Rispetto

Di leonardo maffi

Versione 0.2 del 22 gennaio 2004.

 

-- Sud Dakota. Riserva degli indiani Lakota di Cheyenne River, 2193 --

Carl

Il navigatore indica che dovrei essere arrivato. Fermo la mia strato e osservo fuori. Vicino alla strada sterrata c'è una piccola casa, una tenda, una piccola stalla vuota, e poche altre cose. Tutto ha l'aria di vecchio, consunto, povero e sporco. Lakesh vive in un posto come questo? Deve essersi ridotto molto male. È uno degli ultimi shamani rimasti dei Lakota, per molti anni nella sua vita ha fatto il cacciatore, come usavano fare i suoi avi.

Scendo dalla strato che ho preso in affitto, faccio qualche passo e la osservo, è una macchia di colore blu metallico persa in un mare di erba secca e terra. È nuova e moderna, e il contrasto col tutto il resto che c'è qui è impressionante.

Busso all'ingresso della casa, mi apre una vecchia donna decisamente sovrappeso, le chiedo di Lakesh, e lei mi dice che suo marito si trova nel tipì, dove ogni passa alcune ore. La ringrazio e la saluto, e mi avvicino alla tenda tradizionale a cono, fatta di legno e vere pelli di bisonte. Pensare che per costruirla hanno ucciso dei bisonti adulti mi da' un po' di fastidio, ma cerco di ignorare la sensazione. Adesso i bisonti sono nuovamente numerosi in gran parte del territorio della riserva.

Rimango in piedi all'esterno del tipì, "Salve, mi chiamo Carl Lindel, vorrei parlare col signor Lakesh. Una signora mi ha detto che si trova qui dentro. Qualche giorno fa dovrebbero averla avvertita del mio arrivo."

"Prego, entri."

Scosto le pelli, mi chino ed entro. All'interno ci sono molti odori forti, quasi soffocanti, e un vecchio uomo indiano, mi indica il terreno, per cui mi siedo a terra davanti a lui. Mi offre una pipa, che sembra piena di marijuana, che rifiuto a gesti. Io gli offro un pacchetto di pomodori naturali, lui accetta con un cenno del capo e li mette da parte.

Parliamo un po' della natura e del passato del loro popolo per alcuni minuti. Sembra davvero un uomo di un altro tempo. Anche se è anziano e povero capisco quasi subito che è ancora saggio e che è la persona che fa per me.

Parla molto lentamente, "Cosa ne pensa dei lupi?" chiedo.

"Voglio molto bene al lupo, perché è il miglior amico del nostro popolo; oltre a ciò egli ulula alla luna, e per questo motivo ci dona gioia. Mi piace come egli parla con noi. Il lupo è veramente il nostro migliore fratello. Ormai sono vecchio e faccio fatica a camminare nell'ambiente selvatico. Forse non vedrò mai più un lupo nel suo ambiente naturale, ma per me è importante sapere che esistono."

Ottimo, ma come fa a parlare così? Insistiamo, "Oggi i lupi sono molto rari. Lei li ha mai sentiti ululare?"

"Sì, certamente. Molte volte. L'ululato è una musica selvaggia e indomita, echeggia tra le colline e riempie le valli. Quando li ascolto provo uno strano brivido lungo la schiena. Non è una sensazione di paura, capisce, ma una specie di tremito, come se avessi dei peli sul dorso e qualcuno me li stesse accarezzando."

Ma li ha imparati a memoria questi discorsi o è davvero un oratore eccezionale. "C'è una persona che vorrebbe incontrarla e passare alcune ore a parlare con lei, vuol imparare qualcosa sull'ambiente naturale e su come si vive in esso, e anche qualcosa su come si diventa cacciatrici. Lei si chiama Rakarta. In cambio ovviamente le darà dei soldi."

"Ho poco da fare, che venga. Imparerà se avrà voglia di farlo."

"Bene. Allora Rakarta verrà a trovarti molto presto al tuo tipì domattina, va bene?"

"Rakarta. Sì. All'alba sarò qui."

"Grazie," mi inchino, mi alzo ed esco dalla tenda.

Rakarta

All'alba mi acquatto nell'erba alta e aspetto che arrivi il vecchio indiano. Dopo meno di mezz'ora lo vedo uscire dalla piccola casa ed entrare nel suo tipì. Credo abbia capito che qui c'è una persona, ma non credo mi abbia vista.

Passa una strato, lascia qualcosa alla vecchia, e se ne va. Ecco come sopravvivono. Poco dopo esco e mi dirigo al tipì, ma rimango all'esterno, dove non può vedermi, "Sono Rakarta, ho un appuntamento per parlare con lei."

