Vita da cani

di leonardo maffi

Versione 1.0 del 9 Agosto 2003.

Questo è un racconto per persone mature.

 

Al parco

Arrivato al parco sgancio il collare della mia pastrice tedesca Lena. Lei fa dei salti di gioia, e poi galoppa via dagli altri cani. Sigh! Beata lei che vive senza preoccupazioni...

C'è anche Igor, un grosso malamute zoppo, quando mi vede piega la coda, lo raggiungo e giochiamo un po'.

"Occhio che divento gelosa," dice Elena, "Tutte quelle feste non le fa neppure a me."

"Devi fargli capire che la beta di casa sei tu, non lui."

"Ci ho provato, ma i malamute sono testardi, non tutti hanno la tua fortuna, tu sei avvantaggiato," ma poi deve aver visto la faccia che ho fatto, "È successo qualcosa?"

"Ogni tanto i miei istinti lupini escono fuori, e finisco col litigare coi colleghi; non riesco a conservare nessun lavoro."

"Sei stato licenziato di nuovo? Non riesco a capire come sia possibile. Sei sempre così gentile... Sei sicuro che sia colpa degli istinti lupini?"

Annuisco lentamente, "Con te sono quasi sempre tranquillo perché sei un'amica. Forse ho un carattere troppo dominante, ho scoppi di rabbia, instabilità caratteriale, sono cose che sul lavoro non vengono apprezzate. Non riesco a lavorare neppure per una ditta di pulizie! In quasi tutti i film, quando i lupi mannari assumono forma di lupo o mezzilupi si lasciano impossessare da fantomatici 'istinti omicidi lupini', perdono il controllo, e finiscono col fare del male anche alle persone care. Invece non è così, non perdiamo mai il controllo in quel modo, rimaniamo sempre abbastanza intelligenti e la mia etica rimane più o meno la stessa, ma quando sono umano ho delle instabilità caratteriali, le avevano anche i miei genitori. Credo di essere più equilibrato quando sono un lupo. Essere mannari ha un'influenza più sottile sulla nostra psicologia del farci diventare delle macchine per uccidere, ma non per questo priva di importanti conseguenze. Non riesco neppure a vivere in un appartamento con altre persone, il mio coinquilino se ne è andato ieri, dopo la litigata di tre giorni fa, e non ho quasi mai abbastanza soldi per pagare tutto l'affitto da solo. Sono un disastro."

Osserviamo i cani giocare, ma Igor preferisce rimanermi vicino tutto il tempo. Credo che abbia capito che sono di umore basso. I malamute non sono una razza espansiva, e potrebbero sembrare troppo distaccati, ma le cose importanti le prendono sul serio anche più degli altri cani.

"E allora cosa pensi di fare? Se hai bisogno di un aiuto..."

"Anche se sono un lupo mannaro grigio, potrei comunque andare a vivere come lupo in Abruzzo, ma sono sempre vissuto in città, e so già che dopo i primi mesi mi annoierei a morte, ho sempre sperato qualcosa di più dalla vita."

"Hai mai pensato a fare l'attore, come lupo?"

"Sì, qualche volta, soprattutto quando ero piccolo. Forse per ora è la cosa migliore che posso provare a fare. Se hai un po' di tempo potresti accompagnarmi ai provini."

 

Cinecittà

Elena ed io rimaniamo tre ore in una puzzolentissima e bollente stanzetta d'attesa, ci sono vari altri cani, la maggior parte dei quali hanno iniziato ad abbaiarmi appena hanno fiutato il mio odore strano, né uguale a quello di un canide, né tantomeno umano. Di tanto in tanto mi stiro le zampe e sbadiglio, infine tocca a noi.

Entriamo nella stanza, ci sono un paio di persone, uno pare l'esperto di cani e l'altro è seduto dietro la scrivania, forse è l'imprenditore. Quando entriamo paiono impressionati dal mio aspetto, adesso tocca a lei.

