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RIVISTA DI FANTASCIENZA

NarrativaArticoli

Umberto Scopa
Guida spericolata nel ciclo della Fondazione di Asimov

1) Gli enciclopedisti

Il primo e più immediato pensiero che la fantascienza mi suggerisce è l’immensità dello spazio e del tempo. Non so se qualcuno meglio di Isaac Asimov ha saputo essere interprete di quell’immensità che ci circonda in tutte le direzioni. La sua produzione narrativa che meglio rappresenta l’immensità e soprattutto la percezione del respiro cosmico è il noto ciclo della Fondazione. Il primo libro del ciclo, ovvero “Cronache della Galassia” 1 , è una raccolta di 4 racconti pubblicati nel lontano 1952. I racconti sono accomunati dal medesimo scenario, cioè quello di universo popolato dagli esseri umani che abitano ogni pianeta adatto alla vita. Siamo in un futuro sufficientemente lontano da oggi da non correre il rischio di poterlo vedere. Così lontano nel tempo che nessuno ricorda neppure quale pianeta ha originato gli esseri umani. La memoria si è persa nella notte dei tempi. Il Regime dell’universo è un impero che ha sede su Trantor. Trantor è una presenza invisibile in questo libro. La prima significativa descrizione di Trantor non appare, infatti, in Cronache della Galassia, ma solo nel secondo libro del ciclo: “Il crollo della Galassia centrale”. Si tratta di una descrizione grandiosa che devo affidare per forza alle parole dell’autore 2 : “(Trantor ndr) …era di più di un pianeta: era il cuore pulsante di un impero di 20 milioni di sistemi stellari. Aveva una sola funzione: l’amministrazione, un solo scopo il governo, un solo prodotto: la legge (…) Il lucido, indistruttibile, incorruttibile metallo che copriva tutto il pianeta costituiva l’armatura e le fondamenta di quelle colossali strutture che incastellavano il mondo (…) Si poteva percorrere tutta Trantor senza mai uscire dall’abitato”.
Ma questo ancora non dice tutto. Trantor aveva quaranta miliardi di abitanti ed era abitata fino a due chilometri sotto terra 3 .
Tornando indietro alle origini della storia, cioè a Cronache della Galassia, occorre mettere a fuoco la vera anima di tutte le vicende narrate che accompagnerà i lettori fino alla conclusione del ciclo.
Mi riferisco alla figura di Hari Seldon.
Hari Seldon è uno scienziato, massimo e ultimo esponente di una disciplina scientifica che si chiama psicostoriografia. Ultimo esponente, come dicevo, perchè “nessun uomo in seguito è stato capace di risolverne le complicate operazioni” 4.
La psicostoriografia è il più potente strumento mai esistito per lo studio dell’umanità. Questa scienza è in grado di prevedere con formule matematiche l’evoluzione della storia universale, studiando i comportamenti delle masse. Hari Seldon a conclusione dei suoi studi ha capito come si evolverà il futuro della società umana distribuita nell’intera galassia: l’impero, rappresentato da Trantor, è destinato ad un lento e inesorabile processo di sgretolamento. Di fronte alla caduta dell’impero si profila un’epoca di barbarie, un medioevo galattico, dove i singoli pianeti saranno o aggressori, o esposti alle mire espansionistiche di altri pianeti. Morte e distruzione dilagheranno.
Prefigurandosi questo quadro del futuro Hari Seldon concepisce il progetto di costituire due Fondazioni su due pianeti ai margini opposti dell’Universo. Ma di una sola Fondazione in realtà si parla in Cronache della Galassia e cioè la Fondazione insediata su un pianeta insignificante che si chiama Terminus, un pianeta arido, deserto e privo di risorse 5. La Fondazione ha uno scopo preciso. Curare il progetto di realizzare un’immensa e apparentemente insensata Enciclopedia Galattica. Custodire il sapere di tutto l’Universo.
Quanto sia lungimirante il progetto sarà rivelato dal tempo. Così la voce narrante del già citato secondo romanzo del ciclo, descriverà in retrospettiva l’ascesa della Fondazione: “in tre secoli la Fondazione si era trasformata da piccolo centro di scienziati in tentacolare impero commerciale, che si estendeva per gran parte della galassia” 6. Ma come si è arrivati a questo?
Il primo passo è proprio ascrivibile al progetto di curare l’enciclopedia galattica.
La disgregazione dell’impero infatti interromperà le comunicazioni fra i pianeti, le idee non circoleranno più, chi sa qualcosa la terrà per se, gli scienziati si estingueranno e le civiltà saranno condannate a regredire nel loro sapere, ognuna di loro perderà lentamente la memoria delle grandi conquiste scientifiche e tecnologiche.
Ma non Terminus, dove è insediata la Fondazione. Questo piccolo e arido pianeta ai margini dell’Universo, ora non appare affatto privo di risorse; in realtà, ne ha una preziosissima, il sapere, la memoria di tutto ciò che si sapeva all’epoca in cui le civiltà cooperavano unendo i loro intelletti. Non ha armi, non ha prodotti materiali da vendere, ma ha il sapere e su questo costruisce la sua supremazia.
Terminus si trova a dover respingere le mire espansionistiche del vicino pianeta Anacreon. Terminus (e quindi la Fondazione) sembrerebbe destinato a soccombere sul piano militare.
