Nuovo arrivato

di leonardo maffi

Nonostante tutto sono riuscito ad arrivare in orario alla ditta 'Ponzi smaltimenti'. Qui fa un caldo incredibile e c'è molto puzzo, di olio, plastiche, gomme, di nanomateriali e di metalli di vario genere. Il pavimento è tutto nanocemento, anche se in pezzi.

Corro dentro fino a che non arrivo ad una specie di casotto, forse dentro c'è un ufficio. C'è una porta con un microfono. È tutto piuttosto vecchio.

"Salve, sono il nuovo operaio, mi ha mandato il Collocamento Aguti-Nge."

"Aspettami, arrivo."

Dopo venticinque secondi esce fuori un omosap dalla pelle bianchissima ma molto screpolata, è strano. Sembra derivi dalla Terra, ma ha un tatuaggio di stile marziano sul collo. È adulto ma non so quanti anni possa avere, ha muscoli e sembra di mezza età. Sulla tuta ha scritto 'Stefanogiancarlo Ponzi - Ponzi smaltimenti'. Mi guarda stupito, mi guarda il posteriore, i seni, il muso e la coda; e io lo guardo di rimando.

"Come ti chiami?"

"Leonabruna, figlia di Pomellatapuma e -"

"Basta così, sì sei tu. Quanti anni terrestri hai?"

"Quattordici e due mesi e tre giorni."

"Quattordici?! Che ci fai qui? Non posso assumere una minorenne."

"Sono una Chakasa, noi cresciamo molto più in fretta degli omosap. Alla mia età non è illegale che lavori, ho un link ai documenti."

Per un attimo chiude gli occhi, ha scaricato i documenti e li sta leggendo proiettati da un impianto dentro un occhio o dentro entrambi.

"Va bene, è vero. Ma perché sei qui?"

"Ho perso i genitori e non ho altri parenti. Ai Chakasa certe volte non danno indennizzi e ho finito la scuola e non ho più borse di studio, per cui devo lavorare per mantenermi."

Mi guarda un po', poi capisce la mia situazione o forse la legge da qualche parte nei suoi occhi.

"Ho capito. Va bene, aspettami qui, torno tra poco."

Entra nel casotto e chiude la porta. È una porta sigillata, quasi a prova d'aria, ma non del tutto. Quando ha chiuso la porta ho sentito l'odore fresco di un'altra persona, un altro omosap meno giovane. Mi vedono da qualche telecamera, forse pensano che non possa sentirli, ma se orecchieggio la porta e mi concentro posso capire abbastanza.

"Avevo chiesto un operaio qualificato e mi mandano quel synth a quattro zampe di quattordici anni! Non saprà fare nulla! Non entra neanche nel sedile di un movimentatore!"

In vita mia è la terza volta che mi chiamano seriamente 'synth'. Per un generizzato venir paragonati a un prodotto sintetico è una delle offese peggiori.

"Quel morfo non ha più genitori e non ha soldi. Il data fetcher dice che quella specie è piuttosto affidabile. E poi sarà migliore di Joe5 che ci hanno mandato l'ultima volta."

"Joe5 è idiota ma può lavorare nel vuoto spaziale. A quell'animale che gli facciamo fare?"

Joe5 dev'essere un robot dotato di una IA semplice di prima generazione. Sono legalmente delle persone, e non possono smantellarli e hanno diritto di lavorare, ma rispetto agli standard umani possono avere molte poche intelligenze logico-matematica e linguistiche.

"Proviamola almeno."

"Se non va in zona verde entro tre giorni lo mando indietro."

L'enciclopedia nel mio nanosistema dice che la zona verde vuol dire un lavoro che li fa guadagnare più di quanto spendono per tenermi.

"Va bene."

L'omosap si avvicina alla porta ed esce. Poi mi fa segno di seguirlo, ci avviamo verso dei capannoni e intanto inizia a parlare.

"Chiamami Gianco. Tu come vuoi essere chiamata?"

"Leona."

"Leona è facile, sembri una leonessa. Cosa sai fare? Cosa facevi prima?"

