Evocata

Di leonardo maffi

Versione 1.3 del 5 settembre 2004
 

L'evocazione

"Non ti termovedo più," mi dice Tigrerossa.

Cosa? Mi guardo le mani, posso termovederle normalmente, "Non c'è nulla di strano. Forse hai i termoorgani troppo caldi?" Se si scaldano troppo perdono la capacità di termovedere.

"No, gli altri oggetti posso termovederli normalmente. Sei solo tu che non riesco più a termovedere e microvedere... sei strano."

"Dammi ancora un momento," dice qualcuno, era una voce umana, maschile! Il suono proveniva dalla mia destra, ma in questa capanna siamo solo io e Tigre.

"Chi poteva essere?" chiedo a Tigre.

"Chi?"

"Quella voce umana."

"Non ho sentito nulla."

"Ma sei sicuro che arriverà?" chiede una voce umana diversa, anche questa maschile. Mi alzo in piedi, adesso sono davvero inquietato. Che i Pellegrini mi stiano facendo qualcosa di strano?

"Adesso hai sentito? Parlava ad alta voce," dico a Tigre. Lei antennega preoccupata.

"Che sta succedendo? Sembra che tu sia diventando trasparente!"

Vedo immagini sovrapposte, e ho problemi nel mettere a fuoco. Vedo anche un prato all'aperto, c'è meno gravità, ed è giorno! Non ho mai visto nulla del genere, è come se fossi in due posti contemporaneamente, posso ancora vedere Tigre. Alla mia destra ci sono due umani traslucidi, indossano vestiti molto strani, ma non sono tute protettive come quelle di Giona, hanno delle aperture.

"Mi senti ancora Tigre?"

"Sì; ma stai sparendo," dice, in un certo senso è ancora davanti a me, ma la sento più distante.

La afferro, ma afferro solo l'aria, "Argggrrrr!" adesso tremo dalla paura, tocco il mio corpo e lo sento sempre solido come prima, "Non capisco, ma sto bene, sembra un posto diverso. Puoi diventare tu l'Ambasciatore di Giona, abbi cura di Sasha e di lui!"

"Lo farò. Ti aspetterò. Torna se puoi..." sono le ultime parole di Tigre che riesco a percepire. Poi Tigre si blocca, come se il mio sogitempo si fosse accelerato fino all'infinito, e Tigre e la capanna diventano sempre più trasparenti finché non svaniscono.

Adesso mi trovo in un posto diverso, i due umani mi guardano stupiti, uno è vestito con abiti di colori blu e rosso molto saturi. D'istinto ho assunto una posa difensiva con la coda alta, ma non sembra che ci siano pericoli immediati, per cui la rilasso un po'. Sono in mezzo ad un grosso triangolo equilatero tracciato sull'erba, e ad ogni vertice c'è una piccola candela accesa. Il luogo pare bello, la gravità è diversa, e gli umani possono vivere senza protezioni, per cui non sembra neppure Sava, chissà se potrò tornare da Tigre.

Il mio senso della gravità mi dice che qui c'è approssimativamente la stessa gravità che Giona mi ha detto esserci sulla Terra. Più distante ci sono anche due eleganti animali a quattro zampe, Chandra mi sovraimprime nel campo visivo che sono cavalli, posso sentirne il buon profumo fin da qui. Quindi sono sulla Terra di Giona? Ma non dovrebbe essere piena di macchine e tecnologia? Forse ci sono rimaste delle zone belle e selvatiche come questa.

"Parla? Capisce cosa diciamo?" chiede il tizio coperto di placche metalliche, forse usate per protezione. Ha anche una spada con fodero, lo chiamerò Corazza.

"La magia di teletrasporto interdimensionale era specifica solo per esseri intelligenti. E prima di trasferirla ho pronunciato un'altra formula per assicurarmi che capisca la nostra lingua come se fosse la sua," dice quello col cappello blu a cono, lo chiamerò Cono.

"Ma sei sicuro che basterà? Mi aspettavo qualcosa di più grande e forte..." dice Corazza.

"È il massimo che sono riuscito a fare! Se non altro è migliore di quella specie di coniglio gigante di prima!"

Corazza mi si avvicina cautamente e mi rivolge la parola, "Riesci a capirmi? Come ti chiami?"

"Ti capisco bene, prima dovresti avermi sentito parlare. Mi chiamo Chakasa Fuocoblu, figlio di Cinabrosavage e Ventoleonino. Piacere di conoscerti," avanzo di tre passi per stringergli la mano alla maniera umana, ma quando lo faccio, loro si immobilizzano e strabuzzano gli occhi.

Corazza afferra Cono per il davanti del vestito, "Come ha fatto ad uscire fuori dal triangolo!? Mi avevi detto che sarebbe stato imprigionato fino a che --"

"Non lo so! Non lo so! Lasciami!"

