Dal creatore

di leonardo maffi

Versione 0.2 del 2006 06 02
(Storia ambientata nel contesto terrestre di Chapel)


Sono già pronta per scendere, anche se manca ancora qualche minuto alla stazione. Devo abbassare di nuovo la frequenza cardiaca, è la prima volta che vengo in città, e oltretutto mamma mi ha dato il permesso di venire da sola. Osservo i binari incollata al finestrino, non abbiamo abbastanza soldi per usare una navetta, ma non mi dispiace affatto di aver usato il treno, è tutto così affascinante.

Tengo le borse a suspalla perché il corridoio del treno non è abbastanza largo per tenerle al basto. Qualcuno mi tocca il posteriore e si scusa per avermi urtata, mi volto e le sorrido a bocca chiusa ^_^, "Non importa." Non è abituata alla lunghezza dei tauri in fila.

Quando il treno si ferma le porte si aprono da sole, salto giù e mi allontano seguendo le linee colorate che si muovono sul pavimento, sono virtuali e me le proietta la mia nanoIA Tzuni, interfacciato con la stazione. In un angolo del campo visivo vedo il suo avatar, un piccolo delfino, che salta e trilla eccitato almeno quanto me. Sono tra i pochi chakasa che conosco ad aver aggiunto espansioni emozionali alla nanoIA, ha degli svantaggi, ma casi come questi mi ricordano che ne è valsa la pena, Tzuni cerca di confortarmi, per non farmi sentire sola nella stazione. Metto le borse al basto e mi avvio sugli strani tappeti mobili, sperando non mi pizzichino i piedi scalzi.

Osservo un po' dalla stazione, è la prima che vedo dal vivo[1], è grande e non capisco perché abbia un soffitto così alto, ma so che ne esistono anche di più grandi. Esco dalla stazione, camminando su un pavimento stranamente freddo, posso vedere moltissime linee virtuali nell'aria e sul terreno, che vanno in ogni direzione. Tra le centinaia di persone posso vedere anche qualche morfo bipede, ma hanno tutti scarpe, qui il terreno è sgradevole e fatto per portare sempre le scarpe. Mi devo spostare ripetutamente, perché alcune persone hanno fretta e vogliono passare sempre proprio dal punto in cui mi fermo per osservare la piazza.

In giro non vedo altri chakasa, siamo ancora rari. Alcune persone mi lanciano occhiate, ma nel complesso vengo piuttosto ignorata. Molto bene. Tzuni mi segnala che ha ricevuto giù decine di offerte di passaggi con navetta o taxi terrestri, e perfino da una carrozza trainata da un cavallo.

Ma Tzuni ha già rifiutato tutto, ho buone gambe e la città è tutta nuova per me, preferisco vedermela lentamente. E comunque la mia meta è vicina, altrimenti mamma forse non mi avrebbe dato il permesso, a non più di quindici minuti al passo. Comunque vorrei prendere un mezzo terrestre pubblico, chissà che effetto farei se entrassi in un autobus. Mi avvio, ho la clip antennale satellitare, e collegata ai satelliti Tzuni non ha nessun problema a guidarmi, potrei arrivare a destinazione anche tenendo tutti gli occhi e termoorgani coperti.

Cammino piano per vedere tutto, ovunque ci sono umani, i morfi sono molto più rari di quanto immaginassi. Pensavo che in campagna ci fossero meno morfi, ma forse mi sbagliavo. Ovunque ci sono pubblicità in movimento, reali e virtuali, ma Tzuni non mi mostra quelle virtuali e copre virtualmente quasi tutte quelle reali con immagini neutre, a meno che non mi ci soffermi con lo sguardo di proposito. Sento l'odore forte di una pizza abbastanza artificiale. Proseguo e poco dopo mi fermo davanti alla sorgente, una pizzeria rapida, le persone prendono il cibo direttamente dalla strada. È un cibo povero e convenzionato, non pagano nulla. Per cui ne prendo un pezzetto molto piccolo anch'io... "Grazie," probabilmente ho ringrazio una macchina stupida.

Uhm... per un chakasa è commestibile, ma... non ha molto sapore. È quasi tutto fatto con prodotti colturali di bassa qualità. Spero che gli umani non mangino troppa di questa pizza.

Mi pulisco una mampa che si è sporcata su qualche schifezza, poi lentamente mi allontano dal caos del centro, verso strade più piccole e laterali, entro in un modulo cittadino, un gruppo di quartieri correlati tra loro da un logo e colori arbitrari ma costanti per tutto il modulo. Sui marciapiedi qui ci sono meno persone, e tendono a scansarsi e a non venirmi troppo vicino. Ma da lontano televedo un giovane ragazzo umano che mi adocchia, è poco più di un bambino, attraversa la strada e mi viene incontro camminando un po' nervosamente. Rallenta, così rallento anche io, e mi fermo quasi, così può vedermi meglio, è curioso e pare piuttosto contento nel vedermi.

