La notte in cui bruciammo la Fantascienza

Un breve saggio su William Gibson

di Fabio Pigliaru

 

 

"Sette notti a pagamento in questa bara, Sandii. New Rose Hotel. Come ti desidero, ora... Fox è morto, Sandii. Fox mi aveva detto di dimenticarti."

(NEW ROSE HOTEL, 1983)

 

Per parlare, anche se solo brevemente, di William Gibson, lo scrittore profeta del movimento Cyberpunk, sono di nuovo sdraiato su un materasso consunto di un letto a castello, sopra quello del protagonista narrante di "New Rose Hotel", uno dei suoi primi racconti brevi. Mi parlerà di Sandii (quante volte lo ha già fatto ?); so per certo, ormai, quanto l'ha amata.

In un mondo dove le Multinazionali, le "Zaibatsu", sono il nuovo cancro, mostruose nel loro potere, artigli che si affilano su intere economie, e tentacoli che rapiscono decidendo del destino di chiunque.

Lui ne è rimasto coinvolto, schiacciato ed inseguito, senza possibilità di salvezza. Eppure il pericolo non è venuto da questa nuova mafia, ma da Sandii. Una ragazza.

 

"I capelli raccolti da un berretto grigio, gli zigomi alti, mongolici, riflessi nelle vetrine dei negozi di antiquariato".

 

Mi racconterà di come hanno ucciso il suo amico, uno schianto orribile su un pavimento di un grande magazzino, la spina dorsale rotta per l'ultima volta. E' stata lei ad incastrarli. Ma non può odiarla.

E una volta di più capirò perché William Gibson ha rivoluzionato la Science Fiction.

Una svolta, un cambiamento non solo letterario, ma anche cinematografico (film come "Strange Days", o "L'esercito delle 12 scimmie", autentici ponti visionari verso il terzo millennio, non credo sarebbero stati realizzati senza l'influenza di racconti quali "Frammenti di una rosa olografica" (1977) o "Mercato d'inverno" (1986) ).

 

"Perché lei era morta, e io l'avevo lasciata andare. Perché adesso lei era immortale, e io l'avevo aiutata a diventarlo. E perché sapevo che mi avrebbe telefonato, la mattina".

(MERCATO D'INVERNO)

 

La fantascienza era vissuta anche troppo di rendita, dopo i grandi amori degli anni '50 e '60 sui viaggi spaziali, i robot, le astronavi antigravità, la colonizzazione di pianeti e di interi universi. L'immagine del "singolo", uomo, donna o bambino serviva solo da contorno per uno scenario molto più complesso, eroico e davvero poco "umano".

Poi è arrivata la nuova Frontiera, i computer, la possibilità di comunicare tra loro, i robot sostituiti da androidi quasi umani, o esseri umani trasformati in sintetici; la Frontiera bio-elettronica, inserita da W. Gibson nel suo mondo letterario. La potenzialità assoluta delle nuove Scienze posta al servizio della sua immaginazione.

Le banche dati su cui regna il Sapere Universale hanno avuto subito chiaro il concetto di una razza umana ormai troppo alterata chimicamente o biologicamente, droghe sintetiche legalizzate accanto a trapianti di endoscheletri o iniezioni di tessuti fetali. Questo era il dazio, il fardello pesante che la moderna Science Fiction ha chiesto di sopportare in cambio di nuove tecnologie.

E invece W. Gibson è riuscito a dar vita a personaggi VERI; perché presente e ben diversa in lui, è la forza del "singolo". Costui, raramente un superuomo, anche nelle situazioni più disperate mostra una propria coscienza, che nessun induttore del sonno o nessuna droga riuscirà a sopraffare completamente. La Science Fiction diventa solo una passerella su cui Gibson fa sfilare i suoi alter-ego, un pretesto per ottenere in prestito da quella nuova Frontiera un futuro, uno dei più terribili possibile.

Gibson fotografa instancabile il "suo" futuro, centinaia di istantanee scattate senza sosta, mostrando spesso immagini che appaiono così decadenti... la voglia del successo solo più accelerata, con il dio Denaro che ne detta tempi e modi, l'orgasmo, anche solo quello fisico, un piacere molto più artificiale. E imponente, in continua mutazione, il "Gomi", la spazzatura, a ricoprire del tutto aree un tempo occupate da metropoli... eppure il futuro da lui scelto è paurosamente possibile.....

