QUARANTENA, di Antonio Intra

 

Nato a Bergamo il 31 Dicembre 1958, ha cominciato a scrivere una decina d'anni fa vincendo il concorso della casa editrice NORD relativo al tema "Invasioni". Successivamente, si è classificato per due anni consecutivi al 2° posto con i racconti L' ANGELO GRIGIO e SIRENE al Concorso Nazionale di Courmayeur. A parte la sua passione per il genere fantastico, si interessa di cosmologia e psicanalisi. Ambizioni? Non molte, tranne forse poter vedere pubblicati con una certa continuità i suoi racconti come ultimamente sta accadendo. Desideri? Essere più veloce nelle stesure, evitando errori grossolani. Sogni? Sposare Michelle Pfeiffer o Ines Sastre.

 

QUARANTENA

 

È sempre notte su Croyne, o almeno l'apparenza è quella. Le sue nubi, nere come l'inchiostro, non lasciano intravedere nulla oltre la loro coltre: né astri né stelle. E se si resta per un po' di tempo sul pianeta, come me, si comincia ad avere la sensazione che non esista altro che Croyne, che l'universo sia solo un'invenzione di fervide menti... che oltre le nubi ci sia il vuoto assoluto. Sarà per il crescente disinteresse che la Compagnia dimostra ormai per il pianeta o per la quarantena di cui è oggetto, ma è facile perdere il senso del tempo su Croyne.

E come se ciò non bastasse ci sono dei vuoti nella mia mente, pezzi della mia vita che vanno alla deriva... che non riesco a collegare. Dalla guerra con gli Ixian, per nulla lontana o remota, non sono uscito indenne... anzi, credo di non esserne ancora uscito.

Tutto normale per chi mi ha visitato: conseguenze inevitabili per chi ha sostenuto tre anni di guerriglia planetaria. Quando la tensione diventa insostenibile, la mente scende a compromessi pur di non uscire completamente di senno. E ci vuole pazienza per recuperare ciò che si è perduto, mi hanno detto.

Io di pazienza ne ho, ma non credo che recupererò ciò che ho perduto; il tempo potrà anche alleviare gli incubi, ma non restituisce nulla.

Mi rimangono così gli incubi... incubi che mi riducono spesso a uno straccio, che si mischiano alla realtà.

A volte penso che sia più facile sopravvivere alle imboscate, alle torture, alle infezioni, alla morte dei propri compagni che riuscire a sopportarne il ricordo.

Comunque non avrei dovuto considerare Croyne come un punto da dove ripartire da capo, in definitiva è solo un mondo strappato agli Ixian e posto sotto sfruttamento... un mondo ricco di gas metano che faceva gola alla Persen-Tray Company. Ma ora è tutto finito, e la Compagnia sta ormai rivolgendo la sua attività altrove: ai giacimenti di Athenis e Miskya.

Mi alzo dal letto e vado alla finestra e, nonostante la pioggia, l'apro. Immediatamente vengo investito da un'aria fredda e umida. Piove ininterrottamente da venti giorni, e guardando le nubi ho l'impressione che il maltempo possa perdurare in eterno.

Mi accendo una stringa e mentre do le prime note odo un sordo e lontano boato; poco dopo scorgo, oltre i tetti prospicienti, dei bagliori. È il decimo incendio della settimana. Divampano in continuazione, per mancanza di manutenzione. Ma non è solo incuria: è come se qualcuno intendesse volutamente riportare questa città fantasma nel fango dal quale è spuntata, senza preoccuparsi di chi ancora ci vive, di chi ancora spera in un miracolo

Non c'è futuro per queste città-impianto, per nessuno.

E sarebbero tutti felici di andarsene se non fosse per la quarantena, una quarantena cagionata da un maledetto virus emorragico che miete ogni giorno delle vittime. È inarrestabile, spietato. Senza alcun sintomo distrugge le pareti arteriose, e quando queste cedono si hanno una serie di inarrestabili emorragie e si è soffocati dal proprio sangue. Chi ne è colpito non ha alcuna speranza, è condannato. Per i ricercatori la colpa è di un virus autoctono non ancora identificato che, secondo loro, si trasmette per contatto diretto.

Si spera presto in un vaccino, nell'abrogazione della quarantena, ma io non sono molto ottimista.

Torno a distendermi, e chiudendo gli occhi aspetto che il sonno mi vinca, aspetto che inizi un nuovo giorno.

E il nuovo giorno inizia con una pioggia talmente fitta da creare un muro grigio. Non serve a nulla prendersela.

Guardo il segnatempo sulla parete; tra poco devo montare di turno. Un lavoro di routine il mio: faccio parte della Sorveglianza. Tutto ciò che devo fare è controllare i cargo in arrivo e in partenza; che tutti rispettino le norme che regolano la quarantena; che nessuno faccia il furbo contrabbandando materiale di proprietà della Compagnia per arrotondare lo stipendio; effettuare delle ronde e ogni tanto sedare qualche rissa o mettere a nanna gli ubriachi.

Lo so, non è il massimo, ma cos'altro può pretendere un ex-combattente con la memoria difettosa?

Mi preparo. Mi lavo, mi rado e cerco di cancellare dalla mia faccia la spossatezza di una notte agitata dagli incubi che mi riportano al passato, a ciò che ero stato.

Il mio brevi-com da polso si mette a pigolare.

- Sangler. Che c'è?

- Krovac. Non stare a venire al Protettorato: al Centro Sanitario hanno appena rinvenuto il cadavere di un ricercatore. Pare che sia stata un'infermiera con la quale era di servizio stanotte. Dal loro reparto mancano alcune dosi di prahzyne, e lei è svanita nel nulla. Da una prima ricostruzione lei, colta sul fatto mentre si impossessava abusivamente delle dosi, ha afferrato un lungo e grosso ago, normalmente usato per le aspirazioni spinali, e glielo ha spinto su per il palato facendoglielo uscire dal cranio. Ti trasmetto la sua istantanea e il suo domicilio. E anche se dubito che possa essersi rintanata lì, va a dare un'occhiata. Hai l'autorizzazione ad un intervento limite se necessario.

Non c'è altro da aggiungere.

