Libro: Albero e foglia

data 19990608

Autore: John Ronald Reuel Tolkien (!)
Titolo: Albero e foglia
Sottotitolo: -
Titolo originale: Tree and leaf
Editore: Rusconi
Genere: Saggio breve sulle fiabe, alcune fiabe e altro
N. pagine: 230
Dimensioni: medio-piccole, carta rigida
Anno o periodo di scrittura: 1938-39
Edizione: 11a
Altre opere dello stesso autore: Lo Hobbit, Il signore degli anelli, e molte altre.
Prezzo: 25K£, leggermente troppe.
Da chi mi é stato consigliato o perché l'ho comprato: Come vedono i bambini gli animali nelle storie e nei cartoni animati?
 

Note

Il libro si presenta con una copertina disegnata in stile "fiabesco", incorniciata da una complessa e spessa cornice piena di ghirigori (vedi più avanti nota H). Tutti i riferimenti incrociati di pagine sono errati.
Ho letto il libro abbastanza agevolmente, e senza troppe interruzioni, nei momenti liberi avuti in pochi giorni. Il saggio mi é piaciuto abbastanza. Temo proprio di non avere capito i concetti fondamentali che l'autore voleva esprimere. In effetti non credo di averli neppure notati. Però ho apprezzato molto le note finali.
E' la prima cosa che leggo di questo autore.

Credo che conserverò il volume. Vedremo.
    Ci sono vari punti interessanti, alcuni dei quali non li ho capiti del tutto.

Punti interessanti

[spesso quello che scrivo più avanti é solo il testo dell'autore parafrasato, e coincide con le mie opinioni solo quando lo dico esplicitamente]
 

p. 50-51: di solito le fiabe sono considerate roba per bambini. L'autore non concorda. Dice che per una serie di motivi sono state relegate a loro, e quindi hanno finito per essere considerate cose di bassa lega, e quindi ne sono state inventate poche nuove veramente belle, e quelle vecchie, non più rinfrescate e curate, si sono deteriorate. Invece l'autore dice che i bambini non sono di per sè più vicini alle fiabe degli adulti. Anzi dice che solo con gli anni si può sviluppare la capacità di apprezzarle al meglio. (Su questo concordo abbastanza con l'autore. A cinque anni l'enciclopedia medica mi risultava comprensibile, ma ancora a sedici anni non ero in grado di capire quasi nulla in una qualsiasi fiaba o barzelletta. Ma forse sono atipico. Adesso a ventisette anni capisco ben il 20-30% di un romanzo fantastico complesso come "la bussola d'oro", e ne vado orgoglioso. Se riesco a sostenere questo ritmo di sviluppo serrato, stimo che sarò in grado di leggere "Guerra e Pace" o simili, a soli centocinquant'anni di vita). Nella nota C p. 101 l'autore dice che i bambini solitamente non hanno una propensione per lo scrivere fiabe, e di solito non gli riesce (perchè la fiaba non é una forma facile). Se i bambini hanno una propensione è per le storie almeno nelle intenzioni "realistiche", e per le favole di animali (o di esseri umani zoomorfi), che gli adulti spesso confondono con la fiaba (anche io non le distinguo molto, ma direi che apprezzo le storie furry e per nulla le fiabe. E le storie furry sono abbastanza vicine a quelle di cui parla l'autore).
    L'autore spiega questa preferenza per le storie di animali perchè essa concede ampio spazio al realismo, e ad eventi domestici effettivamente noti ai bambini. Tuttavia, dice, tale forma letteraria é spesso suggerita o imposta dagli adulti, ed é preponderante nella letteratura per bambini.
    Tolkien quindi dice che forse, come le favole, le storie di animali non sarebbero effettivamente il genere preferito dai giovanissimi se essi potesero scegliere tra vari testi in vari generi, tutti alla loro portata. (Ed infatti noto che le collane di libri per giovanissimi che hanno più successo non sono quelle con animali, ma quelle tipo "Piccoli brividi", di orrore e/o paura. In effetti per quanto mi riguarda fino a circa diciannove anni non ho quasi mai letto nulla di narrativa, solo saggi e manuali. Le creature fantastiche e gli animali ho sempre preferito inventarmeli nella mia fantasia e basta. Per essere precisi la mia passione per gli animali é nata in età abbastanza avanzata, diciamo nell'adolescenza, prima in fatto di animali mi poteva interessare solo riuscire a parlarci come si fa con le persone. Ma questi ricordi sono molto poco affidabili, e potrebbero essere facilmente viziati da quello che penso e desidero adesso.).
    L'autore dice che se si forniscono ai bambini orsacchiotti, animali di peluche, e storie con animali (oppure fiabe) non dobbiamo poi stupirci che ragionino o costruiscano storie su di esse e con essi.
 

