Pervertiti

di leonardo maffi

Versione 1.5 del 13 giugno 2006


Le carezzo la groppa e annuisco, è stata gentile a farmi da cuscino, "Sì, mi fa male la schiena", le indico l'esterno, "Ma guarda, siamo quasi arrivati a Santa Croce."

Mi alzo, rassetto la tonaca sgualcita, anche Reindeer si alza, prendo le borse e gliele metto al basto... e nel farlo per poco non sfioro lo stallone della vicina!

Argh! Mi rivolgo alla donna, "Mi scusi, mi dispiace molto..."

Lei mi guarda male con sguardo fiero, ma poi forse vede i miei gradi, annuisce accettando le scuse. Non conosco altre donne con uno stallone a taglia piena. Quel cavallo nero è molto grande, è ancora più ingombrante della mia renna, chissà come sarà la loro casa. È già pessimo dover viaggiare in un vagone che è quasi come quelli per il trasporto animali da macello, anche se potrei viaggiare in Prima Classe, ma se l'avessi toccato non me lo sarei perdonato.

Reindeer mi lecca le dita e mi carezza le mani col naso per confortarmi, gli annuisco e la carezzo, ormai ci siamo quasi.

Il treno entra in stazione, si ferma, e poi lentamente ci viene aperta la porta dall'esterno, ovviamente siamo gli ultimi a scendere. Il cavallo non esce quasi dalla porta, per cui attendo pazientemente. Faccio finta di ignorarli quando il cavallo scivola sul piano inclinato un po' bagnato, e per poco non si rompe qualcosa.

Spargo altra paglia sul piano inclinato, e poi Aiuto Reindeer, per evitare che Reindeer incontri gli stessi problemi, ma lei ha sempre avuto il piede saldo.

Le lancette dell'orologio della stazione segnano le 9 e un quarto circa, siamo arrivati con poco ritardo, usciamo dalla modesta stazione, da una sacca traggo un piccolo schizzo della strada da prendere, e ci avviamo.

Camminiamo per un po', lungo la strada alcuni contadini mi salutano, qui probabilmente vedono quasi solo curati e un Vescovo. Il carcere dovrebbe essere vicino, ma non si vede ancora.

"Vuoi salire?" Chiede Reindeer.

Le carezzo un fianco, "Ti ringrazio. Non pensavo fosse così lontano, altrimenti avrei ordinato un carro." Sposto un po' le sacche, e le salgo in groppa. Lei non ha mai avuto nessun problema a reggere il mio peso. In breve siamo arrivati alla grande cancellata del carcere.

Smonto, do' una pacca alla mia compagna, e entro nella portineria, c'è un guardiano, ai suoi piedi ha una cagna, un botolo non tanto bello. Lui ha una aspetto migliore, "Buon giorno, sono Padre Gionatan, inviato ufficiale dal Magisterium. Ho un appuntamento col direttore," gli passo l'autorizzazione scritta. Lui si siede, la legge tutta, chiama qualcuno in un tubo, e pochi secondi dopo mi indica la porta da dove posso entrare. Sembrano ben organizzati e rispettosi delle regole, molto bene.

"No, non ci passiamo, ho una renna a dimensione naturale, per favore potrebbe aprirmi il cancello?"

Lui annuisce, esco dall'accettazione ed entriamo lentamente dal cancello principale. Me la prendo comoda per osservare bene in tutte le direzioni, le prime impressioni sono molto importanti per capire lo spirito di un ambiente. Guardo Reindeer, lei annuisce e capisce che voglio tenere gli occhi aperti.

Questo è un carcere abbastanza grande e speciale, infatti anche se per la maggior parte è occupato da criminali normali, possiede anche un'ala speciale separata dalle altre e dedicata ai pervertiti, è un'ala che è una via di mezzo tra un manicomio e un carcere.

Un'altra guardia ci raggiunge e ci scorta. Entriamo in un piccolo fabbricato dall'aspetto anonimo e con qualche vetro di finestra rotto, saliamo la rampa antincendio dal retro, e arriviamo alla stanza del direttore, Reindeer rimane fuori, ma rimango vicino alla porta, per cui non ci sono problemi.

"Salve, sono Padre Gionatan, non posso entrare più di così,"

"Sono il direttor Rossi di questo istituto, la aspettavamo."

Ci inchinano, poi mi bacia la mano, "Mi deve scusare, ma il treno ha fatto un lieve ritardo," gli dico.

"Non si preoccupi, è quasi in orario."

Come mi aspettavo la sua controparte è un grosso cane da guardia... eppure non ha un'aria minacciosa, quest'uomo non è quello che sembrerebbe a prima vista, molto bene. Gli ripeto brevemente gli scopi della mia visita, per parlare con qualche carcerato e vedere se qualcuno di loro sia recuperabile, e anche per studiare queste diadi, poi dovrò scrivere un rapporto molto dettagliato.

Non perdiamo tempo, scendiamo e ci accompagna subito nel mio giro di visite. Osserviamo un po' l'ambiente, è effettivamente molto protetto, dobbiamo superare innumerevoli guardie e cancellate, è quasi un carcere di massima sicurezza per colpa degli inusuali dæmon posseduti da questi carcerati pervertiti.

