Farsi preda

Di leonardo maffi

Versione 0.3 del 26 Aprile 2003
Questo racconto è per persone mature, contiene anche sangue e violenza.

 

Sento l'odore di antrovolpe maschio fin dal corridoio.

Clop! clop!

Su queste mattonelle i miei zoccoli fanno troppo rumore, mi avvicino un po' insicuro alla scrivania, dietro la quale è seduta l'esile antrovolpe di cui sentivo l'usta. Sigh! Non sono ancora sicura di volerlo fare, ma ci ho pensato così tanto...

"Salve, come si chiama?" mi chiede sorridendo gentilmente.

"Uh, ehm, diciamo solo Renna," rispondo.

"No, mi dispiace, per motivi legali deve darmi il suo nome reale."

Annuisco, piego il muso all'indietro e con la lingua frugo in uno dei sacchi che ho ai lati della groppa. Trovo la carta d'identità e gliela passo prendendola tra le labbra. La fa passare nel lettore del computer.

"Renna Alessia Sgabellandi," dice, "le assicuro che garantiremo la sua privacy. Nessuno verrà a sapere come si chiama. Quale è il suo peso attuale? Ci serve saperlo per questioni di bilanciamento ecologico."

"Duecentoventitrè," non capisco bene di che bilanciamento parli.

"Bene. Per favore, mi faccia una firma qui."

Prendo lo stilo elettronico tra due dita di un piede anteriore e firmo. Lui mi sorride ma non mi restituisce la carta d'identità. Forse pensava che avendo usato le interfacce per computer per tutta la vita non sapessi fare neppure più la mia firma? Le tre dita della zampe anteriore destra sono abbastanza abili, disegno parecchio, soprattutto umani e lupi.

"In base alla legge adesso devo farle alcune domande per assicurarmi che la sua sia una scelta veramente spontanea. Noi non possiamo assumerci responsabilità, capisce..." dice.

"Sì, certo," coraggio, "dichiaro di essere nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, e da ora rinuncio a tutti i miei diritti legali e civili di persona," adesso forse non si torna più indietro.

"È consapevole che nella Riserva verrà trattata come un animale, solo come una preda? Che potrebbe venire cacciata, ferita, uccisa e mangiata da un predatore?"

"Sì, ne sono consapevole."

"Nel caso che il suo corpo venga ritrovato desidera che lo lasciamo dov'è, è preferisce che lo raccogliamo per darlo ai suoi parenti?"

"Raccoglietelo, ai miei parenti farà piacere avere almeno il mio palco."

Passa una donna umana, lascia una pila di p-icons sul tavolo della volpe e si allontana subito.

"Se la ritroveremo in vita ma ferita, rifiuta do ricevere eventuali cure mediche?"

"No, se sono ferita e mi trovate viva voglio essere curata, e voglio anche tornare ad essere una persona a tutti gli effetti, con pieni diritti sociali e legali."

"Mmm, questo che chiede è un po' insolito... ma per noi è perfettamente accettabile, non ci sono problemi. È consapevole del fatto che lei dovrà pagare personalmente tali cure mediche, vero? Come sa nessuna assicurazione medica coprirebbe queste spese."

"Sì, certo. Potrete prendere i soldi necessari dal mio conto privato."

 

"Faccio un controllo, un momento... Benissimo, vedo che i sui soldi saranno più che sufficienti. Le ricordo comunque che lei ha appena rinunciato ai suoi diritti legali e sociali di persona, per cui quello che era il suo conto privato è diventato nostro, almeno temporaneamente. Adesso devo chiederle perché lo vuol fare, noti che questo resterà agli atti ufficiali pubblici, cioè chiunque potrà leggere questa dichiarazione."