Corazza lo lascia, Cono si ricompone i vestiti e riprende a parlare, "È strano. Ha reagito stranamente anche alla magia di teletrasporto. Doveva apparire qui in un attimo come ha fatto prima il coniglio gigante, invece è apparsa lentamente. Dovrebbe avere un'aura rossastra come quella di un animale, bianca come quella di un umano, o verde come quella di un vegetale, o almeno gialla o marrone come quella di un golem di pietra, ma intorno a lei non riesco a percepire nessuna aura. Niente. E quel triangolo di contenimento era una magia di base, l'ho imparato quanto ero ancora un apprendista. Neppure un negromante di secondo livello potrebbe superare quella barriera in quel modo, e sembra che prima di perforarla non abbia neppure recitato qualcosa."

"Anche se non sono capace di vederle, lo so perfino io che tutti abbiamo un'aura," dice Corazza, come offeso. Nel frattempo sono tornato cautamente dentro il triangolo tracciato, non voglio spaventarli...

"Ma questa Fuocoblu non la emette, oppure non sono capace di vederla," dice Cono a Corazza, poi si rivolge a me, "Nella dimensione da cui provieni avete le aure?"

Sono sicuro che non stia parlando di Aure chakasa, "Non so cosa siano le vostre aure, intendete forse le emissioni in banda microonde da parte dei vivi?"

"No! Parlo di aure, rosse, verdi, gialle, marroni, colorate, intorno alle persone, animali, tutte le cose animate!" mi sbraita contro Cono, Corazza lo prende quasi con la forza e lo allontana, gli dice in un'orecchia: "Mago, secondo me non possiamo controllarla, e quindi è meglio se non la fai arrabbiare."

Cono annuisce, torna indietro, mette una mano su una delle candele del triangolo e assume nuovamente una faccia stupita, "Nulla! Ecco come c'è riuscita, ha distrutto il campo, ha annullato del tutto la mia magia di contenimento. Potrebbe farlo solo un mago veramente molto potente..."

"Scusate. Non so di cosa state parlando, non so cosa sia un mago e non ho annullato il lavoro di nessuno. Sono semplicemente uscita, non c'era nulla a trattenermi qui dentro."

Mago consulta un libro, mi guarda e poi dice qualcosa in una lingua che non capisco, aspetta un momento, non fa altro, e poi si stupisce di nuovo.

"Nulla. Gli avevo fatto una magia di controllo e non ha funzionato. Adesso gli ho lanciato una magia di stordimento, ma è come se non avessi più poteri!" Toglie qualcosa da una tasca, è una piccola statuina, recita altre parole che non capisco, e poi impallidisce, "Anche questo! Era il feticcio magico più potente che avessi, e adesso è solo pietra inerte! Non riesco neppure più a vedere la nostra aura!"

Stordimento? Mi trattano in modo pessimo, assumo nuovamente un atteggiamento da leggera difesa.

"Hai perso tutti i poteri, Mago!? Lo sapevo che dovevo cercarmi un mago migliore, questo --" dice Corazza scocciato.

Ma Mago lo interrompe e gli fa segno di zittirsi, corre via come un saltellone fino a che non si è allontanato di una ventina di metri, urla "AH!", poi borbotta qualcosa e dalle mani gli esce come un fulmine globulare diretto nella nostra direzione, che svanisce dopo poco.

Mago torna indietro, "Adesso ho capito," dice, "Vicino a quest'essere la magia smette di esistere. Qualunque magia cessa di funzionare. È immune a qualunque sortilegio, forse anche ai più potenti. Contro di lui qualunque arma magica è inefficace. Perfino gli incantesimi per distorcere la fortuna. Lei stessa credo non possa usare nessun tipo di magia. Niente, deve aver fatto una vita davvero triste! Laggiù ho potuto vedere la mia stessa aura, ma non la tua," indica Corazza, "A chi è capace di percepire le persone e oggetti a distanza usando solo l'aura deve risultare invisibile. Inibisce perfino la magia altrui, nel raggio di molti metri. A dire la verità senza magia non capisco neppure come faccia a respirare e vivere."

"Per respirare ho polmoni, muscoli... a che serve la magia?"

"Tutti abbiamo bisogno anche della magia. Anche una roccia sta insieme grazie alla magia, altrimenti diventerebbe polvere, lo sanno tutti. Gli esseri viventi sono vivi grazie alla loro magia vitale, perfino i Golem. Tu come puoi essere vivo senza?" chiede Corazza.

Raccolgo una pietra con una mampa e provo a sgretolarla, a me non sembra più fragile delle pietre saviane.

