La scelta

Open literature tra Altaris e leonardo maffi
Racconto basato su "Il rifiuto" di Altaris

Versione 1.3 del 19 Ottobre 2003


Avanzo lentamente e con passo leggero, nascondendomi tra le rade automobili posteggiate. È luna nuova e come lupa passo piuttosto inosservata, ma preferisco non farmi vedere, potrebbero pensare che sono un cane randagio. Sono arrivata al numero civico che mi hanno dato, è una piccola villetta, ha quasi tutte le stanze buie, eccetto una debolmente illuminata al secondo piano. L'orfano dovrebbe essere lì, speriamo vada tutto bene.

Avanzo fino a che non sono davanti al muro sotto la finestra illuminata. Osservo la facciata, la stanza attigua a quella illuminata è aperta, potrò entrare da lì. Annuso l'aria, non sento odore di umani vicini, bene, posso procedere. Chiudo gli occhi e respiro forte, stringo i denti e mi concentro. Visualizzo la mia forma morfa e lascio che il mio corpo cambi e si adatti a tale aspetto.

Dopo qualche minuto ho finito, ho cercato di fare più silenziosamente possibile, ma mi sono scappati un mezzo ringhio e un piccolo verso, comunque credo che non mi abbia sentito nessuno. Ora sarà molto più difficile nascondermi alla vista, in una periferia di città una lupa antropomorfa alta più di due metri si nota abbastanza. Comincio ad arrampicarmi sul muro, è grezzo e ci sono molte sporgenze, riesco a tenermi aggrappata abbastanza bene. Mi tiro su lentamente fino ad aggrapparmi al bordo della finestra, posso vedere un po' dentro la stanza illuminata, dentro c'è un computer con qualcuno al lavoro, ma un armadio mi impedisce di vederlo. Dev'essere l'orfano. Entro velocemente dentro la stanza buia, in silenzio. A fiuto direi che nella casa c'è solo una persona, un maschio, anche se non posso essere del tutto sicura che non ci siano altre persone. Il suo odore personale ha delle sfumature un po' insolite.

Rimango nella mia forma morfa e apro la porta della stanza. Devo farmi vedere in questa forma in modo che fin da subito non abbia dubbi su cosa sono. Esco dalla stanza e mi avvicino alla porta da cui filtra della luce; lascio che gli artigli dei piedi ticchettino sul parquet.

"C'è qualcuno?" chiede una voce roca proveniente dall'interno. Non sembra troppo spaventato.

"Sì, ma non aver paura, non sono qui per farti del male," ho una voce piuttosto baritonale, e alcune consonanti vengono distorte dal mio palato lungo, ma nella mezzaforma è normale. Forse si chiuderà dentro e chiamerà la polizia, in tal caso sfonderò la porta, ma non voglio traumatizzarlo troppo.

Zzzzzzz...

È un rumore simile a quello di un piccolo motore elettrico. Il rumore si avvicina alla porta, che dopo un paio di secondi viene aperta.

Guardo in alto ma poi l'olfatto mi fa abbassare lo sguardo, sotto di me c'è un uomo su una carrozzina elettrica. Mi guarda e per qualche secondo spalanca gli occhi dallo spavento, ma poi si calma quasi subito.

Ha l'usta di un lupo mannaro, ma com'è possibile? È la persona più diversa da un lupo mannaro che abbia mai visto. Sembra vecchio, ma mi avevano detto che sarebbe dovuto essere abbastanza giovane, e con poca luce è difficile dirlo. Ecco cos'erano le sfumature strane che fiutavo, odora di malattia, decadenza. È un odore così sgradevole che d'istinto soffio dal naso per cercare di liberarmene. È del tutto glabro, non ha neanche un capello, sembra respirare a fatica, ed è su una carrozzina per cui non può neanche camminare. Non ho mai visto lupi mannari su una carrozzina, neppure i più vecchi.

Tra i due la più emozionata sono probabilmente io... ho già incontrato vari orfani, ma ogni volta è diverso, è un compito delicato e ci sono molte cose che possono andare storte, terribilmente storte.