Questa risposta me l'ero preparata, prendo un respiro, "Sono una persona, ho sempre vissuto in una società tecnologica, ma nel profondo della mia psicologia rimango comunque una preda. Non ho né marito né figli e ho pochi parenti. Non sono qui per suicidarmi, la vita mi piace abbastanza, ma sono stufa di andare solo avanti e indietro tra casa e ufficio. Voglio sentire cosa si prova ad essere una preda, anche se questo dovesse costarmi la vita. Le renne non intelligenti da cui ci siamo evolute erano comunque psicologicamente preparate anche a tale evenienza, e spesso lo siamo anche noi. Voglio correre, e per una volta nella mia vita voglio sentire cosa si prova a rischiare la vita nel gioco della morte e della vita, di far parte del ciclo alimentare, di vivere come una renna preistorica. Voglio vedere il mio predatore negli occhi e dirgli che c'è orgoglio anche nel morire per bocca sua. Ovviamente vorrei che il mio predatore fosse alla mia altezza. Non userò vestiti o armi, solo il mio corpo. Comunque ho fatto moto e sono in buona forma, un predatore da poco non potrà avermi. Mi potrà prendere solo un predatore abbastanza intelligente, forte, veloce, resistente, determinato, o almeno scaltro e capace di ingannarmi, insomma un predatore alla mia altezza."

Spero di non essere stato confusa, alla fine mi sono imbrogliata...

"Va bene. E complimenti, io non ne avrei il coraggio."

"Posso chiederle quale sarà il mio predatore?"

"Non c'è un singolo predatore, ce ne saranno vari possibili, la Riserva è enorme. Il computer mi indica che ci sono vari predatori che penso sarebbero interessati a cacciarla, non posso rivelarle altro, le dico solo che penso che alcuni di loro saranno alla sua altezza. Sono intelligenti e estremamente forti. Adesso si tolga tutto. Dentro la Riserva non può portare laser, esplosivi, pistole, comunicatori, telefoni, computer, telecamere e neppure coltelli. La caccia col coltello è ammessa solo in un'altra parte della Riserva. Se e quando uscirà dalla Riserva le restituiremo tutte le sue cose."

Mi tolto tutto, incluse le stupide mutande che gli umani ci costringono ad indossare. Non mi è mai andata giù che anche una renna quadrupede come me debba indossare le mutande...

"Visto che ha detto che dobbiamo raccogliere il suo corpo, nel caso che vengano ritrovate solo delle parti non riconoscibili del suo corpo dovremo fare un'analisi del DNA. Apra la bocca per favore."

Chissà quante renne intelligenti ci sono nella Riserva. Apro la bocca e lui mi passa delicatamente del cotone contro una guancia. Così raccoglie cellule della mucosa orale, che contengono il mio genoma.

"Ci servirebbe anche almeno un ovulo, per mantenere vitale il pool genetico delle intelli-renne, nel caso che lei muoia," dice.

"Nella sacca color mattone dovrebbe esserci una busta... sì quella, dentro c'è una fiala, dentro ci sono due miei ovuli," rispondo.

"Benissimo! Vedo che aveva già pensato a tutto. Abbiamo finito prima di quanto immaginassi. Desidera una mappa della Riserva?"

"Sì, grazie."

Mi passa la mappa, un foglio di vera carta biodegradabile stampata, me la metto intorno al collo, con un filo.

"Siamo pronti. In quella direzione c'è un corridoio che la porterà alla doccia dove potrà togliersi dalla pelliccia tutti gli odori artificiali e gli inquinanti. Poi potrà salire sul mezzo mobile che la porterà all'ingresso più vicino della Riserva. Le auguro di subire una buona cacciata."

Anche solo sentirmelo dire mi mette in agitazione, ma in fondo sono qui per questo. Faccio una bella doccia, uso anche saponi distruggi-odori, mi faccio asciugare la pelliccia dai getti d'aria calda e poi salgo sul carrello mobile, e in tre minuti attraverso l'ingresso della riserva. Scendo, e l'ingresso si chiude alle mie spalle. Ci sono odori meravigliosi, davanti a me c'è un bosco reale, non è una Realtà Virtuale, sono decine e decine di chilometri quadri di territorio boscoso perfettamente naturale; anche se so che ci sono molti sensori e telecamere invisibili, che vengono usate per tenere tutto sotto controllo e vengono date in affitto alle persone che apprezzano vedere scene pseudonaturali o di caccia.