Eppure, senza spargere una sola goccia di sangue, riuscirà a mettere sotto scacco la minacciosa Anacreon, solo con l’astuzia e l’intelletto. La logica dell’attacco preventivo appare in questa fase come oggetto di una specifica riflessione che Asimov ci sottopone. “Dobbiamo colpire per primi, si tratta di autodifesa” 7 dice Leopoldo reggente di Anacreon. E scoprire in che modo questa logica verrà miseramente umiliata e travolta dalla sua stessa stupidità è un piacere che voglio lasciare ai lettori.
Dalla parte opposta, quella della Fondazione, c’è Salvor Hardin, Sindaco di Terminus, il vero artefice della strategia vincente, il quale risponde -a chi lo spinge a sferrare a sua volta verso Anacreon un attacco militare preventivo- con questa frase che diventerà nel futuro l’emblema del suo governo: “la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci” 8 . Salvor Hardin e la sua filosofia rimarranno impressi in modo indelebile nella storia della Galassia.
Una pillola di saggezza per noi uomini del passato, viventi in quest’epoca sventurata che non conosce, purtroppo, la saggezza di Salvor Hardin.
Ma bisogna dire qualcosa di più a proposito di Hari Seldon, l’uomo che ha concepito la Fondazione e l’ha creata. Hari Seldon è uno scienziato, come detto, unico esponente di quella disciplina cui ho accennato poc’anzi, cioè la psicostoriografia. Questa disciplina permette, avvalendosi di calcoli matematici, di prevedere il futuro dei comportamenti di massa con altissime percentuali probabilistiche di avveramento. In sostanza è in grado di prevedere in questo modo il futuro della storia dell’Universo. Hari Seldon concepisce la Fondazione proprio allo scopo di ridurre da 30.000 a soli 1.000 anni l’inevitabile epoca di barbarie susseguente al crollo dell’impero. Il futuro è pianificato con un progetto che cerca di limitare il peggio. C’è un margine di intervento possibile, dunque, per modificare il futuro. Ma occorre rispettare i piani studiati da Hari Seldon.
La psicostoria però ha un limite – dirà Salvor Hardin – “non poteva applicare la sua scienza all’individuo” 9. Per intenderci deve essere un po’ come quando si tira una moneta milioni di volte. La statistica dice in anticipo che ciascuna faccia della moneta uscirà un numero di volte che si approssimerà al 50 per cento delle volte, tanto più quanto aumenta il numero dei tiri. Ma nessuno può prevedere cosa uscirà dal singolo tiro di moneta. Sembra quindi di capire che in questo futuro l’individuo abbia ben poca possibilità di cambiare il mondo. Come la singola moneta, che è libera di cadere come vuole, non influirà sul risultato finale della serie. La psicostoriografia può prevedere ed entro certi limiti cambiare il futuro, ma a una condizione, che gli esseri umani non conoscano il contenuto delle sue predizioni 10.
Questa è una codizione interessante che suggerisce delle riflessioni davvero stimolanti. Proviamo a spiegarci perché, se le masse vengono informate delle previsioni della psicostoria, il corso degli eventi prenderà un’altra direzione.
Per avere una possibile spiegazione il lettore dovrà attendere addirittura il seguito di questo romanzo, ovvero “Il crollo della galassia centrale”, già citato, dove nelle pagine finali leggiamo: “La spiegazione più semplice è che la psicostoriografia di Seldon non agisce sugli individui, ma su tutta la massa che deve ignorare gli avvenimenti che seguiranno in modo che agisca in maniera naturale” 11. In altre parole vuol dire che le previsioni di Seldon hanno come oggetto il comportamento naturale della masse e se le previsioni del loro comportamento diventano di dominio pubblico è evidente che la masse non si comporteranno più in maniera naturale e le previsioni diventeranno inutili.
Ma quali implicazioni profonde sono sottese a questo stato di cose? Sono implicazioni veramente paradossali che proverò a delineare con un gioco di supposizioni. La prima è che le masse, solo quando non conoscono il proprio futuro, possono conservare la consapevolezza del proprio libero arbitrio e solo a questa condizione possono essere prevedibili. Ed è un paradosso evidente. La seconda è che la massa riacquista il proprio libero arbitrio nel momento in cui conosce il piano e, sapendo di non essere più libera, cerca di sfuggire al disegno prestabilito. Ma per sfuggire al disegno prestabilito dovrà fare ciò che non vuole, perché la previsione della psicostoria ha come oggetto proprio la naturale volontà delle masse. E se uno fa quello che non vuole, come fa a essere libero? Un doppio paradosso che porta ad una sola conclusione: l’uomo non è libero. Viene in mente in proposito un passo di “Come io vedo il mondo” di Albert Einstein, dove il noto scienziato, citando Schopenauer afferma: “E’ certo che l’uomo può fare ciò che vuole, ma non può volere che ciò che vuole” 12. Il libero arbitrio che nega se stesso.
Ma si può concludere il complesso discorso con una banalità rassicurante. Che se noi singole monetine possiamo cadere sulla faccia che vogliamo e nessuno può prevedere il nostro comportamento individuale, non abbiamo forse tutta la libertà che vogliamo?
Per non rassicurarvi troppo, si può anche pensare che la psicostoria, come ogni scienza, possa progredire e un giorno possa arrivare a prevedere anche quello che nei mondi di Asimov non riesce (e non riuscirà mai) a fare, cioè prevedere il comportamento del singolo individuo.