"Anche se sembra impossibile, credo che abbia ragione lei, Stef, il suo corpo riesce a vivere anche senza magia. È come una macchina, il suo corpo è fatto per poter far tutto senza aver bisogno di uno spirito vitale, vive solo perché è fatta nel modo giusto da permettergli di vivere. Il Dio che ha creato la loro specie deve essere davvero bravo, non ha potuto usare nessuna scorciatoia," dice Mago.

Non credo sia il caso che gli spieghi che siamo stati 'creati' dagli umani.

"Tutto questo è... disgustoso. Non è viva, è una macchina," dice Stef.

"Io sono viva quanto voi, e non so cosa sia questo spirito vitale."

"È quello che ci è stato dato da Dio quando siamo stati concepiti," mi spiega Mago, col tono di voce che si usa coi molto giovani.

"Anche voi siete credenti in Dio? Tutti gli umani sono così? Non ho ancora avuto prove della sua esistenza."

"Non ci hai mai parlato?"

"No, ma conosco un umano, Padre Giona, che sostiene di farlo."

"Tutti parlano con un qualche Dio, basta che loro abbiano un po' di tempo libero e tu glielo chieda... aspetta, lo chiamo..." dice Stef che chiude gli occhi. Dopo un paio di minuti li riapre, stupefatto, "Non mi ha risposto!"

"Se ti allontani credo che ci riuscirai. È come per la magia, vicino a lei non puoi sentire neppure la voce degli Dei!" poi si rivolge a me, "Se non ha un'aura allora non ha neppure un'anima."

"Pazienza," dico, leggermente spazientita.

"Non è una cosa da poco. Se non ce l'hai allora quando morirai sarà tutto finito, non hai uno spirito immortale. Non verrai giudicato per le tue azioni, e non hai un'anima che finirà nell'inferno o in paradiso. Se nella nostra vita ci comportiamo male possiamo compiacere qualche Dio aggressivo, ma finiamo comunque nell'Inferno comune. Qui molte persone evitano di comportarsi troppo male solo per paura, perché sanno che altrimenti la loro anima finirà all'inferno. Tu come fai a vivere sapendo di non avere un'anima?"

"Voi dite che anche gli animali hanno un'anima. Padre Giona dice che solo gli umani ce l'hanno, e sono ancora dell'idea che noi siamo animali. Personalmente non mi preoccupo troppo per qualcosa di cui non ho mai avuto prova, e che forse non ho mai avuto e non potrò mai avere. Bene, per tornare a cose più concrete: comincio a capire che siete stati voi a farmi venire qui. Ma chi siete, e perché l'avete fatto? Come mai non siete stupiti per nulla della mia forma così diversa dalla vostra? Potrò tornare indietro?"

"Sono il Gran Mago Jabeph, lui è il Cavalier Stephan. Era stato inviato per combattere contro un terribile drago che da giorni sta attaccando i campi della nostra piccola città, ma vista la fine che hanno fatto gli ultimi cavalieri, ha preferito chiedere il mio aiuto perché gli trovassi un m... una creatura che potesse essere controllata e in grado di sconfiggere il drago al posto suo. Eravamo qui per scrivere un nuovo mito, con me ho anche pergamene per scrivere le tue gesta... Non ci stupiamo troppo della tua forma perché qui siamo abituati a vedere continuamente mos... creature di ogni tipo. Se tu fossi sopravvissuta allo scontro, ti avrei fatto tornare subito a casa, ma non posso, su di te la magia di trasporto non può funzionare, non hai più un modo per tornare indietro. Come hai già capito, non funziona neppure la magia con la quale speravo di averti sotto il mio controllo, quindi sei una creatura libera. In effetti mi aspettavo di aver evocato una creatura molto più grande di te, anche se avessi il tuo controllo non saresti in grado di combattere un drago..."

Cado a terra... Tigre forse mi aspetterà inutilmente. Povera Sasha... Cercherò altri modi per tornare indietro, ma se lui ha ragione forse sarò bloccata in questo mondo per sempre... Piango un pochino, ma poi mi riprendo, questo mondo non è poi così brutto, e anche se sono l'unica posso sempre... autofecondarmi e creare una comunità chakasa locale. Coraggio, "Cos'è un drago? Forse posso ancora aiutarvi. So combattere con animali molto forti."

"Un drago non è un animale come gli altri, non è neppure un animale. Tu non saresti in grado di combatterlo, sei più piccolo di un pony e non hai magie d'attacco. È una creatura volante, enorme, longeva, estremamente potente.... Di solito i draghi fanno i fatti loro, e non si occupano quasi mai delle faccende umane, ma questo è un mostro... attacca il nostro villaggio, brucia i nostri campi coltivati... non siamo mai riusciti a combatterlo, e a parte la forza fisica, il volo e le enormi fiamme che sa emettere dalle fauci, conosce incantesimi capaci di abbattere il più audace dei cavalieri..." dice Mago, poi sorride di colpo, "Ma forse puoi comunque combatterlo. Contro di te il drago non potrà usare i suoi attacchi magici... già. Se accetti di combattere il drago per noi, ti daremo vitto e alloggio nel nostro villaggio anche per tutta la vita. E se lavorerai potrai anche avere di più del semplice vitto e alloggio."

