Compagni

Di Ellen Daltow, riadattato da leonardo maffi

Versione 0.3 del 4 Settembre 2003

--- Terra, anno 3175. Dopo una catastrofe naturale, i chakasa sono l'unica specie senziente rimasta sul pianeta. Dopo due secoli hanno costruito una nuova civiltà avanzata. --  

Accadde durante una tempestosa notte di novembre che arrivai a portare a termine il mio disegno.

Sì, ci sono riuscita! Sono riuscita a dar vita a ciò che per gli altri è stato solo un sogno. Un'altra razza di esseri, una specie compagna per porre fine alla nostra solitudine: questi esseri diventeranno i nostri partner. Abbastanza simili a noi da poter comunicare; eppure diversi, di modo che ciascuno di noi potrà offrire una visione diversa, esperienze diverse, per arricchire la relazione tra veri uguali. Non saremo più tutte uguali, ci saranno di nuovo maschi e femmine. Le differenze tra maschi e femmine sono una continua fonte di complessità e arricchimento, di cui noi non disponiamo.

Forse avrò motivo di rimpiangere la mia scelta, ma non penso che le cose andranno così. Penso che il mio nome rimarrà nella storia come esempio positivo del modo in cui la tecnica può far diventare il mondo un posto migliore. Non ho agito per orgoglio o per ignoranza, e neanche per ambizione o per guadagno personale. Né credo che si debba fare davvero tutto quello che si può; o che la scoperta tecnologica sia un fine valido in se stesso. No, ho riflettuto a lungo e intensamente su quello che intendevo fare. Ne ho considerato con cura i pericoli, e ho stabilito alcuni limiti, e per tutto il tempo mi sono sentita non come un individuo che persegue fini personali, ma piuttosto come una rappresentante delle chakasa, che agisce per il bene di tutte noi.

Naturalmente, non è affatto vero che siano tutte d'accordo con me. Molte non vedevano la necessità di quello che ho fatto. Perché creare una nuova specie? Perché portare un'altra forma di vita all'esistenza? Non ce la stiamo cavando bene? Certo, rispondo io; ma perché non farlo? Non lo facciamo forse ogni giorno, quando lottiamo per migliorare il mondo? Perché dobbiamo soffrire per la mancanza di qualcosa che possiamo creare? Ma naturalmente alcune chakasa non credono affatto di aver sentito la mancanza di qualcosa. Alcune non credono nemmeno nel desiderio che mi ha condotto a questo. Dato che non l'hanno mai sentito, ritengono che sia immaginario. Materialiste convinte e per nascita, rifiutano di accettare la possibilità che una chakasa desideri qualcosa che non esiste. Qualcosa, mi preme dire, che non esisteva ancora. Perché credo che questi desideri innominabili siano espressione di una memoria della nostra specie, se volete, ammesso che il passato e il futuro abbiano qualche importanza. Il desiderio è senza tempo, ma non ha a che fare con l'immaginazione. Se sembra che quello che vogliamo non esista, questo è vero solo nel presente.

Sono stata guidata dal desiderio di conoscere qualcun altro, un altro essere che non sia come me. Non la mia amante, la mia gattina, mia madre, la mia Compagna di Cuore, o qualunque altra chakasa estranea sulla terra. Così ho creato un essere nuovo.

Cos'è questa creazione? Ho pensato di chiamarla "umano" per ovvie ragioni, mitiche e storiche. Ma le emozioni connesse a quella parola sono confuse, e ci sono aspetti della storia che è meglio seppellire... non dimenticare, ma certamente neanche ricreare. Ho fatto attenzione ad assicurare che il mio "umano" non somigliasse affatto a qualunque umano vissuto prima, non fosse simile al compagno che esisteva un tempo per i chakasa. Per rendere questo concetto ancora più evidente, gli ho dato un nome che rappresenta ciò che molte chakasa desiderano: l'ho chiamato, secondo il desiderio del nostro cuore, semplicemente "Compagno".

Perciò adesso, in questa non così triste notte di novembre, guardo attraverso il vetro nella vasca che ospita la mia creazione. Lui ricambia il mio sguardo, interessato, intelligente, e gentile... un corpo liscio e splendido, mente e spirito uguali ai miei. Uguali, ma diversi. Come si può essere certi che i sentimenti e le reazioni di una razza diversa abbiano il significato che diamo loro? C'è incomprensione persino tra chakasa... loro ci somigliano, molte parti della loro mente sono simili alle nostre. Sono sicura di aver agito bene. Non ci saranno malintesi, non ci saranno tentativi fallimentari di addomesticare l'altra specie, e non ci saranno lotte di potere, poiché, anche se siamo abbastanza simili da amarci, vivremo sempre separati: le chakasa sulla terraferma, i compagni nel mare. I loro visi sono bellissimi, da primati senza pelliccia, le loro menti sono complicate come le nostre, ma i corpi sono diversi. Vivremo in mondi separati. Loro devono nuotare, perché non hanno quattro gambe con cui camminare, e anche se respirano la nostra stessa aria, la loro pelle ha bisogno della carezza costante dell'acqua. Ognuno di noi avrà il suo dominio, ognuno sarà felice con quelli del suo genere. Eppure ci troveranno attraenti come noi troviamo attraenti loro; e così ci cercheremo e ci avvicineremo, non per guadagno o per necessità, ma solo per desiderio.

Lo guardo, il primo esponente di una nuova razza, e quando sorrido, lei mi risponde. È puramente una femmina. Agita una pinna; io muovo una mampa. Sento l'amore prendere forma in me, lavare via il dolore del passato, e lo so, mentre lei volteggia per farsi ammirare, che la mia compagna prova la stessa sensazione. Questa volta, andrà tutto per il meglio.
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Questo testo è un riadattamento della terza parte ("Il moderno Prometeo") del racconto "Mariti", titolo originale "Husbands" (c) 1990 by Lisa Tuttle, tratto dall'antologia di racconti "Alien Sex" a cura di Ellen Daltow, Piccola biblioteca Oscar Mondadori.
Questo testo non fa parte di Chapel, mi piace presentare molti possibili futuri alternativi e non compatibili tra loro.

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