Avanzo cautamente... una renna come me non è proprio fatta per un bosco centroeuropeo, ma non importa, è il luogo più naturale che abbia mai visto e mi piace già, anche se so che è pericoloso...

Passano le ore, bruco, rosicchio e assaggio ogni tipo di vegetazione... è fantastico. Sapere che forse alcuni umani mi stanno guadando da occhi invisibili non mi da' troppo fastidio, anzi, di tanto in tanto alzo perfino la coda.

Sento odore di un cervo maschio non intelligente... lo seguo, e arrivo all'origine. Lui sembra un po' inquietato dalla mia presenza, ma io faccio finta di nulla e mangio qualche erba a terra... Con pazienza riesco ad avvicinarmi a lui fin quasi a portata di zampa, è molto bello, ma poi si allontana quasi di corsa. L'aria mi porta il chiaro odore di un antrolupo, mi volto e abbasso la testa, non scappo e sono pronto...

"GrrRRRRR!"

Ringhia rumorosamente e mi viene addosso, rampo sulle zampe posteriori e con una zampa anteriore gli do' un colpo in mezzo al petto, facendolo volare a gambe all'aria per più di un paio di metri. Ho aperto le dita della zampa, non credo di avergli fatto troppi danni...

Mi avvicino cautamente a lui... è svenuto. È un adolescente!

Scuote la testa e si risveglia.

"...mi vuoi incornare? Ho perso."

"No, sei solo un ragazzo. Non sei degno di venire incornato da me. Vattene, torna alla Reception della Riserva."

Lui si alza e si avvia zoppicando verso l'uscita dalla Riserva. Non gli ho fatto neppure una ferita, solo qualche contusione. Si rimetterà in poco tempo. Non conosceva la sua forza e la mia forza, pensava che dato sono un erbivoro sono anche debole... gli ho dato una bella lezione, spero che se la ricordi. Ma spero di non avergli fatto troppo male, non sono qui per fare del male a nessuno.

Passo la notte sdraiata su letto di foglie, è primavera, il clima è mite e si sta benissimo.

Ma di notte ad un certo punto mi sveglio... non so perché, forse ho sentito dei rumori.

Mi alzo e mi guardo intorno. Non sento odori di predatori. Ma qualche istinto mi dice di scappare!

Sento che stavolta si tratta di un predatore esperto. Galoppo via, esco dal boschetto e continuo a galoppare lungo un sentiero, c'è mezza luna e ci vedo abbastanza... ho il cuore in gola.

Sento che qualcosa mi insegue... corre svelto, non lo riesco a distanziare, scendo nel letto secco di un torrente e continuo a trottare forte, poi torno sulla riva e continuo, vediamo se ce la fa a resistermi...

A sinistra c'è una parete di roccia... me ne allontano... AH!!

Qualcosa mi è caduto addosso e mi ha buttato a terra, mi fa male una zampa... puzza vagamente di lupo, femmina, ma è strana. Con uno sforzo massimo riesco a rialzarmi e la scuoto via, con gli artigli mi ha fatto qualche ferita leggera, corro via a tre zampe e rientro sotto gli alberi, trovo un bastone, lo afferro...

SBOCK!

E prima che mi risalti addosso riesco a dargli una fortissima bastonata in testa. L'ho stordita. Forse gli ho rotto il cranio e l'ho uccisa... è stato un colpo fortissimo. Controllo la mia zampa posteriore, credo che se non è spezzata allora poco ci manca. Lei si muove già, è incredibile. Si rialza lentamente su due zampe, appoggiandosi al tronco di un albero... è bipede, è una creatura enorme, probabilmente pesa più di me, non capisco come sia possibile, gli antrolupi non superano quasi mai il quintale, e quando lo fanno sono veramente grassi.