"Sei sicuro che degli umani mi vorrebbero a vivere e lavorare con loro? Ho un aspetto un po' diverso dal vostro e non so se sia probabile. Comunque cosa dovrei fare esattamente a questo drago? Devo fargli smettere di attaccare il vostro villaggio? Non mi piace l'idea di uccidere una creatura tanto notevole."

"Ci basta che gli attacchi cessino, ma non credo che ci riuscirai senza ucciderlo. E poi vorremmo un trofeo da mostrare a tutti."

Contro il drago

In breve capisco che non si fidano nel darmi le armi per combattere il drago, perché visto che la loro magia di sottomissione non ha funzionato, hanno paura che le usi contro di loro.

"Anche se non vi conosco e mi avete fatto venire contro la mia volontà, vi ho già detto che sono disposta ad andare da questo drago per risolvere i vostri problemi, al mio Villaggio avevo anche questi compiti," gli spiego, "Vi assicuro che non userò le armi contro il vostro villaggio o contro di voi. Per me i giuramenti non contano. Se avessi voluto farvi del male... GRRRrroww... ad... adesso non stareste parlando," dico sollevando una pietra delle mie dimensioni, poi la rimetto giù lentamente.

Sbunf!

A quanto pare ho fatto colpo, accettano. Per prima cosa mi coprono i seni legandomi una fascia di stoffa sul torace.

"Con questa sarai più presentabile, non vorremmo che il drago ti scambiasse per una delle vergini che gli mandiamo ogni tanto, ah!"

Il drago se le mangia? Secondo me non si sono neppure accorti che sono un'ermafrodita, ma ora non ho voglia di spiegarglielo. Mi mostrano le armi, non conoscono la polvere pirica, e una pistola che dicono magica non mi funziona, per cui posso usare solo armi da taglio e puntute, non hanno neppure balestre. Gli chiedo informazioni sul drago, anatomia, psicologia, attacchi tipici, eccetera, non sembrano molto preparati. Comunque capisco che è una creatura potentissima e intelligente, cercherò di fargli meno male possibile, se ne avrò la possibilità. Spero solo che lui faccia altrettanto. Da quello che mi dicono, quasi tutti i suoi poteri sono magici. In base all'idea che mi sono fatto del mio avversario, rifiuto un'arma strana e inutile che loro chiamano 'ammazzadraghi', e scelgo una spada non troppo lunga e una lancia d'acciaio. Loro dicono che sono state forgiate con la più alta magia, ne saggio la resistenza contro dei tronchi, spero che non si spezzino subito.

Anche se su Sava era mattina, qui è quasi notte, per cui preparano il campo e mi offrono due morsi di carne affumicata da mangiare.

"Passeremo la notte qui, ti porteremo dal drago domattina, adesso dobbiamo accendere il fuoco," dice Stef.

"Ci penso io," rispondo. È raro che accenda fuochi, su Sava attirano troppo l'attenzione dei predatori e dei parassiti volanti. Nel sottobosco poco curato raccolgo un po' di legna secca e delle foglie secche, anche se non ho il mio acciarino ho trovato anche una selce, qui sono molto diffuse. Faccio un circolo di pietre, ci metto le foglie e degli stecchi sottili, e sopra ci metto un ciuffetto di peli morti che mi sono pettinato via dalla pelliccia. Mi accuccio per fare qualche scintilla con la selce e la spada, loro mi osservano quasi immobili.

"Che stai facendo? Senza una formula magica non ci riuscirai mai, e tu non puoi pronunciarle," mi dice Stef.

Dopo qualche tentativo riesco ad accendere il fuoco, ci soffio piano perché prenda, e gli sorrido.

"Hai creato il fuoco dal non-fuoco, e senza usare una magia, è impossibile! Come ci sei riuscita?" chiede Stef stupito.

"Con le scintille, foglie secche... Che c'è di strano?"

"Qui per fare la maggior parte delle cose serve la magia. Per quante scintille e sfregamenti si facciano, qui senza un incantesimo che sanno fare anche i bambini il fuoco non si accende..."

Questo mondo è proprio diverso. In un certo senso, intorno mi porto una bolla dell'universo di Sava.

"Ma dormiamo all'aperto?"