"Mi chiedevo," dice girando la sua carrozzina, "Quando avrei visto uno di voi, se mai l'avrei visto," torna dentro la sua stanza, lo seguo per qualche passo, abbassandomi per passare dalla porta.

Non mi aspettavo un commento del genere, "Non devi avere paura di me, devo dirti alcune cose. Forse non mi crederai, ma --"

"Risparmia il fiato. Qualsiasi cosa tu dica sono sicuro che non mi lascerà sorpreso più di tanto, licantropo."

Mai visto un orfano che si comporta così al primo incontro; anche se sembra arrogante devo rimanere calma e improvvisare, "Può darsi, ma prima lasciami parlare. Comunque non sono un licantropo, ma una lupa mannara."

Sul volto gli compare un mezzo sorriso, "Sei una femmina? Scommetto che puoi sollevare un'auto senza troppe difficoltà... sono abituato a vedere donne con lineamenti più dolci. In ogni caso non importa come ti definisci, so comunque cosa sei, lupa."

Anche se è in forma umana dovrebbe fiutare il mio odore femminile. Sa veramente cosa siamo, o è solo uno sfoggio? Meglio non dare per scontate cose che potrebbe non sapere, "Di solito usiamo la forza solo quando non possiamo farne a meno, il resto è folclore," non è il caso di discutere troppo. Ha acceso un'altra piccola luce, ha un aspetto davvero terribile, è pallido e sembra che ogni movimento gli costi fatica.

"Una volta ero anch'io un lupo mannaro e conosco quella forma orripilante in cui ora ti trovi. Perché sei venuta qui, lupa?"

Orripilante sarai tu. -- Ma vista la situazione è meglio che rimanga calma e mi trattenga. Conduce lui la discussione... non me l'aspettavo proprio. Non sono molte le persone che si rivolgerebbero a un lupo mannaro con questo tono, devo riconoscergli un certo coraggio, "Un lupo mannaro rimane tale qualunque forma assuma, anche quella umana. Tu sei nato lupo mannaro e lo rimarrai per tutta la vita. Per noi sei un orfano, un cucciolo che per qualche motivo è stato allevato dagli umani. Siamo riusciti a scoprirti troppo tardi; è molto raro trovare un orfano della tua età, spesso quelli che non vengono scoperti da giovani fanno un brutta fine."

"Non sono un lupo mannaro... non più. Posso anche esserlo stato, in passato, ma poi sono cambiato. Inoltre, non sono nemmeno un orfano, ho avuto dei genitori, sai? E se quando dici brutta fine intendi dire che i cuccioli di cui parli si sono suicidati, allora hanno tutto il mio disprezzo. Non farti trarre in inganno, lupa... sono ridotto male, come puoi vedere, ma in realtà ho solo ventisette anni. Con ogni probabilità non raggiungerò i trenta. Comunque sia, che vuoi da me?"

"Alcuni orfani impazziscono, altri vengono uccisi, possono capitargli molte cose. Il mio compito era di farti sapere che esistono altri tuoi simili e che ti accettiamo con noi, ti accoglieremo nel nostro branco locale," il fatto che ora sia in carrozzina non dovrebbe essere un problema, ma forse non accetterà di venire con noi.

"Sapevo la prima cosa, ma non la seconda. Non sono uno stupido e avevo intuito la mia natura molto tempo fa. La maledetta forma di cui ora fai sfoggio e la forma di lupo sono state le mie nemesi fino all'adolescenza... ma poi le ho sconfitte... sono riuscito a controllarle e a reprimerle definitivamente."

