CLARK ASHTON SMITH : Fantascienza oltre lo Spazio e il Tempo

di Pietro Guarriello

 

"Where no terrestrial dreams had trod

My vision entered undismayed"

(C.A. Smith, The Star-Treader)

 

Lo scrittore californiano Clark Ashton Smith (Long Valley, 13/1 1893 - Pacific Grove, 14/8 1961) è stato, insieme a H.P. Lovecraft e Robert Howard, uno degli scrittori più illustri e popolari della mitica Weird Tales, "la rivista dell’inusuale e del bizzarro" (come citava il sottotitolo) che paradossalmente ebbe il periodo di massimo splendore proprio negli anni 30, durante lo squallore della Grande Depressione americana. Sul magazine di Farnsworth Wright apparvero tutti i suoi lavori di stampo più marcatamente macabro e orrorifico, spesso ambientati in tempi remoti e dimenticati, come quelli in cui sorgevano favolose civiltà preistoriche come Atlantide o Hyperborea, oppure in un altrettanto distante e stravolto futuro, sullo sfondo cupo di una terra morente come la decadente Zothique. La fortuna di questi racconti, allo stesso tempo terrorizzanti e sublimi, risiede ancora oggi nella loro prosa scintillante e immaginifica, ridondante di preziosismi stilistici e di fonemi arcaici e sognanti (Smith era un apprezzato verseggiatore, e prima di dedicarsi alla narrativa aveva già pubblicato diversi libri di poesie; i suoi versi sono stati paragonati a quelli di Baudelaire e Rimbaud, e osannati da personalità del calibro di George Sterling e Ambrose Bierce). Tuttavia, nel periodo in cui fu attivo sul mercato dei pulps, Smith (a differenza dei suoi colleghi Lovecraft e Howard) ebbe a che fare tanto con le riviste dell’horror e del fantastico, quanto con le riviste popolari di fantascienza, come Wonder Stories e Tales of wonder, anche se quest’ultimo aspetto della sua opera è stato ingiustamente dimenticato, passando in secondo piano rispetto alle sue fantasie "weird". La verità però, è che Smith fu anche prolifico scrittore di "Science Fiction", molto apprezzato al tempo, e contribuì in modo significativo all’evolversi di questo genere di letteratura. Negli anni trenta le riviste di fantascienza più prestigiose erano Amazing e Wonder Stories (dirette entrambi da Hugo Gernsback), insieme ad Astounding di Harry Bates. Cercando altri sbocchi per allargare il suo mercato, Smith (che a quel tempo aveva forti problemi finanziari) trovò naturale rivolgersi ai pulp fantascientifici, che erano quelli che offrivano le maggiori opportunità. Wonder Stories gli sembrò quello più adatto a cui sottoporre i propri parti narrativi, in quanto presentava contenuti meno incentrati sul lato speculativo e tecnologico. Oltre a considerazioni puramente finanziarie, a spingere Smith verso la fantascienza c’era il su forte interesse riguardanti le tematiche "outrè", slegate da ogni visione antropocentrica di fondo (soggetti che il più delle volte non collimavano con le direttive imposte dall’allora direttore di Weird Tales ai suoi autori). Smith non era interessato all’approccio scientifico e invece propendeva per storie che inducessero un senso di cosmico mistero, di terrore e di bellezza, senza fornire pedanti spiegazioni per gli argomenti scientifici e pseudo-scientifici che ornavano gli elementi di fantasia. "La vera eccitazione", scrisse in una lettera, "scaturisce dalla descrizione di eventi ultra-umani, da forze e scenari che rendono oltremodo insignificanti gli attori terreni" (1). Ad attirare l’immaginazione di Smith, era soprattutto l’epopea del viaggio interplanetario, inteso nella sua veste più esotica e lussureggiante. Lo scenario che fa da sfondo a quasi tutte le sue opere di questo tipo è l’intero universo, un universo immenso costellato da mondi rutilanti abitati dalle più strane ed incredibili creature, pieni di infinite meraviglie ma anche di terrori oltre ogni immaginazione. Smith resta ineguagliato per aver saputo trasformare in immagini l’esotismo, i portenti e i misteri presenti nell’eterna vastità del tempo e dello spazio; la fantascienza era qualcosa di totalmente innovativo, lo stesso Lovecraft lo riconobbe quando scrisse nelle sue "Notes on Interplanetary Fiction" che "il racconto di fantascienza ha grandi possibilità se trattato con serietà , come stanno a dimostrare pochi quasi-classici quali The War of Worlds, Last and Firt Men, Station X, The Red Brain e i migliori lavori di Clark Ashton Smith (2). Ciò scrivendo Lovecraft intendeva plaudire al "cosmicismo" insito nelle storie interplanetarie di Smith, che in qualche modo si avvicina al suo e forse lo superava, anche se probabilmente non avrebbe lodato allo stesso modo gli "sfarzosismi" del amico californiano. A livello di classificazione letteraria infatti, bisogna prendere atto delle sostanziali divergenze di stile fra i due scrittori: Smith andava ben oltre il formalismo narrativo di Lovecraft, secondo cui il fantastico doveva collegare il "realismo", il verosimile dal punto di visto umano, all’incredibilità" (così come teorizzato in tempi più recenti anche da Gillo Dorfles) ed era molto più radicale nel rivendicare all’interno della narrativa di immaginazione la piena estraneità da ciò che chiamava "umanitarismo" (che, in uno dei suoi Epigrams of Alastor, definì una sorta di provincialismo cosmico (3)). Per Smith, come si comprende analizzando specialmente la sua produzione saggistica, "la migliore se non unica funzione della letteratura immaginifica, è quella di guidare l’immaginazione umana verso l’esterno, per portarla nella vasta eternità del cosmo e lontana da tutte le introversioni e introspezioni" (4). La fantascienza di Smith rispecchia queste concezioni ed è molto più bizzarra ed onirica di quella di ogni altro scrittore della sua epoca. Da vero poeta, egli preferiva evocare vividi immagini dell’universo alieno piuttosto che esaltare l’egomania dell’avventura umana nello spazio. Come acutamente notano Alexei e Cory Panshin, unici tra i critici d’indottrinamento "illuminista" ad aver dedicato qualche riga allo scrittore di Auburn, Smith "creò dei mondi invece di concentrarsi sulle avventure di un singolo personaggio, come fa di solito la fantascienza eroica" (5). Per tale motivo, la sua science fiction potrebbe accostarsi a quella di Olaf Stapledon, la cui opera possedeva un afflato cosmico e un’immensità straordinaria di idee e concetti, o anche a quella della "meteora" Stanley G. Weinbaum i cui affreschi galattici devono molto proprio all’influenza di Smith.

