Nelle idroponiche

Di leonardo maffi

Versione 0.12 del 2003 08 15.
Questo è un raccolto per persone mature.


Nel campo visivo sinistro mi è apparsa un'icona di richiesta di comunicazione, richiedo maggiori informazioni toccando la punta dell'indice e del medio col pollice della mano destra, i naniti sulle dita rivelano la pressione. La nano-IA mi scrive che un passeggero vorrebbe parlare con me, posso parlarci ora, rifiutare la comunicazione, o rimandarla. Sbadiglio e sveglio anche l'altra metà del cervello, applico la clip radio su un'antenna e accetto la comunicazione, per adesso solo audio.

"Salve, mi chiamo Flavio Lorenzotti, mi dispiace averla svegliata."

"Piacere di conoscerla, mi chiamo chakasa Fiammadoro, figlia di Nebbiebrune e Isis. Non mi ha proprio svegliata, non dormo quasi mai con tutto il cervello, e mi fa piacere parlare, è raro che riceva comunicazioni dai passeggeri. In cosa posso esserle utile?"

"Sono un giornalista terrestre, e se ha un po' di tempo libero vorrei farle qualche domanda sul suo lavoro, e magari osservarla mentre lavora, per fare un breve filmato."

"Va bene, ma prima che il servizio venga trasmesso voglio vederlo e autorizzarlo."

"Non ci sono problemi. Lei è uno dei pochi terrestri che sia riuscito ad entrare a far parte dell'equipaggio di una nave di linea marziana."

"Sì, tra tutte le astronavi di lusso dei marziani come questa, adattate per trasportare esclusivamente passeggeri terrestri, credo che ci siano non più di quattro terrestri, come equipaggio, e nessuna nave ne ha più di uno. Su Marte i chakasa sono ancora molto rari, per cui spesso mi sento un po' troppo sola, e di tanto in tanto prendo un po' di congedo e torno dai miei familiari."

"Quale era il suo lavoro precedente e perché ha scelto di lavorare in una di queste navi?"

"Ero caposezione in un complesso sottomarino per la sintesi di carboidrati complessi. Era uno stabilimento in gran parte automatizzato, e ogni volta tornavo a casa sempre più irritato, forse per me era un ambiente troppo artificiale. Così sono riuscito a trovare lavoro qui, dove posso stare a contatto con la vita, anche se in bottiglia."

"Che lavoro svolge?"

"Mi occupo delle piantagioni idroponiche, in pratica sono una specie di contadina e cacciatrice, è un lavoro che i marziani hanno problemi a svolgere. Solo alcuni prodotti, come ad esempio la carne di grossi animali, certe spezie e altro, vengono comprati e immagazzinati, il resto del cibo servito a bordo viene prodotto sulla nave stessa, in serre idroponiche molto vaste, vasche, vivai e altro. Le idroponiche vengono gestite e manutenute per lo più da dei piccoli robot lunghi circa trenta centimetri, e un altro tipo più piccolo. Se vuole posso inviarle alcune immagini."

"Sì, se possibile."

"Eccovele," la mia nano-IA ha seguito il dialogo e mi mostra un'immagine memorizzata di uno di quei robottini, mi basta un gesto per autorizzare l'invio dell'immagine e di filmati simili, "sono robot molto semplici, affinché possano essere costruiti e riparati interamente a bordo, inclusa l'elettronica di controllo."

"Grazie."