Un minuto dopo, con la sua istantanea fra le mani, sono già per strada, con una vecchia shy-car che singhiozza ad ogni accelerata.

Non c'è molto movimento per le vie: qualche addetto ai rifornimenti, qualche negoziante in procinto di aprire il proprio esercizio, un paio di ragazzini con l'aria assonnata. Al mio passaggio si voltano tutti dall'altra parte come a sottolineare che loro non hanno niente a che fare con la Sorveglianza. Si muovono però lentamente, come se il tempo a loro disposizione fosse stato prolungato in eterno. Si muove tutto al rallentatore su Croyne, le operazioni, gli scambi... le menti. E ci si abitua talmente che tutto sembra rientrare nella norma.

All'indirizzo fornitomi da Krovac, trovo un caseggiato simile al mio: grigio per la vicina ciminiera e sporco per il disinteresse comune. Nel vicolo accanto qualcuno ha dato fuoco ai rifiuti che si sono accumulati e il piccolo incendio si consuma tra l'indifferenza generale.

Dò ancora una sbirciata all'istantanea dell'infermiera: non ha l'aria di una pazza assassina, ha un volto grazioso e un'espressione franca, ma non devo lasciarmi condizionare: si sa, le apparenze spesso ingannano.

Entro nel suo alloggio. È tutto in ordine... anche il letto. Non penso che abbia trascorso qui la notte. Mi metto a rovistare un po' dappertutto: nell'armadio, tra i cassetti, nei vani a muro... Non ho idea di cosa cercare, spero solo in una traccia che mi possa dire dove possa trovarsi.

In un bauletto, in mezzo a una serie di oggetti Ixiani, trovo un videobox contenente immagini di campi di accoglienza, di tende operatorie, di volti tristi, di corpi mutilati... La guerra con Ixian non ha risparmiato neppure lei.

Frugando ancora rinvengo un micro tabulato: nominativi e schede sui numerosi decessi causati dal morbo.

Che se ne fa un'infermiera di un simile elenco? Inutile chiederselo per il momento.

Continuo a rovistare, e tastando con le mani sento, appiccicata sul fondo, una busta cartonata. La strappo via e dentro vi trovo una bozza in cui si richiede una massiccia affluenza di carghi commerciali per portar via da Croyne tutti gli impianti finora smantellati entro la fine dell'anno.

Com'è possibile? Come fa a prevedere la Compagnia che la quarantena sarà tolta per quel periodo?

Che siano sul punto di approntare un vaccino? Dio lo voglia. Era ora. In fondo la Persen-Tray Company non è famosa solo per le estrazioni minerarie, ma anche per le ricerche biologiche avanzate (destinate soprattutto per il pronto adattamento ai pianeti da colonizzare) e quindi parzialmente partecipe di molti preparati farmaceutici. Tuttavia ho come il presentimento che la risposta sia diversa.

Prendo busta ed elenco e vado a bussare alla porta accanto. Mi apre un vecchio dalla faccia scavata e dai capelli radi.

- Sorveglianza - dico anche se la mia divisa lascia pochi dubbi.

- Cosa vuole?

- Sa per caso dove si trova la sua vicina?

- Chi, la giovane Julia?

- Sì, proprio lei.

Scuote la testa. - Se non è in casa, sarà al lavoro?

Scuoto a mia volta la testa. - Sembra di no. Cosa mi sa dire di lei?

- So che è un'infermiera.

- Tutto qui?

- È una ragazza schiva, per niente loquace.

- Non ha proprio idea di dove possa essere andata? Aveva un compagno? Un amica?

- Ogni tanto veniva qui un addetto all'impianto di depurazione.

- Sa come si chiama?

Agita in aria una mano. - Chall... Chall qualcosa.

- Grazie.

Vado all'impianto, da questo Chall. L'accoglienza non è delle migliori. Oltre a doverlo aspetta per più di un'ora, mi aggredisce dicendomi che non ha tempo da perdere, che è oberato dal lavoro e che è in ritardo sul programma di manutenzione.

Tento di calmarlo. - Mi sbrigo in attimo. Voglio solo sapere se ha visto Julia Wrayle di recente.

- Perché?

Mento. - Non si è presentata sul lavoro oggi. I suoi colleghi sono preoccupati.

- Che c’entro io?

- Visto che siete amici, mi chiedevo se lei sapesse dove poteva trovarsi.

- Non siamo amici.

- Mi hanno detto il contrario.

- Le hanno riferito male.

Comincia a darmi sui nervi. Sono tentato di sbatterlo contro un muro e di far sì che collabori con più solerzia, ma mi trattengo; non è un buon posto per creare dei casini. - Mi dica allora perché si recava così spesso nel suo alloggio?

Non so perché ma questa mia ultima domanda ha il potere di spiazzarlo. Insisto. - Allora?

- Ma insomma, cosa vuole da me? Soffrivo di una piccola infiammazione allo stomaco e andavo da lei per dei medicinali che riusciva a procurarmi.

Come balla fa proprio pena. - Non avete un'infermeria qui all'impianto?

Lo colgo ancora di sorpresa.

- Be', sì. Ma non sono forniti di quel tipo di farmaco.

Gli guardo gli occhi: le palpebre sono cascanti e la sclera giallastra. Se volessi essere malizioso direi che più per un medicinale dalla ragazza ci andava per delle dosi di prahzyne. Ma è meglio che lasci perdere.

- Capisco. Mi scusi se l'ho disturbata.

Mi chiama Bayle, il mio caposezione.

- Trovato qualcosa? - Ha la voce impastata, scommetto che sta sgranocchiando la sua solita stecca di mandorle caramellate.

- Nel suo alloggio l'infermiera non c'era. Ho sentito un suo vicino e un suo amico, ma non mi hanno saputo dire molto.

- OH! Peccato. - Ha una pausa, come se ponderasse la situazione, tanto per atteggiarsi a grande capo. - È però necessario che la troviamo. È pericolosa, e nello stato in cui è potrebbe uccidere ancora.

Riattacca. Non mi piace Bayle: è un inetto, un pedante e viscido leccaculo che è riuscito, non so come, a farsi mettere a capo della Sorveglianza. Più che coordinare le nostri mansioni e fare opera di prevenzione, si preoccupa solo di non irritare la Compagnia. E ora pretende che mi trasformi in cane da caccia.

