Camuffamento

Di leonardo maffi

Versione 0.3 del 5 ottobre 2003


Entro nella cantina segreta e scendo le scale senza accendere la luce, mi faccio guidare dal fiuto e dalle microonde emesse dai fili elettrici inchiodati alle pareti. Mi calo nel buco, e scendo cautamente la scaletta a pioli, per un tauro sono piuttosto scomode. C'è odore di muffa, di esplosivo, di olio minerale, fiuto le cellule morte della pelle di 25-30 persone diverse che sono passate di qui, per lo più umani, e di decine di altre sostanze, il mio cervello ne cataloga la gran parte in maniera automatica.

Entro nella saletta, puzza di tabacco bruciato, prendo il neonato umano dalla cesta, la temperatura, il battito cardiaco e l'odore dell'alito sono normali, lo avvicino ad un seno, lui inizia subito a tettare un po' di latteacqua. Mrrrrr... Non è nutriente come vero latte, ma finora hai sempre mangiato bene, e per una notte può bastarti. Due ore fa ho chiesto al mio nanosistema di stimolarmi la lattazione, domattina dovrei averne almeno un po'.

Col neonato in braccio mi sposto nell'altra stanza – Ciao dottore, come ti sembro? – Vado sotto la luce della singola lampadina ad incandescenza e faccio un giro su me stessa.

– Tutta nera? Non hai avuto molta fantasia – risponde Rein.

– Non ho avuto il tempo per disegnarmi strisce o macchie, non hai idea di come sia difficile colorare pelo quasi idrorepellente. Il bianco si notava troppo e il bruno non mi piaceva. Se non altro sono elegante.

– Adesso l'eleganza è l'ultimo dei tuoi problemi. Ho saputo che non sono riusciti a farti una scansione retinica, e non hanno trovato DNA che possano dimostrare essere sicuramente tuo, ma sono riusciti a farti delle buone foto, e adesso sei ricercata. Non riuscirai a passare il confine solo ridipingendoti il manto. Controllano bene tutti i chakasa che vedono.

– E allora?

– Devi travestirti da chakat e sparire dalla circolazione. Non puoi salire su navette o mezzi pubblici, non puoi usare transatori monetari, devi passare il confine a piedi, poi ti farò trovare un mezzo di trasporto.

– Al confine gli basterà prendermi il bulbo di un pelo o uno striscio della mucosa della bocca, e con un'analisi del DNA capiranno subito che sono un chakasa.

– So che al confine c'è un posto di blocco nel quale hanno il sequenziatore del DNA rotto, però devi sembrare veramente un chakat, anche se robusto, devo farti delle modifiche al corpo. Col tempo tornerai come prima, ma ora sarà molto duro, pensi di farcela?

– Sì, non ho altra scelta. Sono nelle tue mani.

Per cominciare mi sutura gli spiracoli con qualche punto fine, poi incolla un po' la pelliccia intorno, in modo che non si vedano per nulla. Poi inibisco il dolore alle orecchie, e lui me le scorcia tutt'intorno usando le forbici, le chakat di solito le hanno un po' più piccole di noi. Gesticolando navigo in una serie di menu non facilmente accessibili, modifico la mia corpoimmagine, cioè l'immagine che il mio nanosistema ha del corpo, in modo che non faccia ricrescere la cartilagine delle orecchie per ventiquattro ore, ma cicatrizzi solo la pelle e ci faccia ricrescere sopra pelliccia fine di colore nero, domattina saranno a posto.

Rein mi da' qualche punto a ciascun dito quinteo delle manpe, perché rimangano vicini alle altre dita e non si veda che sono opponibili. – No, si vede ancora che sono strani – Così mi incolla sopra le mampe parecchi peli tagliati dal mio giuaddome. Poi alle dita scorcio gli artigli e le unghie piatte, e le ritocco con la resina, in modo che assomiglino un po' di pił alle dita di chakat. Finora è stato fastidioso, ma sopportabile. Credo che il peggio debba ancora venire.

