L'altro chiodo

(Versione alternativa de 'Il chiodo' scritta per Alessio 'Scale' Scalerandi)

Di leonardo maffi

Versione 0.10 del 13 Agosto 2003.

Nota: se hai già letto il racconto "Il chiodo" allora puoi saltare al finale diverso qui.


-- Istituto di biologia cellulare del CNR, Roma, anno 2006, luna nuova --


"Sei proprio sicuro di volerlo fare? Possiamo limitarci a spruzzare il nostro marchio all'esterno. Lì dentro fanno anche delle ricerche utili, e potrebbero prenderti, è pericoloso. Che differenza può fare se ne salvi qualcuno? Non puoi salvarli tutti."

"Farà differenza per loro."

"Se ne porti via qualcuno li rimpiazzeranno subito, e non cambierà nulla, tu da solo che differenza pensi di poter fare?"

"Tutti possiamo fare un po' di differenza. È come nelle elezioni, un voto non cambia nulla, ma i singoli possono influenzare le masse facendo conoscere il loro parere, e questo gesto è il mio segnale alle masse, domani molte persone lo leggeranno sui giornali. I ricercatori devono capire che la sensibilità etica degli Italiani sta cambiando, e che devono trovare modi per fare a meno della vivisezione."

"Va bene. Ma se hai problemi scappa subito."

La bacio, mi calo il passamontagna e la lascio. Se noterà qualcosa mi avvertirà tramite il cercapersone a vibrazione. Salgo le scale antincendio, uso la chiave copiata da un amico, entro, percorro un corridoio, arrivo ad un cancello bloccato con un lucchetto e lo rompo con delle grosse tronchesi. Attraverso un altro corridoio, scendo le scale a piedi perché gli ascensori sono disattivati, e arrivo davanti al laboratorio dove viene praticata la vivisezione. Forzo la serratura ed entro. Sono arrivato, non è stato difficile, e pensare che questo viene considerato un posto sicuro. C'è odore di animali.

Su una scrivania c'è un PC, per un attimo provo la tentazione di distruggerlo... Ma se lo distruggo e non hanno copiato i dati, tutte le torture e le morti agli animali sarebbero state vane. Io voglio fermare i morti e le sofferenze future, distruggendo quel PC non aiuterò gli animali già morti, e danneggerò le persone che potrebbero giovare dagli esperimenti che sono già stati fatti.

Passo davanti una gabbia che contiene alcuni cagnolini addormentati, ciascuno dei quali ha un tubetto trasparente che gli esce dal petto. Scatto molte fotografie, uso un flash a potenza molto bassa, e ho un obiettivo intensificatore che permette di fare foto elettroniche con una luce minima. Faccio altre foto... In un angolo del laboratorio si accende una luce azzurrina! Mi allontano di alcuni metri e mi nascondo un po' sotto una scrivania, ma la luce si spegne subito e per alcuni minuti non c'è alcun rumore, così esco dal mio nascondiglio e riprendo a fare fotografie. Passo davanti a due gabbie, ciascuna delle quali contiene due gattini, sono svegli, e quando mi vedono quelli di una gabbia si appoggiano alla gabbia e si mettono a miagolare molto piano... sembra che mi chiedano di farli uscire... La loro gabbia ha un lucchetto speciale, diverso da tutti gli altri, lo rompo con le tronchesi e metto i quattro gattini nello zaino, per pochi minuti ci staranno abbastanza bene. Sulla loro gabbia c'è scritto di chiudere bene la serratura, altrimenti possono fuggire.

Ho tempo per fare ancora qualche fotografia e poi me ne andrò.

"Stefano Marchioli," una voce che spunta dal nulla dice piano il mio nome! Il cuore mi batte all'impazzata, mi immobilizzo. "Ti conosco bene, sei un attivista dell'Animal Liberation Front. Non ho intenzione di farti alcun male, e non chiamerò la Polizia, ma per favore rimetti quei quattro gattini dove li hai trovati, fanno parte di un esperimento importante."

Ha una voce profonda, ma strana e indefinibile, il tono è rilassato ed è riuscito a calmarmi un po', "Tu lavori qui?" Lui è in piena ombra e non riesco a vederlo per niente.