E va bene! Giochiamo pure all'investigatore. Cosa farebbe una ricercata di omicidio? Dato che non è possibile lasciare il pianeta, è logico supporre che tenti di scappare in un' altra città-impianto. E il solo modo per farlo è la monorotaia principale, l' unica che colleghi la nostra città-impianto alle altre.

È un ragionamento approssimativo, lo so, in realtà potrebbe essersi rintanata in altri innumerevoli posti, ma fare un tentativo non mi costa niente.

Vado quindi alla stazione principale armato della sua istantanea e comincio a mostrarla a chiunque mi capiti a tiro: scaricatori, macchinisti, impiegati... funzionari. Nessuno l'ha vista.

Sto per rassegnarmi, per abbandonare l'idea che sia venuta qui, quando la vedo aggirarsi furtivamente nei pressi dei vagoni in sosta.

Si stringe negli abiti, stropicciati e in disordine come se ci avesse dormito dentro. I capelli sono arruffati... lo sguardo impaurito. Uno sguardo che mi fa provare un po' di pena, ma che purtroppo non cambia la situazione.

Estraggo il mio prowl, e facendomi largo fra la gente che si frappone tra me e lei, avanzo con decisione. Un lavacarrozze si accorge che ho l'arma in pugno. - Hei! Attento con quell'arnese!

Impreco a mia volta; la sua lamentela ha messo sull'avviso la ragazza che dopo avermi inquadrato si butta in una corsa forsennata.

- Ferma... fermate quella ragazza!

La mia esortazione cade nel vuoto. Tutti ci guardano... e si scostano. Un inseguimento non è cosa che li riguardi, ci sono quelli della Sorveglianza per certe cose.

Fanculo tutti!

La ragazza è veloce, agile e scattante come un' atleta. Le sto però incollato dietro, correndo lungo le pensiline, attraversando binari e scaraventandomi giù per i sottopassaggi... finché, al centro delle diramazioni sottorranee, mi ritrovo solo con il mio prowl in mano.

- Merda...mille volte merda!

Contatto il Protettorato. - Sangler. Ho intercettato la ragazza alla Stazione Centrale, ma mi è sfuggita.

Mi risponde come al solito Krovac. - D'accordo, metto in allarme le ronde in zona. Aspetta, Bayle ti vuole parlare.

Ancora. Oggi non è la mia giornata fortunata.

- Bayle. Come facevi a sapere che era alla Stazione? -

- Ho solo tirato ad indovinare.

- E come è possibile che non sei riuscito a prenderla? - Parla a scatti, mi sa che sta ancora masticando uno dei suoi dolci preferiti.

- Mi ha scorto in lontananza e si è subito buttata nei sottopassaggi, e prima che potessi raggiungerla ha guadagnato un' uscita.

- Perché non le hai sparato?

Già, perché non ho sparato? Una volta non avrei esitato, avrei inquadrato il bersaglio e avrei aperto il fuoco. Non sono stato addestrato per esitare, non sono stato assunto per le miei doti di persuasione. Mi hanno dato un posto nella Sorveglianza perché sono un duro, uno che ha visto l'inferno e ne è uscito, uno che agisce ancor prima di pensare.

Ma non sono più in guerra. E mi meraviglio un poco che Bayle abbia pensato a una simile risoluzione. - Era solo una ragazza! - gli faccio notare mentre la ricordo stremata e con lo sguardo rassegnato tra le tende di un campo di accoglienza. - Non era armata. E poi non siamo nemmeno sicuri che sia colpevole.

Sento chiaramente Bayle deglutire con forza. - Ma certo che è colpevole? Chi altro può essere stato?

- Non so, però mi chiedo come una ragazza possa avere tanta forza nelle dita da spingere su per il palato un ago sia pur di grosse dimensioni. Forse se sbrigassimo alcuni rilevamenti potrebbero saltar fuori alcuni elementi che...

Mi interrompe. - Va bene, va bene, lo faremo. Va' pure a casa adesso. Ci penserà Tyrrell a seguire le sue tracce. Chiudo.

Che stronzo, appena gli faccio notare che un po' più di professionalità non guasterebbe, ecco che mi esclude. Che vada a farsi fottere.

Me ne torno nel mio alloggio. Ed è solo quando sto per parcheggiare la shy-car che mi accorgo di aver ancora in tasca il micro tabulato. Pazienza, lo consegnerò all'archivio domani. Adesso voglio solo farmi una doccia, mangiare un boccone e rimuginare su quanto è accaduto, a quanto poco mi sia piaciuto questo incarico.

Ma non riesco neppure a digitare il codice di apertura del mio alloggio che sento Winfild precipitarsi giù per le scale.

- Oh! Sangler, per fortuna se qui... vieni presto.

- Che c'è? Cosa...

- Proryc... Proryc sta male. L’ ho visto vomitare sangue. Penso che abbia il morbo.

- Chiama il Centro Sanitario - gli urlo mentre risalgo le scale.

L'alloggio di Proryc è all'ultimo piano. Trovo la porta è aperta. Entro con prudenza. - Proryc... Proryc, sono Sangler. Tieni duro, ho fatto chiamare il Centro Sanitario. - Lo so che non c'è nulla che si possa fare per aiutarlo, ma mi viene istintivo tentare di tranquillizzarlo... anche se non mi giunge risposta.

Non c'è luce nella stanza, se non quella proveniente dal corridoio, e nemmeno il rumore del riciclatore d'aria che solitamente ronza negli alloggi, solo un gran disordine e una puzza tremenda. Proviene dal bagno. Allungo la testa per darvi una sbirciata. Il corpo di Proryc è appoggiato alla parete divisoria, immobile. Ha i vestiti completamente imbrattati e non c'è orifizio da cui non gli sia colato del sangue mischiato a fluidi corporei. Il suo viso è una maschera dai lineamenti distorti.

Quelli del Centro Sanitario se la prendono comoda, arrivano dopo mezz' ora. Sono in quattro, un medico, tre infermieri. Indossano tutti una tuta isolante e sono armati di aghi aspiranti e di bombole disinfettanti. Il medico, un tipo segaligno e curvo, non si spreca più di tanto; dopo una rapida occhiata sentenzia che Proryc è morto per soffocamento emorragico. Bella scoperta.

