Il seguente testo di Sandro Pergameno è stato pubblicato originalmente nel giugno 1996 quale prefazione all'edizione italiana del romanzo Necroville (Sergio Fanucci Editore).
Ringrazio l'autore e l'editore per avermene concesso l'utilzzo.

Nato nel 1960 in Inghilterra, ma residente in Irlanda, lan McDonald iniziò a pubblicare fantascienza con "The Islands of the Dead", uscito sulla rivista Extro nel 1982: questa storia, insieme ad altre raccolte in "Empire Dreams", del l 988, e ai suoi primi romanzi. sempre di quell'epoca, dimostrarono subito la sua passione per ambientazioni complesse e raffinate e per una ricerca narrativa molto elaborata dal punto di vista stilistico e di costruzione della vicenda.

Il suo primo romanzo, I'ottimo "Desolation Road", apparso negli USA nel 1988, è stato definito come un incrocio tra le "Cronache Marziane" di Bradbury e "Cent'Anni di Solitudine" di Gabriel Garcia Marquez; in effetti ciò è abbastanza vicino alla realtà, se a questo miscuglio si aggiunge un tocco della vena lirica presente nel ciclo della Strumentalità di Cordwainer Smith.

Più che scrivere "pastiches" di opere di autori classici, si può dire che McDonald mostri la loro influenza in un'intelligente e originale appropriazione di certe angolazioni narrative necessarie a far risaltare in maniera fortemente emotiva tutte le implicazioni psicologiche delle trasformazioni ambientali causate dal processo di "terraforming" di Marte, o della trasposizione in "cyborg" del fisico umano.

"Desolation Road" è la storia epica e complessa della città omonima, fondata su Marte al momento in cui il dr. Alimantado si allontana nel deserto verso un misterioso incontro alieno e cresciuta attorno a un eccentrico gruppo di rifugiati e pionieri che si sono radunati attorno all'oasi del dr. Alimantado.

McDonald non si fa scrupoli nel creare un Marte pieno di meraviglie tecnologiche: macchinari intelligentemente avanzati sono attivi nell'opera di ''terraforming" e di controllo meteorologico del pianeta, e fanno parte di un bizzarro pantheon dominato da arcangeli meccanici ben integrati nelle vite dei mistici della città marziana.

I sogni dei memorabili protagonisti di "Desolation Road" sono mitici o razionali, alcuni pieni di odio, altri all'inseguimento del meraviglioso. Essi attraggono sempre più gente nella città marziana: sempre più uomini e donne, con ideali contrastanti, finchè un Neo Feudalesimo verrà a regnare sopra ideali separati come la solidarietà dei lavoratori, la rivoluzione nichilista e la religione delle macchine.

"Out on Blue Six", del 1989, è un'opera meno convincente di "Desolation Road"; descrive un'antiutopia, tema classico della fantascienza e in particolare della fantascienza inglese negli anni del governo della Tatcher a Londra.

Si tratta di un tentativo di riabilitare gli ideali del socialismo, combinando certi motivi standard alla Heinlein (vedi "Rivolta nel 2100") - l'Uomo, in questo caso la Donna, che "impara" dall'esperienza e "cambia" - con altre tematiche tipicamente vanvogtiane (certi misteriosi "padroni nascosti"), o prese a prestito dalla ricerca del Santo Graal. Il risultato è un qualcosa di piuttosto farraginoso e indigeribile.

Ma è con il suo terzo romanzo, "King of Morning, Queen of Day", uscito nel 1991 e tratto da un racconto precedente dallo stesso titolo, che lan McDonald esce prepotentemente alla ribalta. Vincitore nel 1992 del premio Dick per il miglior paperback dell'anno, "King of Morning, Queen of Day" riesce a rinnovare in maniera magistrale i canoni del genere "fantasy" (un po' come avrebbe fatto anche l'ottimo Michael Swanwick nel suo originalissimo "Cuore d'acciaio").

Il romanzo è un ironico omaggio ai canoni della fantasy, in quanto consiste di tre lunghe novelle (romanzi brevi) su altrettante generazioni di donne, e vi compare anche la classica "ricerca" (basi queste, come cita lo stesso McDonald nella postfazione al libro, di ogni ciclo di fantasy che si rispetti: "tutte le storie di fantasy devono essere costituite di tre volumi e includere una citazione della "ricerca").