"No, non sono un ricercatore; sono appena arrivata anch'io, col solo scopo di fermarti. Ma non ho intenzione di catturarti, né di denunciarti, mi basta che tu rimetta i gattini al loro posto, e poi potrai andartene."

È veramente strana, ma sembra che ci si possa ragionare, "Se li lascio qui, questi gattini faranno sicuramente una brutta fine, come i cagnolini. Guarda, sono nella gabbia vicino a te," non la vedo, ma penso che sia vicina a quella gabbia.

Cammino, e ho la sensazione che mi segua a distanza, ma non fa alcun rumore. Mi volto a destra, "Guarda questa gabbia, la vedi? Qui c'è un cane addormentato con la pelle coperta di tumori, e laggiù ci sono un mucchio di conigli ciechi... chissà che gli avranno fatto. Qui agli animali fanno delle cose atroci."

Rimane a lungo in silenzio, posso intravedergli a malapena la testa mentre si china per guardare dentro le gabbie che gli ho indicato, sembra che indossi un cappello strano.

"Hai ragione," dice, "mi dispiace, non lo sapevo, sono stupefatta dalle cose pessime che vengono fatte qui, non me le immaginavo così atroci. Ma le ricerche che vengono fatte su quei quattro gattini per me sono vitali, senza di esse io non potrei vivere."

"Forse sei malata e hai bisogno delle medicine che sono vengono ricercate qui? I gatti non sono un buon modello per sviluppare medicine per gli esseri umani. Forse ad esempio conosci gli effetti dell'aspirina sui gatti?"

"Sto bene, ma quelle ricerche sono essenziali, sono il primo passo senza il quale non esisterei."

"Non capisco," mi sono avvicinato di qualche passo alla porta, ma con un colpo di tosse mi ha fatto capire che non è il caso.

"Vengo dal futuro, e so che quelle ricerche diventeranno molto importanti. In questo esperimento, fatto da un ricercatore molto giovane, ci sono due gattini modificati e due non modificati, usati come controllo. Prima che nascessero lui ha alterato tre geni a due gattini, il che ha portato ad un aumento della produzione di cellule gliari del loro cervello, le quali supportano e alimentano i neuroni. Tra pochi mesi i gattini mutati moriranno di cancro al cervello, ma prima di quel momento avranno dimostrato di possedere intelligenze molto più elevate dei due gattini di controllo. Questo esperimento riuscito aiuterà il giovane ad affermarsi come ricercatore e a fare altri studi, e il suo lavoro avrà notevoli effetti sul corso della storia futura."

"Sono tutte cazzate. Ma anche se fosse vero non conterebbe nulla, se anche queste ricerche verranno fermate, altre persone faranno le stesse scoperte, magari tra qualche mese."

"Ho studiato molte storie alternative, e so che in questo caso non andrà così. Lui è molto giovane e ha poche risorse; se non riuscirà a portare a termine questo esperimento non avrà la possibilità di ripeterlo, e nessun'altra persona farà queste scoperte per molti decenni, e la storia futura sarà molto diversa. È vero che spesso grazie alla volontà delle persone il corso della storia è tamponato, inteso nel senso di ridondante, cioè finisce comunque per andare in una certa direzione, nonostante il rumore casuale. Perché molti eventi della storia sono creati da alcune persone, e se qualcuno non riesce a fare qualcosa in un dato momento, allora spesso riesce a farlo successivamente, o potrà essere fatto da qualcun altro; se così non fosse, non sarebbe mai stato inventato nulla, perché le persone nella loro vita incontrano continuamente ostacoli e problemi, ma li aggirano e li risolvono fino a che non arrivano alla conclusione che desiderano. Questo lavoro di aggiramento delle difficoltà da parte di molte persone rende gli eventi della storia non troppo sensibili alle condizioni iniziali. Ma certe volte, come in questo caso, la storia è fortemente non lineare, presenta una forte instabilità rispetto alle cause iniziali, presenta dei cardini, degli eventi piccoli e quasi irripetibili dove non ci sono tamponature, che sono capaci di alterarla notevolmente. Per capirlo pensa alla storiella del chiodo perso da uno zoccolo di cavallo, che fa perdere il ferro al un cavallo, che fa perdere il cavallo di un cavaliere, che fa perdere una battaglia, che fa perdere la guerra. Ho visto come vengono trattati gli animali qui, ma devo fermarti. La violenza mi disgusta, ma se necessario la userò, per farti rimettere a posto quei gattini, e sono molto forte. Te lo chiedo per favore..."