I tre infermieri intanto sbrigano alcune analisi. Lo fanno in modo frettoloso, senza curarsene troppo. Per loro è routine, una seccatura giunta a tarda ora, una morte fra tante altre.

Alcune facce, curiose e timorose allo stesso tempo, si affacciano dentro la stanza per cercare conferma con i propri occhi di quanto è successo. Nessuno le fa allontanare, nessuno li avvisa che può sussistere un margine di rischio.

Terminate le analisi gli infermieri mettono Proryc in un telo e cospargono l'intero alloggio con la polvere disinfettante.

L'ultima cosa che scorgo prima che la sigillino è un'istantanea, appiccicata su uno specchio, che ritrae Proryc in tenuta da combattimento in cima ad un'alta costruzione Ixian con una città semi distrutta sullo sfondo. Non sapevo che fosse stato nell'esercito. Per me era solo un vicino come tanti altri. Comincio però domandarmi chi su Croyne non sia un reduce.

A pensarci bene, abbiamo un po' tutti l'aria da sopravvissuti su Croyne.

- Chi è che ha trovato il corpo? - chiede a quel punto il medico.

Mi faccio avanti. - Io.

- Ha toccato il corpo?

- No.

- È stato a stretto contatto con lui ultimamente?

- No. Non eravamo molto amici.

- Qualcun'altro lo è stato? Ha una fidanzata, una moglie, dei figli... una famiglia, insomma?

- No, niente famiglia. Viveva solo. - Come la maggior parte di noi, del resto, mi dico sottovoce.

Prende una cartella. - Il tuo nome.

- Hiran Sangler, della Sorveglianza.

La mia qualifica gli fa arricciare il naso, e lo fa desistere dal propinarmi la solita prassi. Mette via la cartella e da un astuccio estrae una siringa. - Dammi il braccio, ti devo fare un prelievo.

- Perché?

- Una precauzione.

- Vi ho già detto che non ho toccato il corpo.

- Non si sa mai.

Estratto il sangue depone la cartuccia in un contenitore sigillato. - Ecco fatto. Ora firma qui. - Mi porge un modulo e tutto finisce lì.

Non riesco a dormire. Non è la paura d' aver contratto il morbo a togliermi il sonno, piuttosto le immagini di Proryc e della ragazza... o meglio le loro istantanee, le loro istantanee che li ritraggono durante la guerra con gli Ixian. Anch'io avevo delle istantanee. Ricordo bene di averne avute, come mi ricordo di averle rimirate nei pochi momenti di calma durante gli spostamenti. Ma dove sono finite? Non rammento di averle perse, né che siano andate distrutte per qualche motivo, ciononostante non ne ho nessuna.

Non so perché la cosa mi colpisca tanto, in fondo, con la memoria lacunosa che mi ritrovo, possono esserci mille spiegazioni per cui non ne abbia. Ma c'è un altro particolare che mi rode la mente: come è possibile che la ragazza, giovane com' è, abbia partecipato alla guerra con gli Ixian come le sue istantanee dimostrano? O la mia vista lascia a desiderare, oppure quella ragazza ha scoperto il segreto dell'eterna giovinezza, oppure...

Ho come un flash, un flash che potrebbe spiegare ogni cosa, ma sparisce con la stessa rapidità con cui è comparso e rimango con un senso di sfasamento.

Da una tasca recupero il micro tabulato della ragazza. Ci sono nomi, mansioni, date di decesso... ma non di tutti. Cioè non tutti hanno la data di morte.

Lo sfoglio rapidamente e ricerco i nomi di coloro che ricordo deceduti per il morbo. Le date, i nomi, e le mansioni coincidono... ma mentre sto verificando la data di Providh, un addetto alla pavimentazione delle strade conosciuto al Canyon, un locale dove sono solito bere un goccio, colgo pure il nome di Proryc!

Ma che diavolo ci fa il nome di Proryc sul questo maledetto tabulato? È morto solo da due ore quindi... quindi il tabulato non può essere un elenco di defunti colpiti dal morbo.

Allora cos'è?

Lo sfoglio nuovamente, voglio vedere se vi trovo anche il nome della ragazza. C'è .

Provo anche con il mio... c'è.

Non so spiegarmi la ragione, ma i capelli mi si rizzano sulla nuca.

Mi sveglio che sono in un bagno di sudore. Non so se ho avuto degli incubi, ma la sensazione di pericolo, simile a quella che percepivo allorché ci addentravamo in territorio Ixian, non mi abbandona.

Mi butto sotto la doccia con l'intenzione di restarvici l'intera giornata tale è l'inquietudine che mi pervade. Ma non vi rimango a lungo; il pigolio del brevi-com mi costringe ad abbandonare l'idea.

- Sangler. Ma non è un po' presto per rompermi le scatole?

- Krovac. Mi spiace ma sei l'unico che non sia di ronda o che non abbia appena smontato.

- Taglia. Che vuoi?

- Un incidente... al 3° depuratore.

- D'accordo, ci vado subito... Aspetta: novità sull'infermiera?

- No. Che io sappia è ancora uccel di bosco. Ma ci stiamo dando da fare, anche perché la Compagnia preme, e a Bayle comincia a scottare il culo.

La Compagnia? Che c’ entra la Compagnia? mi chiedo senza però dar voce al mio stupore.

- Grazie, Krovac. Ti richiamo.

Ci metto meno di mezz'ora per arrivare al 3° depuratore. Superati i cancelli mi viene incontro un responsabile: uno di alto livello a giudicare dal taglio dell'impermeabile che porta. Mi tocca essere gentile.

- Sorvegliante Sangler. Mi hanno comunicato un infortunio.

- Venga.

Il tizio non si presenta. Lui non ha bisogno di essere cortese, sappiamo entrambi che in definitiva è la Compagnia a pagare lo stipendio a noi della Sorveglianza anche se ufficialmente dovremmo essere un organismo autonomo. Cosa ci volete fare? È l'andazzo dei tempi.

- Che è successo? - mi azzardo a chiedergli.

- Non ne ho idea. È lei che dovrebbe accertare le circostanze dell'accaduto, in fondo è il suo lavoro.