Loro rispondono affermativamente, così mi faccio un bel letto di foglie e rametti flessibili, e ci corichiamo tutti. D'istinto non mi sento per nulla tranquilla, su Sava dormire in un luogo così esposto equivale a morire, o quasi. Dormo per più di tre ore e mezzo, con mezzo cervello alla volta, poi mi stiro e mi alzo. I cavalli sono stati lasciati legati, e si sono sdraiati per meno di un'ora. Non credo di aver mai dormito meglio, non mi ha disturbato nulla, neppure un parassita, e la bassa gravità fa sembrare più morbido il giaciglio.

So che avranno bisogno di dormire varie altre ore, come Giona, forse altre tre o quattro. Osservo il cielo per un po', è bello, le stelle sono molto diverse e non ci sono meteore, ma poi mi annoio, mi allontano dal prato e mi metto a girare per il bosco, anche se è oscuro non ho problemi ad orientarmi a fiuto e con le vibrisse. Acchiappo e mangio qualche piccolo animaletto quadrupede coperto di pelliccia e con una grande coda, dormono dentro gli alberi, e solo alcuni si svegliano in tempo da arrampicarsi sul tronco prima che acchiappi anche loro, sono privi di qualunque protezione, e sono anche abbastanza lenti. Qui non ci sono piantali che afferrano le zampe, o cappi, o fiori intrappolatori, o lappole lancia che vengono sparate nella carne, anzi non ci sono proprio piantali, questo Giona me l'aveva detto riguardo la Terra. Questa assomiglia alla Terra di Giona, ma forse non lo è, Giona non mi ha mai parlato della magia. Qui non ci sono parassiti volanti se non alcuni molto piccoli che succhiano il sangue, ma sanno farlo solo sulla pelle scoperta, e muoiono nell'istante che mi bucano la pelle. Assaggio e mangio ogni pianta, insetto e cosa che incontro, non ci sono veleni né difese molto efficaci, se non qualche piccola spina in certe specie vegetali. È tutto commestibile, anche delle strane piante colorate e profumate, con un gambo e una cappella larga, in effetti alcuni tipi sono un pochino tossiche e le ho solo assaggiate, ma usano solo uno o pochi tipi di tossine, e la mia nano-ia Chandra mi dice che dovrebbe rendermene immune in poco tempo, qualche ora o un giorno al massimo.

Sembra di essere nel Paradiso di cui parla la Bibbia di Giona... qui è tutto benevolo! Trovo e catturo anche un grosso animale impellicciato che somiglia alla mia orsa Sasha, ma ha solo quattro zampe, non ha branchie, non ha gusci sui piedi, e ha meno denti. Comunque anche se è più grande di me ha una forza molto minore di quella di Sasha, riesco a tenerlo fermo a terra usando solo le mani. È un maschio, è molto spaventato e ringhia, per cui lo lascio andare subito. Mi ha dato l'impressione che sia anche meno intelligente di Sasha, però il corpodore e la pelliccia li ha migliori. Sento la mancanza di Sasha... chissà se riuscirò a farmi amica una di queste creature.

Torno al prato, a vedere i cavalli dei due umani, anche loro quadrupedi, sono un maschio e una femmina, la femmina pare vicina al calore, e all'inizio si spaventano molto nel vedermi, probabilmente pensano che sia un predatore. Riesco ad avvicinarli in pace solo con molta pazienza, e offrendogli delle radici dolciastre che gli ho cercato nel bosco.

La mattina successiva mi accompagnano vicino alla grotta del drago. Quando sono in sella mi ricordano vagamente la forma dei chakasa... Mentre galoppano gli corro intorno, con questa bassa gravità correre e saltare è un piacere.

Loro rimangono a distanza e mi indicano la grotta, che in realtà è a un paio di centinaia di metri di altezza, mi avvio, dovrò fare anche una breve scalata. Loro si allontanano e si nascondono nella macchia.

Dopo poco avvisto il drago in aria, è molto in alto, lui scende un po' facendo dei circoli e mi arriva quasi sopra, "Vattene dal mio territorio!"

Owmrr! Decido di ignorarlo e proseguo. Sa parlare bene quanto me, e ha una voce molto profonda e bella. Però è strano, con una bocca così enorme dovrebbe avere una voce a frequenza bassissima. Atterra su uno sperone di roccia davanti alla sua grotta ed emette una lingua di fiamme, mi avevano detto che ne è capace ma non ci avevo creduto fino ad adesso.

Salgo un po', per adesso posso quasi camminare e saltare da una roccia e l'altra. Quando sono più vicino mi fermo per alcuni secondi in modo da poterlo televedere... è una creatura bellissima! Forse anche più bella di un chakasa. Ha due ali, una testa molto grande, è quadrupede ma le zampe anteriori hanno dita lunghe, e un pollice opponibile, sembrano quasi delle mani.



