Il Pinnacolo

Di leonardo maffi

Versione 0.8 del 17 Novembre 2003


"Siamo arrivati," disse il prete di campagna indicando un capanno di legno, ben curato. Il sentiero nel bosco proseguiva, e sul terreno erano visibili varie tracce di cinghiali, di zoccoli di cavallo e di altri animali. Intorno al capanno gli alberi crescevano in posizioni apparentemente naturali e casuali, ma osservando più attentamente si poteva scorgere un'armonia, quasi come in giardino Giapponese.

"Vive come animale," disse l'altro con forte accento americano; il vecchio prete si limitò a sbuffare.

"È meglio se mi aspetta qui, le dirò io quando può entrare," disse il prete.

Il prete bussò alla porta della capanna, mentre l'altro toglieva il registratore dallo zaino. Un uomo di mezza età aprì la porta al prete, gli strinse la mano e lo fece entrare dentro; chiaramente erano amici. L'interno della capanna era spartano, ma pulito. L'uomo era piuttosto alto, robusto, con occhi azzurro chiaro, con un po' di barba incolta e capelli grigi lunghi quasi un metro, legati dietro. Indossava una camicia ruvida, e aveva tutti i denti sani, il che era strano per una persona che in passato aveva quasi rischiato di morire di fame.

"Chi è quello fuori?" chiese l'uomo di mezza età.

"È un americano, è venuto in Italia per scrivere per una rivista, vuole che gli racconti del campo di concentramento."

"Non voglio ricordare. E non posso raccontargli tutto," rispose l'uomo di mezza età.

"È una persona educata e timorata di Dio, non ti forzerà a dire cosa non vuoi. Puoi parlare lentamente, per stare attento a cosa dici. Se accetti ti darà addirittura cinquantamila lire."

Il giovane uomo venne fatto entrare e accomodare su uno sgabello, "Piacere, conosciamoci. Mi chiamo Stephen Hutchinson. Ho impiegato molto tempo per trovare lei, qui," disse.

"Sono un guardaboschi e non ho molti amici, preferisco la compagnia del bosco."

"Io sono un giornalista, voglio scrivere articolo per rivista cristiana. Cerco storie di uomini per mostrare grandezza dello spirito umano. La Bibbia lo dice, ma io sono giornalista e voglio cercare esempi per conferma. Sono qua per registrare sua esperienza in campo di concentramento russo. Questo è un registratore a bobine. Posso pagarla bene. Sessanta mila lire."

"Va bene. Ma dirò solo quello che voglio dire, e se mi chiederà di dire di più la manderò via. Potrà darmi i soldi dopo, se non le andrà bene cosa ho detto allora mi darà meno."

"Va molto bene, siamo di accordo. Aspetti che metto una bobina. Se le faccio un segno aspetta, aspetti, please. Ogni bobina registra venti minuti," disse Stephen, infilò una bobina nel registratore e iniziò a posizionare il microfono, "Mio scopo è fare un bello articolo per mostrare... tempra degli umani. Noi uomini siamo punta della creazione. Io scrivo per una rivista."

"Mmmm," l'intervistato rimase molto serio e guardò il prete che alzò le spalle una volta.

"One, two, test. Prova... prova. Microfono okay. Possiamo cominciare quando puoi. Quando vuoi," disse Stephen.

"Va bene. Sono pronto," rispose l'intervistato.

"Okay. Via registratore. Bobina numero uno. Sono Stephen Hutchinson, di Newman. Mi trovo in Italia, in Abruzzo, vicino villaggio chiamato Pescasseroli. Oggi è Maggio dieci 1965. Mi trovo in un bosco, dentro la casa di un sopravvissuto di campo russo. La casa assomiglia a capanna di legno. Può dire in poco chi lei è, e raccontare la storia come è finito al campo e come è riuscito a fuggire? Grazie."

"Sì... questa è la prima volta che qualcuno registra la mia voce. Così va bene? Sì? Ah. Sono nato in Italia da genitori tedeschi, e ho quarantacinque anni. Mi chiamo Lenoor Sporenburg, i miei genitori mi hanno dato un nome da donna perché sono nato malformato, assomigliavo a una femmina... Poi crescendo sono diventato un maschio normale, ho avuto anche un figlio, ma morì di mal sottile insieme a sua madre."