Il neonato ha finito di tettare, gli stacco l'aspiratore anale e antennuso le sue feci e urine, hanno un buon odore, tutto normale. Lo rimetto nel suo nido di stracci, svuoto l'aspiratore nel water, per fortuna è autopulente. Lo ripongo accanto al nido e torno da Rein.

– Dobbiamo fare qualcosa anche per le mani, altrimenti ti vedranno subito i porrici – dice.

Posso tenerli vicini agli anulari... ma li vedrebbero comunque. Che vuole farmi? – Non vorrai mica tagliarli?

– Sì, e metterti dei mignoli sintetici, è la soluzione migliore. Ti ricresceranno in 6-10 giorni – mi mostra una bottiglia di gomma liquida che può essere usata per fare i mignoli.

Antennuisco, lui mi stringe le spalle per darmi coraggio. Concentrandomi per qualche secondo inibisco il dolore nelle mani, è qualcosa che tutti i chakasa sanno fare, e chiedo al nanosistema di ritirarsi dai porrici, ritirare più sostante nutrienti possibili e chiudere la circolazione. Attendo tre minuti fino a che non li sento quasi più – Sono pronto.

Con un laser IR mi taglia la pelle e mi recide i tendini e nervi all'altezza della terza falange, il laser cauterizza mentre taglia. Clippa subito le piccole arterie, in modo che perda poco sangue, è un veterinario bravo. Taglia altri tendini e finisce di staccare i muscoli, poi chiude e sutura la pelle. Non applica antisettico perché le guardie di confine potrebbero sentirne l'odore, e di solito ai chakasa non serve, i naniti sanno distruggere bene i patogeni. Ripete l'operazione all'altra mano, poi mi modella dei mignoli e me li incolla sulle suture, dipingendo le unghie piatte e ricoprendoli di altro pelo. È molto veloce, in meno di quattordici minuti e mezzo ha finito; sono abbastanza realistici, ma devo tenere le dita abbastanza dritte, altrimenti vedranno che sono immobili.

– Ci siamo quasi. Ora dobbiamo pensare ai termoorgani. Quelli al giunto basta coprirli di pelle, quelli del muso invece vanno rimossi, ti ricresceranno in cinque-otto giorni.

Estirpare i termoorgani? È una cosa pessima... ma ha ragione – Va bene – mi rimarranno solo i termoorgani nelle orecchie, che sono poco visibili.

La mascheratura dei termorgani al giunto è rapida e relativamente indolore, fa dei tagli alla cotenna, li ricopre e mette solo qualche punto alla pelle e un po' di colla sulla pelliccia. Sulla faccia invece l'operazione è peggiore; prima buca il guscio di chitina che li ricopre, sbriciola la lente di sale con un coltellino, e poi col laser rimuove le lenti dei termoorgani. La membrana sensibile sottostante si straccia subito, lo sento.

– Le cavità le riempio di con gomitoli di carboidrati fibrosi – dice – Non c'è molto sangue, i tuoi naniti sono riusciti a chiudere subito la circolazione locale.

Anche inibendo il dolore provo nausea forte e schiumo quasi. Poi mi scorcia la pelliccia in una piccola zona di cotenna sotto il giuaddome, taglia via e richiude dei lembi di pelle, e li usa per coprire le aperture sul muso, suturandoceli. I chakat hanno delle ossa zigomatiche diverse dalle nostre, ma con la pelliccia non si nota molto. Allo specchio ho un aspetto pessimo, sembro tutto un rattoppo, ma stanotte i naniti distruggeranno i punti di sutura, cicatrizzeranno e stimoleranno la ricrescita del pelo, in modo che sembri quasi normale. Cambio ancora la corpoimmagine dei naniti, in modo che non si oppongano a queste modifiche, ma che le favoriscano. Tremo quasi, Rein mi prende per mano e mi aiuta a sdraiarmi su un fianco sul pavimento, per circa diciotto minuti abbondanti mi rimane accanto, carezzandomi sul fianco fino a che non mi sono calmato un po'.

