Libro: Il Lungo Ritorno

Data 20000827
 

Raccogliendo le idee credo di aver letto tre romanzi di Frederick Pohl. Sono sicuro che conoscete benissimo questo autore, e forse anche gran parte delle sue opere. Comunque mi permetto di esprimere anche qualche mio commento. Se avete voglia gradirei sentire anche cosa ne pensate di quello che ne penso io.
I romanzi che ho letto (e premetto che non sono stati scelti a caso), sono:

- Man Plus ("Uomo Piu'", ed. Nord 1977)
- Starbust ("Alla fine dell'arcobaleno", ancora Ed. Nord, 1983
- Homegoing 1989 ("Il lungo ritorno")

Dei tre conservo solo il terzo (i primi due li ho rivenduti).

"Uomo più" parla di un tizio che si fa fare a pezzi, ricoprire di plastica e castrare per diventare un cyborg in grado di vivere su Marte. In pratica non ho trovato difetti in questo piccolo romanzo, mentre ho trovato parecchi punti interessanti. L'unica cosa che non ho capito bene e' il motivo per cui viene "costruito" il cyborg stesso. Immagino per fare ricerce, esplorare e per aiutare nella colonizzazione. Un commento al romanzo, allegato al romanzo stesso, sottolinea che i cyborg non si riproducono, e quindi son sono molto buoni come coloni...
Ci sono vari aspetti interessanti nel racconto, come la cronaca della progressiva disumanizzazione del protagonista (che comunque mi pare che non viene scacciato da una sua amica perche' e' stato castrato). Scene forti sono quelle nelle quali il protagonista e' in riparazione ed è stato fatto tutto a pezzi, sparsi per tutto il pavimento.
Altri aspetti memorabili sono il collegamento della sua mente biologica con computer: lui porta con se' un piccolo computer, collegato in remoto con uno (o una rete) ancora piu' grande. Il suo piccolo computer gli fa percepire la realta' a velocita' variabili, a seconda delle necessita' (cosa credo fattibile, ma non nella maniera che dice Pohl) e alterandola in una specie di caricatura, in modo da renderla piu' facilmente comprensibile al protagonista.
 

"Alla fine dell'arcobaleno" e' una di quelle storie che vanno all'infinito. Preferisco una approccio piu' riservato all'infinito.
La crescita dei tizi nella nave e' un po' improbabile, ma comunque ben descritta.
 

Riguardo al terzo:

- Autore/i: Frederich Pohl
- Titolo: Il lungo ritorno
- Sottotitolo:
- Titolo originale: Homegoing
- Sottotitolo originale (se ne aveva):
- Editore: Mondadori
- Collana: Urania
- Genere: SF classica
- Traduttrice / traduttore: Marco Pinna
- Altri collaboratori (all'eventuale edizione italiana): Vari per la copertina
- Numero pagine: 330
- Dimensioni (piccole, medie, ecc): Gli Urania erano piccoli
- Anno o periodo di scrittura: 1989
- Anno dell'edizione che ho letto: 1996
- Altre opere dello stesso autore: "I mercanti dello spazio", Uomo più, Alla fine dell'arcobaleno, molti altri.
- Prezzo, e se ne é valsa la spesa: 5900, ben spese.
- Da chi mi e' stato consigliato o perché l'ho comprato: Ispirato dai commenti in copertina in edicola
- Tempo che mi e' stato necessario per la lettura, e tipo di lettura che ho effettuato (leggera, veloce, studio approfondito, ecc): poco, lettura veloce ma non saltante
- Quantita' di idee nuove che vi ho incontrato e che mi ha suscitato: Le coorti, una buona società aliena, altro.
 

Ho conservato questo romanzo perche' e' una storia buona, non originale (anzi probabilmente ci sono decine di storie con questa trama complessiva), ma molto ben realizzato.
In copertina dell'edizione Urania che ho letto si riporta "Si nutrono di carne umana", ma non mi pare che l'assaggino neppure in tutto il romanzo. Non capisco il senso di tele commento.

Si parla di alieni che arrivano sulla Terra con una nave, sono in pratica perduti. Hanno una semplice societa' un poco diversa dalla nostra, più "militare", ma chiaramente anche con alcuni vantaggi sulla nostra (ma forse se anche noi vivessimo in una nave cosi' potremo non avere una societa' non troppo democratica). Gli alieni sono tali, ma non poi cosi' tanto. Condividono gran parte dei nostri sentimenti (e ne hanno anche qualcuno extra), ad esempio il valore del contatto e conforto tra amici, col risultato che tra di loro vive un umano (o quasi) e ci vive in maniera decente, con solo pochi problemi, apprezzando il calore dei fratelli di coorte.

In pratica e' un romanzo in parte furry, dato che gli alieni ricordano una via di mezzo tra dei canguri robusti e dei babbuini (le scimmie africane carnivore dal muso canino), specie all'inizio si sente un buon senso di comunanza verso queste creature in parte animalesche. Molti dei loro modi di fare potrebbero facilmente essere definiti "animaleschi", ad esempio durante i pasti.
Nel romanzo ci sono parecchi altri dettagli interessanti, in effetti ne e' quasi zeppo, a mio parere.

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Il finale e' un po' debole. I protagonista quasi-umano si innamora di una terrestre e (secodo me) smette di colpo di essere un essere "sensuale". Anche se formalmente e' innamorato, e si comporta come un (super) eroe (evitando una possibile guerra e trovando una buona soluzione di compromesso tra alieni e umani) in realta' sembra non dimostrare piu' sentimenti di comunanza e vicinanza ne' con gli alieni nè coi terrestri. E questo non credo che possa essere giustificato dalle pur forti scoperte che ha fatto sue se stesso.
Lui e' vissuto tutta la vita insieme a dei compagni di vita, giochi e studio, ed anche se era un po' diverso da loro, era chiaramente accettato, e c'erano comunque sufficienti punti di contatto e calore per riempire il suo cuore. Mi pare improbabile che, nonostante l'innamoramento della terrestre e nonostate le rivelazioni su di se', abbia smesso di colpo (nel giro di qualche giorno) di provare un senso di vicinanza con quasi tutti i viventi che lo circondano, anche considerando che verso la fine riconquista il rispetto in pratica da parte di tutti.