"Ho un diploma parauniversitario in statistica, mi piace la programmazione dei naniti medicali, sono specializzato in fisica dei plasmi e ho finito un master in microesobiologia e -"

"No. Quella roba qui non serve. Questa è una ditta di riciclaggio metalli e anche un po' di scarti radioattivi. Il plasma lo usiamo ma basta saper comandare una macchina con tre tasti. Cosa sai fare?"

"Non lo so, questo è il mio primo lavoro..."

"Snort! C'è qualcosa che pensi di saper fare meglio di un'umana, qualcosa della tua specie? O anche come un umano? -- Che specie sei?"

"Sono una Chakasa, siamo derivati dai Chakat. Siamo molto forti."

"Laggiù ci sono le docce per le femmine, in comune per donne e morfi femmina. C'è anche un asciugatore per le pellicce. Quelle sono le latrine per i soli morfi femmina."

"Mi scusi-"

"Dammi del tu!"

"Scusami Gianco. Io non sono una femmina, sono un herm. Sono maschio e femmina insieme."

"Ah. Come vuoi che ti chiami, come maschio o come femmina?"

"Come preferisci, anche a caso. Per le latrine va bene. Ma la doccia forse è meglio che la faccia coi maschi."

"Con quelle?", indica il mio seno, "Mah! Puoi farla dopo tutti gli altri. Se ti vedono... Qui non ci sono bambini."

"Non preoccuparti so difendermi molto bene", dico.

"Ci credo. Io mi preoccupavo per gli altri."

Se non altro è sincero, "I miei seni sono coperti di pelliccia e i capezzoli non si vedono a meno che non siano eccitati. E comunque la maggior parte degli umani non si interessa ai morfi come me."

"Mmm. Su questo non sarei così sicuro. Gli uomini sono..."

Poi si zittisce.

L'aria è pessima, sono circondata da movimentatori enormi, alcuni con motori ancora caldissimi. L'aria è bollente, e il pavimento è diventato di metallo a piastre giuntate, è il pavimento originale della Stazione! È tutto molto sporco, ci sono macchie di grasso ovunque, polvere e sporcizia, montagne di sporcizia. Lui mi guarda i piedi per un attimo.

"Per legge qui sono obbligatorie le scarpe antinfortunistiche e una tuta che copra le gambe e le braccia. Il Collocamento non te l'ha detto?"

"Non ho mai indossato scarpe, non ho dei piedi adatti. E non avevo soldi per comprare una tuta."

"Tutti hanno i piedi adatti per mettersi un paio di scarpe, anche i morfi che camminano come ballerine sulle punte. Qui tutti devono avere scarpe e tuta. Ricordati che le scarpe ti servono per non tagliarti subito quelle piccole dita morbide che hai, e la tuta serve per non impregnarti la pelliccia di oli tossici o polveri radioattive. Entra qui dentro e rimani immobile quando lo dico. Adesso!"

Pof!

"La macchina ha fatto una foto tredì al tuo corpo. Domani arriveranno la tua tuta e le scarpe, che verranno sottratte dal tuo primo stipendio. Oggi lavorerai senza. Speriamo di non ci siano ispezioni. Oggi guarda almeno di non farti male ai piedi."

"Ci starò attenta. Comunque noi guariamo subito."

Siamo dentro un magazzino, pieno di mucchi enormi di scarti polverosi, in gran parte sono componenti elettronici e segatura di plastica, e altra robaccia. Ma mentre lo dico infilo la mampa in qualcosa e rimango incastrata.

Il tizio mi guarda con una espressione ebete e non mi aiuta. Sfilo il piede. È una specie di solco largo quasi dieci centimetri nel pavimento... è una guida di un qualche portone gigante... probabilmente per chiudere questo magazzino.

"Il mese scorso uno uomo ci si è spezzato una caviglia piegando il piede di lato. Così. Guarda. E aveva anche le scarpe."

Un posto proprio bello! Non è fatto per umani o morfi, ma per le grosse macchine da carico e trasporto. Fa un caldo che mi fa venire voglia di rasarmi tutto il corpo. E dovrò portare una tuta a corpo completo!

Lo guardo un attimo come per dire "Che faccio?"