"Cosa è mal sottile?" chiese Stephen.

"Tubercolosi, TBC," disse il prete.

"Mi dispiace. Non ha mai pensato cambiare nome?"

"No, i nomi non mi sono mai interessati. Da giovane me ne andai dalla casa dei miei genitori adottivi, e girai molto. Nel 1941 lavoravo in una fabbrica russa, dove ci davano da mangiare poco e male. Una volta protestai che il pane era duro e fui arrestato come traditore del popolo. Pensavo che mi avrebbero arruolato nell'esercito, c'era la seconda guerra mondiale, ma invece mi deportarono in un campo di concentramento in Siberia, era inverno. Non ho mai saputo come si chiamava il campo, so che era vicino al lago Vilyuyskoye. Questo era un campo di concentramento russo, che è un po' diverso dai lager tedeschi. Questi non erano fatti per sterminare in massa e velocemente gli Ebrei, ma soprattutto per reprimere i dissidenti politici, se si può chiamare dissidente una persona come me. Nel campo c'erano circa tre o quattromila persone, tutti adulti, i pochi bambini che arrivavano morivano subito. Il campo era in mezzo a una distesa infinita di ghiaccio e neve, il gruppo di case più vicino era a più di cento chilometri di distanza, per cui c'era solo un recinto e poche guardie. Ci davano pochissimo da mangiare, non era un campo di lavoro, ogni notte prendevano una persona a caso e la picchiavano fino a farla morire. Le urla non ci facevano mai dormire, era uno dei tanti modi per spezzarci la volontà. Di giorno ci facevano camminare scalzi sul ghiaccio, e noi non ci fermavamo, perché chi cadeva certe volte non si rialzava più. C'erano vari gradi sotto zero. Oppure facevano camminare le persone a quattro zampe, e li facevano abbaiare come cani. Non ho fatto amicizia con nessuno, nel capannone dove dormivamo stavamo ciascuno per conto proprio. Mi dissero che in quell'inverno c'erano stati cinque tentativi di fuga, ed erano falliti tutti. Tutte le persone fuggite, più di quaranta, erano state ritrovate entro pochi chilometri dal campo, ed erano già tutte morte per il freddo e la fame, le guardie non avevano dovuto sparare neppure un colpo. I proiettili costavano, e non potevano sprecarli neanche per togliere la vita a chi era troppo malato, li lasciavano spegnere lentamente. Mi hanno picchiato una volta sola, e mi sono piegato, perché altri mi avevano detto che chi non lo faceva veniva ucciso subito."

"Mi scusi. Aspetti un momento, cambio bobina. Non ancora finita, ma preferisco non interrompere dopo. Ecco. Puoi continuare."

"Dopo una settimana ho capito che non mi avrebbero più liberato e che dovevo scappare finché ero ancora abbastanza forte. Preferivo morire tentando la fuga. Così una notte ho staccato gli assi di una parete del capanno vicina al recinto. Fuori c'erano almeno quindici gradi sotto zero, ed ero scalzo. Alcuni vennero a protestare per il buco, perché faceva uscire il poco caldo che c'era nei dormitori, così li bastonai per farli stare zitti. Dopo avene storditi due, gli altri non dissero più nulla. Uscii dal buco, e mi avvicinai piano ad una guardiola, ammazzai la guardia col bastone appuntito, e in mezz'ora riuscii a bucare la rete. Non le racconto come. Poi misi delle assi sul filo spinato per non tagliarmi i piedi, e riuscii a uscire dal campo, nessuno aveva ancora dato l'allarme. Alcuni nel capannone avevano visto cosa ero riuscito a fare, e mi seguirono. Io mi diressi a nord, e dopo pochi minuti avevo una quindicina di prigionieri che mi seguivano, gli altri preferirono rimanere e stavano tappando il buco nella parete del capannone. Un paio di persone mi vennero vicine dicendomi che a nord non c'era nulla, nulla da mangiare o in cui ripararsi, io gli risposi che lo sapevo e proprio per quello forse a nord non mi sarebbero venuti a cercare subito, e che non gli avevo chiesto io di seguirmi. Dopo un po' alcuni si allontanarono da me, ma altri continuarono a seguirmi. C'era la neve alta, e in poche ore me li lasciai tutti alle spalle, credo che siano morti tutti in quella stessa notte. Non aiutai mai nessuno, sono scappato solo per aiutare me stesso. Poi per molto tempo non cercai neppure di raggiungere altre persone, ero disgustato dalla gente, sono vissuto alcuni anni da solo, poi una primavera mi venne voglia di parlare con qualche persona e di imparare cose nuove, così tornai. Anni dopo sono tornato in Italia dove sono nato, e ho ripreso la cittadinanza. Adesso mi considero italiano, lavoro come guardaboschi. L'Italia è troppo piccola e mi mancano gli spazi della Siberia, ma qui è comunque un paradiso, specialmente in primavera. Forse un giorno tornerò in Russia, magari quando sarò più vecchio."