P. 68 e Nota relativa E-F p. 103: Nell'arte umana la fantsia é cosa demandata soprattutto alla parole, alla vera letteratura. In pittura la rappresentazione dell'immagine fantastica é tecnicamente troppo facile (non credo), e prevaricante sulla mente (sono d'accordo). Le illustrazioni per quanto valide di per sè, non rendono un buon servizio alle fiabe e alla fantasia. Tolkien esprime un concetto che non avevo ancora capito chiaramente, ma importante, cioè che illustrare fiabe e fantasie può essere controproducente.
    L'immagine aggiunta distrugge l'immagine mentale particolare che il lettore si era fatto, e al tempo stesso non è generale come il testo stesso.
Le immagini di creature, come i furry, mi piacciono, ma non vorresi che venissero usate per illustrare certe storie che apprezzo. Sono due cose distinte.
Nella nota F Tolkien dice che le rappresentazioni teatrali e cinematografiche delle favole sono di solito poco soddisfacenti.
    Per quanto riguarda le rappresentazioni della fantasia nei cartoni animati io direi che la situazione é un poco diversa. Spesso riesco ad apprezzare la fantasia anche se rappresentata sotto forma di cartone animato, ma molto poco se é sotto forma di film. Non é un problema solo mio. Ad esempio posso tuttora sentire, partecipare e esperire la fantasia di un cartone animato Giapponese con robot giganti, ma la stessa roba nei telefilm (come Power Rangers e simili) mi sembra spesso solo una serie di idiozie (forse non ne ho viste abbastanza di queste robe in gioventù, come Tolkien non ne aveva viste al cinema da giovane).
    Altro esempio: nelle storie scritte ci sono spesso animali parlanti, e talvolta hanno una parte seria. Ma finora non credo di aver visto un film in cui gli animali parlanti fossero rappresentati/bili seriamente.
    Esempi: il dottor Dolittle nella storia scritta originale ha animali seri, nel film con Eddy Murphy é tutta una commedia. Solo il maialino "Babe" si avvicina un poco ad avere qualche personaggio animale parlante leggermente serio. Il fumetto delle tartarughe Ninja é fantastico (mi dicono, io non l'ho mai visto), il cartone riesce ancora quasi a far ridere nonostante sia commerciale, i film sono da vedere solo se si ha stomaco, i telefilm sono la degenerazione totale nell'idiozia e nella correttezza politica.
    Un'altro esempio é il libro della giungla di Kipling. E' stato raffigurato in tutti i modi. La storia originale é molto seria, spesso drammatica. I film, per non trasformare il tutto in una buffonata, non provano neppure a far parlare gli animali. Tra le versioni a cartoni c'é il lungometraggio Disney, nel quale gli animali sono buffoni. Ma esiste una recente serie breve americano-giapponese che riesce incredibilmente a rappresentare gli animali e situazioni quasi seriamente, e talvolta pare perfino a superare Kipling stesso! Non si avvicina alla poesia e serietà del vecchi "Conan, il ragazzo del futuro", ma dati i precedenti direi che é comunque un risultato notevole. Uno spezzone della prima puntata di quel cartone (sui Libri della J.) lo trovai perfino alla una mega mostra di Roma dedicata ai lupi!
 

p. 75: Frase dell'autore, riportata anche su retro del volume: "La Fantasia é una naturale attività umana, la quale certamente non distrugge e neppure reca offesa alla Ragione; nè smussa l'appetito per la verità scientifica, di cui non ottunde la percezione. Al contrario: più acuta e chiara é la ragione e migliori fantasie produrrà."
    Sono abbastanza d'accordo, e sono affermazioni possibilmente vere, ma non tutti sarebbero d'accordo, anzi la maggioranza (specialmente tra i biologi), e Tolkien sfortunatamente non presenta giutificazioni a questo che dice.
    Libri come "I Rinogradi" o "After Man" sono le (rare) dimostrazioni che quello che dice l'autore é probabilmente vero.
Altre persone forse direbbero che la Fantasia ottunde la percezione della verità scientifica.
 

Nota D p. 102: Tolkien dice che da piccolo era altrettanto attratto alla zoologia e paleontologia "per ragazzi" quanto alla fiaba. Ma non gli piacevano i paragoni tipo quelli fra le meraviglie delle profondità oceaniche e quelle del Paese delle fate. Per lui entrambe le cose avevano i propri, distinti, punti di interesse. La natura richiede lo studio di tutta una vita, o meglio un interesse per l'eternità (in coloro che ne hanno il dono), ma c'é una parte dell'uomo che non é "natura", e pertanto non non é obbligata a studiarla, e in effetti ne resta del tutto insoddisfatta.
    Credo di capire che Tolkien dice che la natura non basta a riempire tutto il cuore di una persona. Ha bisogno di altro. Quello a cui penso come prima cosa é il desiderio di Divino e trascendenza. Tolkien sicuramente penserebbe anche ad altre cose. Io ho difficoltà a sentire come vere le cose di cui parla, benchè capisca razionalmente che sono vere. La mia sensibilità verso le idee e desideri religiosi é piuttosto bassa, e lo stesso vale per molte alte cose che spingono il cuore umano comune.
 