"Salve, mi chiamo Elena Santelli, e questo è Thor di cui vi ho parlato. È un lupo grigio, ma non preoccupatevi, non è pericoloso, è perfettamente addestrato. È capace di eseguire anche le operazioni più complicate."

"È un'esemplare enorme, davvero impressionante," dice l'addestratore. In effetti in forma lupina peso novanta chili, molto più di un lupo grigio normale, e non sono grasso. L'addestratore si avvicina e si inginocchia davanti a me per osservarmi meglio, è lievemente intimorito, così mi accuccio, allungo le gambe in avanti e ci appoggio sopra il muso, facendogli capire che non deve avere paura. Quando sono in questa forma non fisso quasi mai gli umani negli occhi. Lui tende la mano e mi sfiora la groppa, io rimango immobile e chiudo gli occhi. Un tempo trovavo le carezze quasi offensive, come un'intrusione nel mio spazio vitale, ma ormai mi sono abituato, e le apprezzo per quello che sono, una piacevole forma di contatto che di solito non ha implicazioni negative di nessun tipo, anche quando mi carezzano la testa.

"È veramente bellissimo. Posso chiederle come l'ha avuto?" chiede l'addestratore.

"È stato un regalo di parenti americani. Sua madre è stata portata in Italia da dei miei amici, ed è nato in Italia. Ovviamente ha tutte le vaccinazioni in regola, se vuole posso mostrargliele."

"Ah, bene, per il momento comunque non servono. Vuole mostrarci qualcosa?" chiede l'imprenditore.

"Certo, cosa volete che gli faccia fare?"

Lui è stupito, "Non si è preparata qualcosa da farci vedere? Dei giochi, dei comandi, qualcosa?"

"Lui è in grado di eseguire di tutto, ditemi solo cosa deve fare."

"È sicura di quello che dice?"

Elena annuisce.

"Bene. Gli faccia prendere il giocattolo giallo che è sulla scrivania e lo glielo faccia portare a me. Pensa di poterlo fare?" chiede l'addestratore.

"Sì, mi dia un momento."

Elena gesticola un po' davanti a me, facendo finta di darmi una serie di comandi complicati, e poi mi dice "Vai!"

Mi alzo, prendo il giocattolo delicatamente coi denti e lo lascio in mano all'addestratore, un po' stupito. Uno dei vantaggi dell'essere un mutaforma è che di giorno posso far rimanere i miei occhi abbastanza umani da permettermi di vedere anche i colori.

Poi torno da Elena, che mi da' una carezza e un biscottino milkbone, mi sono sempre piaciuti.

"È stato molto bravo," dice l'addestratore, "Ma non capisco che metodo usa per comunicagli i comandi."

"Ehm..." Elena mi guarda per un attimo, "È un segreto professionale."

"Capisco. Certo che è... non importa."

"Adesso chiedeteci qualcosa di più difficile."

"Bene, come vuole. Gli faccia aprire l'armadio, la prima anta a scorrimento, gli faccia prendere la fondina che è sul secondo scaffale e gliela faccia appoggiare accanto alla pistola di plastica che è sul tavolo. Se pensa che sia troppo difficile può fargli fare solo una parte del compito o farglielo fare in due parti."

Elena gesticola di nuovo, stavolta per più tempo di prima. Quando mi da' il via eseguo tutto quanto, e alla fine infilo anche la pistola nella fondina, prima di rimetterla sul tavolo. Poi torno da Elena, che sorride e mi da' un altro biscottino.

"È incredibile, mai visto nulla del genere. È sicuramente il cane, lupo, meglio addestrato che abbia mai visto. È dieci volte migliore di Rex, ed è anche una creatura bellissima. Dobbiamo ancora vedere come reagisce in mezzo al caos di uno studio di registrazione, in mezzo alla gente, eccetera, ma quello che ci ha fatto vedere oggi è già più che sufficiente."

