Cacciami

Di leonardo maffi

Versione 0.7 del 25 Dicembre 2003.

Il cervo era intelligente, benché non sapesse parlare e avesse l'aspetto di un normale cervo rosso quadrupede. Era sfuggito a un branco di lupi che l'avevano inseguito per un intero giorno. Dopo che lui ne aveva ferito la capobranco con un calcio, questa, da sola, l'aveva poi inseguito per altri due giorni e tre notti. Incespicò e cadde di nuovo a terra, nella neve fresca che fiaccava le zampe. Fece un tentativo di rialzarsi sulle zampe, e poi un secondo e ultimo; ma era ferito e stremato, e non ce la faceva più a fuggire. Non gli rimase che attendere il suo destino. Arrivò la lupa, anche lei era intelligente, ma aveva l'aspetto di una grossa lupa grigia quadrupede. La guardò senza troppa paura, la lupa gli diede un bacio alla gola, e in qualche minuto fu tutto finito.

Ma con suo stupore il cervo si risvegliò, e scoprì che adesso poteva parlare; si trovava in un boschetto, e pareva primavera. Vicina a lui c'era una strana luce, e d'istinto seppe che si trattava di una persona.

"Salve cervo. Adesso sei capace di parlare. Ti trovi in un paradiso. Io sono un guardiano, e tu qui sei libero. Questo paradiso è diverso da quello umano, e da quando gli animali come te siete diventati intelligenti, avete conquistato tutti un'anima."

Il guardiano gli mostrò il luogo, c'era un bel prato e dei bei boschetti, era un luogo mediterraneo e caldo, diverso dal nord America nel quale il cervo era cresciuto, ma era molto piacevole. "Gli animali terrestri sono diventati intelligenti solo da pochi anni, per cui questo paradiso ha ancora pochi ospiti. Per qualche tempo avrai poca compagnia, ma col tempo ne arriveranno altri."

Il cervo venne lasciato quasi da solo, ma il posto era molto bello, e stava bene. Scoprì di poter mangiare, anche se lo faceva solo per piacere e per abitudine, dato che aveva scoperto di non provare più fame. Aveva un magnifico palco che non cadeva mai, guariva molto in fretta dai graffi, e in tre anni arrivarono molti altri cervi e altri erbivori, e stette bene. Scoprì anche di non provare più il desiderio di lottare per le cerve e di montarle. Era un'esistenza bella, ma anche più pallida della precedente, anche grazie o per colpa della sua nuova capacità di parlare.

Un giorno vide di nuovo quella strana luce, "È arrivata una persona che vuole incontrarti," gli disse il guardiano.

Davanti a lui arrivò un lupo, era il primo carnivoro che vedeva da quando era arrivato in paradiso, e si spaventò. Stava per fuggire, ma il guardiano gli disse, "Rimani calmo, ti assicuro che non corri alcun rischio."

Il cervo poi la riconobbe, era la lupa che l'aveva uccisa!

Il cervo puntò le corna verso di lei, e le chiese con voce astiosa, "Cosa vuoi da me?"

"Sono appena morta di freddo, ero molto vecchia. Ho fatto una buona vita, come alfa di un branco, e poi come beta, e alla fine come omega. Nella mia vita ho avuto solo due compagni, erano belli, e... mi hanno fatto generare molti cuccioli. Ti uccisi anni fa, a quel tempo ero un'alfa. In seguito catturai molte altre prede, piccole e grandi, di cui ricordo poco. Ma ricordo ancora te, fosti la mia preda più forte e testarda. Appena arrivata in questo paradiso ho subito chiesto se potevo incontrarti. Il guardiano mi ha spiegato che finora tutte le anime degli animali intelligenti sono andate in un paradiso, ma da ora hanno intenzione di mandarne qualcuna anche in un purgatorio che hanno appena creato. Sono qui per chiederti una cosa molto importante. Vuoi essere ancora la mia preda?"

Il guardiano parlò subito al cervo, "Le vostre anime non possono morire, ma questi vostri corpi virtuali si comportano come fossero fatti di carne, e ci sarebbe del dolore, ed eventualmente anche una 'morte virtuale'. Potrebbe essere terribile quanto la morte che hai provato quando eri ancora fatto di carne. Potrai morire, venire mangiato e poi rivivere un numero indefinito di volte, ma il dolore e lo stress hanno ancora il potere di danneggiare la tua mente."

"Perché dovrei fare una cosa del genere?" chiese il cervo alla lupa.

"Non ti annoi?" rispose la lupa.

Il guardiano disse al cervo, "Potrai smettere di essere una preda quando vorrai, e potrai tornare in questo luogo di pace e sicurezza in qualunque momento."