Nota G p. 105: L'autore dice che anche gli antichi capivano benissimo la distinzione tra umani e animali. Se loro scrivevano storie con combinazioni dele forme umane con quelle di piante e animali, non era prova di confusione, ma semmai il contario. La fantasia non ottenebra i chiari contorni del mondo reale, perchè da essi dipende. Fin quì l'autore dice cose semplici, tra cui anche alcune simili a quelle a p. 75. Ma poi esprime dei concetti per me più pesanti, e massimanmente interessanti.
    Per quanto riguarda noi occidentali, europei, questo "senso di separazione" é stato aggredito e minato, in tempi moderni, non da storie con lupi mannari e orsi incantati, ma dalla ipotesi (o dogmatiche supposizioni) di di autori di operee scientifiche, i quali hanno definito l'uomo, non già un "animale", ma "soltanto un animale" (nel senso di nient'altro che un. Anche Konrad Lorenz aveva le stesse preoccupazioni di Tolkien). Ne é derivata una deformazione della consapevolezza in oggetto, e un aumento smodato dell'amore per gli animali. Il risultato é stato persone che amano gli animali più dei loro simili. E' adesso, e non quando le fiabe furono concepite, che si ha un'"assenza del senso di separazione".
    Che posso dire? Che sento la distanza temporale che separa Tolkien da me. Non riesco a percepire come "difetti" queste caratteristiche del mio tempo moderno che lui riesce a farmi notare. Certi racconti furry (ma non tutti) sono basati sulla caduta di questa distinzione tra animali umani e non.
    Capisco che gli umani abbiano alcune differenze rispetto agli animali, maggiori capacità linguistiche e manipolative, lo sviluppo dell'etica, ecc, ma cerco di non vedere tali differenze come differenze di valore, ma di quantità o talvolta di qualità.
    La mia etica (rispetto a quella di molti del passato, incluso Tolkien, e a molti aspetti del Cristianesimo che considera gli animali come meri strumenti dell'uomo), é diversa, é cambiata. Magari io vivo in un'età di transizione, e non riuscirò mai a vedere la situazione dallo stesso punto di vista di quelli che verranno, che si baseranno su idee derivate da quelle dell'Ape Project (dare diritti di persone alle scimmie antropoidi), ma la strada é segnata ed é la stessa mia.
    Sono anni che rifletto su questi temi difficili, e penso che continuerò a farlo ancora per molto.
 

Nota H p. 105: Tolkien dice che le cornici alle fiabe (come i C'era una volta, e vissero felici e contenti, e simili) sono indispensabili. Tali fiabe le hanno tali cornici (a differenza delle moderne narrazini "realistiche") perchè tali narrazioni sono caratterizzate da una comprensione più vasta del Mondo del Racconto. Allo stesso modo lo sono le vere cornici alle figure. Una raffigurazione di una foresta incantata richiede un margine, anzi un elaborato confine. Stampala priva di essa, come fosse una istantanea delle montagne rocciose, é stolto e abusivo (questo spiega la cornice di copertina del libro).
   Tolkien é cristallino nell'esprimere questa sua opinione. Ma non capisco perchè la pensi così! Bernardo può aiutarmi?
    La maggior parte dei disegni furry che vedo (che presumo vadano classificati come disegni fantastici) non ha nessun tipo di cornice. Sbagliano quasi tutti? Oppure la distinzione tra fiaba e storia di animali (o di zoomorfi) vale anche qui, e quindi nel primo caso le raffigurazioni hanno bisogno di cornici, e nel secondo no?
 

p. 146: l'autore ha scritto una poesia "Mitopoeia" ad un'altro scrittore che tiene in bassa considerazione fantasia e favole. Tolkien gli ha letteralmente risposto per le rime. ad un certo punto ci sono queste due righe:

"Non chinerò il capo al Dominio del Ferro
interrando il mio piccolo scettro d'oro."

Ovviamente data la mia ignoranza in fatto di poesie so solo vagamente a cosa si sta riferendo sotto strati di metafore.
    Credo che il dominio del ferro sia quello ottenuto con armi (di ferro) o per mezzo di macchine (come industrie e treni) fatti di ferro, in contrapposizione all'oro che é (presumo) la fantasia e i suoi bei prodotti.
    Questo pezzetto mi ricorda quello che disse l'orso corazzato del "la bussola d'oro". Cioè che il loro metallo non era l'oro (cioè quello degli umani, avidi di ricchezza e potere) ma il ferro. Noto una specie di contraddizione tra questi due autori.

[metacommento: forse sto dicendo una sciocchezza, tratto la letteratura come se fosse un trattato di logica].

Non credevo che questo libro potesse suscitarmi tante riflessioni.