2) L’uomo in carrozzella

Dunque abbiamo chiarito che Hari Seldon non può rivelare le sue predizioni al mondo, pena il mancato avveramento delle stesse. I membri della Fondazione sono al corrente di vaghi elementi. Sanno che l’impero crollerà e che nel vuoto di questa caduta la Fondazione inizierà un’ascesa per il bene dell’Universo. Ma neppure loro sanno in che modo ciò avverrà, perché tutto questo fa parte di ciò che non può essere rivelato. Ma Seldon sa che nelle sue previsioni c’è un piccolissimo margine di errore. Per cautelarsi contro possibili deviazioni della storia dell’umanità dal tracciato delle sue previsioni, individua dei precisi momenti del futuro che rappresentano gli snodi più critici dell’evoluzione della storia dell’Universo, quelli dove è più alto il rischio che il futuro deragli. Questi snodi prenderanno il nome di “crisi Seldon”. Quando starà per avverarsi una crisi Seldon, Hari Seldon, benché ormai morto, apparirà ai viventi materializzandosi grazie ad una registrazione da lui stesso preparata: apparirà sotto forma di immagine tridimensionale ai posteri (un ologramma), rivelando loro degli indizi. Indizi che dovranno aiutare gli uomini del futuro a risolvere le crisi Seldon e salvare il progetto. Ma vediamo come appare Hari Seldon al verificarsi della prima crisi. Innanzitutto il luogo deputato ad accogliere la sua apparizione ha un nome molto altisonante, si chiama “la Volta del tempo”.
I rappresentanti della Fondazione, che sanno di essere di fronte a una crisi, si dispongono davanti alla Volta del Tempo e puntualmente Hari Seldon appare. Apparirà all’interno di una cabina a forma di prisma, con l’aspetto che aveva nei suoi ultimi anni di vita: cioè quello di un anziano seduto su una carrozzella 13, perché rimasto vittima di una paralisi. Dopo essere apparso rivolge ai presenti l’invito a rimanere seduti. Seldon era molto sicuro della sua autorità, evidentemente duratura nel tempo. Permetterà ai presenti di fumare anche. Una parentesi: non so se qualcuno ci ha fatto caso, ma nel ciclo della Fondazione, che abbraccia una buona parte della storia dell’ Universo, ogni vicenda ha sullo sfondo un sigaro, una pipa o una sigaretta. Su qualunque pianeta in ogni epoca qualcuno fuma. Non credo ci sia un personaggio non fumatore. E se Seldon, quando appare, permette di fumare, vuol dire che la sopravvivenza del fumo è addirittura un fatto che lui ha previsto. Chiusa la parentesi frivola sulla soprvvivenza delle buone abitudini.
Gli uomini della Fondazione che ascoltano il discorso di Seldon dovranno trarne ispirazione per agire in modo da risolvere la crisi.
Non è difficile immaginare che Hari Seldon, in questo modo, diventerà nei millenni una vera e propria figura guida vicina alla divinità.
E al contempo la Fondazione, accumulando le conoscenze di tutto l’Universo, diventa progressivamente un tempio del sapere. Agli occhi degli altri pianeti, quel sapere appare sempre più come magia e la Fondazione si trasforma in una vera e propria autorità, che detiene poteri soprannaturali. Ecco come viene descritto il potere della Fondazione da un abitante del pianeta Kalgan: “vi è gente che dice che sia un mondo (ndr, Terminus) magico capace di costruire un fuoco che distrugge i pianeti e che custodisce segreti di una potenza inimmaginabile” 14 .
La tecnologia che le altre civiltà hanno perduto (ndr, soprattutto l’energia atomica) viene concessa dalla Fondazione agli altri pianeti, ma solo attraverso dei sacerdoti da essa istruiti in modo da poterla far funzionare senza conoscerne i principi e i meccanismi profondi di funzionamento. Questi sacerdoti diventano un po’ come degli autisti che sanno accendere una macchina, la sanno guidare, ma non hanno mai aperto il cofano, non sanno cos’è il motore, com’ è fatto e come funziona. In questo modo la Fondazione conserva il suo potere di conoscenza esclusiva e le civiltà degli altri pianeti dipendono da lei. Al tempo stesso i sacerdoti hanno potere nei rispettivi pianeti, come dei ministri di culto, dotati di poteri soprannaturali, ma dipendenti dalla Fondazione dalla quale derivano i loro poteri.
Credo che sia opportuno fermarmi qui per ora perchè La Fondazione, come istituzione, merita delle riflessioni. I suoi principi sono assolutamente pacifici. Ma nella storia appare via via portatrice di una violenza sottile. Inventa una religione che, come detto, serve a mantenere in uno stato di ignoranza i beneficiari del sapere da lei stessa detenuto.
Ricorderete di certo il grande Sindaco della Fondazione Salvor Hardin e la sua celebre frase, già citata, “la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci”. Però Salvor Hardin sarà ricordato anche per altre 2 frasi, che ci mettono in luce un altro lato della sua persona. Queste frasi di Hardin sono estrapolate dall’ultimo romanzo della trilogia, ambientato quando Salvor Hardin ormai appartiene ad un lontano passato. Queste frasi gli vengono attribuite in una conversazione fra due personaggi: “(…) una bugia che avesse vergogna di sé non aveva nessuna possibilità di successo (…)” e “(…) niente doveva essere vero, ma piuttosto sembrare vero” 15 .
Quest’uomo, che ha le qualità di un grande pacificatore, non esita a fare dell’inganno il terreno su cui la pace deve essere costruita.
Noi sappiamo bene che una persona tenuta in condizioni di ignoranza, o ingannata, è privata della sua libertà. Perché non sapere limita le nostre possibilità di scelta, quindi la nostra libertà. Ma questa libertà viene ben volentieri sacrificata dalla Fondazione, nell’interesse superiore della pace dell’Universo (o forse per mantenere il potere?). Limitare la libertà nell’interesse della pace è un discorso già sentito. Ed è l’inquietante sottinteso dello scenario che prende forma nel corso della storia. Fino ad un epilogo dove i sacerdoti, custodi dell’ignoranza universale più che del sapere, vengono soppiantati dai prìncipi mercanti. Al controllo per mezzo della religione si sostituisce il controllo attraverso il potere del denaro. Nell’ultima pagina del libro, Hober Mallow, altro grande Sindaco di Terminus e capo dei mercanti, espone con grande chiarezza la nuova fisionomia del suo potere, che è in grado di decidere dove il benessere deve prosperare e dove deve scomparire.
Siamo al potere politico soggiogato dal potere economico, al quale spetta l’ultima parola.
Tutto questo, che oggi ci appare sotto gli occhi come un meccanismo di funzionamento della nostra società - che non ci stupisce neanche più - Asimov lo ha immaginato 60 anni fa.