Il direttore ha continuato ad osservarci in silenzio, ma poi sembra che non ce la faccia più a trattenersi, "Deve fare molta attenzione e non correre rischi inutili. Probabilmente lei non sa di cosa siano capaci queste diadi. Vedrà creature strane, alcune perfino pericolose, infatti alcuni carcerati arrivano perfino non rispettare il tabù più basilare e profondo: il loro dæmon talvolta può perfino toccare altri umani, se questo può servire per la fuga. Per cui tali dæmon potrebbero anche aggredirla."

Annuisco, "Capisco. Non è il primo istituto di questo tipo che visito."

Rimane in silenzio per un po', mentre passiamo da un'ultima serie di cancellate, che ci vengono aperte da tutta una serie di guardie e secondini. Reindeer mi viene vicina e mi fa notare che la suo dæmon gli tocca la gamba col naso come per incoraggiarlo a dire altre cose, ed infatti dopo poco riprende a parlare. "Comunque un'aggressione è abbastanza improbabile, la maggior parte dei pervertiti incarcerati in quest'ala si comporta abbastanza bene. La maggior parte di loro al massimo sono ladri, possono aver rubato cibo per sopravvivere, ma non sono normali delinquenti come quelli nel resto del carcere. In effetti alcuni di loro sembrano perfino persone dotate di coscienziosità, nonostante siano ovviamente tutti dei pervertiti che meritano di essere tenuti lontani dalla società. La vera feccia è nelle altre alee del carcere. Questi pervertiti spesso sono solo disgraziati sfortunati, la maggior parte di loro non..." annuisco per incoraggiarlo, "non penso siano persone cattive. Alcuni anni fa mi stupii nel capire che in mezzo a loro i veri delinquenti sono solo di poco più frequenti che nella popolazione comune. Tra di loro ci sono anche alcuni assassini, ma sono quasi sempre per autodifesa."

Annuisco in silenzio, vuole dire che se non fosse per la loro perversione molte di queste diadi non sarebbe neanche carcerata. Capita in tutte le istituzioni di questo tipo.

"Le mostrerò alcune diadi che secondo noi sono le più promettenti," dice Rossi.

"Per me va bene." Mi riserverò il diritto di osservare quello che voglio, ma qui ci sono tante persone, e io non le conosco per niente, per cui avere una preselezione sarà molto utile.

Siamo arrivati, osservo dentro alcune celle, non è un panopticon, i carcerati sembrano avere un minimo di intimità.

"Quante diadi custodite qui?"

"Al momento sono quarantotto, e ne aspettiamo un'altra nella prossima settimana."

"È meglio se prendi appunti," mi ricorda Reindeer. Annuisco, e da una sua borsa prendo il microfilmatore progressivo. Segno la data 3 Aprile 2006 AD, e inizio a scattare anche delle fotografie. So che il direttore non le gradisce e posso capirlo, "Cercherò di fotografare solo le diadi e non la struttura."

Mi fermo davanti ad una cella, sono stupefatto, c'è una giumenta di unicorno bianco, con la criniera d'oro, "È bellissima" mi bisbiglia Reindeer, e io non posso negarlo.

Mi rivolgo di nuovo al Direttore, che a quando pare ha deciso di accompagnarmi personalmente per tutto il giro di visite, "Anche se sono l'inviato ufficiale del Magisterium non sono un Inquisitore, e sono neppure qui per giudicare queste diadi, sono solo una persona che cerca di capire, studiare e tentare di riportare qualche pecorella smarrita nell'ovile."

Qui non separano maschi da femmine, è insolito. Dopo altre due celle si fermano, "Questa è la prima diade che potrebbe interessarla." Il secondino che ci accompagna apre rumorosamente la serratura...

Clanck! Clonck! Clanck!

Nel mentre, sul muro accanto alla porta leggo il nome della diade e osservo il disegno del dæmon. Probabilmente Usano un disegno perché alcuni dæmon qui sono così strani che per descriverli si fa prima a fare un disegno. Questa donna è una Furry, sono coloro che hanno un dæmon che non ha un analogo animale in natura. Infatti il suo dæmon è una iena striata antropomorfa, di nome Sanson, alta addirittura quanto un umano. Non ebbe neanche la decenza di renderla piccola. Sulla sua scheda leggo che in passato per un certo tempo è stata anche un Mannara.

Ho dei problemi ad entrare nella cella perché Reindeer è molto ingombrante, ma non posso lasciarla fuori. Parlo con la giovane donna seduta sulla branda, si chiama Gildana, cercando di ignorare lo sguardo inquietante e animalesco del suo dæmon, dotato di orecchie molto mobili, stava addirittura leggendo un libro. Questa diade ha un carattere indipendente e un po' scontroso, nonostante l'ambiente in cui vive sembra ricca di vita, ci parlo un po', ma non ottengo grandi risultati.

Provo un po' di naturale repulsione per il suo dæmon, ma non riesco a giudicare male questi Furry, sono persone che durante il periodo di stabilizzazione si sono come lasciate tentare, e hanno finito per diventare quello che sono adesso. Nessuno sa ancora esattamente cosa accada a queste persone e perché siano diverse dalle altre, ma non posso dimenticare quando per me sia stata forte e bella questa tentazione.