"Nelle idroponiche c'è quella che chiamo la mia tana, e ci passo diverso tempo, incluso parte del tempo libero, qui l'aria è quasi costantemente a trentacinque gradi, contiene molto biossido di carbonio e l'umidità è quasi al certo percento, tutte condizioni favorevoli a certa vegetazione. Col tempo il mio metabolismo si è adattato un po' a questo ambiente, e i naniti rimuovono gran parte delle mie sensazioni di disagio, per cui so piuttosto bene, in ogni caso non mi vengono mai richiesti sforzi notevoli o movimenti troppo veloci. Qui l'aria profuma di vita, ci sono molti profumi di frutta, di spezie, di piante aromatiche, pomodori, melanzane, ogni pianta ha il suo buon odore caratteristico che anche lei è in grado di percepire in parte, e nonostante l'ambiente possa sembrarle scomodo, lo considero la mia seconda casa. In questo momento sono acciambellata nella mia tana, è un buco di due metri di diametro, e mi trovo vicino alla poppa della nave. L'acqua che c'è qui aiuta a schermare dalle radiazioni la zona dove risiedete voi e il resto dei passeggeri. Per me le radiazioni di questa intensità non sono dannose. Noi abbiamo naniti molto sofisticati nel corpo che implementano anche quella che chiamiamo la nostra nano-IA simbionte. Le immagini che le invierò da adesso non sono riprese da una telecamera, ma le arrivano direttamente dai miei occhi, attraverso la mia nano-IA, per cui prima di poter fare il suo servizio probabilmente dovrà rielaborarle."

Gesticolando attivo la trasmissione delle immagini, e apro anche una piccola finestrina traslucida fissa rispetto alla mia testa e nella quale posso vedere il volto del giornalista, "Riesce a registrare?" gli chiedo.

"Ricevo, ma i colori sono sbagliati."

Uff! Disabilito manualmente i canali dei colori UV e IR, poi faccio eseguire di nuovo l'handshaking tra la mia nano-IA e la rete dati della nave... poi faccio stabilire un protocollo adatto tra la nano-IA e il suo registratore video, e adesso mi appare una finestrina di feedback video, cioè il ritorno di quello che lui riceve, nella quale vedo il mio stesso campo visivo. Bene, la cancello per liberare spazio.

"Adesso va bene," dice.

Mi tiro fuori dalla tana e risalgo la scaletta a pioli verso l'esterno, i piedi posteriori quasi me li trascino dietro, "La mia tana è vicina al mozzo a zero g, adesso sto risalendo dove la gravità simulata dalla rotazione è sempre più forte, fino a raggiungere e superare la gravità marziana," mi affaccio sulle idroponiche, che si estendono per molti ettari. Il pavimento è verso l'esterno, per cui rimango appesa alle grate del soffitto, rivolto verso l'interno, "L'effetto di Coriolis dovuto alla rotazione di tutto l'ambiente non è fastidioso."

"Non le da' problemi dormire a zero g?"

"No, è abbastanza comodo, e non ho bisogno di farmaci per non far decalcificare le ossa. La mia tana è abbastanza oscura, ma qui c'è moltissima luce, sia solare che artificiale, tutto il giorno," urino in una canaletta, con gli artigli mi pulisco un po' la pelliccia, mi lecco via il fango dai genitali, mi stiro e poi annuso l'aria, nel mentre i robottini segnalano alla mia nano-IA i lavori che hanno svolto ultimamente.

"Ehm, mi scusi, le ricordo che sto registrando tutto quello che lei vede e sente. Ovviamente le immagini di prima le rimuoverò."

"I robot mi hanno segnalato un paio di lavori che non hanno saputo completare, devo andare a controllare."

Raccolgo il mio piccolo borsello degli attrezzi, lo lego al giunto, mi appendo alla grata, e ci corro appesa sopra, qui tutto lo spazio è strettissimo, e tra la mia groppa e le piante in idroponica ci sono solo una ventina di centimetri e devo stare attenta a non colpirle con la coda, ma poi fiuto qualcosa e faccio una deviazione, "Ho cambiato idea, ho fiutato odore di marcio," mi sposto per altri dieci metri e arrivo ad una pianta ingiallita di zucchine, lascio la presa alle mani e lascio pendere giù il sutorace, "Questa pianta sta morendo, qualcosa ne ha rosicchiato lo stelo alla base," mi allungo di più e lo antennuso, "Non sembra sia stato un coniglio. Trasmetto un segnale all'IA della serra, in modo che i robottini rimuovano questa pianta morta, la portino al riciclaggio, e al suo posto ne piantino una piccola presa dal vivaio."