È una persona strana, è orgoglioso di essere riuscito a controllare le sue trasformazioni, ma dal mio punto di vista è come se fosse riuscito a smettere di fare sesso o di mangiare. Di solito ci trasformiamo periodicamente in modo volontario, è piacevole, e da' libero sfogo ai nostri istinti lupini. Ma gli orfani non si trasformano mai volontariamente, e col tempo gli impulsi lupini si accrescono fino a che non li fanno trasformare involontariamente, spesso quando meno se lo aspettano, e questo può fargli provocare un tracollo psicologico. Non è il primo mannaro che cerca di inibire le proprie trasformazioni, ma di solito prima o poi la parte lupina imprigionata dentro esplode, e più tempo viene costretta, più distruttivi sono gli effetti della sua liberazione, e spesso diventano violenti, è così che è nato il mito del lupo mannaro cattivo. Invece per qualche motivo lui è riuscito a controllare gli impulsi lupini, fino a inibire le sue trasformazioni, ogni tanto potrebbe trasformarsi senza accorgersene, alcuni orfani si autoconvincono che le loro nottate da lupi intrappolati in camera sono solo incubi e sonnambulismo, ma se quello che dice è esatto, è il primo mannaro che conosco che sia stato capace di farlo. Adesso credo di aver capito cosa gli sta succedendo... avrei dovuto intuirlo prima. È riuscito a sopprimere la sua natura, ma nel farlo sta autodistruggendo il suo corpo, e oltretutto sembra rendersene conto. Mi fa venire i brividi.

"Che malattia hai? Noi siamo forse le creature più resistenti, non ci ammaliamo o guariamo molto in fretta, rigeneriamo velocemente le ferite e..."

"Lo so, lo so. Soffro di molte malattie diverse, il mio sistema immunitario si è quasi annullato, e ormai sono glabro da più di un anno, non ho più neanche le ciglia. Mi è venuta la leucemia, e sono stato colpito da distrofia muscolare fulminante che mi ha condannato alla carrozzina. Sono tutte malattie che non dovrebbero comparire così all'improvviso. Ma tu sai che mi sta succedendo, non è vero, lupa?"

"Sì... credo che sia causato dal fatto che inibisci la tua parte lupina e le tue trasformazioni."

"Lo avevo intuito... chiamalo istinto, in fondo tu dovresti averci molta familiarità."

"Se gli dai libero sfogo credo che tu possa ancora guarire."

"E cosa ti fa credere che dopo tutto quello che ho passato per incatenare quell'animale io lo lascerò libero di nuovo? Ogni cosa ha un prezzo, lupa, e più grande è la cosa che chiedi più il prezzo è alto. Io ho chiesto di cambiare, di diventare umano, e il prezzo non poteva che essere la mia attuale condizione... e la morte. Io non critico te o la tua specie... ma ho fatto una scelta, e ne pagherò le conseguenze. Tirarsi indietro a questo punto significherebbe sputare sopra la vita che mi riprenderei, non credi?"

"Quell'animale è una parte di te," parla della sua parte lupina come se fosse qualcosa di alieno a lui, non riesce ad accettare quello che è, capita a vari orfani, "comunque non capisco bene cosa vuoi dire."

"Sono felice che tu sia venuta. Mi sarebbe dispiaciuto morire senza vedere un altro lupo mannaro. Ma tempo fa ho fatto una scelta: ho promesso a me stesso che sarei morto da umano... ed è proprio quello che voglio fare."

"Cosa!?"

"Non disprezzo né te né la tua specie, ma sono un essere umano quasi completo e per diventarlo ho sofferto molto. Non ho intenzione di riprendere a trasformarmi, e soprattutto di unirmi a degli animali. E bada che non è un insulto."

Preferisce morire piuttosto che trasformarsi, odia le sue trasformazioni, "Essere un mannaro e trasformarsi non è così negativo, alcuni umani si sognano di avere le nostre capacità. Ti sei vergognato talmente della tua natura mannara da volerla sopprimere? Agli orfani capita spesso."

"Ah ah, cough!"

Ha provato a ridere ma non è riuscito a fare neppure quello, poverino.