3) Il Mule

“Nuvole leggere coprivano la luce delle stelle. L’universo sembrava ostile. Freddo e cupo ospitava una strana creatura, il Mule. Il buio impenetrabile degli spazi sembrava contenere una terribile minaccia”. 16
I secoli passano, le generazioni si succedono l’una dopo l’altra, e ci appaiono solo come entità minuscole rispetto alla lunga gittata della predizioni di Seldon, che si rivelano esatte col passare del tempo. La Fondazione rafforza la sua convinzione di avere un potere basato quasi sulla necessità storica, quindi invincibile, essendo al centro dello scenario politico dell’intero Universo nell’epoca post imperiale. Sapere di avere dalla propria parte la necessità storica non è poi tanto diverso dall’idea di essere favoriti dalla protezione di una divinità. Per questa ragione, quando un misterioso condottiero incomincia una campagna inarrestabile di espansione conquistando pianeta dopo pianeta, piegando la volontà dei mondi abitati, uno dopo l’altro, quasi come se fosse dotato di misteriosi poteri che vanno oltre la capacità militare, la Fondazione è fiduciosa di poter sventare quella minaccia. Per Seldon! la storia è già stata scritta e un solo individuo non può certo sovvertirla. Man mano che aumenta il potere di questo minaccioso condottiero, Asimov, con rara maestria di narratore, ne accresce in modo esponenziale l’alone inquietante di mistero. Il nome con cui il condottiero entrerà nell’epopea dei grandi personaggi della galassia è “il Mule”.
Ma Seldon non ha previsto nuovi imperi, ne il crollo della Fondazione, quindi la situazione non è disperata.
Eppure il Mule avanza; non si sa bene come accada, ma i pianeti si arrendono senza combattere soggiogati da una forza di volontà che riesce a piegare la volontà dei resistenti senza neppure combattere. La figura del Mule intanto si arricchisce di altri particolari. Non appare mai in pubblico, è un mutante, ha poteri telepatici e la sua mente riesce a plasmare quella dei suoi nemici. Ma dirò di più sulla sua figura, rubando una descrizione del Mule che Asimov farà nel terzo romanzo del ciclo: “quarantacinque chili distribuiti in un metro e settanta di altezza. Le sue costole racchiudevano una misera e deformata cassa toracica. La sua faccia scarna aveva all’altezza della bocca una prominenza carnosa della lunghezza di sei centimetri. Gli occhi soltanto non erano ridicoli. Nella dolcezza dello sguardo, dolcezza strana per il più grande conquistatore della Galassia, traspariva una sfumatura di tristezza” 17.
Il Mule ha appena conquistato anche il pianeta Kalgan, quando una coppia appena sposata, Bayta e Toran, col pretesto di trascorrere una luna di miele, si reca in missione per conto della Fondazione proprio su Kalgan, per cercare di vedere il Mule di persona e carpire qualche preziosa informazione sul suo conto. Non riusciranno a vederlo, ma incontreranno un singolare personaggio in fuga, nientedimeno che il buffone personale del Mule. Scapperanno tutti insieme dal pianeta in modo avventuroso, portandosi con loro questo bizzarro personaggio che è il buffone, l’unico che ha visto il Mule di persona. Il buffone, a sua volta, era inseguito dal Mule e ossessionato dalla sua figura terrorizzante. Con quell’incontro il buffone trova dei compagni di fuga che seguirà da quel momento in poi in tutte le loro peregrinazioni.
Intanto l’espansione inesorabile delle armate del Mule continua e quando arriva a minacciare direttamente la Fondazione, questa ne esce sconfitta in modo disastroso.
Gli sconfitti cadono in una condizione di sconcerto, di totale smarrimento. Non c’è solo la sconfitta, c’è di più, c’è lo sgretolamento di ogni certezza. La consapevolezza che quella mano invisibile che guidava il corso della storia è svanito. Il loro pensiero corre a Seldon naturalmente. Come può avere sbagliato le previsioni?
Ma forse non è così. Perché Seldon aveva in origine istituito non una ma due Fondazioni ai margini opposti dell’universo. Occorre trovare la seconda Fondazione, perché questa potrebbe restituire verità al progetto Seldon, forse potrebbe offrire una risposta che nessuno conosce e che forse restituirà un senso alle predizioni di Seldon. Forse potrebbe essere l’ultima speranza contro il Mule.
Ma nessuno sa dove sia la seconda Fondazione, nè con che scopo sia stata costituita. Tra miliardi di pianeti è impossibile trovarla.
L’anziano Ebling Mis, l’ultimo grande psicologo della Fondazione, nonché zio di Bayta, parte in incognito verso Trantor, accompagnato dalla nipote, dal marito Toran e dal buffone del Mule.
Lo scopo del viaggio è cercare informazioni che permettano di stabilire dove si trova la seconda Fondazione.
Dopo febbrili studi e ricerche, l’anziano Mis Ebling sembra essere giunto finalmente alla risposta. Ma mentre si accinge a rivelarla ai suoi compagni di viaggio, la nipote Bayta ha una folgorazione, prende un’arma e uccide il suo amato zio prima che possa rivelarlo. E’ un colpo di scena drammatico e inatteso. Bayta a questo punto si rivolgerà verso il buffone, smascherandolo come il Mule. Il buffone dunque era il Mule in persona, che si era infiltrato sapendo che solo in quel modo avrebbe potuto scoprire dove si trovava la seconda Fondazione.
E Bayta se ne era accorta solo in quell’istante, quando per impedire che il Mule ottenesse questa notizia, non poteva fare altro che uccidere colui che la stava rivelando. Se avesse cercato di uccidere il Mule, questo con i suoi poteri mentali l’avrebbe neutralizzata in tempo. Tocca quindi alla nipote il crudele compito di salvare la speranza, uccidendo a sorpresa una persona a lei cara. Il finale è quasi da tragedia Shekespeariana; a dire il vero, anche la figura del buffone lo è. Forse Asimov, magari per gioco, ha trasposto in questo scenario fantascientifico elementi da tragedia Shakespeariana, forse invece è solo coincidenza.
Ma cosa rappresenta il Mule? Anche il Mule, così come la Fondazione, sembra avere due facce quasi contrapposte. La bifaccialità dei personaggi e delle situazioni è quasi una costante nel ciclo della Fondazione. Il Mule ha una faccia che rappresenta senz’altro l’ambizione smisurata, la sete di dominio inesauribile, ma volendo guardare bene ha anche un’altra faccia, quella dell’uomo che aspira a liberarsi dalla necessità storica, dal futuro pianificato di Seldon, cercando di sovvertirlo. E se ricordate la descrizione che ho riportato nelle righe che precedono, vi avrà colpito questo strano contrasto tra la ferocia del suo aspetto e la dolce tristezza dei suoi occhi.