Torno a dirigermi nella direzione che mi hanno segnalato i robot, devo passare anche due porte stagne, "Queste porte servono per compartimentare le idroponiche, in modo che se una sezione viene colpita da un meteorite o comunque perde atmosfera, non perdiamo tutta la serra."

"Il rischio è alto?"

"Queste serre sono esposte al sole per risparmiare energia, e le pareti trasparenti anche se sono fatte di quarzo e acqua liquida filtrata, sono comunque meno resistenti del resto dello scafo."

"Che significa che le pareti sono fatte di acqua liquida?"

"Ha ragione, mi spiego meglio. Se prende una bottiglia trasparente e a sezione circolare, riempita solo per un terzo, facendola girare su se stessa molto velocemente, lungo l'asse di simmetria circolare, l'acqua si arrampica sulle pareti. Allo stesso modo qui in certi punti l'acqua può stare pareti, fatte di finestroni di quarzo trasparente spesso dai trenta ai cinquanta centimetri, capace di far arrivare gli ultravioletti alle piante, a differenza del vetro che blocca gli UV. Lo strato d'acqua fa passare la luce e protegge dalle radiazioni ionizzanti provenienti dall'esterno, soprattutto durante le tempeste solari, ma anche dai motori, che sono riuscite a passare lo spesso strato di quarzo trasparente. Quando un minimeteorite a velocità altissima pratica un piccolo buco nello strato di quarzo, l'acqua comincia ad uscirne, e si congela all'esterno formando un tappo abbastanza stabile. In seguito per la riparazione il quarzo può venire fuso localmente e il buco tappato, o può venir applicato un tappo dall'interno, oppure può essere sostituito l'intero finestrone. Ovviamente le piante hanno le radici verso l'esterno, per cui per arrivare alle foglie la luce deve essere incanalata. -- La probabilità di essere investita direttamente da un meteorite è molto bassa, ma alla lunga il pericolo di vuoto, cioè la probabilità di trovarsi in una sezione della serra che si depressurizza, non è trascurabile. Finora mi è capitato due volte, una volta per colpa di una perdita a delle saldature di una parete, e un'altra volta mi trovavo proprio in mezzo ad una sezione ed equidistante dalle porte stagne quando è stata colpita da un piccolo meteorite che ha praticato un'apertura piuttosto ampia. Mi sono messa a correre verso la porta stagna più vicina, ma nel frattempo la sezione si è molto depressurizzata, ho dovuto Accendere la coda perché non potevo più respirare, e quando sono arrivata alla porta ero coperta di ghiaccio che stava sublimando. La pressione residua era minima, nel tragitto ho subito lo svuotamento violento dello stomaco, della vescica, dell'intestino e dei polmoni, le assicuro che non è un'esperienza piacevole, sembra di venir svuotati, ed è abbastanza umiliante. In infermeria mi hanno trovato ustioni moderate al naso e a tutte le mucose esposte, e qualche danno ai polmoni. Mi sono serviti quasi due giorni per farmi passare lo spavento e per tornare in servizio."

Mentre parlavo sono arrivata al guaio segnalato dai robottini, "Come le ho detto qui la maggior parte del lavoro con le piante è svolto dai robottini, io mi occupo dei casi problematici e della gestione degli animali. Vede cos'è successo? Mentre un paio di robottini trapiantavano queste piante di caffè, un coniglio d'acqua si è messo proprio nel mezzo ed è rimasto incastrato," tiro fuori dal fango il coniglio d'acqua morto, "sono simili ai conigli comuni, ma sono stati modificati per avere pelliccia impermeabile ed essere più adatti a vivere in idroponiche come queste, senza danneggiare troppe piante. Questo ha le ossa rotte ed è rimasto qui troppo tempo, almeno sei-dieci ore. A questa temperatura e umidità i tessuti morti si decompongono molto velocemente. Questo coniglio non verrebbe sicuramente accettato dalle cucine dei passeggeri, per cui sono autorizzato a mangiarlo io."

