Fuga dall'umanità

di leonardo maffi

Versione 0.4 del 18 marzo 2004


Sono seduto su una panca, in fondo allo spogliatoio della palestra dell'astronave aliena. Le luci sono basse, e tremolano come neon bruciati. L'aria è molto puzzolente e umida, ma è abbastanza fresca. I sensori mi hanno già rivelato, è inutile che mi nasconda meglio. Ho abbandonato la Terra, e ormai non ho più nulla da perdere.

Quattro Gotroni in armatura entrano e mi circondano, puntandomi contro le pistole, "Alzati clandestino." Dice in Inglese uno dei loro apparecchi multifunzione.

Poi i loro sensori si accorgono che non possiedo armi e tre di loro le rimettono a posto. Sanno di essere molto più forti di un umano, per penetrare la loro pelle gommosa verde scura mi servirebbe un coltello.

"Cosa tieni lì umano?" chiede uno, indicandomi dietro la schiena, e tiro fuori un barattolo di vetro da conserva, svito il tappo e loro indietreggiano spaventati.

"Glomer adulti," ne sollevo uno per mostrarglielo. Assomiglia ad un bruco nero lungo circa cinque centimetri e largo come un dito. Il gas che producono è un nervino mortale per tutte le specie intelligenti che vivono in questo settore della galassia. Lo avvicino al naso e lo annuso, ha un buon odore speziato non troppo forte, ricorda vagamente la cannella. Stranamente per gli umani, e per i mammiferi terrestri, è un gas innocuo, anzi piacevole e leggermente stimolante.

"Rimetti il glomer nel barattolo, richiudi il barattolo, lascialo lì e allontanati," mi ordina uno di loro, ma lo ignoro e infilo il glomer in bocca, la sua pelle è leggermente salata e saporita, e lo inghiotto intero, senza fargli male coi denti. I glomer sono esseri semisenzienti, specialmente quando sono in gruppo, e tutte le leggi galattiche vietano di uccidere esseri intelligenti, per cui non possono essere veramente sterminati. Sulla Terra sono arrivati tramite dal mercato nero, e hanno trovato il clima adatto alla loro fisiologia, ora siamo tra i più grandi allevatori di glomer della galassia.

I glomer vivi passano illesi dallo stomaco umano e arrivano nell'intestino, dove possono vivere a tempo indeterminato, un po' come parassiti intestinali. Ma a differenza dei parassiti danno qualcosa in cambio, rinforzano molto il sistema immunitario del loro ospite, rendendolo quasi immune a molte malattie terrestri e aliene, inoltre svolgono altri compiti utili, aiutare l'assorbimento dei cibi da parte dell'intestino e regolarne il funzionamento, e altro. Di solito un umano può tenere in corpo da uno a tre glomer adulti, che si comportano molto bene e cercano di usare meno risorse possibili. Molti umani tengono glomer per tutta la vita nel loro intestino senza quasi accorgersene.

Infilo in bocca un secondo e poi un terzo glomer e li ingiotto senza troppe difficoltà. Poi sorrido ai gotroni. Adesso l'alito che espiro è mortale per loro. Vedo che arriva un altro a portargli maschere, per non venire intossicati.

Più di tre glomer sono troppi, si comportano molto bene, però rischiano comunque di ingolfare l'intestino. Ma non posso lasciare gli altri glomer, verrebbero probabilmente distrutti, e non si meritano di morire. Per cui lentamente inghiotto tutti gli altri sette glomer rimasti nel barattolo.

Il gotroni non fanno nulla, sono una specie molto lenta, e dicono di non riuscire a capire la psicologia umana. Con un po' di fatica riesco a mandare giù anche l'ultimo glomer, e prendo un respiro. Sento i glomer che si muovono lentamente nello stomaco, non mi fanno male, ma è una sensazione molto strana.

Da dietro la schiena tiro fuori gli altri due barattoli di glomer, sono l'unica cosa che possedevo e che mi sono portato dalla terra. Lavoravo come loro operaio allevatore e finora ne avevo solo uno dentro il mio intestino. Adesso mi sento come una camera d'allevamento.

Apro i due barattoli e inizio a inghiottire glomer di gran lena. Volendo dopo posso vomitarli o evacuarli, ma sono così stanco... sono fuggito, la Terra per me non ha più nulla da offrire, e sto per essere catturato dai gotroni...