Il Magisterium forse conosce un mio segreto, ma penso lo tolleri perché sa che spesso sono i pervertiti stessi a capire meglio i loro pari. Ripenso con affetto alla mia dæmon che quando ero piccolo talvolta assumeva la forma di grifona, e più tardi addirittura di renna bipede, se ne avesse conservata una come forma definitiva sarei finito incarcerato a vita in un posto come questo. Carezzo il collo a Reindeer, alla fine grazie a Dio e a uno speciale catechismo forzato mi stabilizzai sulla forma di renna quadrupede.

I Furry talvolta sono persone abbastanza creative, lei ha riempito le pareti della cella di incisioni raffinate. Prendo degli appunti e scatto delle foto ad entrambi, la iena mi mostra un po' le zanne tendendo la coda dritta. Poi lascio un piccolo saggio sugli origami in regalo alla donna, lei lo accetta, e torniamo nel corridoio. Adesso abbiamo due guardie con noi, una ha una dæmon un po' strana, una leonessa in miniatura con delle specie di cicatrici sulla schiena, probabilmente era un Furry alato, ma forse ha asportato le ali alla sua dæmon quando era ancora un adolescente, o forse addirittura lo hanno fatto i suoi genitori, ed è diventato una persona abbastanza normale.

Nelle campagne spesso l'adolescente che viene ad avere un dæmon innaturale, ma la cui perversione può venire ancora corretta, viene sottoposto a queste pratiche brutali di mutilazione e modifica. Non riesco a perdonare queste pratiche, talvolta richiedono perfino di prendere in mano il dæmon della giovane persona pervertita, d'altronde so che talvolta possono far rientrare la perversione del dæmon, e quindi poi permettere una vita abbastanza normale alla diade. Per cui se non sono troppo drastiche in certi casi le considero come il male minore. Anche il Magisterium spesso chiude un occhio su queste diadi corrette. Talvolta forzare a martellate dei pioli rotondi in buchi quadrati può essere accettabile se l'alternativa è venire istituzionalizzati a vita, di solito lo capiscono anche gli adolescenti stessi.

"Con i Furry adulti non ci sono molte possibilità," dice il direttore.

Annuisco, "Ma coi Mannari c'è ancora speranza, specialmente con quelli giovani," sono coloro i cui dæmon anche da adulti rifiutano di stabilizzarsi in un singolo animale definitivo, ma comunque sono pur sempre forme di animali naturali.

"Sì, gliene mostro uno giovane che le interesserà," dice il direttore indicandomi in avanti, per cui riprendiamo. Passo davanti ad una cella molto modificata, non è la prima che ha dovuto subire adattamenti per le esigenze di dæmon particolari, prima sono passato davanti ad una molto grande e in parte allagata. Per osservare l'umano devo sporgermi e guardare in basso, non ci sono sbarre, probabilmente lei è qui volontariamente, come capita in certi casi. È una vecchia, nuda, magra e quasi calva, e il suo dæmon... non posso crederci, osservo la sua scheda personale... il suo dæmon è uno sciame di quattordici grossi ragni! Non riesco neanche ad immaginare come sia potuta accadere una stabilizzazione del genere, ho visto varie volte dæmon ragno, e i dæmon divisi in due sono rari, ma addirittura un intero sciame... la mente di questa donna deve essere quasi aliena. Attorno a lei ci sono delle grosse strutture che per qualche motivo all'inizio non avevo neanche visto, sembra la regina di un enorme nido...

"Per questa non credo di essere ancora pronto," gli dico.

"No, venga, la diade che voglio mostrarle è qui accanto. Quasi nessuno è pronto per lei, il suo cervello viaggia su troppi binari alla volta. Ha trovato rifugio in questo istituto da prima che mio padre venisse a lavorare qui. Da qualche anno abbiamo un Furry il cui dæmon riesce a parlare un po' con lei e il suo poli-dæmon. In questo modo siamo riusciti a capirla e a rendere la sua abitazione un po' più adatta a lei. La sua fedina penale è pulita. Come capisce quest'ala non è solo un luogo di detenzione, in certi casi è anche un luogo di residenza, e facciamo quando ci è possibile per adattare le celle alle esigenze delle diadi. Di solito sono altri residenti anziani a fare questi lavori di ristrutturazione, in certi casi si tratta anche di lavori notevoli. Qui abbiamo delle soluzioni architettoniche e strutturali che hanno ispirato alcuni architetti e ingegneri."

Annuisco, ma ho ricevuto il permesso di fotografare solo le diadi. Avevo visto giusto nella dæmon del direttore.

Osservo dentro una cella di aspetto e dimensioni abbastanza normali anche se un po' puzzolente, dentro c'è un giovane Mannaro di nome Domenico che sembra stia dormendo. La sua dæmon è vigile e si chiama Wendy, e in questo momento ha la forma di un grossa lupa grigia dall'aria nobile, che contrasta molto con la figura quasi emaciata e tisica della sua giovane controparte umana.

Per sicurezza gli spazi tra le sbarre sono stati addirittura chiusi con del plastovetro, è chiaro che Domenico non vuol stare qui. Comunque il direttore mi apre e non sembra preoccupato, per cui entro, e la lupa sveglia il suo umano leccandogli un po' la faccia.