4) Il Visisònor

Ma proviamo a vedere qualcosa di più nell’epoca del Mule, capire i nuovi tempi, cogliere qualcosa che va oltre le avventure narrate. Si nota un salto di qualità nel nuovo potere che il Mule incarna. Se ricordate, prima del Mule, c’era stata una fase in cui il potere poggiava sul controllo del sapere, poi una fase in cui poggiava sul controllo del denaro attraverso il commercio, la terza, cioè l’epoca del Mule, denota un ulteriore salto di qualità. E’ il potere che si afferma attraverso il controllo della sfera emozionale degli uomini. Il Mule ha un potere mentale che determina negli individui uno stato di adesione e fedeltà alla sua persona, piegando ogni loro resistenza. Non è solo capacità di persuasione, è una specie di attrazione che provoca negli individui colpiti un rapimento estatico, un benessere interiore che li pervade, avvolgendo la loro volontà. E’ una vera e propria felicità interiore quella che provano i convertiti. Il Mule è il primo personaggio del ciclo della Fondazione che finalmente ha la statura per opporsi alla leggendaria figura di Seldon. Il Mule è quell’uomo solo che in quanto individualità sfugge alle previsioni della psicostoria, l’uomo solo che controlla le masse è la variabile impazzita che può rendere vani gli studi sui comportamenti naturali delle masse. E la sua arma è il controllo emotivo del prossimo.
E se le cose stanno così mi permetto un azzardo, portando a conseguenze ancora più estreme questo discorso. E cioè ritenere che Asimov abbia voluto dirci che il vero potere, nella forma più grande e importante cui l’uomo possa aspirare, sia la capacità di emozionare il prossimo. Se non l’ha detto lui, me ne prendo il merito io.
Se ci pensiamo, questo è il potere che una sola disciplina aspira a possedere, cioè l’arte.
E questo mi viene in mente se penso ad un passo del libro che mi ha colpito più di ogni altro in cui il Mule, sotto le sembianze del buffone, riesce a generare una forma di estasi nel prossimo, esibendosi con uno strumento musicale che si chiama Visisònor, uno strumento che emette una mescolanza di suoni e luci. La descrizione degli effetti di questa esibizione artistica è un esempio dell’immaginazione visionaria di Asimov e del potere evocativo del suo linguaggio. Mi ha colpito che un fatto apparentemente marginale nella narrazione trovi in Asimov una descrizione così estesa; in ogni caso è così bello che gli dedico una trascrizione integrale:
“si sentì come un leggero tremito nell’aria che seguiva la scala musicale (…). Una piccola sfera di colori cangianti si formò lentamente elevandosi a mezz’aria, da questa caddero piccole gocce senza forma che precipitando si intrecciavano formando disegni schematici. Poi si raggrupparono in piccole sfere, ognuna di colore diverso, e Bayta cominciò a scoprire strane cose. Si accorse che chiudendo gli occhi i colori sembravano diventare più vivi, che ogni tonalità di colore aveva un suo suono particolare, che non riusciva a identificare i colori, e infine che le sfere non erano sfere vere e proprie, ma piccole figure umane. Piccole figure, piccole fiammelle tremolanti, che danzavano e s’intrecciavano in mille modi, che sparivano nel nulla e ricomparivano, che s’incontravano fondendosi in un nuovo colore. Istintivamente Bayta paragonò quelle forme alle macchie colorate che si vedono di notte chiudendo le palpebre, poi la musica assunse un ritmo di marcia e le figure parvero danzare in circoli concentrici formando una spirale grande e varia mentre ogni sfera ridiventava una piccola figura. Improvvisamente si lanciarono contro di lei e Bayta alzò le mani per proteggersi, ma caddero senza toccarla ed ella si trovò al centro di una cascata multicolore, mentre una luce bianca e rapida le scendeva lungo le spalle e le braccia fino a raggiungere la punta delle dita da dove tornava a levarsi in alto brillando a mezza altezza. Un suono di cento strumenti accompagnava la visione tanto da rendere difficile separare i due effetti di musica e luce (…) le piccole figure erano diventate figurine di donna dai capelli di fuoco, che ruotavano troppo velocemente perché le potesse distinguerle chiaramente. Si univano l’una all’altra formando figure geometriche. Sembrò che le figurine sorridessero e anche la musica era come una risata sommessa. Le figure geometriche si unirono, lanciandosi una nell’altra, mentre dal basso sorgeva rapidamente un palazzo. Ogni mattone era di un colore diverso, ogni colore era solo una piccola scintilla, ogni scintilla tremolava e cambiava disegno in continuazione mentre nel cielo si formavano minareti incastonati di gioielli. Un tappeto luminoso si formò alla base della costruzione, coprendo ogni spazio vuoto e dal tappeto sorsero degli alberi che piegando i loro rami seguivano una musica propria. Bayta era seduta completamente affascinata dalla visione. La musica assumeva ora a tratti tonalità liriche. Allungò una mano per afferrare uno di quegli alberi fioriti e la fragile pianta si sbriciolò in tante piccole scintille che scomparvero presto nel nulla.
La musica ora esplose in un suono di venti cimbali e di fronte a lei un’area sembrò prender fuoco mentre una cascata di colori finiva sulle sue ginocchia mandando spruzzi e incanalandosi in una rapida corrente. Attraverso le ginocchia si formò un ponte e sul ponte v’erano due figure (…) un palazzo un giardino e piccoli uomini e donne sopra un ponte, la scena si estendeva a perdita d’occhio galleggiando sopra una base ondulata che gonfiava e si dirigeva verso di lei….Poi ci fu una pausa terrificante, un movimento concentrico mentre tutta la costruzione si sgretolava. Tutti i colori si ammassarono in una sfera che si restrinse, s’alzò e scomparve.
Ora non v’era altro che il buio” 18.

