MODERN FANTASY

 

Introduzione e commento di Riccardo Giandrini
Traduzione dall'inglese di Francesca Lovera

Questa volta mi limito a poche parole di presentazione per lasciare più spazio alla traduzione dell’opera di David Pringle Modern Fantasy : The Hundred Best Novels (1946- 1987) pubblicata quasi dieci anni fa. Si tratta della raccolta di 100 recensioni di altrettanti romanzi di genere fantastico, scelti dal noto critico inglese. Quella che troverete di seguito è l’illuminante "Introduzione" al volume in questione che spicca per lucidità e chiarezza nel ordinare un genere così vasto come quello della letteratura Fantasy.

"INTRODUZIONE"

Abbiamo sempre amato leggere novelle di imprese impossibili, tuttavia, è solo negli ultimi dieci anni che la Fantasy è divenuta una categoria degna di nota nell’ambito della narrativa. Oggi, questa parola, viene usata dalle case editrici sulle copertine di libri e tascabili in modo abbastanza sfrontato, a tal punto che la Fantasy è divenuta un genere a sé stante come i polizieschi, i romanzi d’amore, i romanzi storici ed i gialli. È risaputo che le storie di regni incantati, elfi, draghi ed eroi oppure fantasmi ed altre mostruose intrusioni del sovrumano nella nostra vita di tutti i giorni, sono molto apprezzati da milioni di lettori. Il mio scopo, in questo volume, è quello di tentare di definire tale genere descrivendo un centinaio di storie che, a mio giudizio, possono rappresentare tutte le varie tipologie della letteratura fantastica. Tutte le novelle sono state scritte in inglese e vennero pubblicati tra il 1946 e il 1987.

I termini "Fantasy" e "fantastico" naturalmente si prestano ad una dozzina di interpretazioni e non mi sembra il caso, in questo contesto, di adottare definizioni teoriche. Rosemary Jackson, una commentatrice accademica, ha dichiarato lamentandosi: "Il termine Fantasy è stato accostato in modo abbastanza opinabile a qualsiasi tipo di letteratura priva di descrizioni realistiche: miti, saghe, leggende popolari e fiabe, allegorie utopiche, sogni, testi surreali, fantascienza, racconti dell’orrore...". Tuttavia, secondo me, la Fantasy è una categoria eterogenea ed unica, senza restrizioni e regole letterarie. Si tratta di un enorme contenitore di tutto ciò che è trascendente, arcano, irreale e ripugnante. Può essere intesa come un genere informe, una "palude primordiale" che ha dato vita a tutti gli altri generi romanzesco-divulgativi (questi nascono, godono, della loro fama e poi, piano, piano, sprofondano nuovamente nella "palude", con il passare del tempo, diventano nutrimento per gli altri generi). A questo punto, quindi, al posto di una definizione rigorosa, ecco una breve storia del fantastico nella narrativa.

Molto spesso è stato detto che la Fantasy è vecchia quanto la letteratura. Fino al diciottesimo secolo, quasi tutte le opere di narrativa sia in versi, sia in prosa, erano più o meno fantastiche. In seguito, nella prima metà del secolo, nacque una nuova forma di narrativa che venne definita "romanzo". Al contrario dei testi epici, della satira, dei poemi cavallereschi ed altre storie "antiquate", il romanzo era soprattutto realistico: raccontava la vita di tutti i giorni ed era aderente alla realtà. Il romanzo realista rivoluzionò il modo di scrivere degli inglesi e più tardi quello di tutto il mondo; diventò il modello dominante in un’epoca pervasa dalla scienza e dalla ragione, fu il metro di paragone della letteratura moderna. Ciò nonostante, l’interesse per la Fantasy continuò ad esistere e, molto presto, il fantastico tornò alla ribalta con un genere minore, ma rilevante: il romanzo Gotico. Così i primi veri romanzi fantasy furono scritti tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento, da Horace Walpole, Clara Reeve, William Beckford, Anne Radcliffe, M. G. Lewis, Mary Shelley e Charles Maturin che oggi sono considerati i classici del filone gotico. Per circa cinquant’anni a partire dal Il castello di Otranto del 1764, fino a Melmoth del 1820, il romanzo Gotico è stato il genere più diffuso ed apprezzato ed ha rimpiazzato il romanzo realistico.

Tuttavia il fascino del realismo si rivelò essere molto forte e nel corso del diciannovesimo secolo, periodo di massima espressione del reale, divenne il genere più importante. Fu l’epoca di grandi scrittori: le sorelle Brontë, Thackeray, Dickens, Trollope, George Eliot. La Fantasy non morì, ma venne considerata banale e fu confinata in forme di scrittura popolare, generi minori del romanzo: fiabe per bambini, romanzi d’appendice, romanzi sensazionalistici in edizioni economiche ecc. Quando il Gotico iniziò a tramontare apparvero altri generi minori, gli eredi: il romanzo storico, i polizieschi od i gialli, i racconti di avventure imperiali. Gli elementi fantastici presenti in tali generi, antenati di quelli pubblicati oggi, erano ridotti ai minimi termini: si trattava di storie pseudo-realistiche dai toni e dalle atmosfere colorite. che fungevano da contraltare ai romanzi realistici più seriosi. Appena tale equilibrio fu raggiunto la Fantasy ritornò sorprendentemente alla ribalta. Uscì dalla culla e fece la sua comparsa sulle riviste dedicate al grande pubblico e sulle copertine dei libri.

