ROBOT
RIVISTA DI FANTASCIENZA

NarrativaArticoli

Numero 1

Vittorio Curtoni
Perché è nato ROBOT

È strano, a volte, il destino delle cose, specie in un lavoro come il mio. Da anni, da quando cioè ho iniziato ad occuparmi, in una forma o nell'altra, di fantascienza, sognavo di poter fare una rivista come questa che avete tra le mani. Nell'ottobre dello scorso anno ho cominciato a parlarne con l'editore, e dopo diverse discussioni chiarificatrici il progetto si è messo in moto. Verso dicembre/gennaio la struttura della rivista era completa, i collaboratori scelti, il materiale narrativo già acquistato: ci mancava solo il titolo della rivista.
Abbiamo pensato per mesi, realmente, a questo benedetto titolo; sono saltate fuori alcune proposte da persone diverse, ma nessuna era soddisfacente. Si trattava di catturare un'immagine, un'idea, e tradurla in qualcosa di immediatamente comprensibile: il che magari potrà sembrare facile a prima vista, ma non lo è affatto.
Poi, una sera, passa in redazione Alberto Cesare Ambesi, nostro dotto collaboratore nel campo dell'esoterismo (scrive regolarmente su «GLI ARCANI» e «ESP»), e mi chiede come va la rivista di fantascienza. Gli rispondo che le cose sono perfettamente a posto ma non abbiamo ancora trovato il titolo. Stranamente, pochi minuti più tardi è lui a proporre ROBOT, e nei giorni seguenti rimastichiamo tutti l'idea, cominciamo a visualizzare la testata, ad immaginarla. Parliamo con un po' di gente, abbiamo un colloquio col distributore; ed eccoci qui, col titolo proposto da Ambesi, al quale vanno i miei primi ringraziamenti. Non senza una punta d'ironia (per le cose, per il destino, chiamatelo come volete), visto che Ambesi si interessa assai poco di science-fiction e un trust di potenti cervelli fantascientifici come il nostro non è riuscito a cavare un ragno dal buco.
Ad ogni modo, come si dice, tutto è bene quel che finisce bene. Abbiamo il titolo, abbiamo la rivista, e io sono molto felice di potervela oggi presentare nella sua forma definitiva, che in sostanza è quella che ho sempre immaginato.
Credo che a tutti i lettori saranno subito evidenti i motivi di novità, le idee diverse che la nostra iniziativa propone. Se abbiamo voluto che ROBOT fosse così, con un'ampia sezione di saggistica e informazione a fianco della narrativa, è perché crediamo che sia giunto il momento di proporre al pubblico italiano la vera formula della rivista. Confezionare ogni mese un fascicolo che sia solo la traduzione di un romanzo o di un'antologia, anche tenendo un buon livello qualitativo, non è poi molto difficile; ma così si perde una notevole fetta delle capacità d'informazione che la fantascienza implica.
Così, dopo i racconti (o romanzi brevi) che di numero in numero apriranno il fascicolo, troverete sempre quaranta/quarantacinque pagine dedicate ad articoli, rubriche, segnalazioni, a tutto ciò, insomma, che concerne il campo della fantascienza. Se avete glà dato un'occhiata al sommario, avrete visto l'ampio arco di argomenti che la nostra rivista copre: dal ritratto dell'autore (dedicato, di volta in volta, allo scrittore prlncipale del numero) al panorama internazionale di notizie, dalla saggistica pura (la rubrica «Opinioni», che si apre con un coraggioso e informatissimo intervento di Giuseppe Lippi) all'articolo divulgativo (la serie di Peter Weston sui «Temi classici della sf»), dal cinema ai libri, dall'intervista (che comparirà regolarmente, spazio permettendo, ogni volta e per cui abbiamo in serbo notevoli sorprese) ai fumetti ad altre cose ancora. Più di così, credo, non si poteva fare. Ovviamente resta sempre aperta la possibilità di aumentare il numero di pagine, dando più spazio sia alla narrativa che alla saggistica, se i nostri lettori sono pronti a sopportare di buon animo il lieve sacrificio economico che la cosa comporterebbe.
Manca, naturalrnente, una parte di fondamentale importanza, che speriamo possa prendere il via col secondo/terzo numero: la posta dei lettori, essenziale per la crescita e lo sviluppo di un dialogo continuativo all'interno della nostra dinamica. A questo punto, per dare vita alla rubrica della corrispondenza, dovete intervenire voi, farvi vivi, proporre temi, interrogativi, magari regalarci anche qualche insulto, se vi sembrerà il caso: comunque sia, siamo a vostra disposizione.
