LA FANTASCIENZA COME "LITERATURE OF ACCEPTANCE"

 

Presentazione e traduzione di Riccardo GIANDRINI

 

"Literature of Acceptance" è il titolo di un saggio di JAMES COLVIN apparso nel mese di gennaio del 1968 sul n° 178 della celebre rivista inglese New Worlds.

L’interesse di questo brano risiede non solo nella testimonianza storica di un periodo di forti contrasti ideologici, ma anche per alcune analogie con la situazione attuale; sono quindi convinto che diverse provocazioni lanciate dall’autore conservino tuttora la loro efficacia.

 

Non mi sembra una casualità che la fantascienza prosperi, nel mondo occidentale, durante i periodi di tensione; nella buona e nella cattiva sorte, la sf è stata, per la maggior parte della sua esistenza, principalmente letteratura di "paranoia". Il "boom" precedente si è verificato all’epoca della guerra di Corea e del Maccartismo, quello attuale coesiste con la guerra del Vietnam e delle rivolte razziali.(...).

Qualunque siano i motivi di ordine economico, sociale o psicologico, che conducono alle guerre, alle rivolte e alle persecuzioni di questi giorni, è innegabile che si sia venuto a creare un ambiente analogo a quello del tardo ottocento e del primo novecento - un’epoca di scontri e di disordini, scaturiti dal devastante impatto della Rivoluzione Industriale sulla vita della gente. La letteratura popolare fiorita in quel periodo era costituita da romanzi "Gotici" e da Scientific Romance. I primi rispecchiavano le paure inconsce di allora mentre i secondi offrivano una via di fuga dall’oggetto di queste paure (essenzialmente le nuove industrie e le nuove classi sociali).(...). La Gothic fiction offriva soluzioni ai malesseri della collettività per mezzo di un ritorno ad una migliore e più semplice Era Cavalleresca, un benevola società rurale di tipo feudale dove ogni uomo (e ogni donna) era contento di quello che aveva, secondo l’ordine predominante.(...). Analogamente, nella fantascienza, gli autori spesso hanno lasciato trapelare dalle loro pagine, il desiderio di un mondo di uguale semplicità, fondamentalmente una società feudale (frutto della colonizzazione dei pianeti o di una guerra atomica) dove gli uomini sono uomini e le donne sono donne e l’individuo può vivere libero e senza troppi sforzi; società che gli stessi autori (vedi la scuola di Astounding degli anni ‘50 e ‘40: Heinlein, Van Vogt e in qualche misura Asimov e Blish), hanno immaginato essere creata dalla applicazione della tecnologia, con robot-braccianti e ingegneri-padroni.

Credo esista una forte somiglianza tra Scott, Radcliffe, Lewis e Tolkien, Heinlein, Ayn Rand: tutti offrono idee semplici su come realizzare il paradiso sulla Terra.(...). L’unico merito di un autore come Asimov , è stato quello di intuire, almeno nelle sue opere migliori, che le cose sono più complicate e le soluzioni devono necessariamente essere più sofisticate. Ma fu la scuola cresciuta attorno alla rivista Galaxy (Bester, Pohl e Kornbluth, Budrys, Sheckley ed altri) che si prodigò nel tentativo di individuare, uno ad uno, i fattori che generano i malesseri della società, cessando di produrre una letteratura di reazione come quella precedente. Comunque, anche negli esempi più significativi di questa più recente fiction, è possibile individuare un certo tono da paranoia isterica, una tendenza a conformarsi alle mode, una nostalgia per l’Età d’Oro dell’America rurale, una propensione ad insistere con "cacce alle streghe" personali mentre si condannano quelle altrui. Tuttavia essi spesso, riescono a spiegare le cause dei loro e dei nostri disagi (...).

 

Attualmente [1968 N.d.R.] l’Occidente (gli USA in particolare) è sottoposto agli effetti di una nuova rivoluzione industriale, probabilmente anche più radicale della precedente, che si esprime nel passaggio da una economia basata sul commercio e la trasformazione delle risorse naturali col fine di soddisfare le reali esigenze del consumatore, a una economia basata sulla "creazione" della domanda. Non c’è modo di arrestare questo processo, anche quando prendiamo coscienza della sua essenza: la struttura economica è troppo complessa nel Occidente per essere facilmente smantellata attraverso la politica. Queste sono le prospettive per i prossimi cento anni, a meno che non intervenga una crisi economica che faccia collassare l’intero sistema per farlo ricadere nelle mani dell’attuale Destra (che consiste in un certo numero di minoranze ostili, alcuni attivisti, altri invece passivi, che vanno dai Birchers ai Figli dei Fiori) la quale necessita solo di una crisi del genere per diventare una compatta forza politica. Le guerre e la corsa allo spazio, stanno al momento preservando l’economia esistente. E’ triste constatare che la società moderna si trovi tra lo Scilla del Vietnam e il Cariddi della depressione e dell’ascesa della Destra. Siamo tutti consapevoli di questo dilemma, ma la maggior parte di noi ha anche compreso che non lo si può risolvere tanto facilmente: cercare rifugio nel passato o nel futuro, non sarà di alcun aiuto. Bisogna riconoscere lo stato delle cose prima di poterci investigare sopra; e mi sembra che sia proprio quello che si stanno apprestando a fare gli autori di fantascienza.