"Un chakasa?!" dice.

Annuisco ^_^ "Già, mi chiamo Bluefire. Non ce ne devono essere molti qui in giro, vero?"

"Sei il secondo che vedo qui. Ogni tanto ne viene una più piccola di te e a macchie scure, forse una volta al mese... Sei forse... in visita dal creatore?"

Sorrido e annuisco, cercando di non mostrare troppe zanne, "Già, spero possa ricevermi."

"Non lo so," dice, è chiaro che vorrebbe un maggior contatto, ma non ha il coraggio di toccarmi. Per cui sollevo un braccio per farglielo toccare, ma non è stata una buona idea, per cui sollevo la coda, e con la punta gli tocco il dorso di una mano, e poi le dita, sorridendo, lui trova il coraggio e mi da' una piccola carezza sulla coda, "Grazie comunque"

"Comunque fai attenzione, è molto vecchio e ormai è un po' pazzo."

Annuisco lentamente e tristemente, "Ha centoquattordici anni..." non gliene rimangono molti. Lo saluto e proseguo. Ero a favore del vento e non l'avevo percepito prima, passo accanto ad un muro coperto di fiori e vengo investito da una fortissima zaffata di gelsomino, che mi fa girare la testa tanto da mandarmi quasi a zampe all'aria. Chiudo il naso e attraverso la strada al trotto, poi respiro... Come fanno i cani ad ignorare questi odori? Questo profumo sarebbe stato molto forte perfino per un umano. Come fanno gli umani a resistere? È un buon odore, ma a queste concentrazioni è terribile!

Al ritorno proverò a chiamare un autobus navetta. Quando lo chiamo dovrò avvertire che sono un felitauro.

Ormai non dovrei essere lontana, c'è una costruzione antica, pare un po' una torre, non so a cosa serva ma non sembra abitata, per cui salto sul muro, fatto di pietre, e lo scalo, su... su... salgo ancora, rapidamente, cercando appigli dove posso ma cercando anche di non danneggiarne troppo la superficie di pietre e mattoni cogli artigli. Ahh, qui l'aria è un po' migliore, guardo giù e clicco, sono a meno di venti metri di altezza, Tzuni mette a confronto la mappa con quello che vedo, la casa del vecchissimo geningegnere è vicina. Il panorama è abbastanza bello, a seconda dei gusti, scendo lentamente e poi proseguo. Passo lungo un breve viale alberato, anche questi tigli in fiore hanno un odore un po' troppo forte e dolce per i miei gusti. Comunque ne assaggio qualche foglia, sono buone, e dopo una breve analisi dei naniti della bocca Tzuni mi dice che non sono troppo inquinate.

Sono arrivata, è una casa molto piccola, un piccolo condominio, del tutto anonimo. I cuori mi battono in fretta, è stato uno dei nostri principali progettisti. L'IA della casa mi aspettava, mi vede, e mi apre. Salgo le scale a piedi con piacere, quasi saltellando, c'è un vecchio ascensore ma per entrarci dovrei stare rampante e col sutorace piegato.

Le scale sono deserte, arrivo al pianerottolo, la porta è aperta, dall'interno proviene poca luce e un odore di polvere...

"Posso entrare?"

"Prego, ho messo il professor Barsotti al corrente della tua visita," dice la Casa.

Entro, è un appartamento molto piccolo, polveroso, e puzza intensamente di aria ferma e muffa, e come di formaggio andato a male... è il vecchio umano. La Casa mi indica la strada inviando frecce virtuali alla mia clip. L'appartamento è davvero molto piccolo... quasi non passo dal corridoio strettissimo, Creator Barsotti non è certo ricco come mi sarei aspettato. Che delusione, una persona che è stata così famosa, che ha scritto centinaia di articoli e più di venti libri, non mi stupirei troppo se qualcuna nel suo condominio non sapesse neppure chi è realmente.

