CONVENTION E AFFINI

 

Ultimamente noi di 7°INCHIOSTRO abbiamo avuto la fortuna di avere 2 manifestazioni importanti riguardanti la fantascienza ad un passo da casa. Non potevamo quindi esimerci dal presentare un veloce resoconto degli avvenimenti su queste pagine.

 

Iniziamo ovviamente dalla XXII ITALCON, il Congresso nazionale degli appassionati di fantascienza che si è tenuto a Courmayeur dal 25 al 28 Aprile 1996. Confesso che se da un lato mi sembra piuttosto arido limitare il mio excursus ad una mera descrizione del programma, d’altra parte sono consapevole che nel esprimere un giudizio sulla manifestazione si rischia facilmente di cadere nei soliti luoghi comuni, ovvero lamentarsi della scarsa affluenza alle conferenze, rimarcare quanto sia bello ritrovare i vecchi amici o quanto sia emozionante incontrare tale autore o tale illustratore. Temo che anch’io non faro eccezione, ma ci terrei comunque ad evitare le solite lodi sperticate e anche un po’ ruffiane, oppure le critiche più ciniche fini a se stesse.

Il merito principale degli organizzatori è stato quello di concentrare gli eventi più importanti nella stessa struttura, limitando forse un po’ gli spazi, ma evitando la dispersione dei partecipanti, in modo da garantire un minimo di pubblico soprattutto alle conferenze. La scelta delle Realtà Virtuali come tema centrale ha poi consentito di programmare una serie di relazioni su argomenti interessanti e attuali: i nuovi orizzonti per le riviste approdate su internet, le potenzialità narrative delle R.V. nella fantascienza, o ancora, la nascita di un nuovo sottogenere: lo slipstream.

Il primo giorno è stato dedicato al mondo del fandom con presentazioni delle riviste amatoriali e come si poteva facilmente immaginare, ha suscitato un evidente interesse da parte dei presenti. Per questi motivi mi pare assurdo che l’organizzazione non abbia previsto uno spazio adeguato per l’esposizione delle fanzine, obbligando i curatori delle medesime ad elemosinare un angolo dai tavoli della libreria. D’altra parte penso sia il caso muovere un appunto anche ai fan: sono state solo 3 le fanzine che hanno avuto voglia di intervenire per presentare i propri sforzi editoriali e illustrare i propri punti di vista. Davvero un po’ poco. Ho riscontrato inoltre, poca voglia di confrontarsi pubblicamente, di fare osservazioni critiche, insomma mancava il sano approccio dialettico che secondo me dovrebbe caratterizzare occasioni come questa. Va bene che facciamo tutti parte della grande "famiglia" del fandom di fantascienza e che ci vogliamo un gran bene (qui ci vorrebbe una lacrimuccia di rito) ma anche nelle migliori famiglie si discute con animosità e perché no, si litiga. Oltre tutto è risaputo che non la pensiamo tutti allo stesso modo e anzi qualcuno, sotto sotto, cova qualche risentimento. E’ vero che si aveva spesso la sensazione che la convention fosse proprietà privata del "clan" della Nord e quindi veniva spontaneo tenere un atteggiamento da semplice spettatore. Tuttavia un po’ più di spirito critico avrebbe permesso di vivacizzare la manifestazione, oppure devo cominciare a sospettare che qualcuno si faccia impressionare dai rimbrotti di "papà" Viviani o delle occhiatacce di "zio" Vegetti? Spero proprio di no!

Senz’altro piacevoli sono stati l’incontro con l’illustratore Oscar Chiconi, l’esposizione di tavole di fumetti e ovviamente l’assaggio dei vini valdostani, troppo breve invece la tavola rotonda sull’editoria di SF, mentre assolutamente "aliena" alla convention è risultata la sezione dei giochi di ruolo che ha proseguito i propri tornei nella più totale indifferenza.