Dopo poco ci salutano, dicendo che ci devono pensarci venti minuti. Torniamo nella sala d'attesa insieme ad altre persone, "Direi che è andata piuttosto bene. L'addestratore è un po' incuriosito dai nostri codici, forse non l'abbiamo convinto. Dobbiamo studiare dei codici più realistici", mi dice Elena. Riuscirei a parlare un pochino anche in forma lupina, ma preferisco non risponderle per non rischiare di venire scoperto. La maggior parte dei padroni di cani comunque non fa caso alle parole di Elena. Se veniamo assunti forse dovrò cercarmi qualche altra persona come addestratore, Elena ha un lavoro, e non posso chiederle di lasciarlo per farmi da finta addestratrice.

Dopo meno di cinque minuti ci chiamano dentro di nuovo.

"Abbiamo riflettuto e abbiamo consultato dei colleghi. Thor pare proprio un lupo, è enorme e non è facile scambiarlo per un cane. Come abbiamo detto, la sua preparazione ai comandi è davvero notevole e ci dispiace, ma... per la televisione abbiamo bisogno di un cane. Abbiamo bisogno di orecchie morbide e di un musetto simpatico. Lui è bellissimo, anche gli occhi, grandi, allungati, gialli e obliqui, manderebbero in estasi gli appassionati di lupi, ma ha l'aspetto di una fiera selvaggia, ai bambini e soprattutto alle mamme non andrebbe bene, gli farebbe quasi paura. Ha presente i Pokemon? Per il nostro telefilm ci occorre un animale con un aspetto molto più addomesticato, simpatico, carino. Al confronto di lui perfino un pastore tedesco come Rex ha un aspetto domestico. Lui andrebbe bene in un film con ambientazione naturale, ma al momento non ci sono in programma film di questo tipo. Però pensiamo che potrebbe fare uno spot di un profumo per uomo --"

Fiasco. Scollego il mio cervello umano e il resto non lo sento neppure. Prima avevo detto ad Elena che non ho intenzione di fare pubblicità.

Dopo un po', il mio cervello lupino non è neppure capace di misurare quanto, Elena mi accompagna fuori, camminiamo un po' per dei corridoi, entro in uno stanzino delle scope, ed Elena mi passa i vestiti che si era portata dietro. Mi ritrasformo in umano ed esco fuori.

Usciamo da Cinecittà e rimaniamo in silenzio per molti minuti, "Non c'è solo Cinecittà. Puoi essere un lupo unico, capace di fare di tutto. Puoi riprovare negli Stati Uniti, lì qualcuno potrebbe assumerti in qualche film... Magari puoi fare la pubblicità per Yellowstone, o altro. Potresti aiutare la causa degli altri lupi."

"Adesso no," è il massimo che riesco a rispondergli. Avevo pensato perfino a fare un documentario sui lupi, ma sono solo, e non conosco altri lupi, e non verrebbe bene. Al massimo potrei farmi studiare come lupo da Elena, ma lei non è un'etologa, e comunque io non riuscirei a guadagnare nulla.

Prendiamo la metro, e poi ci fermiamo a bere qualcosa in un bar vicino alla nostra stazione. Ci sono moltissimi passanti, e i tavolini esterni del bar rubano un po' di spazio al marciapiede. Ci sediamo ai tavolini posti più esternamente perché mi fa sentire più vicino a vie di fuga, e beviamo qualcosa, tutto quel caldo mi ha fatto venire molta sete. Ordino un cocktail fatto di acqua fresca, succo di pomodoro, zucchero, e peperoncino. Quando ero piccolo pensavo di andare a vivere come lupo in Alaska, laggiù la vita è molto dura, e non ho molta esperienza di vita selvatica, ma sono parecchio più forte e resistente di un lupo, e potrei farcela... d'altronde le mie dimensioni e il mio alto metabolismo da mannaro sono anche uno svantaggio, devo mangiare di più di un lupo normale. Tengo il braccio appoggiato sul divisorio tra i tavolini e la strada, e mi sventaglio col menu, ci sono quasi quaranta gradi.