In soli tre anni, dal 1930 al 1933, Clark Ashton Smith pubblico tredici racconti di fantascienza sulla sola Wonder Stories, che lo resero uno degli autori più acclamati e richiesti della scuderia di Gensrback. Tra le storie migliori di questo periodo si possono annoverare senz’altro "La dimensione del caso", "Dio lunare" e "Mondo senza tempo", splendide allegorie in cui la separazione dall’ottica terrestre, il senso dello smarrimento e della solitudine di fronte al "terribile gelo di un’alienazione al di là della vita" raggiungono vertici di ineguagliato lirismo. I rapporti con l’editor lussemburghese però, non furono tutti rose e fiori, come ha messo il luce, in un ben informato articolo, l’esperto Mike Ashley (6). Gernsback interferiva spesso nel lavoro di Smith (come anche in quello degli altri suoi autori), dettando legge praticamente sopra ogni cosa che riguardava il loro rapporto. Molte volte lo scrittore californiano dovette cedere alle sue pressioni, scrivendo storie in cui gli elementi dell’avventura e dell’azione prevalessero su quegli della descrizione fantastica di paesaggi e atmosfere. Era inevitabile quindi che , alla fine, un’artista puro come C. A. Smith si sentisse in qualche modo "imbrigliato" nelle sue aspirazioni di scrittore. A tale demotivante frustrazione contribuì anche la mancanza dei pagamenti da parte di Gernsback, il quale da più parti veniva definito come una specie di "editore pirata", che prometteva ricchi compensi ai suoi collaboratori che poi non pagava. Tuttavia, la goccia che fece traboccare il vaso e che spinse Smith a chiudere in modo definitivo la sua collaborazione con lui, fu quando un suo racconto, I figli dell’abisso, apparve censurato e riscritto sul numero di Wonder Stories del marzo 1933 e per di più con il titolo cambiato. Gernsback cercò di far ricadere le colpe sul suo capo redattore, David Lasser, scusandosi profondamente con Smith per i numerosi cambi apportati alla storia. Ma ormai era troppi tardi per fare ammenda. Finiva così, con una causa penale per ottenere dei pagamenti arretrati, la collaborazione di Smith con una delle riviste più celebri della fantascienza di tutti i tempi. E’ possibile, ma non comprovato, che quanto fatto possa anche essere stato causa della disaffezione di smith verso la narrativa; in seguito produsse pochissimo in questo campo, e dalla metà degli anni Trenta e fino alla sua morte, smise quasi completamente di scrivere racconti, tornando al suo vecchio e mai sopito amore per la poesia e dedicandosi con buoni risultati alla pittura e alla scultura.