Sono affamata, per cui sciacquo un po' il coniglio in un canaletto d'acqua pulita, con gli artigli delle mampe gli strappo via un po' di pelliccia e lo mangio in tre bocconi, ossa e tutto, "Non ho avuto bisogno di pulirlo molto, posso digerire anche la pelliccia rimasta."

"Se permette parte di queste immagini le lascerò," dice il giornalista.

"Come preferisce", chissà cosa ne penseranno i chakasa spettatori, "L'altro problema si è verificato piuttosto lontano da qui, per cui prendo un mezzo di trasporto," dopo alcuni metri arrivo ad un filo di buckytube della filovia, prendo dal borsello la mia maniglia, la aggancio al filo e mi lascio trascinare per circa cento metri, poi sgancio la maniglia, mi afferro al volo al soffitto, mi aggancio ad un filo che corre perpendicolare al primo e lo seguo per una ventina di metri, poi scendo, percorro qualche metro e arrivo nel posto segnalato. C'è un robottino che si muove poco e a scatti.

"I robottini non sono molto intelligenti, questo credo abbia danni al circuito di controllo e non può più spostarsi, ma i suoi compagni non sono riusciti a trasportarlo alla riparazione perché un paio di sue appendici sono rimaste incastrate nella grigia sotto le idroponiche," stacco il robot, "adesso segnalo un robot guasto in questo punto. Tra pochi minuti un paio di suoi compagni verranno a prenderlo per portarlo alla stazione di riparazione automatica. Adesso le mostrerò un'altra cosa che svolgo qui. Come le ho detto mi occupo anche degli animali. L'astronave è per crociere di lusso, e per qualche passeggero disposto a spendere possono essere preparati anche piatti di carne. Non carne colturale, ma vera carne di un organismo, di animali cresciuti in queste idroponiche. Infatti queste sono idroponiche molto più rustiche e selvatiche di quanto non ce ne siano su altri tipi di astronavi, anche se forse a prima vista non sembra, questa è quasi una piccola ecologia artificiale. Abbiamo perfino alcune specie di piccoli uccelli modificati che volano in questo sottile strato d'aria libera, forse ha sentito dei richiami, altri che camminano, chiocciole quasi normali, varie specie di insetti impollinatori, tra cui api mellifere, che producono alcuni tipi di buon miele, e che sono derivate da quelle terrestri Italiane, derivano da una sottospecie Toscana, solo che il loro pungiglione non gli fa strappare l'intestino e inietta una quantità molto ridotta di veleno, per cui sono state sottoposte ad ingegneria genetica minima. I robot non sono in grado di catturare gli animali liberi, per cui caccio alcuni uccelli, i conigli, raccolgo chiocciole, raccolgo lombrichi per l'alimentazione, pesco pesci e molluschi di varie dimensioni, sia d'acqua dolce che d'acqua salata. Mi occupo personalmente di rendere questa ecologia sempre più ricca, è possibile che quando questa nave verrà smantellata, queste sezioni idroponiche verranno salvate, e diventino un piccolo parco spaziale in orbita intorno a Marte o alla Terra."

"Questo è un susino steso, cioè un albero di susine gialle che però cresce quasi solo steso in orizzontale," raccolgo delle susine cadute e mezze marce e le mangio con gusto, mastico anche il nocciolo, per colpa della vibrazioni le immagini gli saranno arrivate un po' mosse.

Prendo la filovia, passo due porte stagne, e raggiungo un canale dell'acqua secondario, largo più di due metri, mi getto dentro e nuoto per una decina di metri, esco dall'acqua, mi scuoto molto forte, attraverso altre due porte stagne e arrivo nella zona dove c'è più acqua, "Questa è acqua salata."