Alla faccia della collaborazione. Ma perché continuo a fare certe domande?

Una volta dentro l'impianto vero e proprio, storco il naso e mi copro le narici con le mani. L'odore è insopportabile. Il tizio sembra neanche sentirlo. Non so se lo faccia per farmi sentire fuori luogo o se a furia di stare nei pressi vi si è abituato. Comunque, forse infastidito dalla mia posa un po' ridicola, si avvicina ad una cassetta metallica appesa al muro e, prelevati due filtri nasali, me li porge.

Me li infilo con evidente sollievo. - Grazie.

Come prevedibile il tizio neanche bada al mio ringraziamento. - Venga, quasi ci siamo.

Costeggiamo una vasca di riciclaggio e un'enorme filtro tubolare. Al suo termine, quando questo si getta in un ulteriore vasca, il tizio mi indica il corpo.

- Eccolo. È in quella buca, usata per le operazioni di drenaggio.

Mi sporgo: da sotto un telo semi trasparente e arrossato dal sangue, si intravede un corpo dalla posizione scomposta.

- Bene, la lascio. Ci faccia sapere. - Il tizio fa per allontanarsi, ma dopo due passi si volta e mi dice. - Sorvegliante Sangler, vero?

- Sì - confermo io. - E io con chi ho avuto l'onore di parlare?

- Sovrintendente Staynoff. A presto.

A presto, mormoro sottovoce, a presto.

Tramite una scaletta in ferro mi calo nella fossa andando a pestare sangue raggrumato e residui oleosi. Non noto alcuna impronta oltre le mie quindi deduco che il telo devono averglielo gettato dall'alto. Ne afferro un angolo e scopro il malcapitato. Lo spettacolo è a dir poco stomachevole: dal torace fuoriescono un paio di costole, mentre le sue gambe sono piegate in modo innaturale. La testa appare schiacciata e gli occhi staccati dalle orbite. Ciò non mi impedisce però di riconoscerlo: si tratta di Chall, il pseudo amico dell'infermiera. Una fine orrida.

Mi domando come o chi l'abbia causata. Sollevo lo sguardo in cerca di qualcuno a cui chiederlo, e senza volerlo trovo forse una risposta: sopra la mia testa intravedo, a una distanza di una dozzina di metri, una passerella senza le sbrarre protettive.

Una caduta accidentale? Tutto lo farebbe supporre. Però qualche domanda a chi lavora in questo impianto non guasterebbe.

Faccio per dirigermi verso il primo lavorante che intravedo, quando mi vedo arrivare nientemeno che Bayle in persona con la sua incancellabile espressione di chi non sa mai bene dove si trovi e cosa debba fare. Con lui c'è Grober, il nostro vice, segaligno e nervoso quanto Bayle è grassoccio e indolente.

- Oh, Sangler! Hanno mandato te - esclama tra il sorpreso e l'infastidito.

- A detta di Krovac, ero l'unico disponibile.

- Be', che abbiamo qui? - esordisce poi guardando in direzione del cadavere.

- Una disgrazia: un addetto alla manutenzione è caduto su un cavo metallico. - E prima che possa aggiungere che si tratta dell'amico dell'infermiera che ricerchiamo, borbotta una sintomatica domanda.

- Mmhh... Ci sono responsabilità?

Come immaginavo, non è capitato qui per caso; è venuto per prevenire qualche mia critica nei confronti della Compagnia, sulla disinvoltura con cui opera senza alcuna norma di protezione. Che stronzo. Con Grober fa proprio una bella coppia: l'uno viscido come un pesce nelle brache, l'altro sgradevole come un insetto intento a farsi il nido nelle lenzuola.

Comunque, anche se mi riservo l'intenzione di appurare esattamente la dinamica dell'incidente, gli rispondo negativamente tanto per non avere il fiato sul collo nei prossimi giorni.

- Bene, Sangler, concludi pure e appena puoi fammi avere un rapportino.

Già un rapportino, poi ci penserà lui a farlo finire nel dimenticatoio.

Viene di colpo a mancare la luce. Le turbine che azionano i vari drenaggi hanno un sussulto e il loro fragore decresce fino a quasi a spegnersi. Dura solo un paio di secondi ma nel buio più completo vedo le ossa che sporgono dal corpo di Chall emettere una lieve luminescenza, una luminescenza che mi fa raggelare... che mi riporta indietro di anni... a quando, nel cuore della notte, davo sepoltura a qui poveretti fatti a pezzi dagli Ixian. Le loro ossa emanavano la stessa luce... la luce innaturale dei cloni.

In quel periodo avevamo pensato che fosse per una sorta di inquinamento radioattivo, ma la verità era ben diversa; non c'erano solo uomini a combattere gli Ixian, bensì, con l'andar del tempo, una moltitudine di cloni.

La luminescenza era soltanto l'effetto indesiderato causato della crescita accelerata mediante l'utilizzo di speciali ormoni e di una precisa manipolazione del DNA.

La luce ritorna, le turbine si rimettono in moto.

Non credo che Bayle e Grober abbiano colto la debole luminescenza, più che altro sembrano a loro volta infastiditi dall'odore e desiderosi di andarsene.

- Be', ci vediamo, Sangler - borbotta Bayle. - Non dimenticare il rapportino.

Li lascio allontanare, poi me ne vado anch'io.

Mi metto al volante della mia shy-car e comincio a vagare senza meta, con la mente in subbuglio.

Un clone... Chall era un clone.

E la Compagnia ne faceva uso.

Per quale ragione? Voglio dire: era tanto importante da rischiare le severe sanzioni previste per chi viola la legge sulla replicazioni varata a guerra terminata? In fin dei conti era solo un lavorante, non un analista o un matematico. Allora perché...

Una chiamata interrompe i miei pensieri.

- Krovac. Se ti interessa hanno beccato la ragazza.

Ho come una scossa. - Dove?

- Nei pressi dei settori periferici. Roslow e Tyrrell la stanno portando qui.

Settori periferici.... se taglio per i magazzini centrali, forse riesco ad intercettarli.

- Grazie, Krovac.