Lui raccoglie qualcosa dal terreno e me lo mostra, "Questo è metallo, è rame, è arancione e va in quell'angolo laggiù", mi fa toccare il pezzo, "Questo è piombo, e andrebbe messo in un altro magazzino, ma per oggi mettilo quaggiù. È pesante, vedi? Morbido. Questo è lega di titanio, buttalo nel mucchietto blu. Allora questo è -"

"Piombo."

"E questo è -"

"Lega nichel stagno."

"E questo?"

"Titanio quasi puro, dieci per cento di altra roba, nichel, tungsteno, anche magnesio forse, non so."

"E anche questo è titanio puro?"

"No, titanio in lega di tungsteno e iridio e osmio. È prezioso!"

"Come fai a saperlo? Avevi già lavorato coi metalli?"

"Ho fatto anche corsi di chimica di base, e nel mio nanosistema ho i dati sui metalli. Nelle antenne ho un semplice spettrometro, è facile riconoscere leghe del genere."

"Brava, qualcosa di molto utile lo abbiamo già trovato. Forse ti metteremo a separare i metalli. Adesso vediamo...", ci spostiamo e arriva un mezzo da trasporto e si ferma davanti all'ingresso del nostro capannone, una delle decine di capannoni che ci sono qui in giro. L'autista scende e se ne va. I motori hanno sollevato un polverone, che Gianco filtra con una mascherina. Io chiudo le narici e smetto di respirare. Dopo due minuti la polvere si è posata abbastanza.

"Dovremo farti anche mascherine nuove, le nostre e anche quelle degli umani gioviani non ti vanno bene."

"Per ora posso farne a meno, posso trattenere il fiato molto a lungo."

Guarda la scaletta a pioli sul retro del mezzo da trasporto, "Come farai a salire su quella scaletta?"

Mampo un tondino di ferro e gli mostro che le mie mampe sono appendici prensili, poi salto direttamente sul pianale del mezzo.

"Con questa bassa gravità so saltare bene", dico.

"Bassa? C'è quasi un g! Su Marte si stava meglio."

"Vieni da Marte?", chiedo.

"Sono nato su Marte, vivo su questa stazione spaziale da dodici anni, e non sono ancora del tutto abituato ad un g. Tu?"

"Vengo dalla Terra, Italia."

"Vieni dalla Madre Terra, tu? Sei l'unico morfo terrestre che abbiamo qui. Sei una specie particolare?"

"I Chakasa possono essere definiti un po' particolari."

"Siete fatti per dare piacere o per essere soldati?"

"Nessuna delle due! Siamo stati fatti poco dopo la Pioggia dei meteoriti, come sopravvissori."

"Che roba sono i sopravvissori? Al lavoro. Adesso come fai a movimentare il materiale? Non entri nel sedile."

Entro nel mezzo polveroso e con uno sforzo raccolgo un piccolo contenitore e poi lo metto sul piano sollevatore. Gianco lo fa scendere giù premendo un bottone, poi scendo dal mezzo e lo spingo dentro il capannone.

Lui arriva a guardare il contenitore e poi si allontana di qualche metro.

"Come hai fatto a spostarlo? È pieno e pensavo fosse vuoto! Erano scorie radioattive. Quasi mezza tonnellata!"

"Sono molto forte. E avevo visto che era radiattivo, ma il mio corpo è poco sensibile alle radiazioni, e non erano troppo forti."

"Se è vero allora forse abbiamo trovato un operaio movimentatore. Se rimarrai qui ti faremo adattare il sedile del movimentatore, così userai quello per spostare i microcontainer."

Così inizia la mia giornata. Mi tratta per tutto il tempo come uno scemo, mi ripete le cose dieci volte, e non capisce che con me non serve, posso imparare a memoria ogni parola che mi dice.

Faccio anche conoscenza con un collega, un giovane omosap maschio, col pizzetto, che dice di lavorare qui perché non gli piace studiare. Non sembra avere una grande intelligenza linguistica, parla quasi per parole singole. È un mondo assurdo. Alla sua età lui avrebbe il diritto di studiare gratis, ma non lo vuole fare e lavora qui. Io potrei lavorare all'Università e sarei anche migliore di certi insegnanti omosap, ma non posso farlo perché gli omosap hanno la precedenza, e oltretutto dicono che sono troppo giovane. Così devo fare questo lavoro...