Questa magia di luce e musica è opera del buffone, l’altra faccia di un feroce dominatore, il Mule.
Se Asimov dedica tanto spazio a questo episodio, tanto impegno e passione per farci rivivere questo momento magico, significa forse che il suo peso nell’economia della storia è degno di maggior considerazione di quello potrebbe sembrare ad una prima lettura.

5) La seconda Fondazione

Immaginate di essere ciechi. Che tutto il mondo sia popolato da ciechi. E che in questo mondo poche persone dotate della vista siano una minaccia per tutti. Siete minacciati e in condizioni di evidente inferiorità. Quale arma straordinaria, che avete peraltro a portata di mano, potete usare contro il vostro nemico? E’ come l’uovo di Colombo. Ma intanto che ci pensate, sospendo la risposta e proseguo nella mia personale rivisitazione della storia galattica di Asimov.
Gli uomini della Fondazione dell’epoca susseguente a quella del Mule dovranno affrontare questo scontro cruciale contro un nemico invisibile dotato di poteri mentali che loro non possiedono.
Ma andiamo con ordine.
Come si manifestano nella storia della galassia uomini dotati di questo potere?
Nella storia della Galassia è ancora viva la memoria del Mule, un essere superiore capace di sconfiggere addirittura la Fondazione, che significava poi aver sconfitto addirittura il progetto Seldon. Il Mule aveva sconfitto la storia, che Seldon aveva già scritto con le sue previsioni. L’umanità vive in una condizione psicologica di sbando, perché avverte l’assenza di quella mano invisibile che la guidava, sente che sotto i suoi piedi il tracciato di Seldon è sparito. Ma sarà sparito davvero? Non tutti ne sono convinti. Ricordate dai paragrafi precedenti che sia il Mule, sia i suoi avversari, avevano intrapreso una febbrile ricerca della fantomatica Seconda Fondazione. Per il Mule la Seconda Fondazione è l’ultimo nemico da sconfiggere per il controllo totale dell’Universo, per i suoi avversari, invece, è l’ultima speranza contro il Mule. Ma ne l’uno, ne gli altri, sanno dove sia e cosa sia in realtà e soprattutto che finalità abbia nel progetto del suo creatore Hari Seldon.
Nei libri di storia gli studenti di tutta la galassia leggono le gesta di Bayta Darrel che ha impedito al Mule di scoprire la seconda Fondazione, uccidendo suo zio Ebling Mis (che involontariamente gliela stava rivelando). Questo fatto apre uno scenario nuovo. Ora c’è la certezza che la seconda Fondazione esiste ed è più che mai decisivo trovarla per le sorti dell’Universo e del progetto Seldon.
Non posso ovviamente raccontare tutto, devo brutalmente ridurre la storia della Galassia in poche parole, avare di particolari e sfumature.
Dunque, in sintesi, accadrà che non saranno i ricercatori a trovare, ma i ricercati a farsi trovare. Il Mule, convinto di averli trovati e messi con le spalle al muro, scopre di essere caduto in una trappola e messo lui stesso, invece, con le spalle al muro. Scopre di essere di fronte a esseri dotati dei suoi stessi poteri mentali. Ma mentre i suoi poteri sono uno “scherzo della natura” perché il Mule è un mutante, quegli uomini sono invece il prodotto di un progetto che li ha creati e resi capaci di controllare la mente degli altri uomini. Sono il frutto di una metodica e scientifica applicazione. A mio personalissimo giudizio sono più mostri del Mule. Nella battaglia mentale che si scatena il Mule viene piegato. E non verrà ucciso, perché questi uomini non hanno bisogno di uccidere, ma il Mule ne uscirà condizionato mentalmente, quindi docile e inoffensivo. Per sempre. E pur continuando a governare morirà poco più che trentenne, perché questo era il destino di un uomo il cui fisico non poteva sopravvivere più a lungo, causa le malformazioni.
Che triste fine per il Mule, scusate questo inciso. Per carità il Mule era stato un uomo feroce e siccome la storia la scrivono i vincitori, questa è l’immagine che ne resterà e che resta di solito ai lettori.
Ma i libri di storia mentono sempre e io ho bisogno di riscrivere brevemente la sua biografia da un diverso angolo visuale. Il Mule era un mutante. Era vittima del destino, non aveva scelto di essere il Mule. Ne avrebbe fatto a meno, credo. Sua madre era morta dandolo alla luce 19 .
Aveva subìto sin dall’infanzia delle terribili umiliazioni per via del suo corpo scheletrico e di quella protuberanza al posto della bocca, come una piccola proboscide. Immaginatevi a scuola: “viene.. viene… l’elefantino!...” e tutti a ridere. Questa è una mia immagine, ma tra le righe del romanzo si può intuire che pressappoco doveva essere andata così. E poi ci sono quegli occhi tristi che lo accompagnano sempre nel suo cammino di dominatore, che Asimov non riesce ad omettere tra le righe che descrivono le sue gesta spesso spietate. E che dire di quel pensiero, che comincia a sfiorare la mente del Mule, il pensiero di quanto sia misero il potere su uomini condizionati, senza sapere mai se lui stesso avrebbe potuto essere apprezzato e magari amato davvero, spontaneamente, da altri esseri umani liberi? Eppure secondo me, un piccolo lampo nella sua vita c’è stata. Quando era sotto le sembianze del buffone, al seguito di Bayta Darrel, nessuno conosceva la sua identità e lui non stava usando i suoi poteri mentali, perché Bayta e i suoi accompagnatori dovevano essere liberi mentalmente per essere al massimo dell’efficienza nella ricerca della seconda Fondazione. Ecco, in quella vicenda si intravede un legame affettivo tra Bayta e il Mule. Sono certo che negli ultimi giorni della sua esistenza indocilita il Mule avrà allietato il morso dei ricordi pensando a quel momento in cui una donna si era affezionata a lui spontaneamente.
E gli uomini della Seconda Fondazione? Sono uomini integri, non malformati, che si sono scientemente costruiti come dei condizionatori mentali, hanno piegato il Mule e ora sono loro il centro dell’Universo, imperano e nessuno sa chi siano e da dove vengano.