Finisco anche il secondo barattolo, mentre sento qualcosa di strano in pancia, penso che i glomer si stiano facendo strada nell'intestino per stare più comodi. Inizio a inghiottire quelli del terzo barattolo, ho la bocca secca, ma proseguo, uno dopo l'altro. Ne mancano ancora cinque o sei, e mi sento gonfio come un pallone, ma ormai non posso smettere. Con uno sforzo riesco a ridurli a tre, due, poi li metto insieme in bocca e con un ultimo sforzo li mando giù entrambi.

Adesso sono ufficialmente una colonia glomer, non possono trattarmi come un clandestino qualunque.

Finalmente mi prendono per un braccio, e mi accompagnano in una piccola cella. Sto piuttosto male, e mi sento brulicare e gonfio come un pallone. Se lo volessi potrei ancora tornare indietro, ma ormai non ho più nulla dietro. La mia casa distrutta, mia moglie e mia figlia morte, non ho più un passato.

"Uhh! Ko! Ko! Ko!!" Ripeto varie volte il segnale, forzando bene gli addominali quando emetto le kappa. I glomer che ho in corpo dovrebbero essere in grado di sentirmi, e capire che gli do' il permesso di farmi diventare una colonia.

Bevo molta acqua dall'abbeveratoio, poi mi spoglio completamente e mi sdraio in mezzo alla piccola cella, in pochi minuti inizio a provare delle sensazioni strane. I glomer hanno iniziato a secernere antidolorifico, e a perforare lo stomaco e l'intestino... sento che si stanno riversando nella cavità addominale, non provo dolore, ma ho una forte nausea e provo già sonnolenza. Vedo muovere sotto la pelle, e un glomer perfora la pelle ed mi esce dall'addome, c'è pochissimo sangue, loro producono anche un coagulante. Ne escono altri e proseguono a mangiarmi la pancia, svengo.

Quando rinvengo vedo confuso, non sento quasi più nessuna sensazione, ho il corpo già in parte avvolto nella seta, stanno costruendo un bozzolo intorno a me. Coraggio. Sorrido debolmente, e mi addormento.

* * *

Uff! Mi sveglio di colpo. È tutto buio, mi sento soffocare. Provo un impulso molto forte ad uscire, USCIRE! Non so neppure da cosa, ma faccio forza con le mani e rompo il guscio, libero le braccia, poi rompo il guscio che mi ricopre la faccia e respiro, vengo investito da una luce accecante e devo chiudere gli occhi, ma proseguo a liberarmi il petto, poi le gambe. Adesso ricordo cosa è successo. Mi alzo in piedi, e mi devo appoggiare alla parete, perché sono debole. Mi avvicino all'abbeveratoio e bevo a lungo, poi mi guardo le mani, sono bianche come la carta. I dorsi sono coperti di pelliccia fine, e anche il corpo è tutto coperto, di pelliccia bianca un po' più spessa. Mi sento strano, debole e forte al tempo stesso. Ho due linee color blu metallico che corrono su tutta la pelliccia del mio corpo, e sul volto so di avere altre strisce. Sono diventato un cucciolo di angelo, sono ancora alquanto umanoide, ma sono più basso di prima, forse un metro e sessanta appena.

Sparsi dentro tutto il mio corpo so di avere decine di glomer, adesso fanno parte integrante di me, e non sono più ospiti. Non produco neppure più nervini.

Qualcuno si avvicina! Un gotrone di guardia mi fa segno di uscire dalla minuscola cella. Come angelo adesso godo di immunità ambasciatoriale. Non ci diciamo nulla, e mi lascia in una seconda cella, meno sigillata e più grande. Ci sono anche degli abiti adatti ad un bipede come me, ma preferisco rimanere nudo, sono coperto di pelliccia, e gli organi sessuali ora sono interni come quelli di delfino.

Il mio compagno di cella è un alieno che non ho mai visto, assomiglia vagamente ad un grosso rettiloide bipede color viola. Bevo ancora, mangio qualcosa, sperando che i miei glomer riescano a neutralizzare eventuali tossine, e mi sdraio a terra in un angolo, lasciando entrambe le cucce di sabbia al mio ringhiante compagno.