E’ per i racconti "weird" che Clark Ashton Smith perpetua oggi la sua fama di scrittore, i quali restano una delle più alte espressioni mai raggiunte nel genere; ma non si devono lasciare cadere nell’oblio le sue godibili novelette fantascientifiche, i cui meriti intrinseci non sono stati ancora risaltati a dovere dalla critica. Significativamente, però, l’influenza che queste storie hanno esercitato su Weinbaum e altri illustri autori della science fiction, come Ray Bradbury, Jack Vance, Harlan Ellison e Bruce Sterling, rimane per tutti la più importante testimonianza dell’immenso contributo offerto da Smith alla Fantascienza medesima.

 

NOTE:

(1) La lettera di Smith è apparsa nel numero di ottobre 1932 di Amazing Stories

(2) cfr. H.P. Lovecraft, In difesa di Dagon e altri saggi sul fantastico, a cura di Gianfranco de Turris

(SugarCo, Varese, 1994)

(3) cfr. The Devils Notebook - "Collected Epigrams and Pensees of Clark Ashton Smith", a cura di Don

Herron e Donald Sidney-Fryer (Starmont House, Mercer Island, WA, 1990)

(4) cfr. Planets and Dimensions - "Collected Essays of clark Ashton Smith", a cura di Charles K. Wolfe

(The Mirage Press, Baltimore, MD, 1973)

(5) cfr. Mondi interiori - "Storia della Fantascienza" (Saggi Nord, Milano, 1978)

(6) Il riferimento è a "The Perils of Wonder: Clark Ashton Smith’s experiences with Wonder

Stories", in The Dark Eidolon - "The Journal of Smith Studies" n°2 (Necronomicon Press, West

Warwick, RI, luglio 1989)

 

Cronologia delle storie di Fantascienza di Clark Ashton Smith: è indicata tra parentesi, subito dopo il titolo originale, la data di stesura del materiale, segue la data di prima pubblicazione su rivista. La quasi totalità di questi racconti, tradotti in italiano, si trova raccolta in sette antologie della Fanucci.

 

The Monster of the Prophecy (Nov- Dic 1929) " Weird Tales", genanio 1932

The Metamorphosis of Earth (tardo 1929) "Weird Tales", settembre 1951

Murder in the Fourth Dimension (Genn. 1930) "Amazing Detective Tales", ottobre 1930

The Planet of the Dead (Apr. 1930) "Weird Tales", marzo 1930

Marooned in Andromeda (Gen-magg. 1930) "Wonder Stories", ottobre 1930

The Immeasurable Horror (luglio 1930) "Weird Tales", settembre 1931

A Voyage to Sfanomoe (luglio 1930) "Weird Tales", agosto 1931

An Adventure in Futurity (dic 1930) "Wonder Stories", aprile 1931

The Amazing Planet (nov- mar 1931) "Wonder Stories Quarterly", estate 1931

The Letter from Mohaun Los (apr 1931) "Wonder Stories", agosto 1932

Seedling of Mars (luglio 1931) "Wonder Stories Quarterly", inverno 1931

The Eternal World (sett. 1931) "Wonder Stories", marzo 1932

The Plutonian Drug (apr. 1932) "Amazing Stories", settembre 1934

Master of Asteroid (giu. 1932) "Wonder Stories", ottobre 1932

A Star Change (giu. 1932) "Wonder Stories", maggio 1933

The Dimension of Chance (ago 1932) "Wonder Stories", novembre 1932

Double Cosmos (mar. 1940) "Crypt of Chtulhu" n°16, 1983

Phoenix (1953) nel volume "Time to Come", Straus & Young, 1954

The Dart of Rasasfa (lugl. 1961) "Crypt of Chtulhu" n°27, 1984

 

 

Ritorna all'indice di "7° Inchiostro n. 8"

Ritorna alla Home Page