Non ho alcuna ragione precisa per vedere la ragazza prima che la portino al Protettorato, ma dopo che Krovac mi ha detto che la Compagnia premeva per la sua cattura, ho la netta sensazione che la morte di Chall sia in qualche modo collegata alla sua storia, e io voglio parlarci prima di Bayle o Grober.

Intercetto la shy-car di Roslow e Tyrrell all'altezza degli hangar di riparazione.

Suono loro, ma mi ignorano. Anzi accelerano. Li chiamo tramite il brevi-com.

Non rispondono subito. Devo insistere. Alla fine si decidono a mettersi in comunicazione.

- Sangler. Ho bisogno di parlare con la ragazza che avete preso.

- Roslow. Va bene. Ci fermiamo tra due isolati.

Non mi chiedono il perché, e nemmeno cosa debba dirle. Conosco Roslow e Tyrrell: non sono mai stati famosi per la loro disponibilità, e questo insieme alla lunga esitazione che hanno avuto prima di rispondermi, mette in allarme quel sesto senso che, in innumerevoli incursioni, ho imparato ad ascoltare.

Quando le nostre shy-car si fermano, prendo il prowl e me lo infilo sotto il giubbotto tenendolo puntato su di loro. Attraverso il lunotto posteriore scorgo la ragazza: oltre che ammanettata è tesa e spaventata come un animale in gabbia.

- Fatela scendere, per favore - dico restando leggermente arretrato rispetto a loro.

I due si guardano. Poi Roslow scende dalla shy-car.

- Che c'è, Sangler? Hai una strana faccia. Vuoi parlare con la ragazza? Vieni.

- Fatela scendere - ripeto.

- Va bene... va bene, non c'è bisogno di usare quel tono.

Roslow sorride e si gira per aprire la portiera; è solo una finta, un diversivo per mascherare l'azione che gli permette di afferrare il suo prowl.

Faccio fuoco per primo. Dal colpo Roslow viene scaraventato sul cofano della shy-car. Poi è la volta di Tyrrell che vedo puntare su di me la canna del suo prowl. Il vetro laterale esplode insieme alla sua testa.

Odo delle grida, gente che si mette a correre e che cerca ogni genere di riparo. Ma non ho tempo di occuparmi di loro. Faccio uscire la ragazza dalla shy-car e la carico sulla mia.

È smarrita e anche impaurita. La capisco, mi ha appena visto uccidere due sorveglianti.

Già, ho appena ucciso due sorveglianti. Ma perché hanno messo mano alle armi, perché non volevano che parlassi con la ragazza?

E ora che faccio?

- Vuoi uccidermi anche tu? - mi chiede la ragazza sottovoce.

- Anche tu?

- Loro lo volevano fare. Prima parlavano con qualcuno su dove mi avrebbero portato per eliminarmi.

- E perché volevano eliminarti?

- Perché ho visto uno di voi che assassinava Raybur, il ricercatore che mi accusano d'aver ucciso.

Cristo! Un sorvegliante che fa fuori un ricercatore e altri due che ricevano l'ordine di uccidere a sangue freddo una testimone. Ma che cazzo di storia è mai questa?

- No... non voglio ucciderti. Voglio però delle risposte.

Sì, delle risposte, altrimenti mi sa andrò a farle compagnia in una cella detentiva per il resto della mia vita.

Ci sono dei fabbricati abbandonati nella zona est, la porto lì. Nascondo la shy-car con un telo raccattato in un cassonetto, e con lei salgo agli ultimi piani di un edificio, tra intonaci staccati, pareti sforate e soffitti crollati. Qua e là ci sono ancora alcune suppellettili sebbene in pessimo stato.

Recupero una poltrona impolverata, e dopo averla liberata dalle manette, vi faccio sedere la ragazza. È esausta e rassegnata proprio come lo era sulle istantanee.. quando ancora era in mezzo agli orrori Ixian.

- Ti chiami Julia, non è vero? Posso chiamarti così?

Annuisce.

- Ho rovistato nel tuo bauletto. Ho visto il tuo videobox. Dove eri dislocata?

- Da nessuna parte.

Non sono certo di aver capito. - Come sarebbe a dire da nessuna parte?

Sulle sue labbra si disegna un sorriso amaro. - Non ero io quella che hai visto.

- Già, in effetti mi sembri un po' troppo giovane per essere stata in servizio. Era tua sorella.

Ha una mezza risata isterica. - No, non ho sorelle... non ne ho mai avute.

- Ma allora...? - Intuisco la verità. - Sei un clone... anche tu sei un clone.

Mi guarda negli occhi. Sono velati, prossimi alle lacrime. - Lo siamo tutti.

Di nuovo ho l'impressione di non aver compreso bene. - Come sarebbe a dire?

- Sai che la Persen-Tray Company possiede la più alta tecnologia biologica?

- So solo che ha interessi nel campo.

- Più di un interesse. Tu hai combattuto; non c'è bisogno che me lo confermi, lo so... quindi saprai che quando eravamo sul punto di perdere la guerra con gli Ixian per le ingenti perdite è stato decisa la creazione e l'utilizzazione di cloni.

- Sì. - Ricordo bene le disposizioni che avevamo: se qualcuno di noi moriva si doveva fare il possibile per recuperarne la testa, conservarla in apposito congelatore in modo che potesse essere trasferita in apposite vasche biologiche da cui aveva inizio il processo di clonazione rapida e di impianto della personalità. L'esperienza di combattimento sul campo era troppo preziosa perché andasse persa.

- E dei cloni che sul finire della guerra stavano per essere introdotti al conflitto, cosa pensi che sia successo?

- A quelli giunti o prossimi allo stadio finale è stata spiegata la loro natura e concessa una vita normale, ai non ancora formati è stata praticata l'eutanasia.

- E pensi che la Persen-Tray Company abbia acconsentito a buttare a mare un capitale così elevato? - Si massaggia la fronte, come se colpita da un improvviso capogiro. - Sì, perché per la Compagnia non siamo altro che un capitale, un capitale che andava sfruttato... una forza lavoro alla quale era stupido rinunciare.

Ho quasi terrore di porle la domanda che ne consegue. - E dove sono finiti i cloni che non ha soppresso?

Alza le spalle. - La maggior parte qui su Croyne, ma anche su Ghalsar, Trobyr... dovunque operi la Compagnia.