Mi passa vicino una vecchia signora, fa alcuni passi, poi torna indietro e avvicina il naso al mio braccio, Sniff! Sniff!

Mi annusa! Avrà quasi ottanta anni, che vorrà?

"Ohhh! Ma lei è... un lupo?" mi dice piano.

"Come scusi?" Ci mancava solo questa. Elena ridacchia ma riesce a tacere. Ritiro il braccio in modo che non possa annusarlo più, "Beh, ho un cane pastore tedesco che gioca spesso con me, lei forse ha sentito il suo odore."

"Sono vecchia... ma ho ancora un po' di naso. Quello non era odore di cane, era di uomo e lupo insieme."

Rimango in silenzio, non so cosa dire.

"Se mi sono sbagliata o se non sa di cosa sto parlando allora mi deve scusare, me ne andrò. Sa, sono vecchia..."

Mi arrendo, "Non si è sbagliata. Venga, le offro da bere."

Lei fa il giro e si siede al nostro tavolo, prende solo un bicchiere d'acqua, "Lei come fa a sapere che... anche lei è una..." le chiedo.

Lei tace un attimo, "Ah, no, io sono una donna umana. Ero una profumiera e ho sempre avuto buon naso, ce l'ho ancora un po'. Ero quasi sicura di conoscere il suo odore, ma ho temuto che lei non sapesse ancora cosa è. Penso possa capitare," china la testa, "Per me è un onore conoscere una così nobile creatura silvestre... Sono felice di averla incontrata, voi lupi mannari siete una specie in via d'estinzione, non incontro più uno di voi dal '67! Siete molto rari!"

Gulp, questa situazione è ancora più complicata di quanto immaginassi, "Non sono nobile per niente, e non mi piace essere nato mannaro. E in tutta la vita ho passato complessivamente non più di qualche mese nel bosco."

"Essere un lupo mannaro è un gran dono!" dice un po' stupita.

"Da' dei vantaggi, ma per me è soprattutto una grossa rottura di scatole," a dir poco.

"I tempi devono essere cambiati molto; i mannari che conoscevo da giovane erano molto orgogliosi di quello che erano, forse ho capito perché vi state estinguendo. Posso permettermi di chiederle se ha un branco? Ovviamente può anche non rispondermi. Non si preoccupi, non dirò nulla a nessuno di questa conversazione, me la porterò nella tomba."

"Gli unici mannari, lupi o di altro tipo, che ho conosciuto finora sono stati i miei due genitori, e sono morti in un incidente d'auto molti anni fa."

"Ho sempre pensato che voi foste immuni alle ferite..." dice Elena.

"Siamo forti, resistenti e possiamo guarire in pochi minuti dalla maggior parte delle ferite. Ma fummo investiti da un camion ad alta velocità, sull'autostrada, e le lamiere li hanno fatti a pezzi, mia madre morì sul colpo, e poi l'auto prese subito fuoco. Mio padre riuscì nonostante tutto a gettarmi fuori, avevo solo nove anni, e ancora non capisco come fece, aveva assunto la mezzaforma ed era praticamente tagliato in due..."

"Mi dispiace di avertelo chiesto, scusami."

"...non importa, tanto prima o poi avrei voluto dirtelo. Pochi giorni dopo venni adottato da una famiglia temporanea, che disprezzava il mio paganesimo, le mie idee, hanno cercato di contrastare la mia naturale attrazione per i lupi. Ho avuto una pessima infanzia, ma non gli ho mai rivelato cosa sono."

La signora non si è ancora presentata, forse sa che tra i mannari non si usa molto scambiarsi i nomi, "Un lupo mannaro è una creatura nobile. Ho avuto il privilegio di conoscere la sua specie, che per me ha sempre rappresentato il mondo selvaggio, la libertà, il bosco, la vitalità animale, la vitalità in generale... Se lei non riesce a dare il suo aiuto ad un branco di mannari, allora potrebbe rendersi utile alla specie umana."