"Non hai capito nulla, a quanto pare. Scommetto che ritenete malvagia la specie umana, e vi nascondete per questo. Ma per me non è stato così. I miei genitori sapevano cos'ero e non mi hanno mai rifiutato, fino alla loro morte, che purtroppo è avvenuta presto. Probabilmente non erano esseri umani comuni... la gente normale non è così buona. Erano qualcosa di più elevato... avevano la misteriosa capacità di vedere l'anima altrui, invece del corpo. Altrimenti come si spiegherebbe il fatto che ho passato un infanzia felice, nonostante quello che ero?"

Parla in modo sempre più strano, "Degli umani ti hanno accettato come mannaro? Quello che dici è improbabile."

"Ma è proprio così," dice tentando di alzare il tono della voce.

"E allora perché rifiuti la tua natura? Se quello che dici è vero perché non puoi accettare quello che sei, visto che l'hanno fatto perfino i tuoi genitori umani?"

"Perché io non voglio essere un mezzo animale come te. Ecco perché. Mi hanno sempre insegnato che gli umani possono forgiarsi il proprio destino e la propria natura da soli. Ed è vero. Io non sono più un lupo mannaro da tempo. Sono un umano e se dovrò morire per rimanere tale sarò felice di farlo."

Sbatto un piede sul pavimento, facendo tremare leggermente tutta la stanza, "Non ha SENSORRR!" Per lo stress ho iniziato quasi a ringhiare, devo rimanere calma. Neghi un dato di fatto, non puoi fare a meno di essere quello che sei.

"Ne ha. Tu hai paura della morte, lupa? Io non ho più paura di nulla. Io ho deciso di perseguire il mio scopo, ho fatto una scelta, nonostante le sue conseguenze. Io seguo il detto meglio vivere un giorno da umano che una vita da lupo. Non critico te o la tua specie, ma il vostro stile di vita."

"Hai il diritto di usare la tua vita come preferisci. Ma morirai..." Forse tutta questa discussione è stata inutile, abbasso il muso.

"Anche tu, ma io un po' prima. Questo cambia qualcosa? Mi fa piacere che tu mi sia venuta a trovare e apprezzo il tuo tentativo di salvarmi, ma sono stato io a decidere questa vita. Non voglio vivere come un animale, cacciare e nascondermi... io voglio seguire virtute e conoscenza. Ma immagino che tu non conosca la Divina Commedia..."

È davvero deciso, sembra l'essere più debole del mondo, ma il suo cervello rimane quello di un lupo mannaro, e possiede ancora tutta la nostra ferrea volontà, che comunque hanno anche alcuni umani. Credo di dover rinunciare a capire la sua scelta, "Anche se tu avessi una pistola non credo che tu voglia farmi del male, per cui ti mostrerò un'altra cosa. Osservami..." chiudo gli occhi, stringo i pugni, espiro, e visualizzo la forma umana. Sento i peli della pelliccia che in parte cadono a terra e in parte rientrano e vengono dissolti nella pelle. In pochi secondi ho assunto la mia forma umana.

Mi avvicino a lui, mi accuccio fino ad avere gli occhi alla sua altezza e gli tocco delicatamente un bracciolo della carrozzina, "Adesso ai tuoi occhi sembro più umana e più femminile? In realtà sono sempre la stessa; gli occhi ingannano, il naso dice più spesso la verità. Io apprezzo tutte le mie forme, anche quella umana. Dici di conoscerci, ma non sei mai vissuto in un branco, e in realtà sai poco di noi. È vero, rispetto a te sono ignorante, non sono mai andata a scuola, non ho mai letto la Divina Commedia e non so usare un computer, ma i miei genitori mi insegnarono a leggere, a scrivere e un po' di matematica, e ora leggo libri e imparo. Ma ho solo quarantacinque anni, e con un po' di fortuna mi rimangono due secoli di vita, troverò il tempo di diventare sapiente e leggere anche tutto Dante. Siamo creature libere, e alcuni di noi scelgono la conoscenza; ad esempio una nota astronoma fiorentina è una lupa mannara, e anche se ora si camuffa da vecchia, potrà cambiare identità e continuare a lavorare ancora per più di un secolo. Io potrò fare altri figli, imparare molte cose, e aiutare il mio branco e il parco d'Abruzzo. Prima o poi me ne andrò, ma sono convinta che una vita lunga possa fare molta differenza, se si ha voglia di usarla al meglio."