Il drago è molto simile a Draco, del film Dragonheart.
(Draco, Dragonheart e queste immagini sono tutti (c) Universal Studios


È una creatura così bella che mi eccito un po' come maschio, e la mia fantasia mi presenta varie immagini di come potrebbe essere fare all'amore con una creatura del genere... chissà se è possibile... forse no, magari ha un'anatomia del tutto diversa.

Arrivo all'ultimo tratto, una parete rocciosa quasi in verticale, ma anche se ho il peso delle armi, la gravità è bassa e ho artigli più duri della roccia, e non ho particolari problemi nello scalare.

Dai suoni che emette capisco che il drago non si è spostato, faccio una deviazione per non sbucargli proprio davanti, e arrivo sul terrazzo di roccia orizzontale. Il drago è a meno di venti metri da me, è sulle quattro zampe sullo sperone di roccia, sbatte le ali come un pulcino di grifone e ringhia e soffia... vedendolo adesso non è poi così... un grande spettacolo. Mi dispiace per lui.

"Groupp! Fsssff!"

Mi avvicino cautamente, lui soffia, e man mano che mi avvicino il drago si accuccia, sembra che abbia perfino il fiato corto.

"Ahhh, ahhh!"

Pare molto abbattuto, si è perfino accasciato su un fianco in una posa molto poco pericolosa, ma il suo sguardo è ancora fiero. Che gli è successo? Rimane quasi immobile anche quando arrivo quasi a poterlo toccare. Gli punzecchio le grosse placche corazzate con la lancia, ma lui si limita ad aprire la bocca e poco più. Faccio il giro e gli salto sopra il fianco. Non si muove quasi, gli cammino sopra e gli punto la lancia alla fronte, il drago rimane immobile. Non capisco. Ho sbagliato a puntargli un'arma, ma ormai è tardi per cambiare idea. Rimaniamo in silenzio e immobili per più di un minuto.

"Che aspetti felino? Ahhh... Toglimi la vita e fai cessare al più presto la mia umiliazione. Ahhh..." Continua a parlare con voce acuta come quella umana.

"No," getto via la lancia, scendo dal drago e rimetto la spada nella fondina, sembra che abbia problemi nel respirare, "Perché non ti difendi?"

"Non mi hai lasciato più nulla, non ha senso che viva così."

"Io non ti ho tolto nulla. E la vita è troppo preziosa per sprecarla per orgoglio così."

"Non vuoi uccidermi?" chiede.

"Non ho mai voluto farti male. Visto che sai parlare e sei intelligente preferisco parlare. Ti ho puntato un'arma perché sono una stupida, certe volte faccio errori del genere, se ci fosse una mia amica orsa in questo momento mi starebbe prendendo a zampate. Ti chiedo di perdonarmi per averlo fatto," chino il capo, provo moltissima vergogna, "Mi dispiace, ero venuta per parlare, e l'unica cosa che ho saputo fare è puntarti un'arma."

"Sembri pentita, per cui hai il mio pieno perdono. -- Cosa sei? In più di cinque secoli di vita non ho mai visto nessuno della tua specie."

È una creatura piuttosto formale, "Sono un chakasa, mi chiamo Fuocoblu, figlio di Cinabrosavage e Ventoleonino. Vengo da molto lontano."

"Il mio nome è Draphiris-El-Ben-Andhar. Come sei riuscita ad annullare tutte le mie capacità, Fuocoblu? Non riesco più a volare, a sputare fuoco, neppure a vedere le aure... neppure la mia."

Eppure prima ha prodotto una fiamma... ma forse gli ero ancora abbastanza lontano, "Il fuoco lo produci con metano intestinale e con una scintilla prodotta coi denti?" Questa è la mia migliore teoria.

"No! Noi siamo magici," risponde quasi offeso.

"Come pensavo. Credo che sia colpa mia, ma in tal caso l'effetto è temporaneo. E comunque sembra che io non abbia aura. Pare che inibisca tutte le magie nel raggio di vari metri intorno a me, in maniera sfumata con la distanza. Se mi allontano di qualche metro alcune le tue capacità dovrebbero tornare."

Mi allontano un po' e il drago riesce a sputare una piccola lingua di fuoco. Poi torno indietro, e il drago riesce solo a soffiare.

"Perché?" chiede ansimando.

Non mi avvicino troppo perché altrimenti sembra affogare e avere caldo, "Non lo so, sono stato trasportato qui da un altro mondo, nel quale la magia, le aure e forse anche le anime non esistono."

"Stento a credere che esistano mondi così diversi," fa segno negativo con la testa, "Non ne ho mai sentito parlare, eppure sono io stesso un potente mago."

"Per caso sai come farmi tornare indietro?"

"No. Se sei immune alla magia, come hanno fatto a trasportarti qui e a farti un incantesimo che ti permette di capire la lingua locale?"

"Hai ragione... Non ne ho idea. Non so nulla di magia, l'esperto sei tu."

