ROBOT
RIVISTA DI FANTASCIENZA

28-29 Indice n. 30 31

Numero 30

Prigioniero del computer il signor Fingal è virtualmente senza corpo, in preda alle sue personali allucinazioni. Come e perché lo scoprirete in La banca della memoria (Overdrawn at the Memory Bank) di John Varley, che vi trasporta nella disneyland del Kenia, un ameno parco di divertimenti cibernetico, lassù sulla Luna. Di fronte a tanta sofisticatezza, vien quasi voglia di tornare Nei bei tempi antichi (Those Good Old Days of Liquid Fuel), in cui Michael Coney ci spiega di dove viene il fascino delle grandi astronavi. E, a proposito di tempo: nel Manoscritto Hertford (The Hertford Manuscript) di Richard Cowper torniamo ancora più lontano nel passato: è il 1665, l'anno della grande peste di Londra... I cui orrori simpaticamente visitiamo in compagnia del protagonista della Macchina del tempo di Wells, che si è scoperto esistere realmente.

Vantaggio naturale (Natural Advantage) di Lester Del Rey e L'uomo bicentenario (The Bicentennial Man) di Isaac Asimov sono due classiche variazioni di due autori super-classici sui temi amati da tutti: gli alieni (che hanno tre occhi) nel primo caso e i robot positronici nel secondo. Più complesso, ma anche ironico, Problema d'identità (The Cabinet of Oliver Naylor) di Barrington J. Bayley, gustosa satira della "grandeur" inglese.

Ne La mia barca (My Boat) di Joanna Russ ritroviamo le magiche città di Lovecraft per una fuga senza tempo, e in T'ho visto (I See You) di Damon Knight scopriamo che l'occhio eterno non smette mai di spiare.


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