Libro: Le interfacce uomo-macchina

Data 20000201
 

- Autore/i: M. P. Pessoa, E. Pessa
- Titolo: Le interfacce uomo-macchina
- Sottotitolo: -
- Titolo originale: -
- Sottotitolo originale (se ne aveva): -
- Editore: Di Renzo Editore
- Collana: Università
- Genere: Saggio sul design tecnologico di interfacce, soprattuto software, e di psicologia cognitiva.
- Numero pagine: 166
- Dimensioni (piccole, medie, ecc): piccole
- Anno o periodo di scrittura: 1996
- Anno dell'edizione che ho letto: 1996
- Altre opere dello stesso autore: -
- Prezzo, e se ne é valsa la spesa: 24000, ben spese
- Da chi mi é stato consigliato o perché l'ho comprato: trovato per caso alla libreria. Ogni tanto scovano libri piuttosto rari, come questo.
- Tempo che mi é stato necessario per la lettura, e tipo di lettura che ho effettuato (leggera, veloce, studio approfondito, ecc): ho impiegato pochi giorni, di lettura molto approfondita.
- Quantità di idee nuove che vi ho incontrato e che mi ha suscitato: alcune, non moltissime, ma comunque non me ne aspettavo di più, data la particolarità dell'argomento.
 

Note

In questo libro si parla di psicologia cognitiva, ma in maniera troppo superficiale per essere interessante. Una delle poche cose interessanti che si dicono di tale disciplina è sull'attenzione. Si parla dei salti che essa deve subire, che vengono chiamati switch, miniswitch, o microswich, a seconda delle loro dimensioni. In generale per conservare il flusso dell'attività che l'utente sta svolgendo, si dovrebbe costringere la sua attenzione a compiere i salti più piccoli.

Punti interessanti

P. 91: Menu con voci ad ampiezza variabile. I menu a tendina hanno voci più usate di altre. Office2000 si adatta a ciò facendo sparire, "arrotolando", le voci poco usate dei menu stessi. Narang potrebbe utilizare lo stesso metodo e anche un'altro, che si basa sul restringimento o espansione morbida e non discreta dello spazio dato ad ogni singola voce in un menu a tendina. Le voci più usate dovrebbero avere più spazio, in modo da poterle scegliere più in fretta. A p. 91 viene presentata una formula che mi suggerisce che forse potremo fare il tentativo di spostare in alto le voci più usate di frequente. In questo modo la distanza che il mouse dovrebbe percorrere sarebbe minimizzata (ma lo spostamento automatico delle voci potrebbe risultare distraenete: è per questo che bisogna fare delle prove!).
 

P. 103-105: a pag 103 inizia il paragrafo 4.4 sull'efficienza dei menu. Si dice che se abbiamo da gestire 64 voci distinte, di solito è più veloce organizarle in sotto menù, pittosto che lasciarle tutte di fila allo stesso livello. Questo perchè la distanza totale da percorrere diminuisce.
    A p. 104 si dice che il tempo medio di selezione di una voce in un menu a tendina, e il numero medio di errori che si fanno, sono molto influenzati dal tipo di percorso che la freccia del mouse deve percorrere.
Eisstono due tipi principali di menu a tendina, i "pull-down" e i "walking". I primi sono diffusi sul Machintosh, ed i secondi sul Pc. I primi richiedono che il tasto del mouse sia mantenuto premuto, poi rimane selezionata sempre una voce, indipendentemente dai movimenti del mouse. Nei menu walking, come quello Start del win, la freccia indica la voce da selezionare, ma se si esce dal menu si sbaglia o si annulla facilmente il menu.
    Il primo dei due tipi di menu richide al mouse un percorso più lungo, ma delle prove sperimentali dimostrano che dei due tipi è comunque il più veloce.
    Si è visto anche che l'introduzione di un bordo invalicabile nei menu walking (nei quali la freccia compie movimenti verticali - orizzontali - verticali, ecc) ne diminuisce molto i tempi di uso e gli errori. In Narang potremo mettere come opzionale questo tipo di menu. Come implementarlo?
    Un'altro test ha mostrato che i tempi di uso dei menu possono essere superiori a quelli di una interfaccia a caratteri, se si ha l'autocompletamento dei nomi dei comandi da inserire.
    Un'altro test mostra che in un menu a 64 voci messe in un solo livello, ma organizzate per sezioni omogenee, la selazione della voce è la più veloce, anche rispetto ai menu gerarchici. (Come si vede le misurazioni di spicologia sperimentale non sono semplici e scontate).
    In generale la selezione di voci multiple è più veloce se le voci sono una sotto l'altra, piuttosto che una accanto all'altra. Inoltre nei menu gerarchici per aumentare la velocità di selezione pare che sia utile mostrare oltre alle voci e alle cartelle delle sotto-voci, i contenuti delle sotto cartelle; ma solo quelle subito successive (non tutta la gerarchia di sotto-voci, che è distraente).
 

P. 123-125: si distinguono le interfacce in configurazionali (configural display) e interfacce separate (separate dsplay). Nelle prime un unico oggetto geometrico rappresenta più variabili (com i rubinetti miscelatori o gli slider 2D). Tale tipo di interfacce possiedono delle caratteristiche emergenti che ne influenzano in modo critico il funzionamento.
Nelle seconde invece ogni variabile è rappresentata da un oggetto.
In generale una interfaccia deve mostrare con un elemento distinto ciascuna variabile rilevante (e non ad esempio mappare più operazioni sugli stessi comandi), inotre ci deve essere la maggiore vicinanza concettuale possibile tra un'interfaccia e ciò che viene comandato. Queste idee si ricollegano bene anche alle idee di Donald Normand (l'autore di "La caffattiera del masochista").