6) Tutte le strade portano a Trantor

Ma dove vivono questi superuomini? Nessuno sa quale sia il loro pianeta. Infatti l’incontro-scontro col Mule è avvenuto su un pianeta che non è quello dove la Seconda Fondazione risiede. Quello che si sa è che la Seconda Fondazione esiste davvero e che il suo potere è immenso. E questo comunque non è poco, anzi apre un nuovo scenario che ancora una volta è bifronte. Da un lato infatti l’universo ha ritrovato la sua fede in Seldon, perchè sapere che esiste la seconda Fondazione significa che il progetto Seldon è ancora vivo e presente. Non dimentichiamo che Seldon aveva il fine di garantire il miglior futuro possibile all’universo. Il migliore dei mondi possibili, come direbbe Pangloss del Candido di Voltaire. E questo spiega una diffusa fiducia nel futuro che rasserena e incoraggia i popoli della Galassia, congiunta alla fiducia nel fatto di godere della protezione della Seconda Fondazione che proprio Seldon aveva creato.
Ma c’è un altro lato.
Questo potere immenso della Seconda Fondazione. Un potere così grande, come il controllo mentale consente, non può non suscitare anche una certa inquietudine. La prima Fondazione non è felicissima di passare in secondo piano e forse si è legata al suo ruolo di supremazia e di potere più che al progetto Seldon.
Sospinta dalla rinnovata fiducia nel futuro e rassicurata dalla supervisione dei grandi manovratori invisibili, la prima Fondazione riuscirà a vincere una durissima guerra contro le mire espansionistiche del pianeta Kalgan.
Ma comincerà al tempo stesso a concepire la seconda Fondazione come un avversario insidioso, un nemico e per giunta un nemico difficile da combattere, perché introvabile, benché presente e attivo.
Arrivo al dunque, perché non è mio compito raccontare lo snodo dei fatti, ma solo coglierne gli aspetti di maggior interesse. Viene realizzata da uomini della prima Fondazione un arma geniale che permette non solo di individuare i padroni del controllo mentale della Seconda Fondazione, ma anche di neutralizzarli. Gli uomini della Seconda Fondazione sono come uomini che vedono in un mondo di ciechi, per usare una metafora. E questo mi riporta al quesito del paragrafo precedente: come possono dei ciechi neutralizzare dei vedenti che li minacciano? E’ presto detto: si fabbrica uno strumento capace di produrre una luce accecante, innocuo per i ciechi, ma micidiale per i vedenti. E questo accade. Fuor di metafora lo strumento è un arma che emana onde percepibili solo da quelle stesse facoltà cerebrali iper-sensitive che permettono il controllo mentale.
Lo strumento funziona e gli uomini della Seconda Fondazione vengono neutralizzati.
A questo punto i vittoriosi non possono fermarsi a questa vittoria, devono scoprire su che pianeta si trova la Seconda Fondazione. Hari Seldon aveva dato a suo tempo una sola indicazione enigmatica. La seconda fondazione era stata istituita al confine delle stelle, “stars end” letteralmente, una specie di finis terrae dell’universo. E’ questa indicazione che suggerisce un’avvincente ragionamento che permette di individuare la posizione del pianeta della Seconda Fondazione. Nessuno aveva considerato fino a quel momento che l’Universo era curvo e quindi, l’estremo opposto su una superficie curva si trova esattamente al punto di origine. Dunque “stars end” è Terminus, sede della Prima Fondazione.
“(…) e quale posto più sicuro? Chi si sarebbe messo a cercarli qui? E’ il solito principio del luogo più ovvio che è meno sospettabile. E perché il povero Ebling Mis era rimasto tanto sorpreso per la scoperta? S’era messo alla ricerca disperata della seconda Fondazione per metterla in guardia, per scoprire che il Mule aveva conquistato tutte e due le Fondazioni in un colpo solo (…)” 20
Ma il finale del libro non dà al lettore il tempo di godere in pieno di questa bellissima trovata narrativa che subito se ne profila un’altra.
Oscuri personaggi, che si riconoscono immediatamente come membri della seconda Fondazione, concludono il romanzo con una conversazione nella quale esaminano dal loro punto di vista gli accadimenti. E si scopre che tutto quello che è accaduto è stato manovrato da loro. E un nuovo puzzle improvvisamente si compone con tutti i pezzi che corrono al loro posto e si incastrano perfettamente. Il Mule era uno scherzo della natura e soprattutto un entità individuale, di quelle che la psicostoria non poteva prevedere. Il suo avvento aveva messo in crisi il progetto Seldon. Ecco che i membri della Seconda Fondazione devono entrare in azione per rimettere il progetto sui giusti binari. Sconfiggono il Mule, ma al tempo stesso –per farlo- devono rivelare la loro esistenza. Eliminato il problema Mule, ora, c’è un altro problema non meno grosso, cioè che per eliminare il Mule la Seconda fondazione si è rivelata e questo nel progetto era un fattore non previsto che altera la naturale evoluzione della storia. Infatti la prima Fondazione è condizionata nei suoi comportamenti dal fatto di aver saputo che la Seconda Fondazione esiste e su di lei può contare. In questa fiducia si adagia mentre nel progetto Seldon avrebbe dovuto agire come se contasse solo su se stessa. Non è una differenza da poco. Quindi occorre rimettere le cose come erano quando la Prima Fondazione non contava sulla certezza dell’esistenza della Seconda Fondazione. E come si può fare? Semplice, si mette in scena una finta sconfitta della seconda Fondazione ad opera della prima Fondazione. 50 martiri si immolano e affrontano il loro destino, si fanno scoprire e annientare, neutralizzati dall’arma che ho descritto poco fa; la prima Fondazione, canterà vittoria, penserà di aver eliminato il nemico e tornerà ad avere la convinzione di essere l’unica guida dell’universo. Il corso della Storia è stato riassestato.
Ecco che quella vittoria della prima Fondazione sulla Seconda, di cui ho parlato poco fa, era solo l’ennesima messa in scena, orchestrata dai manovratori occulti.
Si potrebbe osservare che almeno la Prima Fondazione aveva scoperto il pianeta dove la Seconda Fondazione era insediata. “Stars end” non era forse su Terminus?
E invece non è così. Gli oscuri personaggi di cui sopra continuano nella loro spiegazione e ci rivelano che l’universo in realtà è una doppia spirale e il capo opposto di una doppia spirale è il centro. Il centro della Galassia è Trantor, naturalmente, ex sede dell’Impero Galattico. Che la Galassia fosse una doppia spirale non è una trovata dell’ultimo momento. Asimov tra le righe ce lo ha detto centinaia e centinaia di pagine prima, addirittura nel primo romanzo del ciclo 21. Ci aveva dato l’indizio per la soluzione del terzo romanzo.
Per chi non fosse soddisfatto della spiegazione della doppia spirale, che non è proprio autoevidente, segue comunque una spiegazione molto più intuitiva e comprensibile. Il concetto di “lato opposto” rispetto a Terminus non era solo un concetto astronomico, infatti Seldon era un sociologo e per un sociologo l’opposto della periferia poteva essere solo il centro 22. Elementare no?
Star’s end era solo un immagine poetica creata da Seldon. E nelle pagine conclusive testualmente si legge questa frase “Tutte le strade portano a Trantor, dice un vecchio proverbio, qui quindi è la fine delle stelle” 23.

