La morte di Franco Bonvicini da: "La Stampa" 11 Dicembre 1995

La morte è avvenuta la sera del Sabato 9 Dicembre 1995.
"Quel Sabato lo aspettavano a Bologna negli studi di VIDEOMUSIC dove Red Ronnie registrava il suo "Roxy Bar". Quella sera c’erano Gino Paoli, Ornella Vanoni e Irene Grandi. Doveva presentare un’iniziativa benefica - ha raccontato Ronnie - Dodici suoi disegni da mettere in vendita per Natale a favore di alcuni disegnatori in difficoltà. Non riusciva a trovare la strada degli studi, si è fermato per chiedere informazioni in un bar, è tornato in strada con in mano un foglietto, una macchina in corsa lo ha falciato proprio sulla striscia di mezzeria. Poi il trasporto in ospedale, l’agonia, la fine."

Psyco, le storie dello spazio profondo

di Pasquale Leonetti

 

Un nuovo capitolo di storia della Fantascienza a fumetti nostrana ci viene presentata su questo numero attraverso il recupero di una gloriosa rivista. Gli autori? Bonvi, il grande autore di "Sturmtruppen" e "Cattivik", con Francesco Guccini, qui nell’insolita veste di sceneggiatore.

 

Verso la fine degli anni 60 ed i primi ‘70 uscirono tante riviste di fumetti. La loro durata fu abbastanza breve per tutte...Ma non per questo si trattava di riviste banali, tutt’altro, e l’esempio viene dato dalla rivista di cui ci occupiamo in questo articolo. Si tratta di "PSYCO" che ebbe la durata di solo sei mesi e che si occupava di Fantasy e Fantascienza. A mio pare il fenomeno della sua breve vita si può spiegare con il conformismo e la pigrizia mentale del lettore medio dell’epoca che trovava molto ostiche le novità, mentre trovava ammalianti le cose che riguardavano il passato, come le storie del Far West, quelle dei pirati o di guerra. Il primo numero di Psyco usc" nell’Aprile del 1970, il sesto ed ultimo usc" a Settembre dello stesso anno. La casa editrice era la Naka di Milano, il direttore responsabile Cesare Solini. Nella rivista apparve una serie di storie fantascientifiche firmate da Franco Bonvicini, o meglio Bonvi, per i disegni, e Francesco Guccini per i soggetti; poi un’altra serie dal titolo "Van Helsing detective del soprannaturale" disegnata da Carlo Perone, al secolo Perogatt, e testi di Baratelli - Castelli. Nell’ultimo numero del mensile apparve anche una delle più belle storie di Guido Buzzelli, "La rivolta dei Racchi" fumetto attualissimo all’epoca in cui fu concepito, trent’anni fa esatti, nel 1967. Nelle tavole della storia furono inseriti espliciti, o qualche volta allusivi, riferimenti a temi scottanti della nostra società quali la repressione, il consumismo e la droga visti in chiave non solo satirica ma anche con un po’ di cinismo, come poi di fatto accade nella realtà.

Ma torniamo alle storie firmate da Bonvi e Guccini. Le storie pubblicate nella rivista furono cinque, e questi sono i loro titoli:

. Galassia che vai...

. Vivere ricchi e felici

. Bonifica spaziale

. La legione dello spazio (in due episodi)

. Chi cerca trova e i cocci sono suoi

La presentazione della rivista fu affidata a Sergio Trinchero che nel suo articolo, quando passa a presentare la serie delle storie in questione, scrive quanto segue: "...La trama? E’ una parola...provatevi a raccontare un film come "2001 Odissea nello spazio" stravolto però alla maniera di "Questo pazzo, pazzo, pazzo mondo". Niente di più vero. Proviamo ad analizzare i cinque episodi apparsi sulla rivista per avere, nei limiti del possibile, un’idea di ciò che è stato narrato. L’ideale sarebbe leggerli, perchè sono delle storie con trovate originali, simpatiche e ironiche. Una originalità consiste nel non dare un nome ai protagonisti della serie, che sono un uomo ed un robot. Tuttavia in essi si possono riconoscere gli autori: l’uomo è Bonvi, il robot è Guccini.

Nel primo episodio: Galassia che vai..., si possono vedere e leggere delle situazioni come quella di un gigantesco tamponamento provocato da un pedone distratto dalla lettura del giornale, e che non si accorge del semaforo rosso. Il tamponamento è anormale perchè non avviene tra automobili ma tra le persone di una sterminata folla di pedoni!