Mi tratta come se avesse visto un lupo al quadrato, "Non so fare quasi nulla..."

Lei si alza e si prepara per andarsene. Mi lascia un pezzetto di carta con sopra il suo numero, "Non posso sentire un lupo mannaro che dice cose così. Lei è in grado di fare cose che noi umani non possiamo o non sappiamo fare, e come sa ogni differenza è preziosa. Il valore di una persona è in gran parte quello che lei stessa si da' o non si da', e lei si sta svalutando. Per caso lei preferirebbe essere un umano?"

"I lupi mi piacciono, ed eccetto che per un breve periodo da adolescente, non ho mai rifiutato quello che sono, non ho mai smesso di trasformarmi, ma l'essere un mannaro non mi è mai stato di vantaggio."

"Capisco. I suoi genitori forse non hanno fatto in tempo a farle capire il suo valore, e vivere in quella famiglia non gli è stato d'aiuto. Conoscere altri mannari potrebbe esserle utile, perché anche se lei si sente quasi umano, lei non lo è, e credo che debba ancora capire molte cose su se stesso e la sua specie."

La fermo prima che si allontani, "Per caso lei può farmi incontrare altri lupi mannari?"

"Al momento no, ma ci posso provare. Se vuole puoi chiamarmi, mi farebbe piacere ricevere una sua visita. Addio."

Durante il viaggio di ritorno in treno ripenso alle parole della vecchia donna. In effetti ho delle capacità che potrei usare per fini utili, devo solo trovare il coraggio di provarci... Tra qualche tempo le farò una visita, magari è riuscita a trovarmi qualche altro mannaro. La cosa mi interessa, ma mi inquieta anche, perché se cogli umani ormai mi sento a mio agio, non so molto sui mannari, e probabilmente loro mi vedrebbero come un lupo mannaro che fa finta di essere umano. Potrei non risultargli simpatico.

 

Dall'allevatore

Per cercare Ugo passo davanti a tutte le gabbie, ci sono almeno una quarantina di husky, e meno di una dozzina di malamute, e sono tutte tenute abbastanza bene. Ho buon fiuto anche in forma umana, e avrei potuto cercarlo a fiuto, ma per seguire le tracce dovrei quasi strisciare a terra, e non è il caso.

Eccolo, "Ciao."

"Lupo!"

Sa che non mi piace essere chiamato a quel modo, e lui lo fa di proposito... Esce dalla gabbia e mi stringe la mano, poi si china e carezza la mia Lena.

"Come va?" chiedo.

"Per me è sempre un piacere vederti. Direi che va bene, in meno di dieci giorni ho venduto otto cuccioli di husky, di cui due color crema, e i due cuccioli migliori sono riuscito a tenermeli. Ho costruito anche altre tre gabbie, laggiù in fondo, per quando saranno cresciuti."

Le gabbie sono abbastanza comode anche per un grosso malamute, le ho collaudate io stesso. Quando sono arrivato, Ugo era dentro una gabbia insieme ad un cucciolone, non ho una così buona memoria per le parole da ricordarmi il nome di tutti, ma ricordo il suo odore. Quando ha sentito il mio odore ha piegato la coda, e ora muove le orecchie in modo strano... "Sta male?" lo indico.

"Ah, non ti chiedo come hai fatto a capirlo. Sì, mi pare che non stia tanto bene, stasera avevo una mezza idea di chiamare il veterinario. Vuoi dargli un'occhiata?"

Annuisco, entro nella gabbia, lui si spaventa e si nasconde in un angolo, mi metto in ginocchio e gli faccio capire che non sono pericoloso, inclino la testa di lato, lui mi si avvicina e si sdraia mostrandomi la pancia, in segno di sottomissione, lo carezzo. Anche i cani più stupidi sentono subito che non sono umano, e lui l'ha capito anche prima che entrassi nella gabbia. Lo annuso per bene, l'alito è acido, e ha infiammazione...

