biancheria indossata dalle persone (Parole chiave per motori di ricerca: xray nightshot).


(Immagini usate senza permesso.)

[4] Questi apparecchi esistono già oggi, come il "PUR Manual Survivor 06 Watermaker", che pesa poco più di un chilogrammo e può produrre quasi un litro di acqua dolce all'ora. Si basa sul principio dell'osmosi inversa (reverse osmosis), ma richiede una pressione molto alta per produrre acqua dolce dall'acqua di mare.


Glossario

Per maggiori informazioni si chieda a leonardo maffi o si veda www.fantascienza.net/sfpeople/leonardo/ch

Antennale = relativo alle antenne.
Bioantenne = antenne radio costituite di organi biologici.
Biobot = "robot biologico".
Chaka = Chakat o Chakasa
Chakasa = specie artificiale tauroforme sessuofila creata a partire dai Chakat. I Chakasa-sfinge ne sono una variante, e hanno i seni sul torace inferiore invece che superiore (si veda www.fantascienza.net/sfpeople/leonardo/ch).
Chakat = specie artificiale taurofelina sessuofila con zampe mediane e coda prensili (si veda: www.chakatsden.com).
Clicco = emettere un click ultrasonico per mezzo della raganella rigida presente nel palato.
Corpodore = odore corporeo personale, di solito riferito ad una persona. Simile ad "usta" usato per gli animali.
Ecovisione = visione tramite impulsi ultrasonici.
Generizzate = ottenute o alterate per mezzo di ingegneria genetica.
Giufianco = fianco inferiore. (lo stesso vale per sucuore = cuore superiore)
Herm = ermafrodita.
Mampa = estremità semiprensile degli arti mediani.
Mampata = colpo con una mampa.
Morfizzato = reso con vari mezzi un po' simile ad un animale antropomorfo.
Morfo = umano o animale morfizzato. Si tratta talvolta di una specie del tutto distinta.
Nanofibra = fibra nanomolecolare (buckytube).
NanoIA = intelligenza artificiale molto grezza implementata dal nanosistema dei Chakasa.
Nanosigillo = impedisce ai naniti Chakasa di autoriprodursi (per motivi di sicurezza).
Nanosistema = sistema hardware/software di naniti in un corpo (di solito Chakasa).
Nanovelcro = velcro molecolare. Simile a superfici collose asciutte e che possono essere staccate e riattaccate moltissime volte.
Novagenetica = istituto che ha creato i Chaka.
Ocivedere = vedere con gli ocelli posti sulle estremità delle antenne Chakasa.
Olofilmati = filmati olografici.
Omosap = Homo sapiens.
Poliamorosa = l'avere relazioni e famiglie poliamorose, composte di più partner (è un termine che esiste anche oggi).
Sinth = termine dispregiativo, spesso sinonimo di morfo di origine per lo più animale.
Specista = colui/colei che esprime giudizi di valore basandosi su differenze di specie. Simile a razzista.
Spiracolo = aperture alla base del giutorace Chakasa, permettono di far entrare aria nei giupolmoni.
Tauro = creatura tauroforme, cioè come un centauro, cioè con sei arti di cui quattro a terra.
Teleolo = simile a televisione, ma con immagini olografiche.
Televedo = ocivista a risoluzione spaziale più elevata (ottenuta con metodi speciali).
Termorgani = organi sensibili agli infrarossi termici che realizzano la termovisione.
Termovedere = vista in banda infrarosso termico.

"Atto immorale" © 2002 leonardo maffi.
Specie Chakasa © 2000-2002 leonardo maffi e Alessio "Scale" Scalerandi.
Specie Chakasa basata sui Chakat ideati da Bernard Doove (www.chakatsden.com).
Ringraziamenti: a Isis, Bernardo "BJ the Farer" Chiti, Alessio "Scale" Scalerandi, Fabio Crosara e Giuseppe De Micheli per i loro consigli e correzioni.

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