Mi presento due volte al giovane sonnolento, e dopo poco lui mi urla contro e non mi ascolta, la sua fiera lancia occhiate minacciose a Reindeer coi suoi bellissimi occhi dorati, ma ho molta pazienza e non cado nel loro bluff, e infatti in pochi minuti si calma e mi ascolta. La lupa si sdraia e si lascia perfino toccare dal naso della mia renna. Richiamo Reindeer, ma lei trasmette alla mia mente i concetti che la lupa è sì forte e indipendente ma non è poi così aggressiva come sembra.

Parlo ancora col giovane, spiegandogli con onestà chi sono, quale è il mio scopo qui, e quali sono le mie intenzioni. Ho ben poco da nascondere a questo giovane e la sua lupa, che segue con attenzione ogni mia parola e in certi momenti annuisce perfino. Il direttore in effetti mi ha indicato una diade molto promettente. Mentre parlo rifletto su quale potrebbe essere lo strumento filosofico più adatto per aiutare questa diade a stabilizzare la forma della dæmon, lobotomia e elettroshock sono fuori questione, anche un casco metallico penso sia eccessivo, alla fine capisco che il più semplice riduttore di legame dovrebbe andare bene, meglio muoversi per gradi con cautela. Meglio essere prudenti che rischiare un rigetto. Dalla borsa prendo una sottile fascia metallica e aiuto il giovane a fissarsela attorno alla testa.

La sua lupa si scuote e si rotola per qualche momento, e infine parla rivolgendosi a me, tenendo la coda bassa, "È... fastidiosa. Non capisco."

Prendo un respiro, adesso mi rivolgo ad entrambi, "So che è un po' fastidiosa, ma è per il vostro bene, se non volete passare tutta la vita in posti come questo," mi rivolgo direttamente alla dæmon, "Se tu ti fissassi in quella bella forma di lupa, o ad esempio nella forma di ghiottona che ho letto ti piace, un giorno potreste diventare dei cittadini liberi."

"Ma la fascia a che serve?" chiede Domenico.

"Rende più difficile alla dæmon di cambiare forma. Comunque se lei preferisce una forma di ghiottona potremo anche toglierla per qualche momento." Lui annuisce. "In ogni caso servirà una lunga fase di recupero per essere sicuri che siate veramente guariti, forse sei mesi, o un anno, o un po' di più. Sarà un periodo fastidioso, ma se volete veramente essere liberi penso che ce la farete."

Dopo poco aiuto Reindeer ad uscire dalla cella, il direttore vuole chiaramente delle spiegazioni.

Sono felice del lavoro fatto, "Quello che ha fatto è solo un inizio, servirà almeno un anno di trattamento e riabilitazione per essere sicuri che il Mannarismo di questa diade sia stato controllato."

"Lei è giovane, ed è solo il Magisterum che fa fede alla sua esperienza, in passato altri filosofi naturali che sembravano più esperti di lei hanno già provato cose del genere su altri Mannari, e prima o poi il Mannarismo è rispuntato fuori."

"Questa fascia è traforata ed è fatta di una lega un po' migliore di quelle che si usano di solito, l'ho perfezionata io stesso, ci sto lavorando su da più di due anni, penso che possa funzionare. Ci feci anche la tesi di seminariato sopra. Quel metallo è del tutto impermeabile alla comunicazione tra gli umani e i loro dæmon, ma quella fascia è solo un primo livello, il suo scopo non è quello di spezzare il legame col dæmon, solo di indebolirlo un po', tutto il resto della testa del giovane rimane scoperto. Secondo me è questa la causa principale del Mannarismo, cioè un rapporto affettivo anormalmente intenso tra l'umano e il suo dæmon, unito ad una passione per gli animali e il desiderio di voler essere quello che non si è. Cioè l'incapacità di accettarsi in una qualche forma, il voler saltare da un modo di essere all'altro, e quindi la mancanza di accettazione di se stessi in quando normali umani dotati di un dæmon fisso," spiego queste cose al Direttore, che pare non essere molto convinto delle mie idee moderne. Lui non è un filosofo naturale, non posso pretendere troppo. "In alcuni casi i Mannari sono semplicemente persone che si rifiutano di crescere, di diventare adulti, e in qualche modo riescono a non far cristallizzare la forma del loro dæmon, come fanno quelli delle diadi adulte."

Il direttore mi accompagna a delle scale che danno verso il basso, scendiamo forse l'equivalente di un paio di piani, l'architettura di quest'ala mi pare caotica. Passiamo vicino a una latrina del personale, per cui gli chiedo di scusarmi per qualche momento, sul treno nel vagone per diadi con dæmon grandi non avevo bagni comodi a disposizione.

Apro la porta e faccio entrare Reindeer, poi la seguo. "È un bagno," dice, in effetti non è un'umile latrina. L'aria è ben respirabile e gli impianti idraulici sembrano complicati e in ottimo stato, questo istituto non finisce di stupirmi. Ci sono tante porte che danno su altrettante stanzette, ne scelgo una per urinare in un water in stile britannico, Reindeer però deve tenere la porta della mia stanza aperta perché è fatta di legno molto denso e indebolirebbe un po' troppo il nostro legame. Lei mi attende pazientemente, poi mi lavo con acqua corrente che pare potabile, e torniamo nel corridoio.