Mi alzo un po', "Non mi pare grave, ti suggerisco solo di dargli più verdure e meno carne per qualche giorno," do' una leccata al muso del cagnolino ed esco dalla gabbia. Poi carezzo anche Lena, altrimenti diventa gelosa.

"Avrei bisogno di un favore. Potresti tenermi Lena per un paio di giorni? Sta per entrare in calore, e non voglio impazzire per colpa del suo odore, come l'ultima volta. Oltretutto devo andare a Milano per un giorno ed è meglio che non me la porti dietro."

"Lo sai che puoi lasciarmela quando vuoi, Lena è proprio brava. Posso farti una domanda piuttosto privata?" chiede.

Annuisco.

"Ovviamente non sei obbligato a rispondermi. Perché me la lasci proprio quando è in calore? Pensavo che l'avessi presa non solo per la compagnia, ma anche perché sei un mannaro e potresti avere certi bisogni..."

"Sì, ma non l'ho mai fatto quando è in calore. Lei mi piace molto e non mi dispiacerebbe darle dei figli, ma se la metto incinta non nascerebbero cani, ma mannari mezzi lupi e mezzi pastori tedeschi a pelo lungo. Nella loro vita potrebbero incontrare altri lupi mannari, e non voglio correre il rischio che vengano discriminati solo perché hanno una pelliccia diversa."

"Ma non puoi usare un...", fa il gesto di un profilattico.

"Mi calzano solo quando sono in forma umana, altrimenti la forma è sbagliata."

Annuisce, facciamo due passi davanti alle gabbie. Evidentemente mi lascio guidare dal mio naso senza neppure accorgermene, perché arriviamo davanti alla gabbia della mia cagna preferita dell'allevamento, si chiama Ombra ed è una grossa malamute; è stata allontanata dagli altri perché è in calore, "È bellissima."

"Già, ma ho visto come la guardi tutte le volte, sai? Se la metti incinta poi i cuccioli te li prendi tu!"

"Mi fai proprio ridere. Mmm, di certo non li lascerei ad uno come te!"

Figli con Ombra... me li immagino da adulti, degli armadi a pelo grigio e nero e con occhi azzurri, non è una visione poi così pessima. Anche se preferirei comunque una bella lupa grigia. Mia madre diceva che possiamo avere figli con i mannari, coi cani, cogli umani, e coi lupi, ma credo che dovrò decidere tra una ragazza e una lupa, dubito che potrò tenere figli da entrambe, e una lupa non potrebbe vivere abbastanza da accompagnarmi fino alla mia vecchiaia. E comunque non sono mai vissuto a lungo nel bosco, e non forse per una lupa non sarei un buon compagno.

 

Cinofila

Sono in treno, Elena mi sta accompagnando anche stavolta. Non ho quasi più soldi, ma dovrò trovare il modo di ricompensarla per tutto quello che fa per me. Lei è una biologa, e una volta mezza ubriaca mi disse che per un esemplare di una specie in via d'estinzione come la mia farebbe questo e altro. Ma so che non lo fa solo per quello, è un'amica.

Sogno ad occhi aperti... di poter lavorare nella polizia, come un poliziotto a quattro zampe, come ha visto in un film, o come il Commissario Rex... spero che mi diano almeno una parte dello stipendio di poliziotto... anche se so che non sarà facile riuscire a farmelo dare. D'altronde una volta che avranno visto che mi comporto come un poliziotto canino intelligente saranno d'accordo nel darmi almeno una parte dello stipendio, cioè di darlo ad Elena. Come lupo quadrupede posso trovare le droghe, posso difendere il mio collega, possono dirmi di seguire una traccia, possono chiedermi se sento un odore specifico. Forse se col tempo riuscirò a diventare amico del mio collega umano potrei perfino fargli sapere che sono un mannaro... in tal caso alcune volte potrei trasformarmi nella mia grossa e forte mezzaforma e potrei risultare ancora più utile alla Polizia... potrei spiegargli a parole gli odori che sento... usando il mio fiuto potrei perfino deporre come tester in tribunale... sono solo sogni.