George McDonald e William Morris scrissero romanzi immaginifici; Bram Stoker scrisse Dracula. Le storie di spettri inglesi si diffusero all’inizio del ventesimo secolo così come il romanzo scientifico di H. G. Wells ed i suoi imitatori (un tipo di fantasia realistica completamente nuovo che portò alla Fantascienza moderna). Con l’inizio del nuovo secolo si affermò una nuova tradizione di Fantasy ultraterrena grazie a scrittori quali Lord Dunsany, E. R. Eddison, David Linsday e, negli Stati Uniti, James Branch Cabell, A. Merrit, H. P. Lovecraft e Clark Ashton Smith; la maggior parte lavorava nell’ombra. Nel campo della letteratura seria il realismo dettava legge, sebbene fosse sfidato da un modernismo che, a volte, si avvicinava al fantastico. Ma a questo punto ci fu un’inversione di tendenza; apparve un nuovo sottogenere molto vasto di "fantastico per adulti" che anticipò il romanzo Fantasy successivo al 1945 e che io descrivo in questo libro.

La Fantasy può essere considerata come un’antica forma romanzata e pur tuttavia continua ad essere uno dei generi commerciali più giovani. Come genere pubblicato è davvero più giovane della Fantascienza, sua erede, ed appartiene più agli Stati Uniti che alla Gran Bretagna. I protagonisti furono diversi nel corso degli anni, però, il primo vero "boom" editoriale si produsse a partire dalla metà fino alla fine degli anni sessanta (La fantascienza aveva registrato il proprio "periodo d’oro" circa dodici anni prima). I primi libri che definirono il genere furono le versioni americane dei tascabili di J. R. R. Tolkien "Il Signore degli anelli" che apparvero nel 1965-66. Contemporaneamente, fu ripubblicato da L. Sprague de Camp il "Conan" di Robert E. Howard per una serie di tascabili di successo. Centinaia di migliaia di libri di Tolkien e Howard furono venduti ad un pubblico in gran parte giovane che, almeno in apparenza, desiderava allontanarsi da un mondo scientifico e tecnologico. Tali influenze gemelle - la tradizione inglese di Fantasy raffinata derivante dalle favole della buona notte e la tradizione statunitense, ricca di avventure fantastiche nate dalle riviste pulp - furono prontamente sostenute da opere di vari scrittori che si trovarono al posto giusto nel momento giusto. Rosemary’s Baby di Ira Levin, pubblicato nel 1967, fu il primo romanzo di horror ultraterreno a raggiungere livelli da best-seller. I racconti di "guerrieri e sortilegi" di Fritz Leiber tipo Fafhrd e il Gray Mouser sono stati revisionati e pubblicati come tascabili a partire dal 1968. Le saghe di Elric e Hawkmoon di Michael Moorcock furono pubblicati, negli Stati Uniti, nel 1967. Due opere apparvero nel ‘68 ed ebbero un ruolo determinante: Il mago di Earthsea di Ursula Le Guin e L’ultimo unicorno di Peter Beagle. Questi due testi trasformarono la Fantasy moderna in un genere di successo. Ad esclusione di Tolkien, i romanzi-guida degli anni ‘70, in particolare le opere di Stephen King e Stephen R. Donaldson finirono per vendere di più, ma, in realtà, i libri che per primi diedero fama e notorietà alla Fantasy furono quelli che apparvero alla fine degli anni sessanta.

