Neil Gaiman
American Gods
(2001)

Il sig. Gaiman sa raccontare una storia, questo è certo. Ma questo chi lo seguiva su Sandman lo sapeva già, sarà stata una bella scoperta per gli altri sfortunati.

E proprio Sandman m'è tornato in mente leggendo American Gods: il respiro mitologico, la pacata e straordinaria visione del mondo, il senso del magico quotidiano che fortunatamente non diventa mai filosofia da supermercato si ritrovano nei personaggi, nelle situazioni e negli scenari che fanno del romanzo un concentrato di storie fantastiche originali e indimenticabili. Con in più un legame molto più solido con la terra americana, con il pragmatismo e la desolazione a cui siamo ormai abituati guardando i panorami del centro (volenti o nolenti) del nostro mondo.

Gaiman nel romanzo racconta un sacco di storie che in mano ad altri autori meno dotati sarebbero probabilmente diventate esercizi di retorica spicciola o stucchevoli riepiloghi di mitologie e crimini già letti e conosciuti. Nelle sue mani queste storie diventano invece gioielli che accompagnano il cammino del lettore illuminandolo, confondendolo, affascinandolo. E non contento tra le storie riesce pure a inserire quasi per sbaglio qualche rapida e profonda riflessione sulla religione, sul mito, sull'uomo che poi ti dici: ve mo' 'sto Gaiman cosa riesce a infilarti tra un cadavere e un gioco di prestigio...

American Gods narra degli dei (vecchi e nuovi) che si ritrovano a vagare per l'america come stranieri in terra straniera. Vi appaiono nelle loro varie incarnazioni perché frutto della fede degli immigrati che nei secoli sono giunti oltremare (da qualsiasi mare...).
Si incontrano i personaggi più pittoreschi: frutto di miti, credenze e religioni le più disparate (e il lavoro di ricerca dev'essere stato notevole ma anche divertente). E' strano che compaiano dei di sperdute tribù primitive insieme ai nuovi miti del capitalismo avanzato, ma non compaia nessun dio/santo/demone appartenente alle cosmogonie delle grandi religioni monoteiste, e dire che anche loro sono giunte da immigrate sul territorio americano e che sono frutto degli stessi bisogni che hanno generato i loro misconosciuti parenti.

Capisco le difficoltà di gestire un simile fardello, ma credo che almeno una scusa per la loro mancata partecipazione Gaiman poteva/doveva inventarsela.

Probabilmente il problema era sia narrativo che politico: diventava troppo complicato gestire delle presenze tanto ingombranti e il plot ne avrebbe decisamente risentito; le implicazioni politiche sarebbero state ineluttabili e ho come l'impressione che Gaiman non abbia voluto cimentarsi nelle conseguenze di tali implicazioni (penso anche a come rimangono sfumati i nuovi dei).
Di nuovo: non rimprovero a Gaiman tali scelte (anche se mi sarebbe piaciuto leggere il romanzo che ne sarebbe venuto fuori), quello che critico è la rimozione di tutto quel mondo senza motivo e senza giustificazione (che per me sono poi i veri errori).

Detto questo se si legge il romanzo senza pensare a questi dettagli risulta comunque godibilissimo e assai apprezzabile.
In poche parole, mi è piaciuto assai!

...e per chi ha nostalgia di Sandman ad un certo punto fa pure capolino la sorellina del signore dei sogni, in una veste un po' particolare, ma è lei, non ci sono dubbi!
(2002)

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