- Come sei giunta a queste conclusioni?

- Tutto è cominciato con Chall, un addetto al depuratore che aiutavo nelle sue crisi per il prahzyne, che mi ha mostrato una bozza, finita per puro caso tra il suo programma di manutenzione, in cui si richiedeva dei cargo commerciali per l'inizio del nuovo anno. La mostrai a mia volta a Raybur, un amico, un uomo onesto, ciò lo indusse ad analizzare approfonditamente (senza autorizzazione) alcuni tessuti prelevati dai cosiddetti contagiati. E con sua somma sorpresa riscontrò, che il morbo era in realtà un decadimento cellulare, un processo degenerativo inserito nel DNA... un inserimento possibile solo nel corso di una clonazione. Una sorta di bomba a tempo.

È chiaro! Spaventosamente chiaro! Una volta che i cloni non fossero stati più necessari, la Compagnia non poteva permettere se ne andassero in giro col rischio di scoprire la sua frode. Così, per sicurezza, ha impiantato il decadimento cellulare. E dato che morivano tutti per lo stesse cause, si è inventata la panzana del morbo.

CRISTO! La Compagnia non ha perpetrato solo un inganno, bensì un omicidio di massa.

- Ma possibile che il Governatorato non abbia fatto dei controlli, che ...

- Il Governatorato è lontano, e i funzionari corruttibili. E la sete di denaro è smisurata.

Conosco fin troppo bene la realtà per poter replicare. Le chiedo invece perché hanno ucciso Raybur.

- Raybur era disgustato di ciò che aveva perpetrato la Compagnia, così si è messo cercare l'elenco. Sapeva che doveva essercene uno in quanto la Compagnia doveva sapere a che punto stavano i decessi. Lo ha trovato, e per sicurezza lo ha dato a me.

La gola mi si secca all'improvviso e avverto come una sorta di capogiro. Mi metto a balbettare - L'elenco... io l'ho letto. Vi ho trovato anche il mio nome... Questo significa che...

China la testa. I suoi occhi, ormai colmi di lacrime, si chiudono facendole traboccare. E quando riprende a parlare la sua voce trema, percorsa da una angosciante intonazione.

- Questo significa che noi non siamo mai nati. Occupiamo dei corpi, ma possediamo la personalità e i pensieri di gente morta da anni.

Mi viene da vomitare. Raggiungo una finestra e rovescio tutto ciò che ho dentro lo stomaco.

Adesso comprendo da dove arrivano le mie amnesie: oltre all'impossibilità di trasferire completamente la personalità primaria, non si può permettere ad un clone di ricordare di aver cessato di esistere... di rammentare il trauma della morte.

Non so per quanto tempo sto affacciato alla finestra, ma mi sembra un'eternità. Di colpo è come se Croyne avesse perso la sua magia, il suo scudo nei confronti del resto dell'universo, ponendo me e ogni abitante del pianeta allo scoperto, esposto ad ogni tipo di malvagità.

Per la prima volta, come uomo non nato, mi sento vulnerabile, alla mercé di chiunque... con la certezza di essere prossimo alla morte.

Mi ritrovo così a desiderarla, a sperare che sopraggiunga velocemente per cancellare tutti gli orrori di cui sono stato testimone.

Basterebbe poco, basterebbe lasciarsi andare... lasciarsi accogliere dal vuoto.

Guardo verso il basso, ma invece di trovare il coraggio per attuare il mio insano proposito, vedo qualcosa che mi fa desistere: Bayle e Grober che si avvicinano al fabbricato con i prowl in pugno.

Torno da Julia. - Devi nasconderti. Il mio capo sta arrivando con il suo vice. E non mi sembrano molto propensi alla conversazione.

Scatta in piedi, ma non ci sono molti posti dove nascondersi.

- Sali sul tetto. Se non riesco a farli ragionare o a trattenerli, vedi se riesci a passare sull'edificio a fianco così da raggiungere la mia shy-car e scappare. Eccoti il codice di accensione.

Esita. È confusa... stanca di fuggire. Ma la mia esortazione non ammette repliche. - Vai.

Mentre lei risale gli ultimi piani, io mi posiziono in modo che possa intercettare Bayle e Grober.

Prima però mi giunge la voce di Bayle. - Sangler. Sappiamo che sei qui. Porta giù la ragazza. Non vi faremo niente.

Julia, vogliono sopratutto Julia, non il sottoscritto per aver ucciso Roslow e Tyrrell. La Compagnia ha dato loro disposizioni ben precise.

Prendo tempo. - Non è stata lei a uccidere il ricercatore.

- Lascia che sia un giudice ad appurarlo.

- E per quanto mi riguarda? Ho ucciso Roslow e Tyrrell, lo sapete.

- Lo riterremo un malaugurato incidente. Colpi partiti inavvertitamente.

Fingo di rifletterci un po' su. Ma poi dico: - Niente da fare. Restiamo dove siamo.

Per tutta risposta il prowl di Bayle fa la sua comparsa da dietro un pilastro e esplode un paio di colpi. Mi mancano di mezzo metro, ma la dice tutta sulle loro reali intenzioni.

- Che c'è Bayle, abbiamo già finito di trattare? - Sono però sorpreso: sinceramente non pensavo a Bayle come un uomo capace di agire così apertamente. Di Grober sì, ma lui...

- Come si suol dire: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. E tu sei sempre stato sordo di fronte a certe questioni.

Il suo braccio si sporge ancora, ma questa volta lo anticipo e sparo una raffica d'avvertimento.

- Alle questioni della Compagnia, vorrai dire.

- Alle questioni di denaro. Denaro che incasseremo quando questa storia sarà finita.

- E come farai a godertelo se non ci sarai più?

- Pensi di uccidermi?

- Se non lo farò io, lo farò sicuramente il morbo, o il decadimento cellulare che dir si voglia. Siamo tutti condannanti.

- Non io. Io non sono un clone.

Che bastardi. Lui e Grober sanno tutto... hanno sempre saputo.

Bleffo. - Ne sei certo?

La mia insinuazione lo fa incazzare e si mette a sparare all'impazzata. Replico colpo su colpo.

Ma dov'è Grober? Perché non gli dà man forte? Non è che...