Mi tuffo e nuoto un po', qui l'acqua è meno calda e sto meglio, riempio i polmoni inferiori e svuoto parte di quelli secondari, mi immergo, e faccio calare le terze palpebre trasparenti in modo da poter vedere nitidamente anche sott'acqua, gli indico la Terra che posso ocivedere in lontananza attraverso i finestroni immersi. Poi mi rivolgo vero un'altra zona, "Vede? Abbiamo anche delle cernie molto grandi."

"Come riesce a parlarmi sott'acqua?"

"Non ho mai aperto bocca per tutta l'intervista. Sto solo subvocalizzando, la mia nano-IA legge i piccoli movimenti della mia gola, sintetizza una simulazione della mia voce e la trasmette alla rete dati della nave attraverso una clip che ho fissato ad un'antenna. La nano-IA mi riproduce direttamente nel nervo acustico l'audio che lei mi sta trasmettendo. Le nostre antenne ricetrasmettono via radio, ma hanno funzionalità molto grezze e banda passante molto limitata, per cui per ricetrasmettere molti dati digitali ho collegato il terminale elettrico esterno di una antenna, al quale si è collegato il nanosistema, con una clip, che usa onde radio o infrarossi per connettersi con la rete dati della nave, in questo momento sta usando gli infrarossi."

Inseguo e acchiappo un pesce, una grossa orata, con un artiglio le perforo il cranio per ucciderla, e la infilo in un sacchetto a rete che tenevo dentro il mio borsello, "Quella era un'orata," in pochi minuti inseguo e acchiappo una decina di pesci, tutti sani e di dimensione a porzione umana, li metto nel sacco a rete, poi esco dall'acqua, mi scuoto la pelliccia, lego il sacco ad una filovia, e lo osservo mentre si allontana, "Questa filovia lo porterà verso un'uscita apposita dove poi verrà portato alle cucine. Altri pesci vengono allevati in normali vasche di allevamento, e vengono raccolti automaticamente, comunque la gran parte della carne servita a bordo è colturale."

Prendo la filovia, esco dalle idroponiche, poi la lascio ed entro in un cunicolo tubolare. Salgo verso una gravità minore, mi dirigo alle docce a bassa gravità dell'equipaggio ed entro. Questa è la sezione femminile, ci sono un paio di colleghe, "Ciao Fiamma," mi dice una. Non la saluto meglio perché nelle docce gli umani preferisco rimanere a distanza, ci sono perfino dei bassi separatori tra una doccia e l'altra.

Con un gesto in aria apro l'acqua, cade molto lentamente, la rendo più fredda possibile, prendo un po' di sapone liquido e mi insapono la criniera, poi la pelliccia dei seni...

Ho percepito qualcuno dietro di me, ma faccio finta di nulla perché mi piace giocare.

Ah! "Ah, ci sono riuscita!! Gliel'ho presa!"

Una donna mi ha afferrato per la coda, con questa bassa gravità non ho difficoltà a schiacciarla a terra, le vengo delicatamente sopra e mi sdraio su di lei, "E io sono riuscita a prendere te ^__^"

Fiiiii!

Mi alzo e la lascio subito perché è nuda, e le altre stanno facendo capannello dietro di noi, per vedere che combiniamo.

"Se non la smetti di saltare sulla gente torni alle docce maschili!" dice un'altra sorridendo.

La aiuto a rimettersi in piedi, "Mmmmrr, ma è stata lei a cominciarerrrr, mi ha tirato la coda! Mmmrrrr!"

Lei sorride, annuisce e si allontana, le altre tornano alle loro docce, torno a subvocalizzare, "Le docce maschili sono pessime, alcuni lì mi davano fastidio."