I critici letterari possono disprezzare questo genere per vari motivi e, a mio parere, la critica più grande che si possa fare è che la Fantasy sia una letteratura di reazione. Il critico austriaco Franz Rottensteiner disse: "la Fantasy moderna è la reazione alla società industriale ed alle sue pressioni... Non è un caso che tale tipo di letteratura si sia sviluppata nell’Inghilterra del 19° secolo un paese che, per primo, percepì in pieno il peso dell’industrializzazione. Tutti gli scrittori dell’epoca: Morris, Lord Dunsany, C. S. Lewis, E. R. Eddison e J. R. R. Tolkien, non amavano affatto quegli anni. Infatti tale tipo di letteratura raggiunse l’apice del successo nella nazione più industrializzata e scientifica: gli Stati Uniti e da lì si diffuse. La Fantasy moderna è la letteratura degli insoddisfatti..." (S-F Studies N. 23, Marzo 1981). Credo che questa sia una grande verità e ritengo che sia proprio tale senso di disagio a spingermi a preferire la Fantascienza, sebbene sia doveroso sottolineare che una reazione spontanea alla scienza ed alla tecnologia non è sempre comune in tutta la Fantasy moderna. Preferisco quel tipo di Fantasy che si relaziona in qualche modo con il mondo moderno e questo è palese nei miei commenti di alcune opere in particolare. Sono sensibile, come la maggior parte dei lettori, al fascino di questa romantica evasione dalla realtà ma, alla fine, non riesco a fare a meno di desiderare che un qualsiasi buon romanzo mi racconti qualcosa sulla vita. In effetti i migliori racconti fantastici fanno tutto ciò in vari modi: alcuni usano allegorie dirette, altri utilizzano simbolismi arcani, altri ancora sfruttano le caratterizzazioni con acume e sottigliezza, mentre, la maggior parte, proiettano, in modo simile alla realtà, gli archetipi delle speranze e della paure, gli stati d’animo e le sfaccettature della mente umana. (Le fantasie più "vere" si prospettano come un paesaggio interiore, un paesaggio spirituale che potrebbe benissimo contenere profondità mitologiche e psicologiche). Tutta la scrittura immaginativa, persino quella in cui l’argomento pare remoto, riflette il periodo di composizione. A prescindere dalla forma sfarzosa, questi romanzi di Fantasy rappresentano in modo ineluttabile le fantasie della nostra epoca; rivelano la seconda metà del 20° secolo.

Come ho già fatto notare nella mia introduzione, questi 100 racconti di Fantasy si dividono in due grandi categorie: Supernatural Horror Stories cioè i racconti d’orrore ultraterreno e Heroic Fantasy o Fantasy eroica. Il termine Supernatural Horror Stories si riferisce a testi come Dracula di Stoker, ai racconti di H. P. Lovecraft ed a tutti i libri di Stephen King. Di norma, tali testi, descrivono l’intrusione di una forza ultraterrena nel mondo moderno e sono raccapriccianti proprio perché le forze ed i fenomeni narrati non sono razionali; esulano il punto di vista scientifico. Con il termine Heroic Fantasy, invece, mi riferisco a testi come Il Signore degli anelli, i racconti di duelli e stregonerie e tutti quei libri come Le pietre magiche di Shannara, che, in linea di massima, sono ambientati in mondi del tutto immaginari; paesi di sogno in cui non esiste un punto di vista scientifico ma solo regole "magiche". Il tono emotivo di tali storie è più che altro una piacevole evasione dalla realtà piuttosto che qualcosa di orrorifico. Molte delle mie 100 novelle fanno parte di una o dell’altra categoria. Ciò nonostante ritengo sia possibile fare ancora un terzo tipo di distinzione, un raggruppamento approssimativo che può essere definito "Fabulation" o romanzo metafisico dell’assurdo e dell’inverosimile: si tratta di storie che stravolgono il mondo reale, nel quale sono ambientate, in modo diverso rispetto all’horror ultraterreno. Molti dei migliori racconti presenti in questa antologia appartengono a quest’ultima categoria: i libri di Thomas Pynchon, Angela Carter, John Crowley e Geoff Ryman.

 

Le opere recensite da Pringle coprono davvero tutto lo spettro della letteratura fantastica del dopo guerra in lingua inglese, passando con disinvoltura da opere molto popolari a quelle più sofisticate che sfuggono l’etichetta di genere, in un felice mix di cultura "alta" e "bassa" che finalmente sembra sul punto di essere accettata anche nel nostro paese. Troviamo pertanto affiancati nello stesso volume le terre fatate di Tolkien e gli incubi di Stephen King, ma anche le allucinazioni di William Burroughs e i romanzi del Nobel per la letteratura William Golding.

Quindi Fantasy non vuol dire solo Tolkien e suoi imitatori ma un vastissimo corpus letterario con opere spesso molto diverse tra loro e l’utilità di un libro come questo consiste proprio nell’aiuto fornito al lettore per orientarsi in una congerie di offerte che con troppa disinvoltura vengono sovente presentate come classici. Sebbene possa sorprendere e creare polemica tra gli appassionati, autori tanto osannati dalle case editrici quali Eddings e la Marion Zimmer Bradley non compaiono nella lista dei migliori 100, mentre viene giustamente riconosciuta l’importanza di creatori di leggende e mondi fatati come Peter Beagle e Thomas Burnett Swann, da noi pressoché sconosciuti. Insomma, si può anche non essere d’accordo con le scelte fatte da Pringle tuttavia non si può obiettare quando ci ricorda "la bellezza e la meraviglia" di alcuni capolavori troppo spesso dimenticati come Tito di Gormenghast di Mervyn Peake, Il terzo Poliziotto di Flann O’Brien e L’incanto del Lotto 49 di Thomas Pynchon.

 

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