"Entra pure."

Metto dentro la testa e il solo busto superiore, "Buon giorno."

"Argh!"

Come immaginavo l'ho un po' spaventato, "Non le farò alcun male, non si preoccupi, sono qui solo per parlare con lei."

Devo dargli atto che rimane interdetto solo per qualche secondo, "Sono molto vecchio e non ho quasi più paura di nulla. Sei uno di quei travestiti da animali? Pensate che facendovi crescere una pelliccia e una coda possiate cambiare dentro? No, non voglio parlare con uno di voi buffoni."

"GRRR", ringhio per un paio di secondi, poi riesco a controllarmi. Effettivamente lui non ha quasi reagito al mio ringhio, e non sono piccola. Sapevo che non sarebbe stato facile, entro tutta dentro la tenda, facendo vedere il resto del mio corpo tauro, "No, io sono abbastanza diversa, non sono un umano travestito da lupo antropomorfo."

"Non voglio parlare con qualcosa che sembra un lupo. La vostra triste esistenza è quella di impostori, siete un'offesa ai veri lupi," dice, e si volta disgustato.

Con uno scatto lo raggiungo e lo prendo per il colletto mostrandogli tutte le zanne... poi lo lascio posare delicatamente, "Mi scusi, mi sono comportata male. I miei tutori non avrebbero apprezzato questa mia reazione. Io e Carl l'abbiamo ingannata non dicendole in anticipo cosa sono. Quello che cerco lo troverò altrove," retrocedo per uscire dalla tenda.

"Aspetta. C'è dell'orgoglio in te. Torna dentro per favore. Prima di lasciarmi spiegami cosa sei e cosa vorresti da me, per favore."

Entro e mi accuccio, adesso mi guarda negli occhi come fossi veramente una persona. A quanto pare quel mio piccolo scatto involontario di rabbia è stato utile, provo a parlare un po' nel suo stile, "Mi chiamo Rakarta, sono una taurolupa. La mia specie è stata creata a partire dai lupi, e sono stata resa un po' simile agli esseri umani. L'umano che ha conosciuto ieri è uno dei creatori della mia specie. Sono della prima generazione, la mia specie ha un forte istinto di protezione del territorio, e finora sono quasi sempre vissuta in un laboratorio, ma da qualche settimana ho iniziato a fare le mie prime visite al mondo naturale. Vorrei imparare ad ascoltare il palpito della terra, a partecipare alla vita universale. Nonostante il mio corpo e la mia intelligenza siano diversi da quello di una lupa, sono pur sempre figlia e particella della terra e del cosmo. Per molti umani quello che conta è il danaro e quelli che chiamano i piaceri della vita. Per Carl era creare la mia specie, e una persona che gli è cara. Mentre per noi taurolupi il piacere è questa vita che ci circonda, il terreno e l'erba che vi cresce, sono quelli che ci stanno accanto, le nuvole, gli uccelli, tutte le cose vive."

"Un uomo veramente civile è un uomo che, seduto sul pavimento della sua capanna, si sente legato con tutte le creature, e vede l'unità dell'universo. Quest'uomo, e non altri, è giunto alla vera essenza della civiltà. Perdonami per le parole che ti ho detto, sono stato incivile, non mi importa se non sei né un lupa né umana. Sembri avere la fierezza della prima e l'intelligenza della seconda. Non mi importa se i tuoi creatori si sono atteggiati a dei, dimenticando il loro posto nel mondo. Ti hanno creato per farti rispettare la natura, e nel farlo hanno dimostrato di saperla solo maltrattare. Tu ed io siamo fatti della stessa sostanza. Rimani pure nella mia tenda lupa, sei benvenuta. Cosa può fare per te questo vecchio?"

"La ringrazio. Vorrei che lei mi insegni come riconoscere le erbe commestibili, quelle medicinali, come seguire le tracce, come costruirmi un rifugio, come proteggere i miei ultimi cugini lupi. Tutto quello che serve per vivere là fuori."

"Non sei realmente una lupa, le assomigli solo in parte. Perché vuoi proteggere i lupi?"

"Perché mi piacciono, e in accordo coi miei desideri istintivi ho scelto di proteggere l'ambiente naturale delle aree verdi che sono qui vicine. Proteggere il territorio significa anche proteggere i predatori in cima alla piramide alimentare."

"Va bene lupa, andiamo fuori, cominciamo. Vediamo cosa sai adesso."
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Questo racconto contiene molte citazioni che ho solo rielaborato.
Storia "Rispetto" © 2004 leonardo maffi.

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