Per ultimo vorrei ricordare la serata teatrale che contemplava la lettura dei classici di fantascienza curata ottimamente da Valeriano Gialli (con tanto di accompagnamento musicale) e che ha raggiunto il suo climax con "Il Giardino del Tempo" di J. Ballard; ne è risultato uno spettacolo di alto livello e coinvolgente, da ripetere assolutamente.

 

In un certo senso complementare a Courmayeur è stata la serie di incontri su argomento fantascientifico che si sono tenuti al SALONE DEL LIBRO DI TORINO. Dico complementare perché in questo caso la fantascienza non è la protagonista di una convention di appassionati del genere ma semplicemente una proposta letteraria tra tante presentate ad un pubblico generico. Finalmente la SF esce dal ghetto del fandom e va in cerca di un pubblico nuovo, più numeroso e magari anche più attento alle novità espresse dal settore della letteratura fantastica. Il mondo della cultura tradizionale inizia poco per volta a riconoscere che anche la fantascienza ha una sua dignità letteraria e iniziative come quelle del salone possono accelerare questo processo che spero sia ormai irreversibile. Di tutto ciò occorre ringraziare l’Assessore alla Cultura della Reg. Piemonte, il dott. Leo, convinto trekkista (nessuno è perfetto!), che ne è stato uno dei principali promotori.

Gli incontri sono stati tre, due di tipo letterario e il terzo sul cinema. Ho potuto seguire solo i primi due che trattavano argomenti molto in voga: rispettivamente il Cyberpunk e Philip K. Dick. La conferenza sulla letteratura Cyberpunk è stata di alto livello grazie alla presenza di esperti del settore quali Gomma Guarnieri dell’editrice Shake che si è occupato soprattutto degli aspetti socio-politici di questa corrente letteraria, l’autore americano Alexander Besher che ha presentato l’edizione italiana del suo romanzo ("RIM") e Daniele Brolli che ha descritto l’evoluzione del genere sottolineando l’influenza che gli autori post-moderni, in primo luogo Thomas Pynchon, hanno esercitato sugli scrittori cyberpunk. Colgo l’occasione per rimarcare l’importanza dell’attività di editor e di curatore di antologie e riviste di Brolli, forse l’unico che coerentemente non ha avuto esitazioni a presentare la nuova fantascienza come risultato di interazioni non solo con le più innovative correnti filosofico-scientifiche ma anche con quelle letterarie e culturali.

Di ben altro tenore si è invece rivelata la conferenza su Dick. Oltre al moderatore Marino Sinibaldi erano presenti in qualità di relatori niente popò di meno che Goffredo Fofi e Fernanda Pivano. Il pubblico molto numeroso e la lussuosa sala conferenze fornivano la cornice ideale per un evento memorabile. Purtroppo, invece, la delusione è stata grande. Se Fofi ha fatto la sua parte in modo dignitoso illustrando per sommi capi le tematiche care al "mitico" autore di Ubik, la presenza della Pivano si è rivelata invece, una sorta di specchietto per allodole o di soprammobile. La famosissima traduttrice di Hemingway e Ginsberg ha candidamente ammesso di non aver mai letto nulla di Dick e di conoscere solo marginalmente la letteratura di fantascienza. Nonostante queste premesse non ci ha risparmiato nel suo intervento, decisamente superficiale, i soliti luoghi comuni sulla SF - che ovviamente vi risparmio - rivelando sotto sotto, un certo scetticismo nel trattare in modo serio argomenti fino a ieri considerati poco più che spazzatura (o "Trash" se preferite); atteggiamento evidentemente duro a morire negli intellettuali della vecchia generazione. Questo atteggiamento ha finito poi per contagiare anche gli altri due relatori che non nascondevano un certo imbarazzo nel tentare di assumere posizioni più originali e audaci di quelli espresse dalla Pivano. Insomma un’occasione persa.

Per la cronaca vorrei segnalare la presenza degli stand della Keltia e della Fanucci all’interno del Salone con tanto di riproduzione a grandezza umana della sala comando dell’Enterprise.

 

RICCARDO GIANDRINI

 

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