Poi mi prende la coda e l'avvolge intorno al collo come una spessa sciarpa, è un gesto che usa solo con me, ha un significato simile a quello dei lupi che espongono l'addome ai capi, sa che potrei strozzarlo in un attimo – Abbiamo quasi finito, ma rimane un'ultima cosa. Dobbiamo pensare alle antenne mi dice molto piano.

– Posso ripiegarle e mettermi qualcosa in testa.

– No, la prima cosa che faranno è tastarti sopra la testa.

– E allora? Non posso mica togliermele! – ma è serio, non sta scherzando – Siamo creature molto sensoriali, e le antenne sono un concentrato di sensi, non posso farne a meno – gli spiego.

– Lo so. Fammi il favore di ascoltarmi per un paio di minuti. Se non ti togli le antenne non passerai il confine. Se non passi il confine ti prenderanno presto, e coi chakasa non ci vanno mai leggeri, fate ancora parte della classe gialla, per morfi potenzialmente pericolosi. Finirai in carcere per anni. Sei un chakasa, e i tuoi naniti possono fare in modo che ti ricresca qualunque parte del corpo. Posso staccarti le antenne all'altezza dell'articolazione cranica, non verranno danneggiate troppo. Prima che lo faccia puoi dire ai naniti di accumularsi nelle antenne, insieme ad una scorta di energia. Potremo mettere le antenne in un piccolo sacchetto refrigerato. Mi sono informato: anche se sono piene di tessuti nervosi delicati, i naniti possono mantenerle vive separate dal tuo corpo per almeno 16-24 ore. Se entro tale tempo ripristinerai la circolazione del sangue nelle antenne, i naniti saranno capaci di farti rigenerare i nervi e i tendini. In due o tre giorni potresti avere delle antenne funzionanti di nuovo, e in altri due o tre giorni saranno tornate come prima; ci vorrà un più solo se si sono verificati dei danni alle reti nervose. Non possiamo rimuovere le antenne domattina perché dobbiamo dare tempo alla tua pelle di cicatrizzarsi, altrimenti vedranno le suture. Se invece non riesci a reimpiantarti le antenne prima che i loro tessuti muoiano, allora dovrai aspettare che ti ricrescano da zero, potrebbero servirti dai 10 ai 17 giorni. So che per voi perdere gran parte dei sensi è terribile, le antenne vi servono per mille cose. Sei mia amica, e ti assicuro che staccarti pezzi del corpo è l'ultima cosa che vorrei fare... ma non voglio vederti in carcere o in perpetua fuga nel nostro distretto. Penso che tu possa farcela, altrimenti non te lo avrei chiesto. Varie chakasa hanno perduto le antenne in incidenti, e nessuna di loro è impazzita per deprivazione sensoriale. So che per te sono importati, ma dopo tutto i sensi delle antenne non sono indispensabili, io non ho nessuno di essi.

– Va bene. Sei l'unica persona a cui potrei mai dare il permesso di staccarmi le antenne. Fai quello che devi.

Lui annuisce e si allontana per prepararsi. Dico al mio nanosistema di produrre endoppiacei, quando lo farà voglio essere sveglia, ma piuttosto narcotizzata. Il nanosistema mi da' un codice di errore, e mi chiede giustamente per quanto tempo voglio rimanere narcotizzata. Due ore dovrebbero bastare, no, meglio un'ora. Poi gli dico di preparare i tessuti delle antenne per uno stress massimale, faccio produrre chaperonine, cioè proteine protettive, faccio ridurre al minimo il metabolismo cellulare, arrotolare il DNA cellulare che non serve, e far accumulare naniti pieni di energia nelle antenne.