Come a dar voce al mio presentimento mi giunge il grido di Julia. - Attento, l’altro sta...

Mi giro verso il prefabbricato accanto... e vedo Grober nei pressi di una finestra intento a prendere la mira su di me. Come animato da volontà propria il mio prowl si leva su di lui e, contemporaneamente al suo, tuona un paio di volte. Sul ventre di Grober si apre uno squarcio e il sangue schizza verso l'alto.

Anche il suo colpo è andato a segno. Un bruciore tremendo mi divora la spalla costringendomi a mollare prowl che, rimbalzando, cade, piano dopo piano, poco lontano da Bayle.

Una grassa risata risale su per i muri del prefabbricato. Una risata di soddisfazione, di trionfo. Ha ormai la certezza di avermi in pugno, forse mi crede addirittura morto. Non mi resta che nascondermi alla sua vista.

Comunque Bayle rimane diffidente. Sale lentamente, con prudenza. - Grober...Grober, lo hai preso?

Lo sento salire sulle scale. Morto o non morto, sa che sono disarmato.

Mi guardo in giro, cercando qualcosa che possa fornirmi una qualsiasi difesa. Trovo un paletto da cui fuoriescono dei lunghi chiodi arrugginiti. Lo afferro, meglio che niente.

Ma non posso restare dove sono, ad aspettare che Bayle arrivi ad ammazzarmi come un cane. Devo trovare un posto dove posso coglierlo di sorpresa. Passo alla stanza adiacente portandomi vicino, utilizzando nel contempo una piccolissima fessura per controllare l'ingresso e chiunque lo varchi.

- Grober...Grober, maledizione a te, rispondi!

Non ricevendo alcuna risposta, prova con me. - Sangler.. Sangler. So che sei ferito, dimmi dov'è la ragazza e manderò qualcuno a curarti. O ti concederò una morte veloce se preferisci. Rapida e pulita come quella che Grober ho riservato al ricercatore e all'addetto alla mautenzione.

Dovevo immaginarlo: lui e Grober sono a tutti gli effetti i killer della Compagnia.

Sento i suoi passi, l'intonaco scricchiolare sotto i suoi piedi. Mi preparo. La mano destra, gonfia e sanguinolenta, mi duole in modo atroce, ma stringo i denti.

Ancora qualche metro e poi sarà a tiro.

Eccolo.

Entra nella stanza. Ancora un passo e.... Vibro il colpo con quanto forza mi resta attraverso l'ampio squarcio che ci divide. Istintivamente però Bayle solleva il braccio e i chiodi del mio paletto invece che conficcarglisi nella testa gli addentano una mano. Dò un violento strattone e gli strappo via pezzi di carne insieme ad un urlo lancinante.

Il suo prowl scarica a casaccio una serie di colpi. Mi butto a terra. Bayle dal canto suo irrompe nella stanza in cui mi trovo e mi punta addosso il prowl.

È finita.

Quello che mi sta davanti non è più Bayle, non il Bayle che ho conosciuto almeno, bensì una bestia in procinto di ghermire. Ha gli occhi dilatati, i denti serrati e la bocca percorsa da un tremito incontrollabile, - Godrò un mondo nel farti saltare la testa.

Avanza verso di me, con la mano ferita che gocciola sangue e con l'osso del pollice esposto... che entrando nella penombra riluce di un pallido color ambra.

Scoppio in una risata isterica. - Sei un clone, Bayle! Guardati, sei un clone.

Incredulo solleva la sua mano all'altezza degli occhi... giusto in tempo per vedere la debole luminescenza emanata dal suo piccolo osso... giusto in tempo per vedere la morte. Tre colpi in rapida successione si abbattono su di lui, uno dei quali gli trapassa la gola da parte a parte. È stata Julia a sparare, dopo essere riuscita ad arrivare al prefabbricato di fronte, ha raccolto il prowl di Grober e ha fatto fuoco.

Lui barcolla all'indietro, il prowl gli sfugge dalla dita e il sangue gli zampilla sul petto. Portandosi la mano alla gola gorgoglia qualcosa. Forse mi chiede aiuto. Sente la vita sfuggirgli via attimo dopo attimo. Si accascia, e i suoi occhi si spengono.

Nel tragitto che ci porta al Protettorato, sia io che Julia non ci scambiamo una parola. Non c'è molto da aggiungere alla decisione che abbiamo maturato. Vada come vada, dobbiamo tentare di far sapere al Governatorato ciò che la Compagnia ha commesso. Solo un istante prima di varcare il protettorato mi viene da chiederle una cosa. - Che tu sappia, c'è qualcuno o qualcosa in grado di eliminare il processo di degenerazione?

- Non lo so. Non sono una ricercatrice, non ho un'adeguata preparazione per saperlo.

- Peccato, un po' di speranza non avrebbe guastato.

Entriamo. Con i prowl nascosti sotto i giubbotti e il passo deciso. E prima che i presenti possano chiedersi cosa ci facciamo qui, ci tuffiamo nella sala comunicazione bloccando la porta alle nostre spalle. Dentro troviamo Krovac e... nientemeno che Staynoff. Forse qui per accertarsi che Bayle e Grober avessero fatto ciò che dovevano.

Puntiamo i nostri prowl sulle loro teste. - Non agitatevi e non vi succederà niente - intimo loro.

Krovac sembra sinceramente sorpreso. - Sangler? Si può sapere che ti prende?

- Domandalo al nostro ospite qui presente. No, anzi, domandaglielo dopo. Ora mettiti in interconnessione col ripetitore a onde Tau della Compagnia. Lo puoi fare, non è vero?

Indugia. Guarda Staynoff come per cercare consiglio.

- Non lo considerare nemmeno - lo avviso. - Se solo si azzarda a sbattere le ciglia è fottuto. Avanti Krovac, allacciati al ripetitore. Dopodiché trasmetti questo messaggio e questo elenco. È molto lungo, ma abbiamo tutto il tempo, non è vero Staynoff?

Krovac legge la missiva ed impallidisce. Non c'è più bisogno di forzarlo, si mette alla consolle e comincia a digitare codici e password. E parola dopo parola, nominativo dopo nominativo, il dramma dei cloni solca lo spazio.

Ora non possiamo fare altro che attendere.

 

 

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