Aumento il flusso, grosse gocce d'acqua volano a lungo prima di cadere a terra, finire sulle pareti o venire raccolte dagli aspiratori. Docce di tipo terrestre con così tanta acqua i marziani di solito possono solo sognarsele, mi volto sul giunto e insapono la pelliccia della groppa, mi piego in avanti e insapono il giaddome, i genitali, e la coda, tutto molto lentamente, in modo da tentare un po' il mio giornalista, "Beh, più o meno è tutto, questo è il mio lavoro qui."

"Ehm... ah, vedo che anche i chakasa spaziali non hanno molto pudore. Queste parti le rimuoverò in fase di montaggio di servizio finale. Se dovessi fare un film erotico forse andrebbero bene... Mi scusi."

"Di cosa? Gliele ho inviate io, non si preoccupi. Anche questo fa parte della mia vita."

"Magari lei non ha pudore, ma le immagini delle altre donne devo sicuramente rimuoverle. Il suo è un lavoro molto particolare, ma direi che come chakasa è ben adatta. Ho un'ultima domanda: alla lunga una vita così non le risulta un po' stretta? Non le viene mai a noia?"

"Ah, no, nelle idroponiche ho la mia tana dove dormo e studio, e ci sto bene, ma sono anche chimico di bordo e aiutante della sicurezza, nelle idroponiche e nel mare salato lavoro solo alcune ore al giorno. Credo che svolgerò questo lavoro per qualche altro anno, e comunque di tanto in tanto torno dalla mia famiglia sulla Terra. Il Compagno di Tana di un mio Compagno di Tana è una donna umana."

"Bene, con questo abbiamo finito," dice. Interrompo la trasmissione delle immagini e lascio solo quella audio, "Se stasera all'ora di cena è libera possiamo incontraci, le offro la cena al ristorante Royal, ho voglia di mangiare del pesce."

"Alle ore otto e settanta ora di bordo sono libera, se per lei va bene."

"Benissimo allora, a più tardi."

Tra tutti i ristoranti a bordo per i passeggeri ha scelto il più costoso, non sa ancora quanto gli verrà a costare offrire una cena ad un chakasa!

* * *

Quando entriamo nel Royal una cameriera ci viene incontro, è una mia buona amica, "Ah, ciao Ursula."

"Ah, Fiamma!"

Ci abbracciamo brevemente, "Dovremmo avere un tavolo prenotato, con una sola sedia."

"Pensavo che non ti avrei mai vista qui. Non mi presenti neppure il tuo compagno?"

"Hai ragione, questo è Flavio Lorenzotti, un giornalista terrestre, è stato così gentile da offrirmi una cena qui. Questa è Ursula Brunin, è un robot senziente pieno, ha sempre avuto questo aspetto di orsa antropomorfa, ed è stata attivata su Marte. È una cameriera e cibernetica di bordo, su queste navi abbiamo quasi tutti due lavori."

Ci mettiamo al tavolo, sul pavimento dalla mia parte del tavolo c'è semplicemente un tappetino, sul quale posso sedermi, "Da bere per cominciare prendo cinque litri d'acqua, non gassata, senza additivi strani e non troppo fredda... con una scodella."

"Forse è meglio se non ti metti a lappare davanti a tutti, qui siamo al Royal," mi dice Ursula.

"Mi prendi per un gatto? Non preoccuparti, posso bere anche come un primate."

"Vino?" mi chiede Flavio.

"No, grazie. Bene, il menu non mi serve, prendo solo cibi semplici: otto ovuli colturali di balena fritti, due chili di carne colturale di tonno cruda, tre chilogrammi di insalata riccia, un chilogrammo di spaghettini al pomodoro col basilico, di quelli fini mi raccomando... Prendo anche il gelato di latte colturale, quattro porzioni, ma a fine pasto, gusto a tua scelta."
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Specie chakasa (c) leonardo maffi e Alessio "Scale" Scalerandi.
"Nelle idroponiche" (c) 2003 leonardo maffi.

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