Faccio qualche passo e mi allontano ancora di più, lui sta meglio e si alza, adesso è tornata ad essere la creatura che prima era riuscita ad eccitarmi. Ho capito, ha un corpo troppo pesante per poter volare con le ali. In effetti ha zampe così sottili che sarebbero quasi incapaci di sorreggerlo. Ha un corpo mal progettato, ha polmoni troppo piccoli e metabolismo troppo alto, che gli fanno venire il fiatone e lo fanno surriscaldare. Ma allontanandomi si alza in piedi e respira senza problemi. A quanto pare il suo corpo usa un po' di magia per volare, e perfino per muoversi e respirare. Forse il suo corpo non è basato su un progetto sbagliato, è solo basato su principi diversi e sfrutta cose che io non posso sfruttare. In effetti devo ammettere che il suo corpo sarebbe mal progettato se non sfruttasse tutte le possibilità che ci sono qui, come la magia.

"Posso chiederti come fai ad avere un tono di voce acuto come me, anche se hai una bocca così grande?"

"Abbiamo organi vocali molto diversi da quelli umani, simili a quelli degli uccelli, possiamo emettere ogni tono e anche cantare con due o più voci."

Sul fondo della grotta vedo delle grosse uova verdastre, gliele indico, "Chi è il tuo partner?"

"Ho dovuto fecondarle da solo, i draghi qui sono sempre più rari," risponde tristemente.

"Quindi quelle uova sono preziosissime."

Il drago annuisce.

"Sono un'ermafrodita anch'io," dico.

"Ah, davvero? Sono felice di avere trovato una creatura come me. Qui non ce ne sono molte."

"Neanche dove vengo io. Puoi rilassarti, non ho nessuna intenzione di fare del male alle tue preziose uova... anzi, ti confesso che mi fanno nascere un certo istinto protettivo."

Si rilassa un po', "Vuoi della carne?"

"Grazie."

Me ne passa dei pezzi, mangiamo in silenzio per alcuni minuti, non è molto fresca ma è buona. Deve conservarla nel fondo della sua grotta, insieme a del ghiaccio. Ho trovato la giusta distanza da tenere rispetto a lui, in modo da non fargli venire problemi di respirazione. Anche lui ha un buon udito e non ha problemi nel sentirmi da distanza.

"È carne umana, gnam, dell'ultimo cavaliere che è venuto a combattermi..." dice.

Annuisco e continuo a mangiare finché non ho finito, mi pulisco la faccia e le mani leccando via il sangue, "Grazie. Avevo riconosciuto la forma delle ossa umane. Mi ero sempre chiesto che sapore avesse la loro carne... ma non ho mai avuto il coraggio di chiederlo a Giona, perché i Pellegrini non mangiano i corpi dei loro morti."

"Giona è un umano?"

"Sì, era un mio ottimo amico, e forse non lo vedrò più," meglio cambiare argomento, "Attacchi il villaggio per vendetta dei cavalieri che vengono per ucciderti?" Immagino che gli umani abbiano molti villaggi.

"Qualche cavaliere che vuol far colpo su qualche ragazza c'è sempre, e nella mia vita ne ho mangiati molti. No, i cavalieri che mi vorrebbero uccidere sono qualcosa di normale, quasi tutti i draghi imparano ad accettarlo come uno dei fatti tristi della vita."

Come le piogge di meteore, "Allora qual è il problema?"

"I contadini della piccola città vicina continuano a coltivare sempre più terra, togliendomi spazio vitale, cioè di caccia."

"Capisco."

Dopo poco saluto il drago, lo lascio e torno giù dai due umani. In un solo giorno riesco a combinare un incontro tra il drago e alcuni rappresentanti del grande villaggio. In effetti io corro avanti e indietro, perché gli umani hanno paura ad avvicinarsi troppo al drago. Il che comunque è positivo, non ho detto a nessuno che in mia presenza il drago diventa quasi un infermo con insufficienza respiratoria, altrimenti cercherebbero sicuramente di ucciderlo. Cerco di fargli stabilire dei confini per i territori degli umani e del drago, ma passano tutta la mattina e tutta la sera, sono estenuato, e non abbiamo concluso nulla, pare che non ci sia modo di trovare un accordo. Entrambi non si accontentano.

Di notte passeggio per il bosco, vorrei semplicemente scappare perché non so come risolvere questo problema. In fondo ho fatto già molto, non sono tenuta ad aiutarli ancora. Sto aiutando le persone che mi hanno rapito dalla mia vita...

La mattina successiva riesco a far riprendere le trattative, e suggerisco che il grande drago lavori come aiuto aratore dei campi, e protettore per il Villaggio contro i predoni, e in cambio gli lasciano del territorio di caccia... gli umani sembrano abbastanza d'accordo.