Forse le uniche cose che fanno capire che non siamo in una casa di una persona qualunque sono la sofisticata IA della Casa e le pareti che sono foderate di libri di ogni tipo, veri libri cartacei, alcuni sono molto vecchi, e probabilmente nel complesso valgono un po'. Ci sono pile alte più di un metro di fogli e riviste molto vecchie, anche queste cartacee. E non vedo impianti antincendio! Cammino lentamente per vedere meglio, ci sono anche quadri, sono veri, ma sono tenuti senza cornice e appesi storti come fossero delle stampe economiche. Sono immagini di antropomorfi, vecchie immagini scolorite... In un angolo c'è un vecchissimo robot antropomorfo, in teoria dovrebbe essere controllato dalla Casa per pulire, ma a giudicare dalla polvere non sta facendo il suo lavoro alla perfezione. Alle pareti ci sono anche dei disegni, tutti reali, ci sono arti di chakasa... alcuni sono firmati da Barsotti stesso! Disegni fatti a mano del mio corpo! Sono le prime bozze originali dei chakasa! Sui bordi ci sono perfino scritte delle note di laboratorio. Mi ritrovo le lacrime agli occhi, sono nato da qui, quello di cui sono fatto, i difetti e pregi del mio corpo sono stati inventati in parte da quest'uomo...

Entro il sala, forse un piccolo salotto, dà su un balcone, esco sul balcone, e vedo l'umano, dorme. Accanto a sé ha un libro, anche questo di vera carta, sporco e con le orecchie, ma ancora ben leggibile. Non ho il coraggio di svegliarlo... Ho viaggiato per quasi un giorno per parlargli, per poi non aver il coraggio di svegliarlo... Mio sorello forse riderà di me, ma non me ne vergogno.

Torno in corridoio, non ho fretta e forse più tardi si sveglierà. Mentre lo aspetto mi metto ad osservare i libri della sua grande biblioteca, non ho mai visto tanti libri cartacei tutti assieme. Tzuni mi evidenzia la costa di un libro dandole un bordo luminoso, per cui lo prendo facendo attenzione a non danneggiarlo con l'artiglio dell'indice.

"Ohhh..."

"Ma è una stampa originale!" Sono emozionato! Oh, devo mettermi seduto, sopraffatto dall'emozione. Altro che casa povera, Tzuni mi indica che questo volume da solo potrebbe valere varie volte il prezzo dell'intero appartamento. Eppure era in mezzo agli altri libri come fosse uno qualunque... È del Maestro Scale, fu uno dei primi, più di tre secoli fa e ormai avanti cogli anni, a concepire e disegnare in modo realistico dei progetti per i morfi, per cui viene ricordato come un precursore, che non avendo a disposizione l'IG non poteva che disegnare e ideare. Se fosse vissuto secoli più tardi forse avrebbe contribuito alla creazione di veri morfi.

Nell'introduzione il Maestro dedica il libro ad un amico che dice in passato sia stato d'ispirazione. I disegni... ricordano un po' alcuni dei disegni del professor Barsotti. Barsotti lo deve considerare come una fonte di ispirazione... le pagine sono state usate a fondo, sento l'odore delle sue dita su quasi ogni pagina, anche senza bisogno di usare le antenne. A giudicare dalle ditate più vecchie possiede questo libro da moltissimo tempo, forse da ottanta o più anni, non saprei. Molte di queste immagini le ho già viste riprodotte in vari luoghi, ma queste è una stampa contemporanea alla vita del Maestro, questo libro ha quasi tre secoli. Alcuni disegni secondari non li avevo mai visti, assomigliano a bozze. C'è riportata anche una specie di copia di un disegno di Leonardo da Vinci accanto a dei disegni del Maestro...

Inghiotto e cerco di calmarmi, la gola l'ho così tesa che quasi mi strozzo da solo. Tutti abbiamo dei maestri che veneriamo. Tra la forma dei miei gomiti e i lavori di Leonardo c'è una linea debole ma ininterrotta. Ne sono profondamente onorato. Osservo altri disegni con più calma, confrontando una dopo l'altra parti del mio corpo con quelle tavole... alcune somiglianze non possono essere casuali. Poi rimetto a posto il libro con attenzione, e ne prendo un altro... Questo è di anatomia delle antrovolpi, contiene fotografie 3D, forse ha solo qualche decennio.

Termovedo la sua presenza, per cui mi volto e chino il capo in un piccolo inchino, "Salve, creatore." È sveglio ed è entrato, sta in piedi grazie ad un esoscheletro che potenzia i suoi movimenti.

"Oh, oh, chi sei? Vieni più vicino, voglio vederti meglio."

Mi avvicino, e mi accuccio davanti a lui, nel nostro genoma c'è anche la sua firma, e nel nanosistema abbiamo vari consigli che ha dato agli individui della nostra specie.

"Ahhh, un bel chakasa col manto da leopardo delle nevi..." Mi tocca la spalla e poi saggia il gomito come se controllasse un robot... "Cough! Sei proprio carina, sei giovane... venti anni o meno." Annuisco, "Sì, diciannove" È il primo umano che sia riuscito a capire la mia età, e non capisco come abbia fatto.