Conclusioni

Concludo semplicemente invitando chi fosse interessato a ripercorrere le centinaia di pagine del ciclo della Galassia di Asimov e magari ricavarne un’immagine diversa da quella che ho rappresentato io, da semplice appassionato.
Io in queste pagine ho rivisitato l’immaginario di Asimov facendo balzi enormi nel tempo narrativo, un po’ come fanno i personaggi della sua storia quando con le loro astronavi fanno i salti nell’iperspazio per raggiungere angoli remoti dell’universo distanti migliaia di anni luce.
Invito a cercare le analogie tra il crollo dell’impero galattico e il crollo dell’impero romano. Non fa mistero, peraltro, Asimov di aver tratto ispirazione dall’opera di Gibbon “Storia del declino e della caduta dell’impero romano”. E poi i segnali espliciti non mancano, come la frase “tutte le strade portano a Trantor”.
Invito a cercare quante idee e immagini la saga di Star Wars abbia saccheggiato dalle pagine di Asimov. Rileggete la descrizione di Trantor e i poteri mentali. Ma copiare non è una gran colpa, in fondo, forse è molto peggio copiare senza cogliere neppure le cose più interessanti. Un po’ come uno che entra al Louvre di notte per rubare un estintore. Star Wars è un ciclo favolistico, che rappresenta il bene e il male che lottano su fronti contrapposti. Star Wars copia immagini, personaggi, ma non ha saputo o non ha voluto vedere cosa c’era di più prezioso nel ciclo della Fondazione: parlo dalla capacità di rappresentare un mondo psicologicamente multiforme, dove ogni personaggio ha molte facce e può esser visto da prospettive diverse; un mondo dove il bene e il male non militano su fronti opposti, ma appaiono per lo più inestricabilmente mescolati fra loro in ciascuno dei personaggi e delle situazioni. E’questo –credo- che rende così verosimile una rappresentazione del mondo umano di qualsiasi epoca.


1 - Cronache della galassia – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori - 1975
2 - Il crollo della galassia centrale – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag 66
3 - Cronache della galassia – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag 10,11
4 - Il crollo della galassia centrale – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag 23
5 - Cronache della galassia – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag 32
6 - Il crollo della galassia centrale – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag 155
7 - Cronache della galassia – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 - pag 93
8 - Cronache della galassia – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 – pag 62 e 107
9 - Cronache della galassia – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 pag 88
10 - Cronache della galassia – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 pag 88
11 - Il crollo della glassia centrale – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondatori – 1975 – pag 203
12 - Come io vedo il mondo – Albert Einstein – Grandi Tascabili Economici Newton- Roma -1993 – pag 17
13 - Cronache della galassia – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza Mondadori – 1975 - pag 68
14 - Il crollo della Galassia centrale – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza mondadori – 1975 – pag. 107
15 - Trilogia Galattica – L’altra faccia della spirale – Isaac Asimov – Ed.Euroclub Italia spa – Bergamo – 1981 – pag. 506
16 - Trilogia Galattica – L’altra faccia della spirale – Isaac Asimov – Ed.Euroclub Italia spa – Bergamo – 1981 – pag. 463
17 - Trilogia Galattica – L’altra faccia della spirale – Isaac Asimov – Ed.Euroclub Italia spa – Bergamo – 1981 – pag. 433
18 - Il crollo della Galassia centrale – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza mondadori – 1975 – pag. 133
19 - Il crollo della Galassia centrale – Isaac Asimov – Oscar Fantascienza mondadori – 1975 – pag. 94
20 - Trilogia Galattica – L’altra faccia della spirale – Isaac Asimov – Ed.Euroclub Italia spa – Bergamo – 1981 – pag. 613


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