Il cervo cercava di capire perché il guardiano sembrasse così sollecito. Era strano, ma forse stava solo facendo il suo lavoro. Negli ultimi anni il cervo aveva capito che la noia può essere una gran brutta cosa per una creatura intelligente.

La lupa disse, "Se vuoi provare ancora le emozioni della caccia dell'essere cacciato... altrimenti se rifiuterai me ne andrò, e ti prometto che non ti disturberò più. Il guardiano mi ha spiegato che qui non c'è bisogno di mangiare per continuare ad esistere."

Il cervo pensò per alcuni minuti, poi fece un inchino, "Accetto. Il dolore non mi spaventa. Anche se sono intelligente sono pur sempre nato cervo, e non ho mai messo in discussione il fatto di essere anche nato come preda. Sono fatto per cercare di sopravvivere e conquistare le femmine, ma anche per essere una preda. Per me sarà un privilegio poter essere di nuovo la preda di una lupa grigia così bella e forte. Tu sei stata il primo e unico lupo che mi abbia battuto, in precedenza ne avevo rotti o seminati molti."

Anche la lupa fece un piccolo inchino, "Grazie. Purtroppo non ho da darti nulla in cambio, se non dirti che farò del mio meglio. Sei il cervo più bello e forte che abbia mai incontrato, e per me sarà un piacere cercare di prenderti."

"Stavolta non mi prenderai, ora sono in buona salute, questo è un paradiso. Voglio solo un po' di vantaggio e basta," poi il cervo fece un secondo inchino alla lupa, e si dileguò nel boschetto senza neppure salutare il guardiano. Questo bosco era diverso, era una sezione del paradiso appena creata per questo tipo di cacce. Al momento non c'erano altre prede e predatori, ma in seguito forse ne sarebbero arrivati altri.

Questa fu solo la prima di una lunghissima serie di cacce. Il cervo fu catturato moltissime volte, ucciso e mangiato. E ogni volta dopo essere tornato in vita si dirigeva verso il sentiero che l'avrebbe portato nella zona di caccia e non nel prato pacifico, accettando così di venire cacciato di nuovo. La mente del cervo veniva sottoposta a stress terribili, certe sue notti erano infestate da incubi, ma la sua mente sembrava avere la capacità di tornare sempre equilibrata.

Anche se il cervo e la lupa erano solo due anime, scorsero fiumi di sangue, anche della lupa. Infatti ogni tanto era stato perfino il cervo ad uccidere la lupa, e ad assaggiarne il sangue. Non era un'esistenza tipica per anime in paradiso, era violenta e dolorosa, alcune anime dicevano che quel cervo era solo un masochista. Anche se i due non avevano più un vero corpo di carne, avevano un cervello virtuale ben funzionante, col quale impararono sempre più. A distanza di un paio di secoli avevano raggiunto entrambi un altissimo livello di esperienza e competenza nel cacciare e nell'essere cacciati, conoscevano perfettamente il territorio, e il loro corpo sembrava capace di adattarsi ai cambiamenti delle loro menti.

A distanza di tre secoli dalla morte del cervo, i due erano ancora impegnati a svolgere l'eterno gioco della vita e della morte, e lo insegnavano ad alcuni dei nuovi arrivati che come loro sceglievano di continuarlo anche dopo la morte fisica. Il cervo aveva anche imparato ad apprezzare le brevi e rare visite da parte di anime di umani, che si emozionavano nel vedere, toccare e parlare con un cervo e una lupa così belli, dal corpo allenato da secoli di corse e lotta. Alcuni di quegli umani avevano molta fantasia.

Il lupo e la cerva si consideravano ormai come due coniugi, tra una caccia e l'altra passavano anche dei periodi di giorni, mesi o anni di pace assieme. Potevano fare quasi qualunque cosa insieme, e scoprirono che come per il cibo, erano capaci di fare anche l'amore. Sapevano di non poter concepire un figlio, ma non si può dire che non ci abbiano provato e che non ci provino ancora. I due da tempo sapevano che lì era possibile annullare la propria anima, cioè di scegliere di autodistruggersi, e cessare di esistere per sempre. Una specie di vera morte, che salvava le menti da un'eternità di noia. Ma nell'osservare il cervo e la lupa, il guardiano capì che i due non si sarebbero annoiati tanto presto della loro esistenza... e forse un giorno sarebbero diventati due guardiani come lui.
__________________


Ringraziamenti ad Antonino "AkA" Zingone per le correzioni. Questa storia è ambientata nel contesto del piccolo romanzo "Brain wave" di Poul Anderson (tradotto come "Quoziente 1000" su Urania n. 677 del 17/8/1975), nel quale tutti gli esseri viventi terrestri dotati di cervello sono diventati di colpo proporzionalmente più intelligenti di prima.
Storia "Cacciami" © 2003 leonardo maffi.

[Vai all'indice]

Pagina visitata volte dal 21 dicembre 2003.