BOOKSHOP

novità librarie dagli U.S.A. (e non solo)

a cura di Riccardo Giandrini

 

Lo confesso! Nutro una particolare avversione nei confronti delle saghe multi volume e nei "sequel" di romanzi di fantascienza; si tratta di operazioni meramente commerciali attraverso le quali gli editori spremono come limoni gli autori di opere di successo, sfruttando la deprecabile "bramosia" degli appassionati di ritrovare gli stessi personaggi e le stesse ambientazioni che anno tanto apprezzato in un determinato libro. Di solito il risultato dal punto di vista della qualità letteraria è pessimo (è già difficile mantenere alto il livello per tutto un romanzo, figuriamoci per 3, 4 o più volumi), tuttavia qualche volta capita che un autore abbia abbastanza talento da affrontare con successo l’impresa; è il caso di Dan Simmons che con "Rise of Endymion" (Bantam) termina (forse!) il ciclo aperto con Hyperion (Mondadori) otto anni fa e che senza dubbio rappresenta una delle più interessanti saghe di Space Opera mai scritte: non solo descrizioni di viaggi e battaglie interstellari ma anche raffinate riflessioni (già dal titolo è evidente il richiamo letterario a John Keats) sulla religione, la politica, l’arte, la vita. Addirittura migliore dei due precedenti volumi sembra essere "Freeware" (Avon) di Rudy Rucker, che continua le stravaganti vicende dei "moldies", robot organici (il primo romanzo, Software è stato tradotto dalla Phoenix). Le storie eccentriche, per non dire pazzoidi, di Rucker possono sembrare a prima vista superficiali, in realtà nascondono estrapolazioni scientifiche sofisticate e ironici sguardi sulla nostra società. Sono arrivati al loro terzo appuntamento anche due dei migliori autori dell’ultima generazione: Richard Calder e Jeff Noon. Il primo prosegue il suo originale Virus Ginoide (Nord), cyberpunk dallo stile "barocco" e dalle tinte cupe, con Dead Things (St. Martin’s), dove l’ambientazione si fa meno realistica e la narrazione si sposta negli universi quantistici aperti dalle Ragazze-Bambole di Cartier; secondo un critico americano "leggere Dead Things è come avere un minuscolo Oscar Wilde sulla spalla che ci regala la sua cinica saggezza mentre guardiamo contemporaneamente cinquecento canali televisivi"! Il secondo invece, con Automated Alice (Crown), fa interagire niente meno che l’Alice di Lewis Carrol nella surreale, ma tecnologicamente avanzata (realtà virtuali, ibridi uomo-animale), città di Manchester descritta in Le piume di Vurt e Polline (Frassinelli), conservando lo stile pseudo-Vittoriano nonché i giochi di parole e le illogicità che caratterizzavano "Alice nel paese delle meraviglie". Uno dei pezzi da novanta della fantascienza tecnologica, ovvero Greg Bear, ha pensato bene di dare un seguito al suo "La regina degli angeli"(Nord) con il suo ultimo lavoro "Slant" (Tor); secondo le prime indiscrezioni il libro ha una trama deboluccia che stona con la profondità con cui sono trattati temi importanti quali la deriva psicologica e morale conseguente alle mutazioni fisiche e mentali indotte dal utilizzo delle nuove tecnologie. Peccato!

In ordine sparso segnalerei alcuni romanzi degni di nota che, almeno per ora, non fanno parte di alcuna serie. Michael Swanwick ci offre la sua versione del Faust di Goethe in "Jack Faust" (Avon) mentre Vonda McIntyre con "The Moon and The Sun" (Pocket) ci trasporta all’epoca di Luigi XIV, il Re Sole, per una sorta di fiaba per adulti, ricca di descrizioni liriche e di intrighi di corte, che ruota intorno alla presenza di un mostro marino fatto catturare dal Re per scopi non solo scientifici. Passiamo ora dalla fantasy alla estrapolazione scientifica più avanzata grazie a Greg Egan, e al suo nuovo romanzo "Distress" (HarperPrism): il protagonista è Andrew Worth, un giornalista cibernetico alle prese con una nuova teoria matematica che, secondo alcuni, altererà in modo significativo l’universo addirittura nel momento in cui verrà enunciata! L’emergente Tricia Sullivan in "Someone to Watch Over Me" (Bantam) si cimenta invece, con un tema non molto originale, ovvero la condivisione delle esperienze e delle sensazioni per mezzo di una tecnologia che mette in contatto diretto le menti delle singole persone; tuttavia lo fa con uno stile vivace ed intenso che le ha permesso di essere paragonata ad Ian McDonald. Un’altra situazione classica per la fantascienza è quella dell’astronave abbandonata con il suo equipaggio nello spazio. Ed è proprio questo il prologo di "Alpha Centauri" (Avon), il romanzo di William Barton e Michael Capobianco, nel quale il capitano dell’astronave "Mother Night" si trova a dover superare non solo i problemi connessi ad un naufragio interstellare ma anche quelli legati alla minaccia di un membro dell’equipaggio dall’irresistibile fascino sessuale, ma allo stesso tempo seguace di una setta che vuole sterilizzare il 90 % dell’umanità. Un romanzo che sembra uscito dalla "collaborazione di Larry Niven e David Lynch". Infine una segnalazione dell’ultima ora, sta per uscire un nuovo monumentale romanzo (800 pagine!) di Kim Stanley Robinson (per chi ancora non lo sapesse Robinson ha vinto l’ultimo premio Hugo con il romanzo Blue Mars), dal titolo "Antarctica"; ne riparleremo alla prossima occasione.

 

Ritorna all'indice di "7° Inchiostro n. 11"

Ritorna alla Home Page