* * *

Sono abbastanza stanco, sono passate le sei ore lavorative. Mi avvio alle docce maschili comuni omosap-morfi. Sono surriscaldato e sporco e devo lavarmi, ho capito che la tuta è necessaria. Mi sono schiacciato leggermente un piede due volte, ma ora sono guarita. Non ho molta polvere radioattiva nei polmoni, posso espellerla in un paio di ore. Sono passati quindici minuti e mezzo dalla fine del lavoro, e le docce si sono già quasi svuotate. Entro e tutti i presenti mi guardano, perfino un paio di morfi, canidi. Alcuni sono carini, hanno un fisico molto asciutto ma si vede che non è il risultato di palestra o farmaci miotrofici, e sono sicuramente forti per essere omosap. Alcuni di loro sembrano infastiditi per cui abbasso lo sguardo sul pavimento, metto la mia sacca da giunto in un armadietto, mi tolgo la blusa e la metto dentro. Non ho bisogno di reggiseni, per cui sono già spogliata. Ci sono molti... devo rimanere calma. Rilassata. Eccitarmi adesso non sarebbe il caso...

Si allontanano da me, e iniziano ad ignorarmi. Entro sotto una doccia comune e inizio a lavarmi. I getti sono per bipedi e sono piccoli, ne devo aprire due. I comandi idraulici dei rubinetti sono manuali, veramente meccanici, è la prima volta che ne vedo così. Chiudo del tutto l'acqua calda, voglio solo acqua fredda, mi piace di più. Poi mi accorgo che sono molto sporca, e riapro un po' di acqua calda, mi aiuterà a pulirmi meglio. Ho i piedi coperti di olio e anche la pelliccia dei gomiti macchiata, l'acqua non basta e non ho detergenti con me... la polvere comunque viene via facilmente.

Mi servono molti minuti anche solo per bagnare tutta la pelliccia. Hanno già spento parte delle luci nello spogliatoio della doccia, ma finché ci sarò io il computer centrale ne lascerà qualcuna accesa. Ci vedo bene, ma in effetti per un umano questa potrebbe essere chiamata penombra. Continuo a lavarmi.

I pochi rimasti si sono allontanati e sono rimasta quasi sola, sento la presenza solo di un'altra persona, che non vedo perché è nascosta dietro le file di alcuni armadietti.

Poi l'umano rispunta fuori, e torna sotto la doccia e la riapre. Quando sono entrata si stava asciugando, aveva già fatto la doccia. Perché ne vuole fare un'altra? Sembra che si diverta.

"Ciao. Sei quella nuova", dice.

"Sì, salve", aspetta come che aggiunga qualcosa. Allora dico qualcosa d'altro, "L'acqua ti piace."

A quanto pare ha apprezzato la mia voglia di parlare.

"Sì, è fresca e pulita e la passano gratis. Nella mia stanza sul fondo della Stazione costa mezzo credito al minuto."

"Ci sono i bagni pubblici", gli dico.

"Troppa gente, non mi piace. Io mi chiamo Mario Onzini, tutti mi chiamano Marionzo."

"Io sono Leonabruna, figlia di Pomellatapuma e Frescoferro, nome in codice Leona."

"Ha! Ah! Sì in effetti assomigli molto ad una leonessa. Ma perché fai la doccia nelle docce maschili? Hai i seni e ho visto che..."

"Sotto la coda?"

"Sì"

"Ah, sì sono anche una femmina. Sono un herm."

"AH. Un transex?"

"No, ermafrodita. Tutti nella mia specie nascono con entrambi i sessi."

"Ganzo."

Mi verrebbe voglia di sbattere la testa nel muro! Altro che ganzo. Voglio i miei colleghi di Università!

"Ti serve un po' di shampoo?" chiede.

"Sì, grazie", non sarà intelligente, ma è gentile e carino...

"Scusa... l'ho finito. Te lo ripago alla prima paga", sono imbarazzata...

"No, non importa. Era un regalo."

Un regalo? Perché? Si è avvicinato, per lui le luci devono essere piuttosto basse. Dopo ventiquattro minuti di doccia la mia pelliccia inizia ad essere pulita, i naniti speciali non rilevano quasi più radiazioni.

"A me piacciono molto i gatti. Mi piacciono tutti gli animali. Le leonesse sono tra le mie preferite insieme ai cani e gatti", dice.