Il direttore mi passa la documentazione su una diade internata che reputa di mio interesse. L'umano è un giovane di ventidue anni, dai capelli dorati, ondulati e perfino pettinati. La sua dæmon, di nome Natty, pare una normale cerva, solo un po' più piccola di una cerva carnea, e un po' grassottella e rotondeggiante, che mi guarda. I suoi occhi hanno una visione un po' più stereoscopica di un cervo normale, ma farò finta di non essermene accorto, anche Reindeer ha questa caratteristica, la mente umana non riesce quasi mai a concepire forme animali del tutto perfette. Che ci fanno qui? Sembrano una persona normale. Ma prima di leggere la documentazione ho imparato che è utile farmi anche un'idea basata sulle mie prime impressioni.

Espando le mie sensazioni, integrandole meglio con quelle di Reindeer, che anche se è un dæmon capisce meglio gli ungulati. Adesso posso percepire che Natty ha un'espressione un po' insolita, nervosa. E poi all'inizio non avevo notato che si tengono a una certa distanza, quasi agli angoli opposti della loro piccola cella, sono vari metri, il che non è poco. Reindeer mi bisbiglia, "Credo stiano tirando il legame anche in questo momento."

Adesso capisco il perché della loro moderata espressione di sofferenza, "Ma perché? Non stanno misurando la lunghezza del loro legame."

"Forse gli piace la sensazione di unità e completezza che provano quando si riuniscono," mi risponde. È possibile. Leggo la documentazione, i due sono stati ripetutamente scoperti in interazioni di carattere sessuale tra loro. Questo probabilmente spiega il loro desiderio di fare tira-e-molla col legame. Nei bambini qualche moderata interazione esplorativa della propria sessualità tra umano e dæmon non è troppo rara, ed entro certi limiti viene tollerata come parte del processo di crescita, del riconoscimento della separazione che c'è tra le due monadi della diade. Ma se si protrae oltre l'adolescenza viene considerata patologica. Negli adulti normali ci si limita a carezze, leccate e simili.

Parlo un po' col giovane, Reginald Attenborough, è uno straniero che proviene della Britannia, e non è qui da molto tempo. Sembra abbastanza colto, è un disegnatore e architetto in visita alle bellezze artistiche e architettoniche del nostro stato. Hanno anche richiesto documentazione dal suo paese, per quanto se ne sa la sua fedina penale è pulita, in tutta Europa. Conosco bene la sua lingua, e da una breve discussione mi pare una persona che si merita di avere una seconda possibilità nella vita. Non si merita l'ergastolo dopo aver subito un processo i cui atti sono di solo poche pagine.

Spiego al direttore che il suo istituto non è il luogo adatto per questa diade, è patologica, ma ritengo che per risolvere il problema serva un diverso tipo di istituto, più libero spazialmente e meno aperto nei confronti del comportamento, un catechismo speciale forzato potrebbe bastare. È una diade giovane e ancora correggibile, forse per curarla potrebbe bastare perfino l'innamoramento con una donna, vedremo. Comunque dovremo agire con cautela e non strafare, per non rischiare di allontanare troppo l'umano dal suo dæmon, in una diade sana una componente di affetto reciproco tra il dæmon e il suo umano è sempre presente.

Per il momento mi basta così, inizio ad essere stanco, per cui gli dico di voler tornare indietro, devo firmare vari documenti per poter portare via il Mannaro e il pervertito sessuale, e preparare altre cose. Ma il direttore mi indica in avanti, "Siamo più vicini a questa uscita, prego, da questa parte."

Saliamo altre scale, e dopo poche celle passiamo davanti ad una strana grande 'gabbia' che non assomiglia ad una cella, non ho ancora letto nulla su di lui, ma sulla porta ci sono delle indicazioni di pericolo ben visibili, sono le prime che vedo, per cui mi fermo, sono molto curioso.

Il direttore non mi passa la solita documentazione, "Non avevo in programma di mostrarle questa cella perché anche questo è un caso senza speranza. Questo paziente-carcerato è un Furry, l'umano è un caucasico che si chiama Michelangelo, il suo dæmon si chiama Bluefire e si definisce di specie chakasa."

Non ho idea di cosa sia un chakasa, sul cartellino a lato della porta della cella c'è anche un disegno, questo Furry ha un dæmon con una forma che non ho mai visto prima, assomiglia ad un centauro felino, ma con testa felina, non è neppure un animale mitologico, ne ha concepita la forma da solo, sembra davvero un caso senza speranza.

Apro uno strano sportellino e guardo dentro con cautela, come se guardassi dentro una fornace accesa, perfino lo sportellino ha delle piccole sbarre che possono venire rimosse. La cella è enorme, le pareti sono tutte in varie sfumature di marrone, sembrano fatte di pietre, ci sono grandi grate alle pareti, corde appese, molte piante e rampicanti che crescono in vari punti, e una grande finestra con tre livelli di grate e sbarre che fa comunque entrare moltissima luce, la stanza ha un soffitto alto forse dieci metri ed è larga e lunga anche più di una quindicina di metri, non capisco perché gli sia stata data una cella così strana e grande. In certi punti è anche umida e non pare comunque comoda. Vedo l'umano seduto sulla branda, mi rivolge la schiena e sembra stia guardando il tavolo, ma non vedo il suo dæmon, il che è molto strano, visto che dovrebbe essere alto quando un umano e pesante almeno il doppio.