La vicenda inizia in una città di 25.000.000 di abitanti, di nome MEGAYORK, nelle cui strade non ci sono più automobili: per mancanza di spazio vi si passa solo a piedi. Ogni tanto qualcuno viene colto da "follafobia" ma ci pensa la psicopolizia a sistemarlo.

Dopo le vignette di apertura nell’ambiente cittadino la scena si sposta nello spazio, dove il protagonista umano riesce a fregare l’astronave ad un generale che era in attesa di un carico d’armi nella zona degli asteroidi. Quando il generale vuole inseguire il ladro della sua astronave si accorge che l’unica "scialuppa elettronica" rimastagli è ubriaca perchè "qualcuno...ha versato una bottiglia di vodka nell’impianto di lubrificazione!2

Dopo varie vicende trascorse a "New Sodoma, la città del piacere, dei mille spettacoli, delle mille strane, eccitanti, esotiche tentazioni..." il protagonista si trova inaspettatamente un robot a bordo dell’astronave di cui si era impadronito, e così si forma la "strana coppia" presente in tutte le storie. Nel corso dell’avventura i nostri eroi scoprono che l’astronave è piena di strani esseri a forma di palline pelose con una bocca molto "zannosa". Il loro nome è Sbirillioni e di solito sono mansueti, ma hanno bisogno di sentir leggere Shakespeare a ore fisse e di mangiare tartine imburrate ogni 1/4 d’ora, altrimenti diventano feroci. Ci sono anche altri strani esseri come i Pazzorilli che sono fastidiosi come le zanzare. La storia finisce con un assalto dei pirati spaziali, ma i nostri, con un inganno, si impadroniscono della nave pirata e lasciano i predoni a cavarsela con il difficile carico descritto prima.

Il secondo episodio "Vivere ricchi e felici" narra di un bidone fatto ai nostri due eroi: "per soli 500 dollari a corso legale" acquistano "una modernissima stazione radio-tv spaziale, installata su di un satellite artificiale che si rivela essere una vecchia carretta piena di tasse arretrate da pagare. I due non si lasciano abbattere ed attraverso la stazione lanciano una insistente campagna pubblicitaria.

Come dice l’umano: "Faremo una pubblicità ad un prodotto inesistente...una pubblicità martellante, angosciosa, incessante, subliminale, continua...". Il prodotto viene chiamato Pirulazio, senza specificarne la natura. Si dice solo che è una specie di elisir tuttofare che, sorbendone una tazza ogni mattina rende agili, sani, forti e...molto più virili! Così, in giro per l’universo, tutti iniziano a chiedere il Pirulazio. Passa poco che la stazione spaziale viene visitata da tre facoltosi industriali che a suon di soldoni, ognuno all’insaputa degli altri, acquistano il marchio del prodotto pensando di averne l’esclusiva. L’avventura si chiude con i nostri soddisfatti avventurieri che si preparano a godersi il bottino mentre a bordo della loro astronave ascoltano la Tv spaziale che trasmette: "La polizia intergalattica coordinata sta ancora cercando i colpevoli della colossale truffa combinata ai danni di tre noti e rispettati industriali..."

Il titolo del terzo episodio è "Bonifica spaziale" e tratta, come si può capire dal titolo, della bonifica dei pianeti per renderli abitabili dall’uomo. Il nostro duo questa volta si presenta ben ordinato, l’umano con il nome di Ing. Fritzenjammer, pettinato con riga laterale, vestito con camicia e cravatta, il robot molto discreto e non invadente come al solito, in piedi dietro la poltrona dove è seduto l’ingegnere. Questa volta loro vorrebbero fregare un po’ di soldi allo Stato assicurando la bonifica di un pianeta, ma con l’intenzione di sparire nell’immensità del cosmo una volta ricevuta la somma.

Lo Stato, però invia una mega astronave armata di tutto punto come scorta, per assicurarsi che i nostri vadano realmente sul pianeta a fare il loro lavoro. Arrivati a destinazione su "Spettro3", questo il nome del pianeta, i nostri amici lo trovano sommerso di neve e all’apparenza tranquillo. Mentre si accingono a passare la notte in un rifugio, arriva un grosso gorilla che dice di essere "Giuseppe lo stritolatore blu" e avvisa l’uomo che dopo due ore sarebbe tornato a mangiarselo, perchè "queste sono le regole". Poi con un "poof" sparisce.

 

 

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