Qualche istinto in me mi spinge in avanti... abbasso la testa e la carico...

Sbum! Argh!

Non si è mossa, è rimasta dov'era e si è fatta incornare contro il tronco, non capisco. Anche se la cosa non mi piace i miei istinti mi dicono di farlo ancora, retrocedo, mi libero, e poi carico di nuovo, con tutta la forza...

Sbuncr!

 

Anche stavolta non si è scansata, anzi senza che abbia allargato le braccia per accogliermi... È folle e vuol morire in questa maniera disgustosa? Sento i miei pugnali penetrargli nella carne del torace... l'odore del suo sangue che esce copioso... non mi piace. Retrocedo lentamente, adesso basta, non ho intenzione di uccidere nessuno.

Ma lei mi affertta una zampa anteriore! La piega di lato... Ahh! Crock! L'ha spezzata! Mi getta a terra, anche se è ferita è incredibilmente forte... e con la stessa facilità mi spezza le altre zampe, una ad una.

Crock! Scrick-crock! Scroak!

Finché potevo ho cercato di scalciare ma è stato inutile, sono immobilizzata. Si sdraia quasi su di me e mi morde il lato del collo, ma non troppo profondamente, sento l'odore di un po' del il mio sangue che esce... la mia fine non è lontana. Sento la sua lingua che mi lecca il sangue... il suo alito non troppo puzzolente... l'odore del suo sesso eccitato...

"Per favore... fai presto..." gli dico. Ormai per me è solo una sofferenza inutile...

"MRRrrr! Non ti ucciderò subito..."

Sa parlare... avrei preferito una creatura stupida ma non sadica. Mi rovescia sulla groppa, mi tiene immobilizzata, e con una selce affilata mi taglia l'addome... provo una nausea fortissima, vomito, ma con tutta l'adrenalina che ho in corpo provo poco dolore... me l'avevano detto.

Mi apre l'addome, con una mano tira fuori dell'intestino... lo morde... Sono tornata nel circolo alimentare... questo predatore era degno di me, non lo odio. Sono orgogliosa di avere avuto lei come predatore e non un ragazzino come quello di prima... non vedo più... non sento quasi più... muoio...

* * *

"Renna Alessia, riesce a sentirmi?"

"Ouwrrrr, sì..."

Mi gira forte la testa, apro un occhio e vedo tutto confuso, ci sono delle luci troppo forti... pareti bianche, dove sono? C'è odore di disinfettante, ho un sapore amaro in bocca...

"La cappa magnetica mi dice che lei è cosciente. Lei si trova nell'infermeria della Riserva. È stata portata qui dal predatore che l'ha attaccata. Le ho fatto tre operazioni, ho dovuto amputarle anche quasi due metri di intestino, ma tutte le operazioni sono andate bene. Lei è rimasta sotto operazione per ventun minuti e mezzo. Da quando è stata assalita sono passate due ore e dodici minuti."

Solo due ore?

"Le abbiamo sciolto nel sangue quindici centimetri cubi di naniti medicali standard. Stimo che le occorreranno circa dieci giorni per guarire dalle ferite e dalle fratture. E le serviranno almeno un'altra decina di giorni affinché i naniti le facciano tornare l'intestino lungo come prima. Desidera dei naniti più avanzati? Questi erano di pubblico dominio."

"Noh, couh! Venti giorni mi vanno bene."

"Si ricordi comunque che tra una settimana dovrà già essere in grado di camminare da sola. Venti giorni circa sono necessari perché ritorni in completa salute."

"Ho capito, grazie."

Il dottore robot si allontana. La creatura lupina, il mio Predatore, entra nella stanza e si avvicina alla mia branda a due piazze. In questa stanza sembra ancora più enorme, peserà almeno tre quintali ed è molto muscolosa. È una lupa antropomorfa grigia, veramente bella, ma è molto diversa da qualunque antrolupa abbia mai visto.