Perdo un po' il senso del tempo, il campo visivo mi si riduce un po', mi accuccio. Chiudo gli occhi. Ocivedo che si avvicina, l'ocivista è scadente, il metabolismo delle antenne è già calato. Il senso radio è chiuso, e i muscoli elettrogeneratori sono del tutto inibiti. Sento che col piccolo laser mi taglia la pelle alla base dell'antenna destra, ho inibito il dolore, ma non tutto il senso del tatto. Recide i tendini, il nervo principale... e perdo l'ocivista a destra. Sono così stordita che non mi accorgo quasi neppure quando rimuove l'antenna e la mette nel piccolo sacco refrigerato. Dopo un po' non ocivedo più nulla, ha tagliato anche il nervo principale dell'altra antenna. Gli ocelli non hanno palpebre e sono perennemente in funzione, stare in una stanza illuminata senza ocivedere la luce è una sensazione pessima.

Ho ancora gli occhi chiusi, credo che mi stia facendo altre suture sulla testa... mentre sta ancora lavorando mi addormento con tutto il cervello, ma prima riesco a percepire la nano-IA, mi comunica che se ci sono pericoli mi sveglierà.

* * *

Ueeeeee!

Mi sveglio, il neonato ha fame. Ho dormito abbastanza, quasi tre ore, sono le sei e venticinque di mattina. Provo un po' di dolore alla testa e al muso, ma non molto, e li inibisco abbastanza agevolmente. I naniti mi informano che hanno distrutto tutto il filo di sutura, e che hanno raggiunto quasi l'equilibrio con la corpoimmagine che avevo impostato io. Deglutisco, ho paura, mi mancano molti sensi. Ma il bambino ha bisogno di me, per cui mi alzo, mi stiro, mi lecco i polsi e li uso per raddrizzare le vibrisse, poi lo prendo in braccio, il nanosistema mi dice che sono circa ad un terzo della produttività massima di latte, per un neonato così piccolo sarà quasi sufficiente. Chiedo conferma al nanosistema che il mio latte non contenga narcotici o altro, e poi lo faccio tettare, cullandolo piano. È una sensazione molto piacevole e piuttosto eccitante. Non ho mai avuto figli, e mi piacerebbe tenerlo, ma sono una ricercata e gli farei fare una vita pessima. Dovrò trovargli una madre adottiva, possibilmente umana. Lo faccio ruttare e lo rimetto nel suo nido. Per essere un umano è piuttosto silenzioso.

Mi dirigo davanti a una microcamera, ma non ho antenne e clip e non posso ricevere l'immagine... Rein mi viene vicino e mi offre uno specchio, sulla testa non ho nulla, solo dei lievi rigonfiamenti dell'articolazione cranica, ma coprendoli con la criniera sono poco visibili. I termoorgani del muso sono stati quasi del tutto mascherati, non si notano quasi. – Sembro davvero una chakat, mia madre non mi riconoscerebbe.

– È quello che spero. I chakat sono di classe verde come gli umani, non sono considerati pericolosi. Però voglio darti qualche altro punto ai termoorgani del giunto, per essere sicuro. Poi proverai a passare il confine. Spero che ci rivedremo qui – mi mostra un punto su una cartina, poi premendo un angolo del fogli di epaper mi mostra gli identificativi di tre persone – se per qualche motivo noi due non ci troveremo entro le tredici, questi sono miei amici veterinari del Progetto Arcobaleno, basta che trovi uno solo di loro per farti togliere il Camuffamento da chakat, e tentare il reimpianto delle antenne. Se non riesci a trovare né me né uno di loro, qui ti c'è scritto come fare, impara tutto a memoria adesso, sono operazioni abbastanza facili, eccetto quella alle antenne, comunque con uno schermo o uno specchio puoi riuscirci. Ricordati che anche se non farai nulla, basterà che tu ripristini la tua corpoimmagine originale, e al massimo in 18-20 giorni i naniti ti faranno tornare esattamente come prima.
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Racconto "Camuffamento" (c) 2003 leonardo maffi.
Specie chakat (c) Bernard Doove (www.chakatsden.com).
Specie chakasa (c) leonardo maffi e Alessio "Scale" Scalerandi.

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