Quando siamo arrivati mi trasformo in quadrupede in un luogo nascosto della stazione di Milano, Elena mette i miei vestiti in una borsa, e ci dirigiamo alla polizia cinofila. Elena si presenta e dice che ha un 'cane' per loro, anche se possono vederlo tutti che sono un grosso lupo. Aspettiamo alcuni minuti, finché non arriva l'addetto ai cani. Lui ci riceve, ci ringrazia, ma dice che non è il caso, e che non gli servo. Cominciamo male.

"Questo lupo non è come gli altri cani, è molto più intelligente. E se ha un minuto posso dimostrarglielo," gli dice Elena.

Veniamo condotti nel campo di addestramento, coperto d'erba e recintato, mi fanno alcuni test, e credo di andare molto bene, Elena mi fa eseguire degli esercizi che un cane non riuscirebbe mai a capire, e quando supero gli ostacoli faccio dei salti enormi. Mi sforzo molto, ma non arrivo fino ai miei limiti fisici di mannaro, non voglio che mi portino via per farmi esperimenti. Come quadrupede riesco a fare salti lunghi fino a undici metri, tre più di un puma.

Quando ho finito, l'addetto mi carezza il petto col retro della mano, sa che i grossi canidi è meglio non carezzarli sulla testa, "Come le ho detto non ci serve," dice.

Elena si irrita leggermente, "Vi offro un animale che definite migliore dei vostri, e lo rifiutate?"

"Il suo Thor è indubbiamente una creatura incredibile, ha fatto il percorso ad ostacoli più in fretta di tutti i nostri cani, e non sembra neanche stanco, è bellissimo e in effetti riesce ad eseguire i comandi più complessi, ma sui nostri mezzi abbiamo spazi di dimensioni limitate e lui sarebbe troppo grande. Inoltre i cani poliziotto devono essere addestrati fin da piccoli... per cui dobbiamo rifiutare."

Cado a terra, ancora fallimento. Scollego il cervello per non sentire il resto. Dopo poco usciamo, e torniamo alla stazione.

 

Guardia del corpo

Tra pochi giorni verrò sfrattato dall'appartamento. Sono riuscito a trovare un modo di contraccambiare un po' Elena, gli ho dato un campione del mio sangue raccolto quando sono nella mia forma più forte, in quella intermedia. Lei vi ha estratto alcuni enzimi e poi ha distrutto il resto del sangue, in modo che il mio DNA non venga scoperto da altri.

Ha detto che per studiare tutte le cose molto strane che ci sono nel mio sangue gli sarebbe servita una grossa équipe e almeno vent'anni, comunque per ora si accontenta di fare la tesi di dottorato su un enzima che vi ha scoperto, dice che è promettente come cicatrizzante per ferite. Forse aver fornito la materia prima per una medicina umana sarà la cosa migliore che avrò fatto in vita mia, ne sono orgoglioso, ma al tempo stesso una piccola parte della mia mente è dispiaciuta che abbia regalato agli umani una piccola parte di quello che ci rende diversi e più resistenti di loro. Mi sento un po' come un nobile caduto in disgrazia che ha venduto ai plebei un antico e segreto gioiello di famiglia per comprarsi del pane. È la prima volta che penso alla mia specie come qualcosa di 'nobile' rispetto agli umani, e non sono sicuro che sia una sensazione piacevole. Mi sono sempre sentito quasi inferiore agli umani, come un diverso che doveva nascondere quello che è per poter sopravvivere. Elena mi disse che prima o poi dovrò imparare a pensare a me stesso né a come un inferiore né a come un superiore alla specie umana, ma solo come a qualcuno un po' diverso.