Il giorno successivo vengo portato fuori dalla cella e legato ad una sedia abbastanza adatta per bipedi, e vengo sottoposto a domande, gran parte delle quali per me sono così assurde che non so cosa rispondere. Mi colpiscono con delle scariche elettriche, per spingermi a rispondere, ma dopo alcuni minuti chiudo gli occhi e mi isolo dall'esterno. Sono troppo furente per poter fare una cosa qualunque che non sia il desiderare di liberarmi e vendicarmi. Per cui in qualche modo chiedo ai miei glomer di farmi passare allo stadio successivo di mutazione. Alcuni umani apprezzano diventare angeli, ed in giro sulla Terra ce ne sono molti, più di una persona su tremila. Ma pochissimi si avventurano oltre, perché gli angeli siamo ancora quasi completamente umani, ma questo non è più vero per lo stadio successivo.

Ringhio e mi contorco, forzando i blocchi della sedia. Loro urlano delle cosa confuse, e sento che mi portano di nuovo in cella, mentre perdo conoscenza.

In breve rinvengo... la cella sembra diversa, e sono solo. Anche se non ne ho la consapevolezza, so di essere rimasto incosciente almeno per un paio di giorni. Le pareti sono scure, coperte di muschio e felci, e molto bagnate, l'aria fresca e buona. È buio e si sta proprio bene. Mi guardo le mani, sono nere, come tutto il mio corpo, e hanno artigli fissi e appuntiti. Tutto il mio corpo adesso è glabro, ed è coperto di pelle nera e lucida, come quella di serpente, ma più resistente e dura. Mi tocco la faccia, ci sono delle grosse spine ai lati della testa, sono diventato un demone. Mi alzo in piedi e vado a bere e svuotare l'intestino. Poi stacco del muschio dalle pareti e lo mangio con gusto. Sanno che i demoni odiano la luce e apprezzano ambienti freschi come questi. In fondo sono stati gentili. Chissà che buon sapore ha la carne fresca di gotrone...

Dopo alcune ore, un paio di gotroni tornano a prendermi e mi scortano per i corridoi troppo luminosi, quando arriviamo vicini alla sala dell'interrogatorio mi arrabbio. Anche se sono ancora un demone immaturo li colpisco e riesco ad ucciderli, gli strappo qualche organo interno, ma lo porto via e non mi metto a mangiarlo subito.

Cammino per i corridoi, nascondendomi quando passano gotroni, e arrivo fino alla porta che da' sulla sala comando. Ormai l'allarme sta suonando, con la tessera rubata entro nella sala di comando, e con la pistola uccido i quattro occupanti. Mi siedo sul grosso inginocchiatoio del navigatore, e riconfiguro l'interfaccia. Quando mi hanno raggiunto la porta di ingresso è ormai chiusa e blindata dall'interno. In pochi minuti però mi accorgo che i comandi non sono operativi, da qualche altra parte nella nave ci deve essere una sala comando di riserva, e mi hanno già tagliato fuori.

Stanno tagliando la porta, tra meno di due ore saranno dentro. È finita? Il mio cervello di demone mi mantiene calmo. Forse posso ancora scamparla. Entro in un corridoio di fuga, pieno d'acqua, e avanzo qualche decina di metri, poi mi fermo, poggio la mano sull'addome e con gli artigli stacco il grosso snorkel piatto. La punta assomiglia ad un piccolo girasole di dieci centimetri di diametro, ma con denti al posto dei petali. Questo è un gesto del tutto volontario, nessun stadio forza il successivo, ma forse l'unico modo per sopravvivere è passare alla mutazione successiva. Guardo il girasole mentre lo avvicino alla faccia. Non provo dolore mentre il girasole inizia a mangiarmi la faccia. Mi guardo intorno un'ultima volta, sono immerso in acqua, quasi al buio, lo stadio di demone è l'ultimo che mantenga un po' dell'umanità originaria, il prossimo stadio di insettoide non ha più nulla di umano, né nel corpo né nella mente, così come i cinque stadi che seguono, se mai vorrò o mi daranno modo di raggiungerli. In un certo senso la mia fuga finisce qui in ogni caso. Quello che ero sta per finire del tutto, gran parte della mia coscienza e dei miei ricordi verranno perduti nello stadio di insettoide. In un certo senso è come se morissi qui adesso. Chissà se l'insettoide riuscirà a vendere cara la pelle, sono esseri estremamente veloci, forti, aggressivi, e intelligenti più di un umano, anche se hanno perso quasi tutta l'esperienza dell'umano che erano, e devono farsela da capo.
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Per caso qualcuna/o vuol inghiottire un glomer? ^_^ (Sono chiaramente ispirati ai famigli saviani di Chapel, ma con molte differenze).
Ringraziamenti a Laura "Gilda" Rimessi per le correzioni.
Storia "Fuga dall'umanità " (c) 2004 leonardo maffi.

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