"Nonostante i nostri sforzi di contenimento, per via del suo dæmon particolare è già riuscito ad evadere varie volte," mi dice il direttore piano, "Ma allo stesso tempo è impossibile nascondere un dæmon così strano e grande, per cui questa diade viene scoperta quasi subito, catturata, e riportata in questa cella, che gli costruirono gli altri internati sulla base delle sue esigenze particolari, e che modifichiamo per renderle l'evasione più difficile. In tutto il Granducato non credo ci sia un luogo dove possa nascondersi per più di qualche settimana. Finora non ha mai ucciso nessuna."

È una situazione strana, le celle talvolta vengono costruite o modificate da carcerati, chissà se non hanno mai aggiunto delle via d'uscita segrete. Ormai in questi carceri per pervertiti ho visto accadere cose anche più strane.

D'un tratto vedo apparire un grosso muso felino, a testa in giù, era appeso sopra la porta! Il soffitto è ben più alto dello sportellino. Mi guarda un momento, poi parla rivolgendosi direttamente a me! "Non servirà a nulla, prima o poi il lupo tornerà fuori, e più tempo verrà tenuto dentro più forte sarà l'esplosione quando si libererà."

Mi servono alcuni secondi per capire che si sta riferendo al giovane Mannaro che prima ho iniziato a curare. Vedendo la mia tonaca deve aver intuito per quale scopo sono qui. Nonostante prima abbia parlato con la lupa, come tutti mi vergogno un po', non sono abituato a parlare con dæmon altrui, specialmente quando sono loro a rivolgermi la parola, comunque prendo un respiro, "Stai parlando di Domenico e Wendy?"

Lei scende di più e si rovescia, si sta tenendo ad una corda che penzola dal soffitto, "Sì, tale mannaro potrà essere molto pericoloso anche per te, potrà vendicarsi con te, dopo tale liberazione. Essere mannari significa essere liberi."

"Questa non è la prima volta che provo i miei strumenti filosofici, nei mesi scorsi ha dato risultati interessanti, ho aiutato e curato alcuni diversi, in alcuni istituti come questi."

Bluefire annuisce come un umano e sembra accettare le mie parole, ma poi riprende a parlare, a voce più bassa, "Se anche il tuo apparecchio funzionerà, e riuscirai a contenerlo indefinitamente, tale ex-mannaro si spegnerà come una candela, diventerà come una qualunque diade, addomesticatarrr, legata e imprigionata. Trasformi una persona libera, il cui dæmon può assumere due o più forme anche da adulto, in una persona che ha la maschera calata per tutta la vita, una persona che è come fosse staccata e domata."

La maggior parte dei dæmon di mannari può assumere solo un numero molto limitato di forme, e queste sono spesso correlate. Un Mannaro con la maschera calata è un Mannaro che non cambia mai la forma del suo dæmon in pubblico, in modo che nessuno sappia che è un mannaro, dato che nei dæmon degli adulti di solito le mutazioni di forma sono volontarie o comunque controllabili.

Non so che risponderli, non riesco a parlare liberamente con un dæmon altrui, la strana creatura mi lascia. Osservo la chakasa in silenzio mentre si arrampica sulle pareti, sembra stia facendo ginnastica. I dæmon non hanno bisogno di fare ginnastica, nei loro corpi non ci sono dei veri muscoli. Si arrampica agile come una scimmia, anche se forse ha un peso materico maggiore di quello di un gorilla.

Reindeer mi preme la testa su un fianco, la carezzo. La guardo per capire che vuole, e lei mi da' una leccata alle dita, poi mi parla, "Chi ci ha scelto per questo incarico ha fiducia anche nelle tue capacità di capire gli altri. Hai detto homo sum humani a mi nihil alienum puto. Apri gli occhi, apri la mente e il cuore, ripensa a quando ero una grifona. Apriti... Almeno proviamoci."

Annuisco lentamente, e poi le carezzo le corna perennemente in velluto, il punto dove le piace di più e che tengo in serbo come premio, "ho capito." Chiudo gli occhi e prendo dei respiri per calmarmi, poi li riapro, questo dæmon al momento non sembra aggressivo. Reindeer vuol dire che se voglio svolgere il mio lavoro e capire devo provare ad immedesimarmi un po' di più nella loro situazione.

Per cui faccio come mi ha detto lei, e piano piano mi accorgo di quando sia bella questa dæmon, quanto sia libero il suo corpo. Avere un dæmon cosi è liberarsi dalle forme animali, cercare qualcosa di diverso, di oltre le comuni forme animali, è come giocare con la propria vita, ma il design di questa creatura non è arbitrario.

Reindeer sembra apprezzare la forma di tale dæmon, condividiamo la stessa mente, per cui non posso che lasciarmi andare e apprezzarla anch'io, nonostante le sue molte stranezze. In realtà prima Reindeer mi ha fatto l'occhiolino, l'avevo quasi dimenticato, lei sa che ero capace di apprezzare perfino lo sciame di ragni; gli animali e i dæmon più selvatici mi sono sempre piaciuti. Conosco perfino personalmente una femmina di Panserbjørne, e me ne considero quasi un amico. Ripenso un attimo con affetto al mio vecchio grifone, di cui ogni tanto sento la mancanza, anche se so che il mio dæmon non avrebbe mai assunto una forma come quella che sto vedendo ora. Benché col tempo, se non fossi stato sottoposto a costrizioni, forse avrebbe potuto assumere anche forme più strane di un grifone.