Parla come una professoressa, forse è uno scienziato pazzo da fumetti. Probabilmente mi conviene fare come dice, ma voglio provare a metterla un po' alla prova, "Hai detto che senza questo esperimento non esisteresti. Ma è un'assurdità logica: se sei qui vuol dire che esiterai, e quindi anche se porterò via i gattini non cambierà nulla, altrimenti non saresti qui," non mi sono espresso molto bene. Adesso siamo entrambi in piena ombra, e continuo a non vederla.

"Aspettavo che me lo chiedessi, ma è complicato da spiegare. Se li porterai via, allora io cesserò di esistere. Quando sono tornata indietro nel tempo, è come se mi fossi parzialmente scollegata dal mio tempo, per cui io posso continuare ad esistere qui per un po' di tempo anche se in futuro i chakat non dovessero esistere. Adesso non c'è tempo perché possa spiegarti tutto, prendi questo libretto."

Allungo una mano con un po' di timore, e mi ci mette sopra un libretto.

"Lì troverai la spiegazione di questi apparenti paradossi temporali."

"Puoi darmi una prova di quello che dici?"

"Sì, posso provartelo. Io non sono umana. Ma non devi spaventarti, ricordati che non voglio farti del male né catturarti. La mia specie è piuttosto contraria alla violenza, voglio solo impedirti di portare via i gattini."

Il cuore mi batte forte, ma riesco a mantenermi abbastanza calmo, non sembra aggressiva. Esce lentamente dall'ombra, il suo corpo è molto strano, e non capisco come sia fatto, "Non ti vedo bene."

"Sì, i tuoi occhi umani non vedono con così poca luce," per farsi vedere accende una piccola luce di un tavolino... È un animale... un felino... come un centauro... mi allontano da lei di qualche passo.

Sembra che pianga quasi, "Sono un chakat, vengo dal futuro, circa cinque secoli nel futuro, la mia specie è artificiale, ed è stata creata da voi umani. Sono una creatura intelligente e libera. Senza questo esperimento la mia specie non potrà venire creata, e io non voglio che me stessa e la mia specie cessino di esistere... nei futuri alternativi al mio sono presenti soprattutto robot e altre cose."

Non riesco a dire nulla, sono stupefatto... Non provo molta paura ma tremo forte, "Ma sei anche tu un felino..."

"È vero, in me c'è molto di felino. I miei istinti materni vedono quei gattini quasi come se fossero bambini della mia specie... e per momento ho quasi cambiato idea e ho lasciato che li portassi via. Per me è molto difficile.... ma non posso permetterti di farlo. Ti prego, non costringermi a usare la violenza, per favore..."

Adesso dal sul punto di vista, se impedissi la creazione dei chakat sarebbe come morire. È più importante impedire la morte reale dei due gattini di controllo o impedire la possibile esistenza di una intera specie che non esiste ancora? Impedire una nascita futura è come uccidere? È una scelta tra la vita dei due gattini di controllo e quella di una specie intelligente? No, a rischio c'è ben di più, se impedissi questo esperimento in un certo senso la sua specie morirebbe, ma forse avrei anche bloccato molti esperimenti futuri sugli animali, che serviranno per la creazione della sua specie...

Mi sfilo lentamente lo zaino dalle spalle, mi chino, lo poggio a terra con movimenti lenti e lo apro, riconosco i due gattini modificati, lei mi guarda apprensiva... passo lentamente le mani sulla schiena di ciascuno, e in un attimo gli afferro la testa e gli torco il collo, come se chiudessi due rubinetti.

Lei scatta, mi ritrovo in aria, faccio un volo all'indietro e sbatto contro una colonna. Ouch! Non sono quasi riuscito a vederla, mi ha dato una spinta violentissima, ma ormai è troppo tardi. Scuoto la testa, la vedo piegata raccogliere lo zaino, me lo porta e me lo poggia davanti.