Al di là di questo, sarà bene chiarire subito che il contributo dei lettori c'interessa anche a livello professionale; il che significa che siamo dispostissimi a prendere in considerazione racconti, articoli, proposte di collaborazione in genere, e ad accettarle senza nessun pregiudizio, posto, come unico requisito indispensabile, il buon livello qualitativo dei lavori. Le mie passate esperienze mi hanno sempre più convinto che il pubblico può dare un apporto fondamentale alla vita di una rivista, e che anche uno scrittore o un artista ignoto può tranquillamente essere all'altezza dei nomi più famosi. Abbiamo anche in animo un progetto che dovrebbe riscuotere grosso successo, un concorso letterario con tanto di premio e pubblicazione... Ne riparleremo con calma.
Una parola a proposito della narrativa. Ho scelto Leiber come autore prlncipale del primo numero per ragioni, diciamo così, emotive: è uno degli scrittori che ho sempre amato maggiormente, e che anche il pubblico ama. Accanto a Leiber, Damon Knight, un nome forse non troppo famoso da noi, anche perché da diversi anni assente dal mercato italiano; ma credo che il suo Stranger Station sia, in assoluto, uno dei migliori esempi di come si possa rinnovare un vecchio tema (I'alieno) con freschezza d'idee e potenza di discorso. Chiudono il fascicolo due racconti brevi di Thomas Disch e Harry Harrison, due ottime variazioni sul filone inesauribile del fantasy. Non so, sinceramente a me questi quattro racconti, in modi diversi, piacciono molto; spero che lo stesso valga per voi.
Come mi piace, del resto, il materiale che ho scelto per i prossimi numeri. Abbiamo in serbo molti nomi famosi: Clarke, Sturgeon, Heinlein, Sheckley, Kornbluth, Silverberg, Bester, per citarne solo alcuni. Quello che mi preme sottolineare, comunque, è che tuttl i racconti sono stati scelti uno per uno, in ragione del merito intrinseco e non per la fama dell'autore o perché compresi in una certa antologia. Sono sempre convinto che il metodo selettivo resti il migliore, che consenta una libertà d'azione altrimenti irraggiungibile
E proprio in questa prospettiva abbiamo intenzione di aprirci ad esperimenti nuovi, di proporre quei nomi che in Italia non sono ancora famosi ma che stanno compiendo, ciascuno nella propria direzione, un lavoro egregio. Li troverete poco per volta, affiancati ai loro colleghi più celebri (e anche più anziani, in genere), e avrete modo di giudicare da soli.
Il discorso, poi, si amplia a quelle nazioni (Italia, Francia, Germania, ad esernpio) che abitualmente vengono trascurate dagli editori di fantascienza, per motivi che credo sarà opportuno, in futuro, illustrare. Certo come sono che alcuni autori italiani, ad esempio, non abbiano nulla da invidiare per principio agli americani o agli inglesi, io ve li proporrò di tanto in tanto, perché, forse, proprio questa è l'occasione migliore per sfatare miti assurdi. Inizierò col prossimo numero, pubblicando un ottimo racconto dl Lino Aldani.
In sostanza, senza troppa modestia e senza troppi atteggiamentl falsamente umili, mi sembra che questa sia la sostanza delle cose. Prima di chiudere permettetemi però di sottolineare anche la novità dell'impostazione grafica di ROBOT: se non erro, è la prima volta che una rivista di questo formato, nel settore della fantascienza, propone un buon corpus illustrativo.
Per finire alcuni ringraziamenti, di rito in un primo numero: a tutti i collaboratori in generale e in particolare a Caimmi e Nicolazzini, che si sono davvero prodigati in moltissime cose; a Peter Weston per l'appoggio e la fiducia; a Gian Paolo Cossato, del CCSF, per i molti consigli e aiuti pratici, a Lino Aldani e Vittorio Catani, che sono stati miei compagni d'avventura sin dall'inizio; e a Marcella Boneschi, la nostra grafica impaginatrice, che ha profuso in questo lavoro, come il lettore vedrà, tanta passione e tanta creatività.


Indice n.1

Home page