Reindeer non dice nulla, ma mi trasmette sensazioni chiare: anche se Bluefire e il suo umano sono in gabbia, Reindeer percepisce questa diade come più libera della nostra, perché non hanno voluto rinunciare alla forma che sentivano la più giusta per il loro daemon.

Ma... Poi perfino Reindeer rabbrividisce leggermente e mi preme i pugnali delle corna contro un fianco, ci siamo accorti quasi nello stesso momento che in realtà questa dæmon è un ermafrodita. Non è la prima volta che incontro un Furry con dæmon herm, ma non ho ancora capito come possa accadere, tutti gli umani normali hanno un dæmon di sesso opposto al proprio. Ogni tanto capita che un umano abbia un dæmon naturale ma del proprio stesso sesso, è un'altra forma di perversione, sono omosessuali, ma negli ultimi anni il Magisterium sta iniziando ad accettare queste persone, non gli permette di sposarsi tra loro, ma se si comportano bene possono vivere a piede libero, con solo qualche limitazione, ad esempio non possono lavorare a contatto con bambini.

Continuo ad osservare il chakasa e scatto alcune fotografie, adesso sta zappettando e coltivando delle piante da orto, ampie zone del pavimento del gabbione sono coperte di terriccio fertile. Forse questo dæmon ha voluto qualcosa per passare il tempo, visto che all'umano il cibo non dovrebbe mancargli.

"Pensiamo che la causa dell'origine dei Furry sia un eccesso di immedesimazione nel proprio dæmon, una mancata separazione da piccoli tra sé e il proprio dæmon, cioè da bambine tali persone pensavano che il proprio dæmon fosse loro stessi, una fantasia troppo potente, una passione per gli animali, o identificazione col dæmon di un genitore... varie cause assieme. Questo rende i Furry poco curabili, ma sono un filosofo naturale e sono venuto in visita anche per cercare di capire meglio cosa sono, in modo che forse un giorno qualcuno possa inventare una macchina per curare anche loro. In passato furono provate terapie basate su ripetuti elettroshock o sulla lobotomia, entrambe con lo scopo di ridurre certi aspetti la fantasia e quindi permettere che un adolescente che si sta per congelare su un dæmon Furry possa essere riportato sulla retta via. Invece per i Furry adulti penso che le difficoltà siano ancora più grandi e forse insormontabili, ma non mi perdo d'animo, spero che un giorno possano venire curati anche loro."

Reindeer mi accosta la bocca all'orecchio, per non farsi sentire le guardie, "Eppure... una piccola parte di te sa che essere un Furry non significa veramente essere malati, non c'è nulla di intrinsecamente terribile nell'avere come dæmon un piccolo grifone invece che una renna."

La carezzo ai lati della bocca, e gli rispondo piano, "Ma la Chiesa non accetterà mai tali diadi, se non si troverà il modo di modificarle non potranno mai venire accettate nella società. E alcune di loro sarebbero disposte a tutto pur di vivere liberamente. È mio dovere aiutare chi mi chiede aiuto."

Torno ad osservare nel gabbione, e noto una cosa strana ma ovvia, avrei dovuto accorgermene prima. Il Furry col dæmon chakasa è veramente strano, ancora più degli altri Furry che ho visto, l'umano sta sempre zitto e si muove poco, è il chakasa stesso a parlare, anche con me, e a fare gran parte delle cose. Secondo me la mente di questa diade umano-dæmon crede di essere soprattutto nel corpo del dæmon, forse in un certo senso gran parte della sua soggettività è nel tauro. Quel chakasa non si comporta come un dæmon, assaggia perfino il sapore di una foglia, è la prima volta che vedo una cosa del genere. Crede di essere lui-lei la persona, forse è come se l'umano si credesse di essere tale creatura chakasa.

Oltretutto Bluefire riesce ad allontanarsi abbastanza dal suo umano, forse anche più di dieci metri. La mia diade è molto diversa, non mi sono mai immedesimato molto in Reindeer, e il nostro legame è corto, già tirandolo poco oltre i tre metri proviamo un senso di vuoto e di perdita lancinante.

Mi rivolgo al secondino con la mini leonessa amputata, "Ma si comportano sempre così? Voglio dire, quel dæmon tauro fa tutto?"

Lui annuisce, sorridendo, forse si sente abbastanza vicino a queste persone, "Sì, Bluefire fa fare sempre un po' di movimento a Michelangelo, ritira il suo vitto e i suoi panni, legge libri, costruisce piccoli orologi che vengono venduti per finanziare l'infermeria, in passato ha curato alcuni muli, coltiva erbe aromatiche per tutta l'ala, aiuta a costruire cose e celle per i nuovi arrivati... ormai ci siamo abituati a parlare quasi sempre con lei. Michelangelo sa andare sulla latrina e sa parlare, ma non sa quasi tenere un bicchiere in mano. Quando parla sembra di sentire parlare Bluefire. La cosa strana è che vista la loro situazione non ho mai visto Bluefire tirare il loro legame. Comunque Michelangelo è innocuo, e anche Bluefire non è così pericoloso come dice questo cartello. Nonostante ad alcuni risulti disgustosa, qui si sono fatti vari amici, Bluefire regala i pomodori e le erbe aromatiche a tutti, anche alle guardie, ed è l'unico che riesca a comunicare un po' con Tecla e i suoi ragni, l'ha vista prima."