"AHH, come ti invidio! Hai tutta la vita davanti... Sei così vitale e fresca... Sei di terza generazione vero? Hai i gomiti del tipo più moderno..." dice, mi tocca il seno, mi palpa un fianco, e poi mi tocca sotto il mento per sollevarmi la testa. Osserva il mio profilo in controluce... "Mi è sempre piaciuto questo profilo, chakasa uno punto due... Ma hanno cambiato leggermente la forma del cranio quei barbari, questa non è solo variabilità individuale..." Parla come se non fossi presente, fossi solo un oggetto, per cui tossisco leggermente e riabbasso il muso per ricordargli che sono una persona...

"Hai già figliato? Fai gonfiare quei giufianchi, dovete popolare il mondo, così quei bastardi capiranno e impareranno..."

Quali bastardi? Non capisco tutto quello che dice, ma nonostante l'età la sua voce è abbastanza intensa, forse l'ho colto in un momento di lucidità, "Non ho ancora figli, non ho fretta... Ci penserò tra qualche anno." Tra vari anni, non ho ancora un denmate.

La Casa parla, "Le sto iniettando un farmaco per calmarla leggermente, le sue funzioni cardiache sono un po' troppo rapide."

Lui solleva il volto, guardando un sensore, "Fai quello che diavolo ti pare, ma non rompermi le scatole per dirmelo ogni volta!"

"Non posso iniettare farmaci senza almeno renderlo noto," risponde la Casa. A quanto pare questa IA è abbastanza buona, sembra capace di capire più di Tzuni.

Poi sembra che non mi guardi più, e si avvia in un'altra stanza, lo seguo. È una stanza più umida e profumata, ci sono piante, tutte molto strane, in tarda età deve essersi messo a trafficare con l'IG vegetale. Annuso alcune piante ma non ne assaggio nessuna... Lui sembra mi abbia già scordato. Ma non ho fretta, per cui lo aiuto a spostare del polline, lui mi sorride, "Grazie Fiammadorata," dice, e urina nell'esoscheletro. Io annuisco anche se non sono Fiamma, deve essere il chakasa che lo viene a visitare spesso, ne ho visto una foto virtuale vicino l'ingresso, ha un manto dorato e sembrerebbe di prima generazione, più piccola di me ma forte. Gli svuoto la sacca delle urine in bagno, e poi torno ad aiutarlo come posso, alcune delle cose che fa sono molto complicate, anche se balbetta e il suo cervello è alterato e degradato, ma probabilmente è ancora in grado di capire delle cose che non ho neanche cominciato a studiare.

Rimango a lungo con lui, più di due ore e mezzo, quasi sempre in silenzio, ad aiutarlo come posso, a sostenerlo, a spostargli provette e vasi. Possibile che un uomo così stia sempre da solo? Anche se non so cosa sto facendo, e anche se ora lui mi scambia per un altro chakasa, per me è un onore che ricorderò per tutta la vita. Per la decina volta controllo che Tzuni stia registrando tutto quanto, ogni immagine che vedo e ogni suono. Queste immagini vorranno vederle anche i miei amici e discendenti.

Poi lui si siede e in pochi istanti si addormenta di nuovo. Così metto a posto le cose rimaste in sospeso, saluto la Casa via radio, ed esco. L'odore di urina e formaggio vecchio mi stava dando un po' fastidio. Scendo le scale in fretta e torno sul marciapiede, diretto alla stazione. Il suo corpo è coperto di rughe e danni del tempo, è orribile. Ma la sua mente non è ancora del tutto andata, ha ancora dei lunghi momenti di lucidità. Forse sono uno degli ultimi chakasa che hanno avuto l'onore di vedere un creatore in vita. Sono rimasti solo in due, e l'altra è in un letto di ospedale, non è più neanche capace di parlare.

Dovrò riflettere sulle sue parole, e comunque farò del mio meglio per portare avanti la mia specie, per allevare al meglio i miei figli. Ho letto quello che Barsotti scrisse decenni fa e che mise nei nostri nanosistemi, il miglior modo per onorare la sua memoria è continuare a esistere e fare del nostro meglio per migliorare sempre più, in libertà. Per morire felice lui non desidera altro.
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Note:
1. servirebbe un singolo termine per indicare "vedere dal vivo", contrapposto agli altri modi per vedere le cose.

Personaggio Bluefire e storia "Dal creatore" (c) leonardo maffi.
Chapel e Specie Chakasa (c) leonardo maffi e Alessio "Scale" Scalerandi.

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