"Perché l'hai fatto? Non riuscirò mai a correggere questa linea temporale. Mi hai ucciso, hai ucciso tutte noi!"

Si accuccia a terra davanti a me, non si vendica neppure, non sembra una creatura violenta.

Mi alzo dolorosamente in piedi, "Dal mio punto di vista il futuro non esiste ancora. Scegliendo un futuro non ho ucciso nessuno, ho scelto le persone che ci saranno al posto vostro. Non so chi tu sia, non so nulla del tuo futuro, non so se nel tuo futuro ci sono umani, non so neppure se vieni veramente dal futuro, magari sei un prodotto del presente, o un alieno. E se quello che hai detto è vero, e se ho il potere di impedire in partenza esperimenti che poteranno a voi, allora è mio dovere far fallire l'esperimento."

"Tra poco avrai la prova che vengo dal futuro, cesserò di esistere," si accascia a terra. Mi avvicino a lei, mi chino e le carezzo la pelliccia del fianco, non è molto diversa da quella di una tigre... "per favore non andartene, non voglio morire da sola."

Come risposta mi sfilo il passamontagna e mi metto seduto sul pavimento davanti a lei, e lei mi stringe la mano. Respira lentamente, poi lentamente mi afferra e mi abbraccia, rimango rigido per qualche secondo, ma poi capisco che se avesse voluto farmi del male ne avrebbe avuto molte possibilità, per cui ricambio l'abbraccio.

Ci separiamo un po', mi lecca la faccia come potrebbe fare una tigre, ha grosse zanne e potrebbe mordermi, ma non credo che lo farà, non sembra molto capace di odiarmi. Mi lecca le labbra e poi mi da' un lungo bacio, ricambio... "Grazie," dice di nuovo, "adesso la tua memoria è tutto quello che rimarrà di noi," e dopo pochi secondi la sento svanire tra le braccia, mi torna asciutta perfino la faccia. In tasca non ho più il libretto che mi ha dato, e nell'aria non c'è più il suo buon odore, è svanita.

Mi alzo, mi sento come in un sogno, nella borsa ci sono i due gattini di controllo vivi e i due fratellini morti, chiudo un po' lo zaino traforato, esco dal laboratorio, salgo le scale quasi senza accorgermene, e in breve sono fuori. Non ho nessuna prova di quello che è accaduto, se lo raccontassi verrei preso per matto. Non mi dimenticherò mai di lei, ma forse tra qualche tempo penserò che è stata solo un'allucinazione.

Eccola, la mia compagna mi abbraccia, poi ci allontaniamo subito dalla zona.

"Come stai? Come è andata?" chiede.

Gli apro lo zaino e gli mostro il contenuto, "Ho liberato quattro gattini e li ho messi nello zaino, ma ne ho dovuti sopprimere due, gli avevano fatto qualcosa e non sarebbero vissuti comunque a lungo."

"Poverini... hai avuto problemi? Ti hanno visto?"

"Ho avuto qualche problema, ho avuto paura e mi fa male la schiena. Non entrerò mai più in un laboratorio."
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Storia dedicata ad Alessio "Scale" Scalerandi.
Ringraziamenti: a Scale, Altaris e Laura "Gilda" Rimessi per le loro correzioni e commenti al testo.
Note: in questa storia ho utilizzato i chakat perché questa storia contiene viaggi nel tempo nel passato, e i chakat esistono in un contesto simile a Star Trek dove queste cose sono possibili (a differenza del contesto di Chapel).
Quando si scrivono storie su viaggi nel tempo è facile creare assurdità. In questa storia ho ipotizzato un "agente" che può stare almeno limitatamente al di fuori del tempo, e vedere che succede in vari casi. Perché c'è stata questa "emergenza" che tale agente ha dovuto risolvere? Il protagonista umano è riuscito a "modificare il passato"? Questo non pare molto logico. Si potrebbe pensare ad un futuro ipotetico, nel quale i chakat esistono, uno dei quali viene mandato indietro per cambiare attivamente il passato in modo che loro stessi possano esistere in futuro... Cioè in altri termini il futuro "standard" sarebbe stato quello senza chakat.
La specie chakat è stata ideata da Bernard Doove (www.chakatsden.com).
"L'altro chiodo" (c) 2003 leonardo maffi.

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