"Sei più longeva, più forte, più bella e potresti essere anche più intelligente di me, ma non hai nemmeno idea di quanto mi senta superiore in questo momento. La dimostrazione l'ho avuta poco fa. Quando ti sei arrabbiata hai addirittura ringhiato... tu sei un animale perché non hai il controllo di te. Dici di essere libera, ma in realtà tu e tutti gli altri mannari siete schiavi di voi stessi. Io sono riuscito a reprimere l'animale, a ucciderlo, se vogliamo, ma tu invece ti fai sottomettere da lui. Non hai il controllo di te stessa... come puoi anche solo affermare che la tua vita sia migliore della mia? Forse potrai farlo quando avrai addomesticato l'animale... allora forse saresti davvero l'essere migliore di questa terra, ma fino ad allora molti umani ti saranno sempre superiori."

Adesso il mio corpo gli piace. A me sembra un po' folle, non voglio addomesticare la mia parte animale, è una parte di me e voglio che sia libera, mi da' vita e la rispetto, è la fiamma dentro di me, definisce parte di quello che sono. Non capisce che anche gli umani sono in parte animali e che negare questo fatto è folle e inutile, forse gli piacerebbe essere un robot, "Va bene, discutere ancora è inutile, rispetto la tua decisione. Immagino che adesso dobbiamo dirci addio."

"Oh no, arrivederci, invece. Come ho detto, prima o poi morirai anche tu. Ti terrò un posto."

"Credi nelle anime? Sembra che tu pensi solo alla morte. Noi invece crediamo alla vita e non a quello che i preti vorrebbero far credere ci sia dopo. Ora devo andare, non dire mai a nessuno che mi hai visto."

"Questa frase potevi risparmiartela..."

Antipatico fino alla fine, con questo si è giocato il bacio di addio. Apro la finestra, per strada non c'è nessuno. Mi concentro e mi trasformo in lupa, mi forzo a scodinzolare un saluto, e salto dalla finestra.

Nonostante l'altezza atterro elasticamente, cammino silenziosamente, fino a che non arrivo davanti al cancello di una villa abbandonata, salto il recinto ed entro nel grande parco, poi mi metto a trottare in direzione del bosco, dovrebbero esserci uno o due compagni di branco ad aspettarmi. Non credo che dimenticherò mai questo incontro, alcune delle cose che ha detto mi hanno fatto venire i brividi. Non ho mai visto nessuno tanto deciso a seguire una sua scelta, tanto da giocarci la vita, e per un motivo che reputo così stupido. Eppure ho capito che per lui è importante, ha il diritto di vivere come preferisce, non devo disprezzarlo. Io preferisco questa vita e anch'io la difendo con la stessa determinazione.
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Nota di leonardo: questo è un racconto (scritto con Altaris sulla base di un suo racconto che ho apprezzato) realizzato in modo diverso dal solito, è un mio raro esempio di "letteratura aperta", cioè un testo nel quale ogni personaggio è una persona dotata di testa propria (un po' come un gioco di ruolo via email, ma la "morale" che la storia vuole trasmettere c'è ed è definita a priori, e spesso anche il finale). Nella storia il maschio è interpretato da Altaris e la femmina (in prima persona) da me (leonardo), io sono responsabile solo di quello che dice, pensa e fa la femmina. Solo con Alessio "Scale" Scalerandi una o due volte ero riuscito a scrivere un testo in questo modo. In questo caso il risultato non è di qualità troppo alta, ma non è neppure malissimo. Chissà se in futuro riuscirò a fare di meglio (con Altaris, con Scale, o con altre persone), Altaris dice che forse è solo questione di inventare un metodo di lavoro buono.
"La scelta" (c) 2003 Altaris e leonardo maffi.

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