ERA UN ERRORE?

 

Racconto di Sergej Strel’chenko

(trad. dal russo di Claudio Tinivella)

 

"Maledetti denti! Mi libererò di questo male fra dieci anni? No. Troveranno prima il rimedio contro il cancro e la lebbra". Howell inghiottì una pastiglia, poi si avvicinò al calendario appeso alla parete. "L’alba del 1095° giorno. Esattamente tre anni. Molto simbolico."

Dopo essersi lavato in fretta e senza quasi fare colazione, discese velocemente ed entrò nel laboratorio, alla cui costruzione aveva dedicato tutto quel tempo.

L’aspetto esterno dell’impianto, che occupava tutto il vasto piano sotterraneo di Villa Verde, non avrebbe detto nulla ai profani sugli scopi e sulle caratteristiche del lavoro che si svolgeva in quel luogo. Vi erano recipienti di vetro cilindrici posati su rotondi basamenti di sughero, vasi trasparenti a forma di anfora, un intreccio di cavi di varia grandezza e colore. Tutto questo circondava da tre lati una piattaforma liscia, non molto grande, al cui centro stava una sfera dal diametro di un metro e mezzo.

Howell si sedette sulla sedia di fronte alla piattaforma e girò l’interruttore di accensione. Dopo alcuni secondi una nebbia rossa apparve nello spazio fra le anfore. Spostandosi verso il centro della piattaforma, crebbe fino alla dimensione di una palla di un metro e mezzo di diametro. La palla, sospesa nello spazio buio, iniziò a cambiare colore, divenendo di un abbagliante bianco-azzurro. Raggiunto il punto di maggior luminosità, la palla perse lo splendore, facendosi sempre più trasparente.

Alla fine dalla sua sommità scaturì un bagliore, che riempì di sé l’intera piattaforma.

Nella nebbia fosforescente che circondava la piattaforma si scorgevano i contorni di alcuni oggetti e il movimento di figure umane dai lineamenti sfumati. Howell regolò i comandi. La nebbia scomparve completamente, e lui vide una parte del suo studio al secondo piano di Villa Verde, e sé stesso in compagnia di una giovane ragazza bionda e di un uomo molto alto e con una pancia enorme. A giudicare dal movimento delle labbra e dai gesti agitati dell’uomo, stavano discutendo animatamente. La scena silenziosa si protrasse per non meno di trenta secondi, poi di colpo svanì.

Tornato nello studio, Howell aprì il diario per aggiungere le annotazioni conclusive. "L’esperimento ha avuto successo. Sono riuscito a penetrare nel futuro per un periodo di dieci anni e ho visto una parte del mondo del futuro. Qualunque chiromante avrebbe dato chissà cosa per un’opportunità del genere."

"Già dopo questo primo tentativo sperimentale di uso della cronocamera possiamo supporre che il mondo non si trasformerà nel prossimo decennio in un deserto radioattivo, nonostante l’opinione di molti pessimisti. Questa è una conclusione generale. Altrimenti, come si potrebbe spiegare ciò che ho visto?"

"Per quanto riguarda lo specifico, Villa Verde non sarà distrutta da un incendio o da un meteorite impazzito. Io porterò come ora la barba e i capelli lunghi, e continuerò a ricevere gli ospiti nello studio del secondo piano."

"Non so chi sia quell’uomo alto e molto grasso con una folta capigliatura riccioluta. Non conosco nessuno che gli assomigli, né fra i colleghi di lavoro né nell’ambiente scientifico, e nemmeno nessuno che possa divenire così fra dieci anni. Forse, verosimilmente, si tratta del presidente di qualche azienda interessata e, a giudicare dai suoi discorsi eccitati, nel futuro i miei affari non dovrebbero andare troppo male."

"Per quanto riguarda la biondina, assomiglia in qualche modo a Idris Lee. Si parla molto di lei, già ora molti la considerano una stella di prima grandezza all’inizio della sua carriera."

"Ma è inutile spaccarsi la testa. La cosa più importante è questa: che lo Howell attuale ha visto sé stesso. Questo significa che io sarò vivo fra dieci anni, e io credo fermamente in ciò."

"L’uomo che ha visto sé stesso vivo nel futuro è pienamente garantito contro accadimenti casuali e azioni deliberate che possano attentare alla sua vita nel presente."

"Può distendersi sulla ferrovia appena prima che passi un treno. Il treno deraglierà oppure verrà deviato dai terroristi a metà strada, per esempio, oppure proprio in quel momento inizierà uno sciopero dei ferrovieri, o semplicemente verrà spostato l’orario di partenza. Non è neppure escluso che lui stesso, all’ultimo momento, si alzi spontaneamente dai binari. Può decidere di prendere del veleno, ma lo confonde con un’altra sostanza, oppure su di lui risulta non avere effetto."

"È difficile immaginare cosa succederà esattamente, se dopo aver deciso di spezzare il legame causa-effetto si getta dalla cima di un grattacielo o si immerge in una colata di metallo fuso, ma in ogni caso rimarrà vivo, perché non è possibile modificare l’unica variante del futuro, agendo nel presente."

Dopo aver terminato di scrivere, Howell estrasse da un cassetto della scrivania una pistola e se la puntò alla tempia. Risuonò un secco colpo a salve. "Deve essere così", constatò lo scienziato, e nuovamente premette il grilletto.

Echeggiò uno sparo.

 

* * *

 

L’uomo dai lunghi capelli e con la barba nera posò la pistola sul tavolo e stancamente sollevò la mano.

- Così non funziona, Dave, davvero. Questo Howell è un uomo in punto di morte, ormai pronto a valicare l’ultimo confine! - urlò il gigante con la pancia.

- Basta, Henry. L’abbiamo già sentito un migliaio di volte - la biondina (una stella del cinema all’apice della fama) interruppe il rumoroso monologo che minacciava di farsi interminabile - Spiega meglio come deve essere la scena: entra Dave, vale a dire Howell, dopo aver ricevuto la lettera, e cosa dovrei fare io, secondo te, questa volta? -

Il regista tacque preoccupato. Considerava quella scena il punto culminante del film, e ancora non l’aveva definita completamente.

 

* * *

 

La scomparsa del giovane scienziato a cui molti pronosticavano un brillante avvenire produsse molte dicerie. Furono diffuse varie versioni, dalla morte causata da un esperimento fallito al suicidio conseguente a un amore sfortunato. Le cause effettive rimasero sconosciute, in quanto, nel momento stesso in cui venivano scritte le ultime righe del diario, un incendio causato da un corto circuito in laboratorio si era già diffuso fino ad avvolgere l’intero edificio.

Alcuni giorni più tardi, un giornalista che aveva conosciuto il defunto scrisse un articolo nel quale dettagliatamente e approfonditamente esaminava il grado di verosimiglianza delle varie ipotesi, soffermandosi in particolare sull’ultima, romantica versione. Quattro anni più tardi questa persona scrisse un libro, alla base del quale stava una sintesi di quell’articolo assieme all’abbozzo di un romanzo a cui pensava da tempo. Il libro ottenne un grande successo. La fama di questa opera fu determinata anche dal fatto che il soggetto non era inventato, il suo eroe era un personaggio reale da poco scomparso, e l’autore l’aveva personalmente conosciuto. Dopo altri sei anni il regista cinematografico Henry Styron decise di trarre un film da quel libro di successo. Il luogo dove vennero girate le scene più importanti del film fu Villa Verde, alla quale cercarono di ridare un aspetto il più possibile simile a quello originario. Il regista fu molto orgoglioso del fatto che l’attore protagonista era straordinariamente somigliante allo scienziato.

 

 

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