"È storia molto notevole. Non è facile credere che sia sopravvissuto solo per tutto inverno siberiano. Vorrei dire che sono stati trovati documenti di suo campo di Vilu... di Vilyuyskoye. Pronuncia molto difficile. Ho fatto fare delle ricerche. Nel suo inverno... circa 3000 persone erano in campo quando voi eravate, quell'inverno. È possibile che lei sia unico riuscito a fuggire dal campo in inverno 1941."

"Mah, come fate a saperlo? È passato molto tempo... Magari cancellavano i nomi di chi riusciva a fuggire per mantenersi una buona fama."

"Grazie per tutto. La sua storia è molto interessante. Questi sono tutti soldi che avevo promesso. Mi permette commento?" chiese Stephen, senza spegnere il registratore.

"Sì"

"Lei ha aiutato qualche persona?"

"No, non mi sono mai preoccupato degli altri, ho solo cercato di sopravvivere. Li avevo fatti fuggire, ma non sono mai stato un eroe, ho ignorato tutti gli altri. Loro avevo capito che potevo solo offrirgli una morte più dignitosa," disse Lenoor.

"La dignità umana era proprio quello che cercavano di distruggere in quel campo, insieme alle anime delle persone. Dentro quel campo sarebbero morti comunque, lei gli ha dato molto, dignità e una piccola possibilità di vivere. Come lei, altri avrebbero potuto sopravvivere, tu non poteva sapere che tu sarebbe stato unico a sopravvivere," disse Stephen. Ma Lenoor rimase in silenzio guardando le assi del pavimento.

"Ma Lenoor è forte..." disse il prete con la voce un po' rotta dall'emozione.

Stephen alzò un braccio a Lenoor, che gli era seduto accanto, "Lei è alto e molto robusto, è uomo notevole, ma non eccezionale, era più grasso degli altri, era dentro solo da una settimana."

"No, non sono come gli altri, nessun umano normale sarebbe potuto sopravvivere fuori del campo, ho dovuto camminare per giorni per trovare qualcos'altro da mangiare," disse Lenoor. Il prete pareva un po' allarmato.

"Tutti gli uomini sono uguali, non esistono razze superiori di altre. Tu sei riuscito fuggire e superare tutte difficoltà grazie a forza di volontà che tutti uomini hanno," disse Stephen alzando la voce, era anche un po' eccitato, "Come riuscito lei, altri potevano riuscire. Lei sopravvissuto perché aiutato da Dio. Gli Uomini sono Pinnacolo della Creazione, e..."

Lenoor si alzò in piedi, e il prete gli afferrò un braccio, facendogli segno negativo con la testa. Ma lui lo ignorò, "Non so se Dio mi ha aiutato, ma io non sono un uomo," disse sfilandosi la camicia.

"Rimanga calmo, le assicuro che non vuol fare male a nessuno," disse il prete a Stephen.

Dal petto cominciava a spuntargli una pelliccia grigia, Stephen rimase immobile a guardarglo senza aggiungere altro, mentre Lenoor si sfilava anche i pantaloni.

In silenzio, in pochi minuti Lenoor assunse l'aspetto di un lupo grigio bipede, crebbe fino all'altezza di due metri e venti, sviluppando i muscoli e un bellissimo manto grigio. I suoi occhi divennero color ambra.

http://www.emryswolf.summerdragoness.com/images/artwork/nain1.gif
Metje in mezza forma assomiglia a quello di questa illustrazione fatta da Jamie Sidor (Emrys - Blaq - Blaqriot).

