Libro: On writing

Data 20010321c
 

Questa scheda bibliografica è scritta rivolgendomi ad un amico.
 

- Autore/i: Stephen King
- Titolo: On writing (però il libro è in italiano)
- Sottotitolo: -
- Titolo originale: On writing
- Sottotitolo originale (se ne aveva): -
- Editore: Sperling & Kupfer Editori
- Collana: "Narrativa"
- Genere: La prima parte è una specie di autobiografia. La seconda parte è un saggio su come su scrive letteratura.
- Traduttrice / traduttore: Tullio Dobner.
- Altri collaboratori (all'ecentuale edizione italiana): -
- Numero pagine: 303
- Dimensioni (piccole, medie, ecc): medie, rilegato rigido.
- Anno o periodo di scrittura: 1999-2000
- Anno dell'edizione che ho letto: 2001 (Marzo)
- Altre opere lette dello stesso autore: "Unico indizio la luna piena", un romanzetto scadente. Il film omonimo invece è stato semplice ma carino.
- Prezzo, e se ne é valsa la spesa: Me lo hanno prestato. Il volume è stato meritevole di lettura.
- Da chi mi é stato consigliato o perché l'ho comprato: Angela Li Volsi me lo ha offerto in prestito.
- Tempo che mi é stato necessario per la lettura, e tipo di lettura che ho effettuato (leggera, veloce, studio approfondito, ecc): l'ho letto in meno di tre ore. Ho saltato la prima parte, cioè l'autobiografia, la seconda parte l'ho letta un po' saltellando qualche pezzetto qui e là.
- Quantità di idee nuove che vi ho incontrato e che mi ha suscitato: almeno un paio di interessanti riflessioni. Comunque nulla di eccezionalmente importante.
 
 

Note

Questo libro mi ha fatto ridere ad alta voce in almeno in tre punti, e mi ha fatto raggelare nel finale. Nel complesso è ovvio che King sa scrivere bene, aggancia il lettore.

Io non ho la terminaologia dello scrittore ma del programmatore: faccio versioni 1.2, ma non so cosa siano "due bozze", una revisione, una "cartella" di testo, e non conto le parole ma i byte e i caratteri.

Nota: da come parla King è chiaro che (e credo che in questo caso abbia ragione) ho/abbiamo sbagliato a tracciare a priori la trama dettagliata di Chapel. Il difetto principale di ciò è che lì ho esposto argomenti che volevo spiegare, e situazioni in cui mi volevo ritrovare, e poi ho forzato tutto a scorrere nelle direzioni che preferivo. Il risultato è che molti punti della trama di Chapel non sono dei logici sviluppi di quello che precede, ma appunto delle forzature di eventi. Questo non è affatto un bene.

King dice che all'inizio una storia la si scrive per un lettore ideale, ad esempio per la propria moglie.

King dice anche che all'inzio uno scritto è un qualcosa di personale, quasi come se fosse un atto egoistico di autoespressione, o come un embrione in un utero, che va protetto dalle critiche esterne per potergli dare la possibilità di crescere. King definisce tale fase "con la porta chiusa a chiave" (quella della stanza dove si scrive). la seconda fase, che include la riscrittura e le critiche da parte degli altri è quelal "con la porta aperta". Non ho mai seguito questo metodo (ad esempio mostro agli amici degli embrioni di testo, che King definirebbe essere ancora troppo delicati per mostrarli alla critica altrui), ma credo che potrebbe aver ragione lui. Vedremo.
 

Punti interessanti

P. 232-236: a King non piacciono molto i romanzi "fattuali", cioè quelli che hanno un forte contenuto spiegato. Dice che non vendono (il che può essere vero, di sicuro lui di vendite se ne intende più di me), dice che le spiegzioni in un romanzo sono secondarie alla storia, è il cane (cioè la storia letteraria) a far muovere la coda e non viceversa. Da questo posso dedurre che a me non piace scrivere letterariamente. Eppure... rimane il fatto che esistono alcune opere belle di questo tipo: "Rinogradi" e "After man". Imitarle è quello che mi propongo! King può andare a farsi friggere! :-)
A parte tutto per me le idee scientifiche e tecniche sono importanti, e quindi in "Chapel" intendo metterle (Questo comunque non vuol dire affatto che tutti i miei scritti letterari debbano essere così).