"Come stai?" chiede con una voce bassa ma gentile.

"Abbastanza bene. Ti ringrazio per avermi salvato la vita."

"Avevo fame e avrei preferito mangiare... ma me lo hai chiesto tu con un filo di voce, e non ho avuto il coraggio di uccidere una persona. Così ti ho preso in braccio e ti ho portato qui. Pensavo che fossi nella Riserva per suicidarti. In passato mi sono capitate varie altre persone che si sono lasciate mangiare."

Non ricordo di avergli chiesto nulla. Ma sono contenta di averlo fatto, a quanto pare non sono ancora pronta per farmi mangiare.

"Cosa sei?" le chiedo.

"Una lupa mannara. Posso diventare bipede come adesso, del tutto umana, del tutto lupina, o anche varie forme intermedie."

Guardo il suo torace, ha delle ferite, ma deve essersi curata con dei naniti di qualità molto alta, "Come stanno le tue ferite?"

"Sono già quasi guarite. I naniti non mi servono, sono è una mannara pura, e guarisco molto in fretta. Ti devo fare i complimenti, hai lottato bene. Quella bastonata non me l'aspettavo proprio, mi hai rotto il cranio. Tornerai a provare l'ebbrezza del sangue? Dopo che l'hanno provata una volta alcune persone non riescono a farne a meno..."

"No, grazie! Non voglio mai più fare una cosa simile... è stata un'esperienza terribile e spaventosa, dolorosa," anche se in effetti immaginavo che sarebbe stata così, "per cui non credo che la ripeterò. Ma forse chissà, un giorno lo rifarò, magari quando sarò veramente molto vecchia e avrò deciso di averne abbastanza della vita..."

"Vuoi che ci sia io la prossima volta? Non ho fretta, posso aspettare anche molto tempo," dice.

"No, grazie, preferirei comunque un predatore un po' meno forte, specialmente se sarò vecchia."

"Mmm, okay, ma ricordati che la prossima volta forse non sopravviverai."

"Lo so. E infatti probabilmente non lo farò più. Comunque..."

"Comunque?"

"Grazie a te mi sono sentita una vera renna, come dovevano sentirsi i nostri avi."

Lei si ritrasforma in umana davanti ai suoi occhi, poi si veste. Sono come ipnotizzata.

Mi scuoto, "Cosa fai di lavoro?" le chiedo. Ammesso che faccia un qualche lavoro.

"L'infermiera."

"Com'è possibile?"

"L'essere una mannara e il fatto che abbia degli istinti di cacciatrice non mi impedisce di fare un lavoro socialmente utile e di aiutare gli altri. Quando sento proprio il bisogno di cacciare posso usare una VR, o se ho messo da parte abbastanza soldi posso venire a sfogarmi in questa Riserva, le prede di solito non mancano e la Direzione mi fa un forte sconto. Anche se sono una mannara verace nell'ospedale non ho mai aggredito nessun paziente, solo un paio di volte dalla rabbia mi sono trasformata in antropomorfa, ma ormai i miei colleghi sono abituati e lo sanno. Al massimo qualche paziente ogni tanto si spaventa un po', ad esempio per il mio odore, o mi chiede come mai mi è cresciuta la barba anche se sono una donna, o robette del genere."

Si prepara ad andarsene.

"A proposito, il tuo sangue ha davvero un buon sapore..." aggiunge.

"AH! Grazie, ma credo che non lo sentirai più. -- A meno che non mi faccia una trasfusione e non te lo spedisca come regalo di Natale."

"Ah!" sorride, mi saluta con la mano e se ne va. Devo ringraziare quel suo sadismo, se si fosse comportata come un lupo normale mi avrebbe sgozzata subito e adesso non sarei qui.
______________

"Farsi preda" (c) 2003 leonardo maffi, dedicato ad Alessio "Scale" Scalerandi.

[Vai all'indice]

Pagina visitata volte dal 26 Aprile 2003.