"Sono un lupo mannaro grigio. A me piacciono tutte le mie forme, ma per me questa è la più bella. Noi mannari non rinunciamo facilmente a vivere; sono sopravvissuto perché dopo essermi allontanato dal campo ho preso questa forma che resiste bene al freddo, e in seguito anche la forma di lupo, che è più comoda per spostarsi. Non ho mai aggredito nessuna delle persone che mi hanno seguito, anche se avevo molta fame. Quando ho preso questa mezzaforma molti si sono allontanati, ma vari altri hanno capito che non volevo fargli male, o forse che avevano poco da perdere, e hanno continuato a seguirmi fino a che sono stati capaci di farlo, gli ultimi sono morti congelati la mattina. Ho pregato per loro, poi ero così affamato che ho mangiato un morto, se non l'avessi fatto forse sarei morto anch'io. Non presi la forma umana per anni, e dopo non riuscivo quasi più a parlare. Noi mannari siamo a mezza strada tra umani e animali, siamo in parte entrambe le cose, e in parte nessuna delle due. A differenza degli umani, i lupi ci accettano senza discriminarci, ma abbiamo un cervello attivo quanto quello umano, e prima o poi sentiamo il bisogno di imparare, di fare e parlare di cose interessanti. Alla lunga la vita da lupi ci viene stretta, specialmente per quelli come me cresciuti in una famiglia umana. È stato difficile decidere di tornare a vivere cogli umani, ma sono contento di averlo fatto, qui ho trovato qualche amico umano e una compagna non umana, ora ho un lavoro e ho imparato a leggere bene, scrivere e far di conto. Sono sopravvissuto perché avevo una pelliccia molto spessa e avevo zanne e artigli. Alla resa dei conti, quello che sopravvive e che riesce a superare tutte le difficoltà non è l'uomo, ma l'animale. Adesso può andare."

Il giornalista si era bagnato i pantaloni, il prete spense il registratore, lo prese sotto braccio e lo accompagnò fuori, lasciando il mannaro da solo nella capanna.

Continuarono a camminare con passo regolare per un quarto d'ora, fino a che Stephen non si senti abbastanza calmo da riuscire a parlare di nuovo.

"Un werewolf. Ci ha lasciati andare."

"Sì, certo. Avrei dovuto avvertirla, ma non ho fatto in tempo. Lenoor in passato ha commesso molti peccati, mi ha raccontato che durante la guerra per sopravvivere uccise alcuni soldati, come quella guardia del campo, ma qui non ha mai fatto del male a nessuno, si è sempre comportato bene, ed è un buon guardiaparco," disse il prete, "Siamo amici da otto anni, da quando lo accolsi nella mia chiesa, anche se a me sembrava solo un cane ferito, e anche se è un pagano. L'ho visto trasformarsi molte volte, ma mi fa ancora uno strano effetto. Da quando c'è lui, qui i bracconieri non hanno vita facile. Qui non ha mai fatto del male a nessuno, neppure ad un bracconiere che gli sparò, ed era in forma umana. Mi ha detto che in guerra ha visto troppi morti e non ne vuole vedere più."

Continuarono a camminare per qualche altro minuto, "Quello che ho visto è contrario a tutto... forse era solo una allucination. Non posso scrivere verità in articolo."

"La compagna e il figlio che sono morti di TBC erano veri lupi, li ho visti molte volte assieme. La Bibbia dice che Dio ha creato intelligenti solo gli uomini, ma lui dice di essere di una specie diversa. I suoi lettori non le crederebbero."

"Non solo quello problema, la mia situazione ancora peggiore. Miei articoli sono per esaltare uomini. A lettori non posso dire che alla fine unico sopravvissuto è un animale."
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Ringraziamenti a Aledon Rex (Andrea Pozzani), Altaris, Alessio "Scale" Scalerandi, e Andrea Carta per i loro suggerimenti e incoraggiamenti.
Storia "Il Pinnacolo" (c) 2003 leonardo maffi.

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