Ho la sensazione che, come nel XIX secolo, un’inclinazione al pragmatismo fece seguito ad una disposizione alla paranoia (riflesso nelle arti come nella politica), così ora, siamo inclini ad un nuovo atteggiamento pragmatico, e come la letteratura Gotica fatta di paure e di reazioni sviluppò tecniche e soggetti che sarebbero poi stati impiegati con ottimi risultati da scrittori seri (non ci sarebbe stato nessun Cime Tempestose senza I Misteri di Udolpho), così la fantascienza ha sviluppato, o sta sviluppando, tecniche narrative e soggetti, che iniziano ad essere utilizzati al meglio da scrittori seri. L’aspetto più interessante è che questi ultimi, stanno emergendo proprio dal campo della fantascienza e inoltre, non tutti appartengono all’ultima generazione. Scrittori come Leiber, Budrys e Sheckley sembrano sul punto di scrivere le loro opere migliori, mentre scrittori come Aldiss e Ballard hanno già cominciato a produrre fiction estremamente gratificante. Abbiamo poi la cosiddetta New Wave: Moorcock, Disch, Sladek, [Langdon] Jones, Spinrad, Sallis, Emshwiller, Platt e molti altri, i quali stanno sperimentando, ognuno a modo suo, il ricco filone di tecniche ed argomenti che è emerso dalla fantascienza. Altrove, i grandi artisti della paranoia -Burroughs, Pynchon e anche Mailer- grazie alla loro forza intellettuale e al loro considerevole talento, si stanno indirizzando verso i temi fondamentali della società moderna. Le prospettive per il futuro sono esaltanti.

 

Nel frattempo l’heroic fantasy e la fantascienza di evasione vengono prodotte in abbondanza e rappresentano, negli USA e almeno in una parte del Continente, il filone più popolare. la Sf più seria e impegnata deve ancora convincere il suo pubblico, potenzialmente molto ampio, delle sue credenziali.(...). Comunque, proprio mentre stiamo imparando ad accettare l’esistenza di una cosiddetta economia "artificiale", il rovesciamento di questa situazione sembra profilarsi all’orizzonte e una letteratura popolare, ma libera da ogni compromesso, può finalmente prendere forma (potrebbe presto emergere un nuovo Dickens).

Per ironia della sorte, attualmente la vecchia sinistra e la nuova destra sembrano avere molto in comune. Entrambi si rifiutano di comprendere gli sviluppi della nostra vita sociale ed economica e lasciano che siano principalmente gli scrittori e gli artisti a occuparsene. Infatti, sono i più interessanti di questi autori a produrre quella che si potrebbe definire "Literature of Acceptance"*, dilettandosi con le novità e le potenzialità della società moderna, senza dimenticare l’urgenza di trovare un nuovo assetto morale ed etico che permetta la costituzione di una società più giusta.(...).

 

A questo punto Colvin si sofferma su alcuni autori recensendo i loro libri più recenti: naturalmente esalta il lavoro di James Ballard, commenta positivamente la ristampa di Destinazione stelle di Alfred Bester, riserva parole di elogio per alcuni racconti di Kit Reed e di James Blish, mentre stronca senza pietà Signore della luce di Zelazny. Conclude, infine, con una nota di estremo ottimismo per la fantascienza degli anni a venire.

Al di là di alcune ingenuità di fondo e di alcune posizioni estreme adottate più che altro per strumentalizzare alcune affermazioni, credo che vi siano alcune analogie con la situazione attuale.

Anche noi abbiamo una rivoluzione (ormai già avviata) da affrontare, che è quella dell’informatica. Come gli scrittori new wave fecero proprie le esigenze di rinnovazione di una società inquieta, insofferente delle costrizioni ereditate dal passato, così gli scrittori cyberpunk (nell’accezione più ampia del termine) hanno saputo prevedere e poi accogliere (ecco che torna il concetto di Literature of Acceptance) le problematiche e le incertezze connesse alle mutazioni in fieri della nostra società. I nuovi autori hanno poi il vantaggio di poter sfruttare le esperienze di chi li ha preceduti, e perciò di poter utilizzare, nelle loro opere, temi e tecniche letterarie rilanciate dagli scrittori new wave e fino ad allora precluse alla narrativa popolare. Volendo fare alcuni nomi, potrei citare Robinson, Kelly, Stephenson, Sterling e Shepard in America, McDonald e Noon in Inghilterra, ma l’aspetto più positivo della situazione attuale sta nel fatto che l’esigenza di un maggior impegno intellettuale e stilistico è ormai generalmente condiviso e non rappresenta più una peculiarità di una ristretta minoranza.

Se sarà supportata da un editoria illuminata e da un parco lettori più maturo penso che la fantascienza potrà regalarci, o forse sarebbe più corretto dire "continuerà a regalarci", opere davvero interessanti.

 

* Ho preferito conservare il il termine in inglese perché non mi pareva adeguata nessuna delle traduzioni possibili: Letteratura dell’Accettazione, del Consenso o dell’Approvazione.

 

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