Torno dal drago e gli espongo l'idea, "Non mi piace affatto l'idea di diventare un bue da aratura e una guardia degli umani."

"Come ho capito da Giona, tra gli umani chi non scende a compromessi è condannato a fare la guerra. Tu sei solo, e contro gli umani alla lunga perderai. Rispetto a voi, loro sono piccoli e si riproducono in fretta. Se vuoi che le tue uova abbiano un genitore, allora devi usare un po' d'astuzia. Come fa qualunque specie che ne abbia la possibilità, gli umani cresceranno sempre più di numero, e tenderanno a togliervi sempre più spazio. Il fatto che siano più intelligenti degli altri animali non cambia questo fatto, semmai lo peggiora. Ti consiglio di arare i loro campi e allevare i tuoi cuccioli. Sono sicuro che anche se lo farai, alla prima occasione ti inganneranno e non manterranno il patto, ma forse per quel tempo le tue uova saranno schiuse e magari i tuoi piccoli sapranno volare. Forse dovrai avere più tane e scavare gallerie di fuga sotterranee, non devi sentirti superiore, e non devi sottovalutarli. Ti dico questo anche se apprezzo anche gli umani. Non sono un naturalista bravo come Giona, ma conosco le cose di base: voi draghi dovete usare ogni mezzo possibile per aumentare di numero - adesso - se volete avere una qualche possibilità di continuare ad esistere. Alla lunga forse su questo pianeta rimarranno solo gli umani o i solo i draghi, perché la convivenza di specie intelligenti è difficile, ma se vuoi fare qualcosa per allungare la durata della tua specie, o anche solo per avere dei figli e nipoti, allora devi iniziare ad usare l'astuzia e tutti i metodi che usano gli umani. Ti consiglio di dire a tutti i draghi che conosci di iniziare a fecondarsi da soli, o con altri, e fare molte più uova di prima."

Il drago mi spiega che alcuni di loro hanno già capito la situazione e hanno avuto idee simili, ma molti sono ancora riluttanti, i draghi sono individui longevi e impiegano tempo per cambiare le loro abitudini. La sera l'accordo è stabilito, "Rimarrei volentieri a proteggere le tue uova, mi piaci molto, ma se sei un adulto e se in mia presenza hai perfino troppo caldo e problemi di respirazione, allora temo che se rimanessi vicino alle tue uova potrebbero non svilupparsi bene. In effetti potrei fargli la guardia da distanza..."

"Apprezzo la tua offerta d'amicizia, ma hai ragione, e poi devi cercare la via del ritorno, e fare altre cose. Mi hai spinto ad accettare un compromesso vergognoso con gli umani, ma capisco che l'hai fatto a fin di bene, e i miei figli ti saranno molto riconoscenti. Stanotte diffonderò la notizia a tutti, nessun drago ti sarò nemico, anche se non garantisco che ti saranno tutti amici. Per contraccambiare un po', ho anche parlato con la nostra Dea; mi ha detto che non sono state le magie di quei due umani a farti arrivare qui e a darti il nostro linguaggio, è stata Lei stessa, che ha scelto proprio quell'occasione per farlo. Ti ha portato qui per aiutare i suoi figli, cioè tutti noi draghi, e ha detto che quando avrai compiuto alcune cose per aiutarci, potrai tornare a casa. Quando tornerai su Sava, da Tigrerossa e Padre Giona, saranno passati solo pochi minuti."

"Come faccio a sapere che non mi stai ingannando solo perché vuoi che aiuti ancora la tua specie?"

"Ti do' la mia parola d'onore che ho detto la verità. Per un drago questo equivale ad un giuramento sacro."

Riporto alla mente tutte le frasi che ho pronunciato qui, non poteva sapere di Sava, e il nome Tigrerossa non l'ho detto a nessuno, quando mi trasportavano ho solo detto 'Tigre'. E quello che ha detto spiega anche perché Tigre si era bloccata in quel modo, "Va bene, ti credo. Addio."

Chissà se le dee mentono, spero di no. Forse le dee hanno poteri capaci di funzionare anche nel mio mondo, o forse quello che ha fatto è solo un cambiamento nell'interfaccia tra i due mondi. Lo saluto, ci abbracciamo, e mi allontano, adesso devo capire che fare per aiutare i draghi.
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Nota: questa storia contiene il personaggio Fuocoblu, ma non appartiene a Chapel.
Ringrazio Laura "Gilda" Rimessi, Alessio "Scale" Scalerandi e BJ per le loro correzioni e suggerimenti al testo.
Specie Chakasa, personaggi Padre Giona e Chakasa Tigrerossa (c) leonardo maffi e Alessio "Scale" Scalerandi.
Personaggo Fuocoblu (c) leonardo maffi.
Racconto "Evocata" (c) 2003-2004 leonardo maffi.

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