 

"Il ministro della Sanità stava cercando di mettere fuorilegge le decappottabili, si diceva che contribuissero a far aumentare il cancro alla pelle".

(LUCE VIRTUALE, 1994)

 

Basta aprire una pagina a caso e vedremo Gibson ritrarre ciò che è già reale, o lo diventerà; e i segreti per venirne a conoscenza si celano dietro alle sue descrizioni.

Frammenti di tecnologie avanzate, magari OGGI già motivi di guerre segrete industriali vengono ricomposti seguendo le sue istruzioni, come un artista che crea anche ciò che non conosce. Gibson mostra interesse verso la REALTA' della nuova Frontiera, ma mai lascia intravedere gesti di devozione (pedanti giornalisti lo hanno intervistato, gli sguardi ironici di chi è convinto che lui sia solo uno degli stipendiati "sottobanco" di Bill Gates; Gibson gli ha risposto: non ha mai navigato su Internet, né saprebbe come fare...).

Per credere nei suoi ritratti non occorre quindi essere mostri di informatica, né tantomeno avere menti contorte, giustificando la presenza di drogati, nevrotici, ladri di organi e killer professionisti in un mondo asettico quale è da sempre il nostro futuro.

Il bianco ed il grigio, metallico ed uniforme già ci attendevano. Gibson ha aggiunto nuovi colori, magari sfocati, ma VIVI, e pur senza mai aver acceso un computer molti di noi hanno potuto riconoscersi tra i personaggi di una delle tante istantanee che ha scattato fin dai suoi primi racconti.

 

"Aveva un certo orgoglio per la sua abilità, ma non bastava a farlo andare avanti".

(LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME, 1981)

Ci sono altre regole che Gibson detta per entrare nel suo mondo. Occorre schierarsi, accompagnare i suoi "antieroi" in prima persona; ci intima di essere spettatori attenti ma silenziosi (anche se a volte vorremmo urlare la nostra rabbia) e poco importa (oceano in rivolta che ha eroso pilastri classici quali Asimov o Clarke) essere appassionati o no del genere.

La fantascienza è diventata solo una cornice; possiamo toglierla, basta solo entrarci prima e vivere ad occhi chiusi in quello che vi è dentro.

Riconoscendo magari sensazioni che abbiamo già provato.

 

"Lei era lì, totalmente vera, umana, affamata, elastica, annoiata, bellissima, eccitata e tutte le altre cose che era.".

( LA NOTTE CHE BRUCIAMMO CHROME)

 

Sono regole semplici, in fondo. La base del minimo interesse che può suscitare una buona opera di fiction letteraria. Senza di queste spegneremmo presto il libro per accendere la TV, il telecomando come affidabile anti-noia.

Gibson chiede a noi di andare ancora oltre. Nessuna vergogna allora se l'istantanea di una bimba che scappa dal dolore per la morte di sua madre, ci farà venire la pelle d'oca.

La foto è del romanzo "MONNALISA CYBERPUNK" (1988), la bimba si chiama Kumiko ed ha nove anni. Ai suoi occhi che sono i nostri, magari grigi ma NON metallici e uguali a quelli di sua madre verrà mostrato un mondo in sfacelo dove l'iniziativa ed il talento, privilegi di pochi coraggiosi che osano sfidare il mondo dei Potenti e le loro carte di credito, si scontrano con il "totalmente uguale".

Questi uomini, queste donne, che scappano dalla follia tecnocratica delle "Zaibatsu", ricordano virtù che nessuna forma di Yakuza (mafia giapponese) potrà mai uccidere.

I "Giusti", intesi come VERI esseri umani sono rimasti in pochi ma esistono ancora e W. Gibson chiede solo di stargli vicino mentre ci racconterà le loro storie. Dieci, cento, mille volte.

 

II protagonista di New Rose Hotel, il nome del minuscolo albergo dove si nasconde da sette giorni, sente i rumori di un elicottero sopra di lui. Li sento anche io, vorrei dirgli di scappare via mentre un laser ad infrarossi che cerca il calore del suo corpo gli è sempre più vicino. Ma lui non può ascoltarmi, e anche se potesse non si muoverebbe.

Sandii è il suo unico pensiero.

 

"Non riesco ad odiarti amore...

...Va tutto bene, bambina. Ma torna, ti prego e prendimi la mano"

 

 

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