Continua ad alternare il maschile col femminile, mi fa confondere. Annuisco, è una diade molto insolita, perfino per gli standard di quest'ala. Alcune persone hanno dæmon un po' indipendenti dal loro umano, alcuni Furry sono perfino capaci di 'vedere' con gli occhi del loro dæmon. Ma in questo caso sembra ci sia stata una sorta di proiezione quasi totale. Forse durante l'adolescenza il ragazzo si è immedesimato così tanto nel suo dæmon dal finire col credere di essere solo tale dæmon. Forse è stato causato dal fatto che il dæmon chakasa ha mani e quindi era altrettanto capace e abile del corpo umano, di solito i dæmon sono animali piccoli e senza mani, e quindi l'umano di solito non ha la tentazione di pensare che il suo 'vero' corpo sia quello del dæmon. Eppure Gildana sembrava una persona abbastanza normale, e il suo dæmon sembrava avere mani abili quasi come quelle umane. E comunque sono abbastanza diffuse le diadi con scimmie dalle mani abbastanza abili. La mia spiegazione sembra sulla strada buona, ma non è sufficiente, manca qualcosa che non ho ancora colto.

Per un attimo Reindeer pensa intensamente a qualcosa, ma non la recepisco, per cui viene a bisbigliarmi il nome di Maria Stroppi. Era una diade schizofrenica che incontrammo più di un anno fa, il suo dæmon pretendeva di essere una creatura carnea. Non credo che Bluefire abbia problemi simili, la loro scheda parla di problemi di tipo diverso. "Questo è uno dei casi più patologici che abbia mai visto di Furry. Dovrò descriverlo e studiarlo ancora."

Eppure... come capita talvolta anche ai medici che incontrano un paziente particolarmente insolito e grave, grazie a questo carcerato ho sviluppato nuove idee su cosa sia la perversione Furry. Per i Furry più gravi forse quindi l'Oblazione potrebbe essere una soluzione, per quando terribile. Forse dopo l'Oblazione questo umano farebbe tornare la propria soggettività nel proprio corpo umano, non potrebbe tenerla nel corpo del dæmon da cui è ormai separato. Ma tale Oblazione potrebbe anche finire per distruggere completamente la psiche di questa diade, potrebbe esserci un'alta probabilità di farla morire. Dovrò pensarci bene, non voglio avere molte morti sulla coscienza. Piuttosto preferisco che questa diade viva tutta la vita qui.

Reindeer mi spinge contro il naso, "O potremo farli andare nelle steppe o su montagne lontane, nella Russia, dove potrebbero provare a vivere da soli."

Le rispondo piano, "Non dire sciocchezze." Poi mi chiudo lo sportellino e mi rivolgo di nuovo alle guardie, "Dovrei visitare altre persone, ma per il momento ho molto da pensare e smetto qui. Tornerò in questo istituto tra qualche giorno. Adesso vorrei tornare dal Direttore."

Ci avviamo, diretti all suo ufficio. "Quel Bluefire sa fare qualcos'altro di particolare?"

"Beh, ha quattro occhi, e vede e sente un po' tutto, non ci crederebbe quanto. Anche cose strane. Forse ha sentito tutto quello che abbiamo detto vicino alla sua cella, sa leggere le labbra anche da lontano."

"Ah. Potevate dirmelo prima. Comunque grazie, è un'informazione interessante." E anche utile, forse è quella che mi mancava. I suoi sensi sono migliori di quelli della controparte umana. Con la potente fantasia dei bambini, forse Michelangelo aveva pochi motivi a preferire il suo corpo umano a quello di Bluefire. Mi servirà del tempo per verificare ipotesi come questa. Ora devo andare e riflettere, ma tornerò.

Faccio i preparativi, firmo tutta una serie di documenti di custodia, ho una certa libertà d'azione, e con una guardia di scorta accompagno fuori il giovane Mannaro e il britannico Reginald, senza nessuna palla al piede. Ordiniamo una carrozza, ma dopo quasi un'ora d'attesa ci viene fornito addirittura un carro piatto con motore a scoppio, arrivato appositamente per noi. Reindeer cammina al nostro fianco, odiando e facendomi odiare con tutto il cuore il terribile puzzo dei gas che produce bruciando l'olio combustibile. I dæmon hanno spesso un olfatto animale, questi motori non credo potranno mai avere un gran successo. Ci allontaniamo lentamente dall'istituto, diretti alla stazione ferroviaria. Osservo l'istituto, anche da lontano si può ancora scorgere il gran finestrone della cella di Bluefire. Reindeer mi osserva, quella diade è molto interessante, probabilmente se la situazione fosse stata diversa avrei gradito conoscerla personalmente.
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Nota: questa storia è ambientata nel contesto del romanzo (trilogia) de "La bussola d'oro" di Philip Pullman. Per altre informazioni su questo universo e sulla natura dei dæmon fare riferimento a tali testi.
Informazioni sui Panserbjørne: http://votary.inthelouvre.org/bears/panserbjorne.php

Racconto "Pervertiti", personaggi Gionatan e Bluefire (c) leonardo maffi.

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