"Sì, gli animali piacciono molto anche a me." Ad esempio i pongidi. Alcuni di loro almeno.

"Sono un appassionato di animali", dice.

E dove li trova su una stazione spaziale come questa? "Qui ce ne sono pochi", dico.

"Quelli che ci sono mi bastano. -- Cosa fai dopo la doccia?"

OK, adesso sarebbe meglio chiarirsi. Ma mi trattengo e rimango in silenzio. Sono l'ultima arrivata. Spengo l'acqua e lui fa altrettanto. Inizio a strizzarmi la pelliccia, qui non posso scuotermi.

"Vado a casa. Vivo in una stanza comune proprio in fondo alla stazione, vicino all'esterno dove la forza centrifuga è massima. Non ho molti soldi", dico.

"Se vuoi scuoterti puoi farlo, i morfi lo fanno tutti", dice.

"Ah grazie."

Splush!!

Ho esagerato con la forza, e anche se era qualche metro l'ho inondato. Ma non sembra irritato. Anzi sorride!

"Scusami!"

"Non è niente, ero bagnato anch'io." Lui fa altrettanto e si scuote i capelli e poi si avvicina ancora.

"Dopo se vuoi possiamo andare da qualche parte... offro io."

"Va bene. Adesso mi devi spiegare perché fai così. Tutti mi hanno evitato e tu invece fai proprio il contrario." Che sia un motivo sessuale?

"Beh mi sembri carina..."

"A molti umani l'idea di fare sesso con un morfo disgusta o quasi. A te no, immagino."

Lui salta quasi, si volta e guarda in basso. Si copre l'inguine con un asciugamano per non farmi vedere più nulla.

"A me piaci. Io..."

"Hai detto che ti piacciono gli animali?"

"Sì"

"E io ti ricordo un animale, ed è per questo che ti piaccio?"

"Scusami, non volevo. Shee!" Era una interiezione tipica da marziani. Si allontana in fretta e entra nello spogliatoio. Anche se scolo ancora un po' d'acqua lo seguo.

"Che c'è? Stavi provando ad agganciarmi, ti eri messo perfino in mezzo al corridoio tra la doccia e questa stanza, eri eccitato, e poi perché te ne sei andato? Che è successo?", chiedo.

"Scusami."

"Di cosa?"

"Di aver provato a chiedertelo."

"Ma ti piacciono le leonesse?"

"Sì. Anche se tu sei la prima che abbia mai visto. Cioè volevo dire tu sei la prima morfa che assomiglia ad una - no, cioè tu -"

"Ho capito. Ti piacciono gli animali e io ti ricordo una leonessa. Ti piacerebbe fare all'amore con una leonessa?"

"Come fai a -"

Se gli dico che lo so perché sono anche un maschio rovino tutto...

"Diciamo che so cosa ti può passare per la testa. Questi ti piacciono?", appoggio una mano su un seno.

"Certo. La pelliccia è bella e poi sono molto grandi."

"Voi umani rendete complicate cose che non lo sono. Se vuoi fare all'amore con una Chakat o un Chakasa la cosa migliore è essere gentili, ma anche avere le idee chiare e parlare con franchezza. Se vuoi diventare il Compagno di una Chakasa devi devi comportarti diversamente, ma se vuoi solo un incontro di sesso l'approccio diretto è la cosa più semplice da farsi. -- Sì, accetto di fare all'amore, domani sarò in calore. E accetto che tu mi porti fuori, se l'offerta è ancora valida, ma ti avverto che mangio per due. E adesso, potresti spiegarmi come si fa ad accendere l'asciugatore?"

Si avvicina e mi mostra i pulsanti, che in realtà erano piuttosto facili. Gli codo una caviglia e lui si stupisce.

"Hai voglia di farti una terza doccia?", gli sorrido. Lui sorride di rimando e mi prende una mano.

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"Nuovo arrivato" (c) 2002 leonardo maffi.
Specie Chakat (c) Bernard Doove.
Specie Chakasa (c) 2000-2002 leonardo maffi e Alessio "Scale" Scalerandi.
Versione
0.3 del 2002 07 15.
Genere del racconto: spaccato di vita.
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