Ho messo alcuni annunci sulla rete, offrendomi come 'guardia del corpo canina', con tanto di mia fotografia come lupo, e pare che un ricco tedesco abbia accettato. Ci scambiamo qualche email per combinare un incontro, e dopo un paio di giorni sono in Germania insieme alla mia Santa Elena.

Veniamo accolti nella sua grande villa, circondata da prati e boschetti. Elena mi fa eseguire alcuni comandi, dicendogli che li so eseguire solo se me li da' in Inglese o in Italiano. Lei fa anche finta di attaccarlo, e io lo difendo. In effetti tutto il nostro spettacolo mi pare troppo finto, e mi sento già il fallimento nelle ossa, ma lui rimane impressionato, e in breve accetta. Elena riesce a strappargli uno stipendio di seicento Euro al mese, che per me sono abbastanza, sono più di quanto guadagnavo come pulisciscale.

Nella villa ci sono anche piccole gabbie con altri animali, soprattutto felini, e anche se io posso girare liberamente non mi piace vivere in un luogo del genere. È curioso che come umano non riesca a sopportare gli altri, mentre qui come quadrupede accetto senza fiatare perfino che mi ordini di raccoglierli degli oggetti. Come quadrupede qui sono proprio un omega. È strano, al canile di Ugo sono sempre alfa.

Dopo una settimana, una notte vengo scoperto in forma umana dentro la biblioteca della villa, quasi nudo e con indosso solo un accappatoio del padrone, mentre leggo un suo libro di elettronica. Lui chiama inutilmente Thor, cioè me, e vengo sbattuto fuori da una guardia privata, forse devo considerarmi fortunato se non hanno chiamato neppure la polizia. Probabilmente ha visto che porto il collare di Thor al collo, ma al riguardo non ha detto nulla.

Fuori della villa avevo nascosto vestiti e documenti, e la sera stessa sono di ritorno a Genova. Non ho fatto neppure un tentativo di tornare a lavorare lì come Thor, perché la vita da cani non fa per me. In realtà il padrone di casa non ha mai voluto una guardia del corpo canina, e non mi ha mai portato dove andava lui, gli piaceva semplicemente l'idea di avere un lupo quasi intelligente come guardiano della sua villa.

 

Epilogo

Sono nella gabbia di Ombra, e mentre pulisco il pavimento sogno di andare a lavorare in un parco naturale, tipo il Gran Paradiso, ma so che come lupo non mi prenderebbero mai. Alla fine sono riuscito a farmi assumere come aiutante al canile di Ugo, siamo amici da anni, e per ora andiamo abbastanza d'accordo.

Ho fatto visita alla vecchia signora, ma non mi ha ancora trovato nessun contatto con mannari.

Riesco a risparmiare parte dello stipendio perché ho lasciato definitivamente il mio appartamento e vivo in questo canile, dormo all'aperto e mangio soprattutto cibo per cani, che mi da' Ugo. Lui mi ha anche dato una stanza dove tengo il computer e i miei libri. Entro l'estate prossima spero di riuscire a mettere da parte abbastanza soldi per fare una gita in Alaska, dove spero di poter incontrare qualche vero lupo grigio, e magari anche qualcuno come me.
__________________________

Riferimenti:
- La scena del provino è ispirata dal racconto "Il lupo mannaro perfetto" di Antony Boucher (in "Storie di Lupi Mannari", Mammut, Newton & Compton).
- L'incidente d'auto è stato suggerito dal racconto "Come as you are" di Rogue Kzin.
- Una battuta è stata presa dal breve racconto "The tooth, the whole tooth, and nothing but the tooth", di Edwin L. Wilson Jr.
- Questo potrebbe essere l'aspetto del protagonista quando è in mezza forma:
http://www.blaqriot.summerdragoness.com/images/artwork/khole.gif
(Il disegno è fatto dalla brava Jamie Sidor).
"Vita da cani" © leonardo maffi.

[Vai all'indice]

Pagina visitata volte dal 9 Agosto 2003.