McDonald tuttavia non ha nessuna intenzione di annoiare i lettori con un'ennesima scopiazzatura dei temi di Tolkien. La sua folle e ambiziosa trilogia in un libro si rifa a ben altri modelli: ai primi scrittori di fantascienza e al poeta Yeats nella sua prima parte; a Beckett, Flann O'Brian e soprattutto al Joyce dell'Ulisse nella sua seconda parte; e infine, nella terza sezione, partendo da toni tradizionali sull'identità irlandese attraverso i secoli e le generazioni. va ad dirittura ad assimilare sapori decisamente cyberpunk con risultati di eccezionale forza narrativa e originalità.

Il vero soggetto del romanzo è l'lrlanda, la sua letteratura, la politica, le guerre, i sogni, gli abitanti negli ultimi settantanni, a partire dal 1913, ove è ambientata la prima sezione, per finire al presente dell'ultima parte.

Si tratta di un'opera forse incostante e alternante sia come struttura che come risultati; nel complesso rimane tuttavia un trionfo di lirica, eloquenza e raffinatezza letteraria che rimane impressa nella memoria del lettore.

La carriera narrativa di MacDonald prosegue con un'altra opera di grande interesse e di ampio respiro, "The Broken Land", del 1992, (uscito come "Hearts, Hands and Voices" in Inghilterra), ambientato in un mondo futuro tropicale ed esotico.

Come il romanzo precedente, anche qui McDonald si dedica a temi di notevole impegno sociale: il romanzo, in un certo senso un deprimente catalogo delle atrocità del nostro secolo, è incentrato su tematiche quali l'oppressione dei popoli, la violenza e la redenzione. L'ambientazione ricorda a volte l'Irlanda, altre volte l'Europa nazista, altre volte ancora il Sud-Africa, o ancora l'Asia sudorientale. La lotta religosa e sociale che vi ha luogo ricorda sì il conflitto nord irlandese cui McDonald è ovviamente molto legato, ma anche altri conflitti che hanno costellato e segnato in maniera cruda la nostra epoca (il nazismo, il Vietnam, la barbarie del sud Africa,ecc.).

La tecnica adoperata dall'autore, nello stile sempre intensamente poetico e vagamente ipnotico, ricorda quella utilizzata nel suo primo romanzo; qui il modello cui McDonald si è ispirato è però Geoff Ryman (altro g rande autore inglese moderno praticamente sconosciuto nel nostro paese) con i suoi romanzi impegnati e controversi "The Unconquered Country" (1986) e "The Child Garden" (1988).

E giungiamo così a "Necroville", del 1994 (uscito in America come "Terminal Café"), in cui McDonald raggiunge l'apice dal punto di vista stilistico e narrativo, in una costruzione tecnologicamente e fantascientificamente molto solida e convincente.

In un mondo in cui l'immortalità è ormai una conquista assodata, attraverso le nuove frontiere della nanotecnologia (in una postfazione al libro l'autore fa atto d'omaggio a Ian Watson, il primo a sostenere che l'immortalità è la prima cosa che l'umanità potrebbe ottenere dallo sfruttamento della nanotecnologia), i morti risorti costituiscono un terzo della popolazione mondiale e sono la spina dorsale della sua forza lavoro. Hanno una loro cultura, i loro costumi, e anche i loro ghetti, la Necroville, e le loro celebrazioni.

Su questo assunto McDonald riesce ad elaborare, attraverso immagini di una California tecnologizzata e ispanicizzata al di là di ogni attuale previsione, un mondo futuro estremamente complesso e affascinante, fondendo in maniera mirabile il suo stile raffinato e rococò con toni polizieschi e "noir" alla Chandler e con le nuove pulsioni del cyberpunk.

Un altro punto di forza di questo romanzo è che riesce anche ad esprimere i sogni infranti dell'alta tecnologia e del processo telematico in contrasto con la disperazione di una società in piena trasformazione, afflitta da problemi di inquinamento, di mancanza di valori, di punti fermi.

In definitiva, possiamo sostenere che si tratta di un libro unico ed originalissimo, un vero tour de force letterario che consacra definitivamente Ian McDonald nell'Olimpo dei grandi autori della moderna fantascienza.

Sandro Pergameno

 

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