LA CITTA' DI SMERALDO

di Holly Lalena Day

 

La scrittrice che vi presentiamo con questo breve racconto vive negli Stati Uniti, a Minneapolis, con il figlio Wolfegang e la gatta Calypso. Poetessa e scrittrice, le sue opere sono apparse in oltre novecento riviste in tutto il mondo. La fanzine Baliset, in Italia, ha già pubblicato suoi racconti. Ringraziamo per averci fatto conoscere un simile talento i nostri amici pavesi Cristiano Calligaro e Claudio Tinivella. A quest’ ultimo, come al solito, dobbiamo la traduzione dall’inglese.

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 Il morbo aveva spazzato via tutti i piccoli animali fin dall’inizio; nei loro piccoli corpi non c’era abbastanza spazio per sopravvivere. In una notte i topi si trasformarono in minuscoli ammassi di zaffiri e di rubini, mentre i gatti e i cani di piccola taglia impiegarono due o tre giorni a morire.

Il virus sembrava saltato fuori dal nulla, ma l’ovvia spiegazione era che qualche alchimista dei nostri tempi avesse fatto degli esperimenti per trasformare la materia organica in pietre preziose.

A Jamie piaceva molto la piccola catena di smeraldi verde scuro che contornavano la sua clavicola sinistra. Non facevano male—in effetti, avrebbe potuto staccarli come delle croste, se avesse voluto. Aveva già un sacchetto pieno di ametiste, diamanti e zaffiri nella sua stanza da letto. Non aveva mai sviluppato gioielli color rubino, comunque; il che era una fortuna, in quanto avrebbero contrastato orribilmente con il suo colorito. Sospirò e iniziò cautamente a grattare via le pietre dalla sua spalla.

Aveva visto cosa succedeva alla gente che le lasciava crescere liberamente.

C’era un enorme ammasso di brillanti, a pochi isolati di distanza, che un tempo era una donna di nome Ruth Mitchel. Aveva cercato di far crescere "il più grosso diamante del mondo" sulla sommità della sua testa. La stupida idiota non aveva capito che la pietra, oltre che verso l’esterno, cresceva anche all’interno. Quando le emicranie divennero troppo forti per Ruth, lei tentò di staccare il gioiello dal suo cranio e riuscì a danneggiarsi le funzioni motorie abbastanza da rimanere immobile al centro del marciapiede per sempre, come un fantastico guardiano della Terra di Oz.

In effetti stava cominciando ad assomigliare a una versione deformata della Città di Smeraldo di Frank Baum. I prati ben tenuti delle ville si erano trasformati in scintillanti distese di minuscoli aculei traditori, mentre gli alberi erano obelischi giganti pieni di arcobaleni. L’effetto combinato era abbagliante, e assai pericoloso durante le tempeste di vento.

Jamie si sedette al centro della stanza e lasciò cadere manciate di pietre preziose sul pavimento. Meno di un anno prima, quel tesoro avrebbe fatto di lei la più ricca persona sulla Terra. La sua pelle era squamosa e coperta di lividi causati dal continuo grattare.

In ogni caso, era poi così brutta la morte?, si chiese. La sua miglior amica aveva preso dei sonniferi e dormito per l’intera ordalia, non aveva fatto una piega quando il rubino gigante aveva spinto le pillole fuori attraverso le sue cavità oculari. Una morte spaventosa, ma bellissima.

Jamie rimise cautamente i gioielli nel loro sacco e si arrampicò sul letto, pensando agli uccelli e ai fiori e a tutte le cose che non avrebbe mai più rivisto. Appena chiuse gli occhi, pensò che avrebbe potuto sentire le sue giunture irrigidirsi.

 

(Traduzione dall’inglese di Claudio Tinivella)

 

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